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(. ,»'
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIAL ]M ENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI
E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, Al VARII GRADI DELLA GERARCHIA
DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIO SOLENNI,
AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI,
NON CHE ALLA CORTE ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC EC. EC.
COMPILAZIONE
DI GAETANO MORONI ROMANO
PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI S. S.
\ OL. I.
IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA
BI D C C C X L.
SUA ALTEZZA REALE
FRANCESCO IV
PRINCIPE REALE DI UNGHERIA E BOEMIA
ARCIDUCA D' AUSTRIA
DUCA DI MODENA REGGIO MIRANDOLA
MASSA E CARRARA
LA TIPOGRAFIA EMILIANA VENETA
QUESTA EDIZIONE
UMILMENTE
D. D. D.
j^-> /r — if-'"&
LA
TIPOGRAFIA EMILIANA
A CHI LEGGERÀ
l^on presunzione di farsi maestro al colto pubblico, o vanità di
occupar posto fra gli autori, muovono Gaetano Moroivi, primo aiu-
tante di camera di Sua Santità, a dare in luce questa sua Compila-
zione. Sentimento di patria, e riverente affetto di suddito, gli fecero
assai caro sino dalla età verde lo studio di quanto alla Chiesa cattolica
romana si appartiene, ed ogni maniera di libro erudito intorno la ca-
l»itale del cattolico mondo.
Per mettere a profitto letture di tanta importanza, il Moroni si
fece annotatore, formando nel periodo di oltre a venti anni repertori,
sunti, giornali storici, pratici, e di ccremonie. Quindi ei divideali in
disparati articoli, che ammontarono a parecchie migliaia ; al qual lavo-
ro aggiunse dappoi notizie ed aneddoti, che nella posizione sua potè
m gran copia raccogliere, e da molte moderne opere ancora ritrar-
re. Fatto CIÒ, quanto per lui si è potuto accuratamente, si avvide
che il lavoro avrebbe presentato le materie di un quadro di notizie
ecclesiastiche , e della influenza che in diciotto secoli ebbe la Romana
Chiesa sul resto del mondo. E però gli parve bene ridurre il tutto
a foggia di Dizionario, col solo desiderio di rivolgere a comodo degli
studiosi il liiitto delle sue letture, ed osservazioni.
Con questo intendimento si determinò il Moroni di render pubbli-
co per le stampe quanto avea per suo piivato uso raccolto, intitolan-
do la sua Compilazione: Dizionario di Erudizione Storico-Ecclesia-
slica, da s. Pietro sino ai nostri giorni, ec. ec. ec.
Se il dotto non avrà in mal grado di fermarvi l' occhio sopra, non
si dorrà per avventura di richiamare alla memoria cose a lui note. A
fili poi fosse meno addentro nella erudizione, goderà V animo di tro-
var all'uopo raccolte in una sola opera, estesa per ordine alfabetico,
ciò che in molte e molte dovrebbe investigare a grande fatica.
La serie cronologica dei Papi procederà in questo Dizionario con
quella dal Burio adottata, e proseguita dal Novaes nelle P^ite dei
Pontefici. Si è conservata la denominazione latina delle diocesi abbre-
viata giusta r uso di Roma. Oltracciò vuoisi avvertire, che per distin-
guere tra le città patriarcali, arcivescovili e vescovili, quelle che han-
no anche di presente il rispettivo diocesano da quelle che hanno
cessato di averlo, l'autore ha indicato le prime colle parole con
residenza, alla qual distinzione tien dietro un' altra dei vescovati in
parlibus. Quanto è alle città che hanno relazione con la ecclesia-
stica storia, si riportano quelle dove si celebrarono concilii , e le capi-
tali , non omesse in gi'an parte le famiglie donde venne alla Santa Se-
de qualche successore di s. Pietro. Nello sceghere le biografie degli
scrittori ecclesiastici , il compilatore si è attenuto al catalogo del Ber-
ti, facendo menzione anche dei più distinti a lui posteriori.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
A,
ABA
-BA. E piccola contrada dell'In-
ghilterra, considerevole nella storia
massimamente perchè nell'anno i o i 2
vi si convocò un concilio. Questo è
riconosciuto dal Labbé ( tomo X )
sotto il nome di Concilium aba-
nense, o apud Hambom. Non è da
tacere come ad esso fosse presente
il re Etelredo, e come da ben set-
te statuti vi si formassero intorno
la ecclesiastica disciplina.
ABACO (s.) F. s. Maris.
ABASGIA. Provincia della diocesi
di Tracia, soggetta al patriarcato di
Costantinopoli. La sua geografica
posizione ce la presenta dal Ponto
Eusino dilungantesi verso levante,
dove ha foce il fiume Vardano. I
popoli, che le appartengono, si di-
cono Abearsi, o Abbassi. Sottopo-
sta un tempo all' imperio de' Lazi,
non ebbe ad accogliere il vangelo
di Cristo prima del sesto secolo ,
tempo in cui regnava l' imperator
Giustiniano. Dopo quest' epoca di-
venne sede di un vescovo, il quale
fissò la sua dimora a Sebastopoli ,
ABA
che ai nostri giorni chiamasi Sirmene.
ABBADESSA. Così appellasi la
prima dignità in una comunità di re-
ligiose o canoni chesse ( F. Canon i-
ciiesse). Vi sono abbadesse in quegli
Ordini di monache, a' quali, ne' mo-
naci, presiedono abbati ; gli Ordini
mendicanti non hanno che priore
o guardiane^ e più generalmente su-
pcriore. La istituzione delle abba-
desse è posteriore a quella degli ab-
bati, e riconosce il suo principio
dall' anno Sg i ai tempi di s. Gre-
gorio Magno, il quale volle che i
monisteri si governassero regolar-
mente, avessero una clausura rigoro-
sa, in uno alla maggior parte di quel-
le leggi, colle quali si governano tut-
tora. — Alle abbadesse è affidata
la direzione generale del moniste-
ro. La elezione loro devesi fare dalle
monache per voti segreti, e ad eleg-
gere basta esser monaca professa, o da
coro : in qualche luogo questa ul-
tima condizione non è richiesta. In
molte religioni, prevale per la ele-
zione il maggior numero dei voti ;
I
2 ABB
tra le cassinensi però si esigono le
due terze parti. Che se in bilico stes-
sero i voti, può 1' Ordinario conce-
dere un tempo per aver la maggio-
ranza; non ottenutala, passa egli stes-
so a scegliere colei, che giudica la
più idonea. Natali illegittimi, vedo-
vanza, penitenza pubblica sostenuta,
due sorelle nel medesimo convento,
cecità, sordità, od altre somiglianti
infermità sono motivi di esclusione
dal supremo governo abbaziale. Fat-
ta la pubblicazione della scelta, se le
monache manifestassci'O non aver es-
se eletta l'abbadessa pubblicata, tor-
nano ad udirsi le monache da per-
sona non sospetta, e, conosciuta la
verità, la elezione , che ne risulta ,
diviene canonica.
Varia fu la disciplina della Chie-
sa intorno alla età richiesta per l'olii-
ciò di abbadessa. Leone I prescrive
fjuarant' anni, Gregorio I sessanta ,
Iimocenzo IV trenta; ma finalmen-
te il sacro concilio di Trento esige
nella eletta quarant'anni compiuti ed
otto di professione nel medesimo mo-
njstero {Sess. XX F, e. 7. De re-
fortn.). Ove poi tra le monache di es-
so non si trovassero tali condizio-
ni, dcvesi prenderne una da altro
Orchne. Che se malagevole, o im-
possibili; fosse il trovarla dell'età di
quarant'anni, permette il detto con-
ciho, che la eletta abbia il trigesimo
anno compiutOj ed il quarto di pro-
fessione. Violate tali condizioni, la e-
Iczione è nulla. — Tra due mona-
che concorrenti, gli anni dell'età deb-
bono prevalere sopra quelli della pro-
fessione. Se l'abbadessa è di quelle
cui sia prescritta la benedizione, de-
ve riceverla entro l'anno, sotto pena
di perdere il diritto della elezione. A
dillcrenza della beneilizione dill'abba-
Ic, iàw. deve (àrsi in (h festivo, quella
dcU'abbadessa può farsi in ogni gior-
ABB
no della settimana. Altre volle que-
sta benedizione consisteva in una o-
razione recitata ai cancelli ; appres-
so facevasi dai vescovi a similitudine
degli abbati, imponendo le mani sul
capo alla monaca eletta, pregando
lumi e grazie per lei dal Signore, e
nel porgere il libro delle regole, le si
accordava il pieno e libero potere di
reggere il monistero temporalmente
e spiritualmente.
Quanto ai diritti delle abbadesse,
variarono col volgere dei tempi, e col
cambiamento degli statuti . Tutta-
via in generale teneano le abbadesse
il governo del convento^ amministra-
vano i beni della comunità, ed e-
sercitavano i diritti civili o feudali
annessi alla carica, ed alcune avea-
no giurisdizione sopra altri conventi
da esse visitati per mezzo de'vicarii,
di consenso coli' Ordinario, cui pu-
i-e spettava l'approvare, o no, il con-
fessore da esse nominato. Esenti e-
rano alcune eziandio da ogni altra
subordinazione, tranne da quella del-
la Santa Sede, alla quale immedia-
tamente erano soggette. Benché e-
senti, non potevano però sceglier-
si confessori, né darne alle religiose
loro, senza l'approvazione dell'Ordi-
nario, né esercitare una giurisdizio-
ne che fosse veramente spirituale.
Il diritto canonico permette alle
alibadesse di alcuni Ordini 1' insti-
tuire bencficii, parrocchie e cappel-
lanie, e conferir queste e quelli di pro-
prio talento a chi l'Ordinario abbia
dichiarato idoneo per la cura delle
anime. Potevano anche sospendere
dagli ullicii e benefìcii loro que'chieri-
ci che ad esse erano sottoposti ; ma
ima tal pena n(ìn avea punto forza di
censura, e quelli che 1' avessero tras-
gredita , non incorrevano la irrego-
larità. — Non è in poter delle abba-
desse il sospendere, 1' interdire, il
AB lì
«lis[x;iisare dalla osservanza le pro-
prie religiose : se il l'anno, ciò avviene
in virili tlellc eonnuissioni avute dal
prelato. Quando benedicono, o nei ca-
pitoli esortano le monache soggette,
ciò è al modo di una madre, che
benedice ed esorta le proprie figlie.
Che se. al dire di Martene , ascolta-
vano un di i peccati delle monache
suddite, non era quella una confes-
sione sagramentale, ma un semplice
atto pubblico di umiliazione, somi-
gliante alla denuncia della colpa che
sogliono fai'c i ea])puccini, i trappisti
ed altre strette religioni. Benché le ab-
lìadesse non abbiano facoltà di dare
dis|ìense o far commutazione ai voti
delle monache soggette, spettando ciò
alla spirituale giurisdizione; possono
però renderli nulli, perchè questo ap-
partiene alla potestà dominativa.
Alcune abbadesse tenevano il go-
verno per un solo triennio, altre a vi-
ta. Dovendo prestare il giuramento
di fedeltà al patrono del feudo del
monastero, era lecito alle abbadesse
l'uscire di convento; ma, compiuto
queir atto, era loro ingiunto il ritor-
no al monastero medesimo immedia-
tamente. — La croce abbaziale, lo
anello ed il bacalo ( Pedi ) sono
insegne comuni alle abbadesse, e con
queste adornano pur anche gli stem-
mi gentilizii. — Secondo Ducange, alle
monache benedettine ed altre cano-
nichesse conveniva il titolo di Domì-
nae o Doinnae, titolo conceduto pur
anche alle Clarisse, benché d'istituto
più povero ed abietto. In generale
però tutte le monache furono Avva-
matndomnae,e doiniiiae le abbadesse.
Quelle abbadesse che avevano una
giurisdizione cpiasi vescovile potevano
esercitare la parte spirituale, inter-
detta loro dal sesso, col mezzo del
vicario, come pensano il Card. Pelr.
in Coiiuncnt. ad Conslit. 7. Ur-
ABB 3
hani IV, n. 87. ed il p. Gau-
denzio a Janua , de Visit. t. II ,
e. 7. NoncUmeno nel concilio or-
leanesc, tenuto nel 5ii, al can.
XIX leggesi : Abhates, prò humili-
tale religionis, in episcoponwi pò-
testate consistant, et si quid extra
regulani fecerint, ah episcopìs cor-
rigaiUar. Gli abbati, e quindi me-
glio le abbadesse, per umiltà di re-
ligione slicno sotto il poter dei ve-
scovi, e se facessero qualche cosa fuori
della regola, siano corretti dai ve-
scovi stessi.
Celebre fra tutte fu in Francia la
abbadessa delle benedettine di Fonte-
vrault, o Fontevraud, ordine fonda-
to nel i6io. Essa aveva non sola-
mente la siq)eriorità sopra le reli-
giose , ma anche sopra i religiosi
dipendenti dalla sua abbazia. Anche
nell'ordine del Salvatore fondato da
santa Brigida, ed approvato nel iSyo
da Urbano Y, non meno le mona-
che, che i religiosi furono soggetti
all' abbadessa del medesimo ordine.
Prima della rivoluzione, i re di
Francia nominavano quasi tutte le
abbadesse, non in virtìi del Concor-
dato, che di esse non parla, ma in
vigore d'indulti accordati dai Papi
a Francesco I e ad Eurico II.
ABBADIE Jacopo, celebre teo-
logo protestante. Nac(jiie in Nay nel
Bearn l'anno 1657. Dopo avere stu-
diato a Pay-Laurens, a Saumur etl
a Sedan, ove prese il grado di dot-
tore in teologia, fu fatto ministro del-
la chiesa rifòrmata-fi'ancese di Berli-
no. Viaggiò pel corso di tre an-
ni nell' Olanda ed in Germania. Nel
1688 si recò in Irlanda, e là ebbe il
decanato fU Killalow. Indi, ritornato
a Londra nel 1690, fu addetto alla
chiesa di Savoia come ministro; ritira-
tosi presso Sainte-Mary-bonne, ivi ter-
minò i suoi giorni a' 2 5 di settembre
4 ABB
del 1727. Eccellenti qualità morali
i^li procacciarono molti amici lia
i grandi stessi. Era versato nelle Lin-
gue , nella ScrittLU'a e nei Padri ;
a ciò accoppiava vma toccante elo-
quenza. Scrisse molte opere, tra le
quali i suoi Traltad della s'crilà del-
la religione cristiana^ e della divi-
nità di G. C. ottennero l' approva-
zione dei cattolici insieme e dei pro-
testanti. Nella prima parte di que-
st'opera da vero filosofo e teologo
combatte gli atei, i deisti nella se-
conda, ed i sociniani nella terza. Le
altre opere di Abbadie meno co-
nosciute sono I. Caratteri del cri-
stiano e del cristianesimo. 2. //
trionfo della ProvK'idenza e della
Religione nelV apertura dei sette si-
gilli fatta dal Figliuolo di Dio. 3.
Riflessioni sopra la presenza reale
del corpo di G. C. nell' Eucaristia.
4. Sermoni, Discorsi, Panegirici.
5. Difesa della nazione Britannica
contro r autoi'e dell' Avk'Ìso impor-
tante ai rifuggiti. 6. Storia della
grande cospirazione d' Inghilterra.
Abbadie, profondo pensatore, com-
poneva talvolta le sue opere nella
mente, e le veniva scrivendo di ma-
no in mano che le dava alle stam-
pe. Ecco il perchè, morto lui, non
si potè condurre a fine l'opera: Nuo-
va maniera di provare V immorta-
lità dell' anima.
ABBANO (s.), figlio di Cormac
i"e di Leinster, educalo nel monaste-
ro, che fondò Ibar suo zio materno,
sulla costa meridionale di Leinster,
chiamato Beckerin o Beg-erin, cioè
piccola Irlanda, seguitò le orme del-
lo zio, e convertì molti idolalri. I due
monasteri di Kill-abbain e di Maghar-
noidhe, l'uno al settentrione, e Tallio
al mezzogiorno di Leinster, liuono
IJjndali da lui. Morì nel sesto secolo,
il giorno 27 di ottobre, giorno in
ABB
cui se ne celebra la gloriosa ricor-
danza.
ABBATE. 11 superiore o capo di
ima abbazia.
§. L Nome e differenza degli abbati.
Il nome abbate si fa derivare dalla
parola ebrea rttj che significa /?fl'r?/'e. I
Caldei ed i Sirii vi aggiunsero la lette-
ra a, e composero aba, mentre i Greci
ed i Latini, aggiungendo la lettera s,
formarono abas, eh' è quanto a di-
re padre , perchè , giusta il conci-
lio VI di Parigi, » se veramente gli
» abbati sono padri spirituali, se ve-
55 ramente da loro sono generati (ì-
" gliuoli spirituali, a tutto diritto si
Si conviene loro il nome di padri ".
S. Antonio, primo inslitulore della vi-
ta comune dei monaci, fìi eziandio
il primo a cui fosse dato il nome di
abbate nel senso di superiore. Nel
secolo V si chiamò così soltan-
to il superiore di un cenobio c-
retto in abbazia; ma non fiuono
rari in antico i titoli di maggiori ,
di prelati, di presidenti, di priori,
di archimandriti dati agli abbati, co-
me si vede p. e. nelle regole di san
Pacomio e di s. Benedetto. I fon-
datori degli ordini posteriori all' XI
secolo diedero ai siqieriori dei pro-
pri! monasteri il nome di guardia-
ni, priori, rettori, ini/astri, ecc.
Quelli che hanno conservato il
titolo di abbate , dal diiitto mo-
derno vengono distinti in abbati
secolari ed in abbati rcgolai-i.
Gli abbati secolari, cioè quelli che
hanno benefìcii ecclesiastici col tito-
lo di abbazie, anticamente regolari
e poscia secoUuizzale, si dividono in
([uallro specie, i. Quelli che hanno
non solo giiu'isdizione sopra mona-
ci soggetti , ma usano ezianilio del-
le insegne pontificali , e sono quasi
ALU
altretlanli vescovi; 2. quelli che, co-
munque abbiano la dignità abbaziale,
non hanno però giurisdizione ve-
scovile, né godono delle episcopali
distinzioni; 3. quelli che aveano un
posto distinto in una soppressa adu-
nanza o corporazione, e che per pre-
i'Ogati%a di onore passarono con si-
mile precedenza in altre adunanze
o capitoli ; 4- quelli che, avendo sol-
tanto l'al^bazia in commenda e non
in titolo, usai' non possono né Ta-
llito, né le insegne episcopali, trat-
tine però i commendatori di s. Ma-
ria e di s. Salvatore, per la conces-
sione di Urbano yUÌ,RomanusPon-
tifex, data il 18 novembre 1628.
Gli abbati regolari, che sono veri
prelati, e come tali l'iconcsciuti nei
saeri canoni, si dividono in tre clas-
si. I. Quelli che hanno sotto la di-
pendenza loro non solamente gl'in-
feriori del monastero, ma anche il
pi'oprio tex'ritorio, sul quale eserci-
tano giurisdizione vescovile spiritua-
le e talvolta temporale. — Tah sono
gU abbati Cassinensi, cpielli ima vol-
ta di s. Maria Tremitana d' Isola ,
della Congregazione Lateraiìcnse, ed
altri parecchi. — • 2 . Quelli che solo
comandano ai regolari loro sottoposti.
A questa classe appartengono gli ab-
bati Lateranensi, cpielli di s. Benedet-
to, ed altri, che godono il privilegio
dei pontillcaU. — 3. Quelli che il
sono di nome o di titolo senza sud-
diti, sia pei'ché abbandonassero il
monastero , sia che da imo ad al-
ti'o monastero fossero trasferiti, o sia
che venisse dato ad altri in com-
menda il monastero loro. Di que-
sti ultimi alcuni si cliiamavauo in
pardbus.
Havvi un'altra distinzione generale
sopita gli aljbati di tutti i paesi. Al-
tri si dicono abbati escuti , ovvero
sciolti dalla dipendenza deUOrdJua-
ABB 5
rio, per essere soggetti immediata-
mente alla Santa Sede: altri non c-
senti, cioè soggetti all'Ordinario. La
esenzione dei primi nacque da due
motivi : primieramente perché, met-
tendo mano talvolta le badie loro
a vaste intraprese in paesi lontani
dair Ordinario, si conobbe dover me-
ritare gli abbati di esse una indi-
pendenza : secondariamente, per la
uniformità a cui sono chiamati i cor-
pi soggetti all'abbate; unilòrmità
che sì di leggieri non si sarebbe ot-
tenuta nella dipendenza a' vaii Oi'-
dinarii dilfcrenli. Da ciò fu mosso
Alessandi'oIII ad esentar lultf) un or-
dine, come avea fatto hniocenzo III
nel gran concilio di Laterano per
quei di Cistello, ed Onorio III a prò
delle religioni de' Predicatori e dei
minori. Tuttavolta la detta esenzio-
ne degli abbati non era che passi-
va^ cioè libera bensì dalla giurisdi-
zione dell' Oidinario, non però por-
tante la giiu'isdizione tjuasi vescovi-
le nel clero e nel popolo soggetto
a' monasteri colla esclusione intera
dell' Ordinario. Ad ottenere la esen-
zione attiva, era necessario o un chia-
ro pri%ilegio apostolico, od una con-
suetudine non interrotta , superioi'e
ad ogni memoria così da far presu-
mere il privilegio conceduto dal Pon-
tefice.
Dopo tali distinzioni generali pc-
gli abbati di tutti i paesi giova co-
noscere cpielle particolai'mente usi-
tate nella Francia. Ivi pure fiu'o-
no divisi gli abbati in regolari e
secolari, ricevendo sì gli uni che gli
altri ulteriori subordinate divisioni.
Gli abbati regolari dividevansi in
due specie ; i . In abbati capi d'or-
dine o di congregazione, in abbati
particolari, ed in abbati di coman-
do. I })rimi erano i superiori genera-
li dell'ordine o della congregazione;
6 AU15
i secondi abbati titolari o commen-
datari i , che non avevano abbazia
subordinata; i terzi certi superio-
ri claustrali distinti dai veri abba-
ti titolari. 2. ]n abbati generali,
in locali, in perpetui ed in trien-
nali. I generali erano pari ai ca-
pi d'ordincj si chiamavano anche
padri abbati, ed a^'evano molte ab-
bazie sotto la loro dipendenza. Per al-
tro dice^ asi anche padre abbate l'ab-
bate di una casa, che ne avesse affiglia-
ta un' altra ; questo presso » Cister-
cieusi dicevasi abbate della casa
maggiore. E di qua veniva la gran-
de autorità dei capi d'ordine sopra
i monasteri alligliati. Gli abbati lo-
cali erano lo stesso che abbati par-
ticolari non aventi abbazia inlèrio-
re siJjordinata : i perpetui dm-ava no
in carica per tutto il coiso della lor
vita, e i triennali non ci diuavano,
sccondochè è manifèsto dal nome lo-
ro, che soli tre anni.
Dalle distinzioni pegli abbati rego-
lari passiamo a quelle usate in Fran-
cia pegli abbati secolari,che per lo più
erano connnendatarii , cioè ecclesia-
stici secolai-i, godenti parte delle ren-
dite di un'abbazia con alcuni onori,
ma senza giiuisdizione sopra i reli-
giosi, eccettuati quelli che godessero
di qualche indulto pontifìcio. Costi-
tuiti essi in dignità ecclesiastica, quai
prelati e veri titolari , prendevano
possesso delle chiese abl)aziali a gui-
sa delle altre chiese, le quali dopo
la loro morte chiamavansi vacanti
( viduatae ) , ed ove al monastero
fossero annessi territorio e giurisili-
zione, i p()])oli li riconoscevano per
superiori legittimi. Il Papa poteva
dispensarli dal sacerdozio ; i non dis-
pensati piivavansi dei benefìcii, e do-
vevano restituii-ne i liiitli, dove non
avessero ottenuta la promozione al
presbiterato entro due anni dopo la
ABB
provvista loro. Ordonu. de Blois, art.
9. La Combe, Abbés commendai.
Tutti i paesi dell'impero occiden-
tale, oltre gli abbati ecclesiastici se-
colari, ebbero ancora abbati laici.
Essi erano gli abbati conti (abba-
comites) cioè nobiU laici, cui i re
dando in connncmda le abbazie da-
vano altresì il diritto di goderne le
entrate. I re dicevano essere costretti
a ciò fare dalla necessità di stato,
ed il primo ad introdurre tale abu-
so si fu Carlo Martello. 11 peggior
male in questo si era, che, dandosi
a que' conti abbati le abbazie in
conunenda, pretendevano così farsi
anche reggitori dei monaci. Ond' è
che il conciUo Cloveshovense comin-
ciò a farne querela nel 74?} ed in
seguito si dovette ordinare che, oltre
l'abbate laico, un abbate monaco fos-
se preposto al monastero, detto vi-
ce-abbate o delegato. Siccome avven-
ne però dei duchi e de' conti che,
sebbene ricevessero i ducati e le con-
tee a vita dai principi, piu'e, rotta
la soggezione verso i principi stessi,
resero ereditario il diritto loro; così
i conti abbati resero egualmente e-
rcditarie quelle abbazie, che dovca-
no sol godere durante la vita. I ca-
pitolari di Carlo Magno spesso ri^
provano siffatte invasioni. NorKlimC'
no si tlilfusero questi abusi talmen-
te, che nel secolo XII se ne trova-
no tracce anche fra gli oriiMitali. Un
jioco alla volta però dopo l'Xl secolo
riuscì allo zelo, con cui si pose opera
alla riforma dello stato monastico,
di togliei'e l' abuso del conli'iire ba-
die ai laici. Gli abbati conti, e gli
alili abbati laici divennero più ra-
ri , ((uantmxpie i monasleii di re-
gio patronato dovessero contribuire,
ncille guerre de' sovrani loro, uonn-
ni e denaro. 11 caj)ltano, che Jiello
ABB
militari fazioni rappresentava un ab-
bate, cliiamavasi Vabhale del campo.
Simili a questo furono gli abbati mi'
litari (abba-milites) , sebbene diver-
sa ne sia stata la origine. Erano
persone date alla milizia, e costitui-
te a protettrici dei mouisteri. Col
tempo cangiarono la protezione in
dispoglia mento, invadendo i beni dei
nionisteri ed i monisteri medesimi,
Ebbevi ancora stagione in cui il ti-
tolo di abbate fu assunto dai secolari,
insieme coli' abito ecclesiastico, che
pure suol chiamarsi di abbate, visan-
dolo qualunque individuo insignito
di alcun ordine minore e di tonsura.
Papa Benedetto XIII, ai 11 gennaio
1725, con suo editto rinnovò ciò
che da Urbano Vili erasi pubbli-
cato ai 16 di novembre 1624, e-
spressamente proibendolo, sotto pena
di venticinque scudi d'oro, della car-
cere e di altre pene arbitrarie, a
tutti i secolari che avessero vestito
al modo di abbate, o a quello di
ecclesiastico, portandone il collare.
Ma siccome tal comando fu ricevu-
to con sommo dispiacere da una con-
siderabile parte di R.oma, che vi era
compresa, cioè dai medici, dagli av-
vocati, dai procuratori, dai curiali e
da altri per la maggior parte am-
mogliati; COSI ne terminò l'osservan-
za colla vita del Pontefice.
Il titolo di abbate si dà impropria-
mente anche ai semplici sacerdoti
secolari. Diedesi persino ad alcune
donne che ricevettero dei conventi
in dote o in pensione vedovile.
§. II. Elezione degli abbati.
E certo che, adunandosi i primi
monaci in comunità, sceglievano i
proprii superiori: né a quella libera
elezione il diritto canonico pretese di
por mai restriiioiii. Ne pose bensì
ABB 7
quanto alle forme, oltre alle rcg«)le
stabilite per le elezioni in generale,
che lisguardano gli elettori e gii e-
leggibili. Gli elettori dovevano i. es-
sere dell'Ordine, o del monistero nel
quale sceglievasi l' abbate, per emis-
sione di voti o tacita od espressa ;
2. per dar voto dovea il religioso
essere insignito degli ordini sacri, a
meno che gli statuti particolari del-
l'Ordine non lo dispensassero; 3. non
dovea 1' elettore né essere colpito da
scomunica, né da vcrun' altra specie
di censura od irregolarità; non es-
sere impubere, né laico, o convei-
so. Gli eleggibili poi dovevano es-
sere : I . religiosi giunti all' età ca-
nonica dei venticinque anni; 2. aver
fatta una esplicita o tacita profes-
sione in quell'Ordine, in cui si era
per eleggere l' abbate , a meno die
in mancanza di alcuno degno o ca-
pace , non fosse d' uopo ricorrere
ad altro monistero , sempre però
della stessa regola; 3. dovevano es-
sere preti; 4- di natali legittimi: sul
quale ultimo conto però i Papi ac-
cordavano ai superiori dei dillè-
renti Ordini il potere di dispensale
i religiosi loro dal difetto di nascila
affinchè fossero promossi alle dignità
regolari ; 5. doveano esser fuori dei
casi che rendono alcuno irregolare,
infame, od indegno. — Per una deci-
sione di Papa Urbano Vili (1626),
i religiosi posti in penitenza dal san-
to Ufficio n'erano incapaci anche do-
po soddisfatta la penitenza. Però chi,
avendo abbandonato per leggerezza
il proprio abito di religione , fosse
rientrato nel suo stato, dopo l'asso-
luzione ne ricuperava i diritti e po-
teva essere eletto abbate. — 6. L' ab-
bate di un monistero non poteva
essere eletto in un altro, quando il
nuovo non fosse indipcn<lei(le dal
primo ; trasfeiito che vi fosse , nctu
8 AIÌB
liteneva più alcun diritto sul moni-
stero lasciato ; 7. finalmente l' ele-
zione dovea seguire secondo i co-
slunii ed i regolamenti di ciasclie-
dun Ordine, ed anche di ciascun mo-
ni stero.
In Francia la elezione degli abbati
solFerse molti cambiamenti. Sembra
dai capitolari di Carlo Magno (lib.
I. e. 81.) che queir imperatore r a-
vesse restituita ai monaci; ma dopo
tale restituzione i grandi del regno
divennero padroni delle principali
abbazie, sia che se ne impadronis-
sero eglino stessi, sia che fossero loro
date dai re in ricompensa. Tali abusi
cessarono sotto i re della terza schiat-
ta , in cui sino al tempo del Con-
cordato i monaci elessero liberamen-
te gli abbati loro colla placitazione
successiva del re. In vigore poscia
del Concordato seguito tra Leone X
e Fi'ancesco I (tit. 3. De regia ad
pnvlat. nomili. §. De nioiiasleriis),
in quei monisteri nei quali osser-
vavasi la forma del Quia propler ,
de elect., ed usavasi chiederne la con-
ferma, la elezione degli abbati, priori
conventuali e veramente elettivi, era
proibita ai monisteri e priorati con-
ventuali. ]\Ia succedendone la vacan-
za, il re proponeva al Papa un re-
ligioso del medesimo Ordine, avente
venti tre anni incominciati nel perio-
do di sei mesi dal giorno della va-
canza, ed il Papa gli da^a le bol-
le di provvisione. Se il re avesse
nominato uno che fòsse stato mi-
nore dei ventitre anni , od altri-
menti incapace, il medesimo ne no-
minava un altro nei tre mesi dal
giorno del rifiuto, fatto in pieno con-
cistoro e notificato al sollecitatore
«Iella nomina. In caso diverso, il Pa-
|)a poteva nominare egli stesso. Que-
sta è la famosa legge, che aboh in
Francia la elezione degli abbati, da
ABB
cui non erano eccettuale che le ab-
bazie capi d' Ordine, ([nelle triennali,
ed alcune altre dipendentemente dal-
l'art. 3. dell' Ordonn. de BloiSj o da
privilegi assai autentici.
Tutto ciò che i canoni prescri-
vono nel resto per la elezione; degli
abbati o superiori dei religiosi, do-
veva essere osservato anche in Fran-
cia, se si eccettui la professione ta-
cita ed il caso d'inquisizione, ivi sco-
nosciuto, non che la dispensa dai
difetto di nascita, se non in quanto
i privilegi Papali fossero nei limiti
dell' uso. Oltre di che conveniva os-
servare gli statuti dell'Ordine giusta-
mente autorizzati ; violati che fosse-
ro, se ne faceva appellazione come
di abuso. A prevenire questo abuso,
mandavasi un commissario del re
alle adimanze formate per le ele-
zioni.
§. III. approvazione degli Abbati.
Gli abbati eletti devono far con-
fermare la loro elezione entro tre
mesi. Secondo il diritto comune, gli
abbati non esenti doveano esser con-
fermati dal vescovo cui erano imme-
diatamente soggetti (e. Abbas 8. q.
2. §. Ecce. e. Monasteria 17. Pa-
norm. in e. i. De sappi, negli g.
prcclat.). Gli abbati esenti doveano
essere confermati dal Papa , se sog-
getti immediatamente alla Santa Se-
de ; altrimenti dai loro superiori ge-
nerali e provinciali , secondo 1' uso.
Pio IV nella costituzione Sanctissi-
mus ( 1 564) pi'escrive non dover al-
cun abbate, prelato, od altra dignità
monastica mescolarsi nell'ammini-
strazione spirituale e temporale delle
cariche, se non sia stato confermato
dalla Santa Sede, ed abbia ricevute le
bolle della conferma. Posteriormen-
te parecchi Ordini ottennero dal l*a-
pa privilegi, che li esentavano dalla
ABB
giurisdizione dell'Ortlinaiio, e davano
loro potere di far promozioni a ca-
riche eminenti, e creai'c i prelati lo-
cali, cioè quei prelati che avessero
autorità assoluta. Da ciò ne viene,
che la maggior parte degli abbati
ricevono la conferma da questi id li-
mi, e questi, come i generali, la ri-
cevono dal Papa , quando non ne
fossero dispensati per un privilegio
affatto particolare.
In Francia generalmente ritiensi,
non ostante la costituzione di Papa
Pio IV, che appartenga al vescovo il
diritto di dar la conferma agli aljbati
secondo il decreto del concilio di Ba-
silea e della prammatica. Tuttavia,
avendosi riguardo agli usi de' diffe-
l'cnti ordini, anche colà vi sono al>
bati che ricevono la conferma dal
vescovo diocesano , altri dal gene-
rale dell' ordine ed altri dal Pa-
pa da cui dipendono immediatamen-
te. Gli abbati triennali erano eccet-
tuati da tale conferma ( D' Héri-
com't, e. de Vclect. de la postai, n,
4i e 43). Benedetto XIV nel 174^,
confermando con precetto di sospen-
sione, Quod sancta Sardicensis, la
bolla di Sisto V , nella quale si
prescrive a tutti i vescovi di portar-
si ad Liniina Apostolorumj colla
costituzione Ad sancta, de' 2 3 no-
vembre, estese un tal obbligo anche
a tutti gli abbati, e prelati aventi
giiu-isdizione quasi vescovile. V. Li-
MINA ApOSTOLORUM.
Quanto agli abbati di nomina re-
gia, le bolle di provvisione del Pa-
pa tengono vece di conferma, né essi
hanno d'uopo procedere alla esecuzio-
ne delle bolle per mezzo dell' ofll-
ciale di ciò incaricato. Nondimeno, di
conformità all' Extra v. Injiinctce, tit.
3. de elecL, non jX)tevano gli ab-
bati assumere il comando, se non
avessero ricevute le bolle.
VOL. I.
ABB 9
In Germania, in cui sino dal 1 123
si era terminata la controversia delle
investitm'c ecclesiastiche (fedi), che
per più di 5o anni aveva diviso l'impe-
ro e la Chiesa, venne stabilito tra i le-
gati di Papa Calisto II, e quelli del-
l'imperatore Enrico V , che questi
potesse dare solamente le investiture
collo scettro, non già quelle che do-
veano dai'si col bacolo e coli' anel-
lo. Ciò venne ratificato nel IX con-
cilio generale, il primo d' Occiden-
te, in cui l'imperatore si riconciliò
C(illa Chiesa, e riconobbe apparte-
nere perpetuamente al Papa il di-
ritto di eleggere i vescovi e gli alo-
bati , e restituì alla Cliiesa tutto
quello eh' era stato occupato. Ma
Calisto II concedette all' impera-
tore che le elezioni dei vescovi e
degli abbati della Germania si po-
tessero fare senza simonia alla pre-
senza di lui, e che gli eletti potes-
sero ricevere da esso collo scettro
o con altro segno esterno le Regalie,
cioè i feudi ed altri simili beni dagli
imperatori assegnati alla Chiesa.
§. IV. Benedizione degli abbati.
Gli abbati eletti e confermati do-
vevano ricevere la benedizione dal pro-
prio vescovo, uso autenticato da In-
nocenzo III. Non pertanto alcuni ab-
bati privilegiati venivano benedetti da
un altro prelato. Tambmùno dice, che
gli abbati dell'ordine Vallombrosano
potevano farsi benedire da qualun-
que prelato; ed aggiugne che Gio-
vanni abbate di Cistcllo ottenne dal
Papa di poter benedire gli abbati e
le abbadesse del proprio ordine
(Tamburino, De jurisdict. abb. disp.
2. q. IO.). Nel pontificato di Cle-
mente XI volevano alcuni vescovi
della Germania , particolarmente
quello di Augusta, che gli abbati
IO ABB
Benedettini nel ricevere la licnetli-
zione abbazialc prestassero il giura-
mento di fedeltà e di soggezione: il
che negavano gli abbati, non ad al-
tro gim'amento volendo essere astretti,
che a quello prescritto dal Rituale
Romano. Portata la causa alla sa-
cra Congregazione dei vescovi, questa
decise a favore degli abbati, ed il
Papa agli 8 maggio 1708 ne confer-
mò la sentenza mediante il contenu-
to della costituzione Emanavit, eh' è
nel tomo X del Bollarlo Romano.
Trascm^ando alcuni abbati regolali
di ricevere la benedizione dal vesco-
vo nella cui diocesi esistevano i pro-
prii monasteri, il Sommo Pontefice
Benedetto XIII, il 6 maggio ij'ìS,
col disposto della costituzione Coni-
missì nohis l'iportata nel tomo XI,
parte II del BoUaiio, ortUnò che en-
tro ad un anno dalla loro elezione
dovessero gli abbati domandare ai
vescovi diocesani, od al metropolita-
no, la benedizione abbaziale, quando
non r avessero già ricevuta gover-
nando altra abbazia. Nondimeno, co-
mimque la consuetudine assegni un
anno pel ricevimento di questa, non
prescrivono i canoni il tempo rigo-
roso per ottenerla. Il Pontilicalc Ro-
mano nel e. De henedict. Ahh. or-
dina che , stabilito il tempo della
benechzione, questa si faccia in gior-
no di domenica, od altro festivo.
La benedizione non è essenziale
all' abbate, né gì' imprime ver un ca-
rattere. Nondimeno essa non si ri-
pete; cotalchè dove un abbate sia
promosso o traslocalo ad altra alj-
bazia, non rìceve nuova bcnetUzione.
§•
V. Potere degli abbati.
Secondo la regola di s. Bencdcllo,
avea l'abbate, quanto allo spirituale ed
al temporale, ogni soita di potere. Era
ABB
bensì obbligato a prender consiglio
dagli anziani ; ma poteva non seguirlo.
Ciò rendeva il suo governo monarchi-
co, non moderato che dalle regole. In
seguito la sua autorità si è indebo-
lita, e le più recenti congregazioni
seguirono un governo assai confoi"-
me a quello dei mendicanti, dive-
nendo triennali gli abbati loro, af-
finchè non potessero rendersi assolu-
ti. Tali diverse forme di governo
però non impedirono che nei di-
ritti spirituali dell' abbate non fosse
quello di scomunicai'e e dispensare
i religiosi secondo lo spirito delle
regole, di assolverli dalle ceusm-e o
concedere ad altri un tal potere, di
riservare i casi solamente espressi nel-
la bolla di Clemente VII, data il 26
maggio 1593, e di benedire le sup-
pellettili della chiesa e l' altare del
monastero, non già i calici, né tutto
ciò che l'ichiede l'unzione, senza per-
missione del Papa. Secondo il con-
cilio di Trento ed il diritto comune,
poteva anche dare la tonsura ed i
quattro ordini minori ai regolai"! a
lui soggetti (non mai a' regolai"! non
sudditi, o chiei'ici regolari, benché
muniti di dimissorie dei loro supc-
l'iori), sempre però che fosse in pos-
sesso di mia giurisdizione quasi epi-
scopale , ovvero che ne avesse un
privilegio dalla Santa Sede. — Da
ciò nasce che gli abbati, o prelati
secolari, anche nidliiis dicecesis, non
possono conceder dimissorie, né con-
ferire ordini minori, e mollo meno il
suddiaconato, o dai"e il sacramento
della Confermazione. Anche quest'ul-
timo divieto ebbe alcune eccezio-
ni. Sappiamo, tra gli altii esempi, a-
ver Benedc-tto XI 11 accordala nel
i-'.^G aliabbale d. Leandro Poivia
de' Cassinesi di s. Paolo in uno <ii
suoi successori la facoltà di con-
ferire a" [>ra]>iii sudditi la cresima, e
AB lì
gli ordini minori ai propini monaci;
ed aver Benedetto XIY nel 1 744? ^ol
disposto della costituzione Suprema,
che si trova nel Bollarlo , accorda-
to egual privilegio agli abbati del
monastero dell" Assunta di Rempten,
nella pro\nncia di Magonza, tanto
nel loro monastero cpianto nella chie-
sa di san Lorenzo da esso dipen-
dente, purché fosse conferita ai sud-
diti della giurisdizione loro. Per gli
abbati del monastero di Rempten
fu flitto di più dallo stesso Be-
nedetto XIV, nel 1748. Egli die-
de loro facoltà di consacrare la chie-
sa del }>roprio monastero : privilegio
raro, sebbene non nuovo, siccome il
Pontefice stesso prese a dimostrare, in
una lettera, Ex tiiis, scritta a quel-
l'abbate nell'occasione che in Rem-
pten pubblicossi un libro intitolato
Triumphus Iriplex Campidiinensis,
nel quale si spacciava la concessione
fatta a quell'abbate come grazia sin-
golare ed inaudita.
Non era dato all' abbate di assol-
vere dalla scomunica un suo reli-
gioso che avesse battuto im eccle-
siastico secolare, senza un privile-
gio, o costume legittimamente pre-
scritto. Senza il consenso dei religio-
si aventi voce non poteva ricevere
novizii, farli professare e pi'ovvedere
a' benefìcii dipendenti dal monaste-
ro; né, qualora non avesse ima pie-
na giurisdizione episcopale ed un
temtorio nulliua dìcecesìs immedia-
tamente soggetto alla Sede Apostoli-
ca, nemmeno col consenso del mo-
nastero, gli era conceduto di aprir
concorso, esaminare e nominai'e a
benefìcii parrocchiali, come si racco-
glie dal concilio di Trento ( Sess.
XXIV, e. \?,.Dereform), e daUa
costituzione di Pio V, In conferen-
dis heneficiis . Oltracciò non avreb-
be potuto deporre ad niitum i prio-
ABB it
ri conventuali eletti dal capitolo,
ma quei soli che avesse eletti di
propria autorità.
Rapporto al temporale, 1' abbate
può contrattare, vendere, compera-
re, affittare, cambiare, non però a-
lienare ed ipotecare i beni del mo-
nastero, né rinunciare ai suoi privi-
legi ed ai suoi benefìcii, né dispor-
re a proprio talento dei risparmii
fatti fino a che la mensa sia co-
mune cogli altri religiosi, perocché
non n'é padrone, ma dispensatore.
§. VI. Diri Iti, prerogative e privilegi
degli abbati.
r. Gli abbati si collocano dai
canonisti immediatamente dopo i
vescovi, posto pur loro assegiìato
ne' concilii , cpialora non intervenis-
sero capitolaiinente i canonici delle
cattediali. Del pari che i vescovi ,
hanno il nome di prelati, ed essen-
do stimati gli sposi della propria
chiesa, la rendono vedova colla mor-
te loro.
2. Parecclù abbati, per privilegio
della Santa Sede, hanno come i ve-
scovi il diritto di portar guanti, a-
nello , mitra , sandali , ed il baco-
Io o bastone pastorale. Prima di Gio-
vanni XIII, dice Francesco Pagi nel-
la rita di questo Papa al tomo II,
non si trova che sia stato concedu-
to agli abbati l'uso degU oraamen-
ti pontificali ; ma il Mabillon, in Prx-
fact. p. I. sceculi VI. Benedici, t.
V. ex Spie. Dacheriani toni. V.
osserva che nel 970 Teodorico ve-
scovo di Metz ottenne da Giovanni
XIII a favore dell' abbate di s. Vin-
cenzo di ffLiella città l'uso della dal-
matica e de' sandali. Sappiamo an-
cora che s. Leone IX nel 1049
accordò lo stesso privilegio all'abba-
te del monastero di s. Remigio di
12 ABB
lleims, e passando nel io5o a Mon-
te Cassino, lo concedette agli abbati
di quel proto-monastcì'o in mio ad
altre insegne vescovili nelle princi-
pali festività della Chiesa. Alessan-
dro II, nell'anno 1067, concedè l'u-
so della mitra agli abbati di s. A-
gostino di Cantoiijcry in Inghilterra,
e della santissima Trinità della Ca-
va in Napoli; il che altresì venne
accordato da Papa Urbano II agli
abbati di Monte Cassino e di Clu-
gny in Francia, reclamando indarno
contro cpielle distinzioni s. Bernardo
nell'epist. XLII, e Pietro di Bloisnel-
l'epist. XC, che li dicevano segni di
soverchia ambizione (/^. Bona, Re-
rum Liturgie, lib. I, cap. XXIV :
IMai'tene, De antiq. Ecelesiae rilibus,
lib. I ). Mabillon, see. VI. Bened. p. I
riferisce poi, che il primo abbate
cui siasi da Alessandro II nel 1047
accordata la mitra, sia stato Egelsino
abbate di un monastero presso Can-
torbery. Siccome presentemente vi
sono varie sorta di mitra (/^. Mitra),
così non tutti gli abbati possono ser-
virsi delle medesime, essendo essi
riputati più o meno in dignità a mi-
siu'a che abbiano la mitra piìi o meno
ricca. Contro il distintivo della mitra
gravi lamenti mossero i vescovi, sti-
mando e invasi i privilegi loro, e tolta
ad essi ogni distinzione ne'concilii e nei
.sinodi. Quindi Clemente IV ordinò
che i soli abbati esenti portassero
mitre ricamate in oro, e bianche i
non esenti, dovendo essere riservate
ai vescovi le mitre ingioiellale ed ac-
cerchiate d' oro e d' argento ( V.
la costituzione XVII di Papa Cle-
mente IV). Tuttavolta in Italia ed
in Ispagna v'ebbero abbati col di-
ritto di usar la mitra preziosa nei
concilii e nei sinodi, anche in pre-
senza dei vescovi. Anastasio IV noi
Ji53 concesse all'abbate di Corvvei
ABB
in Sassonia, sua vita durante, 1 uso
dell' anello ; ed il suo successore A-
driano IV vi aggiunse il permesso
dell'uso de' sandali, e della dalmati-
ca. V. Anello degli Abbati.
3. L' uso della mitra e del ba-
stone pastorale ( V. Bagolo ) non
è accordato agli abbati , che nelle
proprie chiese ; siccome in esse sol-
tanto possono benedire solennemen-
te dopo la messa, dopo i vcspcri e
dopo il mattutino. Apposite permis-
sioni della Santa Sede dictlei'o non-
dimeno ad alcuni abbati il privile-
gio di portar la mitra e la croce, e
di benedire anche in altre cliiese,
in altri tempi, e nelle processioni
Hiori del l'ccinto delle chiese loro:
privilegio che tra gli altri concedet-
te Urbano III all'abbate della chie-
sa Lateranense a Roma {e. jdbbates,
de privilcgiisj tit. 7.). Però senza u-
na peculiar permissione del Papa non
potrebbero gli abbati dar la benedi-
zione in presenza di qualche vesco-
vo od altro prelato supcriore, né
senza uno special privilegio potreb-
bero darla al modo dei vescovi ,
tanto nelle loro chiese, che fuori. Ciò
viene loro vietato da un decreto del-
la sacra Congregazione, 24 agosto
1609. Babbosa, De jur. eccl. n. 4^
e seg.
4. Vi sono degli abbati regolari
ai quali i Papi hamìo accordato di
portare gli abiti distintivi dei vesco-
vi, come il rocchetto e la mantellel la,
conservando sempre il colore del lo-
ro ordine. In Francia i vescovi dis-
apjii'ovaiono negli abbati coninien-
clatarii quei distintivi, ed il clero ra-
dunato nel 1645 fece un regola-
mento in proposito; ma non ebbe
esecuzione, e tutti gli abbati com-
mendatarii indistintamente portarono
il rocchetto.
5. Senza un privih-gio speciale
usar non possono gli aljbati del bal-
tlacchino, nò avere una callodra col-
locata ed eretta in vicinanza ali al-
tare: il che non è loro permesso
che nelle tre o cp.iattro fèste nelle
quali ofllciano solennemente.
Presentemente, riguardo ai diritti,
prerogative e distintivi degli abbati,
si deve ossci'\'are sovra tutto il de-
creto della sacra Congregazione dei
Riti approvato da Alessandro VII il
di 27 settembre iGTp, e la costitu-
zione Commissi di Benedetto XIII.
6. Gli abbati di Monte Cassino,
appartenendo a r[uel monastero don-
de tutti gli ordini monastici ricono-
scono la loro origine, fin dal 5io, si
chiamavano abbati degli abbati. Cn
tal titolo volevasi arrogare anche
Ponzio nobile fi-anccse de' conti Mar-
giolesi, monaco ed abbate di Clugny,
il quale abbagliato dal sostencx'e la
prima dignità in quel famoso mo-
nastero, i cui ministri dell'altare per
indulto pontifìcio nelle domeniche e
nei giorni solenni si comunicano sot-
to il rito d'amendue le specie, inti-
tolossi Ponzio abbate degli abbati,
titolo che gli fu negato. Divenuto
poscia insoffribile al monastero per
la sua superbia e pel despotismo, do-
po due anni fu costretto a rinunzia-
re al governo del monastero ( an.
\ 111), anzi cacciato a forza, fu inol-
tre dal Pontefice Onorio II scomu-
nicato e deposto da tutte le dignità.
Né volendo sottoporsi, chiuso in una
fortezza, finì i suoi giorni nel 1 1 26,
come ci assicm-a il Mabillon, contro
il cjuale il p. ab. Bacchini pretende
che morisse in concetto di santità,
e che in un antico martirologio be-
nedettino si leggesse il suo nome
col titolo di santo: martirologio pe-
rò della cui fede il Pagi dubita
grandemente. Gli abbati di que-
st' ordine godevano speciali privilc-
ABB i3
gi. Tra gli altri, potevano dare le
bcjiedizioni clic ricliiedono la sa-
cra unzione, e portare intanto la
mitra.
7. Tra i Papi assai ve ne furo-
no che appartennero agli ordini Be-
nedettini ed ai canonici Latcranen-
si, ed altri molti che furono abbati.
I Benedettini ne annoverano trenta,
altrettanti i Lateranensi; però non si
saprebbe precisare il numero degli
uxìi e degli altri, giacché i Benedet-
tini fuggiti neir invasione dei Goti
da Monte Cassino ripararono presso
i canonici regolari : onde coabitan-
do insieme e hmgamente quei due
ordini, contano i medesimi Pontefi-
ci fra i religiosi loro. Nel numero degli
abbati assunti al Pontificato meritano
menzione Eugenio III, del 1 145, ed
Urbano V del 1 3 1 2, i quali non ostan-
te che non fossero cardinali, furono
esaltati al Papato. Fra gli antipapi
se ne contano tre che furono abbati,
Filippo nel 768, Silvestro IV o Mai-
gnulfo nel 1102, e Calisto III nel
1167.
8. Anticamente tutti gli abbati re-
golari delle venti abbazie privilegia-
te di Roma assistevano al Sommo
Pontefice quando celebrava pontifi-
calmente. Gli abbati mitrati, che ora
assistono alle cappelle pontifìcie e
pontifìcaU [V. Cappelle Pontificie),
vi si recano vestiti di sottana, fascia,
mantelletta, mozzetta del colore del
loro ordine, ci'oce ed anello, e quan-
do devono assumere i paramenti sa-
gri si vestono di cotta, amitto, pi-
viale di seta con galloni d'oro, e
mitra di tela bianca : prendono po-
sto dopo i vescovi , sono preceduti
dal prelato commendatore di s. Spi-
rito, che usa le insegne abbaziali,
e nel recarsi al trono pontificio per
ricevere le candele , le ceneri , le
palme, gli Jgnus Dei j o prestare
i4 AB?,
obbedienza, bacinuo il piede al Som-
ino Pontefice.
f). Siccome im Papa, il quale al
momento della elezione fosse vesco-
vo, non è costretto a spogliarsi del
vescovato ; così imo che dall' essere
abbate fosse promosso a vescovo può
conservare anche K abbazia. Stefano
IX, detto X, fatto Pontefice nel io57,
sebbene ratificasse in Monte Cassi-
no la elezione di Desiderio de' Conti
di Marsi in abbate di quell' insigne
proto-monastero, ritenne quella ca-
rica di cui era insignito prima di
essere esaltato al soglio, come testi-
fica Leone Ostiense nel libro II ca-
po q8 della Cronaca Cassinense. Lo
stesso Desiderio elevato al Papato
nel 1086 col nome di Vittore III,
non volle che si creasse nuovo ab-
bate di IVIonte Cassino perchè visse
ritenendo il governo deli' abbazia.
Finalmente Pio VI, Brasclii , eletto
nel 1775 conservò r abbazia di Su-
biaco da lui innanzi governata.
§. VII. Deposizione degli abbati.
Gli abbati soggetti immediata-
mente alla Santa Sede non possono
esser deposti che dal Papa. Quelli
non esenti possono esserlo dal ve-
scovo, e gli abbati regolari dai loro
superiori maggiori o dai loro capi-
toli generali. Lo stesso avveniva per
le abbadesse. Per ciò che spetta ai
motivi della deposizione degli abbati,
ve ne sono due principalmente e-
spressi nel Diritto, cioè pertinacia al
concubinato pubblico, e dissipazione.
Gii.REP.T, Inslit. erclea. p. 368.
AP>BATI. Specie di Valdesi, i
rpiali sul declinare del secolo XIV
aveano infestato 1 Italia, dandosi in
preda ad ogni maniera di brutali-
tà. Per buona ventura questa setta
non ebbe lunga durata.
ABB
ABBAZIA, cioè r aggregato dei
religiosi e dell'abbate, o i monaste-
ri, o le possidenze governate dall'ab-
bate, ovvero dall'abbadessa. In Inghil-
terra ci avea ventiquattro alibazie con
giurisdizione episcopale, e nove cat-
tedrali, come abbiamo dal Warthon
nella sua Anglia sacra, nelle qua-
li chiunque de' rispettivi monaci fosse
stalo eletto abbate, era lo stesso che
fosse stato eletto vescovo di quella
badia. Anche in Germania se ne con-
tavano di celebri. La prima e più
celebre abbazia era quella di FiJ-
da eretta da san Bonifacio legato
Pontifìcio, nell'anno 744» ^ ^'^ Car-
lo ]Magno aumentata. L'abbate era il
primate degli abbati dell' impero ,
cancelliere perpetuo dell" imperato-
re, principe del sagro Romano im-
pero , e sovrano d' un piccolo stato
fra r Assia , la Franconia e la Tu-
ringia ( V. Fulda ). Celebri e di-
stinte prerogative ebbero pure le
possenti abJDazie del proto-monaste-
ro di IMonte Cassino, di Clugny ,
di s. Dionisio, di s. Gallo nella
Svizzera, di Westmeinster in Inghil-
terra , di Nonantola , di Melk , di
Chiaravalle, di Cistello, della Certosa,
di Farfa, di Grottaferrata, di Subiaco,
della santissima Trinità della Ca-
va, della santissima Trinità di Bron-
dolo, di Corwei, di Casaure, di Metz,
di Murano, di Casamare nella dio-
cesi di ^ eroli. Ora di queste, par-
te esistono , e parte sono soppres-
se, come si potrà vedere ai rispet-
ti \'i loro articoli. Le venti abbazie pri-
vilegiate di Roma erano le seguenti :
S. Cesai'eo, s. Gregorio al Clivo di
Scauro, s. Mai'ia dell' Aventino, s.
Alessio, s. Prisca, s. Saba, s. Pancra-
zio, s. Silvestro in Campo Maivcj,
s. Maria in Campidoglio, s. Biagio
pi'csso il palazzo di Traiano, s. A-
Sfata in Subin-ra, s. Lorenzo in Pane
AliB
(• Perna, s. Tommaso in Formls, s.
Biagio della Pagnotta, santissima Tri-
nità degli Scozzesi, s. Valentino, s.
Maria in Castello aureo, s, I\Iaria in
Pallai'a, s. Cosimo e Damiano in Tras-
tevere, e s. Maria in JVIonastero.
In Francia tutte le abbazie d' uo-
mini tanto titolari come in commen-
da erano di nomina del re, eccet-
tuate quelle che appartenevano ai
capi d' ordine (K. Abbate), come
Clugny, Premontile, Grammont, le
Val-des-Ecoliers, s. Antonio nel\ien-
nese, Cistello colle quattro abbazie di-
pendenti, le quali avevano conservato
il diritto di elezione. Un egual diiitto
ebbero le cinque abbazie dette di Clie-
zal-Benoit nel Berry e quella di s. Ge-
noveffa di Parigi per la l'itbrma intro-
dottavi dal cardinal de la E.ochcfou-
cault ultimo abbate commendatario.
In questo regno furono celebri le ab-
bazie Rochelle, Lucon Alcth, Vabres,
Castres, Tulle, Condon e Pamiers,
le quali pel concorso di più fami-
glie , ben accolte da' monaci , colla
fabbrica di molte case intorno a' mo-
nasteri, ci'cbbero talmente, che giun-
sero ad essere rinomate città ed il-
lustri sedi vescovili, come può ve-
dersi agli ai'ticoli che le riguardano.
Le immense ricchezze godute dal-
le abbazie furono cagione di molti la-
menti per parte degli economisti del
secolo trascoi'so. Si credeva perduto
ciò che non era in mano de' laici ;
ma l'effetto ha provata la falsità di
que' sistemi. Uomini che, abbando-
nando gli agi paterni, cercavano nel-
la solitudine delle badie le consola-
zioni della pregliiera e dello studio ;
sciolti com'erano da ogni vincolo di
famiglia, di altro approfittare non
potevano se non di quanto è neces-
sarìamcnlc richiesto alla esistenza.
Tutto il di più andava a rifluire
sulla società.
ABB ,5
Chi di fatti ha rese colte lan-
de sterminate? t:lii eresse làbbriehe
sontuose ? Chi fé' uscire alla lu-
ce opere somme in ogni genere
di scienza ? I monasteri in genera-
le ; ma più in pai'ticolare quelli
regolati dagli abbati , i Cassinensi ,
i Benedettini , ecc. , siccome quelli,
uilìcio dei (piali era rendere gentile
appmito in ogni guisa l' lunanità .
Quindi a qual prò que' lamenti ?
Qual danno la società ne risentiva ?
Che anzi, a qual punto saremmo di
presente nella civiltà, senza que' mo-
naci utilissinìi ? Lo pensi chi , solo
osservando qualche disordine isolato,
non lo mette in rapporto con tut-
ta la progressione dei beni, e con-
templa un istante, ])crchè ti-oppo
gli costerebbe fatica l' esaminare la
infinita serie dei passati tempi in
tutte le menome relazioni, f^. Mo-
nasteri,
ABBONE, o ALBONE (s.) abbate
del monastero di Flem'y, venerato
eziandio qual martire, nacque ver-
so la fine del secolo X. Dedicatosi
con ardore allo studio di tutte le
scienze, si rendette celebre nelle scuo-
le di Parigi e di Reims, A dir il
vero però, crebbe in estimazione
maggiormente per la sua virtù, che
per la dottrina. Eletto abbate del
monastero sopraccennato, sostenne
con forte animo i diritti del proprio
Ordine contro le pretensioni dei ve-
scovi di quel tempo. Accusato per
ciò di alcime violenze verso i suoi
persecutori , indirizzò im' apologia
ai re Ugo e Roberto, in cui difen-
de se medesimo e i privilegi dei
monaci. Qualche tempo dopo inti-
tolò agli stessi re una raccolta di
canoni sui doveri de' principi e dei
sudditi, Roberto lo trascelse per-
chè trattasse col Papa cose impor-
tantissime alla Francia, e ne rimase
i6 ABB
ili vero conlento. Moderatore della
interna disciplina del monastero, si
fé' conoscere al di fuori altresì co-
me pacillcatore de' prossimi : anzi
mentre componeva un dissidio tra
i suoi domestici e i Guasconi, tra-
fitto con lancia da uno di questi
ultimi, cessò di vivere nel 1004. La
sua festa sì ne' martirologi di Fran-
cia, sì in ([uello de' Benedettini è se-
gnata ai i3 di novcmljre. Molte o-
pere di s. Abbone perirono; abbia-
mo di lui : Raccolta di lettere pub-
blicata nel 1687 ad una col Ce-
dex canonum vet. e 1' apologiaj un
Compendio delle vite dei Papi stam-
pato in Magonza nel 1602; di più
la %ita di s. Edemondo re d' bigliil-
tcrra, ed altri scritti contro gli er-
rori ]iopolari de' suoi tempi.
ABBREVIATORI ni parco mag-
giore K MiivoRE (Collegio Prelati-
zio). Gli Ahbreviatori formano un
collegio prelatizio, e così si deno-
minano dallo scrivere che facevano
con parole abbreviate gli estratti del-
le suppliche, e per extensian le mi-
nute delle lettere apostoliche.
Si divid'nano in Ahbreviatori di
parco maggiore e di parco mino-
re, dal luogo così detto della can-
celleria , do^■c si radunavano per
iscrivere, chiamato Parco. Gli Ab-
lircviatori di parco maggiore sono in
numero di dodici, e furono costituiti
in collegio dal Sommo Pontefice Pio
II, Piccolomini, sancse, eletto nel
1 4'>8, e rinnovati da Sisto IV, della
Rovere, del i/l'/i, coli' autorità della
Bolla XVI, Divina. JN" è reggente il
primo ministro della cancelleria Ajio-
«lolica , che, come luogotenente del
Cardinale vice-cancelliere, distribuisce
le suppliche per turno agli Ablirevia-
tori di parco maggiore per la conijii-
Inzionc delle mimile relali^ amente
necessarie. Formano gli Abbreviato-
ABB
li un tribunale, e decidono i dul^bii
sulle formule e sulle clausole delle
bolle, sui decreti in esse aggiunti, e
sul pagamento degli emolumenti, co-
me dice il Cardinal de Luca, Rcla-
tio Carice Romance, Disc. XLIV. /^.
Cancelleria.
Pel disposto della costituzione Ro-
mani Pontificis, emanata nel 161. 5
da Paolo V, nel collegio degli Aj)-
brcviatori di parco maggiore, i sette
più anziani godono maggiori emo-
lumenti, ed hanno i privilegi dei
prelati l'cferendarii di amendue le
segnature. Essi avevano per lo in-
nanzi anche la parte di pane e vi-
no del palazzo Apostolico. I loro be-
nefici i vacano in ciu'ia (vacant in
curia), benché muoiano fuori di Ro-
ma , come dall' Extravag. Commwi.
cap. ex debito. 4-
Gli Ahbreviatori di parco mino-
re, avc^'ano pochissime incombenze,
e solo coadiuvavano fpielli di pai'co
maggiore nell'estensione delle lettere
Apostoliche.
Il collegio degli Abbreviatori era
un tempo composto di settantaduc
persone. Le principali erano dodi-
ci di parco maggiore, e ventidue
di parco minoi'c; tutti gli altri, di
minor dignità, venivano deputati alla
prima revisione delle lettere che si
spedivano in cancelleria, e che do-
veano essere sottoscritte necessaria-
mente da uno de' dodici Abbrevia-
tola , siccome avverte il Corrado ,
Prax. dispens. lib. 2. cap. Vili.
Le minute delle bolle fatte dal irre-
lato di parco maggiore, a cui s|)et-
tano per turno, si passano ad altio
A librevialore, perchè le riveda, e, ri-
viste, si consegnano allo scrillore del-
la bolla.
Gli Abbreviatori dell" uno e del-
l'altro parco erano famigliari e com-
mensali , cioè assi>leiili al pianz»»
ABB
del Papa, nobili, e conti palatini :
potevano in altri tempi creare dot-
tori con privilegi di università, di-
chiarar nobili tre persone, creare
cavalieri dello speron d'oro, con mol-
ti altri privilegi concessi dal Pon-
tefice Leone X, Medici, nel l 'ìi i 3,
in virtìi della costituzione Stimmi.
Della istituzione, numero ed ufllzio
degli Abbreviatori scrissero il Ciam-
pini, De Abhrevialoribus de Parco
majorij il Cohelli, in cot. Casd. cap.
XXI Ij Van-Espen, De Juribus Ec-
clesios unii', pars I , tit. XXIII, ed
altri rammentati dal Riganti, Com-
ment. ad Reg. Cancellar. Degli uf-
fizii, che esercitano gli Abbreviatori
nelle funzioni Papali, tratta il Can-
cellieri ne' suoi Possessi, Pontijìcali
e Cappelle.
Fra i vacabili, che formavano
r appannaggio del Cardinale vice-cau-
ccUiere di santa Chiesa, che rasse-
gnava di piena podestà, prima che
Innocenzo XI, nel 1679, li abolisse,
si contavano quindici Abbreviatori
del parco minore, e sei del parco mag-
giore. V. Vacabili.
Benedetto XIV, Lamherlini, bolo-
gnese, nell'anno i 740, primo del suo
pontificato, a' 2 3 settembre, in for-
za della costituzione Maximo, pres-
so il tomo I del suo Bollano, conce-
dette agli Abbreviatori l'uso del cor-
done paonazzo nel cappello anche
dopo aver lasciato l' uffìzio. Gli Ab-
breviatori usano r abito prelatizio
cioè calze, sottana, fascia e mantel-
letta paonazza, rocchetto e cappa
nelle funzioni ecclesiastiche. Nelle Cap-
pelle Papali (Vedi) han luogo do-
po i votanti di segnatura, e ne' pon-
tificali porgono con i votanti stessi
i paramenti sacri al Sommo Pon-
tefice. Però in tutte le fìmzioni, che
si fanno dal Papa, come la proces-
sione del Corpus Domini, e i pon-
VOL. I. ~
ABB
17
tificali, e quando i Cardinali assumo-
no i paramenti, gli Abbreviatori, in
vece ilella cappa, indossano sul roc-
chetto la cotta. — f^. Statuti e re-
gole del collegio degli Abbreviatori
di minor residenza, Roma 1752,
ed il Ciampini citato. De Abbreviai,
de Parco majori, sive Assistcnt. S.
R. E. Vice- Cancellano in littera-
rtim Apostolicarum expeditionibus
ecc.. Disse rtatio Ilistorica, Romae
1669, et Compendiaria nolitia Ab-
breviatoris de Curia, ih. i6q6.
Questo rispettabile collegio, che
vanta tanti uomini celebri e Cardi-
nali, fi'a i quali Lodovico Podocataro
del i5oo, che comperò per 5oo
fiorini, da bolognini settantadue l'uno,
il posto di Abbreviatoi-e di parco mi-
nore, si pregia pure che a lui ap-
partenessero diversi Pontefici, fra i
quali Paolo V, ed Urbano VIII.
Oggidì
il collegio degli Abbrevia-
tori di parco maggiore deve assiste-
re al solenne pontificale, che annual-
mente si fa nella chiesa di s, Pie-
tro Montorio in onore dei santi a-
postoli Pietro e Paolo.
Il collegio degli Abbreviatori di
parco minore però più non esi-
ste. Gli Abbreviatori di parco mag-
giore si riuniscono tuttora nelle sa-
le della cancelleria Apostolica, e ri-
siedono neir antico parco. Sono ri-
dotti al numero di undici, i quali
rivedono ancora col mezzo del loro
sostituto le bolle Apostoliche, e le
sottoscrivono in nome del Cardinal
vice-cancelliere. P^. Riganti, Comm.
alla regola di Cancelleria, tomo IV.
pag. 169.
ABBREVIATORI di curia. Ol-
tre gli Abbreviatori di parco mag-
giore e minore, nella Dateria Apo-
stolica esiste un apposito officio per
la spedizione di alcune bolle, com-
posto dal Cardinal pro-datario, dal
3
i8 ABD
jnelato Abbreviatore di Curia, da
un sostituto, e da uno scrittore se-
greto. La estensione delle bolle per
\ia di curia, spetta di diritto a mon-
signor Abbreviatore di Curia, o per
esso al suo sostituto. L' Abbreviato-
re di Curia però non appartiene,
né ha luogo nel collegio di parco
maggiore.
Le bolle, che si spediscono da
queir officio, sono quelle che tratta-
no sulle leggi e sulle costituzioni
pontificie, come quelle delle Cano-
iiizzazioni de santi, ed altre ma-
terie di mota proprio del Sommo
Pontefice, come la bolla sulla pro-
mulgazione deir Anno santo. Que-
sta , r Abbreviafore nella mattina
dell'Ascensione in cui per la pri-
ma volta si pubblica, vestito in a-
bito prelatizio e cappa, suol legge-
re nella sala regia del palazzo A-
postolico, presente il Papa, il sa-
cro Collegio, e la Corte pontificia.
Si spediscono eziandio nel predetto
olìjcio le bolle per cose risguardan-
ti i nipoti del Papa, od altri : co-
sa che viene accordata in via di
specialissima grazia. Le bolle di tal
surta si stendono dallo scrittore a
ciò deputato, che si chiama Scrit-
tore segreto, e dopo il solito sigillo
della Cancelleria apostolica, si sot-
toscrivono dall' Abbreviatore di Cu-
lia, quindi dai Cardinali pro-data-
rio, e segretario de' brevi, e si re-
gistrano nella Segretaria. P^. il Car-
dinal de Petra, Covimentaria ad
Apostolicas constitutiones , tomo I
pag. 6. n. 5, Venetiis 1 793, e gli
articoli Anni santi, e Dateria ai'o-
stolu:a.
AbDAS (s.), vescovo di Cascar
ncila Caldea, visse nel secolo IV ai
tempi del re Sapoi-e li, e nel GQ>." an-
no del regno di lui morì martire ili
G. C. Fu ucciso in un \cnerdì, i5
ABE
del mese di Yar, che corrisponde al
nostro maggio. Ai 16 del mese stes-
so se ne celebra la memoria.
ABDERA [Abderitan.). Vescovato
in partibus nella Tracia, suffiaga-
neo della metropoli di Filippi, E
molto antica la fondazione di questa
città, che venne altresì detta Clazo-
mene. Fu patria di celebri filosofi,
ABDIA di Babilonia. Autore a-
pocrifo di una storia del combat-
timento degli apostoli. Vantasi di
aver veduto G, C, medesimo, tU
essere stato testimonio di alcune a-
zioni degli apostoli, di aver accom-
pagnato in Persia gli apostoli s. Giu-
da e s. Simone, e di essere stato
ordinato da essi primo vescovo di
Babilonia. Le frequenti contraddi-
zioni della sua storia manifestano
Abdia per un aperto impostore,
ABDICAZIONE . Sotto questo
nome s' intende l' atto, per cui al-
cuno fa una semplice e pura ri-
nuncia alla sua carica. E però essa
differisce dalla Rassegna, la quale si
fa in favore di un terzo.
ABDJESUS, o HEBEDJESUS
(s,) vescovo di (^iascar nella Caldea,
nominato nel menologio dei Greci
a' 16 maggio, subì il martirio in
Persia sotto il re Isdegerdo.
ABDONE (s.) persiano, martire,
venne a Roma con s. Scneno suo
concittadino, mentre Decio vi per-
seguitava i fedeli, nel iSo. Furono
sottoposti ambidue a vari tormen-
ti, ed in mezzo a quelli lasciarono da
generosi la vita. Fa di essi menzio-
ne l'antico calendario di Liberio, v
son ricordali eziandio in molli mar-
tirologi. La festa loro si riporta al
dì 3o luglio.
ABECEDARII. Eretici che disce-
sej-o dagli anabattisti. Pretendevano
costoro che ])er saKarsi tosse d uopo
non sa]>cr ne leggere, uè scrivere
ABE
aii7Ì iK'iipiir conoscere le prime let-
ture dell alfabeto ; da ciò ne venne
il loro nome. Ve n'ebbe molti in Aie-
magna. L' error di costoro nasceva
dal principio ili Lutero , che ogni
privato è giudice del vero senso del-
lii Scrittm'a senza ricorrere al magi-
stero della Chiesa e dei Padri. Stoik,
discepolo di Lutero, aggiugneva, che
Iddio è quegli stesso che illumina
(lei vero senso ogni fedele partico-
larmente; quindi, che lo studio delle
lettere distraeva dall' udirne la voce,
e per conseguenza chi attendeva ad
esse lettele trovavasi in grave peri-
colo della salute.
Ar»ELA,() ABILA. Città vescovile
della tliocesi di Crerusalcmme. Sem-
bra ({uella medesima Abila di lìa-
tiinea, di cui fa menzione il dottore
santo Girolamo. E fama che sia sta-
ta presa da Antioco.
AIjELAPiDO Pietro, religioso del-
l' ordine di san Benedetto, e, secon-
do altri, canonico regolare. Nacque
nel 1079 a P^lfiis, piccolo borgo tre
leghe distante da Nantes nella Bret-
tagna, del quale Berengario suo pa-
dre era signoie. Ninna cura rispar-
miarono i suoi genitori, onde colti-
varlo ne' buoni studii. L'amore che
ci pose in essi gli fé' ben presto
al)bandonare il mestiere delle armi,
a cui si era in sulle prime dedicato;
onde, ceduto ai fratelli il diritto di
primogenitura ed i beni paterni, si
mise a studiare l'eloquenza, la Ilio-
sofìa, la giurisprudenza, la teologia,
le lingue ebraica , greca e latina.
Tutto in breve tempo gli divenne
famigliare, benché si applicasse prin-
cipalmente alla fìlosolla scolastica.
Reso esausto il saper de' dotti pro-
fessori della Brettagna, passò a cer-
care altii maestri nella vmiversilà di
Parigi. Fra i piìi celebri professo! i
di essa conta vasi mcissimauieult' Cu-
ABE 19
glielnif) di Chanipeux, il più profon-
do dialettico del suo tempo, prima
ai'cidiacono di Paiigi, indi vescovo
di Chàlons. Era Guglielmo sosteni-
tore della scuola de' nominali e dei
realisti, la quale metteva in dubbio
niente meno che la realtà degli u-
niversali; ma il singolare ingegno di
Abelartlo si fece siffattamente distin-
guere, che, piantata egli pure una
scuola, a cui concorrevano sino a tre-
mila discepoli , sostenea controver-
sie contro il maestro medesimo. Fra
i più celebri discepoli di Abelardo
furono il Pontefice Celestino li, Pie-
tro Lombardo vescovo di Parigi ,
Berengario vescovo di Poitiers, e lo
stesso s. Bernardo.
Nel porgere le sue istruzioni Abe-
lardo faceva prima l'elogio della scien-
za in generale, poscia dava lezioni
di logica, di metafisica, di fìsica , di
matematica, di astronomia , di mo-
rale, finalmente di teologia. Legge-
va ai proprii allievi alcuni sunti di
tutti gli antichi filosofi greci e lati-
ni , ammonendoli a non seguitarne
alcuno in particolare , attenendosi
alla verità soltanto, o, meglio, a
Dio sorgente di ogni verità. Da ul-
timo spiegava le sante Scrittui-e, in-
torno alla interpretazione delle qua-
li ei'a salito in fama di eccellenza.
Per tal maniera divenne il maestro
dei maestri, l' oracolo della filosofia,
e il dottore di moda.
Se non che l'aura di tanto pubblico
favore guastava nel suo cuore i ger-
mi più felici. La vanità, la presim-
zione, la gelosia Io portavano a vo-
ler supeiare i proprii maestri, ad in-
viluppare i suoi colleglli nelle di-
spvite, ed a procacciarsi in ogni gui-
sa un numeroso seguito di scola-
resca. Con tali germi di vanità co-
me si possono accompagnare i puri
costumi? La sensualità collcgatasÀ
20 ABE
in lui al falso amore della gloria ,
fé' sì che Abelardo lutto ad un tratto
perdesse la stima acquistatasi cogli
sforzi dell' ingegno. Eloisa, nipote di
Filiberto canonico della cattedrale di
Parigi, giovane di diciassette anni e
di mediocre bellezza, ma di eminen-
te sapere, fo quella per cui il suo
cuore guastossi. Si propose adunque
allo zio di lei perchè lo ricevesse
qual dozzinante in sua casa offerendo-
si, oltre allo sborso della pensione,
di perfezionare in quella fanciulla la
educazione, desiderio ardentissimo di
Filiberto. Ma ben presto il mae-
stro e la discepola a tutto altro at-
tesero 5 che allo studio. Ognuno ne
ebbe sentore, solo Filiberto s'avvide
troppo tardi dei clandestini amori ;
ma come gli ebbe scoperti, cacciò di
casa il maestro, ed Eloisa costretta a
seguirlo nella Brettagna, partorì co-
là un figliuolo chiamato Astrolabio.
Abelardo ottenne piire di sposarla;
ma il fece segretamente alla j^re-
senza di Filiberto e di altri amici.
Ciò niillameno , tornata nella pro-
pria casa, Eloisa negava a tutti con
giuramento d' essere maritata. Fili-
berto, che si stimava oltraggiato da
quelle asserzioni, non cessava di mal-
trattarla; onde Abelardo, involan-
dogliela un'alti'a volta, mandolla ad
Argenteuil presso Parigi in un mona-
stero di zitelle, dove nell' infanzia ora
stata allevata. Là prese essa abito
leligioso, siccome fanno le pensiona-
rle in alcune case, ma non però il
velo. Filiberto ed i suoi parenti ,
credendo che Abelardo per isbà raz-
zarsi di Eloisa r avesse fatta religio-
sa, entrarono nella camera ov' egli
dormiva, e lo mutilarono spietala-
mcnle. Abelardo, per nascondere l'on-
ta sua, andò a larsi religioso nell'ab-
bazia di san Dionigi, e persuase Eloi-
sa a {)rendcre il velo ad Ai'g<'nleuil.
ABE
Temperate alcun poco le sue a-
marezze, Abelardo l'icominciò le le-
zioni, né stette guari ad aver an-
cora numerosa schiera di discepoli.
Se non che, quando è mai che l' ca-
perà delle passioni si arresti all' oi-
lo del precipizio? Lo spirito di va-
nità dominante in lui, l'agitazione
del suo cuore, lo trassero a comporre
un Trattato della fede e della Trini-
tà, per servire d' introduzione alla
teologia . In termini così sottili , e
con paragoni sì sensibili era ordito
qiiel lavoro, che qual eretico e ca-
po-setta venne accusato. I suoi apo-
logisti medesimi dovettero confessai'e
la stranezza di questa opera, per la
quale citato al concilio , che tener
si doveva in Soissons ed a cui dovea
presiedere Conone vescovo di Pale-
strina , allora nunzio del Papa in
Francia , non oppose Abelardo \e-
riina difficoltà a comparirvi, risolu-
to di correggere gli errori che si fos-
sero trovati negli scritti suoi. Però,
dopo essersi a lungo discusso nel
concilio se sarebbe ascoltato Abelar-
do, o se si rimanderebbe l'affare ad
mi concilio più numeroso , conven-
nesi che il libro fosse condannato
ed arso senza nuovo esame, ed Abe-
lardo rinchiuso per sempre in altro
monastero. Abelardo medesimo nel-
r ultima sessione del concilio fu a-
sti'etto ad abbruciare il proprio libro,
ed indi ti'adottonellabbazia dis. Me-
dardo di Soissons (anno i 122), vi fu
rinchiuso. Non vi stette per altro lun-
gamente, giacché il nunzio pontificio
ne lo trasse fiiori e rimandollo a san
Dionigi . Nuove contro\ersie avute
con que' monaci .sulla storia di saii
Dionigi com[)osta da lliluino, e la
censura fatta alla condotta loro, il
resero ad essi odioso per modo che
dovette abbandonare quell'abbazia e
fuggir di notte a Provens, ove M)g-
ABE
gioinò alcun tempo sotto la prote-
zione di Tebaldo conte di Sciam-
pagna, ritirandosi poscia in ima so-
litudine nei dintorni di Nogcnt sul-
la Senna presso Troyes. Ivi , col-
r assenso del vescovo Ottone, fab-
bricò di canne e stoppie un orato-
rio sotto r invocazione della santis-
sima Trinità, e vi passò cpialche
tempo in compagnia di un chierico.
I 6uoi scolari, che sempre l' aveva-
no amatOj si raccolsero intorno a
lui, e lo sovvennero dei loro beni
e dell'opera loro, afìlnchè riducesse
r oratorio in una chiesa di pietra,
che intitolò al Paracielo consolato-
re, quasi monumento della tranquil-
lità succeduta alle agitazioni della sua
vita. La fama di Abelardo eccitò nella
sua patria il desiderio di possederlo.
I monaci di s. Gilda in Brettagna ,
diocesi di Vannes, lo elessero ad al>
bate, il che egli accettò tanto più
volontieri in quanto che voleva sot-
trarsi alle persecuzioni che temeva
nella Francia. Lasciato quindi il Pa-
racielo ad Eloisa ed alle religiose di
Argenteuil, prese a dirigere l'abbazia
di s. Gilda, ed a correggere i dis-
ordini , che avea trovati nella di-
sciplina di que' monaci. Ma i mona-
ci di s. Gilda non erano migliori di
quelli di s. Dionigi. E se per ope-
ra di quelli di s. Dionigi paventa-
va coli imaginazione le persecuzioni,
da questi di s. Gilda vide propria-
mente attentare ai suoi gioini, che as-
sassini appostati cercaron d'ucciderlo,
ed altri gli avvelenarono le vivande
e fin anco il vino usato nella messa.
Laonde fuggendo anche di là, è ignoto
ove si ricoverasse. Convien però diie
che non fosse lunge dal Paracielo ,
poiché spesso \\ si recava a visitar E-
loisa, e le sue vergini. Quella vo-
glia d'innovazioni per altro, che lo
dominava, il menò a nuovi errori
ABE 2 1
in ogni opera che andava jiulibli-
auido : errori che, scoperti da Gu-
glielmo abbate di s. Thierry, questi
ne mandò l'esti'atto e la confutazione
sì a Geoffi-ido vescovo di Chartres,
SI a s. Bernardo abbate di Cliia-
ra valle. Quest' lUtimo, come n' el)be
contezza, scrisse fraternamente ad
Alielardo, acciocché correggesse quei
libri. Abelardo ne parve commosso;
ma, cangiata disposizione, persistette
nelle sue massime e portò lagnan-
ze all' arcivescovo di Sens contro
r abbate di Chiaravalle, jiorchè scre-
ditava la sua dottrina. Indi invocò
sopra i suoi libri le decisioni del
concilio di Sens, al quale anzi bra-
mava che intervenisse s. Bernar-
do ( anno i i4o ). Il santo nega-
va dapprima di recarvisi, dicendo
che queir alfare riguaixlava i vesco-
vi. Però, siccome Abelardo trionfava
di tale rifiuto, e lo riguardava im
timore di s. Bernardo di esporsi con-
tro il suo accusato, vinto da tali
voci s. Bernardo vi si portò, e pro-
dusse le false proposizioni di Abe-
lardo, denunziandolo di negare con
Ario la Trinità, con Nestorio l' In-
carnazione, e di annientare con Pe-
lagio la necessità della grazia, di
vantar il sapere in ogni cosa e la
comprensione degl' incomprensibili
misteri . Passando dagli errori del-
la mente alla condotta della vita, s.
Bernardo il rappresentava per un
monaco senza regola, un superiore
senza vigilanza, un abbate senza co-
stumi, un mostro, un nuovo Erode.
Frattanto appena Abelardo conobbe
non essere le cose del concilio disposte
a suo favore, prese la strada di Pio-
ma per appellarsi al Papa. Quel-
l'appellazione obbligò il concilio di
Sens a condannare le proposizioni
soltanto estratte dai libri di Abelar-
do, e salvar la persona per rispetto
22 A15E
ni Pontefice a cui si era appclìato.
Movendo verso lioma, nel passare
per C!ni:;ny incontrossi Abelardo con
l'ietro ìL K'ener abile, il quale lo trat-
tenne e diede opera a rappaltmnar-
lo con s. Bernardo. Quindi desistet-
te egli dall'appcUarc, e si sottomise
alla condamìa d'Innocenzo li, che
coir autorità della costituzione Te-
stante. J postolo (t. II del Bollano
Romano), confermò la sentenza del
concilio ed ordinò che i libri di A-
belardo fossero bruciati, ne fosse po-
sto in prigione 1' autore , ed inter-
detto gli venisse ogni ulteriore in-
segnamento.
Lo zelo di s. Bernardo spiegato
in quella occasione accusossi dai mo-
derni come mia persecuzione figlia
della invidia; ma la posteriore ri-
conciliazione del santo abbate con
Abelardo, e l'amicizia, che gli ebbe
sempre professata dappoi, mostiano
la purità dell' intenzione.
Giunto Abelardo per la riconci-
liazione con s. Bernai'do a (juella
pace, clic le passioni gli aveano ra-
pila, pensò di terminare i suoi gioi'-
ni nel ritiro di Clugny, dove, pro-
testando contro i propiii errox'i, ot-
tenne dal Pontefice l'assoluzione dei
lidli, e si rese modello dei cenobiti.
Di qua, perchè indebolito nel corpo
dalle austerità, dai (hgiuni e forse
anco dalle passate afflizioni, fu in-
viato a rcs[)irare un' aria migliore
nel priorato di san Marcello vici-
no a Chàlons sulla Saona , dove
morì con edificazione il (fi ventc-
simopriino dell'aprile 114^., in eia
di sessantalre ainii. Dapprima fu
anche ivi seppellito , ma Pietro il
venerabile ne concedè le ceneri ad
Eloisa per trasportarle al Paracielo,
e scrisse in onore di Abelardo mi
dop]iio epilafio. Per amoie di bre-
vità, rili'i inculo la fine «leUMUimo:
ABE
Eit satis in tumulo, Petrus hic
jaeet Abailardus ,
Cui soli patuil scibile quicquid
crai.
Però non fu quella la sola traslo-
cazione della spoglia di Abelardo ,
ed è cosa singolare, che quegli il
quale non avca trovato riposo nel-
la vita, noi dovesse avere dopo la
morte. Le sue ossa quindi , unite
a quelle di Eloisa, recate furono a
Parigi nel 1800, e deposte nel mu-
seo dei monumenti ; ma nel 1 8 1 7
si trasportarono in appartata cella
del cimitero di Monamy.
Può dirsi che giudizio solido, in-
gegno vivo e penetrante avesse A-
belardo, e che grande filosofo, dia-
lettico sottile ed eccellente teologo
egli fosse. Nondimeno oltre la va- •
nità coiwatuiale a lui , la passione
per Aristotele, il conduceva agli er-'
rori tanto giustamente riprovati nel
suo dogma. Sosteneva tra le altre
proposizioni, dover esser la fede go-
vernala dalla luce naturale; non es-
ser Gesù Cristo venuto per liberar-
ci dalla schiavilìi del demonio , ma
per inspirarci un' attenzione sopra
noi stessi, sì colle sue istruzioni, sì-
coi suoi esempi e sì col suo amo-
re suggellalo dalla passione e dal-
la morte; avere i filosofi antichi
creduto nel Messia per la predizio-
ne delle sibille; non doversi dispe-
rare dilla loro salvezza , ctl altre
somiglianti assurdità. La raccolta del-
le sue opere contiene: i. Quattro
lettere, le quali sono anzi li-attati
clic lettere. La terza lettera parti-
colarmente contiene lutto ciò che
può dirsi sopra l'origine delle ver-
gini consagrate a Dio ed alla vita
monastica. Nella quarta egli dà una
ivgola ad Eloisa ]>el governo dcl-
labba/.ia del Paracleto. ì. Sette let-
tele a diversi privali. 3. Lettera
ADE
ad nn amico, die contiene la sto-
ria delle sue sventure, ed alla qua-
le Andrea Du- Gliene appose dot-
tissime note. 4- -apologia o confes-
sione di fede. 5. Esposizione del-
l' orazione dominicale. 6. Esposizio-
ne del simbolo di s. Atanasio. 7. Ri-
sposta alle domande di Eloisa. 8. E-
sposizione del simbolo degli apo-
stoli. Oltre a ciò si ha di lui un li-
bro contro le eresie, cinqvie libri di
commentarii sopra l'epistola ai l'oma-
ni, trentadue sermoni per le feste del-
l'anno diretti ad Eloisa ed alle vergini
del Paracielo, tre libri dell'introduzio-
ne alla teologia. — Pietro Lombardo
nel comporre le sue Sentenze avea
questi ultimi continuamente sott'oc-
chio. Tutte le opere di Abelardo for-
mano un volume in 4-" che fu stam-
pato a Parigi, nel 161 6, con le no-
te di Andrea Du-Chéne. Le vere
lettere di Abelardo e di Eloisa, ben
diverse da quelle che alcuni roman-
zieri pubblicarono, sono piene di gran-
di concetti , e sentono molto la re-
ligione.
ABELIANI o ABELOITL Ere-
tici , de' quali non si ha molta co-
noscenza. Costoro, nominandosi in tal
guisa da Abele, di cui pretendeva-
no imitar la continenza, insegnava-
no esser bensì lecito il contrarre
le nozze, ma non così dar opera
alla generazion dei figliuoli : per
non esser quindi privi di credi, a-
dottavano la prole dei poveri cir-
convicini. Questi eretici vissero per
alcuni anni non molto lungi da Ip-
pona neir Africa. S. Agostino affer-
ma, che non si durava fatica per ri-
condurli alla professione dei veri
dogmi della Chiesa Cattolica.
ABERDON. Città marittima di
'Scozia nella provincia di Mari , se-
de di im vescovo, che nel 1 1 00 vi
M trasferì da INluttlac. Nel i48o
ABI 23
il re Alessandro II vi ci'csse vina 11-
niversità. I Ialini chiamano questa
città coi nomi di Àbcrdonia, Aher-
clonium o ^4 ber dona, e gli scozzesi
con quello di Aberdeen. Essa è di-
visa in due città, e nell'antica a-
vea sede un vescovo soggetto all' ar-
civescovo di s. Andrea.
ABERNETH . Città vescovile
della Scozia meridionale, capitale
de' popoli pitti. E posta sul Tay pres-
so l'imboccatura dell' Earne. A' no-
stri giorni però è mezzo rovinata. Nel
secolo quinto s. Palladio vi stabilì
il primo vescovado di Scozia, che
poscia nel secolo nono fu trasferito
a s. Andrea.
ABIA. Città vescovile sotto il pa-
triarcato d' Antiochia. Il Wading
fa menzione di Adamo e France-
sco-Giovanni di Monterene dell'Or-
dine di s. Francesco, i quali ci fu-
rono vescovi ambedue.
ABIA , Città vescovile suffraga-
nea al patriarca di Costantinopo-
li. Wading ne fa fede, che Boni-
fazio IX, nel iSgc), trasferì ad
occupare la sede di questa città il
vescovo latino Vitale dell'Ordine di
s. Francesco, che prima reggeva la
chiesa di Mela. Conrado, nominalo
dal Papa Giovanni XXIII, ottenne
questo vescovato dopo la morte di
Vitale.
ABIDA. Città vescovile della dio-
cesi di Antiocliia. Tra i suoi vescovi
conta Eusebio, il quale sottoscrisse
alla lettera sinodale della sua pro-
vincia diretta all' imperatore Leone,
suir assassinio di s. Protero di Ales-
sandria e pel concilio di Calcedonia.
ABIDO {Ahiden.). Vescovato in
partibus della fliocesi d' Asia nella
provincia di Ellesponto. E posta rini-
petto a Leto del Chersoneso Tracio,
nel passo più stretto del canale ove
sorgono i castelli noti col nome di
9,4
ABI
Dardanelli. È soggetta alla metro-
poli di Cizico.
ABIDO (s.) F. s. Ipparco.
ABISSINI o ETIOPI. Popoli del-
l'Abissiiiia. Riconoscono questi la
spirituale primazia nel patriarca di
Alessandria (/'. Abissini a). Manca-
no perciò del potere di eleggersi il
proprio vescovo; e debbono atten-
derlo dal patriarca, il quale ne in-
via uno a suo grado. Quindi gli
Abissini seguirono sempre la fede
di Alessandria e divennero giacobi-
ti, ovvero monofìsiti od eutichia-
ni (/^. Monofìsiti), dappoiché que-
sti si sono impossessati del patriarcato
di Alessandria. Gli Abissini non han-
no adunque altri errori, che quelli dei
giacobiti, e nel resto credono tut-
to ciò che crede la Chiesa Romana
circa i misteri. Rigettano però il
concilio di Calcedonia [V. Alessan-
dria, ed il concilio di Calcedonia) e
la lettera di s. Leone, né vogliono
riconoscere, che una sola natura in
G. C, quantunque non credano che
la natura divina e la umana sieno
confuse nella sua persona. Hanno
sette saci'amenti come i cattolici, né
si deve credere che non abbiano
la Confermazione, e l' Estrema Un-
zione, siccome scriveva Ludolf (///^^
Aethiop. lib. HI. e. 5). La Confer-
mazione si dà anzi in Etiopia im-
mediatamente dopo il Battesimo.
Credono gli Abissini la presenza rea-
le di G. C. nel sacramento, la transu-
stanziazione ; approvano la invocazio-
ne dei santi, il culto delle x'cli-
quie, e le orazioni pei morti ; fimuo
uso della croce e dell' acqua bene-
detta, e si comunicano sotto le due
specie. Al sacramento della Eucari-
stia danno il nome di Amen, paro-
la che pronunziano dopo la formu-
la espressa dal sacerdote nel porgere
la sacra particola. La circoncisione
ABI
al pari che tra i Cofti è ammessa
dagli Abissini con altre pratiche giu-
daiche somiglianti , quali sarebbero
r astenersi dal sangue e dalla car-
ne degli animali soffocati ec. Ma
queste pratiche, lungi dal costituire
una cerimonia religiosa, provengono
da una connivenza ai Maomettani ,
dai quali gli Abissini furono op-
pressi.
Abulselah , autore egiziano , che
scriveva 4oo anni fa , dice che gli
Etiopi invece di confessar i peccati
ai sacerdoti, li confessavano innanzi
ad un incensiere fumante, con che
si credevano assolti. Però Michele
metropolitano in Damiata giustillca
quel costume, nel suo trattato sulla
necessità della confessione, come in-
trodotto in Etiopia soltanto sotto i
patriarchi Giovanni e Maria , non
già come regola generale , che a
norma della chiesa di Alessandria
prescrive sempre la pratica della
confessione fatta o ai sacerdoti o al
metropolitano medesimo. Questo se-
condo, ove gli venga accusata qual-
che grave colpa, si alza, dà un'aspra
riprensione al penitente, e, chiamati
i littori, il fa percuotere colle ver-
ghe. Allora tutti quelli che si tro-
vano in chiesa implorano grazia pel
peccatore, che dal metropolitano
viene assoluto.
Il matrimonio, sacramento an-
che appresso gli Abissini, vien cele-
brato con le seguenti cerimonie de-
scritte dall' Alvarez (Diss. XIII, u-
nita ai i'iaggi del P. Loto, p. 335.).
Gli sposi si recano alle porte della
chiesa, ove sta apparecchiata una
spezie di letto. L'abuna (patriarca)
li fa sedere, e, fatta processione col-
la croce e coli' incensiere intorno ad
essi, mette loro la mano sulla testa
dicendo, che siccome indi a poi di-
venivano una carne sola, aver non
ilorofino i;he un sol cnoro ed una
sola volontà: indi, fatto un oppor-
tuno sermone, eelelìra la messa, cui
assistono gli sposi , elic ne! fine ri-
cevoiio la benedizione nuziale.
Il divorzio è in uso anche tra
loro: r infedcltìi, la sterilità, o ffua-
lunque lieve contrasto ancora ba-
stano a produrlo. Tuttavia si rende
facile il rappacificamento , mercè
piccolo esborso di denaro dato alla
parte olTesa. Non è però sì facile
se nasce da litigi tra i maritati,
poiché allora permette il passag-
gio ad altre nozze , ed un etiope
sposa più facilmente una femmina
.separata dal primo marito per ti-
tolo di adulterio, che per motivo di
contenzione.
1'^ pure permessa in Etiopia la
poligamia, e molto si adoperano i
jxitriarchi di Alessandria per to-
glier questo abuso, ma inutilmente.
I sacerdoti, tra gli Al)issini, possono
essere ammogliati, a patto però che
prendano moglie prima di aver otte-
nuti gli ordini sacri, a simiglianza dei
greci cattolici e scismatici. Ma il ma-
trimonio di un religioso e di una
i-eligio.sa è riguardato come un sa-
crilegio. E.ENAUDOT, Perpetuile de la
foi, t. IV. lib. le. 12.
Vi hanno più ecclesiastici , più
monasteri, e piìi chiese presso gli
Abissini, che presso verun altro po-
polo. Le chiese principalmente so-
no molte e vicinissime. Cantano i
salmi di Davidde fedelmente tra-
dotti nella loro lingua, come lo sono
tutti gli altri Ubri della Scrittura. Am-
mettono come canonici i libri dalla
Chiesa dichiarati apocrifi. Ciascun mo-
nastero ha due chiese, una pegli uo-
mini, l'altra per le donne. In quella
degli uomini si canta in coro e stando
sempre ritti in piedi ; perciò v'han-
no molte comf)dità per appoggiar-
VOL. I.
AP.T 2)
si o .sostenersi. I loro strumenti mu-
sicali sono certi tamburelli, che ten-
gono sospesi al collo e che batto-
no con ambe le mani . Sono es-
si portati dai principali e dai più
gravi ecclesiastici, i rpiali pur hanno
mi bastone in mano , che battono
contro terra, accompagnando ogni
percu.ssione con certo movimento del
corpo. Cominciano la loro musica
battendo il piede, e facendo risuo-
nar dolcemente rpie' loro istrumen-
ti , poi si riscaldano a poco a po-
co , li abbandonano , si mettono a
batter le mani a.ssai fortemente ,
a saltare, ballare, urlare; infine
non osservano più né misin-a , né
posa nei loro canti, dicendo aver co-
.sì ordinato Davidde di celebrar le
lodi del Signore nel salmo in cui di-
ce : Juhilnte Deo ecc. Loto, Relaz.
istor. dell' Ahissinia y). '/'j-jS.
La chiesa degli Abissini è gover-
nata da un metropolitano chiamalo
Ahitna, cioè padre no'ftro. Egli non
ha alcun vescovo sotto di sé : vien
nominato e consecrato dal patriar-
ca di Alessandria,, il quale per te-
ner quella chiesa in maggior sog-
gezione non le dà mi'i un metro-
politano nativo del paese. Quan-
tunque sia forastiero , e d' ordina-
no sommamente ignorante, pure 'ha
tanta autorità in sé che spesse vol-
te potè conservare il seggio reale
a chi toccava di ragione, escluden-
done gli usurpatori ( f^. JosefFo A-
budain, ossia Barbeto, Historia Ja-
cohitarum seu Coptorum, colla pre-
fazione e le note di Gian Enrico a
Suldem, pinncipahnente dal capo 4-
sino al 1 8 ). I re fecero ogni sfor-
zo per aver vescovi Abissini, ma
il patriarca di Alessandria temen-
do che si moltiplicassero in Etiopia,
non volle accordar mai altri che
r Abnna. — L'Abima gode i frutti
4
b6 ABI
tli molti e vasti terreni in quel pae-
se, ove tutti sono ;^liiavi , ed i
suoi aflìttuali sono esenti da ogni
maniera di tributo, né ad altri pa-
gano che a lui solo, se si eccettui-
no alcune terre, ch'egli possedè nel
regno di Tigre. Per lui si fa anche
una questua di tela e di sale, che
gU produce ima gran somma. Non
riconosce altro superiore nello spi-
rituale che il patriarca di Alessan-
dria, ed egli solo può dare dispen-
se : di che alcuni patriarchi per a-
varizia ed ignoranza fecero grande
abuso. — Il Romas o sia Hugue-
mos è il primo ordine ecclesiastico
equivalente a' nostri arcipreti. Non
si conoscono in Abissinla le messe
private. Vi sono dei canonici e dei
monaci. I primi possono essere am-
mogliati, e spesso i canonicati pas-
sano ai loro figliuoli; i secondi vi-
vono celibi, fanno de' voti , si pro-
curano il vitto col travaglio delle
lor mani e sono tenuti in grande
riputazione. S' impiegano sovente in
affari della maggior importanza ( V.
Ludolf, Loho Telles Hist. d'Ethiop.;
Thevcnot, t. i. in fol. Nouv. hist.
d' Ahyss. tratta da Ludolf in fol.
Parigi i684; la Croze Christia-
iiisme d'Ethiopì'e, opera molto meno
stimata del Christianisme des In-
dcs). — Il clero e i principi di A-
bissinia sono continuamente involti
in dispute teologiche: mania eredi-
taria e radicata presso di essi da ìm
huigo corso di secoli , come si po-
trà convincersene scorrendo la storia
di quella regione.
Gli Abissini non hanno leggi seri t-
te, tutto ìn i è regolato dal costume
e dalla tradizione ; ciò che rende
la giustizia pronta, efllcace ed assai
rispettata . F. Ale-ssaivdria , Pa-
triarcato, e per l'Ospizio degli
Abissini - Copti , o Etiopi, Ciuesa
ABI
DI s. Stefano dei Mori esistente in
Roma.
ABISSINIA o ETIOPIA. Vasta
contrada posta al lembo orientale
dell' Africa settentrionale altre volte
chiamata Etiopia, o meglio Aelhio-
pia sub Aegypto, per distinguerla
dall'Etiopia interiore, che tutte com-
prendeva le parti incognite dell'Africa
e dell'Asia, alle quali si è dato lo stesso
nome generico, alto più a dimostrare
le popolazioni di negro colore che una
nazione particolare. Sebbene le ri-
voluzioni abbiano grandemente rac-
corciati i limiti dell' antica Abissi-
nia, un tempo estesissimi ; pure essa
è ancora sì grande da imputarsi il
più considerabile stato dell' Africa
tutta. Occupa mi' ampia e coltivata
regione, che i monti intersecano per
ogni verso, ed è confinata al setten-
trione dal Sennaai', all'oriente dalla
costa del mar l'osso, al mezzogiorno
dai monti della luna , che la divi-
dono dal paese de' Jallas , ed all' o-
riente dal Rordofan, dal paese dei
Chilons, e dagU interposti deserti.
Tre sono le grandi divisioni del-
l'Abissinia. i. Il Tigre o lato orien-r
tale, 2. VAmhara o pai'te occiden-
tale, 3. le Provincie meridionali di
Choa ed Efato . Vi è una tradi-
zione dell' Abissinia che la regina
di Saba , la quale si portò in Ge-
rusalemme ad ammirare la sapien-
za di Salomone, avesse il dominio
del paese. Ma all'esame della cri-
tica siffatta tradizione non regge.
I due tratti caratteristici del viag-
gio di quella regina sono i molti
cannnelli e gli aromi. Il cammello è
animale di Arabia, non mai matu-
ratosi in Abissinia, attesa la inegua-
glianza del suolo. E, dato che una
regina di Abissinia ne aves.se pos»
seduto buon numero , non era age-
vole il tragittarlo pel golfo Arabico,
ABI
avuto anco riguardo alla imperizia
della navigazione tli quel tempo.
L'abbondanza poi degli aromi por-
tati in Gerusalemme, si spiega più
fàcilmente se si riguardi piuttosto la
regina di Saba, come quella che go-
vernasse mia parte dell' Arabia Fe-
lice, che pur chiamavasi Saba, dove
gli aromi si trovano in quantità. Que-
sto regno è quello che avea commer-
cio colla Giudea, siccome appare dai
santi libri. Egualmente non resiste
alla critica la tradizione degli abis-
sini, che la regina di Saba, tornata
da Gerusalemme, desse alla luce un
figlio , appellato Menilec, ceppo del-
la stirpe tuttavia regnante.
Una importante storia dell' Abis-
sinia si conobbe per caso. Cosmo
Indicopleute , monaco egizio, vene-
rato neir Abissinia, fu dal re Eles-
baan incaricato di copiare due in-
scrizioni di una colonnetta di mar-
mo bianco nel porto di Adula. Altra
di quelle iscrizioni ricorda la con-
quista d'Asia di Tolomeo Evei'gete,
altra fa menzione di nuove conqui-
ste neir interno dell' Abissinia, e ne
cita le Provincie coi nomi presso a
poco d'oggidì, li fatto principale pe-
rò della storia di Abissinia si è la
introduzione del cristianesimo fatta
nel secolo IV da Fruinenzio invia-
to da s. Atanasio. Frumenzio sta-
bilì la sua sede ad Axurn metro-
poli del Tigri conosciuta anche ai
romani ( V. Axum ). Da indi a poi
anche la Corte abbracciò la catto-
lica religione : i patriarchi succe-
duti a Frumenzio continuarono a
risiedere ad Axum , e la chiesa di
Alessandria, che bramò la conver-
sione dell' Etiopia, continuò a no-
minare il patriarca dell' Etiopia
( F'. Alessandria ) , L' epoca del-
l' introduzione del cristianesimo in
Etiopia fu pur l' epoca del consolida'
ABI 27
mento della potenza degli etiopi ( aii.
320 ) che sulla riva orientale del
mar rosso, ed in ima parte dell' Ara-
bia estesero i loro confi ni. Però, regola-
ta la chiesa di Alessandria per o])e-
ra di Dioscoro ( V. DioscoRo ) dai
Giacobiti, eh' è quanto a dire dai
Monofisiti, Giacobiti pur furono i pa-
triarchi d'Abissinia nominali da quel-
li di Alessandria, ed il monofìsismo
prevalse nella popolazione (an. 4^<j)-
Circa l'aimo 53o e 54o di G. C.
cominciarono gli abissini a venir
alle prese coi persiani ; ma dopo
lunghe prove furono (Inalmentc rin-
calzati nel secolo VII alla culla
natia , divenendo gran [)arle del-
l'Abissinia soggetta alla Persia. E i-
giioto quanto durasse quel dominio
persiano in Abissinia ; ma v' e ra-
gione di credere che sia stato di-
strutto dai Mussulmani, i quali por-
tavano l'Alcorano colla loro lingua e
colla loro scrittura nelle piìi barba-
l'e e più lontane contrade dell'Afri-
ca. Tuttavolta la sua naturale co-
stituzione salvò r Abissinia dal fla-
gello ottomano, per cui ancora con-
serva la pro[)ria religione, sebbene
commista agÙ eiTori dominanti sul-
la sede di Alessandria. Del resto fi-
no al secolo Xlll, epoca nella qua-
le Marco Polo visitò l' Oriente, noi
non abbiamo precise notizie suU' A-
bissinia, uè altro ci dà la cronaca
di questo paese se non il nome dei
suoi imperatori, il qual nome confer-
mato viene da Marco Polo. Sappia-
mo soltanto essere state note agli
abissini le spedizioni de' crociati al-
la terra santa, ed essere andata o-
gni anno un' immensa folla di es-
si a raggiungerli. Ma la nobiltà a-
vendo quei pellegrinaggi in dispre-
gio, ci fu inviato un vescovo , che ca-
duto in potere dei mussulmani
venne circonciso . Tale circostanza
28 ABI
cagionò terribil guerra fra gli a-
bissini ed i mauri verso la fine
del secolo XllI, della quale aj)pi-o-
fittarouo i sovrani dell' Abissinia
per f'aie molte conquiste. In conse-
guenza di esse gli abissini si rese-
ro allora più noti in Euiopa, e più
strinsero le loro relazioni in questa
])arte del mondo.
Nel i44^ l'imperatore Zara Ja-
cob inviò ambasciatori al conci-
lio di Firenze e scrisse lettere ai
suoi preti di Gerusalemme. Passan-
do per Roma quegli ambasciatori
furono amorevolmente accolti da Pa-
pa Eugenio IV; a porte chiuse, fu
loro mostrata nella basilica Vaticana
la insigne reliquia del volto santo,
e nella Lateranense le sante teste
de'principi degli Apostoli, Di quc-
5>t' ambasceria v' è memoria sulle
porte della basilica Vaticana, dove
si leggono i versi:
Ut Grceci Armeni Aethiopes hic
aspicc, ut ipsani,
Roinanani amplcxa est gens Ja-
cohina Jideni.
Sunt hivc Eugenii monumenta il-
luslria Quarti
Excelsi hcec animi sunt monu-
menta sui.
Nella biblioteca di s. Michele di
Murano di Venezia , alcuni asseri-
scono, che si conservassero due let-
tere di quell'imperatore, una ad Eu-
genio IV, del 1442, 1 altra all'im-
peratore di Costantino|>oli Costan-
tino Paleologo del 144^? "^^ "^"^
catalogo dei codici manoscritti di
san Michele di Murano stampato
iiell'auno 1779 in Venezia, opeia
del padre abbate Mittarelli, non se
ne fa alcuna njcn/.ione. y. Zacca-
1 ia, Excurs. Lilcr.j .Mont-faucon No-
va colleclio Palrunij Parigi 1707;
iraucesco Alvarez, Ilistor. Abyssin.
ABI
Le vantaggiose notizie, che quindi )
ne sono provenute sul suolo Abissi-
nio, destarono negli arditi portoghe-
si la prima idea di esplorare l' A-
fi'ica meridionale e diedero luogo
alle scoperte successive, schiusero la
via delle Indie, e procurarono agli
europei una conoscenza più positi-
va intorno all' Abissinia . I primi
agenti dei portoghesi, approdati nel-
r Abissinia ravvisarono nel Negus
o impera tor dell' Abi.ssinia un gran
sacerdote e lo qualificarono per
Prete Gianni, dando cosi origine
costante su quel conto a tante ro-
mantiche relazioni , che iiiun' altra
base aver potevano, se non dal sen-
tire tutte le mattine esclamarsi dal-
la gente alla porta di quel sovra-
no Ret o Jan hoi ( che in lingua
arabica indica Rendimi giustizia^ o
mio re ), onde da quelle parole si
fì)rinò Prete Janni o Prete Gianni.
ì\ Prete Gianni risiedente allora nel-
la provincia di Choa, accolse silììit-
tamente que' portoghesi da indurre
V itighi, o regina madre, ad inviare
alla corte del Portogallo una specie
di ambasciatore , il che produsse
grande sensazione in Europa. Indi
il re di Portogallo mandò nell'Abis-
sinia una straordinuria legazione ,
e qualche anno dopo divemie au-
siliare di queir imperatore , alline
di ripulsare gli attacchi di un re-
gole» mussulmano vicino. Di fatti i
portoghesi giunsero a liberare l'A-
bissinia da quel nemico. Ma lo ze-
lo piecipitoso che mostrò il loi'o
aipo a ricondurre l'imperatore nel
grembo della Chiesa, il ftice cadere
in disgrazia di quel monarca, e gli
fé' perdere la conlidcnza perfino tlci
suoi coni|)atri()li che licusarono di
})iù oltre obbedirlo. Il Papa ed il
re di J'ortogallo spedirono in At>is-
.Mni;i il j)alriarca Ciuvanni Nugnez
ABI
fìaneto eiì i thie vescovi Melchior
(laniegro ed Andrea Oviedo . 11
pali'iarca si leiiiiò a Joa, ed Oviedo
«asso iieirAbissinia con qualche ye-
siiiita, ma l' imperatore impedì loro
le predicazioni.
iXellanno 1578 Gregorio XIII
conIi)rlò il gesuita Andrea dOsiedo
j>alriarca di Abissinia aceioccliè man-
tenesse in mezzo a C(jntinui |)ericoli
della vita quasi un migliaio d'ani-
me di fresco guadagnate alla Sede
Apostolica; ma alla line del secolo
Wl divenula rAbissinia sempre più
inaccessibile a cagione delle conipii-
sle liitte dai Turchi sui suoi litto-
rali, alcuni ecclesiastici poterono pe-
netrarvi isolatamente soltanto. Così
s" introdusse nel 1 5i)9 sotto le vesti
di un fagyf o monaco mussulma-
no, il monaco cattolico Melciiior de
Sylva, che rimase nel paese sino al-
1 arrivo del p. Francesco l'aez nel
i(3o3. Questi dotato di maggior ta-
lento degli altri, continuò ad istrui-
re i gio\ani abissini e portoghesi,
e quando nel seguente anno si di-
resse alla corte, mentre regi\ava
Zu-Denghel, colmato venne di o-
nori, con grande invidia dei mona-
ci abissini giacobiti. In poco tempo
Paez, che avea appresa la lingua
(jrheez e l'amari na, riuscì di con\er-
tire il monarca, il tpiale pagò assai
cara la manifestazione del suo muta-
mento, dacché i sudditi ribellati e le
truppe mal fide il misero a morte. So-
ci no gli successe, e presso di lui fu il
Paez più fortunato nel liunire l'vVbis-
sinia alla Chiesa Tvomana. La Geo-
grada deve a Paez la prima scoperta
delle sorgenti del Nilo cotanto dipoi
celebrate. Morì nel 1622 in «juel-
l'anno in cui veniva instituita la
Congregazione di Propaganda. Ur-
bano VI II salito al soglio Pon-
lilìcio, nell'anno appresso dava a
ABI 29
quella Congregazione il nome di
Collegio Urbano e per far meglio
prosperare la religione nell' Etio|)ia,
chiamava a Roma etiopi intelligen-
ti, acciocché in questo collegio fos-
sero nel rimanente istruiti, alfine di
venir poscia destinati al servigio ilel-
la Chiesa in quel dominio.
Malgrado però le sante premure
di quel Pontelice, Socino non andò
guari ad abiurare la religione, per-
chè minacciato dai suoi vassalli, ed
intimidito dallesenipio dellaltro im-
peratore Zoa Za-l)aura, fu costret-
to a permettere gli antichi errori
ai suoi sudditi e mostrare in pri-
vato come violenta per lui tiesse la
introduzione delle novità religiose ,
contro le quali si dichiarava lo stes-
so suo figlio Fucilodaz. Questi, asce-
so al trono del padre nel iGSa,
mandò in bando tlai suoi stati il
patriarca Alendez, e coi missionarii la
fede, pel ristabilimento della quale
non furono bastanti tutti gli sfòrzi
d' Innocenzo X, Painfili, ne quelli
della Congregazione di Propaganda
ne quelli dei tanto numerosi missio-
narii colà spediti, anzi questi con un
glorioso martirio coronarono in bre-
ve tempo la loro missione. Papa
Innocenzo XII, Pigiiatelli, nel 1691
assegnò al collegio di Propaganda
un fondo di cinquantamila scudi per
le missioni dell £tio[)ia, ed il Pon-
tefice Clemente XI, Albani, d'Urbino
inviò nuovi missionarii nell' India,
nella China, nella Persia, nell'Etio-
pia, nell'Egitto e nel Mogol, come
l'acconta monsignor Lajileau nel
libro II della vita di quel Pontefi-
ce. Ma tutto fu inutile. La lotta fra
i sovrani, che avevano abbracciati!
la romana comunione, ed i sudtlili,
che persistevano nell' eresia di Euti-
che, da' loro maggiori trasmessa, non
durò meno di i i4 anni, né cesso su
So ABI
non dopo la partenza dei Gesuiti, il
che die' luogo alla prevalenza negli
errori dogmatici. Nondimeno, nel
1704 ricevè Clemente XI, per mez-
zo del p. Giuseppe da Gerusalem-
me, una lettera del re d' Etiopia ,
colla quale significava al Santo Pa-
dre la sua propensione ad unirsi alla
Chiesa Romana. A ciò il Papa ri-
spose con un Breve, esoi-tandolo a
metter in esecuzione il proposito
ncli' atto che gli i'imandava con al-
tri missionarii il suddetto religioso
e parecchi doni. Morto qucU' impe-
ratore, ricordò Clemente XI, con let-
tera de' 1 5 marzo 1712 al suc-
cessore di lui chiamato Giusto,
r impegno del suo predecessore, e
lo esortò a proteggere i missiona-
rii, che con preziosi doni gli man-
dava in imo all' arcivescovo di E-
tiopia , ed all' abbate generale del-
l'ordine di s. Antonio. Né punto ri-
liutossi il re dal permettere l'intera
libertà di predicare il vangelo nel
suo reame: che anzi il vanitelo fe-
ce colà portentosi progressi. E una
nuova missione inviata dalla Pro-
paganda nel 1750, composta di tre
francescani, i pp. Nemedio, Martin,
e Boellesmen penetrò sino a Gondar,
sotto l'imperatore Yasons II, e giun-
se ad acquistar grandissima riputa-
zione e molta influenza in quella
corte. Ma da quel momento più
si resero difllcili le spedizioni a
quelle parti. Soltanto nel 1769 vi
penetrò il viaggiatore Brucc, e do-
po di lui sino al primo viaggio di
Salt nel iSo"), ed alla sua seconda
missione, nel 1809 e 18 io, niuu
altro europeo avca potuto entrarvi.
Finalmente nel i838 potè un mis-
sionario latino inviato dalla sacra
Congregazione di Propaganda giu-
gnere sul fine di marzo in Etio-
[>ia nel momento che da Adua ve-
ABI
nivano espulsi vari missionarii ete-
rodossi. Corse bensì egli grave pe-
ricolo di rimaner compreso nella
loro proscrizione, ma tratto innan-
zi al re ed a numerosa assemblea
di sacerdoti nazionali abissini, per
gran mercè del Signore vide con-
vertirsi in suo vantaggio il fosco nem-»
bo ond'era minacciato. Gli fìi dap-
prima chiesto chi si fosse, ed egli
rispose » cattolico, romano e sacer-
» dote. — E perchè venite in Abis-
» sinia, soggiunsero? — Per istruirmi
» nella lingua amarina ed etiopica ,
« per visitare i miei fratelli ed ado-
» perarmi alla salvezza delle loro a-
5> nime. — • Chi sono questi che voi
» nominate fratelli? — I cristiani tut-
« ti dell'Etiopia, e voi principalmen-
5j te, che della dignità sacerdotale sie-
>5 te investiti. — Adorate voi la cro-
'5 ce, la santissima Vergine, s. Miche-
" le, s. Giorgio? — Io non adoro che
" Dio, ma venei'o la croce perchè
» santificata dal contatto del Reden-
« tore, che vi mori e la bagnò col
» suo sangue, onoro la divina Ma-
» drc con culto particolare, ed in-
3' voco la intercessione degli Angeli
" e dei Santi. — Quante nascite vi
» hanno in G. C. ? — Due, l'ima e-
» terna del Padre , temporale 1' al-
» tra da Maria santissima. Bene, sia-
5' mo paghi , voi potete rimanere
35 senza timore '. — Equi ebbe fine
rinterrogat<)rio e l'adunanza si sciol-
se, manittistando sentimenti di bene-
volenza e di propensione pel mis-»
sionario. Questi , festeggiato poscia
dal re, e ospitalmente accolto dai
primarii della città, ebbe ad avve-
dersi procedere dall' ignoranza ed
incuria del clero, tutti gli errori dai
quali è miseramente contaminata la
credenza degli abissini. In una con-
ferenza religiosa tenuta con quel mis-
sionario convennero di tatti, che lo
.A ?. I
Spirilo Santo procede dal Padre e
rial Figlio, (jhe in Gesìi Cristo vi lia
una sola persona con due nature ,
e che la cattedra di san IMetro è
la prima del mondo , ove alber-
ga, e donde si parte la verità. Die-
tro tali premesse in un' altra adu-
nanza soggiinise il missionario « Per-
J5 che noiì siete ad essa cattedra uni-
" ti? — Noi lo siamo, risposero, cri-
55 spettiamo i Santi cattolici, e le loro
» virttx. — Perchè adunque non do-
»' mandate a Roma un vescovo ? — •
" Non vi è r uso , spetta ad Alcs-
" sandria l'inviarlo. — Alessandria
» però è ella unita con Roma, che
» voi conoscete per sola sede della
5> verità? — Ebbene, tocca ad A-
» lessandria l'accomodarsi con Ro-
" ma. — Potrò io diniqne frattan-
« to scrivere a R.oma , chiedere al
» Papa la benedizione apostolica per
w voi tutti suoi figliuoli lontani ?
?» — Si certamente ; ditegli anzi
s> che rispetteremo nel suo braccio
jj che ci benedice , il braccio di
5j san Pietro , anzi quello di Gesù
» Cristo.
Si attendono in Adua altri mis-
sionarii cattolici e giova sperare che
Iddio ne benedica le apostoliche fa-
tiche, facendo che a sì lieto inco-
minciamento corrispondano frutti u-
bertosi.
Nel mese di febbraio iSSg si pre-
sentarono in Pioma al Pontefice Gre-
gorio XVI un irlandese con due a-
bissini, uno sacerdote, l'altro diaco-
no, e gli mniliarono una lettera d'al-
cuni sacerdoti di Abissinia, scritta
nella loro lingua, in pergamena, col-
la traduzione di d. Giuseppe Sapc-
to, prete della Congregazione della
missione, missionario apostolico in
Etiopia, colla data di Adua 28 lu-
glio i838, che riportiamo qui ap-
presso tradotta a conforto de' buoni.
ABI 3r
» A Gregorio XVI Vicario di Gc-
» sii Cristo, successore di s. Pietro e
" Pontefice Massimo della Chiesa.
» S. Gabriele in Adua del Tigre
*! in Etiopia, i838.
-•> Noi ci congratuliamo con Sua
■> Santità d' averci mandato un
•' prete romano , che abbia sapu-
>> to colle sue parole ed esempio
-•; farci rientrare nell'amore col ca-
" pò della Chiesa. Sia persuasa Sua
» Santità , che noi guarderemo
5' con occhio di predilezione il suo
« inviato, ed altri pure che lo so-
-•' miglino e ci vogliano istruire
" de' nostri doveri verso il nostro
" padre e pastore. Le bugie che ci
» contarono gì' invidiosi della catte-
» dra di s. Pietro sono obbligate a
' -•' tacersi alle buone ragioni ed al-
5' le opei'e, che ci mostra Sapeto
■5 Giuseppe, e non possiamo non con-
•' fessale, che la Chiesa Piomana è la
» Cliiesa del Cristo. E con questa
-•' fede che noi baciamo il santo
" piede, e genuflessi domandiamo la
-'5 Papale benedizione ".
Quanto è ad altre particolarità
dell' Abissinia , gli obelischi di A-
xum ecc. , gli avvenimenti descrit-
ti dalle cronache abissinie, e con-
servati dagli scrittori greci e latini
e dagli storici mussulmani delle In-
die, non che il carattere impresso
sulle figure dei basso-rilievi adornan-
ti i templi sotterranei di Salcette,
di Elefantina e di Elora provano
che gli abissini odierni sono ben
lontani dall' eguagliare i loro anti-
chi nella politica, nella guerra, nel-
la navigazione. La feudale anarchia,
che regna in quello stato, debbesi at-
tribuire all' indolenza a cui gli a-
bissini sono dati in preda, e nulli li
rende nel commercio, nell' industria
e nelle lettere. L'imperator dell' A-
bissinia è padrone assoluto della vita
32 AH!
e delle sostanze de' suoi sudditi.
r!on<;ecrato viene dal p;ilriav(^a (k-l-
l\\Jjissinia in una delle maggiori
chiese dell' inijiero, ed in mezzo al-
le acclamazioni universali. Una del-
le rendite considerabili di quel so-
vrano è l'ordine cavalleresco di s.
Antonio, ordine, che vuoisi com-
perare a caro prezzo, e che in par-
te è ecclesiastico , in parte milita-
re. La lingua dell' Abissinia è di
due sorta. La prima e la più anti-
ca è quella di Teez, cosi detta per-
chè si parlava nel regno di quel no-
me. E un dialetto dell'arabo e fu la
prima che si cominciasse a scrivere
in quella regione, onde è che in essa
.sono scritti tutti i libri sacri e pro-
fani dell'Etiopia. L'altra è quella di
yéwhari. È molto difficile a scriversi
ed ha sette caratteri non usati nel-
TEtiopia. J^ . Copti, Etiopia, Pke-
TE Gianni.
ABITI DIVERSE
Abiti de Cardinali. V. \ esti
Cardinalizie, Udienze concesse dai
Pontefici, e Cappelle Pontificie.
Ar.tTi di Cavalieri, di ordini vii-
lilari ed equestri. T . gli articoli d o-
gni ordine rispettivo.
AiiiTi dei dignilarii Palatini, dei
militari ed altri individui della
Corte Romana. V. gli articoli che
li riguardano , e Cueictjlaeii o fa-
miliari PONTIFICII.
Abiti dei Capitoli. V. \ artico-
lo che li riguarda ; e quelli del-
le i-ispeltive chiese, per le parti-
colari prerogative, distinzioni ed in-
segne.
AniTi delle JMonaehe. V . gli ar-
ticoli risjx'flivi e quelli che appar-
tengono agli Ordini religiosi di mo-
nache, e pie istituzioni di donne.
Abiti di Prelati. V. Prelati e
CoLLEGii Prelatizii , sccoudo le
diverse particolari den()ininazi(»ni .
A r, l
Atìiti de lìomani Pontefici. /'.
Vesti, Viacoi, Villeggi atup.f, dei
Pontefici e Cappelle Papali.
Abiti de' Patriarchi e de' Feacovi.
T . Patriarchi e Vescovi.
Abiti de' Religiosi. P^. gli arti-
coU di ciascun ordine religioso.
x\biti delle Arciconfralernite e
Confraternite , che assumono i ri-
spettivi confrati. V. Arciconfrater-
nite e Confraternite.
ABITO degli ecclesiastici . Nei
quattro primi secoli l'abito dell' ec-
clesiastico non dilferiva punto da
quello dei laici, ed i sacri ministri
per ben tre secoli nelle loro funzioni
non portavano abiti nella forma dil-
ferenti dai comuni. S. Girolamo è il
primo de' ss. Padri, il quale faccia
parola degli abiti usati dai ministri
dell'altare pel servizio divino. La
differenza però di cotesti consisteva
non già nella forma, ma soltanto
nella ricchezza e decenza.
Pochi anni dopo la pace della
Chiesa, fu proibito agli ecclc-siastici
di vestire alla foggia dei laici. Non
si può per altro asserire con cer-
tezza qual fosse il colore prescritto
dapprima ai sacri ministri. Il Ba-
ronio opina che questo fosse il bru-
no od il violaceo.
L'abito clericale, che il concilio
di Trento comanda di portare ai
l)eneficiati ed a quelli che .sono fre-
giati degli ordini .sacri, è la veste
talare. Lo stesso decretarono i Ro-
mani Pontefici ed i conci Hi, che fu-
rono celebrati dopo quell'ciioca. Se-
condo l'asserzione del dottissimo Pa-
pa Benedetto XIV, questo abito
divenne proprio dei chierici dopo il
1 3oo , epoca in cui i laici lascia-
rono le vesti lunghe per assumere
le corte.
ABIURA. Solenne detestazione
delle eresie colla prnlcNla di credere
ABI
ditte le verità della cattolica fe-
de o coi giurainciìto di restare inai
sempre ad essa fedele. I teologi ed
i canonisti distinguono quattro sor-
ta di abiure, vale a dire : de hac-
resi formali, de i'ehcmcnti, de levi ,
de violenta suspicione haeresis. L'al>
iura de formali viene comandata agli
apostati ed agli eretici conosciuti per
tali notoriamente: quella de velie-
menti si fa da coloro, che diedero
agli altri forte motivo di sospettare
della lor fède; a quella de levi sono
obbligali tutti i fedeli, che diede-
ro soltanto leggeri sospetti di ere-
sia : r abiura de violenta suspicio-
ne haeresis finalmente deve farsi
da chi venne in sospetto di eresia per
aver detto o fatto cose inducenti il
giudice a ritenerlo per eretico. Al-
r abiura sono tenuti tutti gli ereti-
ci , se vogliono riconciliarsi colla
Cliiesa : pratica la quale fu mai sem-
pre in vigore. Leggesi nella storia
ecclesiastica , che agli eretici i qua-
li usavano una forma viziosa nel-
l'amministrare il battesimo, si con-
feriva questo sacramento dopo l'ab-
iui'a de' loro errori. Altri eretici
presso i quali non era in uso il sa-
cramento della Confermazione, do-
po aver abiurata la eresia, si ricon-
ciliavano colla Chiesa, e venivano
unti col sacro Crisma nella fronte,
ne^li occhi, nelle mani, nella hoc-
ca,- nelle orecchie.
Le ahìure de forniali, devehemen-
ti, de violenta suspicione si fanno in
pubblico con molte ceremonie; quella
de levi privatamente nelle mani del
vescovo, o dell' inquisitore. Vi sono
alcune leggi risguardanti quelli che
abiurano , e noi le riferiremo nel-
l'articolo seguente.
ABIURANTI. Nome dato a co-
loro che detestano le eresie di cui
sono infetti , e tornano in grembo
VOI.. I.
ABL 33
alla Cattolica Chiesa. I sacerdoti se-
colari, i quali fanno l'abiura de le.
i'/, non vengono impediti dall' escH--
citare tutti gli ordini, nò dall' am-
ministrare i .sacramenti od udire le
confessioni de' fedeli. Non cosi fu
stabilito per coloro che abiurano de
vehementi. All' incontro i regolari, i
quali fanno l'abiura anche de levi,
sono inabili a tutti i gradi ed oflll-
cii della loro religione. Gli abiu-
ranti de vehementi, se abbracciano
realmente ancora la eresia, e ne sie-
no convinti, si ritengono come re-
cidivi. Anche coloro i quali abiura-
l'ono formalmente un' eresia si con-
siderano come recidivi, se avvenga
che dieno accoglienza ad eretici, e
facciano ad essi regali , o prestino
favori, purché non possano addur-
re la scusa di averlo fatto per altri
motivi.
ABLEGATI Pontificii ed Apo-
stolici. Gli Ablegati pontificii sono
quelli, che vengono spediti dai Pa-
pi a recare i. ai sovrani le fascie
preziose da loro benedette pei neo-
nati piinclpi , eredi del regno ( F.
Fascib benedette); 2. ai novelH so-
vrani ed ai valorosi capitani, coni-
mendevoh per la difesa della Religio-
ne, il donativo delle onorifiche in-
segne, dello stocco, e berrettone be-
nedetti [Fedi); 3. la berretta car-
dinalizia ai novelli Cardinali, creati
assenti dal luogo ove ha sua resi-
denza il Pontefice. F. Berretta
Cardinaiizia.
Gli Ablegati apostolici sono poi
quelli che vengono inviati dai Pon-
tefici r. ai novelli Cardinali per ispe-
cial distinzione , col cappello rosso
Cai'dinalizio [Fedi); 2. a presentare
la rosa d'oro benedetta dai Papi ,
ed inviata in dono a chiese illustri,
a monarchi , e benemeriti personag-
gi. F. Rosa benedetta.
34 ABL
Tanto gli Ablegati pontificii che
gli apostolici si sogliono scegliere dal
numero dei monsignori camerieri
segreti e di onore : che se l'individuo
non è di questo grado e non ap-
partiene alla prelatura, viene dicliia-
rato tale per l' abito paonazzo, e ti-
tolo di Monsignore inerente alla me-
desima qualifica. Vi sono degli e-
sempi che gli Ablegati fì.uono anche
secolari nobih, particolarmente sotto
Benedetto XIV. Abbiamo dal mae-
stro di ceremonie Burcardo, anno
1 498, che papa Alessandro VI man-
dò il cappello cardinalizio al Cardi-
nal Giorgio d'Amboise arcivescovo di
Rouen, col mezzo del duca del valen-
tinese, Cesare Borgia, suo figlio. Nel
1727 Benedetto XIII spedi il mar-
chese del Bufalo della Valle Ablegato
a Firenze, colla Rosa d' oro per la
gran-duchessa Violante. A questi che
non era insignito di carattere eccle-
siastico , fu concesso nella funzione
d'indossare l'abito prelatizio. Sotto
Benedetto XIV, essendosi nel 1755
annegato nel porto di Genova l'Ab-
legato monsignoi'e Scotti, che reca-
va la berretta rossa in Ispagna al
Cardinal Cordova, quel Pontefice vi
fece supplire il cavalier Marcolini di
Fano. Clemente XIII nel 1770 man-
dò in Lisbona Ablegato a portar la
beiTetta al Cardinal Carvaial, il com-
mendatore d. Cesare Lambcrtini ni-
pote di Benedetto XIV; e nel 1778
dopo aver creato Cardinale il nun-
zio di Portogallo Conti, emanò due
pontificii brevi , con uno de' quali
dichiarò cameriere segreto il p. Mar-
co Antonio Conti, fratello del por-
porato, che dimorava presso di esso,
benché fosse religioso somasco , e
coir altro gli die' facoltà di presen-
targli la bei-retta Cardinalizia.
ABLUZIONE. Voce hturgica che
significa l'uso del vino e dell'acqua
ABL
fatto dal sacerdote dopo la comvmio-
ne, affine di purificare il calice e le
proprie dita. Due sono le abluzioni;
la prima si fa col solo vino che si
versa nel calice subito dopo la co-
munione, la seconda consiste nel-
r uso del vino e dell'acqua versati
sopra le dita del sacerdote per pu-
rificarle. Della prima fa menzione
Innocenzo III nel cap. Ex parte,
de celebrai, miss. , colle seguenti
parole: Semper sacerdos vinuni pro-
fundere debet, postquani totani ac-
ceperit Eucharistice sacramentum ,
nisi cum eodeni die aliani missam
debuerit celebrare , ne , si forte
vimini perfusionis accìperet , cele-
brationeni aliam impediret . Da
questa decretale ben si deduce,
che dopo la comunione il sacerdo-
te anche nei tempi antichi beveva
la prima abluzione. S. Tommaso
(p. 3. g. 83. a. 5 ad deciniuni)
di ciò rende ragione dicendo :
J^inuni ratione suce huniiditatis est
ahlutio, et ideo suniilur post sii-
sceptionem hujus sacramenti ad
abluenduni os , ne aliquae reli-
quiae remaneant . La prima ablu-
zione si deve fare col solo vi-
no ; e gli astemii che lo abborrono
non possono valersi dell' acqua in
sua vece, se non per dispensa pon-
tificia. RigLiardo alla seconda ablu-
zione, r Angelico ( loc. cit. ) non fa
veruna memoria dell' acqua, né di-
ce che si bevesse dal sacerdote. 11
Durando ( lib. IV, e. 55 ) espressa-
mente insegna che si gettava in un
luogo mondo ; oggidì per maggiore
riverenza al sagramento, e ad evitare
il pericolo che non resti qualche fram-
mento dellOstia attaccato alle dita, o
qualche goccia del Sangue aderente
alla coppa del calice, si beve dal
sacerdote la seconda abluzione. Il
Pontefice s. Pio V scrisse all' airi-
ABL
vescovo di Tarragona che le ablu-
zioni si dovevano assumere dalia
medesima parte del calice dalla qua-
le si era preso il Sangue.
Oltreché a indicare la predetta ce-
remonia, la voce abluzione vale a si-
gnificare l'uso che faceasi un tempo
del vino e dell' acqua da quelli che
ricevuto avevano la santissima Eu-
caristia.
Sotto il nome di abluzione in-
tendesi non solamente la purifica-
zione del calice o della bocca dopo
la comunione, ma il rito ancora che
deve pi'aticare il sacerdote di lavar-
si le dita prima d'indossare i sagri
paramenti per la messa, e durante
la messa, dopo 1' offerta. La prima
abluzione venne istituita nella chie-
sa ad esempio della ceremonia pre-
scritta dal Signoi'e nell' Esodo [Exod.
e. XXX. ) , per cui Aronne e i suoi
figU, prima di accostarsi all' altare,
doveano lavarsi le mani e i piedi .
A tal viopo era situata una magni-
fica vasca nel tabernacolo. Però un
tal rito non pratica la chiesa come
per osservare un ceremoniale del-
l'antica legge, ma per una riveren-
za al divin sagrifizio, e per rammen-
tar al sacerdote la purezza dell' a-
nima, senza cui è delitto il presen-
tarsi agli altari. Questo costume è
antichissimo nella Chiesa. S. Gio-
vanni Crisostomo ne fa menzione
in un' omelia al popolo d'Antiochia
[Hom. 20. n. 7)^ /Ve aucleas illods
mnnibus sacravi victìmani allrectare,
etiamsi mille necessitatibus premaris.
Paolino vescovo di Tiro, presso Euse-
bio (lib. X. e. 1 4-)) narra di aver edifi-
cato e consecrato un tempio nell' an-
no 3 1 4? e di avervi stabilite due pile
perchè i fedeli si lavassero prima di
entrarvi a far orazione e ad assi-
stere ai santi misteri. Da ciò Be-
nedetto XIV, nella sua opera De
ABO ^ 35
sacrificio Missce (lib. l, e. 12, n. 3),
inferisce che a molto maggior ra-
gione dovea usarsi tal ceremonia
dai sacerdoti prima che celebras-
sero. Il Martene tratta eruditamente
su cp.iesta materia nell' opera De
antiquis ecclesice ritibus in divin.
celebrand. qffìc. lib. I. cap. 4- ai't. 1 2.
La seconda abluzione delle dita
si fa dal sacerdote nella messa do-
po eh' egli ha detta 1' orazione Ve-
ni sanctificator etc. e benedetta l'of-
ferta. Allora si parte dal mezzo del-
l' altare e si reca al lato dell' e-
pistola, dove il ministro gli versa
l'acqua intanto ch'ei recita il salmo
Lavabo inter innocentes etc. col Glo-
ria Patri, che nelle messe dei de-
funti e dalla Domenica di Passio-
ne fino al Sabba to santo si omette
in segno di tristezza. Di questa se-
conda abluzione parla s. Cirillo nel-
la sua Catechesi; dal che si vede
che il rito è fino dai primi secoli
della Chiesa. S. Tommaso ( p. 3. q.
83. a. 5. ad priniwn) adduce due
ragioni di un tal rito; la prima
di queste spetta alla pulitezza, l'al-
tra al morale. Ti tei mano [Exposit.
niyst.missae,c. XXXIV.) finalmente
sul proposito aggiugne che, sebbene
il sacerdote prima di vestirsi degU
abiti sagri siasi lavate le mani, nul-
laostante deve fare anche la secon-
da abluzione per indicare la som-
ma innocenza onde lo si vuole for-
nito.
Nella messa solenne anticamente
si usavano due abluzioni ; la prima
dopo l'offertorio, l'altra dopo la in-
censazione dell'altare. Nella presente
Liturgia di queste due abluzioni non
si conserva che la seconda. Intorno
a ciò si occupa distesamente il Vert,
t. IV. pag. 174.
ABO. Città marittima vescovi-
le della Finlandia, ora posseduta
36 ABR
dalla Russia. Avvi una Uuiversità
fondata nel 1640 dalla regina Cri-
stina . Il vescovado instituito nel
ì I 58 dal sommo Pontefice Adria-
no IV era un tempo sufliaganeo
di Upsal; ma fino dal secolo de-
cimoquinto seguì la riforma lute-
rana-episcopale.
ABRAAMO (s.) , vescovo e mar-
tire di Arbella, nota oggidì col no-
me di Irbilj suggellò la fede col
proprio sangue l'aiXQO di Cristo 348,
quinto della persecuzione di Sapore.
La sua festa è riportata al dì 5 di
febbraio.
ABRAMIANI. Eretici del prin-
cipio del secolo nono, nel tempo in
cui Niceforo governava l' impero di
Oriente, e Carlo Magno quello di
Occidente. Costoro rinnovarono gii
eri'ori de' Paulianisti.
ABRA.MO (s.) eremita, nato a
Ghidana in Mesopotamia, vicino al-
la città di Edessa verso l'anno 36o.
Egli per pura obbedienza ai suol ge-
nitori, illustri in lignaggio ed in
pietà, abbracciò il matrimonio. Nel
giorno stesso delle nozze però, avu-
tone consentimento dalla sposa, cor-
se a vivere in cupa solitudine, do-
ve le austerità della penitenza era-
no le sue più care delizie, e dove
ei visse cinquant' anni in odore di
siugolar santità. Di Abramo si gio-
vò grandemente il vescovo di E-
dessa per convertire a G. C. i pa-
gani di una borgata popolatissima.
Vinse il santo la invincibile riti'o-
sia di quegl' idolatri, e dopo quat-
tro anni che si condusse fia loro ,
tornò alla sua cella. Ivi morì attor-
niato da immensa folla di popolo
accorso a riceverne la estrema be-
nedizione. — Una sua nipote, Ma-
ria, della quale diremo a luogo, fu
da lui tolta al peccato e restituita
nlla via della rettitudine, anzi, nie-
ABR
diaute lui , santificata. Il nome di
eremita sì pio Icggesi ne' calenda-
ri greci, latini e cofti. Egli è ricor-
dato a' i5 di marzo.
ABRAMO (s.), fondatore e abba-
te di un monastero nell'Alvergaa,
nacque nell'alta Siria in riva all' Eu-
frate. Lasciò la patria con animo
d'imitare il gran patriarca del pro-
prio nome; ma, tenuto cinque anni
dai barbari in prigione, non potè
compiere il santissimo divisamento.
Riavuta la libertà, fondò il monaste-
ro di cui, com'è detto, fu anco abba-
te, e dove condusse in grau nume-
ro discepoli alla evangelica perfe-
zione. Secondo s. Gregorio di Tours,
fu eziandio taumaturgo. Morì verso
l'anno ^'ji. Egli è nominato sotto
il 1 5 di giugno nel martirologio ro-
mano.
ABRAMO (s.), solitario, poi apo-
stolo infaticabile applicato massima-
mente a sterminare la idolatria ,
quindi vescovo di Carres nella Me-
sopotamia, predicò l'Evangelio in un
villaggio del monte Libano, dove si
fermò tre anni dando pruove di cuo-
re libéralissimo, onde si cattivò l'a-
nimo di molti, prima suoi mortali
nemici. Quando dalla solitudine lo
si chiamò al vescovato, la elevatez-
za del posto non nocque punto al
metodo della sua vita penitente ed
austera. Morì a Costantinopoli l'an-
no di Cristo ^11, e ottenne le ve-
nerazioni di Teodosio il Giovane,
che ne custodì rispettosamente una
veste, e la indossava alcuni dì a me-
moria di lui. Il giorno della sua fe-
sta è segnato al i4 febbraio.
ABRAMO (s.), martire. F. Sa-
roBE.
ABRITO. Città vescovile della
diocesi di Tracia, nella Mesia infe-
riore, un tempo suHiaganea alla me-
tropoli di Traianopoli.
J^
AC A
ACrvOSTOLA. Citlà vescovile del-
la diocesi d'Asia nella provincia del-
la Frigia la Salutare. Jerocle la
chiamò Demauraclin.
ACACIANI. Eretici, discej)oli di
Acacie. Quantunque s' ignori qual
fòsse la dottrina di questi setta-
rii, si può dedurla nondimeno dai
sentimenti del loro capo , che pro-
fessava l'arianismo. Era egli vesco-
vo di Cesarea; uomo invero distin-
to pei taUuiti, ma di nessun carat-
tere. Purché si trattasse della sua
gloria, i principii del dovei-e e del
giusto rimanevano oppressi nel cuo-
re. Sotto l'imperatore Costanzo ei fu
ariano deciso; nel regno di Giovia-
no fé' ritorno alla Chiesa Cattolica,
e sotto Valente di nuovo all' ariani-
smo. Molte indegne azioni da lui com-
messe lo fecero meritevole dell' ab-
hominazione di tutti i tempi. Ave-
va ordinato a vescovo di Gerusa-
lemme s. Cirillo, e poi lo depose ;
si era intromesso nel partito dell'an-
tipapa Felice, ed aveva influito per
l'esilio del Pontefice Liberio. Depo-
sto nel concilio di Seleucia e di
Lampsaco , mori senza consolare la
Chiesa del suo ravvedimento.
ACiiRIO (s.), monaco di Luxeul,
poi vescovo di JVoyon, venne dalla
oscurità del cliiostro elevato allo
splendore di quel posto verso l'an-
no 621. Ebbe grandi soccorsi dal-
lo zelo di sant' Amando , il quale
non era a quel tempo se non ve-
scovo regionario. Sotto l' egida di
Dagoberto l'e, potè sovra il popolo
molto autorevolmente. Mori nel 63q.
Se ne celebra la festa ai 27 di no-
vembre.
ACAZIO (s.) , vescovo di Antio-
chia neir Asia , soprannominato A-
gatangelo, ossia buon angelo, visse
al tempo della persecuzione di Decio
1' anno 200. — Riboccando la sua
ACC 37
diocesi di Marcioniti, che impuden-
temente sagiifieavano ai falsi nu-
mi, sejjpe egli contenere la greggia
in devozione inviolabile alla lède.
Degnissima di laude e di storia si
è la generosa confessione di questo
impavido prelato davanti a Marzia-
no ministro del persecutore, il quale
ne ammirò la saviezza e costanza
per modo che lo sciolse dai ceppi, e
gli fé' libero il professare la cristiana
religione. jXon è eerto se Acazio so-
pravvivesse molto ad essa confessio-
ne gloriosa. I greci , gli egiziani e
tutti gli orientali lo onorano ai 3i
di maiYo; ma il suo nome non tro-
vasi nel martirologio romano.
ACCADEMIE di Roma e Ponti-
ficie. \J Accademia è ciò che gli an-
tichi filosofia appellavano sella, ovve-
ro scuola. Siccome Platone apri la
sua scuola fuori delle porte di Ate-
ne, in mi luogo ombreggiato dalle
piante, il quale dal suo possessore
Ecadenie, Ecadcnio, o Acadenio fu
detto Ecadeinia e poscia Accade-
viiaj così ad imitazione della scuo-
la Platonica j non solo si chiamò
Accademia quell'adunanza d'uomi-
ni, o letterati, o filosofi, od arti-
sti, che insieme adoperano per T u-
tilità e incremento o delle lettere
e delle scienze, o delle arti, ma il
luogo pure, dove si adunano, fu col
medesimo nome significato. Cice-
rone die' nome di Accademia alla
sua celebre villa presso Pozzuoli,
ove clilettavasi conversare con dotti
amici sopra diversi argomenti filo-
sofici, e dove compose le famigera-
te Questioni accademiclie. 11 Tira"
boschi definisce l'Accademia per quel-
la società d' uomini eruditi, stretti
fra loro con certe leggi, a cui vo-
lontariamente obbediscono , e che, ra-
dunandosi insieme, or si fanno a di-
sputare di qualche erudita quistione,
38 ACG
ora producono e insieme sottometto-
no alle censure de' loro colleglli qual-
che saggio dell' ingegno e degli stu-
dii loro. Il Menocliio (tomo I, pag.
142) fa rimontare la origine dell'Ac-
cademia, fino ai tempi di Salomo-
ne, dal quale vuoisi fondato lo stu-
dio di Gerusalemme, e dice esservi
state nella Palestina delle Accade-
mie ovvero studii universali. Uno
ne avea la città di Cariai Seplier,
cioè città delle lettere, come si ha
dal libro di Giosuè al cap. XV, ed
uno ve n' era in altro luogo detto
Abela, dove pubblicamente pare che
vi professassero le scienze; il che si
può credere dal lib. II de' Re al
cap. 20 : Sermo dicebatar in veteri
proverbio : Qui interrogante inter-
rogent in A bela: et sic perficiehant.
Pare quindi che chi avea difficoltà
ricorresse ai dottori di Abela, e che
le loro risposte si stimassero oraco-
li. Finalmente in Theman, città del-
la Idumea, stimano alcuni che vi fos-
se un pubblico insegnamento nelle
scienze umane e divine. Tuttavolta
né quelle Accademie, né le institui-
te dopo la morte di Carlo Magno
avvenuta in Acquisgrana nell' 8 1 4,
sono le Accademie di cui qui in-
tendiamo far parola. Esse propria-
mente erano scuole pubbliche, le rpiali
chiamansi comunemente Università.
Se ne usurparono bensì il nome
tanto le Università, cpianto perfino
i luoghi di esercizii cavallereschi e le
scuole pel maneggio dei cavalli, co-
me anche qualsivoglia trattenimento
pubblico o privato di musica , di
giuochi e talvolta di danze, ecc. A
Carlo INIagno, dopo la sua discesa
in Italia, spetta la gloria di aver
pel primo instituite nel suo reale
palazzo e scuole e la piima Accademia,
nel senso moderno. Egli, il <[uale
prescrisse che ogni accademico as-
ACC
sumesse un nome letterario, per di-
mostrare una specie di uguaglianza
fra gli accademici, assunse quello di
Davide. Però l' esempio di Carlo
Magno non fu propriamente imitato
che nel secolo XIII da qualche Ac-
cademia d' Italia. Sulla mutazione
de' nomi accademici, veggasi Steph.
Borgia, t. II. Anedoct. in Blosii Pal-
ladii Orat. de prcestatione obedien-
tice Rhodioruin Leoni X.
Alenino, monaco inglese, membro
dell'Accademia di Carlo Magno, pre-
se il nome di Fiacco Albino.
A s. Celestino V, famoso per la
solenne rinunzia del pontificato se-
guita ai i3 dicembre del i'294, si
attribuisce l' istituzione di un' Acca-
demia ecclesiastica , appellata Acca-
demia dei consigli della Chiesa. Per
altro il Conringio opina, che quan-
tunque in Italia prima che altrove
si mettesse in viso questo nome di
Accademia, non si cominciasse ad
usarlo propriamente che nel secolo
XV ; ed ecco come in tale proposi-
to il Courtin si esprime nella sua
Enciclopedia intorno le Accademie
istituite durante questo secolo in Italia:
« Al rinascimento delle lettere, l'I-
» talia si coperse di accademie che
" propagarono il gusto della bella
» antichità, e produssero una gene-
» rale emulazione. In nessun paese
» le accademie furono tanto utili:
» né mai avvenne, come allora, che
" s'impadronirono, per così dire, di
» tutto un popolo, onde comunica-
» re una nuova attività a tutti gli
» intelletti, né pare mai che si ad-
» operasse con tanto ardore a sod-
» disfare 1' immenso bisogno d' i-
» struzione prodotto dal loro csem-
» pio, dai loro lavori e dallo splcn-
>i dorè di quelle loro solennità, per
» cui vere feste dello spirito pote-
!> vano chiamarsi '. Roma fu una
ACC
<ldle prime città a darne l' esempio.
11 Cardinal Bessarione di Trebison-
da, elevato alia porpora da Eugenio
IV nel 1439, e compagno dell' im-
perator Giovanni VII Paleologo al
Concilio Generale di Firenze, per-
sonaggio celebre per pietà, pruden-
za , allabilità e generosità, circa il
i44o adunava in propria casa i più
chiari ingegni, quali ei'ano p. e. l'Ar-
gisofilo, Teodoro Gaza, Gemisso, il
Filelfo , Carlo Poggio , e Flavio
Biondo segretarii d' Eugenio IV,
Lascaris, Lorenzo Valla, l'Androni-
co, Bartolommeo Platina, il Cam-
pano , il Domizio e varii alti'i uo-
mini sommi, aflìne di disputare in-
torno alla letteratm-a greca e lati-
na. Perfino la famiglia di quel dot-
to Cax'dinale era composta di uo-
mini colti nelle lingue e pei'iti in
ogni genere di letteratura, cosicché
la sua casa potea dirsi una vera
continua Accademia. F. Bessario-
ne Cardinale.
Contemporaneamente il Panormi-
ta istituiva in Napoli nella corte del
re Alfonso V d' Aragona, detto il
Magnifico, in un col Faccio e col
Valla , quella rispettabile società ,
che, presieduta dipoi da Gioviano
Fontano, si rese chiara col nome di
Accademia del Pontano. Ma né il
Bessarione, né il Pontano intitola-
rono Accademie le loro adunanze.
Le prime a così cliiamarsi furono
la Platonica di Firenze e la Ro-
mana : quella piantata per le scien-
ze da Cosimo de' Medici , cp.iesta
per le lettere e per T archeologia
istituita da Pomponio Leto, e nella
quale forono ascritti specialmente Fi-
lippo Buonaccorsi ( conosciuto sotto il
nome di Gallico esperiente) e Bar-
tolommeo Platina.
La Romana può veramente ri-
guai'darsi qual modello del maggior
ACC 3^
numero delle attuali Accademie, co-
me quella che sopra ogni altra si
è dedicata all' amena letteratura, alle
antichità, alle lingue classiche , e
c[ualche volta alle questioni flloso-
lìche. Questa prima Accademia let-
teraria però sofferse alcune vicen-
de sotto Paolo II, il quale quan-
tunque proteggesse grandemente i
letterati, come aderma Gaspai'e Vero-
nese nel libro III De gestis Paidi li i
pure, amando che ai lumi si accop-
piassero i costumi, non potea soffrire
in Roma un'Accademia, nella qua-
le pervertendosi la pura religione
coi pessimi costumi, s' insegnasse es-
ser lecito ad ognuno il goder di
ogni piacere, e si rigettasse il no-
me ricevuto nel battesimo , affm
di prendere quello degli etnici. A
tali scandali aggiugnendosi ancora
r accusa data a quegli accademi-
ci di voler attentare contro la vi-
ta del Pontefice, egli, comincian-
do da Callimaco , ne fece incar-
cerare quanti più potè, e ne sotto-
mise alcimi alla tortura. Il Platina
però, soggetto ad egual sorte, prese
per tutti la difesa ; dimostrò non
essere illecito a' cristiani il trattare
gli argomenti più alti della filoso-
fìa, il versare sovra Platone lodato
sommamente da s. Agostino, e lo
scambiare il pi'oprio nome per ri-
verenza a quelli degli antichi mae-
stri in sapienza . Laonde, sia che
tali ragioni avessero mitigato l'ani-
mo del Pontefice, sia che recandosi
egli personalmente per ben due vol-
te a visitare quegl' infelici, com-
mosso dentro di sé, amasse più il
perdono, che la punizione; certo è
che dopo un anno rese a tutti la
libertà e gli onori di che gli aveva
.spogliati.
Assolti gli accademici , anche
l'Accademia Romana, che per le
4o AC e
vicende loro era stata soppressa, sorse
a vita novella, e Pomponio Leto,
amministratore dei moniunenti del-
la classica antichità, fu il primo a
raccogliere nella sua casa prossima
al Quirinale antichi marmi; onde
a lui si debbono, dopo l'instituzio-
ne della prima accademia letteraria,
il primo Museo e la prima Acca-
demia archeologica in Europa. Fe-
derico III imperatore, con diploma
del i4^2, concesse alla Romana Ac-
cademia grandi privilegi per la bcl-
r opera eh' essa prestava specialmen-
te si nel correggere e pubblicare i
classici scrittori, si nel conservare i
monumenti antichi ; stampando in-
oltie per la prima volta le inscri-
zioni antiche di Roma , descriven-
done i nol)iIi avanzi , tornando il
latino idioma alla pristina puri-
tà, prima in Roma, e poi col mez-
zo dei suoi corrispondenti in tut-
ta r Italia, ed al di là delle Al-
]ii. Forse era sotto la vista della
lingua latina coltivata da questa Ac-
cademia, che Pomponio Leto per-
suase il popolo Romano a celebra-
re cristianamente nella chiesa d' A-
raceli il natale di Roma. Ivi vm
accademico recitava analogo discor-
so, tenendosi poscia lauto banchetto
in Campidoglio ( V. Musei , Iscri-
zioni ) . Progredì felicemente l'Ac-
cademia Romana di letteratura e
di archeologia nel Pontificato di
Giulio II, nipote di Sisto IV, elevato
al triregno nel i5o3, e viemmaggior-
mento sotto (fucilo aureo di Leone X,
che gli succedette nel 1 5 r 3 : anzi sot-
to questo secondo mecenate l'Acca-
demia sali alla più alta nominanza.
I pili scelti ingegni italiani, radu-
nati o in casa di qualche proteg-
gitoi'c delle scienze, o in ([ualchc
ameno giardino, o sulle sponde; del
Tevere, alT ombra dei boschetti j-e-
ACC
citavano jxiesie, ragionavano di e-
rudizione e si rici'eavano piacevol-
mente. Ma r infausto avvenimento
del saccheggio di Roma seguito l'an-
no i52 7 nel Pontificato di Clemen-
te VII, Medici, fu fatale anche alla
Romana Accademia, la (juale in se-
guito, e verso il i joo, quasi affat-
to venne a mancare. Ben poco do-
po risorse, ma non diu'ò lungamen-
te. Tuttavolta Clemente XI, fiorito
nel 1700, secondando lo zelo del
dotto prelato Giovanni Ciampini, la
fece rivivere, dandole a protettole
il Cardinal Gabrielli, ed a presi-
dente il proprio nipote Albani, di-
venuto poi Cardinale. Questi, mece-
nate delle belle arti e dei cultori
loro, fabbricò il museo, e la \'il-
la Albani ( F. Ville ). Nel Ponti-
ficato di Benedetto XIV l'v^ccade-
mia di letteratm-a e d' archeologia
Romana riprese nuova vita. Assunto
egli al sommo Pontificato, al titolo
di Romana Accademia di storia e
di archeologia aggiunse quello di
pontifìcia, le diede nuove leggi, ne ri-
dusse a soli quattordici i membri ,
nominò a suoi protettori i principi Co-
lonna, e le die' sede stabile in Cam-
pidoglio, dove si univa una volta al
mese assistendovi lo stesso Pontefi-
ce. Colla morte però di lui l'Acca-
demia si estinse. Nei primordii del
secolo XIX il governo francese si
fé' a ristorarla, collocandola prima
nel palazzo Corsini, indi, per decre-
to di Napoleone, in Campidoglio, ove
l'avca posta Benedeito Xl\.
Pio VII restituito gloriosamente
a Roma nel 18 i4 diede all' archeo-
logica Accademia un assegno sopra
il pubblico erario, ed il celebre Ca-
nova la provvide di fondi finché
visse. L«'one XII, creato nel 189.3,
la eccettuò dalle altre nella celebre
cnsiilu/ione (^itnd divina sapicnlia ,
A ce
e^rnfaiulola ilalla soggoziono allo
sucre congrogazioiii tlegli stiulii ; e
]*i() Vili, che alla morte di Canova
ìc sta!>ili%'a le rendite dal valentissi-
mo scultore contribuite in vita, medi-
lava pur di nobilitarla con somme
distinzioni ; ma il suo pontifìcjilo
così breve non gli permise di reca-
re i bei pensieri ad effetto.
Gregorio XVI felicemente re-
gnante compì la promessa del suo
antecessore dando sede all' Accade-
mia neir Università, e conceden-
dole ancora nella stamperia del-
la reverenda Camera apostolica la
gi'atuita stampa delle carte accade-
miclie e d(>gli alti , de' quali già
sette preziosi tomi in foglio videro
la pidihlica luce. L'Accademia ha
per protettore il Cardinal Camer-
lengo prò tempore di s. Romana
Chiesa, è diretta da vm presidente
triennale, che come le altre cariche
viene scelto fra i socii ordinarii.
Pi'esen temente sono trenta questi so-
cii ordinarii, ed al numero di dieci
possono giugnere i soprannumerarii,
oltre quaranta corrispondenti in tut-
ta 1 Europa e trenta socii d'onore. I
Sovrani ed i Cardinali formano ima
classe a parte. Il segretario ed il
conservatore dell" archivio sono per-
petui : il tesoriere, non meno che i
cinque suoi cen- iri , sono trienna-
li. L' Accademia premia con meda-
glia d' oro , ad ogni biennio , la
migliore dissertazione sopra vm ar-
gomento di archeologia, ammetten-
do al concorso tutti i letterati d'Eu-
ropa, meno i suoi socii ordinarii ed
onorarii, e pubblicando ogni anno
uno o più volumi de' suoi atti. R.i-
sponde e giudica le questioni di ar-
cheologia, che le vengono sottopo-
ste, anche da letterati ed Accademie
estere, ed a lei si appartiene il dar
voto per la collocazione nella Pro-
VOL. I.
A ce \i
tomoleca capitolina dei i-itralti de-
gl' italiani insigni in ogni classici
erudizione . Si aduna solennemente
ogni anno in comune con V altra-
insigne Pontificia Accademia delle
bcll(* arti di s. Luca, e celebra, con
solenne ex)nvito e analogo discorso,
il giorno della fondazione di Roma,
eh' è il 2 1 di aprile.
Il secolo XVI, che ha dato vita
all'Accademia Romana di storia e
di archeologia, dava vita eziandio a
sempre nuove Accademie, assumendo
ciascuna di esse particolari denomi-
nazioni ed insegne, e gli accademi-
ci un nome sempre nuovo , singo-
lare e stilano. 'Talora questi cliii-
mavasi \' Agghiaccialo, Y Ansioso, il
Difeso, Y Incruscalo, V Infarinalo e
r Infiammato, quegli il Propaggina-
to, il Pasciuto, il Rifiorito, ecc. Né
le stesse donne erano in quel secola
escluse dalle Accademie, come quelle
che assai di que' giorni si dedicava-
no ai begli studii. Quindi in Roma,
oltre la detta Romana Accademia di
Pomponio Leto, forono celebri in
quel secolo, I' Accademia de vigna-
iuoli piantata da Uberto Strozzi
gentiluomo mantovano, alla quale
intervenendo i piti chiai'i uomini di
fpiel tempo, dalle cose villereccie
prendeano comunemente ì sopran-
nomi loro, dicendosi, a cagione d' e-
sempio, il cotogno, Yagreslo, il mo-
sto ecc. Indi successe quella della
Firth istituita dal Sanese, Claudio
Tolommei, famigliare di Pier Lui-
gi Farnese duca di Parma. In mez-
zo ad alcune ridicole pratiche, que-
gli accademici impresero a diluci-
dare il testo di Vitruvio sull' ar-
chitettura, e come facevano grandi
feste nel carnovale all' elezione del
re loro, così ne aveano in ricom-
pensa da lui vma lauta cena, nel-
la quale tutti lo presentavano di
6
4^ ACC
i|ualche ridicolo donativo , accom-
pagnalo da alcun poetico componi-
mento, lìcn [)rcslo anche qiicU' Ac-
cademia della J' irlìi fu disciolta, e
venne sostituita da quella dello Sde-
gno , fondata dal medesimo To-
lommei l'anno i^^i, nel Pontifi-
cato di Paolo III.
Però a piii gravi studii era de-
stinata l'Accademia eretta nel iSSq
ai tempi di Pio IV da s. Carlo Bor-
lomeo nella propria casa, e che
accoglieva il fiore degli eletti in-
gegni, la cui principale applicazione
versava sulla morale filosofia. JMa
dopo il 1 562, nel quale morì il conte
Federigo Borromeo, fratello del
santo , si volse l'Accademia a trat-
tare di cose sacre, e dal luogo ( il
Vaticano ) e dall' ora in cui teneva
le sue adunanze prese il nome di
Noni Faticane. Anche in questa o-
gni accademico prendeva im nome
finto, e s. Carlo volle esser chiama-
to il Caos. Benché dopo la morte
del suo primo fautore le si dessero
nuove norme, esse non bastarono
a salvarla da un notabile deperi-
mento. Nel 1750 venne data alla
luce in Augusta ima nuova edizio-
ne delle Omelie di s. Carlo, e dei
suoi discorsi, ove sono compresi i
sermoni delle Noctes Vaticanx })rc-
ciiduli dal ConviKHum nocLiuni i-ali-
cananiin, del Cardinal Agostino Va-
lerio vescovo di Vei'ona.
Altre Accademie lloinanepur fu-
rono piantate nel medesimo secolo
XVI, quella cioè degl' Intrepidi, in-
stituita circa il i56o, quella degli
Animosi, nel 1^76, e quella degli
Illiiininati , a cui diede piinei|.io nel
i5<:)8 la marchesa Al(l(ii)raiidiiii I-
sabella Pallavicini, rinomata nei fa-
sti delle lettere ; e finalmente falci-
la degli Ordinali, raccolta da (iiu-
li(j Strozzi fiorentino in casa di
ACC
Giambattista Dati pur fiorentino, e-
letto Cardinale nel 1608. — La
protezione dagli Aldobrandini , pa-
renti di quel Cardinale, accordata
all'Accademia degli Ordinati, ed i
canti, le sinfonie che la accompa-
gnavano, assai frccpienti rendevano
le sue tornate. Nondimeno, tanto
splendore quasi meteora disparve .
Gareggiava cogli Ordinati l'Acca-
demia degli Umoristi, fondata da
Paolo Mancini patrizio romano, che
fu capitano delle guardie nel movi-
mento fatto da Clemente Vili per oc-
cupare Ferrara. Toinato a Roma il
Mancini e condotta in moglie Vittoria
Capozzi 5 nelle allegrezze nuziali co-
minciarono alcuni amici di Paolo a
rappresentare commedie ed a re-
citare poesie. Il plauso con cui ve-
nivano accolti tali componimenti fé'
dare agli autori il nome di Begli
Umori, e quindi cpielio di Umori-
sti da essi assunto, subito che si u-
nirono in coi-po accademico. La sa-
la stessa, in cui tenca quel corpo
le proprie adunanze, pareva invitare
tutti a concorrervi. Intorno ad essa
aggiravasi una vaga ringhiera dalla
quale le principesse e le dame roma-
ne godevano star spettatrici. In feli-
ce stato mantennesi quell'Accade-
mia sino al 1670, fretpientandola il
jiocta INIarini, il Cardinale Sforza
Pallavicino, Giambattista Guarini,
ed Alessandro Tassoni. Dopo il iG^o
venne a poco a poco siffatta unente
languendo , che si estinse del tut-
to; e tornarono a vuoto gli sforzi
di Clemente XI, che, ficendo ])ar-
te di quel corpo, nel 1 417 sludia-
vasi di rianimarla, noniinamlovi a
presidente Alessandro Alhani. Che
anzi la medesima sala ilelle adu-
nanze fii venduta nel 1738 al ciot-
to Cardinal di l'Ieury, e poi servì,
com' è al picscule, [>er 1' Accademia
ACC
(li pittiua. Sino all'anno I7')9 si
eia conservata in (jucsta sala l'ar-
ma del Tassoni, consistente in una
.sega, che incominciava a segare un
masso. Aveva a lato un piccolo va-
so, con queste parole: si No?f falta
EL UMOR { se non manca V acqua), e
più basso l'arma del Tassoni, edalla
parte superiore, in campo azzun-o,
un' a(juila nera ad ali spiegate , e
neir inferiore un tasso ritto sidle
zampe.
Ninna ti-a le Accademie che al
cader del XVI ed al principio del
XVII secolo furono istituite pote-
va uguagliarsi a quella dei Lincei
fondata nel i6o3 in sua casa dal
principe Federico Cesi di Acquaspar-
ta coniando egli 1 8 anni di età, unita-
mente a Gio. Eckio olandese, e cosi
denominata perchè gli accademici
presero a simbolo una lince aflìne di
spiegar 1' acutezza, con cui tendea-
no a svelare i misteri della natura,
e ad investigare nell'antica filosofìa
di Aristotele. — Quest' Accademia
può considerarsi la primogenita di
tutte le altre che avessero por isco-
po le scienze naturali, anteriore a
(pielle di Parigi, di Londra, di Pie-
Irobtu'go , di Eerlino , del Cimento
e dell' istituto di Bologna. Si vede nel
principio della sua storia scritta dal
Bianchi, una medaglia, da una par-
te rappresentante il busto del prin-
cipe Cesi , e nel rovescio una lin-
ce posta nel mezzo d' una corona
civica con l' iscrizione Lynceis insli-
tuLìs. Gli accademici portavano un a-
nello d'orOj il cui castone contene-
va uno smeraldo, nel quale erano
incisi una lince, il nome del fonda-
tore e quello dell'Accademia. 11 j)rin-
cipc Cesi voleva dar anche agli ac-
cademici un vestimento particolare,
ed erigere il loro istituto quasi in
ordine di cavalleria. Pochi n'erano
ACC 43
i membri, ma in profomlità di stien-
za elettissimi : che a tal maniera d'uo-
mini soltanto dato era l' onore di
appartenervi. Un Galileo, un Fabio
Colonna, un Francesco Stelluti eb-
bero seggio tra essi. Avca procac-
ciato i)ioltre l'Accademia di esten-
dersi con im ramo a Napoli , e lo
si mise anche sotto la presidenza di
G. B. Porta; il ramo però venne
tostamente reciso, dando ombra al
Governo quella istituzione considera-
ta quale unione sospetta . Le tor-
nate de' Lincei tenevansi a Roma
nel palazzo Cesi , in via della ma-
schera d' oro ; il principe provve-
deva a tutte le spese dell'Accade-
mia , ed aveva fatto piantai-c un
giardino botanico per uso degli ac-
cademici, come anche un gabinet-
to tU storia natiu-ale ed una bil^ho-
teca.
Finché visse il benemerito fonda-
tore, l'Accademia de' Lìncei prospe-
rò grandemente e produsse valenti
scrittori di storia naturale; ma do-
po la morte di lui (anno i63o) sa-
rebbe anche mancato cpicUo splen-
dore a Roma , se il commendator
Cassiano dal Pozzo non l'avesse rac-
colta nel suo palazzo, dove si sosten-
ne fino al i65i, per la protezione
del Cardinal Barberini, nipote d'Ur-
bano Vili che n'era membro. Da
queir epoca non prosperò più fino al
1740, quando il dottissimo Ponte-
fice Benedetto XIV, Lamhertini , la
ristorò, dandole il nome di Accade-
mia dei nuovi Lincei, e volle che
prendesse a subbietto la storia del-
la natiu'a e la fisica sperimentale.
Ma se prosegui all' ombra di quel
mecenate, venne meno dopo la mor-
te di lui, finché sm'se a ristabilirla
nel 1 7C)5 il vivente professore ca-
valiere d. Feliciano Scarpellini. Il
Pontefice Leone XII compreso dalla
44 A e e
utilità di quell'Accademia, latradusi
se dal collegio Unibro-Fuccioli, ove
stava, e le assegnò ima parte del
palazzo senatoi'iale nel Campidoglio.
Ivi dii-etta dal suddetto professore
Scarpellini, che n'è il presidente
perpetuo, i-accoglie ora in se perso-
naggi illustri che coltivano le scien-
ze naturali, ed ha pure un gabi-
netto di macchine fisiche, opere la
maggior parte del detto professore.
Sopra la torre vicina, già eretta da
Bonifazio IX, si è anche ormai alza-
to un osservatorio astronomico con-
dotto dal profossore Scarpellini me-
desimo, al quale il munifico proteg-
gitore degli studii duca Alessandro
Torlouia fece dono ultimamente di
due pei'tettissimi Riflettorii. V. Scar-
pellini, Mctaorit di alcuni Ri/ltUo-
rii, Roma, Salviucci, i83ti.
Il fascicolo LV del giornale ar-
cadico del luglio 1823, riporta il
prospetto delle memorie aneddote
dell' Accademia Romana dei Lìn-
cei^ raccolte da Francesco Cancel-
lieri e stampale a parte in Roma
nel 1823 dal Salviucci , coi catalo-
ghi de' Lincei, notizie delle loro Let-
tere, unitamente alla spiegazione del-
le cento quindici arcane cifre data dal
chiarissimo e dottissimo conte Do-
menico Moi'osini già podestà di Ve-
neziaj che sovra ogni altro ebbe la
chiave per iscoprirne il significato.
Nello stesso secolo XVII ad o-
Bore delle Accademie, meritano spe-
cial menzione i Pontefici, Gregorio
XV, Liulovisi, che con gran pia-
cere assisteva occulto alle tornate ,
che nel palazzo Vaticano ed in
quello del Qniiinale faceva fare da
uomini scienziati il Cardinal Lu-
dovisi suo nipote ; ed Alessandro
A'^ll, C/i/g/j sai lese , come attesta il
Minatori nel tomo Vili della Sto-
ria della Lclk't atura. Die" egli, che
ACC
assai più felice ancora sarebbe riu-
scito il Pontificato di Alessandro VII
per le scienze, se avesse avuto tempi
meno torbidi, che non gli permise-
ro fra le altre cose di aprire in Ro-
ma un' Accademia o collegio di uo-
mini i più illustri d' Eiuopa nell'ec-
clesiastica erudizione, di mantener-
li agiatamente, acciò potessero im-
piegarsi co' loro studii a vantag.-
gio della Chiesa Cattolica, e di ri-
compensarli poscia delle loro fatiche,
col promoverli a ragguaidevoli di-
gnità.
Passando sotto silenzio molte altre
Accademie Romane fiorite contenq)o-
raneamente o poco dopo quella dei
Lincei, quali sono quelle dei Partenii,
dei iMalinconici, degl'Intricati, dogli
Uniformi, dei Delfici, dei Fanta.stici,
dei Negletti, degli Assetati, dogi Lir
fecoìidi, con altie molte nel Quadrio
annoverate, scopo delle cjuali era il re^
citare versi di pessimo gusto e di disor
nore piuttosto che di vantaggio all' i-
taliana letteratiu'a, è degna invece di
menzione T Arcadia fondata in Ro-
ma alla fine del secolo X\ il, come
quella che prese appunto a muover
guerra al falso letterario gusto per
l'illuvie stessa delle italiane Accade-
mie diffuso in Italia.
E jjoichè diciamo qui déX Arca-
dia, tornerà bene rammentarne i
principii. La figlia del gran Gusta-
vo Adolfo 11 re di Svezia, Maria
Cristina, principessa fòiuita di ec-
cellenUssime doli, che parlava un-
dici lingue , e massimamente la
greca, la latina, l'ebraica e l'a-
rabica, appena salita al ti'ono, co-
nobbe la vanità della setta lutera-
na, ed, abiurati gli errori, si recò
a Roma nel primo anno del Pon-
tificato di Alessandro Vii, stabilen-
do nella cjq)itale del Cristianesimo
e nel palazzo Riario. oia Corsini, la
ACC
sii.T resuleiiza. l i)iii grandi uomini
jiiubirono di essere amjnessi al ser-
vigio della Pallade di Svezia, nome
che la regina col suo sapere si è
procacciato. Tale unione di dotti a
poco a poco die' campo a formare
jnel palazzo di quella regina un'Ac-
cademia, che ai 24 gennaio del iGjG
itane la prima solenne adunanza,
^irefiggendosj sovra tutto di versare
intorno la filosofìa morale. In segui-
lo congiungendo tra gli studiosi suoi
tiattenimenti anche la poesia, da
parecchi accademici coltivata, com-
pose il primo abbozzo della celebre
Accademia d'Arcadia istituita dopo
la morte di quella regina, accadu-
ta nel i68g.
E già nel I 690 quei medesimi che
erano ascritti all'Accademia tlella re-
gina di Svezia, della quale era presi-
dente Gio. Mario Cresciuibeni, mace-
latese, cominciarono ad unirsi in li-
na nuova Accademia, che si l'accol-
se primieramente nei giardini Far-
nesiani, indi all'Aventino nel giar-
dino Ginnasi, dai quali luoghi cam-
pestri assunse il nome di Bosco
Parrasio, e di Arcadia, anche pel
genere dei componimenti pastorali
preferiti da' suoi accademici, che non
abbandonarono mai il eostiune d'im-
[)orsi nomi greci, conformi alle idee
loro pastorali. La loro prima adu-
nanza accademica si tenne il giorno
5 dell'ottobre 1690 sul monte Gia-
nicolo nei gir«rdini del convento di
s. Pietro in IMontoxio. Repubblica-
no divenne il governa della società
loro : né avendo per capo che un
custode, Crescimbeni ne fu il pri-
uìo, sotto il nome di Alfcsibtio Ca-
rio. Il quale bendnèper un'olimpiade
(per un quadriennio) dovesse durare
in tale dignità; pure d'olimpiade in
olimpiade fino alla morte \enne
ictnpre confermato custode. AUcsi-
ACC .^5
beo con tale titolo di\einie celebre
in tutte le colonie Arcadi dt;!!' Ita-
lia, ed anche in tutta l'Europa.
Nel 1726 l'Arcadia passò dall'A-
ventino sul Gianicolo pel dono fattole
di una stanza dal re di Portogallo
(Giovanni V. Primo a consecrare
quel luogo fu Gio. Mario Ciesciinbeni
medesimo con gran festa e gran co-
pia di pi'ose e di ap[)lauditi poetici
componimenti ( V. la Lettera intor-
no ai luoghi delle arcadiche adunan-
ze, Roma 1753; Crescimbeni, g/»o-
cki olimpici in lode di Giovanni f^
re di Portogallo, ivi 1726; De Rossi
Vite degli ylrcadi illustri). Da quel
momento l'Arcadia, alla quale l' au-
tore della presente Compilazione si
onora di appartenere, col nome di
Eliojilo Eleo, per la gentilezza del
benemerito custode monsignor Lau-
reani , non venne mai meno, con-
tinuando anzi a dar sempre utili
sempi agli studii d' Italia. Serbe m-
dosi ferma alla purità che costitui-
sce il suo elemento, mutò e mute-
rà bensì l'Arcacha le forme secondo
il variare dei tem|)i ; ma se nacc|ue
movendo guerra alle pazzie d^;! se-
colo XVII, Sciprà garantirsi da ogni
genere di corruzione, che distrug-
gesse le basi della finezza, della so-
lidità e dell'ordine sulle quali vuol
ognora innalzarsi la letteratura ita-
liana. Con tali principii, il Bosc/i
Parrasio , monumento insigne d' i-
taliana coltura, frequentatissimo da
cittadini e forestieri per amenità di
sitOj per varietà e simmetrica dis-
posizione di piante, per memorie
scolpitevi a tanti arcadi illustri ; ma
dove , colpa le note vicende deJ
tempo, non si poteano da oltre a
trent' anni tenere le ordinarie sedu-
te ; per le generose cure del massi-
mo Pastore Gregorio XV I, lii soil-
tuosamente riedificato e lahbfilftyi
46 AC e
Il dcsideratissimo aprimento ne se-
gni con istraortlinaria pompa e gran-
de commovimento di ogni ordine
di persone, il giorno 4 settembre
1834. IMonsignor Laureani colle an-
tiche formnle della romana eloquen-
za, tra gli evviva de' circostanti
ragguardevoli per dottrina, e nobil-
tà e cariche, ne fece la solenne in-
augurazione: indi il pastore arcade
principe Agostino Ghigi lesse una
sua prosa intorno la storia di esso
Bosco, e i vantaggi recati alle buo-
ne lettere dall'Arcadia. A codesta
lettura tennero dietro alcune poesie
de' socii d' intorno i fasti del Pon-
tificato di Gregorio XVI. Ora, ci
conforta la speranza, che il Bosco
respirando nuove aure di vita, por-
gerà ombra ospitale a chi cerca
quel gusto che non muore giam-
mai, e schiva i momentanei splen-
dori delle false letterature. F. Bo-
sco Parrasio, alle falde del Gia-
nicolo, rifallo sui disegni dell' Az-
zurri, Roma, pel Salviucci, 1839.
E ciò basti dell' Arcadia, che al-
tra Accademia ci fé' rimirare il Som-
mo Pontefice Clemente XI, Albani,
lU'binate, il quale co)ioscendo quanto
sia giovevole, che negli anni piìi teneri
si applichi la gioventù alle belle arti,
si diede a proteggere la pittura^ la
scultura e l' architettura, c;hc allora
andavano trascurate. Fu egli adun-
que, il quale nel 1701 inslitui nel
Campidoglio col fondo di mille scudi
1' Accademia di queste arti, la quale
tanto vantaggio ha recalo al pubbli-
co quanti sono i meritati enconiii,
che continuamente si procaccia e
riscuote dalle altre nazioni.
ISè a Ptoma soltanto furono ri-
strette le provvide cure dell' XI Cle-
mente ; anche Bologna esperimento
lo zelo di lui pel coltivamento dc-
yli utili sludii, ([unndo egli rolla co-
ACC
stituzione Militanlis (an. 1711), che
si legge nel tonìo X del Bollario, ap-
provò gli statuti dell'Accademia fon-
data ivi da ("rian Pietro Zanotti sotto
gli auspicii dei Piiformalori dello stato
libero di quella città, i quali dal nome
del Pontefice vollero che fosse chia-
mata Accademia Clementina. Indi,
non volendo che per le arti si ab-
bandonassero le scienze ed i sacri stu-
dii, nell'anno 1715, a' 12 giugno,
mediante la costituzione Superni, ri-
portata nel tomo XI del Bollario,
confermò le costituzioni dell' istitu-
to delle scienze nella stessa città di
Bologna. A questo unì l' Accade-
mia dcgl' Inquieti già fondata , ai
1 1 dicembre 1 7 i i j dal conte Lo-
dovico Ferdinando INIarsigli, gene-
rale dell'imperatore Leopoldo I e
poi della Santa Sede, il quale nel
1 7 1 2 avea pure arricchito il detto
istituto di molti strumenti matema-
tici, d'ima copiosa libreria fornita
di preziosi manoscritti in varie lin-
gue orientali, non che di un magni-
fico museo di scelte statue di mar-
mo, oltre un capitale bastante al
mantenimento dei professori . Per-
chè venisse poi maggior lustro a
queir istituto già posto sotto gli au-
spicii di s. Tommaso d'Aquino, di
s. Carlo Borromeo, di s. Cattcrina
de \ igris detta di Bologna, volle il
detto Clemente XI che tutti i fu-
turi precidenti fossero notarli della
Santa ^oXg se chierici, e cavalieri
dello speron d'oro, se laici. Quei pre-
sidenti , per legge dell'istituto, in
uno col segretario esser debbono
perpetui, e venir eletti dal senato.
1 professori sono di astronomia, di
fisica sperimentale e di storia na-
turale ; gli accademici poi degl' Jii-
quieli, imiti, comesi disse, ali istituto,
sono di quattro classi: i." gli Or-
dinarii in numero di dodici , cioè
ACC
due per ciascuna delle sei materie,
fisica, matematica, anatomia, spar-
girica, medicina e storia naturale ;
2. ' i Nuinevdni, die montano a venti-
quattro, cioè quattro per ciascuna del-
le suddette sei materie; 3.' dodici
Alunni. Dopo tali instituzioui di Bo-
logna, stava molto a cuore di quel
Pontefice ur' altra cura da com-
piersi iu Roma, ed era 1 erezioue
dell'Accademia dei nobili ecclesia-
stici.
Yai'ii ecclesiastici insieme raccol-
ti alla fine del secolo XV II, nel pa-
lazzo Gabrieli a monte Giordano,
aveano data la prima idea di que-
st'Accademia. Aumentata poscia dal
Cardinal Imperiali, passò al palazzo
Gottofredi in piazza Venezia, detto
anche dei Pizzardoni, per cui da quei
palazzo pri'sc anche il nome d'Ac-
cailemia dei Pizzardoni. Ma Clemen-
te XI, che voleva ridurla a piti re-
golari discipline, fé' acquistare nel
J706 il palazzo Severoli sulla piazza
della Mirierva, ed ivi la tradusse, e
colla spesa di sessantamila scudi
la provvide d' una ricca biblioteca.
Da quel momento i Papi ebbero
sempre ])articolar cura di uu istituto,
dove nobili giovani si addottrinas-
sero nelle scienze ecclesiastiche, pri-
ma di entrare nella prelatma ed
aver cariche governative, \eggan-
si le notizie storiche delle Accade-
mie d' Eiu'opa , con una relazione
piìi diffusa òcW Accademia nobile
ecclesiastica di Roma, estesa da mon-
signor Paolino JMastai Ferretti con
correzioni ed agisfiuntc, Roma 1792.
Ad onta di tutte queste cm-e è
ignoto il perchè siasi rattiepidito co-
tanto in quell'Accademia il fervore,
da dover nel 1776 il Pontefice Pio
\I, B raschi, di Cesena, assegnarle
diecimila scudi acciocché rimettesse
la sconcertata economia , e dotarla
ACC 47
della ])il)Iioteca acquistata dagli e-
redi del Cardinal Impeiiali. D' al-
lom in poi, non iscemò mai il pro-
speranìcnto di essa. Cardinali, ve-
scovi, prelati usciti dal seno di lei,
formarono decoro alla Gerarchia
ecclesiastica; nel 17^9 diede al So-
glio Pontificio Clemente Xlil , e
nel 1823 Leone XII.
Il regnante Pontefice Gregorio
XVI, seguendo l' eseu)pio de' suoi
predecessoi'i . oltre aver onoralo di
sua presenza f Accademia, ne pro-
move gl'individui alla Romana Pre-
latura, secondochè si distinguono per
ingegno e dottrina.
All'Accademia dei nobili ecclesia-
stici va giunta natuj'almentel'^rrrz-
de/nia di teologia deW Università
Romana. Eccone la origine. Rall'ae-
l(? Cosimo Gii'olann, nobile liorcii-
tiuo i-inunciando il canojiicato del-
la sua metropolitana, si trasfeiù a
Roma dove il C/irdiual Renato Ini-
jxM'iali lo volle aiutante di studio,
limamoratosi della novella sua pa-
tria, istituì egli nel 169J, esseuilcj
Pontefice Innocenzo XI Ij nella pro-
pria casa un'Accademia, che mos-
se da una disputa periodica in ma-
terie teologiche. Nel 1707 si unì
alla riferita Accademia ecclesiasti-
ca, ed ivi prese miglior ordine, fin-
ché Clemente XI nel 1 7 1 8 l' ap-
provò formalmente con uu breve
Apostolico, e le diede ferma stanza
nell' università della Sapienza . Il
Crirolami sì benemerito nell' insti-
luirla, lo fu di più nel ])rovvederla di
diversi statuti e nel lasciarle dieci-
mila scudi , affinchè coi fratti loro
si premiassero gli accademici piìi
valorosi. Agli statuti, che il Cartli-
nale Ferrari, domenicano, rivide, e
lo stesso Clemente XI a[>provò col-
la bolla Inscrutabili emanata il gior-
no 23 aprile 17 18, aggiunse quel
48 ACG
Ponloficp clic i membri òcWJcrarh''
min si preferissero nei concorsi delle
pan'oechie, die tre Cardinali ne fos-
sero prolettori ed un prelato il se-
gretario, che avesse stanza per le sue
funzioni nella Sapienza di Roma, e
che i suoi lettori di teologia fosse-
ro i censori.
Papa Benedetto XIII, Orsini, con-
siderando, che alcuni di questi ac-
cademici per la loro povertà non
potevano continuare negli uffizii, in
virtù della bolla In excelso, pub-
blicata ai 6 maggio 1726, come si
l^gge nel tomo XII del Bollano,
ordinò a" Cardinali protettori , che
a venti sacerdoti secolari poveri, ad
essa ascritti, si dessero dalla Came-
ra apostolica per sei anni cinquanta
scudi all'anno coll'ulterior diritto di
promozione alla cura delle anime ed
R2\'\ uffizii ecclesiastici nei collegi di
Propaganda. Il Pontefice Clemente
XIV, Ganganclli, che mcntr'era Car-
dinale ne fu protettore, nel primo an-
no del suo Pontificato (ai 21 aprile
1769), confermò a quest'Accademia
lutti i privilegi concessi dai suoi pre-
decessori Clemente XI e Benedetto
XIII. Stabilì inoltre, che ogni anno
uno degli accademici , il quale per
un intero triennio fx*equentati avesse
maggiormerile gli esercizii teologici,
ed avi sse date prove maggiori del
suo sarfW;^, venisse da' censori de\-
l'Acca^K-ftiia, con voli segreti, pre-
scelto, e proposto al p. Maestro del
.sagro palazzo, e quindi ottener po-
tesse la laurea dal collegio teologico.
Appena il Sommo Pontefice Be-
nedetto XIV, Lambcrlini, nel 174»
fu assunto al trono Pontifìcio,, eru-
ditissimo letterato com'era, con mo-
di assai patetici esortò i prelati del-
la sua corte ad una seria applica-
zione allo studio, protestando di non
fjronnioverne ali:uiio, se ikju a pro-
ACC
poi'zione del progresso che in essi
avesse osservalo nelle scienze e nei
buoni costumi: pruleste pur repli-
cate in un concistoro a' giorni no-
stri dalla sacra memoria di Leone
XII, neir esaltai-e al cardinalato il
regnante l\intefìce. Ed aifinchè il
mezzo se ne agevolasse, nel mese di
dicembre istituì quattro Accademie
in Campidoglio, la prima che si oc-
cupasse della storia romana e di
profana antichità : la seconda, in ca-
sa dei PP. dell'oratorio di s. Filippo
Neri, per lo studio della sagra sto-
ria ed erudizione ecclesiastica : la
tcrza^ nel collegio di Pi'opaganda ,
per quello de Conciliij la quarta,
di Liturgia nella casa dei pii ope-
rai alla Madonna dei monti. Il Pon-
tefice, nel lunedì di ogni settima-
na, se non fosse stato impedito, te-
neva avanti a sé nel palazzo Qui-
rinale per turno ima di queste Ac-
cademie : uiìo dei loro membri l'c-
citava sempre qualche dissertazione
intorno la rispettiva materia. Tal era
il genio di Benedetto XIV fin dai
suoi primi anni, quando in E^oma
fece fiorire i Congressi sulla storia
ecclesiastica, e quando in mezzo
ancora alle occupazioni pastorali,
zelante vescovo presiedeva alle Chie-
se di Ancona , e Bologna. Gran
vantaggio sarebbe venuto alla re-
pubblica letteraria se i discorsi al-
la presenza di quel dottissimo Pon-
tefice recitati dai primi soggetti che
ornavano la capitale del Cristia-
nesimo, si fossero pubblicati col mez-
zo della stampa. 11 Novaes parti-
colarmente compiange questa man-
canza, tanto pili in quanto che a-
vea co' proprii occhi veduti i punti
di scelta erudizione, che nelle me-
morie periodiche si erano sviluppa-
ti. Devcsi perciò buon grado al sig.
Bartolommcfi Colti, il q(».ile ci die'
ACC
ventickie discorsi postumi del chia-
rissimo suo zio Gaetano Cenni col
titolo : Disseriazioni sopra i'arii
punti interessanti la storia eccle-
siastica , pontifìcia , canonica _, ro-
mana, in Pistoia, tipografia Bracali,
J778 e 1799.
Veniamo alla insigne e Pontificia
y4ecaileniia di s. Luca, la quale lui
molto antico il suo onorevole princi-
pio. Si raccoglie da antiche memorie
come ai tempi di Sisto IV, an. i47"^5
si dessero nuovi statuti a qucU' luii-
versità delle arti, che dal Pontefice
Gregorio XI sedente in Avignone
{an. 1.371), con bolla riportata nel
tomo IH, p. II del Boll. Pvoni. , a-
vea avuta una piccola chiesa sul-
l'Esquilino, appresso s. Maria Mag-
giore. Venne quindi assoggettata con
tali nuovi statuti quell'università ad
alcuni consoli , e fu posta sotto la
protezione del senato romano. Ma
in que' primi tempi , oltre ai pit-
to! i e scultori , avevano accesso al-
l' Accademia stessa anche le arti
meno nobili. Laonde venne in ani-
mo al celebre Girolamo Muziano di
fondare sotto gli auspicii di Papa
Gregorio XIII un'Accademia, a cui
fossero ascritti soltanto i migliori pro-
fessori delle arti liberali. E di buo-
na voglia quel Pontefice accoglieva il
felii^e pensiero del Muziano: anzi con
ordinazione del 1577 istituiva l'Ac-
cademia. Ma per morte sopravve-
nuta e del Muziano e del Ponte-
fice non ebbe effetto l' Accademia
stessa che nel i588, sotto Sisto V,
per opera e per consiglio del pit-
tore Federico Zuccari.
Volendo Sisto V ampliare il sito del-
la sua villa Montalto ( fedi ), fe'get-
tare a terra la chiesa di san Luca
suir Esquilino già addetta alla com-
pagnia dei pittori , ci sostituì la
chiesa di s. Martina nel Foro Ro-
VOL. I.
ACC 49
mano , già delubro che il primo
imperatore romano Ottaviano Au-
gusto dedicò a Mai'te Ultore , pei
vendicare la morte di suo zio Gal-
lio Cesare , e che sino dai primi
tempi del cristianesimo si è cangia-
to ili chiesa parrocchiale. La chie-
sa di s. Martina prese il titolo al-
lora del santo avvocato dei pittori,
e la vera parrocchiale fu divisa ha
s. JXicolò in Carcere e s. Lorenzolo.
f. Romano Alberti, Trattato della
nobiltà della pittura, ecc.; Origine e
progresso dell' Accademia di Dise-
gno , ec. in Roma, Pavia i6o4 ;
Ordini e statuti dell' Accademia
di Disegno, de' pittori , ec. in Ro-
ma sotto il titolo e patrocinio di
s. Luca, Palestrina 1716; Tratta-
io dell Accademia di s. Luca , Ro-
ma 1754; Piazza, Trattalo delle
Accaac/nie Romane j Romana privi.
Adgregationis prò Academia s. Lu-
cci', ecc., Roma 1753.
Stabilita così la confraternita dei
pittori nella chiesa di s. Martina
sotto il patrocinio di s. Luca, ac-
quistò essa in seguito varie case
contigue alla chiesa medesima, ed ai
i/\ novembre 1598, sedendo sulla
cattedra di s. Pietro Clemente Vili,
Aldobrandini , fiorentino, si apiì la
nuova Accademia del disegno, e ne
venne creato a primo principe , cioè
presidente, il cavalier Federico Zuc-
cari scultore, pittore ed architetto,
che tanto s'era adoperato per la sua
novella istituzione.
L'Accademia di s. Luca si man-
tiene ancora essenzialmente colle
stesse leggi stabilite dal detto fon-
datore Zuccari , sebbene siensi in-
trodotte alcune modificazioni , opera
delle mutate circostanze. Promuove
quindi le arti , onora il merito di
coloro che si distinguono coli' am-
metterli al proprio corpo, e veglia
7o AC('
alla conservazione dei piihhiiri mo-
numcnti. Essa è sotto ia immediata
protezione del Card. Camerlengo, e
si compone di un presidente , e di
accademici (Ilmciito cdi onore. I pri-
mi sono dodici per ciascliediina delle
tre classi di piltiua, scultura ed ar-
chitettura, e venti possono essere este-
ri. Vi sono poi dodici altri accademici
di merito, tra i pittori di paesaggio
e fra gl'incisori ed intagliatori in
pietre dure. Indefinito è il numero
dei secondi, cioè di quelli di onore.
Un consiglio di ventiquattro membri
regola gli alfari dell Accademia uni-
tamente al presidente ch'è annuale,
ed al segretario ch'è perpetuo, e che
scegliesi tra i principali letterati. Que-
st Accademia dirige anche la scuo-
la di pillura e di scidtura, denomi-
nata del nudo , eretta da Benedet-
to XIV, Lamherlini, nel 1754 pei
giovani poveri, in un'ampia came-
ra nel Campidoglio, e da lui dota-
ta di ti'ccento scudi annui ( T^. la co-
stituzione Inter citrn.<!, data ai 17
marzo 17 i4, presso il tomo IV del
Bollario dello stesso Pontefice: Consti-
tìitio qua ad exerceiidos erudiendos-
que picturae, atque scuipturae Ty-
rones, G yninasìum puhiicum , seu
Acadeinia exigilur , Rom.-e 1754)-
]Vè ciò solo fece quel Pontefice, che
collocò inoltre nella scuola medesi-
ma del nudo una bella galleria di
pitturi; da lui a caro prezzo acqui-
state. Seguitò questa scuola a te-
nersi ogni giorno in Campidoglio
in una stanza, sotto la galleria dei
quadri; ma, riconosciuta la situazione
troppo incomoda , massime nell' in-
verno, il Sommo Pontefice Pio VII,
Chiaramonti, secondando il progetto
del principe d»-!!' Accademia, cava-
lier Andrea Vici, e del possagiiesc
scultore cavaliere Antonio Canova,
ispettore generale ilelle anlieliilìi e
A ce
belle arti dello stato pontificio, con
chirografi dei c) aprile i8o4, tras-
portò l'Accademia .stessa alla fab-
brica delle Convertite al Corso, già
convento di monache prima che si
l)ruciasse, ed indi riedificato da mon-
signor Verospi; tm terzo di esso fu
usato a tale oggetto.
Quel Pontefice protesse quest' Ac-
cademia per modo che sino dal
1802 con chirografo del primo ot-
tobre aveale destinata l'annua som-
ma di diecimila scudi per l'acqui-
sto di monumenli artistici.
Il principe dell'Accademia, che
Pio VI, nel I79'>, avea dichiarato
Conte Palatino, per quel tempo che
esercitava l'ufiìcio, da Pio VII, nel
18065 fu insignito del grado di ca-
valiere, istituendo per tutti i pre-
sidenti di essa un'apposita croce di
decorazione, che descrivesi all' arti-
colo Cavamerf, Ordine de" Presi-
denti dell' A evade mia di s. Luca.
Poscia l'Accademia chiamò soltan-
to col nome di Presidente il suo
primo rappresentante.
Le Accademie di s. Luca e del
nudo, trasferite nell' ampio col-
legio Germanico presso la chiesa
di s. Apollinare, non ebbero ferma
stanza, finché non fi nono stabilmen-
te locate nell'edifizio della Sapienza,
da Leone XII, il quale assogget-
tando le Accademie letterarie alla
Congregazione degli studii colla bol-
la (Jiiod di\'ina Sapientia, eccettuò
quelle di Archeologia e di s. Luca,
lasciandole, com'erano, sotto la pro-
tezione del Cardinal camerlengo.
Clemente XI, Albani, d'Urbino,
eletto nell'anno 1702, avea somma-
mente beneficato l' Accademia di s.
Luca, e ad istanza di Carlo Maratta
ci stallili ancora un fondo di mille
scudi.
Ma a prò degli artisti avvenne
A ce
ancora, che morendo nel Poulificato
di Benedetto XIV l' a rolli tetto Carlo
Balestra, con testamento, lasciò tutta
la sua eredità a/ìine clic, ridotta in
capitali fruttiferi , detratto ne fosse
il valsente del suo deposito nella
chiesa di s. Luca, e tutto il resto
venisse impiegato in tante medaglie
d' oro, da distribuirsi in Campido-
glio ai giovani più meritevoli nelle
belle arti. Anche il Canova contri-
buì all'emulazione di questi accade-
mici, assegnandovi la dote di quat-
trocento annui scudi, onde premiar-
ne gli artisti. Il prclodato Leone XH
alle tre cattedre di pittura, scultu-
ra ed architettura, aggiunse le al-
tre sette di geometria, prospettiva,
ottica , anatomia , storia, mitologia ,
costume.
Il l'egnante Pontefice Gregorio
XVI, intentissimo sempre a promuo-
vere le belle arti , non ha lasciato
occasione di mostrare benignamen-
te anche alla Pontifìcia Accademia
Romana di san Luca I' alta sua
protezione e benevolenza. Egli ri-
pristinò dapprima , con autorità so-
vrana, i concorsi dementino e Ba-
lestra, denominati Capitolini, i fjua-
li da varii anni erano rimasti so-
spesi con singolare rincrescimento
dell' Accademia. Volle poi che si
completasse il numero dei profes-
sori cattedratici , che mancavano al-
l' istruzione delle belle arti nell'Ac-
cademia, e che si dessero coadiutori
esercenti con futura successione a
quei professori, che o per l'età, o
per le abituali malattie meritava-
no un onorato riposo. Concedette
decoi'osamente un abito civile che
distinguesse il corpo dei professo-
ri accademici di merito. Permise ,
con particolare rescritto, che sulla
porta della residenza accademica a
s. Luca presso il Foro Romano s' iu-
ACC 5i
nalzasse il sovrano suo stemma col-
la iscrizione Insigne, e Pontifìcia Ac-
cademia Romana di s. Luca. Do-
nò alla galleria accademica, per van-
taggio dell' istruzione delle belle ar-
ti, due celebri quadri : cioè la For-
tuna di Guido Reni , e la inanità di
(jiiercino. Confermò da ultimo con so-
lenne atto il privilegio accademico, già
conceduto dalla santa memoria di Pio
VI sulla privativa delle perizie giu-
diziarie in fatto di belle arti , po-
nendolo in armonia colla vigente
legislazione.
\J artistica congregazione dei Vir-
tuosi al Pantlicon, così chiamala
perchè composta solamente di per-
sone esercenti arti liberali, come so-
no i pittori, gli scultori e gli archi-
tetti o altri, il cui scopo sia quello
(h animare le arti lielle, fu imma-
ginala dal celebre dipintore Raffae-
le Sanzio da Urbino, ed eretta nel
1543 da varii suol scolari ed a-
mici, i quali scelsero a capo il piom-
batore delle bolle apostoUehe, fami-
liare segreto e scudiere assistente
alla mensa del Pontefice Paolo HI,
Farnese, don Desiderio di Adiutorio
canonico della collegiata di s. Ma-
ria ad Martyres detta del Pantheon.
In quella chiesa di s. Maria ad
Martyres ricoverossi adunque tale
congl-egazione sotto il titolo di san
Giuseppe di Terra Santa, da una
cappella da essi edificata , dove è
sepolto Ptaflaello d' Urbino. Chi fos-
se ascritto a quella congregazione
dovea cantar tutte le feste l' uffizio
della B. V., visitar i fratelli infermi,
e quando morissero accompagnarli
al sepolcro, dispensar limosine ai
poveri , dotar fanciulle con venticin-
que scudi e col vestimento, ch'esser
dovea di panno bianco, e celebrar eae-f
quie e anniversarii a prò dei fratelli
defunti. Tra i primi suoi fondatori
Si A ce
ricordansi i nomi più ragguardevoli
nella storia delle arti : p. e. i pit-
tori Domenico Beccaflimi, Giacomo
del Conte, Girolamo da Sermone-
ta, Lucio da Todi e Pierino del
Vaga, gli scultori Gio. Mangone e
Raflaello da Monte Lupo , e gli ar-
chitetti Giacomo Melegliino , favo-
rito da Paolo MI, Antonio s. Gal-
lo, Mario Labacco, Bartolino e Ba-
ronino. Sino dalla prima istituzione
della congregazione nella festa di
s. Giuseppe facevano quei Virtuosi
annua esposizione delle opere loro
nel poi'tico del Pantheon ( V. i
Diarii di Roma incominciando dal
1716). Alla classe poi de' Virtuosi
d' onore appartengono i gloriosi no-
mi de' Pontefici Paolo III , Pio
IV, Paolo V, Gregorio XV, ed A-
lessandro Vili ; de' Cardinali Fer-
dinando Medici , poi gran duca di
Toscana, Enrico Gaetani , Scipione
Gonzaga, A Scanio Colonna, Cinzio
Aldobrandini , e di molti vescovi,
prelati e personaggi d' altissima ri-
nomanza. V. Piazza, Opere Pie di
Roma, p. 5 17, Roma 1679.
La corporazione dei / irtuosi del
Pantheon strettamente collcgata con
la religione cattolica, perchè sog-
getta a quelle fasi a cui fu sotto-
posta la Chiesa nelle varie inva-
sioni dei suoi dominii , dovette a-
stenersi talvolta dalle mentovate so-
lenni esposizioni, e star contenta di
mantenere in fiore soltanto i pro-
fessori, che in tutte le epoche nel
suo catalogo segnava. Ilenduta però
a Roma la traiKjuillità, nel Ponti-
ficato del regnante Pontefice Gie-
gorio Wl , nn;cenate delle arti e
padre amorevole de' suoi sudditi, si
vollero ricercare nel i833 le spo-
glie del Sanzio ed onorarne la tom-
ba che da tutti era trascurala. Ot-
tenutone que' Virtuosi il peiines-
ACC
so, diedero essi principio alle ricer-
che sotto la direzione del Camer-
lengato , alla presenza delle depu-
tazioni della Confiaternita , della
commissione generale consultiva di
antichità e belle arti , dell' accade-
mia di s. Luca e di quella d' ar-
cheologia. Il giorno 24 settembre
le ossa del celebre dipintore furono
rinvenute intere e conservatissime nel
luogo stesso ove Raiìàello volle esser
sepolto. Esposte al publ)lico per ot-
to giorni, furono poscia rinchiuse in
urna di marmo donata dal prelo-
dato Pontefice, in cambio della qua-
si perita cassa di legno che le ac-
coglieva. Maggiori onori gli si pre-
parano ancora da que' dotti eh' eb-
bero in ciu'a il loro discoprimento.
Né l'amore delle arti, che accende
la Confraternita del Pantheon, si ri-
mase a l'ichiamare l' ammirazione
alle spoglie di Raflaello : che il
reggente perpetuo cavalier Giusep-
pe Fabris scultore, ed il segreta-
rio perpetuo cavalier Gaspare Sci-
vi architetto, con altri professori ac-
cademici, vollero ristabilire gli an-
tichi sistemi della congregazione, e
mettere in vigore i bimestrali, ed
i biennali concorsi di pittura, scul-
tura ed architettura su' soggetti sa-
gri, da eseguirsi da artisti cattolici
di tutte le nazioni. Di che avutone
il permesso dal lodato Pontefice
Gregorio XVI rinnovarono gli sta-
tuti ed aprirono i concorsi, ai qua-
li gli artisti in gran copia si di-
sputano la palma. Ai Virtuosi di
merito si concedette altresì dalla so-
vrana clemenza un aliito di distin-
zione, che prima non avevano, com-
posto di calzoni neri, stivali a mezza
gamba, sottovesti to turchino bleucow
ricami d'oro, spada co éi elsa dora-
ta, cravatta bianca, cappello appun-
tato, adorno di piuma nera, il tutto
ACG
come è riportato dal Figurino an-
nesso allo Statuto della coni^rci^a-
zione. V . Feu , CoinpcmUo di sto-
na e riflessioni per la invenzione
del sepolcro di Raffaello Sanzio, Ro-
ma i833; Biondi, Canzone sul ri-
trovamento del corpo di Raffnel-
lo , i833; Odcscalclii , Storia del
ritrovamento delle spoglie mortali
di Raffaello, Roma i833; Giorna-
le Tiberino, nel quale si leggono le
circostanze, che accompagnarono il
ritrovamento.
Ai suddetti concorsi bimestrali è
premio una medaglia d'argento del
peso di oncie cinque, avente al di-
ritto il ritratto di Raffaello , più
due copie dell'opera premiata, quan-
do sia prodotta alla luce. A «pici
biennali, detti anche Gregoriani, òixX
nome dell augusto Gerarca sotto cui
nacque una tale istituzione, è con-
cessa una medaglia d oro del valo-
re di venticinque zecchini, al cui
diritto è il busto di Papa Grego-
rio XVI; più due copie dell'opera
premiata, allorché venisse alla luce.
Si aduna la congregazione nel
Pantheon nella cappella della detta
chiesa di s. Maria ad Martyres, una
v(jlta per ogni mese, e quivi pure
è la galleria ove veggonsi le opere
<legli artisti professoi'i addetti alla
congregazione, i loro ritiatti ed una
biblioteca artistico-letteraria. Gom-
pongono la congregazione (Virtuosi
residenti, corrispondenti , e Virtuo-
si d' onore. I residenti e corrispon-
denti sono professori artisti, o pitto-
ri, o scultori, o architetti; quei di
onore sono o mecenati delle arti, o
dotti nella repui)blica letteraria, tutti
figh della religione cattolica. Il nume-
ro dei residenti è di quarantacinque,
cioè quindici pittori, altrettanti scul-
tori e non meno d'architetti. — I
corrispondenti sono trenta ; il numero
ACG il
poi de' Virtuosi d'onorx' è illiniitaU).
11 compilatore di ([ucst' opera è nel-
la siuldetta classe annoverato.
Oltre all'istituzione dei concorsi,
i professori Virtuosi di merito si
danno 1' obbligo di non trattare mai
argomenti scandalosi nell' arte ohe
professano, di coadiuvare i vecchi
artisti caduti in miseria, di far pro-
getti acconci per abbellire e procac-
ciare rinomanza a Roma.
I l'appreseiitanti odierni sono lo
scultore cavalier Criuseppe Fabris
reggente perpetuo, il pittore cava-
lier Fili]>po Agricola reggente trien-
nale, e l'architetto cav. Gaspare Servi
segretario perpetuo , direttore e le-
dattore insieme del foglio artistico
Tiberino. Veggasi lo Statuto della
insigne artistica congregazione dei
Virtuosi al PantJieon, anno i(S3()j
la quale oltre le artistiche insegne,
Visa il motto Florent i\ domo Do-
mini. V. Chiesa di s. Maria al»
Martyres.
L'Accademia di Religi f me Catto-
lica, per le cure princi[»alni(!iile di
monsignor Fortunato Zamboni, fu
fondata in Roma nel 1801 da una
società d' uomini chiari per inge-
gno e per dottrina, al fine di pro^
muovere lo studio della Religione
Cattolica, e di combattere colle ar-
mi delle lettere e delle scienze gli
errori ed i fatali progressi di una
sedicente filosofìa, promulgata dalla
libertà della stampa, mercè i nuo-
vi sofismi presi dalla fisica, dalle
scoperte dei viaggiatori, e dalla sto-
ria. Il Pontefice Pio VII d'immor-
tale memoria l' approvò nell' anno
stesso, con un breve apostolici, as-
sai onorifico, diretto a monsignor
Coppola arcivescovo di Mira, primo
presidente della medesima, e nel
sanzionarne gli statuti le concesse di
poter tenere le annuali radunanze
54 A ce
nell'aula della Sapienza. Essa ha
sempre lodevolmente corrisposto al
suo nobile scopo d illuminare gl'iu-
gannati e di smascherare gì' ingan-
natori con una serie non interrotta
di dotte e convincenti dissertazioni,
molte delle quali vennero divulgate
colle stampe, e fanno desiderare la
pul:»bhcazione delle rimanenti. Si
accolgono in essa i migliori ingegni
per dottrina nelle scienze sacre, na-
turali e nelle lettere.
Uno scisma letterario sopra gli
antichi Ellenici e alcune insolenze
letterarie contro i Romani, spacciate
dal maceratese Boccanera , accade-
mico, abbattute poscia trionfalmen-
te con una prosa dall' altro accade-
mico Giacomo Ferretti, fecero sor-
gere nell'anno 1 8 1 2 un' altra Ac-
cademia, la Tiherina. Fondatori ne
furono l'ab. d. Gaetano Celli, l'avvo-
cato Domenico Chiodi, lab. d. Anto-
nio Coppi, il lodato Giacomo Ferretti,
Leopoldo Fidanza, Vincenzo Libert,
Teresa Martini, Pietro Mazzocchi,
Enrico Nalli, l' avvocato Luigi Pie-
romaldi, Giuseppe Piroli, Gaspare
Randanini, il conte Alessandro Sa-
vorelli, Luigi Schenardi, dott. Pie-
tro Sterbini, Vinceiìzo Ubaldi, Giu-
seppe \ illetti. Le loro prime adu-
nanze ebbero luogo in una casa
vicina alla venerabile chiesa di s.
Maria in Via. Lo scopo della isti-
tuzione fli esercitare la gioventù
nello scrivere in verso e in prosa.
Dalla sua fondazione sino ad og-
gidì mantennesi in fiore costante-
mente, non essendosene interrotte le
tornate se non per le vicende poli-
tiche'del i83i. — Noi riunirsi,
gli accademici Tiberini aggiunse-
ro alla prima istituzione lettera-
ria anche gli agrarii studii, e si
fecero legge di convenienza il trat-
tare e .sviluppare un gualche argo-
ACC
mento su tal materia in ogni an-
iTo : cosa che Ihiora venne da essi
scrupolosamente osservata. — I soU
dotti possono essere ascritti tra i so-
cii di quest'accademia, che tiene le
sue adunanze ad ogni quindici gior-
ni, dalle ore ventidue alle ore ven-
tiquattro, e sei volte all'anno dal-
l' ora ima di notte, alle tre. La
Santità di Nostro Signore Papa Gre-
gorio XVI si degnò onorare l'albo
di tale Accademia coli illustre e
glorioso suo nome . Il Diario di
Roma, ed il foglio artistico il li-
berino, che pure si stampa in Ro-
ma , riportano gli atti dell' Acca-
demia Tiberina. T . Agricoltura e
Poeti.
L' Accademia Latina nell' anno
i8i4fii istituita in Roma dalla u-
nione di molti letterati, fra' quali
sono a ricordarsi a cagione d' ono-
re il reverendiss. d. Piccadori dei
chierici regolari minori , T avvocato
Cruadagni, il professore cavalier Fé-
liciano Scalpellini, mons. Emma-
nuele Muzzarelli, uditore di Rota,
mons. Domenico Testa segretario
delle Lettere latine pontificie , e
poi di quelle dei Brevi ai principi,
il dottor Federico Petrilli, ed il
barone Camillo Trasmondo. Lo sco-
po di questi accademici fu quello
di serbare intatto il bello della lin-
gua antica del Lazio, e di pro-
muoverne r amore. Tre presidenti
in fino ad ora ella si ebbe ; pri-
mo fu il detto cavaliere Scarpelli-
ni, monsignor Muzzarelli prelodato,
e l'avvocato Guadagni. Molti fu-
rono e sono presentemente i membri
ascritti a tale interessantissima Ac-
cademia. Per primo devcsi ricordare
il regnante Pontefice Gregorio XVF
amatore e protettore d' ogni utile
istituzione ; quindi molti Cardina-
li , il custode generale dell' Arcadia
ACC
inon.'?. r.aln-ich; Lnuirani, il reve-
rendissimo p. Oio. I>allisl;i Rosani,
preposi to generale dei Cliieriei re-
golari (l(;lle scuole pio, ed il poeta
(iiacoiiio Ferretti, noneliè il eava-
iier Oaspare Servi.
IJannovi a Roma altre Aecadcjinie,
come sono qm-lle tlcll' Ihiiont' drilli
ecclesiastici di s. Paolo, fonrlata nel
1790, approvata da Pio VF, a' 17
maggio '797, e regolata da Pio VII
col hreve Ex quo de 3o agosto 1822;
della Filarmoìiica, istituita anni ad-
dietro, per formare allievi abili all'e-
sercizio dei due generi di musica
vocale ed isirumentale ; della Filo-
dram ina tica Romana, isti tu/ione re-
cente, e piuttosto scuola di recita-
zione italiana; de JlJacstri e. Pro-
fessori di musica di Roma, sotto
la invocazione di s. Cecilia. La
prima di queste Accademie ha un
Cardinale per protettore, e la ((uar-
ta oltre all' essere sotto la protezio-
ne di un Cardinale, lia un prela-
to per primicerio con quattro guar-
diani pogli organisti, pei cantanti,
pei maestri, pcgl' istromentisti.
Sul declinare del secolo XVIII
nell'arciginnasio romano eravi l'Ac-
cademia de" Quirini versante sulla
storia delle donne illustri romane,
e della quale parla il Diario R^o-
mano N. 59/j. dell'anno 1780. Stan-
ti alcvnie dilFerenze insorte fra gli
Ai'cadi, ima parte di essi si divise
e si pose, nel 1719., sotto la prote-
zione del duca Odescalclii in mia
villa fuori della porta del popolo.
Dopo la morte del duca passò quel-
la nuova Arcadia sotto gli au-
spicii del Cardinale Corsini (che
poi divenne Papa col nome di
Clemente XII), ed ai 4 gennaro
I 7 I 4, fu aperta nel suo palazzo a
piazza Navona. Raccolti i membri
sotto la direzione di Vincenzo Gra-
ACC 55
vina, ebbero leggi che insieme al
racconto della divisione letteraria
avvenuta tra gli Arcadi e terminala
nel 17 i4) sono riportate da Fran-
cesco Cancellieri nel suo Mercato a
pag. I9.S, i-?.r), 9,35. Vegga usi inoltre
f^c'^cs et [nstitutioncs /ìcadcmìa; Qui-
riiìtv , Roma?, 171 r. L'insegna de\-
V/tccadcmia Qnirina era il motto
QuiRiNORUM CoETUs , la lupa di
Roma ed i due gemelli Romolo e
Remo fondatori della città.
L'abbate RidoHl, nel i73'?,, nel
palazzo Riario alla Lungara radiuiò
l'Accademia de Nevosi già delta de-
^' Imperfetti, poscia de^^' Infecondi .
V. Gazzetta Letteraria, tomo HI,
pag. 900; De la Lande, Voya^e de
V Italie • Pomerada , /id iiifcecundo-
runileges, notte r/v'z/rrt', Roma>, i73.'>;
VhìZTiì, Opere pie, tratt. Xll; Pompe
funebri celebrate dagli /tccadena'ei
Infecondi per Klena Lucrezia Cor-
nnra Piscopia Accademica , della
V Inalterabile, Padova, 1 Cìd>G.
Finalmente faremo aleinia mcir/Io-
ne delle seguenti Accadetnie di na-
zioni estere, esistenti in Roma.
Accademia di Francia. Devesi al
re Luigi XIV // Grande l'erezione
di questo stabilimento pe' nazionali
fiancesi , che attendono allo studio
delle Relle Arti. Egli la fondò nel
i6():') sotto il Poiitilicato di Alessan-
dro VII, e fu, nel i7'?.5, collocata nel
palazzo detto ancora dell'Accademia
di Francia al corso, rimpetto al pa-
lazzo Doria , che il re Luigi XV ac-
quistò dal duca di JNivers. Compone-
vasi a quell'epoca d' un direttore, e
di dodici pensionati. Ne'primordii del
corrente secolo fu il palazzo permu-
tato colla corte di Toscana, per quel-
lo detto di Villa M(dici al monte lan-
cio. Attualmente il Direttore cambia-
si ogni sei anni , e ventiipiattro fran-
cesi sono i pensionati, potendo essi
rjG AC e
apprendere la pittura, la scultura,
l'architettura, T incisione, ed anco
la musica. 11 Direttore è accademi-
co di merito, e consigliere deli Ac-
cademia di s. Luca, ed in sua man-
canza , l'Accademia di Francia deve
essere diretta dal Presidente di quel-
la di s. Luca , a tenore della con-
venzione stabilita nel 1676 fra le
due Accademie. Ogni anno nel mese
di aprile evvi l' esposizione pubblica
de' lavori artistici de' pensionati, i
quali in un al Direttore risiedo-
no nel medesimo palazzo dell'Acca-
demia.
yjccadcinia di Napoli. Carlo III,
il quale dall'anno 1785 fino al 1759
era sovrano di Napoli , concepì la
utilissima idea di fondare nella ca-
pitale del mondo cattolico questa
Accademia. Si dà quivi ricetto a
.sei i^iovani, che vi sono convenevol-
mente mantenuti pel corso di pa-
recchi anni. A diriger questi alunni
nelle loro studiose applicazioni è
d'ordinario stabilito vm qualche ar-
tista di non comune ingegno e va-
lore. Due de sei giovani debbono
essere applicati allo studio della pit-
tura , due a quello della scultina ,
e gli altri all' architettura. Alla pri-
mavera di ogni anno espongono i
loro lavori nel regio palazzo Far-
nese, quantunque l'Accademia risie-
da in quello della Farnesina.
Allo stesso scopo delle soprad-
dette Accademie, vi hanno in Ro-
ma pensionati di diverse nazioni ,
per apprendere le arti , come sono
gli austriaci , i piemontesi, i porto-
ghesi, i piussiani , i russi, gli spa-
gnuoli ed i toscani, alcimi dei quali
sorvegliati da un Direttore, hanno
i loro studii ne' palazzi de' ri.spettivi
ambasciatori.
ACCENTI Erci.EsiASTfcr. Auli-
che formule del canto ccclesiasli-
ACC
co , le quali consistevano nel mo-
dulare la voce a norma della in-
terpunzione , quando cantavansi le
lezioni del vangelo e delle pisto-
le . Si contano di queste formule
fino a sette: i. ininiutahile , allor
che la finale d' una parola non a-
vea nel tuono alcini cangiamento ;
2. media, quando si cantava d" una
terza più basso; 3. grave, quando
il canto era di una terza più gra-
ve ; 4- (teida, e si usava cantando
alcune sillabe d' innanzi 1' ultima di
una terza più grave, e l'ultima del
medesimo tuono di prima ; 5. mo-
derala, quando le sillabe avanti la
ultima si cantavano d' una seconda
più acute, e 1' ultima del tuono pre-
cedente ; 6. interrogaÙK'a, quando
alle ultime sillabe di una interro-
gazione si dava una seconda più
acuta ; 7. simile, e succedeva inflet-
tendo a gradi le ultime sillabe ver-
so la quarta, con la quale dovea
terminare la sillaba finale. V. Can-
to ECCLESIASTICO.
ACCESSO. Modo di votare dei
Cardinali in Conclave nella elezione
del Papa. Questo ha luogo soltanto
allora quando nello Scrutinio non è
conchiusa la elezione, f^. Elezione
DEI Pontefici.
ACCESSO. Diritto, che acqui-
sta un chierico di poter ottenere
un beneficio futuro. Questo si ac-
corda talvolta dal Sommo Pontefice
a coloro cui manchi qualche quali-
tà personale momentanea, come sa-
rebbe, ad esempio, il difetto di età. In
tale circostanza il Papa commette
ad ima terza persona, chiamata Cu-
stodi nos, l'incarico di amministrare
il beneficio, finché l'altro sia giunto
all' età prescritta dai sacri canoni.
Questo diritto si abolì dal conci-
lio di Trento, il quale però diede
ai Sommi Poiilefici la làcollà di
A ce
scegliere i coadiutori agli arcivesco-
vi ed ai vescovi , in caso di grave
necessità, e dopoché si conol)bo suf-
iicientemente lo stato della causa.
ACCI. Città dell'isola di Corsica.
Colpa l'alia insalubre, che vi si re-
spira, essa è deserta al presente ,
mentre un giorno contava molti
abitanti. Ai tempi di s. Gregorio
era sede di un vescovo ; ma dopo
un' irruzione dei Goti, questa fu sop-
pressa. Sotto Innocenzo II fu rimes-
sa, nel 1 133, col patto che il vesco-
vo dipendesse dalla metropoli di
Genova , assegnandogli per cattedra-
le la chiesa di s. Pietro de Acho di
Genova. Pio IV ha poi trasferito la
sede a Mariana, piccola città di
quella diocesi, ove il vescovo fu me-
glio alloggiato. Oggidì però la sola
Aiaccio è sede vescovile di tutta la
isola di Corsica.
ACCIAIOLI Filippo, Cardinale.
Filippo Acciaioli, dell' illustre fami-
glia di Firenze , nacque in Roma
a' 12 marzo 1700. Venne destinato
nunzio presso la corte di Portogal-
lo, e nel 17^9 a' 24 settembre, da
Clemente XIII fu decorato della sa-
cra poipora col titolo di s. Maria
degli Angeli. Mori nella città di
Ancona, di cui era vescovo, l'anno
1766 a' 4 di luglio, contando l'età
di Q>& anni.
ACCIAIOLI Nicolò, Cardinale.
Nicolò Acciaioli, nobile fiorentino ,
nacque l'anno i63o ; nel Pontificato
di Innocenzo X , fu chierico di came-
ra; poi sotto Alessandro VII, com-
missario delle armi, e nel 1637 "fli"
tore di camera. Clemente IX, nel
1669 a' 29 novembre, lo creò Car-
dinale diacono de' ss. Cosimo e Da-
miano. Venne cpedito legato in Fer-
rara, dove colle sue virtìi si cattivò
l'animo dei ferraresi per modo che
fu confermato in quel ministero por
VOL. I.
ACC 57
dodici anni. Nel 171^, dimessa la
diaconia, passò al vescovato di O-
slia e Vellelvi. Fu ascritto alle pri-
marie congregazioni di Roma; ed
in due conclavi riportò molti voti
pel Pontificato, che ricusò costante-
mente. Pieno di meriti , mori in
Roma nel 17 19 in età di 89 anni,
e fu sepolto nella Certosa di Fi-
renze.
ACCIAIOLI A.vr.ELo, Cardinale.
Angelo Acciaioli d^ illustre ed antica
prosapia, nacque in Firenze. For-
nito di eccellente dottrina, di spec-
chiata prudenza e di somma inte-
grità di vita, fu sommamente caro
al re di Napoli. Promosso da Gre-
gorio XI al vescovato di RapoUa
nel regno di Napoli, poi da Urba-
no VI , nell'anno i38r, fu creato
Cardinale prete del titolo di s. Lo-
renzo in Damaso, e nel i383 venne
promosso alla chiesa di Firenze; quin-
di da Bonifacio IX fu fatto canceinere
della S. R. C. , poscia arciprete della
basilica Vaticana, e finalmente ve-
scovo di Osfia e Velletri. Sotto Bo-
nifacio IX sostenne con decoro djfii-
cili legazioni neir Umbria , Dalma-
zia, Schiavonia, Croazia, Valachia
e Bulgaria. Nella minorità di La-
dislao l'e di Napoli, fli nominato suo
tutore, e poscia governatore del re-
gno. Pacificò gli Orsini ribellati al
Pontefice, e compose un'opera a
favore di Urbano VI contro l'anti-
papa Clemente VII. Lo scopo di
quest'opera è di trovare i mezzi per
estinguere lo scisma, che allora de-
solava la Chiesa. Da Innocenzo VII
ebbe la commissione di riformare
la disciplina dei monaci di s. Paolo
fuori delle mura di Roma. Nell'an-
no 1407 mori in Pisa, e fu sepolto
alla Certosa.
Più parficolari nofixic intorno a
questo Cardinale si raccolgono dal
8
58 ACC
Mazzuchelli nella Storia degli scriUori
(l'Italia, dal Tiraboschi Storia lette-
raria, t. Vili. lih. I, i dal Garim-
berli nelle Fite di alcuni Cardinali.
ACCIAPACIO (d') Nicolò, Car-
dinale. Nicolò Acciapacio nacque in
Sorrento. Circa il i4o8 da Gi-ego-
rio XII fu ]>roniOSSo al vescovato
di Tropea ; da questa chiesa , nel
i436, sotto Eugenio IV, passò al-
l'arcivescovato di Capua, e nel con-
cilio fiorentino, ai i8 dicembre del
1439, fu creato Cardinale prete del
titolo di s. Marcello. Venne incari-
cato dal Pontefice di gravi e gelose
incombenze, alle quali soddisfece con
applauso. Fu esiliato in grazia di
Alfonso re di Napoli, di cui l' Ac-
ciapacio era capitale nemico. Questo
le gli confiscò le rendite della sua
chiesa e di altri benefìcii per aver
favorito il duca Renato di Angiò,
avversai'io di Alfonso , ma poi gli
furono restituite. Morto Eugenio ,
toi'nò a Roma, dove finì di vivere
nel 14473 e fu sepolto nella basilica
Vaticana.
ACCLAMAZIONI. Voti di alle-
grezza e di prosperità innalzati ai
Pontefici quando prendono il pos-
.sesso della cattedra Apostolica, .ac-
clamazioni sì dicono ancora i voti
di ringraziamento e di felicità, onde
nel fine dei eoncilii si dà lode a
Dio, che si è degnato condur a buon
termine l'oggetto dell'adunanza, e
alla Chiesa ed al popolo s'implo-
rano copiose benedizioni dal Cielo.
Nei eoncilii eciunenici troviamo che
le i\cclamazioni furono frequente-
mente praticate. V ha memoria che
nel concilio di Calcedonia vi furon
fatte nella prima azione, nella quar-
ta e nella sesta. Nel concilio Co-
stantinopolitano IV sulla fine di o-
gni azione, con Acclamazioni si fe-
cero felici auguri i ad Adriano Pa-
ACC
pa, a Basilio e Costantino impera-
tori, ad Eudossia Augusta, ai pa-
triarchi ed a tutto il senato de' ve-
scovi. Anche nel concilio di Trento
dopo r ultima sessione il Cardinale
a ciò deputato, rispondendo tutti
gli altri, intuonò le Acclamazioni
( Conc. Trid. sess. XXV ). 1 eoncilii
provinciali non usarono tanto fre-
quentemente le Acclamazioni; tut-
tavia ne troviamo ricordanza ne' più
antichi, come nel Romano dell' 853
e nel Toletano del 633 ( Collect.
Harduini , collect. 595); così an-
cora nei più recenti , celebrati dopo
il concilio di Trento , come in
quello di Cambray dell'anno i586
[Collect. Hardubd, collect. 2 181),
in quello di Bordeaux nel 1624
{Collect. Hard., col. 141)5 ^^ i^^
altri. Nei eoncilii provinciali, dopo
le Acclamazioni , lutti i vescovi si
danno il bacio di pace, a significare
l'intima loro carità, e l'unione de-
gli animi. 1^. Bacio di pace.
Riguardo ai sinodi diocesani , il
ceremoniale de' vescovi vorrebbe che
le Acclamazioni si omettessero. In
synodis dioecesanis magis decerci,
ut Acclaniationes et oscula pacis
oniittercntur ( cap. 3 1 . in fin. ). Tut-
tavia il Gavanto nella sua opera
Pratica del concilio diocesano , spie-
gando quelle parole del ceremonia-
le, ammette le Acclamazioni: Ac-
clamationes fiunt , salteni in prima
synodo , ut aliquando Jìant : et cce-
remonìalc non eas prohihet , sed
parcius adìdheri censet in dicecesa-
nis .synodis ( Prax. synod. dioeces.
par. II. sess. III. n. 27 ).
Da ciò si rende manifesto come nel
cei'emonialc non si proibiscano, né
si comandino le Acclamazioni. Dun-
que sarà libero al vescovo il pra-
ticare la ccrcmonia o l'ometterla se-
condo la consuetudine della diocesi.
A ce
Per la fjual cosa troviamo che le
A(cluina/ioni si fecero nel concilio
diocesano eli Svitri, del 1671, con-
t>regato da Giulio Cardinale Spino-
la, in quello di Farfa, del iGSi,
tenuto da Carlo Cardinale Barberi-
ni, in quello di monte Fiilino rac-
colto dal vescovo Bonaventura, ed
in molti altri.
Per Acclamazione s' intende an-
che r unanime voto del popolo e-
spresso ad una voce, onde un
tempo venivano eletti i vescovi ed
i magistrati. In tal modo avvenne
anche la elezione di s. Ambrogio in
arcivescovo di Milana
ACCOLITI. Nome dato dai gre-
ci a coloro che si mostrarono fer-
mamente invariabili nelle loro riso-
luzioni. — • La Chiesa Cattolica ren-
dette sacro questo nome attribuen-
dolo a que^ giovani chierici che a-
spirano al sacei'dozio, ed hanno luo-
go dopo i suddiaconi. I piìx anti-
chi monumenti della Chiesa greca
non faiuio menzione di Accoliti : la
Chiesa latina però ne conta fino
dal terzo secolo. — La voce .^cco-
lito deriva dal greco acólylhos ( che
accompagna seguendo). Ed in ellètto,
ufllzio degli Accoliti è accompagna-
re e servire i diaconi e suddiaconi
nel ministero dell' altai'e : onde essi
accendono e portano i lumi prin-
cipalmente quando il diacono canta
il vangelo ; apparecchiano le am-
polle dell acqua e del vino per la
celebrazione della messa, suppliscono
anco al suddiacono nella messa so-
lenne, senza però indossare il ma-
nipolo. — ■ Anticamente le loro prin-
cipali funzioni erano portai'e le let-
tere che le Chiese solcano scriversi
a vicenda per affari d' importanza,
le dilogie , cioè i pani benedetti
che si mandavano a segno di co-
munione , ed anche recavano l' Eii-
ACC 59
caristia. Aveano cpiindi nella gerar-
cliia il posto dei suddiaconi, prima che
questi ultimi fossero instituiti, —
Gli Accoliti presentemente non fan-
no più tutte le funzioni di un tem-
po. 11 pontificale assegna loro sol-
tanto il carico di portare i candc-
lieii, accendere i cei*ei, preparare il
vino e r acqua pel sacrificio, ecc.
Eranvi nella Chiesa Romana tre
sorta cU Accoliti : quei che serviva-
no il Papa nel suo palazzo, appel-
lati Palatini j gli Stazionarli che
servivano in Chiesa ; i Regionaviiy
che aiutavano i diaconi nelle loro
funzioni nelle diverse parti della
città.
Divenuto Pontefice nel i655 A-
Icssanch-o VII, una fra le prime sue
cure fu la riforma delle Cappelle e
della corte. Estinse egli allora il col-
legio dei suddiaconi e degli Accoliti
serventi il sommo Pontefice; e a' 26
ottobre del prefato anno colla costi-
tuzione Niiper, registrata al tomo
VI del Bollarlo Romano, sostituì lo-
ro i dodici votanti di Segnatura di
giustizia, che sono prelati l'cferenda-
rii. Questi pertanto, siccome Accoliti
apostolici, siedono in Cappella al
penultimo gradino del ti'ono, e nelle
funzioni del Papa vestono cotta sul
rocchetto. Hanno un capo, il quale
è detto loro decano : cp.iesti porta il
turibolo, e ne'Vesperi incensa i Car-
dinali e gli altri del coro; venendo
sostituito dall' anziano maggiore del
collegio medesimo.
Né son questi soli gli uffizii degli
Accoliti votanti del supi'emo tribu-
nale di Segnatura. Nei pontificali sos-
tengono i sette candelieri che rap-
presentano quelli dell'Apocalisse, o i
sette doni dello Spinto Santo, assisten-
do con essi al canto del Vangelo in
latino, mentre due soU ritnangono
al canto di quello in lingua greca.
6o ACC
Tanto in sagrestia al letto dei pa-
rameiUi, quanto sul trono presenta-
no al Papa gli abiti sacri. Uno di
essi porta le ampolline, un altro rac-
coglie r anello, i guanti e lo zucchet-
to del Pontefice in un tondino d'ar-
gento. Alla elevazione poi portano
otto torcie accese, tutte ornate nel
modo stesso che le candele de' sette
candelieri. Nelle processioni hanno
luogo dopo gli abbreviatori, e pri-
ma dei cherici di Camera ( V. Fati-
neUus de Fatinellis, de Referendar.
\'0t. Sì'gnaturce j'usdlice Coli. Ronue
1 696 ; Piazza, del Collegio de'Refer.
ec. cap. XXY; Gregorius, de Litur-
gia Roni. Pont. t. Il, Dissert. de
Hierarchia S. R. E. de Acolythis;
Novaes, tomo I pag. 78, t. X pag.
i57 in Nota). V. Ordini saghi.
Cappelle pontificie. Votanti di
segnatura.
ACCOLTI Benedetto, Cardinale.
Benedetto Accolti nacque in Firenze.
Fu di raro talento e di s\ stupenda
eloquenza, che venne acclamato qual
Cicerone de' suoi tempi. Regnando
Leone X, sosteime per qualche tem-
po r uffizio di abbreviatore aposto-
lico : indi ebbe 1' amministrazione
della chiesa di Cadice , da dove A-
driano VI lo trasferì al governo del-
la chiesa di Cremona. Clemente VII
lo creò suo segretario , e al dì 3
maggio 1^27 lo fece Cardinale del
titolo di s. Eusebio. Tre anni dopo
che vestì la porpora cardinalizia lo
si volle amministratore delle chiese
di Policastro e Bovino coli' abbazia
di s. Bartolommeo nel bosco di Fer-
rara. Fu nel i532 Legato nella
Marca di Ancona, dove fece fab-
bricare una fortezza. Ma rpiesta le-
gazione fu per r Accolti causa di do-
lorose sventure. Pacjlo III a' i5 a-
prilc iSBIt lo fece chiudere in Ca-
stelsantangelo, e sottoporre a rigoro-
ACC
so processo. Quale ne fosse il mo-
tivo chiaramente non apparisce. 11
Mazzuchelli (toni. I del suo Museo,
pag. 2-25) quasi indovinando scrive,
che fu per avventm-a la sua mala
amministrazione di Fano e della
Marca. Però non sembra che la
sua colpa fosse di solo peculato ,
come si giudica dai più, perchè in
tal caso, secondo anche la osserva-
zione del Giovio , non si sarebbe
trattato di decapitarlo. Alcuni vo-
gliono che il Cardinale IppoUto de
Medici, consanguineo di Clemente
VII, con cui ebbe gravi controver-
sie, a punto per la legazione della
Marca, fosse autore della prigionia
dell'Accolti. — Fu sciolto dai ceppi
dopo di essersi confessato reo , ma
colla ammenda gravissima di cin-
quantanovemila scudi d'oro, somma
rapportata dal Ciacconio,dair01doino
e da altri ancora. Uscì di carcere il
dì ultimo di ottobre, anno medesimo,
giovando non poco a liberamelo i
buoni officii del cardinale Ercole
Gonzaga , e quelli di Carlo V im-
peratore , cui l'Accolti era accettis-
simo. — Oltreché a Carlo V fu caro
a parecchi altri principi e monar-
chi , onorato da varii autori, e chia-
mato , dall' Ariosto massimamente ,
decoro del sacro Collegio. Morì do-
ve nacque, nel i549, ed ebbe tomba
nella chiesa di s. Lorenzo. Compose
alcune opere latine, impresse a Ve-
nezia r anno 1 553 , non che alcune
poesie, che furono inserite nella rac-
colta Quinque illustriuui Poelarum.
Compose altresì un Trattato dei di-
ritti del Papa sul regno di Napoli.
ACCOLTI Pietro, Cardinale. Pie-
tro Accolti, conosciuto sotto il nome
di Cardinale d yJncona, naccpie nel
1455 a Firenze. Divenne uditore di
Rota sotto Alessandro VI; Giulio II
lo creò vescovo d'Ancona, da t:ui
A ce
successivamente pass?) ad altre chie-
se ; e nella promozioiìe del 1 5 1 1 , ai
IO marzo, lo decorò della porpora
col titolo di s. Eusebio. Esercitò in
Roma r uffizio di Cardinale vicario,
e di legato a Intere nell'esercito pon-
tificio arrolato contro i Francesi. Leo-
ne X, in una lettera a Francesco I
re di Francia , esalta i meriti di
questo porporato. Il Cardinale Sa-
dolelo scrisse di lui, che il Pontefice
e tutta Italia pendevano dai suoi con-
sigli. Egli compilò nel i5i9 la Bol-
la contro Lutero. Essendo vescovo
di Sabina, mori in Roma nel i532
e fti sepolto nella chiesa di s. Ma-
ria del popolo. E autore di alcuni
trattati storici.
ACCORAMBONI Giuseppe, Car-
dinale. Giuseppe Accoramboni nato
da poveri genitori in vui castello del-
la diocesi di Spoleti l'anno 1672,
]>assò in Roma , dove la profonda
sua perizia nelle facoltà legali gli ac-
quistò un credito straordinario pres-
so la Curia. Innocenzo XIll gli die-
de luogo tra i canonici della Basi-
lica Vaticana colla carica di sotto-
datario. Benedetto XIlI lo dichiarò
suo uditore, e, conferitagli l'abbazia
di s. Ilario di Galliata, lo creò pre-
te Cardinale col titolo di s. Maria
della Traspontina, e vescovo d' Imo-
la . Arricchita questa cattedrale e
ristaurato il seminario, i-inunziò al
vescovato per attendere alle molte
congregazioni cui era ascritto in Ro-
ma. Dimesso il primo titolo, otten-
ne da Benedetto XIV nel 1743 il
vescovado di Frascati. Mori in Ro-
ma nel 1747 i" età di 75 anni, e
fa sepolto nella chiesa di s. Ignazio.
ACCURA. Città vescovile della dio-
cesi dei Maroniti sotto la metropo-
li di Tiro. Giorgio, suo vescovo, nel
1673 fece una professione di fede
contro gli errori di Calvino.
A CE 6ì
ACEFALI. Eretici, che, siccome
spiega il significato della greca voce,
non voleano riconoscere capo veru-
no. La storia ecclesiastica ricorda va-
rie sette di Acefali: i. quei che non
vollero aderire a Giovanni patriarca di
Antiochia, né a s. Cirillo di Alessandria
nella condanna di Nestorio emanata
nel concilio di Efeso ; 2. certi ere-
tici del quinto secolo, che seguitaro-
no gli errori di Pieti'O Mongo ve-
scovo di Alessandria, e poi l'abban-
donarono perchè avea finto di sot-
toscrivere al concilio di Calcedonia;
3. i partigiani di Severo vescovo di
Antiochia, onde si chiamavano an-
che Severiani. Furono chiamati A-
cefali anche tutti coloro che negava-
no obbedienza ai rispettivi prelati, i
vescovi che si sottraevano alla giu-
risdizione de' loro metropoHtani , e
tutti i capitoli e monisteri che nega-
vano suggezione agli Ordinarii.
ACEMETE. Ordine religioso di
Monache. Vennero esse istituite ad
imitazione degli Acemeti, ed hanno
quindi la perpetua salmodia nella
Chiesa. Dal compendio della vita di
s. Saleberga, raccolta da un mano-
scritto di Compiegue, sembra che
la santa dopo aver fatto costruire
un amplissimo monistero, ne divi-
desse le religiose in molti cori, afììn-
chè venisse continuata la celebrazio-
ne delle divine laudi, sia di giorno
che di notte. Secondo la opinione di
alcuni, cpieste religiose usarono veste
di color verde, fregiata di una croce
rossa, con al di sopra mantello d'al-
tro colore e velo nero sul capo, come
riporta il Bonanni, Catalogo degli
Ordini religiosi. Acemete si potreb-
bero ancora nominare certe case re-
ligiose, in cui vi è per istituto l' ado-
razione perpetua del ss. Sacramen-
to, f^. Adorazione ( Monache dell')
e Adoratrici.
62 ACE
ACEMETI o Vigilanti. Ordine
religioso. Fiorirono nei piùmi se-
coli della Chiesa , e furono cosi
chiamali, non già perchè mai dor-
missei'o, ma perchè erano divisi in
tre classi, ciascmia delle quali dovea
successivamente, senza interruzione,
occupare il coro, e salmeggiare tan-
to il gioi'no, quanto la notte. Gli
Acenieti menavano esemplarissima
vita, e la Chiesa novera tra essi molti
santi. La loro istituzione, secondo Ni-
ceforo, viene attribuita a certo san
Marcello, vescovo di Apamea; ma Bol-
lando, ai i5gennaro, l'ascrive piutto-
sto al suo successore Alessandro ab-
bate {F^edi), che fiorì nel 4^0? come
dice il Bonanni nella sua opera Or-
dini religiosi. Dall'oriente, ov' el^bero
principio, ben presto si propagarono
anche nell'occidente e più che altrove
nella Francia. Si legge in s. Gregorio
Turonense, e in parecclii altri scrit-
tori, che Sigismondo re di Borgogna
pentitosi della comandata uccisione
di Gianserico suo figlio, si ritirò nel
monistero di s. Mam-izio, e per da^
re alla Chiosa una perenne testi-
monianza di vero dolore, stabili qui-
vi l'ordine degli Accmeti.
V ebbe di questi religiosi in mol-
ti luoghi ; ma poiché, esercitandosi
in pratica s\ pia, non attendevano
intanto al lavoro , furono creduti
Messaliani. Alcuni di loro si mostra-
rono aderenti a Nestorio, e vennero
perciò condannati da Papa Gio-
vanni II. Ora non si ha di questo
ordine veruna comunità.
ACEPSIMA (s.), vescovo di O-
nito in Assiria, fiori verso l'anno
38o. Quantunque ottuagenario, di
complessione però vigorosa, fu tra
le ultime vittime della persecuzione
di Sapore le di Peisia. — Adar-
s.'ipore, primo governatore delle pro-
vincic di oriente, attizzato dalla in-
ACE
vitta fermezza di lui,
in mezzo a orribile
volle steso a terra,
trenta uomini,
legatene le membra
lo fé' spirare
supplizio. Lo
squartato da
quindici per parte,
con eorde sti-
rate a piena forza, menti-e due lit-
tori Io battevano con istriscie di
cuoio. Ad una con Acepsima furono
torturati s. Giuseppe prete e s. Aiti-
laa diacono. Tutti e tre soiferirono il
martirio nell'anno di Cristo 38o,
settantesimo del regno di Sapore, e
quarantesimo della persecuzione. I
loro nomi son ricordati nel martiro-
logio romano ai 22, di aprile. Il But-
ler ne riporta la festa al d\ 1 4 marzo.
ACERENZA e MATERA {Ache-
runtiiirn et Materanen ). Arcivesco-
vati uniti nel regno delle due Sici-
lie. Acerenza , città del regno delle
due Sicilie nella provincia di Ba-
silicata a piedi degli Apennini , si
appella così da un luogo elevato sul-
r A pennino, donde si scopre 1' uno e
l'altro mare. Sarebbe dillicile il deter-
minare r epoca della sua fondazione,
giacché grandi incertezze v'hanno su
tale proposito negli scrittori. Si sa sola-
mente, ch'ei'a famosa e per la esten-
sione e pel mimerò degli idiitanti.
Per la sua posizione, sino dai tempi
dei Romani era inoltre considerata
il principal baluardo della Puglia e
della Lucania. I Goti se ne impa-
dronirono nella decadenza dell' im-
pero, ed il prefetto Mona ne fece
la sua sede piincipale. Narsete, ge-
nerale delle truppe dell'imperatore
Giustiniano, la rimise sotto l'impe-
ro ; se non che, smantellata dai lòn-
damenti al tempo de' Longobardi
da Gromoldo figlio di Areclii duca
di Benevento, fu da lui pure rifal>
bricata aggiugnendovi una chiesa, ini
pretorio ed un j^alazzo. Oggidì non
è che mediocrissima eillà: conia
appena (piallromila abitanti, benché
ACE
(•Ha s'abbia titolo di ducato e di
nietJ'opoli. La tradi/ioiie del ])aosc
vorrebbe che la religione; Cristiana
siasi in essa stabilita ai tempi dei^li
apostoli, o prima del 3oo, 1 ililtici
di questa chiesa ricordano sedici
vescovi seduti prima di s. Giusto
( Vedi) pel corso di duecento anni.
Durante alcuni anni Acercnza fu
sottomessa ad Otranto , che avea
abbracciato il rito gieco sotto Po-
lienlo patriarca di Costantinopoli.
IVicolò li la eresse in arcivescovato,
ed Alessandro li le diede per suf-
fraganei i vescovi d'Anglona, Gra-
vina, Potenza, Tricarico, Venosa
con una diocesi molto estesa; Inno-
cenzo III, crealo nel 1198, le uni
in peipetuo il vescovato di IMatera,
a condizione che 1' aicivescovo negli
alti pubblici si nominerebbe vesco-
vo delle due città. Eugenio IV, del
143 1, volle restituire a Matera il
suo vescovo, ma ciò non ebbe ef-
fetto, che per alcuni anni. Si ritoi-
nò air unione tuttora mantenuta ,
risiedendo l' arcivescovo a Matera.
La cattedrale di Acerenza, una delle
più antiche e delle più belle d' Ita-
lia, è altresì una delle più ricche.
E dedicata a s. Cano martire,
già suo vescovo; il capitolo ha
venti canonici, con tre dignità,
l'arcidiacono, il teologo, il jieniten-
ziere : inoltre cinque mansionarii
partecipanti. Avvi eziandio un con-
vento di religiosi, alcune confrater-
nite, ospedale ecc. La tassa della
mensa alla camera apostolica è di
4oo fiorini. L' arciA cscovo è di no-
mina regia per un indulto di Cle-
mente VII. Il Sommo Pontefice
Urbano VI, Prignani, napoletano,
del 1878, era stato vescovo di Ace-
renza. T\ Matera.
ACERNO. Piccola città del regno
di Napoli nel principato citeriore,
ACIl
63
ora in amministrazione perpetua del-
l'arcivescovo di Salerno. 1'^ situata
in un terreno infelice, appiè delle
montagne. Il primo vescovo di que-
sta città , di cui ci sia pervenuta
notizia , non fiorì prima del i 1 36.
La cattedrale è dedicata all'Aimun-
ziazione della B. V., ed è collegiata.
Ilannovi in Acerno quattro moni-
stei'i d'ambo i sessi, due conserva-
torii, confraternite, monte di pietà
e seminario.
ACERRA e S. AGATA de'goti.
(Acerrarum et s. Agathcv Gothoruni).
Vescovati uniti nel regno delle due
Sicilie. Acerra , antica città , con
residenza vescovile, detta corrotta'
mente la Cerra, vuoisi fondata da-
gli etruschi, nella Tei-ra di Lavoro.
Al tempo di Augusto divenne colo-
nia romana, e, a detta di Tito Livio,
Ri innalzata al grado di città munici-
pale. Annibale la incendiò. Ristorata
a spese della repubblica romana.
Buono duca di Napoli rovinolla. Per
opera de'suoi abitanti risorse di nuo-
vo, e fu retta da particolari signori,
portando il nome di conica.
Aceria, della quale non conosciamo
il primo banditore evangelico, for-
ma oggidì un vescovato, la cui sede
è sufTraganea dell'aicivescovo di Na-
poli, mentre quella unita di s. Agata
lo è di Benevento. I-a cattedrale è
dedicata all' Assunzione della B. V. :
il capitolo componesi di tre dignità,
prima delle quali è l'arciprete, con
quindici canonici e sei ebdomadarii,
oltre altri cherici. La residenza del
vescovo è in ambedue le città : A-
cerra ha un convento di religiosi,
confraternite, seminario, ospedale e
monte di pietà. La mensa è tassata
238 fiorini per ambedue le diocesi.
ACHELOO. Città dell'antico E-
piro, sede di un vescovo suffragar
neo alla metropoli di Lepanto. E
64 AGII
posta nella diocesi dell' lUiria orien-
tale, e riceve il nome dal fiume
Acheloo, il quale divido l'Acarnauia
dall' Etolia.
ACHEOLO (s.), martire, il quale
ebbe a compagno s. Acio. Conget-
turasi che questi due santi abbiano
sofferto il martirio in Amiens verso
l'anno 290. Il martirologio attribuito
a s. Girolamo , e tutti quelli della
chiesa gallicana li ricordano al pri-
mo di maggio; la festa loro però
non si celebra in Amiens che a' 4
del detto mese.
ACHERY o ACHERI (il p. Lu-
ca d' ) nacque nel i6og, ed ebbe
a patria s. Quintino in Piccardia.
Professò la regola di s. Mauro, e ne
illustrò la congregazione colla sua
vita tutta consecrata alla pietà ed
allo studio. Molte opere, che sareb-
bero forse condannate all'obblio, vi-
dero la luce mercè le sue cure. Tra
queste tiene il primo luogo lo Spici-
legio , eh' è una raccolta di scritti di
varii autori , compresa in tredici voi.
in 4-"; poi la Lettera attribuita a
s. Bainaba , le Opere dell' arcivesco-
vo Lanfranco j quelle di Giliberto
abbate di Nogent , la Regola de' soli-
tarii , un Catalogo delle opere anti-
che de' Padri. Raccolse inoltre i mo-
numenti uecessarii agli atti dei santi
dell'Ordine Benedettino, che pubbli-
cati furono dal Mabillon. Mori in s.
Germano dei Prati a Parigi nel 1685,
dopo il settantesimo sesto anno di eia.
ACHILLEO (s.), martire, da Do-
miziano imperatore cacciato in ban-
do nella piccola isola Ponzia, ebbe
a compagno dell'esilio s. Nereo, e
vien perciò con questo ricordato. È
fama che fossero decapitati ambedue
in Tcrraeina, regnando l'raiano. —
La loro lèsta si celebrava solennissi-
ma in Roma nel sesto secolo; essasi
riporta al giorno 12 di maggio.
ACI
ACHONRY {Acaden.). Piccola
città dell' Irlanda nella provincia
di Connaught, con residenza vesco-
vile. Sino ai tempi del re Enrico
IV, asceso al trono nel i^gg,
formava un regno indipendente. E
la terza gran divisione dell' isola cou
cinque contee. Fu eretta in sede ve-
scovile da s. Patrizio apostolo dell' Ir-
landa spedito in quel regno dal Som-
mo Pontefice Celestino I romano, se-
condochè avvisa Mariano Scoto, nel
lib. II, all' anno 432 di Cristo ( V.
Ceratini , Vita di s. Patrizio^ Bo-
logna i686). Non è vero, come ab-
biamo dal Nouveaii Diclionnaire
Universel de Geographie redige et
viis eii ordre par F. D. Aynes ,
stampato a Lione nel i8o4, che
Achonry cessasse dall'essere vesco-
vato. La sede vescovile ha sem-
pre esistito: solo i beni della men-
sa furono depauperati dallo scis-'
ma d' Inghilterra. Questa residenza
è sufU-aganea della metropoli di
Tuam; ha la cattedrale dedicata a
s. Conrah, che fu vescovo di A-
chonry vex'so l'anno 53o. Evvi il
capitolo con arcidiacono e tredici
canonici. Venti sono le parrocchie ,
e quindici i vicarii. I cattolici a-
scendono a più di 160,000.
ACINDINO Gregorio , monaco
greco, il quale fiori nel secolo XIV a
Costantinopoli. Avendoci a que'tem-
pi certo Gregorio Palamas, ed al-
tri monaci del monte Athos, i quali
sosteneano di vedere, mentre ora-
vano, una luce, simile a quella del
Taborre, Acindino si uni al dotto
monaco Barlaamo e ne rinfacciò
l'errore vivamente. I suoi oppositori
lo accusarono di credere quella lu-
ce creata e finita: l'imperatore
Giovanni Cantacuzeno Icnne le par-
li di questi , e il sinodo di Costan-
tinopoli coudauuò il sentimento e la
A co
persona di Acindino. Egli, costretto
ad occullaisi, compose diverse ope-
re in favore della proscritta dot-
trina. Gretset ne ha fatto stampa-
re il trattato De Essentia et opcra-
tione Del, in greco ed in Ialino,
Jngolstad, 1616 in 4" Trovasi nella
Grecia ortodossa d' Allaccio lui poe-
ma, eli' egli composto aveva contro
Palamas, cou frammenti di altie
opere.
AGIO (s.) y. Achilleo.
ACMOMA. Città vescovile della
diocesi di Asia nella Fiigia Paca-
ziana.
ACON ( Aconen. ). Città di Siria,
vescovato in partibiis 3 suffvaganeo
di Tiro. F. AcRr.
ACONZIO, Cardinale. Questi fa
prete Cardinale del titolo di Fa-
sciola (cioè dei santi Nereo ed A-
chilleo). Vivea nel Pontificato di s.
Gelasio I, che lo innalzò a quel
grado nel 49--''
ACQUA NFL VINO PER LA. MESSA,
E quella di cui poche gocce infon-
de il sacerdote nel calice prima di
olferire il vino già versato. La Chie-
sa Cattolica osservò sempre la pra-
tica di mescolare l' acqua col vino
nel santo sagrilJzio della messa. Di
ciò abbiamo chiare memorie fino
dai suoi tempi antichissimi. Gesìi
Cristo ne die' l' esempio nella cena
pasquale, mentre istituì l' adorabile
sagramento. Una tal verità è appog-
giala sulla tradizione la piìi costante
dei Padri. Fia gli altri testimonii, che
ne abbiamo, il concilio di Firenze nel
decreto pegli armeni soggiugne: ....
juxla SancLoruni Palrwn lestinionia,
ereditar ipswn Dominuin in vino
aqua pennixto hoc sacramcntum
insti tnisse. Il concilio di Trento lo
conferma, dicendo : I\Ionels. Synndns
prceceptiini esse ab Ecclesia saccr-
dolihits nt aquani vino in Calice of-
VOL. I.
ACQ &5
ferendo miscerent, Inni quod Chri-
stns Doniinns ita fecissc credatur.
Sebbene però nella Chiesa siavi sem-
pre stata una tal costumanza, dietro
r esempio di G. C, non è da infe-
rirsi che r infusione dell' acqua sia
di precetto divino, ne si dee riguar-
darlo come di essenza del sacramento,
operandosi la transustanziazione e-
gualmentenel caso che l'infusione sia
omessa. Cos'i insegnano concordemen-
te i teologi. Quantunrpie Gesù Cristo
non abbia comandata la mescolan-
za dell' acqua col vino, sarebbe pe-
rò un grave peccato pel sacerdo-
te il tralasciarla, non obbedendo
egli alla Chiesa, che così coman-
da di fare. Il concilio generale
VI, di Costantinopoli III, celebrato
nel 680, condannò gli armeni che
consecravano il puro vino [F. Du-
cange in Costantin. Christiana, 1. III).
La sacra congregazione di Pro-
paganda, nel i635, trattando del-
la unione degli armeni alla Chiesa
Cattolica, essendosi agitata la qui-
stione se potevano continuare la
consccrazione del vino senz'acqua,
loro la proibì con un formale de-
ci'eto, e ciò per molte ragioni. Ec-
cone le parole : » Primieramente
« perchè, sebbene questa unione del-
" r acqua col vino non sia di ne-
" cessila del sacramento, ma sol-
» tanto di precetto ecclesiastico, dal
» quale il Papa può dispensare;
■' tuttavia, poiché l' acqua si me-
« scola al vino da consecrarsi per
" tradizione apostolica, e poiché si
■' crede, secondo la testimonianza
-•» dei Padri, che G. C. lo abbia fat-
» to anch' Egli, non devesi tollera-
" re in alcun modo, né permettere
'» agli armeni quel rito di sagri-
•' ficaie senz'acqua; 2. perchè tal
'» rito degli armeni, o raccbiude l'e-
'• resia del IVfonolisismo, ovvero di
9
66 ACQ
'• questa si rende assai sospetto. Iiii-
• perocché Niceforo (lib. XVIII, e.
■•' 53) dice chiaramente, che gli arme-
!' ni consacrano il solo vino per di-
'• mostrare in Gesù Cristo esservi
» una sola natura; 3. perchè il s.
■" concilio di Firenze nella Istruzione
" agli armeni, colla parola dccerni-
" mtis, comanda agli armeni uniti
» che pel sagrihzio versino nel vino
-•' alcune gocce di acqua; 4- P'^^'"
" che gli armeni sempre domanda-
-' rono alla Sede Apostolica di es-
" sere dispensati da tal pratica, e
" nondimeno loro fu sempre risposto
» con negativa: che, Benedetto IX,
•• Gregorio VII {in siiis cp. 1. 7),
" Eugenio III, Alessandro III, Gio-
" vanni XXII, Eugenio IV, raccol-
" to il fiorentino concilio, Calisto
'■' HI, e finalmente Paolo V nelle let-
" tere apostoliche a Melchisedecco pa-
-•' triarca, detto // Cattolico, espressa-
» mente ricusarono di permetterlo;
" 5. finalmente perchè Lutero appro-
■» \o il lodato rito, ed i calvinisti l'os-
" servano nella loro cena; e se agli
5» armeni si permettesse tal rito nel
'> regno di Polonia, i calvinisti, che
» là non sono pochi, calunniereb-
» bero la Chiesa Romana, taccian-
'» dola di aver cangiato sentenza
" e di essere convenuta con essi
» [Congreg. de propag. fide, 3o jan.
j> I G35)". Con tal definizione concor-
da il cap. 24 del concilio di Cartagine
111 radunato da Siricio Papa, e i
cau. I, 2 e 3 De consecralioiie,
dist. 2.
Negli antichi tempi il sacerdote
infondeva 1 acqua nel calice in mo-
do di croce. Ciò si può vedere nel-
l'Ordine Romano appresso Iltorpio,
e nel terzo Ordine Romano, secon-
do i documenti, che porta Giu-
stiniano Chiapj)oni nella dissertazio-
ne slanqiata dopo gli atti della ca-
ACQ
nonizzazionedi quattro santi sotto Cle-
mente XI. Ora però si benedice 1 acqua
prima di versarla, dicendo l'orazione :
Deii.i, qui hitmaniv suhstantice ctc.
Qnest' acqua vien benedetta pertliè
significa il popolo, il quale non an-
dando alfatto esente di peccato, ab-
bisogna della benedizione. Così Du-
rando. Nelle messe poi dei defonti,
r acqua non si benedice perchè in
queste l'acqua significa il popolo ch'è
nel purgatorio, il quale è già vici-
no alla gloria, e non soggetto alla
Chiesa militante. Puossi addurre altra
ragione, cioè, che, significando essa
il popolo circostante, siccome a que-
sto non si dà la benedizione in fine
della messa de' morti, così nemmeno
si benedice in tali messe l' acqua
che lo rappresenta. Così insegna
il Gavanto ( in Conimcnt. ad Rubi:
miss. p. 2. tit. 7 ).
Nella messa privata il sacerdote
medesimo infonde l' acqua nel cali-
ce ; nella messa solenne poi il sud-
diacono , pulito il calice col puri-
ficatorio , mostra 1' ampolla del-
l' acqua al sacerdote , dicendo : Bc-
ìiedicile , rci'ercnde pater. Benedet-
ta questa dal celebrante, il medesi-
mo suddiacono ne infonde poche
gocce.
Abbiamo detto che V acqua infiisa
nel vino significa il popolo. Ciò s])ie-
ga san Cipriano {Epist. ad Ca'cil.)
T idcmus in acjua populitni inlel-
lìgi .... Quando auteni in calice
aqua l'ino viiscetur^ Christo popu-
his adiinafnr, et credentiuni plehs
ci, in cptcìn credidit, copulatur et
coiìjungitur. Qucv copulatio et con-
junctio aquiv et vini sic niiscetur in
calice Domila, ut commixtio illa
non possit ab inviceni separa ri.
Unde Ecclesiam, idest plebeni in
Kcch'sia constitufam, fideliter in en,
(fuod credidit, pcrscveraìilem nulla
ACQ
rcs separare poterit a Christo. Sì
danno ancora altre mistiche spie-
gazioni. Alcmii vogliono che 1' u-
nione dell' acqvia col vino significhi
il mistero dell' Incarnazione in cui
si è unita ipostaticamente la Divina
colla umana natura. Tale interpi'e-
tazione è tratta dall'orazione di sopra
citata Deus, (ini huinancc, ecc. Vo-
gliono altri signifìcai'si per quella me-
scolanza il sangue e l' acqua che
insieme uscirono dal lato di G. C.
Questa opinione è fondata sulle pa-
role De lalere Christì exìvit sangiiis
et aqua. In nomine Palris, et Filii,
et Spiritns Sanati. Amen, parole che
gli Ambrosiani e i Certosini dicono
invece della orcizionc Deus, cjid hu-
mance, ecc.
Presso i greci è differente il rito
d' infondere l'acqua nella messa. Egli-
no, secondo le liturgie dei ss. Basilio e
Crisostomo, due volte infondono l'ac-
qua nel calice. La prima volta avan-
ti la messa, quando si apparecchiano
sopra una mensa a parte le cose neces-
sarie pel sagrifìzio : il sacerdote punge
il pane con una lancetta, dicendo : U-
nus militwn lancea latua ejus ape-
ruit, statimene exivitsanguiset aqua,
ed intanto il diacono infonde t'acqua
fredda. La seconda Aolta poi, allor-
ché, fatta la consecrazione, il diacono
domanda al sacerdote che benedi-
ca r accjua riscaldata ; questi la be-
nedice colle parole : Benedictus fer-
ver sanctorum j'ugiter moie et sem-
per, et in scecula sccculorum, A-
men j il diacono risponde .• Fervor
Jìdei plenus Spirita Sanato. Amen :
ed intanto versa nel calice consecrato
qualche gocciola dell'acqua calda. Non
è a dire che codesto rito d' infon-
dere oltre alla fredda 1 acqua calda,
ora non abbia più luogo , dimo-
strandolo anzi il Cardinal Bona co-
me una vigente disciplina della chiesa
ACQ
67
gi-eca, che non fu mai condannata,
e che non devesi ncppur condanna-
re. Colle pai'ole della consecrazione
convertendosi il vino nel sangue di
Gesù Cristo , i teologi promuovono
due quesiti : L se le poche gocce di
acqua, che il sacerdote infonde nel
vino, si convertano nel sangue di
Cristo; IL se, convertendosi, si con-
verta prima in vino e poi in san-
gue, o si converta immediatamente
nel sangue di Cristo. Nel secolo duo-
decimo fu promosso il primo dub-
bio in Francia , e negli Annali del
Card. Baronio all^ anno di Cristo
I 188 è registrata una lunga Icttei-a
di Gaufrido monaco di s. Bemai'do
al Cai'dinale vescovo di Albano, in
cui espone i varii sentimenti dei
teologi. I detti Annali non hanno
la risposta del Cardinal vescovo
di Albano; ma il Baronio così l'ac-
cenna : Sed nihil aliud rescribere
potuisse certuni est , quam qiiod cre-
di dit , et custodivit sempcr Sancta,
Romana Ecclesia, nimirum aquani
simul et vimini transnbstantiari in
sangidnem Christi. Innocenzo III
( nel cap. Cum Marthcc, de celebr.
missar. ) riferisce due opinioni: una,
che essendo uscito dal lato di Cri-
sto sangue ed accp^ia, il vino si con-
verta nel sangue, e 1' acqua nell'ac-
qua, che scaturì dal costato. L'al-
tra opinione è, che l'acqua la quale
si trova nel calice, resti com' è , at-
torniata dagli accidenti, o sia dalle
specie del \ino. L' Angelico ( p. 3.
q. 75. a. 8 ) parla della detta secon-
da opinione, e dice non poter sus-
sistere ; sì perchè dopo la consecra-
zione non v' è nel sagramento che
il Corpo ed il Sangue; sì perchè se
dopo la consecrazione restasse l'acqua
nel calice , allora tuttociò eh' è nel
Calice non si adorerebbe adoratione
latria;. Della conversione dell'acqua
68 ACQ
nell'acqua che uscì dai costato, non
è d'uopo far paiola, cssoudo que-
sta piuttosto una pia nieditazioue, che
luia opinione teologica; quindi è da
tenersi la sentenza che anche da In-
nocenzo III nella suddetta Decretale
\ien considerata come la più pro-
babile, cioè l'acqua posta nel calice
convertirsi nel Sangue di G. C. I
santi padri Giustino, Ireneo, Cipria-
no, parlando dell'acqua che si deve
porre nel calice, dicono che G. C.
convertì nel sangue ciò che si con-
teneva nel calice; quindi anche l'ac-
qua che Egli vi aveva infusa. Ri-
guardo poi al secondo dubbio , se
questa conversione dell'acqua in san-
gue si faccia immediatamente, oppu-
re si converta prima in vino e poi
in sangue , vi è chsputa fra i teolo-
gi scolastici. Alcuni, che vogliono pro-
^are convertirsi l' acqua prima in
vino e poi in sangue, si appoggiano
al rito dei pp. Domenicani e di
altri religiosi, che prima d' incomin-
ciar la messa, pongono l' acqua nel
calice. Dicono che ciò si fa per dar
maggior tempo all'acqua di conver-
tirsi invino; ma cotal argomento non
r di alcima sussistenza. luvenin (Dis-
sert. de Sacram. q. 2 De Eachar.
§. "ò ) riflette a questo proposito:
Ooininicaìiorutn praxini noti nili co
physicoruiìi princìpio qitod advcrsa-
rii stippoiumtj scd nonnullis Litnr-
gits, f/iiibus pnvscribilur, ul. idloluni,
rpiod in sacrifìcio dchct afferri, ante
ipsummet sacrificiuni prceparetur.
Sì domanda ancora il ])erchè
l'acqua dell'ampolla, che m^lla pri-
ma delle tre messe il giorno di-l s. Na-
tale viene benedetta prima d' infon-
derla nel calice, si toi'ni a benedi-
le nelle altre due messe. Tale dub-
bio è sciolto da nions. Sanici li (T.
IX. Lettere ecclcs. p. 29), f()ndan-
dosi sul jiiistero, cioè sulla signili-
ACQ
cazione dell'acqua , eh' è il popolo.
Eccone le parole: » Il popolo tan-
» te volte si benedice, quante si u-
» milia al sacerdote ", cosicché in
ogni messa umiliandosi il popolo ,
di nuovo ei vien benedetto ndl' ac-
qua.
Quando il vescovo assiste pon-
tificalmente alla messa solenne di
un sacerdote , tocca a lui benedire
l'acqua da infondersi nel calice , e
non al sacerdote , perchè è egli il
primario pastore di quel popolo cui
è posto a presiedere dal supremo
pastore il Pontefice Romano.
Nella messa del Sommo Pontefi-
ce, giusta il decimoquinto Oidine
Romano, appresso il p. Mabilloii ab-
biamo, che il sagrista prepara il ca-
lice con tre ostie , una pel sagra-
mento, e le altre due per la pre-
gustazione; pone indi il vino nel
calice : e dopo essere stata benedet-
ta r acqua, ne versa tre gocce col
cucchiaio nel calice stesso.
Nella Cappella Pontificia l'acqua
vien benedetta dal Papa, richieden-
dosi colla formula Benedicite, Pater
sancle. Quando celebra pontifical-
mente il Papa, la benedizione si do-
manda dal sagrista.
Nella messa dei presantificati, il
venerdì santo, l' acqua non si be-
nedice dal Pontefice . Nel codice
4737 presso il Gattico [Acta Cac-
reni. p. 34 ) si legge che nel ve-
nerdì santo Diaconus Card, affert
Ponlifici calicem cuni puro vino ,
et suhdiaconus ampullani ciuii a-
qna , qnani Papa vino conitnisccat
ut rcpnvscntct <piod islo die cnia-
naverunt sacramenta Ecclesia', vi-
delìcet sanguis et atpia de Carpare
Clirìsti.
ACQUAPENDENTE ( Àquapcn-
tlcn). Città dello Stalo Pontificio nel
territorio d' Orvieto, con lesideuza
ACQ
fli un vescovo. Acquapendente ha
nome dalla sua posizione sul jxmkUo
«li una montagna silvestre, donde ca-
dono, ollercndo bellissimo punto di
vista, le acque d' un piccolo torrente.
Fece già parte dei domini! della limi-
trofe Toscana: insieme a Preceno ed
a s. Lorenzo, fu data in vicariato al
padre di Francesco Sforza che ]ter
molto tempo la possedè pacilìcamentc
insieme ai suoi figliuoli : possessione
confermata da Eugenio IV nel 144^
coU'annuo censo di fiorini novecento.
Francesco la rese al detto Pontefi-
ce, che la incorporò allo stato Oivie-
tano . 11 palazzo degli Sforza in
Acquapendente rimase alla famiglia
sino al 1616, in cui il duca Ales-
sandro lo cedette alla comiuiitàper
fabbricarvi od adattarvi vm nuovo
convento di Francescani osservanti,
eh' è quello di oggidì. Ai medesimi re-
ligiosi alcuni anni dopo fu ceduta
ancora dal duca Mario li, figlio di
Alessandro, la vicina chiesa di san
Giovanni, che per concessione di Pao-
lo IV, del i555, ei-a juspatronato de-
gli Sforzeschi : in riconoscenza de' qua-
li beneficii la comunità d' Ac(jua-
pendente accordò una generale fi-an-
chigia a tutte le robe di essa e dei
suoi vassalli. Il Papa Innocenzo X,
Pa ni/ìli, romano , nel 1649 dichia-
volla città e la eresse in vescovato
in luogo di Castro, che fece distrug-
gere ed unire alla sovranità della
Santa Sede [f^. Costituzione In su-
premo j I 3 settembre 1 649 , che si
legge nel tomo VI del IJollario Ro-
mano ). La l'endita di questo ve-
scovato è di mille scudi, e la tassa
camerale di cento trentatre fiorini:
la cattedrale ha due dignità con
ottanta scudi di i-endita e nove ca-
nonici. La città conta quattromila
abitanti e tutta la diocesi altri (juat-
trumila, in quattro terre. Nel pas-
ACQ 69
sato secolo Acquapcnilente soggiac-
que a rovinoso terremoto; essa fu
patria di Girolamo Fabrici medico
rinomato del secolo XVI, e abi-
tò in essa tjualche tempo lo scrit-
t(jre Gregorio Leti milanese che die-
de alla luce olti'e a cento volumi di
opere piene di menzogne , d' inesat-
tezze, e d' inezie.
ACQUARI ANI. Eretici. Ebbero
origine nel secolo terzo, e contro di
ossi impugnò la penna s. Cipriano.
Costoro non offrivano che l' acqua
neir incruento sacrificio, e con cpie-
sta sola pretendevano di consacrare.
ACQUA SANTA o Benedetta.
§. I. Sua orìgine.
Alcuni fanno montare la origi-
ne <leir acqua santa ai tempi apo-
stolici, e si appoggiano alla autori-
tà di santo Agostino , il quale nel
suo libro IV contro i Donatisti di-
ce apertamente ; quoti universa te-
net Ecclesia, nec Conciliis iiistiuduni,
sed seniper retentuni est, noiuiisi au-
ctoritate apostolica tradituni reetis-
sinic ereditar . Che l'uso di essa
nella Chiesa sia antichissimo, non
può mettersi in dubbio, se pongasi
mente col Martenc ( in llb. De ant.
Kccles. disciplina in div. off. celeb.
e. IX, n. 12), che oltre la bene-
dizione dell'acqua pel Battesimo , e
per la consecrazione delle chiese ,
usata fin da' primi secoli, troviamo
testimonianze della virtù di essa ac-
qua a|)presso s. Epifanio ed altri
parecchi scrittori citati dal Gretsero
( in tract. de Beaediclionibus ).
§. II. Suoi effetti.
Poiché Dio si compiacque opera-
re a mezzo di quest'acqua molli
prodigi, la si usa da' cristiani ad
70 ACQ
ottenere sette principali effetti : i .
a conseguire la guarigione delle
malattie d'animo e di corpo; 2.
a preservarsi o liberarsi dalle il-
lusioni, dalle insidie , dalle tentazio-
ni del demonio e de' suoi ministri ;
3. a calmare le agitazioni dello spi-
rito; 4- P^^'' disporsi alla pregili e-
ra ed ai sacramenti ; 5, ad im-
petrai-e fecondità alla terra su cui si
fa r aspersione ; 6. a scacciare la
peste, dissipare il tuono e le procelle;
7. a togliere i peccati veniali, non ex
opere operato , come i saci'amenti ,
ma ex opere operands, a modo di
merito, eccitando Io spirito ed il
cuore ad una certa divozione at-
tuale, la quale virtualmente rinchiu-
de la contrizione dei peccati venia-
li, oppure, siccome dichiarano alcu-
lìi teologi, ottenendo delle grazie at-
tuali che eccitano alla contrizione
necessaria per la remissione dei pecca-
ti veniali. F. Syh'esler in summ. alla
parola ^qua bcned. ; Catechismo de
IMontpellier, pag. 658 in 4-° Cate-
chis/n. ad ovdinand. pag. 1 1 3. — •
§. III. Sue K'urie denominazioni.
Havvi quattro specie di acqua be-
nedetta; i.^ la conmnej 2." la bat-
tesimale j 3.' la episcopalej ^.^ la e-
pifanica.
La comune è acqua fredda pu-
ra e naturale benedetta. Eccettuate
le feste di Pasqua e di Pentecoste, la
benedizione di quest' acqua si fa or-
dinariamente ogni domenica dal sa-
cerdote destinato a celebrare la messa
solenne. Viene pirscritto di benedirla
ad ogni otto giorni, per evilarne la fa-
cile corruzione. Il modo di (ar tale ho
nedizione è già indicato dal Rituale
-Romano, il quale comanda che in
giorno di domenica apparecchialo
il sale iu sacrestia, e rac<pia da
ACQ
benedirsi, il sacei'dote , che dovrà
celebrar la messa, vestito di cami-
ce e stola, dica primieramente Ad-
jutorium nostrum, ed eseguisca il
rito prescritto nel titolo Orda ad
faciendam aquam henedictani. Nel-
la benedizione , il sale benedetto si
mescola all'acqua per dinotare, for-
se in senso allegorico, l'unione del-
le due nature iu G. C. e forse in
senso tropologico, perchè siccome il
sale è simbolo della prudenza , e
Taccpia della purità, così la Chiesa
fa tale mistui'a, per chiedere a Dio
la semplicità della colomba e la
prudenza del serpente a prò di co-
loro, che con fiducia usassero del-
l'acqua benedetta. Non appartiene
che al sacerdote col permesso del
parroco il benedire l'acqua ed il
sale, secondo 1' uso comune della
Chiesa.
L' acqua battesimale, cosi appel-
lata perchè inserviente alla ammi-
nistrazione del battesimo, è quella
che si benedice solennemente nelle
vigilie di Pasqua e della Penteco-
ste. Il modo di preparare tal sorta
di acqua nei detti giorni appresso
ciascuna chiesa parrocchiale può ri-
levarsi di leggeri dov' è parola del
sacramento del Battesimo [Fedi).
Tornerà gradita ai nostri lettori
r annotazione della costmnanza, la
quale è in vigore appresso la Cap-
pella Pontificia. La funzione del be-
nedire quest' acqua è cominciata iu
privato da monsignor sagrista della
Cappella medesima; ha luogo di
buon' ora, aflìnchè i parrochi possa-
no aspergere con essa durante il
giorno della benedizione le case dei
loro pari'occhiani ed anche i cibi
loro, particolarmente le uova da
mangiarsi nella pasquale solennità,
uova che un tempo erano per tut-
ta la precedente quaresima proibite.
ACQ
IJ acqua episcopale Im nome dal
ministro di essa, che è il vescovo, e
che ne fa uso nella dedicazione del-
le chiese e degli altari, o nella ri-
conciliazione delle prime ( f^. Dedi-
CAzioxE DELLE CiiiEsE, cc. ), La be-
nedizione di tal' acqua è tutta pro-
pria del vescovo. I greci, come pie-
parano il crisma con olio e balsa-
mo dove introducono fino a treii-
tasei odori, cosi benedicendo que-
st' ac({iia ci mescolano un vino o-
Icnle appellato J ciKintha , vale a
dire fiore di vite, raccolto dalle lam-
brusche.
L' acqua epifanica riceve ap-
pellazione tlal giorno in cui si be-
nedice, eh" è della Epifania di no-
stro Signore. Appresso i latini, ben-
ché non da tutti , la vediamo be-
nedetta anco nella vigilia della festa.
Il rito della benedizione di tal'acqua
è per sé stesso un'addizione irregola-
re al Rituale Romano desunta dai
greci e tollerata dalla Chiesa, ove
siano tolte le quattro aggiunte che
Papa Benedetto XIV proibisce. E.s-
se sono i. portarsi da un fanciullo
in processione la croce in mezzo a
due sacri ministri, diacono e sud-
diacono, ciocché disdice alla gravità
de' sacri riti; i. benedirsi il sale con
la formula: Lu creatura salis in
nomine sanctce Trinitatis efjìciatur
salutare sacramentumj 3. l'esorci-
smo, onde in senso materiale vo-
glionsi le parole di s. Paolo mi-
sticamente proferite, cioè: sit cor ve-
struni sale conditnm; 4- l' invoca-
zione dei ss. Giuseppe, Teodoro ed
Orsola nelle litanie cantate in tale
benedizione.
§. IV. Uso dell'acqua benedetta.
Suolsi d' ordinano por 1' acqua
benedetta all'ingresso delle chiese.
AGO
7'
aflìne che i fedeli entrandovi possano
prepararsi a meglio pregare per la
pui'ificazione de' loro peccati. Da (jue-
sti si reca alle proprie case per asper-
geisi .sia al levarsi , come al cdvì-
car.si , prima di dar principio alle
preghiere e quando si solfra f[ual-
che tentazione, o avvenga alcun tem-
porale. Si aspergono eoH'acqua be-
nedetta quei luoghi eziandio , nei
quali si teme la malignità del de-
monio , e si usa pegli ammalati ,
pe' morti, ne' sepolcri , e nei cimi-
teri. Questi tre ullitni usi sono di-
retti ad ottenere da Dio, che in ri-
guardo alle preghiere della Chiesa
fatte sopra quest'acqua si degni pLi-
rificare ed alleviare le anime dei
fedeh purganti.
Quanto al modo di dispensare l'ac-
qua benedetta, non può negarsi, che
quello per aspersione non sia il pila
convenevole ed il più conforme al-
la antichità, ed alluso della Chiesa,
non meno che alla decenza delle ce-
rimonie, tanto in ciò che concerne
l'onore dovuto al ministro, quanto
per coloro che la ricevono. Il perché
soltanto ricevono i principi l'acqua
benedetta colla presentazione dell' a-
spersorio ( Fedi).
Sopra r acqua benedetta scrisse-
ro il Marsigli Colonna, Hydrogio-
logia, sive de aqua henedicta, Ro-
niae, i566-i588, Venetiis i6o3;
il Card. Turreci'emata : De efficacia
aqucs henedictcc contea Petruin An-
geliciini in Bohetniaj ì^'j'ì, s. a., li-
stampato a Roma nel i5i^ e nel
i52g; F. Cristoforo Morino, Ex-
cellencias de tagua benedita, Valen-
cia, 1 589.
ACQÙASPARTA. Borgo con ti-
tolo di Ducato nello Stato Pontifi-
cio, nella diocesi di Todi , con un
forte sopra un' eminenza. Assai è
illustre in Actjuasparta la romana
VI A co
tainijj;lia Cesi ( Fedi) dtrivantc dai
duchi di Acquasparta, e die vuoisi
provenuta da Ceso lìglio di Jerneno
re de' Greci, i cui discendenti non
conservando più che il nome di re
furono scacciati dal regno, portando
seco alciuii parenti della prima no-
biltà. Giunti in Italia, diedero il
nome di Magna Grecia agli Abruz-
zi. Passati dipoi a lloma, abitai'ono
la contrada chiamata Suburra e ot-
tennero le prime dignità, dando nel
f)r)9 oltre il Pontellce Silvestro II ,
anche al sacro Collegio i cinque
Cardinali, Paolo Emilio nel iSiy;
Federico nel 1 54 [ , Pier Donato
nel iSyo, Bartolonuneo nel i59(),
e Pier Donato nel 1641. — Ael
1476 , afflitta Roma da orribile
pestilenza, passò il Pontefice Sisto
IV , della Rovere , a ricoverarsi
ad Acquasparta insieme a sei Car-
dinali. Tra i celebri rampolli della
famiglia Cesi, sortì la culla da Ac-
quasparta quel Federico che di-
cemmo fondatore dell'illustre rojna-
na Accademia dei Lincei nel i6o3
( /^, Accademie). Scopo di quel-
1' Accademia essendo le scienze fi-
siche e naturali, tutti i sapienti di
Europa convenivano ad Acquaspar-
ta per discutere intorno alle scienze,
che formavano 1' oggetto de' propri!
studii e di quelli dell' Accademia dei
Lincei da esso nella sola età di die-
ciotto anni istituita. Sussistono an-
cora ad Acquasparta nel palazzo
Cesi le celle da quei sommi uomi-
ni abitate in uno ai busti di molti
illustri personaggi. Sulle pareti di
quelle celle trovasi un immenso nu-
mero di massime religiose , morali
e civili dal duca riìccolte.
Ebbe Acquasparta inoltre altri
due Carilinali: BcntiTcnga de' Ben-
livcnghi e Rlatlco 'd' Ac(juasparta.
F . IJt.x TivENGUi, e l'articolo seguente.
ACQ
ACQUASPARTA (d") IMvtteo,
Cardinale. ìMattco d' Accpiasparta del-
la diocesi di Todi si fece francescano
essendo ancor giovanetto. Divenuto
lettore del sacro palazzo, fu, nel i l'è"]
ministro generale dell'Ordine di san
Francesco. Nicolò IV, nel 1288, la
vigilia di Pentecoste, creollo pre-
te Cardinale del titolo di s. Loren-
zo in Damaso, e nel 1 29 1 vescovo
Portuense, ritenendo il governo del-
la religione fino al capitolo genera-
le, che si convocò in Rieti, cui in-
tervenne il medesimo Pontefice Boni-
facio Vili, che lo spedì legato Apo'
slolico nello stato Veneto, e nella R.o-
magna,poi col titolo di governatore,
aflin di ridurre le città di Cesena, di
Forlì, di Faenza e d'Imola aU'ul>
bidienza della Chiesa Romana. Egli
propose il premio delle Indulgenze
per quelli che avessero preso la
croce contro i persecutori del Ro-
mano Pontefice. Nel i 36o si trasfe-
rì in P'irenze col carattere di lega-
to a laiere per acchetare le fazioni
de' Bianchi e Neri. Venuto in so-
spetto di favorire più 1' una che
l'altra parte, trovò tal durezza nei
Bianchi, che per tema di frode ri-
cusò di sottomettersi alle determi-
nazioni del Cardinale Legato. Es-
sendogli stata minacciata la morte
da alcuni sediziosi, sdegnato, fulmi-
nò contro Firenze la sentenza di
scomunica ed interdetto . Ritorna-
to in Roma, si applicò allo studio
commentando alcuni libri della Scrit-
tura. INlorì in Roma nel i3o2, e
fu sepolto nella chiesa di santa Ma-
ria in Araceli vicino al Campido-
glio.
ACQUATICI. Eretici, che giudi-
cavano l'acqua csseie mi principio
coeteiiio a Dio.
ACQUAVIVA. Città dell" liali.i
nella provincia di Uari, e, scconilo
ACQ
alcuni, vescovile. Oggidì non vi
Im di essa che le rovine, pio'iso
cui esiste un grosso borgo clic ha
una collegiata con arciprete, ni qua-
le si commettono tutti gli ad'uri li-
tigiosi.
ACQUAVIVA. Città, come si cre-
de, un tempo vescovile, posta nella
Toscana, neh' antica Flaminia, sotto
il monte Soratte tra Ariniano e
Città-Castellana. Se ne veggono le
rovine presso il luogo detto Fon-
tana d' Acquavwa.
ACQUAVIVA. Città creduta ve-
scovile, eh' era situata nel Saunio
o nella Campania. A' nostri giorni
è lUì sempli(;e borgo sopra il V^ol-
turno tra Venafro ed il monaste-
ro di san Vincenzo nella provincia
di Capua. Gli scrittori non con-
vengono tra loro nell' asserire , se
([uesta città e le due, di cui sopra,
sieno state episcopali. Egli è certo per
altro, che la sede di una di queste è
stata occupata dai vescovi Paolino o
Paolo , il quale intervenne al con-
cilio tenutosi in Roma nel 4^5 sot-
to il Papa Ilario : Benigno , che fu
presente a tre concilii celebrati in
Romanci 487, 479 e '^"^5 Bonifazio,
il cpialc assistette al concilio di Roma
nel 5o3 celebrato dal Sommo Ponte-
fice Simmaco.
ACQUAVIVA Francesco, Car-
dinale. Francesco Acquaviva nacque
in Napoli dalla prosapia dei duchi
di Atri r anno i ^^^. Sotto Inno-
cenzo XI fu vice-legato di Ferra-
ra. Alessandro Vili lo destinò in-
quisitore a Malta ; Innocenzo XII lo
volle suo maestro di Camera, e in
seguito lo decorò della Nunziatura
al re cattolico Carlo II ed anche a
Filippo V. Clemente XI per com-
pensarne le singolari benemerenze, nel
1706, ai 17 maggio, lo assunse al
Cardinalato col titolo di san Bar-
VOI.. I.
ACQ 7I
tolommeo all' Isola. Filipjx) V lo
dichiarò ministro e protettore dei
regni di Spagna presso la Santa
Sede , nel qual oflizio egli molto
si distinse. Dimesso il primo (ito-
lo, passò a quello di santa Cecilia,
la cui Basilica ristorò magnifica-
mente . Nel 1724 da Benedetto
XIII trasferito al vescovato di Sa-
bina , per ispeciale indulto , rilen-
ne a titolo di commenda la chiesa
di s. Cecilia. Morì nel 172,5 in età
di sessanta anni, e fu sepolto in
s. Cecilia.
ACQUAVIVA Gian- Vincenzo,
Cardinale. Gian-Vincenzo Acquavi-
va ottenne da Paolo III nel 1537
i vescovati di Melfi e Rapolla chie-
se unite. Ebbe quindi la prefettuia
del forte di Castelsantangelo, e fu nel
1 542, ai 3 1 maggio, creato prete
Cardinale del titolo de' ss. Silvesti-o
e Martino ai monti. Morì nel i,556
dopo cpiattordici anni di cardina-
lato.
ACQUAVIVA G\vi.\o, Cardinale.
Giulio Acquaviva nacque in Najjoli
da nobilissima famigHa l'anno i54fì.
Neil' età di soli venti anni fu incai'i-
cato da s. Pio V della Nunziatiu-a
al re cattolico Filippo II per indurlo
a preservare la immunità ecclesia-
stica dagli attentati dei ministri di
Milano. Compiuta la Nunziatura con
soddisfazione del Pontefice, fu creato
dal medesimo nel 1^70, ai 17 mag-
gio. Cardinale diacono del titolo di
s. Calisto . Dipoi gli fu conferito
quello di s. Teodoro. Pio V lo volle
presente alla sua morte, e dalle sue
labbra desiderò ascoltare i pii sug-
geiimenti, onde spirare nel bacio del
Signore. Nel i574 contando l'età
di soli ventotto anni, compì la sua
carriera lasciando gran desiderio di
sé alla Chiesa , che nella pietà e
dottrina di lui attendevasi un nuovo
74 ACQ
lume. Ebbe il sepolcro nella Basili-
ca Lateranensc.
ACQUA VIVA Ottavio JuivioRE,
Cardinale. Ottavio AcquaA'iva dei du-
chi d'Atri nacque in Napoli l'anno
1 608. Fu fatto cameriere segreto di
Urbano Vili, di poi ponente della
congregazione del Buongoverno, indi
governatore di Jesi , di Ancona e
di Orvieto, città, che valorosamente
difese contro le armi del duca di
Panna. In appresso da Innocenzo X
fu eletto segretario della congrega-
zione delle accp^ie, votante della se-
gnatura di giustizia, e presidente della
provincia del patrimonio e dello sta-
to di Castro. La soavità dei costu-
mi, la giustizia e la candidezza di
animo , ond' era fregiato , così gli
meritarono l' affezione del Pontefice
Innocenzo, che nel 1 654, ^i "^ marzo,
Io creò Cardinale di s. Bartolommeo
air Isola. Per alcuni mesi occupossi
nella legazione di Viterbo ; in seguito
venne destinato alla legazione della
Romagna, che a mercè di lui Aenne
liberata dal gran numero degli as-
sassini, da cui era infestata. Dal titolo
di s. Bartolommeo passò a quello di
s. Cecilia , ed in progresso venne
ascritto alle principali congregazioni
di Roma. Fini di vivere in Roma
l'anno 1674, e fu sepolto neila sua
chiesa. P^. Gualdo Priorato nella
scena degli uomini illustri.
ACQÙAVIVA Ottavio Seniore,
Cardinale. Ottavio Acquaviva nac-
que in NapoU di nobil famiglia l'an-
no i56o. Condottosi alla corte pon-
tificia, Sisto V gli conferì la vicele-
gazione della provincia del patrimo-
nio. Gregorio XIV lo creò prefetto
del sacro palazzo, e nel i5c)i, a' 6
maiyo, diacono Cardinale di s. Gior-
gio in Velabro e legato della pro-
vincia di Camjiagna. Clemente Vili
affidò a lui la legazion di Avignone,
ACQ
incarico diflicilissimo per quei lem-
pi in cui la agitazioni della Fran-
cia rendevano insolenti gli Ugonotti
nel delfinato, nel contado vcnosino e
nella città di Avignone [ì^^edi). Ri-
dusse Enrico IV dall'eresia alla Chie-
sa Cattolica. Coronalo di gloria pei
benefizi i che sparse, fece ritorno a
Roma, dove fu accollo dal Pc)ntefice
come in trionfo. Dimessa la sua dia-
conia, passò al titolo di s. Prassede.
Leone XI nel i6o5 lo creò arcive-
scovo di Napoli, cliiesa che resse con
sommo zelo e pietà. Libéralissimo
coi poveri, diccsi che impiegasse a
loro sollievo la somma di novan-
tamila scudi. Fabbricò due conven-
ti ai religiosi Osservanti di s. Fran-
cesco. Arricchì la sua cattedrale, am-
pliò le rendite del suo capitolo, e
fabbricò anche una sontuosa villa in
Frascati. Nella terribile carestia del
1607 soccorse con mirabili esempi
la sua pitta. Dotò con venti mila scu-
di il monte della Pietà di Napoli.
Fattosi caro ad ognuno e modello
di tutte le viriti, spirò nella sua dio-
cesi l'anno 161 2, e fu sepolto nella
cattedrale di Napoli.
ACQUAVIVA Papiniano, Cardi-
nale. Papiniano Acquaviva, secondo
Paolo Tarsia, venne assunto al cardi-
nalato dal Pontefice Adriano I nel-
l'anno 77'2. Le memorie di lui ne
lo dipingono come un eroe per ogni
riguardo incomparabile.
ACQUAVIVA Pasquale, Cardi-
nale. Pasquale Acquaviva di Arago-
na nacque a Napoli di nobilissima
casa nel 1710- Ebbe la presidenza
di Urbino. Clemente XIV dopo a-
verlo serbato in petto Cardinale ,
il di cpiindicesioio di marzo i77'>
Io pubbhcò fregiato della romana
porpora colla diaconia di santo Eu-
stachio. Chiuse gli oa:hi in Roma
nel dì ventinovc fcbbiaio i'r88.
ACQ
ACQUAVIVA Stefano, Cjrdi-
nale. Il Tarsia nella storia della cit-
tà di Conversano dice di Stefano
^Vcquaviva, che fu onorato della sa-
cra porpora da Bonifacio V, e che
questo Pontefice clonò a lui la sua
stima per le alte virtù , end' era
fregiato.
ACQUAVIVA Trojano, Cardi-
nale. Trojano Acquaviva dei duchi
d'Atri nacque in JVapoli nel i6c)4-
Clemente XI l'anno 1 7 1 2 lo spedì in
Ispagna, perchè recasse al Cardinale
di Arrias la berretta cardinalizia.
Ritornato in Italia , il Pontefice lo
annoverò fra i prelati , e poco dopo
lo spedi vice-legato in Bologna, cui
nel 1 7 2 1 presiedette egli solo per
mancanza del Cardinal Legato. Inno-
cenzo XIII lo trasferì al governo di
Ancona , e Benedetto XIII lo creò
suo maestro di Camera, indi arci-
vescovo di Larissa, poi suo maggior-
domo. Il senno e la destrezza, che
dimostrò egli nei sostenuti incarichi,
gli meritarono la sacra porpora.
Clemente XII, nel concistoro del pri-
mo ottobre 1732, gliela conferì col
titolo di s. Cecilia. Filippo V di
Spagna, e Carlo III re delle due
Sicilie, per i suoi meriti presso di
loro, lo crearono ministro plenipo-
tenziario dei due regni presso la
S. Sede. Ottenne a favore dell'In-
fante di Spagna 1' arcivescovato di
Toledo , che fu amministrato dal-
l'arcivescovo di Larissa fino alla de-
bita età dell' Infante. Nel i73g il
Pontefice lo promosse all' arcivesco-
\ado di Montereale, che resse per
soli nove ainii. Consumato da lun-
ghissima malattia , nella quale Bene-
detto XIV per singoiar distinzione lo
visitò, ebbe fine l'anno 1^4-7: ^ f"^*
sepolto nella chiesa del suo titolo,
che aveva ornato di un magnifico
portico . Egli avca molto influito
ACQ 75
all' elevazione del lodato Ponte-
fice.
ACQUE ED ACQUEDOTTI d.
Roma. La parola Acquedotto, de-
rivante dal latino aquccdiictus, in-
dica un canale costrutto di pietre
o mattoni per condurre, anche at-
traverso di superficie ineguale, una
quantità d'acqua con regolare pen-
dio. Talvolta quel canale corre sot-
terra ; talvolta s' innalza sopra uno
o più ordini di archi. Quindi si di-
stinguono gU Acquedotti in appa-
renti ed in sotterranei. Gli Accjue-
dotti erano sconosciuti ai greci. I ro-
mani, contenti da prima dell'acqua
del Tevere, coli' ingrandimento della
loro città, immaginai'ono nell' anno
di Roma 44 ^ tli condurvi l'acqua
delle sorgenti per mezzo di Acque-
dotti, che a poco a poco si sono'
moltiplicati non solo, ma vennero
anche maravigliosamente costruiti. Si
videro quindi acquedotti semplici^
doppi e triplici, perchè composti di
uno, di due o di tre ordini d' ar-
chi r uno all' altro sovrapposto. Così
uno stesso Acquedotto portava a va-
rie altezze tre acque diverse, cioè
superiormente la Giulia, nel mezzo la
Tepula e la Marcia al di sotto [V.
Alberto Cassio, Corso delle Acque
antiche, portate da lontane contra-
de fuori e dentro di Roma, sopra
quattordici acquedotti, e delle mo-
derne ed in essa nascenti, colla il-
lustrazione di molte antichità del-
la stessa città, Roma , Giannini
1739; ivi, Puccinelli i747- — ^^c-
morie istoriche della vita dì santa
Silvia madre del Pontefice s. Gre-
gorio I , colf illustrazione de' beni
e castelli nel Lazio ornati di Acque-
dotti, che portavano a Roma le
acque Marcia, Claudia, e le due
Aniene , Roma pel RotoU i'j55).
Procopio, De hello gothoruin Hbro I,
76 ACQ
tlicc, die gli Acquedotti Romani e-
rano di tanta altezza, da potervi
entrare un uomo a cavallo nel coi'-
so del canale. Quanto alle volte e
agli archi , questi erano in alcuni
Acquedotti alti 109 palmi, come as»
sicura Frontino. P. Vittore ne no-
ni ina venti. Rutilio nel libro I dice.
Quid loqiiav aellierio pendentes
fornice Rivos,
Quo vix imhrifcras tolleret Iris
aquas ?
Hoc potiits dices crevisse in side-
ra montes:
Tale GyganUeum Grcecia laudai
opus.
Piima che il corso de' tempi e la
fleiezza dei barbari avesseio guasta-
ti e tagliati i condotti , che in Ra-
ina fece costruire la munificenza de^
gì' imperatori, scrivono alcuni che
diciannove fossero gli Acquedotti, ma
i migliori storici atìèrxnano, che al
tempo di Nerone ( salito al trono
ueir anno 54 di Cristo ) fossero so-
lamente nove: il I. ed il maggiore
( come scrive il citato Frontino,
mentovato dal Pansa, nella sua Li-
breria vaticana ) era quello dell' A'
nierw. nuovo fatto costx'uire dall' im-
peratore Claudio, che prese l'acfjua
dal Teverone per la via di Subiaco,
quarantadue miglia lunge da Roma,
e fu fatto rifai'e da Frontino per or-
dine di Nerva; 2. di Claudio, co-
minciato da Caio Caligola e compiuto
da Claudio suo successore che deriva-
va dai due fonti Ceruleo e Ciuvio
lungo la via Sublacense; 3. di Giu^
Ho condotto da Marco Agiippa nel
secondo consolato di Augusto, cioè
nel 731 di Roma, e si disse Giu-
lio dal ncTme »lcl suo autore. Scor-
jcva tra la poita s. Lorenzo ed i
trofei di IVIario, e conduceva l'acijua
da Frascati, dodici miglia da Ro-
ma sulla via Ialina per sette mi-
ACQ
glia e mezzo sopra gli archi. 4- H 7e-
pulo fatto condurre dai censori Gneo
Servilip Cepione e da Lucio Cassio
Longino neir anno 628 di Roma
nel consolato di Marco IMuzio Ipseo,
e di Marco Fulvio Fiacco. L' ac(jua
di quell'accpiedotto fu tolta ad undici
miglia sulla via latina ; 5. 11 Muizio
per essere costruito dal pretore Quinto
Marzio, che poscia da Agiippa si pre-<
se a ricostruire; 6. 1' Anicne vecchio,
l'acqua del quale fu condotta da Mar-
zio Curio Dentato e da Lucio Pa-
pirio censon, l'anno di Roma 4^^)
derivandosi dall' Aniene detto vol-
garmente Teverone, venti miglia so-
pra Tivoh; 7. h' Appio j 8. L' Al-
seatinoj 9. L' acc/ua f^ ergine, l'u-
nica che ora rimanga, fu condottii
da Marco Agrippa nell'anno 735 di
Roma. Quest' acqua non tanto è la
la sola che ancor esista, ma è pur la
sola che pura si consei'vi, onde le
venne il nome di Vergine. La sua
sorgente è nella tenuta di Salone,
non lunge dalla via Prenestina, otto
miglia lontano dalla città. Agrippa
la dedicò ad Augiuito e perciò le po-
se il nome di Augusta; ma in ap-
presso chiamossi acqua T'ergine .
Oggi dicesi volgarmente Trevi dal
luogo in cui sboccava detto trivio,
o perchè Nicolò V lidonandola alla
città, allorché era perduta, la fece u-
scire da una fonte con tre sbocchi.
Dopo Nicolò V, Sisto IV ne fece ri-
parare i condotti, opera, che fu po-
scia compiuta sotto Pio IV, l'anno
i5G8. Alla cura di quest'acqua at-
tesero in pai'ticolar modo i Papi, e
sopra tutto Clemente XII e Rene-
detto XIV, i quali fecero edificare
inoltre la famosa fontana che dà il
nome al (juarliere di Trevi. \J ac-
qua Vergine dopo avei" traversala la
tenuta di Bocca Leone, gimita pres-
so il ponte Nonienlano , va a sea^nda
ACQ
dc;l Jeclivio del monte che sovra-
sta la villa di Giulio 111, e, tra-
versata la villa Pinciaua dei Borghe-
se, entra in Roma, presso il ìiuiro
torto, trapassa il colle Pincio e tli-
videsi in tre separati condotti, i qiia^
li forniscono acqua a cini[uanta iònr
tiine pubbliche e ad altre inniune-
rcvoli private.
Queste acque in varie epoche con-
fluirono tutte al castello di porta
maggiore, ma vennero cjuinci unite,
e ([uindi separate, restaurandone gì'
imperatori più volle gli Acquedotti,
come può rilevarsi dalla varietà del-
le costruzioni in tutti quei tratti, che
solcano per ogni verso l'Agro roma-
no. Ora queste acque sono del tut-
to perdute, e degli antiolii Acquedot-
ti fece uso in parte Sisto V allor-
ché condusse in Roma t acqua Fe-
lice.
Prima che quel magnanimo Ponte-
fice desse opera a sì aidita intrapresa,
a cagione dei guasti recati agli Acque-
dotti dai tempi e dai barbari, si ven-
deva in Roma l'acqua del Tevere,
o quella cavata dai pozzi o fontane
particolari, come si fa anche adesso
(IclV acqua Acetosa, portandola in
giio per le case coi somari, dopo
avella attinta dalle cisterne, ove l'ac-
qua del Tevere era stata ripiu'gata.
L'ospedale di s. Gio. in Latera-
no ebbe origine appunto dai vendi-
tori d'acqua per Roma, e si espone-
va ogni anno nella festa del santo
Precursore una pianeta, nella quale vi
era un emblema allusivo. Anche sino
adesso si portava l'acqua dai muli con
due o tre bariletti per parte, per
le cordonate del palazzo Vaticano,
dall' acquarolo pontificio. Non altri-
menti interviene al Quirinale per l'ac-
fpia di Trevi, per dispensarla alla
a"etlenza e cucina Pontificia, cd ai
primarii ministri palatini.
ACQ 77
Dmò l'uso di vendersi l'acqua fi-
no a Sisto V che, non cedendo per
nulla nella elevatezza de' suoi pensie-
ri alla magnificenza degli antichi Ro-
mani imperatori, cominciò l' anzi-
detto acqueclollo dì acqua Felice
coir opera dell' architetto Domenico
Fontana, siccome egli dice nella bolla
169 Suprema, data ai 22 febbraio
1590. In questa dà ragione perchè
volle, die ([uest' acqua si chiamas-
se Felice, cioè dal nome da lui a-
vuto nella religione conventuale ,
come riportasi nel tom. V parte I
del Bollano Romano, dove si dico,
che pensò quel Pontefice con questo
condotto d' introdurre 1' acqua nei
colli, e nei luoghi più eminenti di
Roma, niente atterrilo o dalla dif-
ficoltà dell'opera o dalla gravezza
della spesa. — Indagate pertanto dal-
l'architetto le colline intorno a Ro-
ma, fu giudicato molto eonfacevolc
alle vaste idee di Sisto V un' am^
pia sorgente lontana ben venti mi-
glia dalla città e vicino a Palestrina,
presso ad un antico castello , chia-
mato ^g^ro Colonna, àonàe già aveva
tolta l'acqua Appio Claudio censore,
conducendola ai luoghi più bassi di
Roma, ove formando un lago si
perdeva nel Teverone. La comprò
Sisto V col prezzo di venticincpie-
mila scudi d'oro combinandosi in-
sieme varie sorgenti, sino a sette-
cento e più oncie , ed unendo special-
mente lo sgorgo dell' acqua Marcia,
celebratissima dagli antichi per la sua
salubrità. Volle egli andarvi perso-
nalmente, affine di benedire il prin-
cipio di quest' opera, che i romani
dicevano sarebbe compita a tem-
po dai loro nipoti , ma che essi
videro dopo soli tre anni, nel l'TSS,
terminata* Fu aduncpie condotta l ac-
qua per lo spazio di tredici miglia
in sotten'anei canali all' uso dei
78 ACQ
Cesari, e per sette miglia sul dorso
d'archi eguali in altezza agi' impe-
riali : indi facendola entrare in Ro-
ma presso l'anfiteatro Castrense, di
là segue l' andamento delle mura
per porta maggiore e per quella di
s. Lorenzo, ed internatasi nella città,
passa sopra un arco a tre fornici
eretto dallo stesso Papa : e divisa
in due rami va ad alimentare ven-
tisette fontane pubbliche e molte
private. In questa opera Sisto V
spese trecentomila scudi d'oro, traen-
doli dalla entrata tutta propria e
particolare del Romano Pontefice .
Questo volle egli esprimere nella
iscrizione posta sull'arco vicino alla
porta di s. Lorenzo con tali parole :
Suo suniptu extruxit, la quale (colle
altre a questa fonte spettanti ) si
vede appresso il Yittarelli, nelle ag-
giunte al Ciacconio tom. IV ì itcv
Pontificum. In segno di gratitudine,
a questi ed altri beneficii , il popo-
lo romano eresse a Sisto V in Cam-
pidoglio una statua colla seguente
iscrizione, che sotto brevità di pa-
role intesse a sì gran Pontefice il
meritato amplissimo elogio:
SIXTO . V . PONT . MAX
OB . QVIETEM . PVBLICAM
COMPRESSA . SICARIORVM . EXVLVMQVE
IICENTIA . RESTITVTAM
ANNONA . INOPIAM . SVBLEVATAM
VRBEM . AEDIFICIIS . VHS . AQV^DVCTIS
ILLVSTRATAM
S. P. Q.R
Né solo si contentò di costruire i
detti ac(juedolti , ma pel manteni-
mento di essi Sisto V assegnò l'an-
nua rendita di settecento scudi, dal
fmtto di novantauu luoghi di monti
detti Religione da essere ammini-
strati dalla congregazione delle acque.
Fi'a le quindici congregazioni car-
dinalizie da lui confermate ed isti-
ACQ
tuile vi comprese la congregazione
per la custodia delle stiade, dei
ponti, e delle acque composta di
sei Cardinali a cui s' appartenesse
l'aprire nuove strade e dilatare le
vecchie , fabbricare nuovi ponti e
ristorare i già fatti sopia le acque
principalmente e sopra quella da lui
chiamata Felice.
Ora è da dire alcuna cosa del-
Y Acqua Paola, la piìi abbondan-
te di tutte, che acquistò un tal no-
me perchè introdotta in Roma dal
Sommo Pontefice Paolo V , Bov'
ghesi, romano, creato nel i6o5, mi-
rabile per virtù e grandezza d'ani-
mo. Osservando quel Pontefice, che
tutta la contrada di Trastevere mol-
to penuriava d'acqua, con sovrano
coraggio fece radunare sopra il lago
Sabl)atino nell' agro di Bracciano ,
dell'Anguillara, e Vicarello gran co-
pia d'acqua, cioè sopra mille oncie,
e con immensa spesa la fece con-
durre, per trentacinque miglia di
corso , negli acf|uedotti dell' antica
acqua Alseatina, fatti già da Traiano,
ristorati da Leone XII nel 1828, ed
ora rinnovati e rifabbricati. In quel-
la parte di Roma poi , che dicesi
il monte di s. Pieti'o Montono, l^ao-
lo V fece alzare da' celebri archi-
tetti Fontana e Madcrno mi nobi-
lissimo Frontespizio, con cinque lai-
ghissime l)ocche, dalle quali viene
distribuita 1 acqua Paola, non sola-
mente alle tre magnifiche fontane
da lui erette presso il Vaticano ,
ma ancora a gran parte di Roma,
ove condotta in canali di piombo
per ponte SixtOj e ponte (juattro
capi arriva fino al Campidoglio.
Paolo V terminò nel 1620 sì ma-
gnifica impresa ( F. la Costituzio-
ne CCIV Jn sede, presso il t. V
part. IV del Bollano Romano), f^.
A^GUILLARA.
ACQ
Queste però non sono le sole ac-
que di Roma. Altre molte se ne
annoverano, alcune meno salubn ,
ma tutte buone e potabili, ed al-
cune impregnate eziandio di mine-
rali, e di profìcue sostanze. Fra le
piime sono tenute per acque più
leggere quelle di s. Felice a' Cap-
puccini vecchi, alle falde del Qui-
rinale, e l'altra del Grillo in faccia
al Foro di Nerva. In quanto alle
acque minerali e mediche, famose
sono la Santa, fuori di Porta s. Gio-
•\'anni, e V Acetosa presso il Tevere
fuori della porta Flaminia, e cosi
chiamata dal suo sapore acidulo.
Di queste acque il valente pro-
fessore de Matlheis parlò opportu-
namente da ai'cheologo e da medico
in una sua erudita Dissertazione
siJle acrpie minerali usate dagli an-
tichi romani ( Veggasi Guida dell'ac-
qua santa Jìiori di porta s. Gio-
vanni in Laterano, E.onia per Gia-
como Mascardi 1688. Luigi Lami
Notizie critico - storielle dell' acqua
santa di Roma, ivi stampate nel
1777. Giovanni Tipaldo, Metodo di
analizzare le acque minerali, pra-
ticamente dimostrato nell'acqua a-
cetosa di Roma, ì\ì stampata nel
1782. Lorenzo Massimini, Trattato
critico-medico dell'acqua acetosa al
ponte Molle, Roma 1771). A cjueste
salutifere acque deve aggiugnersi
I . Quella detta di s. Giorgio in Ve-
làbro, presso la cloaca Massima ,
per la quale è a vedersi Federico
da s. Pietro, Memorie istoriche del
sacro tempio e Diaconia di s. Gior-
gio in J^elabroj 2. La Lancisiana
a s. Spirito proveniente dal Giani-
colo e cosi chiamata dal celebre
inonsignor Gio. Maria Lancisi ar-
chiatro di Clemente XI, che primo
la rinvenne. Riallacciata fu poscia
nel Pontificato di Pio Vili, Casti-
ACQ 79
glioni (anno i83o), come si vede
dalla graziosa fonte eretta presso il
porto Leonino, dirimpetto il palazzo
iSalviati. 3. La vena dis. Damaso, che
sgorga dal Vaticano. Antica è la ori-
gine di quest'acqua rinvenuta dal
Pontefice s. Damaso 1' anno 867,
circa tre quarti di miglio fuori di
porta Cavalleggeri. Prudenzio nei
suoi inni sacri fece menzione di
cpiest' acqua , da Innocenzo X nel
1649 diramata ad uso pubblico,
conduccndonc una porzione nel cor-
tile del Vaticano dotto delle Logge
e di s. Damaso per la fonte ivi
esistente. Di presente questa acqua
mossa dall'acqua Paola viene dispen-
sata nel palazzo Vaticano fino alla
estrema e più alta parte di esso ;
4. h' acqua Piaj di questa parla il
Cancellieri nella sua Sagrestia vatica-
na. Essa prima chiamavasi Barbe-
rina , o delle Api , dallo stemma
di Urbano VIII ivi scolpito dal
Bernini, per esprimerne la dolcezza.
5. L' acqua Innocenziana, che sgor-
ga dal detto Gianicolo , e clic tale
si denomina per essere stata trova-
ta e fatta allacciare nel Pontifica-
to d' Innocenzo XI.
Anche altrove si veggono delle
fontane, ma sono poche, e scarse d'ac-
qua, né gettano, che quando si vuole
per via di macchina: V. A. Nibby, A-
nalisi storico-topografico - antiquaria
della carta de^ dintorni di Roma ,
1887 ; Giuseppe Melchiorri, Guida,
metodica di Roma, i836,i quali par-
lano delle diverse acque di Roma,
e dintorni, non che degli acquedotti;
Luca Poetus, De restitutione Ductus
aquce Virginis, in ejus libro de pon-
deribus, et mensuris. Venetiis i573.
Augustinus Steuchi, Oralio de aqua
Virgine, in urbem revocanda, Lug-
duni, apud Gryphium t647- Job.
Chiffletii, Aqua Virgo, fons Romce
8o ACQ
celeberrimus, et prisca Religione sa-
cer opus adilitatis, M. Agripp?R, Ex
vetere annulari gemma, Antiierpiac
ì665 et in Groevii Thes. IV 1779;
Antonio Ginlianelli, Esame dell' ac-
que di Civitavecchia , e di Trevi,
Iloma pel Monaldi 1701.
ACQUEA. Città vescovile della
liliria orientale nella provincia del-
la Dacia mediterranea , suffraganea
alla metropoli di Sardica. Il vesco-
vo Vitale appose la sua sottoscrizio-
ne ad una lettera inviata dal con-
cilio di Sardica alle chiese.
ACQUI AQUI [Aquen provincicc
Pedemontanx ). Città del Piemonte
con residenza di un vescovo. Questa
piccola città degli Stati Sardi, fondata
dai Ligm'i Stazielli Alpini, ricca di
monumenti che ne provano l'anti-
co splendore, è capitale della pi'ovin-
cia di tal nome. Si crede che i
discepoli dell'apostolo san Barnaba
vi abbiano posti i primi fondamen-
ti del cristianesimo, e la tradizione
del paese porta che il primo vesco-
vo di questa città sia stato uno dei
sessantacinque missionarii da Papa
Silvestro stabiliti nei dintorni. Chia-
mavasi Zajoriiio, o Zalerino quel
primo vescovo, e la nuova cattedrale
si gloria di possederne il corpo. Nei
bassi tempi cambiò Acqui spesso di
signori, soggiacendo prima anche nel
temporale ai proprii vescovi, indi ai
Marchesi d' Ivrea, a quelli di Mon-
ferrato, ai duchi di Urbino, ai re di
Napoli, ed alla repubblica di Ge-
nova, ]iervc!iendo finalmente in po-
tei'c dei duchi di Savoia. Nei con-
flitti del Monferrato, da cui dipen-
deva. Acqui soffri accanite guerre
civili. Né meno sofferse essa sì nel
174') in cui fi{ presa dagli Spagnuoli
sotto ilrcFilip])o Ve sì nel seguente
anno, in cui i Piemontesi sotto il re
Carlo Emanucllo III re di Sardegna
ACR
k ripi'esero. Ritolta però dal generale
Mailleljois, fu affatto smantellala. Nel-
le guerre del 1794 ottennero i fran-
cesi presso di essa una celebre vit-
toria. Il vescovato suo era prima suf-
fraganeo di Milano ; ma il Sommo
Pontefice Alessandro III nel 1 1 80 col-
la rendita di seicento scudi lo unì ad
Alessandria da lui eretta in sede ve-
scovile nel 1 178. Poscia passò ad es-
sere vescovato suffraganeo dell'ar-
civescovo di Torino. La cattedrale
è ufìGziata da parecchi canonici, e
dignitarii, oltre l'arcidiacono, ch'è
pm-e curato. Acqui è patria dello
storico Giorgio Merula, è molto no-
ta pe'suoi bagni di acque termali
solforate, che anche si bevono util-
mente. Per essa città passava una
delle vie Emilie, cioè quella strada,
che Venne ristabilita da Marco E-
milio Scauro dopo aver sottomessi i
Liguri, e che continuata in seguito
sino a Rimini, fu riunita alla via Fla-
minia. Nel museo Trivulzi di Mila-
no conservasi vma moneta coniata
da Odone vescovo d'Acqui.
ACRI (S. GIOVANNI D'), an-
tichissima città vescovile della Si-
ria, chiamata pure Acco , Ace,
Aera j Accon , Achsapli o Tole
maide ( Ploleniais , Colonia Clau-
dia ). Giuseppe istorico dice , che
dopo aver appartenuto a Dario fi-
glio di Seleuco cadde in potere di
Antioco Epifane. Alessandro re de-
gli ebrei la cedette a Tolomeo re
di Egitto, che le diede il suo no-
me. Conquistata dai persiani, resi-
stette alle forze egizie, e divenne co-
lonia romana passando poscia sotto
il dominio dei mori. A questi ultimi
fu tolta dai crociali nel iio4: ma
essi la perdettero nel i 187, essendo
stata ripresa dal famoso Saladino,
il flagello delle crociale, da cui ri-
ccvelle il nome di Acco in luogo
ACR
dì Tolemaicle. I cristiani vi ricn-
ti-arono quaranta anni dopo, me-
diante soccorsi a loro condotti dal-
l'Europa, sì da Filippo Augusto re
di Francia, e sì da Riccardo re d'In-
ghilterra. La fortuna abbandonando
i crociati, furono ridotti a dividersi
la città di Acri, la sola conquista
che loro rimanesse di quelle con-
trade. Acri divisa quindi tra dician-
nove potenze dell' Europa , profes-
santi tutte il cristianesimo, assunse
una indipendente autorità. Nel 1 187
Saladino prese Acri, ma i cristiani la
ricuperarono nella guerra del 1 1 9 1 •
Da cpiest'anno per un secolo ciascuna
delle potenze cristiane ne possedette
una parte; per cui nel i25o si trova-
rono in Acri riuniti Enrico re di Ge-
rusalemme e di Cipro, il re di Napoli
e SiciUa, il principe di Antiochia, il
conte di Jaffa e quello di Tripoh,
il principe di Galilea, e quello di
Taranto^ il re d'Armenia, il Legato
del Papa, il duca di Atene, i gene-
rali delle armate d' Inghilterra, di
Pisa, di Firenze, di Genova, di Ve-
nezia, i gran maestri di s. Gio. di
Gerusalemme, del Tempio, dell'ordi-
ne Teutonico e di s. Lazzaro. Vi
.si vedevano allora molte chiese ed
ospizii, dei quali non rimane ora al-
cuna traccia. Ma in mezzo a tante
diversità d' interessi provenute dal-
la varietà delle nazioni che la l'e-
golavano. Acri cadde nel 1291 in
mano dei saraceni, i quali preten-
desi che ne abbiano distrutti inte-
ramente gli cdifìzii. Rimase lungo
tempo in quello stato di rovina, fin-
ché nel secolo XVII, conquistata
con tutta la Siria da Takhr-Eddin
principe dei drusi, fu da lui rico-
struita. Se non che rendutisi padro-
ni di essa gli ottomani, la fecero
capoluogo di un pascialato che por-
ta il medesimo nome. Celebre si
ACR 8i
rese Acri ultimamente per la resi-
stenza fatta alla spedizione francaste
in Egitto (aimo «799) col presidio
di sir Sidney Smidi, obbUgando
r armata francese a levare l' assetlio.
Delle sue anticliità niun olb'o ve-
stigio serba, die le rovine del ca-
stello di Ferro, così dilaniato pa'-
chè la parte di esso vicina al niarc
era coperta di lamine di ferro. Ser-
vì qviel castello di jialazzo prima, e
poscia di spedale ai cavalieri tem-
plarii.
In Acri fu istituito da ima com-
pagnia di uffiziali tedeschi di Bre-
ma e Lubecca l'ordine militare teu-
tonico, ordine che nel 1 1 92 venne
confermato dal Sommo Pontefice
Celestino III perchè soccori-esse i fe-
riti e gì' infermi dell' armata dei
crocesignati, e preci-samente per l'e-
sercito, che assediava Acri sotto la
direzione di Federico duca di Sve-
via. Chiamati i cavalieri Teutonici
dal duca Corrado, in soccorso con-
tro gl'idolatri della Prussia, promise
di dar loro ciò che avessero con-
quistato sopra i nemici, cosicché in
poco tempo si resero signori di tut-
ta la Prussia, ove il gran maestro,
nella perdita di Acri passò coli' or-
dine, stabilendolo a Mariemburg. f^.
xVntonio Mattei, Chroiucon eque-
stris ordinis teuthonìci nel tomo V
veteris Acri analect. Hagae Coniitum
1738.
Dopo la mentovata presa di Ge-
rusalemme operata da' turchi nel
1 187, la città di Acri servì di rifu-
gio ai re, ed ai patriarchi latini di
Gerusalemme fino al 1291, nel cpial
anno cadde essa in potere degl'in-
fedeli, ed i cristiani furono banditi
da tutta la Soria, ciò che produsse
la morte al zelante Pontefice Nicolò
IV, afflitto per tanta calamità. To-
lemaide o Acri fu in origine un
I i
8ì ACR
semplice vescovato sufiragaiieo di
Tiro nella diocesi di Antiochia, ma
in seguito fu innalzata alla dignità
di metropoli, e fu attribuita alla
diocesi di Gerusalemme. Clero fu
il primo de* vescovi greci di Tole-
maide di Fenicia nella Siria , e ne
occupava la sede sul declinare del
secondo secolo. Suoi successori fu-
rono Enea, che assistette al con-
cilio di Nicea nel 32 5 ; Nectabo
che fi-i al primo concilio generale
di Costantinopoli nel 38 1; Antio-
co valente predicatore clie offuscò
per altro la sua gloria, unendosi ad
Acacio di Berea ed a Severiano di
Cabala, contro s. Gio. Grisostomo ;
EUadio che intervenne al primo
concilio di Efeso, e si dichiarò a fa-
vore de' Nestoriani ; Paolo che fu ad
im concilio di Antiochia; Giovanni che
sottosci'isse la lettera sinodale, che
Epifanio di Tiro ed i vescovi del-
la prima Fenicia scrissero a Crio-
vanni patriarca di Costantinopoli ,
contro Severo di Antiochia e i suoi
aderenti ; Giorgio che assistette al
cpiinto concilio generale; Giuseppe che
fu ad un concilio di Gerusalemme,
e Neofìto che n' era vescovo nel se-
colo XVIII.
11 primo de' vescovi latini di Acri
o Tolemaide della Fenicia, fu Gio-
vanni, cui scrisse il Papa Innocen-
zo II nel I 1 33. Gli tenne dietro
Rogo, o Ruggiero, il quale assistet-
te all'assemblea di Acri per la guer-
ra Santa nel ii47j ci^indi si an-
novera Federico, il quale trovossi
coir armata de' crociati, nel ii')^.
Guglielmo arcidiacono di Tiro, suc-
cedette a Federico liei i i63, e mo-
ri in Adrianopoli nel 1 171 o 1 172,
ritornando in Occidente, dove era
stato mandato dal re Almanco, con
Ernesio arcivescovo di Cesarea , a
domandar soccorsi per la l'alcstina.
ACR
Anche Jacopo de Vilré o Vitriaco
di Parigi, canonico di Oignies, Le-
gato d'Innocenzo III contro gli Al-
bigesi , e poi de' Crocesignati in
Palestina , fu eletto a vescovo di
questa città. Esiste una tradizione
che la beata Vergine di Yillebrou-
que d'Oignies nel Brabante gli a-
vesse predetto il \escovado. Questi
dopo l'assedio di Damiata, meritò
di essere richiesto a patriarca di
Gerusalemme, al che non annuiva
il Papa, piacendo meglio a lui di
valersene ad utilità della Chiesa uni-
versale. Trascorso qualche tempo da
questo fatto, il de Vitré, condottosi
a Roma, rassegnò la chiesa di Acri
ad Onorio III, ottenendo di ritor-
nare fra' suoi canonici di Oignies.
Se non che Gregorio IX il creò
Cardinale. La Storia Orientale ci-
tata dal Martene nel tomo III dei
suoi aneddoti è una tra le molte
opere di lui.
Pegli altri vescovi latini di Acri
fino a Rodrigo Alvaro religioso
domenicano, preconizzato nel giu-
gno i3q7 dal Pontefice Bonifacio
IX. V. r Oriens chrislianus, t. HI.
ACRIDA chiamata altresì Àcry-
dus, Achris, Prehellis, oggidì Orri-
de, o Adiride , e dai tm'chi Giu-
standil, pare a molti la stessa che
Lycnide e la prima Giustinianea j
però dal maggior numero si ri-
tiene per la Giustinianea seconda.
E città vescovile di Macedonia e
metropoli della Bulgaria, sul decli-
vio di un monte detto Pierrus , vi-
cina al lago Lycnide donde il Drino
scorre ali" entrar dell' A litania [V.
Baudr, Dici. tom. I). Proco}>io as-
sicura , (-he la prima Giustinianea
fu fabbricata dall' imperatore Giu-
stiniano I presso la città Tauresia,
dov'egli nacque, e che lo stesso
Giustiniano riedificò anche Ulpia-
ACT
no, altra città, onde Giustino zio
di lui sortì suoi natali, e intito-
landola Giustinianea seconda. Ma
i Bulgari , nazione selvaggia e bar-
bara, usciti dalla Sarmazia asiatica
alla fine del secolo VII, conquistan-
do la Mesia inferiore ed una par-
te della superiore , insieme all' una
e l'altra Dacia j alla Macedonia e
ad una parte delia Dalmazia , di-
strussero la Giustinianea prima, per
cui i metropolitani diritti di essa
passarono ad Acrida , ovvero alla
Giustinianea seconda. I Bulgari ave-
vano distrutta la religione in quasi
tutte quelle contrade; ma nel IX
secolo avendola essi abbracciata , il
re loro domandò a Papa Adriano II
un diacono della Chiesa Romana ,
nominato Marino, per vescovo del-
la nazione. Ma quel Papa, aven-
do stabilito Marino a legato della
Santa Sede appresso il concilio ge-
nerale Vili, ne inviò invece un al-
tro appellato Silvestro. Il re mal-
contento di quest'ultimo, lo scac-
ciò e ne richiese uno al patriarca
di Costantinopoli di greco rito.
Costui non ebbe mai ferma residen-
za in Bulgaria, esercitando le sue
ftmzioni or in ima, ora in altra cit-
tà. Finalmente pose sede ad Acrida, e
gli furono assegnate per sufFraganee
quattordici chiese, sette delle quali
col titolo di metropoli. Un vescovo
di Acrida neir879 ^^'^ '*^ concilio
di Costantinopoli ragunato da Fo-
zio medesimo pel suo ristabilimen-
to. Ora Acrida serve di titolo in
partibus ad un arcivescovo, ed at-
tualmente n' è decorato monsignor
Luigi Cardelli, canonico della Basi-
lica Vaticana, del collegio de' vescovi
assistenti al Soglio Pontificio.
ACTALDO, Cardinale. Actaldo fu
Cardinal prete del titolo di santa Pri-
sca; ma intorno la vita di lui nulla
ADA 83
sappiamo di preciso. Ne fa menzione
soltanto il Cornaro nell' opera Del-
le chiese di Venezia , ove in vma
bolla di Adriano IV Pontefice, crea-
to nel I 1 54, data al monistero di
san Zaccaria, tra i Cardinali soscrit-
ti, si legge il seguente:
E^o Actaldus presb. card. tic.
s. Priscce.
ACTOiNE. Città vescovile. Il W^a-
ding scrive , che questa diocesi era
sulFraganea all' arcivescovo di Lepan-
to, e ne fa menzione di due vescovi
soltanto , Teodorico ed Ermanno
eletto ai tempi del concilio di Co-
stanza.
AD ADA. Città vescovile della dio-
cesi dell'Asia, nella provincia di Pisi-
dia. Da Strabene chiamasi Abadala.
ADALBERTO (s.), vescovo di
Praga, martire, nacque circa l'anno
956, ed ebbe al sacro fonte il no-
me di Woytiech, che in lingua schia-
vona significa soccorso dell' armata.
Votato da' genitori al servigio del-
l' altare , fu ordinato sacerdote da
Dietmaro vescovo di Praga , e ne fu
anco il successore , consecrato dal
vescovo di Magonza il dì 29 giu-
gno 983. Accolto da ogni classe di
persone lietamente, gli esempii chia-
rissimi e le diuturne cure di lui
avrebbero condotta al cristianesimo
buona parte de' suoi diocesani ; ma
ne riuscirono tanto vane le indu-
strie, che Adalberto due e tre vol-
te rinunziò al vescovato. E due e
tre volte eziandio ritornava il santo
a reggere la diocesi per comando
di Papa Giovanni XV, e poi di Gre-
gorio V. Negl' intervalli del suo al-
lontanamento dalla diocesi , vestì
r abito appresso il monistero di s.
Bonifazio , predicò il vangelo nella
Ungheria,, fu priore del moniste-
ro medesimo, ed ultimamente fecesi
apostolo della Polonia, della Prussia,
84 ADA
e di Danzica, dove la sua predica-
zione ottenne più clie alti'ove esito
felicissimo. In mezzo a sì lodevoli
e vantaggiose fatiche , ci rimase
vittima del furore dcgl' infedeli ,
consumando gloriosamente il mar-
tirio nel di 23 aprile 997. In
questo giorno medesimo se ne ri-
corda la festa.
ADALBERTO (s.), primo arci-
vescovo di JMagdeburgo in Sassonia,
fioriva nel secolo decimo. 1 suoi
genitori lo inviarono al monistero
di s. Massimiano di Treveri, perchè
vi fosse educato alla pietà ed alla
dottrina. In queste tanto egli ap-
profittò, che ben presto il suo no-
me divenne celebre. Nel 962 fu
eletto e consecrato vescovo dei rugi
o russi a JMagonza. Il santo pastore
nulla lasciò intentato , per istruire
i russi nella verità della fede , ma
lutti i suoi sforzi riuscirono vani.
Per la qual cosa prese risoluzione
di ritornare in Alemagna. A quel
tempo l'imperatore Ottone I avea
conseguito dal Sommo Pontefice Gio-
vanni XII, che la città di Magde-
burgo fosse eretta in metropoli. Do-
vendosi questa provvedere di un
arcivescovo , il nostro santo venne
innalzato a tale dignità, per consen-
timento di tutti. Adalberto adorando
i disegni imperscrutabili della Prov-
videnza, sottomise le spalle a questo
peso; e confidando mai sempre nel-
la grazia di quel Dio, che lo avea
chiamato, disimpegnò con apostolico
zelo a tutti i doveri del suo mini-
stero. Finalmente dopo tredici anni
di episcopato , compi il corso dei
suoi giorni nell'anno 981, inentr'era
occupato nella visita della sua diocesi.
ADAIMlTl. Eretici, la cui setta
ebbe vita sul finire del secolo se-
condo. Costoro, giusta s. Epilàniu,
lu'csero un tal nome, perchè si cre-
ADA
devano ristabifiti nello stato della
primitiva innocenza , coni' era Ada-
mo prima del [)eccato ; perciò sli-
mavano dover imitarne la nudità.
Abbominavano il matrimonio , ma
per altio si macchiavano colle piti
orrende laidezze : e quantunque il
loro dogma fosse in opposizione alla
castità, insegnavano, che se alcuno
di essi fosse caduto in sensuale pec-
cato , verrebbe espulso dalla loro
unione , come i primi genitori dal
paradiso terrestre per aver mangia-
to dti frutto vietato. Il loro tem-
pio , che essi liguardavano come il
paradiso terrestre, consisteva in un
osculo sotterraneo , che poteasi
riguardare come centro dell' empietà.
Carpocrate fu quegli die dietro al-
l'assurdo sistema dei suoi principii ,
pose i fondamenti alla setta degli
Adamiti. Egl' insegnava che l'anima
umana veniva riguardata da Dio
come una porzione della divinità,
e quindi ogni azione dell' anima
unita al corpo come atti che il sag-
gio e il cristiano doveva tenere per
movimenti indilfereuti di loro natu-
ra, e che in niun modo pregiudi-
cavano alla dignità dell'uomo. Ter-
tulliano alllirina che negavano 1' U-
uità di Dio, e falsamente confidando
nella divina Provvidenza, ripudia-
vano la necessità della preghiera. I
martiri venivano da questi impu-
dentissimi uomini quai fanatici ris-
guardati. Secondo il parere di Cle-
mente Alessandrino, possedevano dei
libri secreti di Zoroastro.
Questa setta ripullulò nel secolo
XII per opera di un certo Tandc-
mo ossia Tanchelino. I nuovi Aila-
initi negavano la ilistinzione dei sa-
cerdoti dai laici, e chiamavano san-
te azioni l'adulterio e la fornicazione.
Lo zelo ili s. Norberto pose solle-
citamente un argine a <jue>«la cor-
ADA
rente, che ben presto an-estossi. Ma
nel secolo XIV, con altro nome,
cioè di Turltif)ini e di powri fra-
Icllij ricomparvero gli Adamiti. 80-
slciievano che i' uomo giunto ad
una certa età diviene esente da ogni
legge. Oltre all' andare spogliati, com-
mettevano anch' essi orribili brutalità.
Carlo V ne fece abbruciare mol-
tissimi. Picardo sul piint:ipio del se-
colo XV rinnovò gli errori dt'gli
Adamiti ; piibblicavasi per lui nuo-
vo Adamo mandato da Dio a ri-
stabilire la legge della natura, e si
lece seguire da una plebaglia igno-
rante e corrotta. Fu capo degli e-
rctici che si s[)arscro per la Boe-
mia, e che dal suo nome furon detti
Picardi. Deausobre compose tuia
lunga dissertazione per giustificaili,
ma non potè rendere verosimile la
industre difesa, malgrado la sua eru-
dizione.
Prima di lui, Basnage avea fatti
imitili sforzi per giustilicare i picardi,
che confuse coi valdesi. Alcuni a-
nabattisti nell' Olanda tentarono di
aumentare il numero degli Adaniiti ;
ma l'urono dissipati dalla vigilanza
del governo. Questa scita el)be dei
partigiani in Polonia ed anche in
Inghilterra : si univano la notte, e
pretendesi che una delle principali
massime della lor setta fosse conte-
nuta nel verso :
Jura, pcijura^ secrctum prodcre
noli.
Picardo comandava a' suoi discepoli
di accomunarsi liberamente con le
femmine, e di andar nudi per le stra-
de e per le pubbliche piazze, altri-
menti, insegnava, non avrebbero po-
tuto guardare una persona di sesso
diverso senza sentire la libellionc
de' sensi, uè sarebbero stati esenti
dalle corporali affezioni. Mosemio,
che diligentemente studiò la storia
ADD 85
di questi empi , pensa che il lìo-
me di Picardo sia una corruzione
del nome Jìeg^liards, o Bigghards.
ADAiNA {Adaicn). Città arcive-
scovile in parlihiis, senza sulfraganei,
nella Cilicia , appartenente al pa-
triarcato antiocheno.
ADANA. Città di Armenia, ove
si celebrarono due concilii ; dei quali
il primo nel i3i6 sulla riunione,
l'altro per confermare il concilio
di Sisa.
ADAUTO (s.), martire. F. s. Fe-
lice.
ADDA (d') Ferdinando, Cardi-
nale. Ferdinando d'Adda, patrizio
milanese, nacque nel iG49. l*ercorsi
gli studii con sommo onore, d;d
collegio degli avvocati in Milano fu
eletto uditore della Ruota Romana.
Escluso di poi da (juella carica, In-
nocenzo XI lo risarcì col pronnio-
verlo ad un' insigne abbazia , e lo
speth in Ispagna, a recar la ber-
retta cardinalizia al IMillini già nun-
zio in Rladrid. Consegrato arcive-
scovo Amasene, ebbe la nunziatura
d' Inghilterra presso Giacomo li.
Per le sventure di quel regno rifug-
gitosi in Roma, Alessandro Vili, nel
iGqo in premio del suo zelo, e dei
pericoli incontrati per la dilatazione
della fede cattolica , lo creò, ai 1 3
febbraro, prete Cardinale di s. Cle-
mente , legato ed amministratore
della chiesa di Ferrara; indi legato
in Bologna, prefetto della congrega-
zione dei Riti e protettore dell'Or-
dine camaldolese. Dimesso il priuK»
titolo, Clemente XI, nel i'j\.5, gli
conferì il vescovato di Albano. Morì
nei 1719,6 fu sepolto nella chiesa
di s. Carlo al corso. La congrega-
zione di Propaganda, per suo tesla-
mento, venne istituita erede univer-
sale dei suoi beni, che ascendevano
al valore di centomila scudi.
86 ADE
ADDEBOURN. Luogo dell' In-
ghilterra, dove si tenne un concilio
nell'anno yo.T.
ADELAIDE (s), imperatrice, fi-
glia di Rodolfo li re di Borgogna,
moglie a Lotario re d' Italia , nac-
que verso l'anno gSi. Vedovata,
ebbe a sofferire indegni trattamenti,
e perdere l' imperio, donde fu scac-
ciata da Ottone II suo figlio. Le
sue lagrime la fecero richiamare da
Ottone, il quale si mostrò poi do-
cile alla madre, e inclinato a rifor-
mare gli abusi introdotti nel gover-
no. Se non che, sconfìtto egli dai
greci nella Calabria, e morto poco
dopo a Roma, Adelaide fu forzata
ad assumere il peso della reggenza.
Le cure instancabili della pubblica
amministrazione non impedirono pun-
to gli esercizii della pietà e della
rigorosa sua mortificazione. Dolce
e severa, secondo che domandavano
le circostanze, temperavasi a modo
da condurre tutti a virtù. Pose ad
opera ogni studio per la conversio-
ne degl' infedeli. Viaggiando per la
Borgogna al fine di riconciliare il
nipote Rodolfo re co' sudditi , morì
a Seltz nell'Alsazia, l'anno 999. Il
suo nome non si legge nel martiro-
logio romano, ma trovasi in parec-
chi calendari di Alemagna. Il But-
ler ne riporta la festa ai sedici
dicembre.
ADELAIDE (s.), vergine ed ab-
badessa , governò il monistero di
Bellich sul Reno fondato da Megen-
dosio conte di (nieldria, suo padre.
Quivi ella introdusse la regola di
s. Benedetto. IMor'i badessa di No-
stra Donna di Colonia l'anno ioi5.
Si celebra la sua festa con ottava
a Bellich, altrimenti ViHch, a' dì
cinque febbraio.
A DELARDO (s), abbate di Cor-
bia ili Picardia, prese l'abito mona-
ADE
stico a Corbia nel fiore degli anni.
Benché l'amore alla solitudine lo
avesse fatto libero di ritirarsi a Mon-
te Cassino, la fama delle virtù sue
lo richiamò a Corbia, dove fu abba-
te. Fece di lui sì gran conto l'im-
perator Carlo Magno, che lo strinse
ad abbandonare il monistero e a
vivere in corte. Adelaido si giudi-
cava fuori del suo centro ; non ab-
bagliato mai dalle mondane gran-
dezze, condusse la vita nascosa nel
suo Signor Gesù Cristo , vivendo
come se non vivesse. AH' insorgere
alcune difficoltà per l'aggiunta Filio-
que fatta al Simbolo, Adclardo fu in-
viato a Papa Leone III dallo stesso
Carlo Magno. Sempre eguale sì nella
prospera, sì nell'avversa fortuna, nel-
la corte quanto nel chiostro, non potea
però darsi pace ove non fosse ritor-
nato al suo monistero di Corbia.
Ne ottenne hcenza l'anno 8^3. Giun-
tovi , non trascurò veruno studio
per condurre i fratelli alla perfe-
zione con l'esempio e con le parole.
Stavagli a cuore sommamente la
sacra Ictteratm-a, e si contano fra i
suoi discepoli un s. Pascasio Radber-
to , e un s. Anscario. Limosiniere
con tutti, fu tacciato di prodiga-
lità. Fabbricò parecchi ospitali e
fondò nuovo monistero in Sassonia.
Affinchè non venisse mai meno nei
fratelli suoi l' esattezza e la pietà ,
compose il suo libro degli Slattiti,
di cui rimangono pochi frammenti
nello Spicilegio del p. Luca d' Achery,
toni. IV. Morì nel secondo giorno
dell'anno 827 in età di settantatre
anni. Dio ne fece conoscere la san-
tità per molti prodigi. — Il suo
nome non è mai stato posto nel
martirologio romano, benché egli
sia il patrono principale di mi gran
numero di chiese, e venga onorato in
Francia, ne' Paesi Bassi e in molte
ADE
città sulle rive del Reno. Il Butlei-
ne riporta la lèsta al di sccontlo
di gennaio.
ADELBERTO ( .s. ) , originario
dalla famiglia reale di Norlmnbria,
date le spalle al secolo, si consacrò
a Dio solo. A lui convert'i gran
parte della Frisia e della Olanda, e
morì ad Egmond l'anno 'j^o, o in
<{uel torno. Il Martirologio Romano
lo l'icorda ai ^5 di giugno.
ADELBOLDO , vescovo di U-
trecht, ebbe origine da una nobile
famiglia del vescovato di Liegi verso
la metà del secolo decimo. Fino
da' suoi teneri anni diede il nome
alla clericale niilizia, ed in un mo-
nastero cominciò i suoi studii, cui
continuò in Liegi e Reims. Tan-
to ei si distinse nelle scienze divine
ed umane, che la fama del svio
nome si propagò in modo da es-
sere riputato uno de' più dotti per-
sonaggi del suo tempo. Enrico II
re di Germania, che fli poscia im-
peratoi'c, lo creò suo cancelliere, ed
in seguito innalzollo alla dignità di
vescovo. Insignito di quest' onore ,
si adoperò con tutto l' impegno on-
de ristaurare i luoghi santi, ed e-
rigerne dalle fondamenta; e molto
s'impegnò eziandio per difendere i
beni della sua chiesa. Resse la se-
de episcopale per diciannove anni,
e nel 1027 terminò i suoi giorni.
Egli scrisse la vita di s. Enrico,
quella di santa ^'alburga, ed altre
opere di pietà ; come pure un' ope-
ra intitolata : De vallone inveniendi
crassiludìnem sphcvrcc. Il suo stile
è chiaro ed elegante, pregi difficili
a rinvenirsi negli scrittori di quel
tempo.
ADELELMO (s.), monaco della
Chaise-Dieu, poi abbate di s. Gio-
vanni di Burgos in Ispagna , na-
cque a Loudun nel Poitou. Datosi
ADE «7
alla milizia, ordmo poi del padre
e della madre, divenuto posseditore
di grande fortuna, vendè ogni cosa
e diede il prezzo ai povcii. Da Lou-
dun pellegrinò a scalzo piede fino
a Roma; entrò jioscia nel mona-
stero de la Chaise-Dieu, dove umil-
tà, mortificazione ed obbedienza fìi-
runo i bei fiori della sua vita. Mal-
grado suo fatto sacerdote, crebbe
in santità e operò altresì dei poi-
tcnti, onde Costanza moglie di Al-
fonso VI re di Castiglia e di Leo-
ne lo trasse ne' suoi stati perchè
ne togliesse la infedeltà de' mori, e
vi riformasse la monastica discipli-
na. Morì a Burgos verso l' anno
I 100 nel monastero, eh' ei fondò con
un ospitale a spese della regina, e
di cui fu il primo abbate. E ono-
rato a Burgos nel giorno 3o gen-
naio col titolo di protettore.
ADELFO ( s. ), vescovo di IMetz,
vivea alla fine del quarto secolo, o
sia al cominciamenlo del quinto.
JNon abbiamo di lui notizie da que-
sta in fuori eh' ei fu successor di
s. Rufo, e che le sue reliquie furo-
no esposte alla venerazion dei fedeli
da Roberto di Baviera vescovo di
Strasburgo. Gli antichi cataloghi dei
vescovi di Metz si accordano po-
nendo il giorno della sua morte ai
29 di agosto, non si sa di qual
anno, giorno eh' è pur quello della
sua traslazione ed al quale ricordasi
la sua festa.
ADELIPsO (s.), abbate di Celles
nella diocesi di Liegi , nacque iu
Aquitania. Abbandonata la patria,
riparò alla badia di Solignac, poi
a quella di Cougnon sulla riviera
di Semoy. Chiamato dalla solitu-
dine alla chiesa di Mastricht, fu
consecrato sacerdote; ma egli fer-
mò ben presto sua stanza verso la
riviera di Lesch dove alquanti altri
88 ADE
gli si collegarono. Fabbrìcò il mo-
nastero di Cellcs, in cui ragunò i
suoi discepoli, e dopo di averli edi-
ficati con pieclare \irtìi, si addor-
mentò nel Signore placidamente vei'-
so l'anno 690. La sua festa si ce-
lebra il giorno 1 1 di ottobre, e la
domenica fra l'ottava della natività
di M. V.; anticamente però la si
celebrava a' 3 di fejjbraio.
ADELIVIANO, sacerdote della chie-
sa di Liegi, fu latto vescovo di Eres-
se verso il 1048. Di lui abbiamo
una lettera famosa scritta all' ereti-
co Berengario, onde indurlo ad ab-
bandonare Terrore che andava em-
piamente spargendo, circa il mistero
dell'Eucaristia. Mori verso il 1061.
ADELMO (s. ) vescovo di Sher-
bmn in Inghilterra, nacque tra i
Sassoni occidentali, stretto parente
del re Ina, e fu educato a Cantor-
bery sotto s. Adriano. Preso l'abito
nel monastero di Malmesbm-y, fu
poi abbate del monastero, a cui
pervenne molto lustro e decoro dalla
venerazione, clic tutti a lui profes-
savano. Accoppiò Adelmo le lettere
alla pietà, e dopo trent'anni ch'era
abbate, posto sulla episcopal sede di
Shei'burn, si condusse nel formida-
bile ministero da degno successore
degli apostoli. Si narrano miracoli
operati da lui prima e dopo la
morte. Morì a' 25 del maggio 709
mentre stava facendo la visita alla
sua diocesi, dopo cinque anni di
episcojiato. La sua festa si celebra
a' 25 di inaggio.
ADEMAllÒ o EMARO di Cha-
banois, monaco, vivea nel io3o. Fu
uno de' piìi famosi storici del seco-
lo undccimo, e scrisse una cronaca
dal ])rincipio della monarchia france-
se fino «1 IO?.;). Ci lasciò inoltre un
Calalo^o tirigli abbati di Lìino^cs,
ed Diìiì Le ilei a pei- isUdnlirc V apo-
ADE
stolato di s. Maialale. Il P. Mabil-
lou attribuisce a questo autore alcu-
ni versi acrostici, die anche riporta
nelle sue opere.
ADEODATO (s.). Questo santo,
che cliiamaS anche Die o Diei o
Déodat , o Dieudonné _, Deodatus ,
Tlieodatus o Tcudates, trasse i na-
tali da una cospicua famiglia della
Francia occidentale , che allora ap-
pellavasi Neustria, e fioriva nel se-
colo VII. Fino dalla più verde età
mostrò desiderio di abbracciare lo
stato ecclesiastico , e le rare virtù
ond'era adorno, davano a divedere
esservi chiamato dal Signore. Dopo
aver dato pro^e di sua vocazione,
venne insignito della dignità sacerdo-
tale, ed in appresso essendo morto il
vescovo di Nevers, fu destinato ad
occujiare quella sede. Appena si vide
affidato questo importante uffizio, si
diede ad edificare il suo gi'cgge colle
parole e cogli esempii, e colle più fer-
vorose preghiere ne impetrava da Dio
le più copiose benedizioni. Dopo due
anni dalla sua elezione al Acscovato,
intervenne al secondo concilio tU Sens,
che si celebrò nel 657. Ma conoscen-
do che tutte le sue sollecitudini nou
erano sufficienti a preservare i suoi
diocesani dai pericoli del mondo, ri-
nunziò alla sua dignità e rilirossi
nei monti di Vosges. In appresso co-
strusse alcune celle a Roman nella
diocesi di Toul; tjuindi portossi nel-
r Alsazia, ed entrò nel monastero
dei religiosi di Abressennes; dei qua-
li assunse anche il governo. Dopo
qualche tempo si nascose in una ca-
verna di una valle rimotis^ima sul-
le rive del JMeurthe, ove condusse vita
assai niortilìcata. Quivi fabbricò una
cella ed una cappella sotto il nome
di s. Martino. In seguilo av«iido ot-
tenuta in dono da (Ihildcrico li re
di Austrasia una >alle, i.h'egU chia-
ADE
mò di Galilea, vi fabbric?) un gran
monistero sopra una collina chia-
mata Jointurcs. Quivi egli propose
a' suoi religiosi la regola di s. Co-
lombano, alla quale in appresso so-
stituì cpiella di s. Benedetto. INIa tro-
vandosi incapace di attendere al la-
voro delle mani per la sua età avan-
zata, ritirossi alla propria cella pres-
so la cappella di san IMarlino, ri-
tenendo il governo del monistero.
Terminò di vivere nel giorno 19
giugno dell'anno 679 o 684- La sua
spoglia mortale ebbe la tomba nella
chiesa del monistero di Jointures,
da dove, nel ioo3, fu trasportata in
luogo piìi onorevole, per opera di
Beatrice duchessa di Lorena. Que-
sto luogo divenne poscia così cele-
bre, che vi fu fabbricata una cit-
tà, la quale dal santo ricevette il
nome di s. Die. II monistero ven-
ne cangiato in un capitolo di ca-
nonici, nella chiesa dei quali si con-
senano le reliquie del santo.
ADEODATO I (s.). Papa LXX,
romano, figlio di Stefano suddiacono.
Vogliono alcuni con Baronio {Annal.
eccl. ad an. 6i4) n. i.) che fosse
anch' egli suddiacono, e che il pri-
mo ei venisse assunto da questo gra-
do al Pontificato; ma ciò è negato
dall'eruditissimo abbate Cenni, nel
suo ConcìUwn Laleranense Stepha-
ni III, illustrato, in Prcrfat. n. 8.
pag. 16, ove sostiene contro i due
Pagi , che in questo tempo erano
ancora esclusi dal Pontificato i sud-
diaconi, non ostante l'autorità di
Liberato Diacono ( Liberato, in Bre-
vìar. cap. 22), il quale afferma che
prima di questo Pontefice era sta-
to Silverio sublimato alla Pontifi-
cia dignità dall' ordine di suddiaco-
no. Eletto egli Pontefice, a' dì 1 9
ottobre 61 5, prescrisse che si cele-
brassero ogni siorno nella chiesa
ADE 89
istessa due messe, essendo in uso
per lo avanti di cclebrai-ne una so-
la, dopo il decreto di Alessandro I
(f-^edi). Non è per altro nuova
questa legge , poiché trovasi in u-
na lettera a Dioscoro Alessandri-
no [Epìsl. II, al. 81, cap. 2.)
scritta da Leone I, Papa XLVII ,
aver egli permesso il celebrarne due
a cagione dell'aumento nel numero
de' fedeli, i quali capir non potevano
tutti in una medesima chiesa. Vuoisi
a questo Pontefice attribuita la leg-
ge, che proibì al figliuolo del padri-
no il menare in moglie quella don-
na , che suo padre avea tenuta al
Battesimo ; onde insorse il grado di
affinitìx spirituale : come ancora da
alcuni si tiene per fermo aver egli
permesso che gì' infami , e le don-
ne di pubblico mal fare potessero
dar testimonio contro ai simoniaci ;
ma tali decreti sono da ci'edersi ma-
le apposti a questo Pontefice, es-
sendoché si ricavino da una epi-
stola , che i critici più accingati
stimano falsamente a lui attribui-
ta. Morì santo Adeodato il no-
no giorno del novembre 6i8, aven-
do governata la Chiesa per anni
tre e giorni venti. Amava il suo clero
d' un ardentissimo amore, e distin-
guevasi per così consumata virtù ,
che visitando i malati di lebbra, in-
fermità troppo allora serpeggiante
per Roma, con un sol bacio ad un
di que' miseri ridonava la primiera sa-
lute. II corpo di lui giace sepolto
nel Vaticano.
ADEODATO II [a Deo datus).
Papa LXXIX, romano, fu figlio a
Gioviniano. Si fece monaco benedet-
tino di s. Erasmo di Roma nel Mon-
te Celio , e poscia fu creato prete
Cardinale. Quindi fu innalzato alla
dignità Pontifìcia, il giorno ventidue
aprile 672. Fu il primo che inco-
ia
90 ADE
minciò le sue lettere con la for-
mula : Sahitcm et apostolicam hc-
ntdìciionem . Da lui ottennero i
veneziani la confliima del diritto
perpetuo di eleggersi il doge ( Pie-
tro Giustiniani , Rer. Penctar. lil».
I, pag. 6). Ratificò similmente al
monistero di s. Martino il privile-
gio da Crotperto vescovo di Tours in
prima accordato, e che consisteva
in ciò , che il vescovo di Tours ,
nella cui diocesi v' ha il detto moni-
stero, non altro avesse diritto sopra di
esso, da quello infuori di conferire a
que' monaci gli ordini sacri , e dar
loro il crisma da sé fatto. Della veri-
tà di questo privilegio viene in dub-
bio Launoio (par. 3. cap. 20. pag.
465, tom. III. par. 2.), ma Cointe
[Annal. eccles. Francar, ad an. 674.
§. 33. 99) e Mabillon [De re di-
plom. lib. I. cap. 3. §. 9.) lo sti-
mano legittimo, come prima dimo-
strato lo aveva Rodolfo Monsniere
{^De juribus eccles. s. Martini Turon.).
Mori Adeodato a' 26 giugno 676 ,
dopo aver governato la Chiesa per
quattro anni, due mesi e cinque gior-
ni. Il bibliotecario Anastasio lo di-
pinge siccome Pontefice di dolce
tempera, affabile, liberale, e molto
largo in provvedere alle bisogna dei
poveri. E sepolto in s. Pietro.
ADEODATO, Cardinale, del ti-
tolo presliiterale di santa Prisca. Gli
eruditi credono che vivesse sotto il
Pontificato di s. Gregorio 1, eletto nel
590. Si ha memoria di ({uesto Car-
dinale in una lapide esistente nel
chiostro del monistero di s. Paolo
fuori delle mura di Roma.
ADESSENARII. Eretici, che am-
mettono la presenza reale di G. C.
neir Eucaristia, ma in un senso con-
trario alla fede ortodossa. Il nome
loro derivasi dal Ialino adesse. Co-
storo si conoscono piuttosto sotto il no-
ADI
me (V inipanatori. Tali appunto so
no i luterani , i quali asseriscono ,
che dopo la consecrazione trovasi
realmente il corpo di G. C. nel-
la Eucaristia , ma unitamente alla
sostanza del pane, eh' essi non cre-
dono assolutamente distrutta. Il mo-
do, onde spiegano questa presenza,
appellasi impanazione. GÌ' impaaa-
tori sono divisi nell' opinione : altri
sostengono essere il corpo di G. C.
nel pane ; altri intorno al pane; altri
sopra ; altri finalmente sotto il pane.
Si potrebbe chiamare impanazio-
ne il parere di alcuni giacobiti, che
ammettendo la real })resenza del
corpo di G. C. neir Eucaristia, sup-
pongono una unione ipostatica tra
il Verbo di Dio , il pane ed il vi-
no. Questa m)inione già intesa al
tempo di Berengario , si ripetè da
Osiandro, uno dei principali lutera-
ni. Rossuet la confatò validamente.
ADIAFORISTI o ADIAFORITI,
indijjerenli. Nome dato nel secolo
XVI ai luterani moderati , ade-
renti a Melantone, che sottoscrissero
a\V Interini pubbUcato da Carlo V,
nella dieta di Augusta. Questi settarii
furon chiamati ancora inlerimisti.
ADI MAR^I Alamanno, Cardinale.
Alamanno Adimari, fiorentino, ebbe
i natali nel i3G2. Fu prima cano-
nico, indi pairoco nella sua patria, po-
scia, nel 1 400, ne venne eletto vescovo
da Bonifacio IX. Non avendo potuto
conseguire il possesso di quella dio-
cesi, venne trasferito, nel i4"ij ^"^
chiesa di Taranto, e poi alla pri-
maziale di Pisa. Giovanni XXIll lo
spedì nunzio in Francia, donde ri-
tornato con gloria , lo creò prete
Cardinale di s. Eusebio, nell' anno
i4i I5 a' 6 giugno. Nello stesso tem-
po il Pontefice lo investì della le-
ga/ione nelle Gallie col privilegio
di concedere la festa di n. Gmsep^n^
ADI
a tutte le città e provincio soi^gcttc
alla sua legazione. Passò quindi nel-
la Spagna, aftlne di restituire quel
regno all'unità della Chiesa Romana,
da cui si era diviso obbedendo al-
l'antipapa Benedetto XIH. Martino
V lo fece arciprete della basilica
Vaticana, e lo incaricò nuovamente
del viaggio in Aragona per ridurre
l'antipapa Pietro di Luna a più
saggi consigli. Nel suo ritorno, at-
taccato dal contagio, mori in Ti-
voli l'anno 1422, ed ebbe sepolcro
nella chiesa di s. Maria Nuova di
Roma. Salvino Salvini scrisse la
vita dell'Adi mari.
ADIMARO, Cardinale. Adimaro,
monaco ed abbate del monistero di
Fulda, di nazione tedesco, fu nel 946
creato da Agapito II Cardinale prete
della S. R. C. , e si rese chiaro ed
accetto per la sua dottrina e pietà.
Colto dalla pestilenza, mori nel Q^G,
e fu sepolto nel coro del suo mo-
nistero. Adamo canonico di Brema
scrisse, che Adimaro persuase Ot-
tone il Grande ad assoggettare gli
sciavi al suo dominio, ed al giogo
soave dell'evangelio.
ADIMARO, Cardinale. Adimaro,
nato in Capua d'illustre prosapia,
era sul principio segretario del prin-
cipe di quella città, indi, lasciato ai
poveri il suo ricco patrimonio , si
fece monaco di Montecassino. Di-
stinguendosi pel candor dei costu-
mi, venne spedito in Sardegna co-
me abbate di un nuovo monistero.
Assalito dai corsari, e derubato di
ogni effetto prezioso, che seco portava,
mentre restituì vasi al suo convento,
fu chiamato a Roma. Gli si con-
ferì il carattere di abbate di s. Lo-
renzo fuori delle mura, poi da Ales-
sandro II, nel 1061, fu eletto Car-
dinal prete di s. Prassede. Molti
miracoli si raccontano operali per
ADO «)(
la sua intercessione; fra gli altri,
che l'acqua da lui benedetta risa-
nava gì' inférmi. Spirò nel bacio del
Signore l'anno 1076.
ADINOLFO, Cardinale. Adinoliò
monaco, e nel 11 25 abbate di s.
Maria di Farfa, ricevè da Inno-
cenzo li la sacra porpora, e da
Celestino II la legazione di Ger-
mania presso Corrado. S' ignora il
tempo preciso della elezione di que-
sto Cardinale.
ADIURAZIONE. Parola non pro-
pria della lingua italiana, che vale
a dire un comandamento fatto in
nome di Dio al demonio, aflinchè esca
dal corpo ossesso, oppure manifesti
qualche cosa segreta. Cosi sono chia-
mate le foi-mule degli esorcismi, che
principiano : Adj'uro te, spiritus ini-
rnunde ecc. P^. Esorcismo.
ADIUTORE (s.), solitario a
Vernon sulla Senna, abbracciò di
buon' ora il mestiere delle armi , e
crociatosi con la nobiltà fiancese ,
die' non dubbie pruove di alto va-
lore. Schiavo de' saraceni , tutto sol-
fèri anziché rinnegare a Gesìi Cristo.
Restituitagli finalmente la libertàj si
fé' religioso nell' abbazia di Tiron,
cui donò tutti i suoi beni , a con-
dizione che gli si fabbricasse ima
cella con oratorio presso a Ver-
non. Quivi passò il resto de' suoi
di negli esercizii della vita eremiti-
ca, e mori il 3o aprile ii3r. Ce-
leberrimo è il culto di lui nelle
diocesi di Rouen , d'Evreux e di
Chartres. La festa di s. Adiutore è
riportata al di 3o di aprile.
ADONE (s.), arcivescovo di Vien-
na, nel Delfinato, nacque nel Gal-
linois, verso l'anno 800, da una
antica e ricchissima famiglia. Ab-
borrevole e schivo de' piaceri , che
il mondo esibivagli , vestì l' abito
nell'abbazia di Ferrière^, dove sortì
92 ADO
la sua educazione. Marciiardo ab-
bate di Proni lo domandò ancor
giovanetto a maestro di sacre let-
tere a' suoi religiosi. Questi si pro-
pose Adone unicamente di fare veri
servi di Dio. S. Remigio arcivesco-
vo di Lione gli commise la parroc-
chia di s. llomano presso Vienna ,
della cui diocesi fu eletto arcive-
scovOj r anno 860. Il Papa Nicolò
gì' inviò il pallio. Non poterono
mai nulla in esso lui gli umani
rispetti : quando trattavasi di sra-
dicare i vizii e di staljilire le virtìi,
adoperò sempre e con tutti , fino
co' sovrani , la evangelica ed aposto-
lica libertà: di che veniva al santo
arcivescovo sempre maggiore stima
e venerazione. La lunga sua vita
fu consumata nell'adempiere ai do-
veri di religione , e a quelU del
vescovato. Raccolse in Vienna piìi
concilii per mantenere pura la fede
ed i costumi. Non dimenticò lo
studio delle lettei-e e specialmente
della storia tanto profana che eccle-
siastica; che anzi è autore i. di
una Cronaca di Storia universale ,
1. di un grande e di un piccolo
Martirologio j il primo de' quali con-
tiene ristretti delle vite dei santi.
E degno di osservazione che egli
fu il primo ad inserire nella lista
delle feste quella di tutti i santi ;
che preferì gli antichi atti di s. Dio-
nigio alle favole d'ilduino; che di-
stinse la Maddalena dalla peccatrice
del vangelo , e si accordò co' greci
appellando Dormizione l'Assunzione
di JM. V. al cielo. ]Mori il dì 16 di-
cembre 875. Nella chiesa di Vienna,
che ha seni pie onorata la memoria
di lui , egli è ricordato in questo
giorno , nel quale anche il martiro-
logio romano fu cenno di s. Adone.
ADORATIUCI PERPEiUE del di-
vi.v Sacra.miì.mo. Instituto di niona-
ADO
che, fondato nel 1807, da suor
Maria Maddalena dell' Incarnazione.
Precipua mira di queste mona-
che è dedicarsi all' adorazione del
ss. Saci-amento dell' altare sì di gior-
no, esposto alla pubblica venerazione,
come di notte, chiuso nel tabernaco-
lo, nonché a cantarne le lodi; e ciò
in risarcimento delle offese, che dagli
empi vengono continuamente fatte
a questo mistero di amore.
La pia istitutrice di f[uest Ordine
nata a Porto di s. Stefano nei pre-
sidii di Toscana , divenne abba-
dessa del terz' Ordine di s. Fran-
cesco nel monistero d' Ischia. Ani-
mata dal sentimento della più pu-
ra divozione verso Gesìi sacramen-
tato, concepì la religiosa idea di
istituire una congregazione , onde
il ss. Sacramento ricevesse un cidto
perpetuo. Perciò, a' 2 giugno 1807,
unitasi a due religiose del suo mo-
nistero 5 Maria Anna delle piaghe
di G. C. e Maria Gioseffa de' ss.
cuori di Gesìi e Maria, di alcune
giovani e del confessore, venne in
Roma ed alloggiò nel monistero
di s. Lucia in Selce. Con istraor-
dinarie elemosine, che le venne fat-
to di raccogliere , acquistò la chiesa
ed il locale de' ss. Gioachimo ed
Anna alle quattro fontane ; e, nella
terza domenica di settembre del me-
desimo anno, die' principio alla sua
istituzione sotto gli auspicii di Maria
Vergine, dei cui dolori in quel gior-
no celebravasi la festa. Il Cardinal
vicario con autorità ordinaria, nel
seguente anno 1 808, a' 2 di febbra-
io, ne appro\ò le costituzioni, che
vennero in pioci-sso di tempo confer-
mate anche dal Pontefice Pio \ lì, ai
22 luglio 1818. Queste co>lituzioni ,
dopo una riforma tìitta tlalla fon-
datrice medesima, rivedute dall' c-
niiucutissJnio Cardinal Zurla , al-
ADO
loia Vicario del Papa, uscirono in
luce diu'aute il Pontificalo di Leo-
ne XII di s. m. Tuttavia, per al-
cune circostanze, la regola subito
non fu posta iu vigore. Inlantu era
morta la fondatrice, uè perciò isce-
niatosi il lèrvoie nelle figlie del suo
istituto, meritarono che in progresso
la genuina regola della pia suor
M. jMaddalena venisse appi ovata con
tutta la solennità. Questa legola jier-
lèzionata, vide nuovamente la luce
sotto gli auspicii del Pontefice Gre-
gorio XVI gloriosamente regnante ;
ed oggi è con somma esattezza adem-
piuta dalla comunità delle Adoratrici.
E tal comunità divenne poi così
numerosa, che, rendendosi di troppo
angusto il monistero de' ss. Gioa-
chimo ed Anna, il lodato Pontefice
benignamente concesse a quell' isti-
tuto la chiesa e l' ampio monistero
di s. Maria INIaddaleua al Quirinale.
]\è solo in Roma crebbe la società
delle Adoratrici ; in Napoli se ne
fondò un altro monistero, con qual-
che variazione paò nella regola; e
non è mollo, che la superioia delle
Adoratrici di Roma si è dovuta
recare anche in Torino per aprir-
\ene un terzo, che viene provveduto
di rendite dallo stesso religiosissimo
re Carlo Alberto. La pia dama mar-
chesa di Barolo concorre anch' essa
pel maggiore accrescimento e per
la prosperità del santo istituto.
L' abito delle Adoiatrici consiste
in uiìa tonaca di lana bianca con
scapolare di lana rosso, sul quale
alla sinistra del petto sta ricamata
in bianco la forma dell' Ostensorio
colla SS. Ostia. Una fascia di lana
rossa pende dal lato destro, iu cui
veggonsi gli emblemi della passione
di G. C. ricamati paiinienti in bian-
co. Oltre a ciò portano un gran
mantello di luna bianca con lunga
ADO 93
coda imperiale, sid lato destro dei
quale, dalla parte dinanzi, avvi uu
cuore di lana rossa con lo stemma
del SS. Sacramento ricamato in
bianco. Sopra di (|uesto mantello por-
tano uu velo nero, che dal capo di-
scende a ricuoprirne tutta la persona.
y. Adorazione del ss. Sacramento,
Monache.
ADORAZIONE. Voce, che vale
massimamente ad indicare l' inter-
no ed esterno culto di latria do-
vuto air Ente Supremo. Con essa
voglionsi esprimere altresì gli alti
di ossequio , che vengono rendu-
ti a persona ragguardevole. Nelle
sacre pagine innuinerabili esempli
di una tale Adorazione si riscon-
trano : e perciò conviene affib-
biarle un significato diverso, secon-
do che si riferisce a Dio, ovvero a-
gli uomini. Se poi si applica a Ma-
ria Vergine, indica il cullo d' ìper-
clulia, cioè superiore a quello di tut-
ti i santi, come dovuto alla più su-
blime in grazia ed in gloria tra
tutte le creature ; se finalmente ri-
feriscasi ai comprensori beali, signi-
fica il culto di dulia, tributato loro
pegli eccellenti doni e sovrannatu-
rali onde vennero distinti da Dio.
ADORAZIONE deilaCkoce. Una
delle più auguste ceremonie della
uosti'a religion santissima , che ha
luogo solennemente nel venerdì san-
to. Eccone in breve la descrizione,
secondo il rito della Chiesa Romana.
Finite le oi'azioni, che si fanno dopo
il canto della Passione, il celebrante
depone la pianeta , ed avvicinatosi
al lato dell' epistola, ivi, sulla parie
posteriore dell' angolo, giù dei gra-
dini dell' altare , riceve dal diacono
la croce già preparata suU' altare ,
e colla faccia rivolta al popolo, la
scuopre alquanto nella sommità, in-
tonando solo r aulilòiia Ecce lignuni
94 ADO
Crucis. Questa vien proseguita dai
cantori sino al venite adoremus, al
«jual versetto tutti si prostrano, a
riserva del celebrante. Di poi il sa-
cerdote si avanza alla parte ante-
riore dell' altare, dal medesimo lato
dell' epistola : scuopre il braccio de-
stro della croce, e, alzando un po'
di piìi la voce, ripiglia Ecce lignum
Crucis, seguendo i cantori, e ado-
rando tutti al venite adoremus. Que-
sta medesima ceremonia finalmente
si fa, quando il sacerdote nel mez-
zo dell' altare scuopre tutta intera la
croce. Ciò fatto, il celebrante porta
egli solo la croce dinanzi all'altare
nel luogo preparato, e genuflesso x'vi la
posa. Poscia, essendosi levate le scar-
\)e, procede all'Adorazione di essa,
facendo a qualche distanza tre ge-
nuflessioni prima di baciarla. Indi
i ministri dell'altare, e dopo essi,
il clero e il popolo a due a due
vanno ad adorare la croce, facendo
egualmente le genuflessioni.
Durante l'adorazione, si canta-
no in coro gì' Improperii. V. il
Messale nella rubrica di tal giorno,
ed il Gavanto per la spiegazione
delle ceremonie.
Si consulti a maggiore schiari-
mento il Cancellieri nella sua Ope-
ra De Secret, pag. iqSo.
ADORAZIONE che si rende al
PAPA. Quando parliamo di cotale
Adorazione intendiamo di accordar-
ci perfettamente con la idea presen-
tatane dal venerabile Cardinale Bel-
larmino, il quale, nella celebra tissi ma
opera De Sunvn. Ponti f. lib. Ili ,
cap. 1 8 et scq., la definisce siccome
atto di profondo rispetto e venera-
zione praticato inverso il Sommo
Pontefice, eh' è Vicario di Gesù Cri-
sto : atto in cui non havvi alcun
che di comune col culto che pre-
stasi debitamente a' santi del cielo.
ADO
Da ciò sono abbastanza convinti di
eri'ore quanti danno senso diverso
alla surriferita espressione, calun-
niando per tal modo i sagri riti
della Chiesa Romana. V. Bacio dei
PIEDI. SOVRANI. UBBIDIENZA DI ADO-
RAZIONE, che rendono i Cardinah al
Sommo Pontefice.
ADORAZIONE del SS. Sacra-
mento, Monache. Ordine religioso,
che avea per istituzione l' adorare per-
petuamente il SS. Sacramento. La re-
gina di Francia Anna d'Austria, ma-
dre di Luigi XIV, fu quella, che
concepì la prima il progetto di da-
re un culto continuato al SS. Sa-
cramento. Elesse perciò da un mo-
nistero dell' Ordine di s. Benedetto,
la Madre Caterina de Bar, chiamata
del SS. Sacramento, allora abba-
dessa del monistero della SS. Con-
cezione di Rambevilliers, nella Lo-
rena, diocesi di Tours, e nel 1 654 col-
la regola dello stesso s. Benedetto
die' principio a questo pio istituto,
approvato dal beneplacito del re, e
dell'arcivescovo di Parigi, e poi, nel
1664, dal Cardinal Ghigi nipote di
Papa Alessandro VII e suo Legato a
latere in Francia. Nel 1 668 fu di nuo-
vo confermato dal Cardinal di A au-
dome, finché il Pontefice Innocenzo
XI, nel 1676, corroborò il tutto col-
r approvazione apostohca, e Clemen-
te XI, nel 1705, ne sancì le costitu-
zioni. Quindi ad istanza della pia l'cgi-
na di Polonia, vedova del valoroso
Giovanni III, questo Pontefice chia-
mò a Roma alcune monache di Fran-
cia, fondando nella capitale del Cri-
stianesimo un moni>.lero di questa
istituzione. Nelle regole veniva pre-
scritta con voto la continua Adora-
zione del SS. Sacramento. Perciò
le religiose tanto nel giorno, che nel-
la notte, succedendosi a vicenda, in
ginocchioni oravano innanzi 1' altare
ADO
in cui si conservaya la SS. Eucaristia;
ed è perciò che avanti al ]»etto, per
distintivo, portavano l' immagine del
SS. Sacramento, e vestivano con l'a-
bito nero eguale alle benedettine. /^'.
Bonanni, Catalogo degli Ordini Reli-
giosi,\ìm'ìc II, e l'articolo Adoratri-
CI PERPETUE DEL SS. SACRAMENTO.
Il Sommo Pontefice Pio VI ap-
pi'ovò r Ordine delle monache di
san Norberto, fondato, fin dal 1767,
dal pio sacerdote svizzero Giusep-
pe Hely con un monistero nella
diocesi di Coirà, dove le novelle
monache s'impiegavano per principa-
le istituto nella perpetua Adorazio-
ne del SS. Sacramento, cantando al-
teraativamente col coro, sì di gior-
no che di notte, in lingua nativa, le
continue lodi del Sacramentato Ge-
si^j. Dopo che questo pio istituto si
era disteso per la Germania, fu an-
cora introdotto in Roma nella chiosa
di s. Matteo in ]Merulana,dove per le
circostanze de' tempi poco si conservò.
Vi è chi dice, che vi aveano molte sor-
ta di religiose; le quali praticavano l'A-
dorazione perpetua del SS. Sacramen-
to, di maniera cVi' esse si succedevano
giorno e notte. Le religiose dell' Ado-
razione perpetua del SS. Sacramento
stabilite a Marsiglia nello scorso se-
colo dal p. Antonio Le Quien del-
l'Ordine de' predicatori, erano celebri
fra le altre, come anche le mona-
che del Corpus Domini in IMacera-
ta, d'istituzione più antica. Furono
queste istituite verso il i683 da Gia-
cinta de Bossi A'eneziana, la quale
recatasi in Macerata con alcune ni-
poti, comparì con un abito monasti-
co, e da quel momento furono det-
te monaclietle. La regola che asse-
gnò ircir erezione del monistero fu
quella del terz' Ordine della peni-
tenza di s. Domenico, e che tuttora
si professa nella sua stietta osservan-
ADO 95
za, con vita comune |>erfetta. Fra
le costituzioni della fondatrice, ap-
provate dal vescovo Paolucci, a' 2 3
maggio 1697, si prescrive, che quan-
do le monache sieno giunte ad un
numero suHlciente, la priora le dis-
ponga all' Adorazione del SS. Sa-
cramento per quello .spazio di tem-
po che essa crederà ; e quando esso
calla pubjjlica adorazione, abbia luo-
go il canto delle sue lodi.
ADORBIGAAE. Città vescovile,
e metropolitana della diocesi di Cal-
dea, che credesi essere l'antica Me-
dia, o almeno una delle sue parti.
Tauride ne fu un tempo la metro-
poli, e fu ritenuto che fosse la stes-
sa Ecbatana capitale de' medi. Le
altre città di questa provincia sono
Bardaa, Ardebel, Maraga, Salmasa,
Argide, Asnocha, Chalata, Schahar-
zul, che sono sottomesse ai ne.sto-
riani ; in seguito Bardaa e Salma-
sa furono elevate al grado metro-
politano. Vi erano ancora de' vesco-
vi giacobiti.
ADOTTATO Rufo, Cardinale.
Adottato, di patria romano, vien an-
noverato fra i Cardinali promossi
dal s. Pontefice Leone II, che go-
vernava la Chiesa nel 682. Intorno
la vita di lui si desiderano più dif-
fuse memorie.
ADOZIANI. Eretici, che, seguen-
do le orme di Nestorio, dividevano
le persone in Gesù Cristo, e ne-
gavano esser Egli come uomo figliuo-
lo naturale di Dio, predicandolo
semplicemente adotU\'o. Codesta set-
ta ebbe fatale cominciamento men-
tre imperava Carlo Magno , ver-
.so l'anno 778, e ricevette esca da
Felice vescovo di Urgel , il quale
consultato da Elipando arcivescovo
di Toledo intorno la figliazione di
Gesù Cristo, rispose che questi co-
me Dio è veramente e pro[)riami'/i-
96 ADR
le Figlio dell'Eterno Padre, da lui
naturalmente generato: ma come
uomo, o figliuolo di JMaria, è sol-
tanto Figlio adottivo di Dio. Or a
tal decisione avendo sottoscritto Eli-
pando, Adriano I Sommo Pontefi-
ce con una lettera dommatica indi-
ritta ai vescovi della Spagna, ne con-
dannò solennemente l'errore; che fu
poi proscritto nel 7945 '^'"^ numeroso
concilio in Francoforte, nel 79^ dal
sinodo di Forlì, e nell'anno 800 dal
concilio romano tenuto sotto il Ponte-
fice Leone III. Cosiffatto errore confu-
tarono felicemente e s. Paolino pa-
triarca di Aquileia, ed Alenino. In
vano però e la Chiesa e i Padri si
adoperarono ad umiliare la capar-
bietà ostinata dei due vescovi Eli-
pando e Felice : che ambedue lascia-
rono prima dell'errore la vita !
ADRA o ABDARA. Città vesco-
vile della Spagna nel regno di Gra-
nata. Pietro vescovo di Abdara ap-
pose la sua sottoscrizione al primo
concilio tenuto in Siviglia. In se-
guito la sede vescovile di cpiesta
città venne trasferita ad Almeria.
ADRA [Adren.), Adraon, ovvero
Adraton. Città vescovile in partibiis,
neir Arabia Petrea, sulfraganea del-
la metropoli di Bostra. Di questa
chiesa si fa cenno nella VI sessio-
ne del conciho di Calccdonia. Fu
detta eziandio Caatrum.
ADRAINIITTO {Adramytlen.), A-
dramile, ed anche LaudramiUc. Cit-
tà vescovile in partihiix nella Troa-
de, sufTraganea di Efeso. La sua o-
rigine rimonta ad epoca rimota. Ai
nostri giorni è assai piccola città,
chiamata dai turchi Endromc e da
altri Sandemìtri .
k\yKt\^S>0[Adrascn.),Adrnsso.Cil\l\
vescovile in parlihux nella Siria, suf-
fraganea della metropoli di Soleucia.
ADV^KTO {Adrnlen.). Città vesco-
ADR
vile in partihun nell' Arabia Petrea,
sufTraganea della metropoli di Bostra.
ADRIA [Adrien.). Qucst' antichissi-
ma città, che comtmicò il proprio no-
me al mare Adriatico, si crede fonda-
ta dai pelasgi, i quali furono cacciati
dagli etruschi, che in Adria stabili-
rono una possente colonia e presero
a nobilitarla. Il suo porto rinoma-
tissimo allora era capace di conte-
nere un'armata navale, ed anche
nei secoli posteriori alla romana re-
pubblica, venne presidiato dall'im-
peratore Yitellio a salvezza del ve-
neto littorale. Adria, detta dai ro-
mani Traspadana, e riconosciuta
Etrusca, da essi fu dichiarata muni-
cipio di prima classe, durando in
tale stato fino al decadimento dell'im-
pero. Declinato questo per le rivo-
luzioni d' Italia, assai perdette della
sua grandezza. Finalmente nei se-
coli posteriori, straripando il Po e
r Adige sino a coprire gli antichi
boschi, si dilatarono i limiti della
terra ferma, e ritirandosi il mare,
divenne Adria a poco a poco città
terrestre, come lo è di presente.
In ogni tempo Adria potè van-
tare di sé onorevole condizione .
Nel 43o dell' era volgare, soggetta
agi' imperatori d' Oriente, reggevasi
popolarmente, eleggendosi im gover-
natore proprio. JNel 089 fu com-
presa neir esarcato di Ravenna, e
poscia fu unita alla Chiesa. Neil' 822
il temporale dominio di Adria sta-
va nei suoi vescovi protetti sempre
dalla Santa Sede e dall'imperatore.
Assai ella era forte allora, se potè
di frequente misurarsi colla veneta
potenza. Abbattuta dalla forza mag-
giore, si collegò cogli Estensi domi-
natori di Ferrara per investitura
Pontifìcia. Nel i3o9 Adria era li-
bera, e sebbene sostenesse nel XIV
secolo la sua lihorlà, pure dovette
ADR
ancora riparare sotto la protezione
degli Estensi. Risorta appena sntU)
quel governo, andò incontro a nuo-
ve calamità; perocché guerreggiando
i veneziani contro Ercole I duca di
Ferrara , Adria assediata da ossi
con armata navale e terrestre dojio
un'ostinata l'esistenza (anno 1482)
fu devastata. Due anni durò Adria
sotto il veneto governo , il quale ,
conchiuso il trattato di Bagnolo,
la rendette al duca Estense . So-
praggiunta però la lega di Cam-
bray, conchiusa fra il sovrano Pon-
tefice Giulio II della Rovere, Mas-
similiano I re dei Romani , Lodo-
vico XII re di Francia, e Ferdi-
nando V re di Spagna , contro i
veneziani , Adria si staccò dal duca
Estense , e si diede spontaneamente
alla repubblica veneta, il che venne
confermato nella pace generale ce-
lebrata a Bologna nel i.'i^c) fra il
Pontefice Clemente VII Medici , e
r imperatore Carlo V, nel Dogado
di Andrea Gritti, Ottenne Adria in
quel momento grandiosi privilegii
dalla repubblica, e li mantenne per
molto tempo. La sede vescovile di
Adria , già suffraganea di Raven-
na ed ora di Venezia , è fra le
più cospicue, contandosi nella serie
dei suoi vescovi quattro santi e
cinque Cardinali . Il Cristianesimo
vi si diffuse dai primi tempi della
Chiesa, e, secondo s. Doroteo prete,
il suo primario vescovo fu s. Epa-
frodito, uno de' discepoli degli apo-
stoli. Gallionisto è però il primo
di certo, che si sappia aver gover-
nata questa chiasa. Assistè al con-
cilio Lateranense contro i monote-
liti sotto il Papa Martino nel 649.
S. Bellino martire, vescovo di Pa-
dova , è il patrono della città. Le
sue relicpiie riposano a Rovigo do-
ve soffrì per la fede. La residenza
VOL. I.
ADR
97
canonica dei vescovi è in Adria; pure
a cagione dell' aria umida, col con-
senso di Papa Giovanni X, nel 9'2o,
cominciarono essi a ritirarsi a Ro-
vigo , dove hanno un comodo pa-
lazzo ed un seminario . Nella se-
rie de' suoi canonici, vanta due Car-
dinali, un arcivescovo , e tre ve-
scovi. Presentemente col mezzo di
pie largizioni si sta rinnovando nella
maniera più magnifica la cattedra-
le di Adria.
ADRIANA. Città vescovile della
diocesi d' Asia nella seconda Pam-
fiUa.
ADRIANA. Città vescovile del-
l'Ellesponto, sotto la metropoli di
Cizico: dicesi altresì Hadrìaii.
ADRIANI. Città vescovile della
Bitinia , suffraganea alla metropoli
di Nicomedia,
ADRIANISTI. Eretici, discepoli
di Adi'iano Amstedio, uno dei nova-
tori del secolo XVI. Costui, prima
nella Zelanda , poi nell' Inghilterra,
insegnò che non era necessario con-
ferire il battesimo ai fanciulli ap-
pena nati; ma che si potrebbe pro-
crastinare, ad imitazione dei primi
tempi della Chiesa; che G. C. avea
fondata la Chiesa solo per alcune
circostanze ecc. A questi ed altri ei
rori, aggiungeva tutti quelli
anabattisti.
Teodoreto pone costoro fra i di-
scepoli della setta di Simon IMago, ma
niun altro scrittore ne fa menzione.
ADRIANO (s.), vescovo di s.
Andrea in Iscozia e martire. Fu es-
posto al furore dei danesi , che nel
nono secolo massimamente discesero
sulla costiera, e dopo aver mano-
messo non poche provincie, truci-
darono i più degli abitatori. A
lui era li uscito non solo di evita-
re la loro barbarie, ma di con-
vertirne in gran numero al cristia-
i3
degli
98 ADR
nesimo. Se non che in ima nuova
scorreria fa vittima della crudeltà
loro neir 874. Se ne celebra la fe-
sta a' quattro di marzo.
ADRIANO (s.), colse la palma
del martirio in Roma nel terzo se-
colo della Chiesa, sotto l'imperatore
Valeriano.
ADRIANO Messageta (s.). Era
discepolo di s. Landoaldo, e nel 66^
2>redicò la fede nei Paesi-bassi in
qualità di missionario. Mentre an-
dava a raccogliere l' elemosine, che
il re Cliilderico II mandava al suo
maestro, fu assalito da alcuni assas-
sini, e privato di vita. La Chie-
sa gli attribuisce l' onore di mar-
tire, e ne celebra la memoria ai 1 9
marzo.
ADRIANO (s.), martire di Nico-
media, uffiziale nelle armate di Mas-
simiano Galerio, perseguitò pur es-
so i cristiani; ma la intrepidezza e
la in%'incibile costanza di questi lo
commossero al vivo, sicch'egli abiurò
la idolatria, e divenne coiifessoi'e di
Cristo. Ebbe a solTerire pertanto or-
ribili supplizii, e a Nicomedia rice-
vette la palma del martirio, verso
l'anno 3o6, nell'ultima persecuzio-
ne generale. Egli è nominato ai quat-
tro di marzo nel martirologio a s.
Girolamo attribuito, e nel romano.
La festa però n' è notata agli 8 di
settembre, giorno della traslazione
delle sue reliquie a Roma, ov' è una
chiesa molto antica che ne porta
il nome.
ADRIANO (s.), martire in Pa-
lestina. Nel settimo anno della per-
secuzione di Diocleziano, venne da
Mangano a Cesarea con EuIdoIo san-
to suo compagno. Fu ad essi do-
mandato alla porta della città qual
fosse l'oggetto del loro viaggio, co-
me sì usava fare con tutti i foic-
stieri. Palesarono intrepidamente la
ADR
verità, e tosto furono condotti <li-
nanzi al governatore ; il quale, fat-
tili prima straziare con unghie di
ferro, li condannò alle fiere. Due
giorni dopo, Adriano fu esposto
ad un leone , e poi con la spada
trapassato. Questo fìi l' ultimo cri-
stiano che soll'eri a Cesarea, dove
la persecuzione avea durato sette
anni, sotto tre governatori di seguito
cioè Flaviano, Ui'bano e Firmiliano.
La sua gloriosa memoria è ripor-
tata al dì quinto di marzo.
ADRIANO (s.), abbate di Nerida
presso Napoli, poscia de' ss. Pietro
e Paolo presso Cantorbery, fioriva
nel secolo settimo, ed era africano
di riascita. Il Pontefice Vitaliano
che il conoscea fornito di gran sa-
pere nelle divine scritture e nella
scienza della pietà, lo avea scelto a
successore di s. Deusdedit, arcive-
scovo di Cantorberj^ L' umile reli-
gioso fece conoscere al Papa che
tornereblie molto in vantaggio della
chiesa lo scegliere in suo luogo san
Teodoro, che vi fu poi consecrato.
IMolto si adoperò s. Adriano per la
conversion degl'inglesi; e Dio be-
nedi le sue fatiche per modo che
assai copiosi furono i frutti che
ei ne raccolse. Aiutò anche per qual-
che tempo s. Teodoro nel regime
della sua chiesa; ma poi fu obbli-
gato a ricevere l'abbazia di s. Pie-
tro e Paolo in Cantorbery, dove
l'anno 710 a' 9 di gennaio, spirò
santamente nella beata pace del
giusto. Il suo nome trovasi nei ca-
lendarii d' Inghilterra, e la sua fe-
sta n' è riportata al d'i 9 gennaio.
11 monaco Gioscclino, citato da Gu-
glielmo di Malmcsbury, alTcrma che
il Signore glorificò la tomba di que-
sto santo con molti miracoli.
ADRIANO I, Papa XCVIII, ro-
manOj figlio di Teodoro della no-
biljisima famiglia Colonna (^'. Mar-
Ti.vo V). Fatto Cardinale diacono
da Papa Stefano HI suo antecesso-
re, fu assunto al Pontificato a' nove
febbraio 772. Il vago aspetto della
sua persona non andava disgiunto da
un merito molto grande. Come pri-
ma fu Pontefice, attenendosi grande-
mente all' antica disciplina, che vo-
leva salva la vita ai l'ei, affine di
dar loro il tempo di far penitenza,
richiamò a Roma alcuni magnati,
togliendo altri all'esilio, altri alla
carcere : onde apparisce, siccome ri-
flettono r Anastasio e Pietro de
Marca, che fino da questo tempo i
Pontefici incominciassero ad eserci-
tare in Roma la piena amministra-
zione delle cose civili, se pm* qual-
che volta non ne veniano impedi-
ti dal furore delle rivolte . Spes-
so travagliato questo santo Pon-
tefice da Desiderio re de' Longo-
bardi, ebbe finalmente ricorso alle
armi di Carlo IMagno allora che
minaccioso tentava la rovina di Ro-
ma ; e Carlo dopo un assedio di sei
mesi , fece prigione in Pavia quel re
nell'anno 778; lo mandò in Fran-
cia nel monistero di Cerbio, e dis-
fece con lui il regno de' Longobar-
di in Italia, che avea durato 2o5
anni, da che in essa entrarono nel
56S. Nell'anno medesimo 778 la
S. Sede ricevette da Carlo Magno
r alto dominio del ducato di Bene-
vento, ch'essa sempre esercitò fin
d' allora con quel diritto , e poi
con nuovo titolo di permuta, stabi-
lita nel io52 fia s. Leone IX ed
Arrigo III, nella quale rimase pu-
re compreso il ducato di Napoli.
L'anno 781, poiché il Sommo Pon-
tefice tenne al battesimo Pipino fi-
glio di Carlo Magno, lo imse re
<l Italia, come pur Lodovico fra-
tello al primo , re d' Aquilauia.
ADR 99
Questo medesimo Pontefice istituì
il far orazione nella messa pel re
di Francia, e un tal costume ven-
ne abbracciato in appresso dai re-
gni cattolici. Tre volte Adi-iano eb-
be a ricevere in Roma il re Car-
lo Magno; la prima nel 778 al
tempo dell' assedio di Pavia, por-
tandovisi a celebrare la Pasqua; la
seconda nel 781 ; la terza nel 787
quando veime in Italia per fiacca-
i-e r arroganza d' Arigiso duca di
Benevento, che erasi ribellato, lu
tutte queste spedizioni Carlo era
accorso a proteggere i donnnii del-
la Chiesa, che accrebbe, donandola
del territorio di Sabina, nonché dei
ducati di Spoleto e di Benevento,
che gimò mantenere, ponendo l'au-
tentico documento sull' altare della
confessione di s. Pietro.
Concesse questo Pontefice a' vene-
ziani il primo vescovo per la loro
città , il qual ebbe la prima sede
neir isola Castellana . Ottenuta la
pace della Chiesa orientale per lo
zelo di Costantino VI e d' Irene
sua madre, affine di megho soìidar-
la contro gl'iconomachi, o persecu-
tori delie immagini sacre, fece ce-
lebrare il concilio generale VII già
cominciato l'anno 786 in Costan-
tinopoli, e trasferito nel 787 in Ni-
cea, coir intervento di 35o vescovi,
i quali stabilirono il culto delle sa-
ci"e immaginij ed aggiunsero al
simbolo della fede le pai'ole : (jui
ex Patre Fìlioque procedit. Adria-
no accolse in Roma l'anno 793,
con paterna tenerezza, Olfa re dei
Mercioii, che pentito del barbaro
inganno, onde aveva ucciso Etcl-
berto re degli Anglo-Orientali, vol-
le correggere il proprio fallo con
opere di pietà e di crisfiaua devo-
zione, confermando il suo regno ti"i-
butario alla Sede Apostolica, e con
loo ADR
l'eale munificenza accrescendo le
rendite della scuola pei pellegrini
inglesi, poi convertita nel famoso
spedale di s. Spirito ai tempi di
Papa Innocenzo III. L'anno 794
condannò Adriano, nel concilio ce-
lebrato in Francfort, Felice vesco-
vo di Urgel, ed Elipando arcive-
scovo di Toledo, che non ammet-
tevano il culto delle sante immagi-
ni, predicavano che Gesù Cristo in
quanto uomo non fosse figlio pro-
prio naturale di Dio, ma solamen-
te adottivo. Dicesi ch'egli il primo or-
dinasse che si sigillassero quindi in-
nanzi le bolle Pontificie con appe-
sovi il piombo; ma intorno a ciò
non convengono gli eruditi. Fece
erigere nella piazza di santa Maria
in Trastevere la fontana, ristorata
in appresso sotto varii Pontefici .
Questo Papa fu il primo ( se vo-
gliasi eccettuato Pio VI ) che gover-
nasse piìi lungamente la chiesa, dopo
s. IMetro, cioè ventitré anni, die-
ci mesi e giorni dieeisette. Fu chia-
ro in virtù ed in erudizione, e mu-
nifico a tale , che solamente nella
vaticana basilica spendette 258o lib-
bre d'oro, e 900 d'argento in quella
di san Paolo: ed oltre a i 100 lib-
bre d'oro nel ristoramento delle mu-
ra di Roma, ed una incredibil som-
ma nel ristabilire alcune altre basili-
che e chiese della città medesima, tra
le quali santa Maria in Cosmedin ,
detta scuola greca. Mori questo
grande Pontefice il di 25 dicembre
795. Fu sepolto nel Vaticano, e
Carlo Magno sovrappose alla sua
tomba un epitafio di diciannove
distici, piangendone amaramente la
j»erdita come di un padre.
ADRIANO II, Papa CIX, romano,
figlio di Talaro, che fii poscia ve-
scovo, parente di Stefano IV e di
Sergio lì, fatto prete Cardinale di
ADR
s. Marco da Gregorio IV, venne as-
sunto al Papato in qià già ottua-
genaria, sebbene contro sua voglia,
avendolo ricusato per ben due volte.
Consecrato nel d\ quattordici dicem-
bre 867 diedesi a seguitare le orme
dell'ottimo suo antecessore Nicolò 1 ;
ed è per ciò che i suoi nemici il
chiamavano per celia Nìcolaitano.
Dal generoso disprezzo in cui tenea
queste ingiurie, argomentarono al-
cuni eh' ei non fosse lontano dal
rescindere gli atti di Nicolò; ma
s'ingannarono a partito, poiché bat-
tendo le orme di quello, «comunicò
di bel nuovo il Cardinale Anastasio
del titolo di 6. Marcello, già con-
dannato da Leone IV ( Vedi). Cos\
adoperò Adriano, perché, quantun-
que Anastasio dopo la prima con-
danna , mercé la somma bontà di
Nicolò, fosse stato accolto nel seno
della Chiesa , tuttavolta dimentico
ingratamente del beneficio del per-
dono , avea depredato il patriarchio,
involate le sinodali scritture, e com-
messo altri maggiori delitti. La sen-
tenza della scomunica di lui fu de-
cretata in un concilio da Adriano
radimato in Roma l' anno 868. Lo
stesso Pontefice, caldo come era di
apostolico zelo, scomunicò in un al-
tro concilio tenuto in Roma l' ar-
rogante Fozio, che per la terza volta
venne fulminato dagli anatemi della
Chiesa : e per cagione di lui, e af-
fine di comporre le diill'renze d'O-
riente, fé celebrare neir8tÌ9 il con-
cilio generale Vili in Costantino-
poli, nel quale 109 vescovi .sotto-
scrissero la condanna di Fozio colla
penna intinta nel Sangue di Gesù
Cristo. (Baronie ad an. 8G9 n. 89.
Veggasi la i'Ua di Inodoro pag. 16).
Nel medesimo concilio si ordinò col
can. 27, che i monaci e fiali latti
vescovi, portar dovessero visibihuciile
ADR
r abito del loro ordine ( Mabillon
Annal. Ord. Bened. lib. 36 ad an.
365 .§.41- J^<^gg- Natal. Ales. Histor.
Eccles. sec. IX. et X. Diss. 4- §-22),
il che pure si prescrisse nel concilio
Lateranense in tempo d'Innocenzo H.
Adriano comandò in appresso a
Lotario, cui levò la scomunica in-
flittagli dal suo antecessore, che in
adempimento alla fatta promessa ,
cacciata la concubina Waldrada ,
riconducesse la sua legittima moglie
Tietberga , e le rendesse gli onori
reali. ( F. Urbano li. Papa CLXYI )
Ordinò inoltre a Carlo Calvo, mi-
nacciandolo di scomunica, che resti-
tuisse r usiu-pato regno all' impera-
tore Lodovico II suo fratello , cui
apparteneva per eredità. Coronò Al-
fredo I , sesto re degl' inglesi ( Po-
lidoro Virgilio HisL Angl. lib. 5
pag. 1 3 1 ), Permise ai Moravi l' u-
sare la lingua slava, per essi volgare,
negli ullizii divini e nella messa ;
concessione che confermò Papa Gio-
vanni Vili, a patto che prima leg-
gessero il vangelo in lingua latina,
e poi nella slava. A ciò acconsen-
tiva in seguito anche il Pontefice
Innocenzo IV, quantuncjue s. Gre-
gorio VII avesse negato questo pri-
vilegio a Uladislao re di Boemia ,
perchè usava cogli scomunicati.
Dopo che questo s. Pontefice resse
la Chiesa per quattr'anni, mesi undici
e giorni dodici , mori nel mese di no-
vembi-e 872. Intorno al giorno della
sua morte non havvi memoria certa
di alcuno antico scrittore; ma seb-
bene ciò sia , è pur vero d' altronde ,
che trovandosi alcuni cataloghi dei
romani Pontefici, i quali gli ascri-
vono il Pontificato per ([uel tempo
precisamente da noi segnato, ver-
rebbe a cadere la sua morte nel
giorno 26 novembre, che anche i
moderni tutti gli assegnano.
ADR lor
Ln misericoi-dia coi poverelli fii
indivisibile compagna della sua vita
fin da fanciullo , e talora .accadde ,
che Dio illustrasse la di lui j)ietà col
niolti])licare miracolosamente il da-
naro, ch'egli ogni giorno distribui-
va a gran numero d' indigenti. Fu
sepolto nel Vaticano.
jVDRIAIVO III, Papa CXII, che
alcuni stimano, senza fondata ragio-
ne, si chiamasse Agapito ( Sigonio
De regno Ilal. lib. 5, ad an. 884, pug-
223; Ciacconio, e Oldoini, in addii.
adeuTndem).ll.g\i era di patria roma-
no, figlio di Benedetto della contrada
Via lata. Fu innalzato alla Sede Pon-
tificia il primo marzo 884-
Per quante istanze a lui facesse
r imperatore d' Oriente Basilio il
Macedone, airuichè annullasse ogni
operato riguardo a Fozio e lo ri-
mettesse di nuovo alla comunione
de' fedeli, non avvenne mai che si
inducesse a compiacerlo. Le belle
virtìi di questo Pontefice, il suo ze-
lo pel bene della Chiesa, e la in-
vitta costanza dell'animo presagiva-
no di molti vantaggi, e mettevano
le più dolci speranze, ove la in-
vida morte rapito non lo avesse ,
mentre passava in Francia colà in-
vitato da Carlo // Grosso , perchè
colla sua autorità decidesse sopra al-
cune private sue pretensioni. La mor-
te ne avvenne a s. Cesario presso
Modena, il di 8 luglio 885, e fu
sepolto in Nonantola cinque miglia
lontano di là. Governò la Cliiesa un
solo anno, mesi quattro ed otto gior-
ni. Alla vita di questo Pontefice si
aggiugne presso alcuni storici una
importantissima nota, che noi credia-
mo opi^ortuna cosa di qui trascrivere :
» Alle richieste degli italiani, che si
» trovavano poco contenti del go-
" verno dei re forestieri e da essi
>' lontani, Adriano pubblicò due
I02 ADR
■-> cdebri decreti, il primo in f'a-
» vorc della libertìi dei romani,
>y ordinaudo che il Pontefice dello
'■' potesse essere consecrato senza la
» presenza del re, o de' suoi am-
»» basciatoi'i; e il secondo in favo-
» re del reame d'Italia, prescri-
>^ vendo, che morto senza succes-
« sione il re Carlo il Grosso, il
'> regno d'Italia fosse dato per l'av-
•» venire ad un principe italiano
" col titolo di re. Del primo de-
" Greto fecero menzione Martino
5» Polono (ad an. 884), Tolomeo di
-•' Lucca [Hist. Eccl. lib. i6, cap.
» 2 3), Mabillon (in Ord. Rem.
" cap. 17, pag. ii4), e Pagi (ad
•» au. 884, n. 2). L'uno e l'altro
■-> stimano alcuni apocrifo, e del
}} primo principalmente dubita E-
M ckart [Rer. Frane. Tom. II, pag.
" 683). Veggasi perciò il eh. Sassi (m
}> aimot. ad Sigonium de Regno Ital.
.»» Tom. II, p. 35 1) ".
ADRIANO IV, Papa CLXXVI.
Chiamavasi in prima Nicolò Brenk-
qjeare o Breschepeatre che suona
in italiano rompitore di aste. Na-
to di povera e bassa condizione
in Langleyac, piccolo castello nel-
la contea di Hertfort presso san-
t' Alleano in Ingliilterra, passò in
Francia per ivi studiare. Fu da prin-
cipio al servizio de' canonici regola-
ri del inonistero di s. Rufo presso
ad Avignone, indi religioso e final-
mente generale di quest' Oi'dine. Fat-
to vescovo Cardinale di Alleano nel
1 146 da Eugenio III, fu inviato dal-
lo stesso Pontefice Legato Apostoli-
co in Danimarca, Svezia e Norve-
gia, ove ebbe il merito di conlèrma-
re nella lède cattolica (juella in al-
lora barbara naziom;. EKitto Pon-
tefice suo malgrado, per unanimi vo-
ti, venne consecralo il giorno ({ninlo
dicembre i 1 54- 1'^ questi il solo inglese
ADR
innalzato alla Sede Pontificia. Segna-
lò egli il suo zelo contro Ai'naldo
di Brescia, che introdottosi novella-
mente in Roma, avea sollevati quei
cittadini. Alcuni tra questi insulta-
rono e ferirono a morte il Cardinale
Gherardo sulla via sacra, ed il Pon-
tefice allora sottopose tutta Roma all'
interdetto, finché non fosse punito un
tale attentato, castigo che per lo ad-
dietro qviesta città non erasi mai me-
ritato. Cessarono i divini uffizii fino
a' 2 3 marzo ii 55, quando i sena-
tori, per istanza del Clero tutto e
del popolo, giurarono al Papa, che
caccerebbero di Roma Arnaldo di
Brescia ed i seguaci di lui, in caso
che si mostrassero ulteriormente di-
sobbedienti a Sua Santità.
L' anno 1 1 55 avviavasi Federico
Barbarossa alla volta di Roma per
esservi coronato imperatore; ma u-
dendo il Papa eh' ei veniva con
numeroso esercito piìi alla maniera
di nemico, che di liverente alla San-
ta Sede , mandò a lui da Viterbo,
ove dimorava, tre Cardinali eoi ca-
pitoli, che doveano con esso trattiu'c,
i quali trovatolo a s. Quirico, accol-
sero la solenne promessa ond' egli
giurava difendere e conservare il-
lesi i diritti de Romani Pontefici. Po-
scia Federico continuò il suo viaggio
per Roma, ed Adriano, il quale a ca-
gione del compreso timore erasi ri-
coverato in Civita-Castella-na, di là
USCI, ed incontratolo a Sutri, negò
a lui il Ixicio di pace, se prinia giu-
sta il costume non gli prestava
r uffizio di staffiere. Questi, .sebbe-
ne avesse baciato i piedi al Sommo
Pontefice, ricusava in sulle prime di
com[>iere una tal cosliunaiiza; ma
dispulatasi la cosa pei- tutto il git)r-
110 seguente, fu astretto dal giudi-
zio di tutti i principi dell'Impero a
rendergli il consueto ossc<juic), e man-
ADR
«lata la sua truppa, col consif^lio del
l*apa, ad occupare la Basilica Va-
ticana e la città Leonina, sicuri am-
hedue trasferironsi a Roma^, dove in
([uella Basilica il S. Padre gli pose
in fronte la corona imperiale, il di-
cjotto giugno del ii55.
Affinchè non s'ignori quanto a
torto Federico negasse di prestare al
Papa r usato uflìzio di slanìcre, sti-
miamo non inopportuno il docu-
mentare, esser questo un atto di ri-
verenza, che resero prima di lui il
re Pipino a Stelano li in Francia,
nel 753 (Mui'atori Annali d' Ital.
tom. IV, pag. 2 an. 7^)3), Lodovi-
co II Augusto a Nicolò I (Burio
nolit. Rom. Pont. pag. i3o) e per
tre volte ad Adriano II, nell" 857
( Muratori annali (f Ital. tom. V.
])art. I an. 858); Corrado re dei
Romani ad Urbano II in Cremona,
nel 1095 ( Baronio e Muratori
all' an. 1095), Guglielmo duca di
Calabria e Puglia a Calisto II in
Troia di Napoli, nel i 120 (Baronio
all'an. ii2onum. 9), e Lotario im-
peratore ad Innocenzo II, nel ii3i
(Bai'onio all'anno ii3i mnn. 7).
Dopo lui. Federico imperatore nel
I 162, Lodovico VII re di Francia,
nel II 63, e Arrigo III re d'In-
ghilterra, nel 1177, tutti e tre ad
Alessanch'o III (Baronio all'an. 1 162
n. 12 all'an. i i63 n. i, all'an. 1 177.
n. 69), Ottone IV imperatore ad
Innocenzo III, allorché da lui fu
incoronato, nell'anno 1209 (Palazzi
Gesta Pont. Rom. tom. II p. 724),
Carlo II re di Napoli, e Andrea re
di Ungheria a Celestino V, prece-
dendolo ambedue alle redini del
giumento cavalcato dal Santo Pon-
tefice , allorché entrò in Aquila per
esservi coronato, Tanno 1294 (Gia-
como Cardinal Gaetani 1. 2. e. 4-
lib. 3 cap. i). Poi. Filippo il Bello re
ADR i„3
di Francia con Carlo di Valois suo
fratello a Clemente V, nel 1 3o5 men-
tre entrava coronato nella città di
Lion (Rinaldi all'an. i3o5 n. i3);
Giovanni duca di Normandia e fu-
turo erede del reame di Francia u
Clemente VI per la città di Avigno-
ne, l'an. 1342 (Rinaldi all'an. i342
num. 7), Carlo IV imperatore ad
Urbano V, nel 1 368 ( Burio loc.
cit. pag. 236, Rinaldi all'an. 1 368.
num. 8), Cario 111 re di Sicilia,
col manto reale, ad Urbano VI,
nel 1 383 (Rinaldi all' an. 1 383 n. 3.) ;
Sigismondo re de' Romani a Mar-
tino V, nel i4i8 (Monstrelct t. I.
cap. 192) e poi ad Eugenio IV,
dopoché da lui fu incoronato im-
peratore, l'anno i433 (Rinaldi al-
l'anno 1433 n. 14); Federico III
re de' Romani a Nicolò V, nel i452
(Rinaldi all'an. i^5i n. 2), e final-
mente Carlo V imperatore a Cle-
mente VII in Bologna, nel i53o
(Agostino Stcuchio lib. 2 Adv. Luther,
pag. 45), l'ultimo incoronato impe-
ratore.
L'anno medesimo 1 1 55 Adriano
scomunicò Guglielmo figliuolo di
Roggiero re di Sicilia, perché reo di
molte ostilità nel regno di Napoli. Di-
chiaratagli poi la guerra, fu stretto il
Papa d'assedio in Benevento, da
dove non usci se non concedendo a
Guglielmo, l'anno ri 56, che né
i Siciliani avessero più il diritto di
appellazione alla Santa Sede, né
questa vi potesse mandar Legati se
prima da lui o dai suoi successori non
fossero richiesti ; patto che fu del-
l'inlxitto cassato da Innocenzo III,
essendoché estorto fosse dal Papa
per forza e con non lieve timore.
Poiché Adriano ebbe ornato Gu-
glielmo del titolo di re delle due Si-
cilie, irritatosi a causa di ciò 1 im-
perator Federico, ebbero origine le
io4 ADR
fatali dissensioni di esso col Papa, e
lo scisma che afflisse la Chiesa per
dieciotto anni, o ventuno, come al-
tri vofrliono. Concesse ancora ad En-
rico II re d'Inghilterra il potere di
occupar l'Ibernia senza però recare
pregiudizio alla S. Sede. Adriano V
fu il primo che soggiornasse colla sua
curia in Orvieto. Cinse di muraglie
e di torri Radicofani, e comperò da'
Conti il ducato di Castro con mol-
te possessioni intorno al lago di s.
Cristina. Morì in Anagni, il primo
settembre 1 1 5g, dopo un governo
di anni quattro, otto mesi e venti-
sette giorni. L' esemplare contegno
della sua vita non andava disgiun-
to da un sottile intendimento ; e-
ra fermo dell'animo, tardo ad ac-
cendersi, facile al perdono, ma la
virtù che più in lui risplendeva era
al certo la beneficenza e il totale di-
sinteresse co' suoi. 11 quarto giorno
della sua morte fu portato a Roma
e sepolto nel Vaticano presso il sepol-
cro di Eugenio III, nella navata detta
Veroniana, di dove nel 1607 fu tras-
ferito alla navata destra, trovato es-
sendosi ancora incorrotto, e adorno
tuttavia degli ari'edi Pontificali.
ADRIANO V, PapaCXCIII, Ge-
novese de' conti di Lavagna. Chia-
mavasi prima Ottobono Fieschi; era
arcidiacono delle chiese di Cantorbery,
di Reims e di Parma, canonico del-
la cattedrale di Piacenza, creato dia-
cono Cardinale di s. Adriano , nel
1753, poi Legato in Inghilterra da
Clemente IV, nel 1263, indi in Tspa-
gna e Germania. Fu assunto al Pon-
tificato a' dieci luglio 1276. La di-
gnità Pontificia era già stata a lui
predetta da s. Filippo Benizio, ser-
vita, quando, avvenuta la morte di
Clemente IV, Adriano, allora Car-
dinale, ebbe l'incombenza dal sacro
Collegio di offerire al santo la su-
ADR
prema sede della Chiesa. Questi gli
rispose , esser quella apparecchiata
per lui, ma che la godrebbe per po-
co tempo. Ricordevole di una tal
predizione, Adriano leggcsi che ab-
bia detto a quelli che seco lui con-
gratulavansi : » Piacesse a Dio,
»» che voi foste venuti a rallegrar-
« vi con un Cardinale sano, e non
" con un Papa moribondo ". E
cos\ avvenne di fatto. Come passò
egli a Viterbo, afline di comporre
alcune discordie insorte fi'a la Chie-
sa e Ridolfo re de' romani, e sospese
la bolla di Gregorio X intorno al
conclave ed elezione de' Pontefici,
morì in quella città il giorno die-
ciotto di agosto dell'anno stesso 1 276,
e fu sepolto nella chiesa dei Mi-
nori. Così riporta il Papebrochio
(in Propyleo par. 2. pag. 5%). Que-
sti ci presenta la figura del mau-
soleo, a lui eretto, nel cui mezzo si
vede lo scudo gentilizio della fami-
glia Fieschi, onde dimostrasi l'abba-
glio di quelli, che dicono essere stato
Bonifacio Vili il primo ad usare
delle armi della propria famiglia.
(V. Clemente IV). Governò la Chie-
sa soli giorni trentanove.
ADRIANO VI, Papa CCXXVIIT,
chiamato prima Adriano Florcn-
zio figlio di Florenzio artigiano, nac-
que a' dì 2 marzo 14^9 in Utrecht
di Olanda, e non già in Sanzano
nella diocesi di Brescia, come sen-
za fondata ragione asserisce il cap-
puccino Mattia BeUintani. {Storia
di Salò i586). Fu decorato della
laurea in Lovanio, e in quella U-
niversità fin d'allora fondò un col-
legio che intitolavasi dal suo no-
me, e in appresso si chiamò Pon-
tificio. Notasi da qualcimo, aver A-
driano lasciato scritto ( in 4 ^^"f-
de confìrmalione): pliircs Ponti fìccf!
ftierunt harelici. ISla all' appostagli
ADR
taccia egregiamente risponde Lo-
dovico Vincenzo Goti (toni. I vetw
cccles. cap. ii. §. i. n. 6.), che
di tal sentenza fu Adriano mentre
era teologo di Lovanio ; quindi^ se
dopo Pontefice furono ristampate le
sue opere, senza che fossero cassate
queste parole, non perciò è a dirsi,
eh' egh come Papa confermasse una
siffatta proposizione. Quante volte non
si ristampano delle opere, senzachè
ne sia consapevole 1' autore, o che ne
abbia dato l'ultima mano?
Adriano in seguito ebbe la curazia
di Lovanio, poi fu decano di quella
cattedrale, e perciò anche vicecancel-
licre della università. Massimiliano lo
chianìò a maestro di Carlo V suo
nipote, e lo inviò quindi ambascia-
tore a Ferdinando re di Spagna,
che lo nominò vescovo di Tortosa
in quel regno. Asceso al trono Car-
lo V, questi commisegli le cose tutte
della sua monai'chia, ed essendo già
stato fatto Cardinale de' ss. Gio. e
Paolo da Leone X per inchiesta di
Massimiliano, lo lasciò inciuisitor ge-
nerale e governatore della Spagna
per tutto quel tempo, eh' ei dovette
passare in Germania, onde prendere
possesso di queU' impero col nome
di Carlo V.
Il giorno 27 dicembre i52i, en-
trati in conclave 1 Cardinali in nu-
mero di tientanove, per dare un
successore al defunto Leone X ; Adria-
no, per opera principalmente de' Car-
dinali Giulio de'Medici e Gaetani, non
opponendosi che il Cardinale Fran-
ciotto Orsini, a' di 9 gennaio i52 2,
venne eletto , quantunque assen-
te e straniero. I sacri elettori, nel-
l'csaltare Adriano al Papato, più
che altro, ebbero in considerazione il
gran favore eh' egli godeva nella
Corte cesai'ea, dal che ripromettevan-
si che potesse molto giovare ad
VOL. I.
ADR lo'J
abbattere l'empietà luterana, clie di
fpie' giorni inquietava la Chiesa. Ai
romani però non grachva una sif-
fatta elezione, perchè temevano che
Adriano dovesse restar nella Spagna,
o trasferire la S. Sede in sua pa-
tria ; per la cjual cosa i Cardinali
nell'uscire del conclave ebbero a soF-
ferir dalla plebe non poche ingiurie.
{ Spondano annal. cccles. ) . Adria-
no era allora in \ittoria nella Bi-
scaglia, quando gli venne il decreto
di sua elezione il nono giorno di
febbraio, dopo trenta giorni eh' eia
fatta. Egli prima di assentirvi ado-
però maturo consiglio , e determi-
natosi ad accettare , il giorno ot-
to luglio , parfi alla volta di Roma
per via di mare con gran nviniero
di Prelati e cortigiani, e quattromila
soldati, lasciato avendo in Ispagna
Bernardino Pimentel qual vicario ge-
nerale, col titolo di nmizio Apostolico.
Giunto a Roma , per far tacere
le accuse, male apposte dai maligni,
e che tendevano ad infamare la
vSanta Sede, Adriano chiamò pres-
so di sé due uomini, che trascelse fra
i pi il stimati per bontà e zelante
prudenza, cioè Giampietro Caraffa
arcivescovo di Chieti, e santo Gae-
tano da Tiene. Diedcsi poi a tult'uo-
mo a correggere gli abusi intorno
alle indulgenze, argomento che avea
originate le prime faville dell' incen-
dio luterano , e perciò volle esser
parcliissimo nelle indulgenze che e-
rano in vantaggio della Dateria
(Pallavicini Hist. Cono. Trid. par.
I. lib. IL cap. 6. n. 9., Panvinio,
presso il Ptinaldi, all'anno iSaS.
num. 117)- Il giorno primo settem-
bre, seguente alla sua incoronazione,
Adriano rivocò tutti gì' indulti duti
da" Cardinali , che di ciò restarono
malcontenti ; ad otto soli ridusse i
refereudarii, che allora erano trenta,
i4
io6 A])U
per Isminuire il dispeiidio alla Ca-
mera. Quello però che i)iù stava a
cuore a questo Pontefice era senza
dubbio di estinguere l'ei-esia de' lu-
terani. Ad ottener questo, poiché
ebbe spedito molli brevi ai principi
cristiani per esorlarli alla pace, man-
ilo il vescovo di FaJjriano Francesco
Cberegato in qualità di suo nunzio
alla dieta di Norimberga, in cui si
deliberò di pori'e ad esecuzione i
decreti di Carlo V e di Leone X
contro Lutero.
A mezzo del medesimo Cheregato,
Adriano inviò un paterno breve a
Federico duca di Sassonia ( Const. 4,
Baiar. Roni. toni. I pag. G'^.c) prim.
edit. ) nel quale, do])o che a lui ram-
mentava la pietà de' suoi antenati,
lo persuadeva ad abbandonar final-
mente Lutero, e stringersi di bel
nuovo al seno dell' antica madre ,
la Chiesa. Guidato dallo stesso zelo
spedi in America religiosi di s. Fran-
cesco, acciocché ammaestrassero quei
barbari negli augusti misteri di no-
stra fede. Concedette agli ordini
mendicanti , e più specialmente a
quello de' minori osservanti , che i
religiosi, a ciò destinali, da quello
in fuori che spetta all' ordine di ve-
scovo, potessero esercitare la giu-
risdizione vescovile in quei luoghi
delle Indie, ove non ancora fondati
fossero vescovati; o se vi erano, in
quei luoghi ove per lo spazio di due
diete non si potevano trovare i ve-
.scovi, né i loro vicarii. Verricelli De
Missìon. Àp. tit. 4 pag- 22 I.
JN'ell'anno i523 Adriano cacciò da
Rimini Sigismondo Malatesta con
quella tru[)pa che avea seco condot-
to dalla Spagna; restituì a France-
sco Maria della Rovere il ducato
di Urbino, in giunta agli altri lèu-
di, de' quali era stato spogliato da
Leone X, e ad Alfonso d'Lste quel-
ADR
lo di Ferrava. Dalla lega col fran-
cesi separò i veneziani, che persuase
ad unirsi con Carlo V, con Ferdi-
nando d' Austria e col duca di Mi-
lano contro ai medesimi. Questa
unione la pubblicò solennemente in
s. Maria Maggiore ai cinque di ago-
sto, acciocché né lo stato ecclesiastico,
né alcun altro d'Italia venisse assalito
dai francesi.
Adriano, sebbene impegnato nelle
cure dello stato, non poneva per al-
tro in dimenticanza quella del Sa-
cerdozio. A' 3i maggio i52 3, do-
menica, in quell'anno, della ss. Tri-
nità, innalzò all'onor degli altari s.
Beimone abbate e preposto Bolla-
riense nella diocesi d'IIildesheim, po-
scia vescovo di Meisscn nella Bassa
Sassonia, apostolo degli slavi, e for-
te difenditore del Pontefice s. Gre-
gorio A'^II, contro Enrico lY, per la
cui scomunica gli toccò sofTerire mol-
ti travagli. Nella istessa solennità ca-
nonizzò pure s. Antonino arcivesco-
vo di Firenze. Accordò ai re di Spa-
gna il diritto, che Leone avea con-
ceduto a' quelli di Francia, della scel-
ta e nomina de' vescovi, e stabilì per-
petua negli stessi re la facoltà di
essere gran-maestri de' tre Ordini mi-
litari di s. Giacomo, di Calatrava,
e di Alcantara (Natal Alessandro
Hist. Eccl. Tom. VIII p. 37 num.
4). Mentre Adriano si adoperava
con gran fòrza per impedire i lune-
sti progressi di Lutero, cadde ma-
lato, e cedendo alla violenza de' do-
lori di l'cni, o come allora fu detto,
a quella del veleno, moiì ai 1 4 di
settembre i52 3 dopo che avea go-
vernata la Chiesa per un sol anno,
otto mesi e giorni sei. Fu sepolto nel
Vaticano fra i due IVntefìci Pio II e
Pio HI, ove gli fu attaccata la ingiusta
e detestabile iscrizione. Hicjncet im-
pìiis iiitcr Pios, che crcdesi nefanda
ADR
satira di Ciò. Piciio Valcriano, O
<li altri 6UOÌ compagni, veiuluti allo
interesse , come notano gli bcriltoii
Sannazaro, Bcrni , e molti altri.
Di là fi-i trasferito il suo corpo ad
im bel monumento in santa Ma-
ria dell' /Vni/na, disegnato da Baldas-
sare Peruzzi, e fabbricalo per inlie-
ra cura del Cardinal Guglielmo En-
clienvoert, unica creatura di questo
Pontefice.
Il Cardinal Pallavicini [Hist. Cono.
Trid. lib. 2 cap. 9 ) intese dipin-
gere il carattere di Adriano col di-
re soltanto ; che fu ottimo sacerdo-
te e mediocre Pontefice; ma Gio-
vanni Launoio, quantunque scrittore
moidacissimo contro i Papi, mara-
vigliosamente affermò a lui conve-
nire il titolo di ottimo, nell'uno in-
sieme e neir altro ministero ( toni.
V par. I, lib. IV epist. lib. II pag.
562). La costanza dell'animo di lui
nel ripiu'gare da molti vizii la cit-
tà e la corte, gli cagionò dei nemi-
ci. Tale fu il piacere da alcuni pro-
vato per la morte di lui, che orna-
rono la stessa notte di fiondi festive
la porta della casa del suo medico
Giovanni Antracino ponendovi sopi'a
la iscrizione : Liberatori Patrice S.
P. Q. R. (Giovio Fit. Hadr. VI).
ADRIANO, Cardinale. Adriano
romano, creato cardinale da Stefa-
no III. V. Adriano I Papa.
ADRIANO, Cardinale. Adriano
romano arciprete Cardinale di san
Marco. V. Adriano II Papa.
ADRIANO, Cardinale. Adriano,
prete Cardinale del titolo di s. Lo-
renzo intervenne al concilio cele-
brato in Roma da Giovanni Vili.
Era Cardinale anche al tempo di
Clarino l, che fu Pontefice nel-
l'anno 882.
ADRIANO, Cardinale. Adriano
fu creato Cardinale del titolo di
ADR 107
santa Maria in Tra>teveie. Inter-
venne al concilio romano celebrato
da Giovanni XII nell'anno ì.)Cì\.
ADRIANO Cardinale. Adiiano
prete Cardinale del titolo di s. Lo-
renzo in Lucina. Abbiamo di lui,
che fu presente al concilio raduna-
to in Roma dal Pontefice Giovan-
ni XII neir anno 964.
ADRIANOPOLÌ. Città vescovi-
le, e metropolitana della provin-
cia d' Emimonte nella diocesi di
Tracia. Trasse il nome da Adriano
Augusto, che la ricostruì. Le sedi
di Agatopoli, Sozopoli e Trabizia
le sono suffi-aganee. Amurat vi sta-
bili la sua corte nel i363.
ADRIANOPOLÌ. Così chiamata
dai latini, mentre i turchi la dico-
no Androu: essa aveva un arcivesco-
vo di rito latino sotto il patriarca
di Costantinopoh.
ADRIANOPOLÌ. Città vescovile
della provincia Onoriade nella dio-
cesi di Ponto, siifìraganea a Clau-
diopoli.
ADRIANOPOLÌ. Città vescovile
della provincia di Pisidia, nella dio-
cesi d' Asia, sotto la metropoli di
Antiochia. Di questa città si fa men-
zione negU atti dei concilii, ed in
molte notizie ecclesiastiche.
ADRIANOTERA. Città vescovi-
le dell'Ellesponto, diocesi d'Asia,
sotto la metropoli di Cizico. E ri-
cordata nelle notizie greche, ed in
alcuni atti dei concilii.
ADRICOMIO, Cristiano , che
prese sovente il nome di Chrisiianus
Crucius, nacque a Delft in Olanda nel
i4 di febbraio i533. Abbracciò lo
stato ecclesiastico , fu ordinato sa-
cerdote il giorno ?. marzo i56i,
ed ebbe la dii-ezione delle religiose
di santa Baibara fino a tanto che
le guerre di religione lo costrinsero
a starsene lungi dalla patria . Si lili-
io8 ADU
lò (jiiindi .T Malincs, poi a Ma-
strichtj e finalmente a Colonia, do-
ve fini la mortale carriera il d\ 20
del giugno 1 585. Abbiamo di lui:
Filli Jesii Chrisd ex qaatuov evaii-
gellstis breviler contexta, in seguito
della quale fé' stampare un discor-
so De Christiana Beatitudine. Dopo
la morte di lui vide la luce im' al-
tra sua opei'a adorna di carte geo-
grallclie, intitolata Tfieatruni Ter-
na Sanctcv, impressa in foglio per
cinefile volle tra l' anno i5go e il
1682.
ADRIMITANA. Città vescovile
della Mesia. Non è ciliare se que-
sta città sia la stessa che Adriano-
tera : essa, secondo Baudrand , fu
fatta innalzare dall' imperatore xV-
driano. Per corruzione fu chiama-
la Adi'ana o Achyrac nell'Ellespon-
lo ed esarcato d'Asia, come dice
il Comanville, il quale aggiunge
che a' nostri giorni è un semplice
villaggio dell' Anatolia chiamato En-
drenos, soggetto ai turchi. Carlo da
s. Paolo ne avverte, che Cedreno
ha parlato anche d' Adrianotera, e
che cita un vescovo, chiamato Pa-
trizio, il quale appose la sua sot-
toscrizione alla prima ed alla se-
dicesima azione del concilio di Cal-
. cedonia, nonché alla lettera sino-
dale della provincia Cizica inviata
all' imperatore Leone. Avvi un' al-
tra città chiamata Adraniaticuin
sul fiume Caico, ma essa appartiene
alla diocesi di Efeso.
ADRUMETO. Città dell'Africa
nella Libia, capitale della provincia
Bizacena, dove si celebrarono due
conciliij il primo nel 34-7^ l'altro
nel 397. Amendue trattarono sulla
ecclesiastica disciplina.
ADULA. Città capitale del paese
chiamalo Zoila. Si può asserire con
ibiidamcnto, che dessa siasi convertila
AEL
alla fede, ed abbia avuto il suo vesco-
vo ; imperciocché sappiamo che s. A-
tanasio inviò Frumenzio a predicare il
vangelo nell'Etiopia. Oltredichè nella
storia degl' indiani e de' bramini ,
si fa menzione di un certo Mosè
vescovo di Adula, che l' autore ebbe
a compagno ne' viaggi per le re-
gioni di que' popoli, de' quali volea
scrivere la storia.
AELREDO (s.), abbate di Rieval,
o Ridai, nella provincia di Yorck.
Chiaro per nobiltà della nascita, che
sorfi l'anno i 109, nelle contrade set-
tentrionali dell'Inghilterra, e per virtù
nobilissime e grandi più illustre, fu
governatore del palazzo di Davide
re di Scozia, e serbò in mezzo al fasto
della corte intcrissimi costumi. Con-
tuttociò dilungossi egli oltreché con
r animo anche col corpo da' peri-
coli del mondo, e abbracciò l'institu-
to dei Cistcrciensi. Quivi, attese sem-
pre a perfezione maggiore. Raccolto
e assorto in Dio, a una riservatezza di
parlare straordinaria, accoppiava ima
soavità piacevole ed edificante. Eletto
abbate del monastero di Revesby
nella contea di Lincoln , fu l' anno
appresso obbligato a governare la
badia di Rieval. Gli si offersero
eziandio parecchi vescovati ; ma non
volle giammai accettarli. Morì nel-
l'anno 1 1 66. Il Sommo Pontefice Be-
nedetto XIV nota come Dio coronò
la virtù del suo servo col dono della
profezia, e con quello dei miracoli.
11 ca[)itolo generale tenuto a Ci-
teaux nel 1 25o lo ascrisse al nunìcro
de' santi dell'ordine, seciMidochè di-
ce Enri([ucz, e l'autore ile Ile aggiunte
al Martirologio cistcrciense. Lo stes-
so capitolo ordinò che la sua festa
si celebrasse ai 1 3 di gennaro, gior-
no della sua morte, e in (|uesto
giorno (;lla è notala nel Mciiologio
di Ciloaux : nel nuovo Martirologio
AFR
però la si Irova citata ai 2 di
marzo.
AERIANI. Eretici del secolo IV,
che eìjbcro a capo Aerio prete di
Armenia. Si avvicinavano agli aria-
ni nel dogma della Trinità ; nega-
vano la superiorità dell' ordine epi-
scopale sul presbiterale; sostenevano
esser inutile il pregare pei moi-ti ,
il digiunare, l'osservare le feste;
riguardavano come superstizione
ebraica il celebrare la Pasqua, e
chiamavano Antifjuarii i fedeli os-
servatori delle ceremonie e delle
tradizioni ecclesiastiche. Questi erro-
ri furono combattuti dagli ortodos-
si egualmente che dagli ariani. Dal-
le opere tli santo Agostino rilevasi
come gli Acriani fossero, a' suoi tem-
pi massimamente , numerosi nella
l'amlìlia. Saicciati costoro da ogni
chiesa, traducevano fra' boschi e so-
litudini l'aminga la vita.
AFNEO. Città vescovile della pri-
ma Augustamnica. Il solo vescovo,
di cui abbiasi contezza, è Jerace, il
quale sottoscrisse agli atti del con-
cilio di Efeso, cui fu presente. Do-
po venti anni intervenne pure a
quello di Calcedonia, ove presentò
una forma di fede ambigua, né più
volle apporre la sua soscrizione ad
altre formule.
AFRA (s. ), martire, che fior\
verso l'anno 3o4, donna dapprima
di perduti costumi , all' amor puro
di Dio convertita dal santo vescovo
Narciso, con tre sue serv^e Degna,
Eunomia ed Eutropia. Durante la
[)crsecuzionc accesa da Diocleziano ,
sostenne il martirio di esser bru-
ciata viva. AJjbiamo di lei acutissi-
me risposte contro le seduzioni di
Gajo , nome del giudice a cui fu
presentata , e che sperava di farla
ricadere nelle antiche dissolutezze.
Ilaria, madre di Afra, partecipò del
AFR 109
martirio di sua figlia insieme colle
tre sei-A'e di lei, perchè di notte ne
avea fatto portar via il corpo e lo a-
veva deposto nel sepolcro de' maggiori
a due miglia da Augusta. Accadde il
loro martirio a' di 7 di agosto,
quantimque se ne celebri la festa
due giorni più presto.
AFRAATE (s. ), anacoreta, che
fiori nel quarto secolo, educato fra
le pagane superstizioni , conobbe
dalla puerizia il vero Dio, ed ap-
preso l'unico modo di servire a lui
solo, corse ad Edessa nella Mesopo-
tamia , si rinchiuse in una celletta
oltre le mura della città; indi por-
tossi nella Siria , ove entrò in al-
tra celletta presso ad Antiochia. Qui-
vi egli si esercitò in ogni maniera
di virtù, e di mortificazione. Quan-
timque molti si portassero a visi-
tarlo, onde valersi de' suoi consigli,
non mai permise di essere corrotto
dalla superbia, anzi rassodossi viep-
piìi nella umiltà. Facea del suo
corpo aspro governo, né gli conce-
deva che vm tozzo di pane , a cui
aggiunse l' uso di poche erbe nella
estrema vecchiezza. Il suo letto con-
sisteva in una stuoia distesa sul
suolo, ed avea l'abito gi'ossolano anzi
che no. Se non che vedendo i danni
cagionati dall' arianismo cui V im-
peratore Valente protegge^"a, abban-
donò la solitudine per correre in
sovvenimento dei cattolici persegui-
tati . Non osò Valente procedere
contro di Afraate, quantuucpie da lui
si fosse udito rimproverare di fron-
te : anzi ne fu edificato dalla san-
tità della vita e dai miracoli, che
gii acquistarono sugli umani cuori
alto potere. Morto Valente e rap-
pacificata la Cliiesa, Afraate ritornò
alla sua cella, ed ivi ])ianiente finì
la vita , che sino alla piìi tarda
età volle condurre esercitando le
no AFK
penitenze del più insigne anacore-
ta. Egli è nominato addi 29 gen-
naio nel sinaxario dei greci e nei
calendari delle altre cinese d' orien-
te. Il martirologio l'oinano ne fa
memoria addì 7 d' aprile.
AFRICA. La terza delle cinqne
parti del mondo, che si stende sotto
la linea equatoriale a più di trenta
gradi di latitudine dall'una e dall'al-
tra parte, ed a più di i5oo leghe
in lungo ed in largo, ha per con-
Jini all'Oriente la Guinea^ l'Arabia,
il mar rosso ed il mare delle Indie,
al mezzodì il capo di Buona Spe-
ranza ed il mar di Etiopia, all'oc-
cidente il mare Atlantico, in fine
al settentrione il Mediterraneo. Dop-
pia ali Europa nella estensione, è pe-
rò r Africa inferiore a tutte le al-
tre parti del mondo per la coltura.
Sotto la forma d' una piramide es-
sa ollQ-e l'aspetto di una penisola, la
più grande che nel nostro globo sia
circondata dal mare, né da altro
unita al resto del continente, se non
dall' istmo di Suez alla sua estre-
mità N. E., fra il mar rosso ed il
IMediterraiieo. Credesi che il nome
d' Africa, senza dubbio d' indole na-
tiva, sia per la prima volta stato
introdotto in Eiu'opa dai Promani, i
quali diedero tale appellazione ad
ima delle loro africane provincie, a
quella cioè che comprendeva la cit-
tà di Cartagine. In seguito questo
nome , assegnato ad un breve di-
stretto, si estese a tutto il vasto con-
tinente, che dai greci e dai romani
era conosciuto col nome di Libia
ed anco di Etiopia. Gli ebrei, i qua-
li non altro avevano veduto che l' E-
gitto, nominano ffuclla sola parte
nei sacri libri. Forse i cananei di
Tiro e Sidone, ugualmente che i
loro fratelli di Cartagine, avranno
avuto maggiori notizie sull'Africa;
AFR
ma non le divulgarono agli stranieri,
né ora resta che la memoria di una
circumnavigazione di certi viaggia-
tori fenici impresa dal Cartaginese
Annone per fondar colonie sulle co-
ste orientali.
L' orlo settentrionale dell' Africa,
solo conosciuto dagli antichi, racchiu-
de 1' Egitto , colla Nid)ia e coli' A-
bissinia , nonché la Barberia e l'in-
terna Cirenaica. Al di là di quel
limite non ardivano spinger lo sguar-
do gli antichi : soltanto nel secolo
XV il traffico eccitò gì' industri por-
toghesi a superare il capo Bodaior,
e discoverte le isole prossime a quel-
r arida spiaggia, si prosegui a co-
steggiare il lembo occidentale dell'A-
frica, che comprende la Senegam-
bia e la Guinea venuta in triste
fama pel commercio de' negri. Vi-
de nel i486 l'intrepido navigatore
Bartolommeo Diaz al sud dell' equa-
tore r esti'ema punta Africana, che
col nome di Africa mei'idionale in-
chiude lo stabilimento Inglese del
capo di Buona Speranza e le regio-
ni degli Ottentotti e de' Cafri.
La Religione attraverso ad ogni
pericolo, coi suoi lumi benefìci, seguì
sempre le scoperte di ogni nuovo
popolo. Non era appena bandito
il vangelo nella Giudea, che ave-
va r apostolo s. Simeone sparsa la
fede anche nelle contrade dell' A-
frica antica, e con sì incredibile ce-
lerità essa si diffuse e sì solidamente
vi si è radicata, che nel 200 tro-
viamo concilii composti di molti ve-
scovi non solo nell'Africa propria;
ma ben anco nella Numidia e nel-
la Mauritania. A sostegno dei prin-
cipi! ortodossi nel 194 la chiesa
dell' Africa avea dato alla cattedra
di s. Pietro l'africano s. Vittore I
{J^. s. Vittore); né vha chiesa, che
abbia dati tanti martiri a G. C, e
AFR
tanti nomini illustri per la loro dot-
trina. Gran numero di vescovati
conteneva questa parte del mondo,
fino dai primi secoli, come si vede
dagli atti dei concilii raccolti da s.
Cipriano nel 240. Tutti cpie' vescovi
non avevano durante i tre primi se-
coli altra metropoli che Cartagine.
Per una eccezione, tutta partico-
lare dell' Africa, la dignità mc^tro-
politana non era annessa alla sede,
ma all'anzianità n eli 'episcopato della
provincia. 11 decano, o seniore dei
vescovi , senza riguardo alla chiesa
che reggeva, era metropolita. Se non
che ben presto conohbesi l' incon-
veniente di si (latte primazie ambu-
lanti, che obbligavano i vescovi an-
ziani ad andare ora da ima parte
ed ora dall' altra, allorché aveasi
d' uopo di un primate. Perciò in ap-
presso si ammisero i vescovi delle
metropoli civili alla partecipazione
della dignità primaziale, senza pre-
giiidizio dei diritti del vescovo an-
tico di Cartagine.
Diverse gravi quistioni agitarono la
Chiesa Aincana nel terzo e quarto se-
colo, delle quali accenneremo soltan-
to le principali; Prima: se la Pasqua
dovesse celebrarsi nel decimoquarto
giorno della luna di marzo, come usa-
vano le chiese di Oriente, e in partico-
lare quella di Efeso, di Smirne ed al-
tre ; o nella domenica, che tenea
dietro a quel dì, come praticavano
le chiese di Occidente. La lite erasi
agitata prima fra Policarpo vescovo
di Smirne e Papa Vittoi'e I, e si
rinnovò tra s. Cipriano vescovo di
Cartagine, ed il Pontefice s. Coi'-
nelio, creato nel i5o. Fu combat-
tuta con molto calore, e la decise
il concilio di Arles nel 314, e più
solennemente il primo concilio ge-
nerale di Nicea, fatto celebrare da
Papa s. Silvestro I nel 32 5, il qua-
AFR MI
le inoltre condannò l'eresia di A-
rio . La seconda quistione fu se
dovessero sottostare a tutto il rigore
della disciplina coloro, che doman-
davano la penitenza dopo esser ca-
duti nell'idolatria. Cosillatta qui-
stione è conosciuta sotto il titolo de
Lapsis o de' Caduti. Cinque concilii
dal 25 1 al 257 ebbero luogo a
ragione di es.sa , e s. Cipriano, che
reggeva in epici tempo la chiesa di
Oriente, vedendo gli abusi di una
eccessiva indulgenza, vi pose riparo
con un moderato rigore. L'ambi-
zioso Novato ( T edi ) lo accusò di
severità a Cartagine e d'indulgenza a
Roma. Una momentanea freddezza
provenne tra le due sedi africana e
romana; ma ben presto la concordia si
e ristabilita. Davano occasione a quel-
le freddezze le dispute tra s. Cipria-
no ed il Sommo Pontefice s. Stefano
tenute non solo sul conto de La-
psis j ma anche per la terza qui-
stione de rehaptìzandis, cioè se si
dovessero ribattezzare coloro che a-
vevano rice\'Uto il battesimo dagli
eretici. Suscitata venne quella qui-
stione da A grippino antecessore fli
s. Cipriano nel vescovato di Carta-
gine. S. Cipriano la sostenne insie-
me ai vescoA'i africani ed orientali
(s. Cipr. Epist. 71 e73;s. 7\ug. cont.
Donai, cap. 2 et 1 2). — ■ Ma ben più
gravi furono i danni cagionati alla
chiesa africana dai donatisti ( Vedi )
che desolarono l' Africa per più di
un secolo, cominciando dal 3 11, in
cui ebbe origine quello scisma con-
dannato nel 3 1 3 da s. Melchiade,
altro Pontefice africano. Eletto Ce-
ciliano nel 3 1 1 a vescovo della chie-
sa di Cartagine, i faziosi gli sosti-
tuirono invece Maggiorino. Unendo
poscia la eresia allo scisma, sosten-
nero essi la nullità de' sacramenti
dati fliori della Chiesa, cioè fuori
112 AFR
della loro setta , il ribattezzamento
degli eretici, la chiesa cattolica circo-
scritta nella società loro, e la chiesa
cattolica prostituita. Con tre concilia-
boli sostennero le assurde loro opinio-
ni : conciliaboli che condannati venne-
ro in Roma nel 3 1 3, ed in Arles nel
Si 4- Divisi in parecchie sette, ebbero
nomi diirerenti, ma per tutto appor-
tarono inquietudini e scissure. Però
meno feroci, sebbene non meno tur-
bolenti, furono i ]yelagiam (Fedi) per
opera dell' inglese Pelagio , che co-
minciò ad insegnare i suoi errori in
Roma nel 4oo e, passato in Africa
con Celestino, il più famoso de'suoi
discepoli, venne condannato dal Pa-
pa Zosimo. Cinque concili! furono
tenuti sopra le false sue dottrine
dal /{.li al 44*5-
Due altri concilii poi divennero
celebri per l' affare di Apiario sul-
le Appellazioni (Fedi). ( V. Schei-
strale Ecclesia; y'Jfricance dissert. I
cap. VII e Marcantonio Cappelli :
Dissertalio de Appellationibus Ec-
clesia; Jfricana3 ad Romanam se-
dem. Parisiis 1622).
Il conte Bonifacio , comandante
nell'Africa per l' imperatore Onorio,
affine di preservarla dalla irruzione
dei barbari , che dilaniavano l' im-
perio d'Occidente, vedendosi trat-
tato con ingratitudine dall'impera-
trice Placidia, nell'anno 4^7 chia-
mò nell'Africa i vandali, e gli ala-
ni , ed assegnò loro molte provincie.
Ritornato il conte in grazia di Pla-
cidia, non potè indurre i vandali
a partire dall' Africa col loro re
Genserico; ed Ippona, Cartagine,
ed altre città molto soffersero. I
Tandali fondarono una nuova mo-
narchia sugli avanzi della romana
grandezza, dando un colpo mortale
alla chiesa aiì-icana colla feroce loro
[)ersecuzionc. Di tante chiese fiorenti
AFR
rimasero ap^jena Cartagine, Ippona,
e Cirta nella Numidia , perocché i
vandali fecero seguire i)i Africa l'a-
rianismo. Morto Genserico nel 476,
e successogli Unnerico, cominciò que-
sti a non più incrudelire contro la
chiesa dell' Africa , prendendo per
norma la difesa della fede prestata
dai gloriosi suoi antecessori Marcia-
no e Leone.
Ad Unnerico successe Gondebaldo
che morì pure nell'Africa fanno 49^?
dopo il quale essendo montato sul
trono Trasimondo, fratello di lui, nel
00 4 i vandali rinnovarono contro i
cattolici le vessazioni , che da qualche
tempo si erano rallentate, e s. Fulgen-
zio con altri vescovi fu mandato in
esilio. Papa santo Simmaco, la cui
carità non era punto inferiore alla
generosa sua costanza di animo ,
con denaro riscattò 2 25 schiavi di-
moranti nella Liguria , in Mila-
no ed in altre provincie , insieme
con molti vescovi africani esuli nel-
la Sardegna per ordine di Trasi-
mondo re dei vandali . Fece inol-
tre pervenir loro ogni anno denaro,
e le necessarie vestimenta, consolan-
doli eziandio con una amorevole
lettera nelle loro afflizioni.
Fatto nel 5^3 re dei vandali
Ilderico, la condizione degli africa-
ni migliorò, la pace si l'istabih, i
vescovati rifiorirono, s. Bonifacio e
s. Fulgenzio onorarono la chiesa
africana e la dignità episcopale.
]\el 53o Gilimero fu assunto al
trono, ma nel 533 il valoroso Be-
lisario, per ordine dell' imperator
(iiustiniano I, passò in Africa per
far la guerra ai vandali e ne ri-
portò intera vittoria. Gilimero fra-
tello del re, atterrito, abbandonò
Caitagine, e Belisario se ne impa-
dronì 95 anni dopo che da Genserico
era stata presa ai romani. Dalla
AFR
forza di altra battaglia Gilimcro fu
costretto a fuggire iu Numitlia, e
Zanzone, altro suo fratello, vi ri-
mase ucciso. Così ebbe termine il
dominio Vandalico nell' Africa. La
sua chiesa tornò a prosperare, a ce-
lebrar concilii, tra i quali quello
del 534, in cui si trattò la ricupera
dei beni ecclesiastici usiu-pati dai
vandali.
Neil' anno 546 l' iniperator Giu-
stiniano I pubblicò un editto, in cui
comandava ai vescovi di condan-
nare i tre capitoli (/^. Tre capitoli),
controversia che turbò la pace del-
la Chiesa per più di cento anni, co-
me diffusamente tratta il Petavio
nel tomo IV della teologia domma-
tica. Resistè a quella condanna Papa
Vigilio, come pur fecero molti vescovi.
Laonde l'imperatore chiamò VigiUo a
Costantinopoli, e giuntovi nel 54^, in
un'assemblea di 70 vescovi condannò
i tre capitoli , protestando non in-
tendere con ciò di pregiudicare il
concilio Calcedonese. Credeva egli
di aver soddisfatto alle due parti ,
cioè ai greci colla condanna dei
tre capitoli, ed ai latini coli' averli
proscritti salvo il concilio Calcedo-
nese ; ma s'accorse ben presto e tut-
to il contrario, vedendo, che l'intero
Occidente si scagliava contro di lui,
come violator del concilio di Cal-
cedonia. I vescovi afiicani adunati
in concilio, con quel calore con cui
solevano trattare le quistioui reli-
giose, non solo sostennero la causa
dei tre capitoli ; ma ebbero l' ardire
di scomunicare Papa Vigilio perchè
dissentiva , anche allorquando il
concilio generale V, volgarmente
detto quinto Sinodo , decise solen-
nemente le liti contro di loro. Re-
sistettero per altro agli errori degli
incorruttibili [Vedi) ed a ([uelli dei
monoteliti (luulij nel 64<>, che da
AFR m3
Teodoro vescovo di Pharan pel pri-
mo furono insegnati verso il 620.
Ciro vescovo di Phace , poscia di
Alessandria, e Sergio e Pirro di Co-
stantinopoli, abbracciarono lo stesso
sentimento, e l'imperatore Eraclio li
favorì pubblicando una dichiarazio-
ne intitolata Ectesi, od esposizione
della fede, che stabiliva l' unità di
volontà iu Gesù Cristo.
Questa esposizione, composta da
Sergio patriarca di Costantinopoli
a nome dell'imperatore, fu condan-
nata dal Papa Giovanni IV e dai
vescovi dell' Africa. I tre primati
della JVumidia, della Mauritania e
di Bicena e Bizacena scrissero a
Papa Teodoro I una lettera sino-
dica lamentandosi dell' Ectesi, il che
pur fecero i vescovi di Cartagine
col patriarca Paolo infetto di ere-
sia. Frattanto numerosi fanatici ,
seguaci di Maometto, conquistarono
progressivamente molti regni , ed
AbdaUa, fratello di Ottomano, inva-
se r Africa nel 647.
Nulla giovando gli sforzi di Pa-
trizio Giovanni per liberarla , sog-
giacque essa interamente al giogo
mussulmano verso il 69'). Gli osma-
ni, divulgando l'Alcorano colla sci-
mitarra alla mano, incominciarono
fieramente a perseguitare i fedeli, e
terminarono nel 709 col bandire la
religione di G. C. dall' illustre chie-
sa Africana. Vi sono tuttavia delle
chiese cattoliche in alcune provincie.
Di queste si parlerà nei rispettivi
articoli. V. AuissiNiA, Algeri , E-
GiTTO ecc.
La scoperta del Capo di Buona
Speranza fatta dai portoghesi, e le
prodigiose conquiste di Alfonso V
re di Portogallo nell' Africa, diede-
ro motivo alle missioni inviate al
Madagascar, al Congo ed alla Gui-
nea. Ma le relazioni, che i mis.sio-
ii4 AFR
narii hanno cogli europei rcndeniloli
sospetti agli africani; ed il timore,,
che invade questi ultimi <li vedere,
per la diffusione del cristianesimo,
tolto r infame mercato dei negri ,
impedì finora lo stabilimento della
cattolica religione in quelle contrade.
?ifullostante , i pericoli non hanno
mai atterriti quei zelanti missionarii,
e la loro perseveranza darà forse
modo a ridurre quei popoli , d' al-
tronde troppo mutabili, e trojipo fa-
cili a rinunziar ad una religione e ad
abbracciarne un'altra. Mosemio, che
in ogni occasione ha tentato di de-
primere le fatiche ed il profitto
de' missionarii cattolici, fu costretto
a render giustizia all' eroico zelo
con cui i gesuiti ed altri religiosi
cappuccini si sono a qiiest' uopo
adoperati.
AFRICA. Sotto tal nome vuoisi
intendere vma provincia particolare,
ed il grande dipartimento dell' A-
frica, che un tempo comprendeva:
r Africa propriamente detta, la Bi-
7acena, la Numidia, la Mauritania
di Stitifi, la Mauritania di Cesarea,
e la Tripolitana . Parecchi concilii
ivi si tennero, e son di proposito re-
gistrati nelle storie ecclesiastiche. Di
questi citeremo soltanto i principa-
li. 11 primo si celebrò nel sSy, sot-
to il Pontificato di Stefano I do-
po la persecuzione, onde riordinare
la disciplina ecclesiastica. Il secondo
nell'anno appresso, contro Basilio
vescovo di Leone e INIarziale vesco-
vo di Asturia, ambedue colpevoli
di avere ricevuto a prezzo d'oro cer-
tificati dagli ulliciali dell' imperatore,
i quali laccano testimonio di avere
rinunciato in particolare a G. C. ,
e che non doveansi incjuietare in
fatto di religione. 11 terzo nel 899,
sotto Anastasio I per le iininuni-
là ecclesiabliche. Il (juarlo ilue an-
AFR
ni dopo, per la conferma dell'ec-
clesiastica disciplina. Il quinto nel-
l'anno ^oì , per la riconciliazione
dei donatisti colla Chiesa. Il sesto
nel 40^5 sotto Innocenzo I per lo
stesso motivo. Il settimo nel 4^*45
nel quale reggeva la Chiesa lo stesso
Pontefice, in cui si decretò una de-
putazione all'imperatore Onorio con-
tro i donatisti. L'ottavo nel 4°^^
in cui si pregò Onorio a liberare
dal castigo quei donatisti, i quali
ritornassero in seno alla Chiesa. Il
nono sotto lo stesso Pontefice nel
407, in cui s'implorò la protezione
di Onorio contro i paesani ed i
donatisti. Il decimo parimenti sotto
Innocenzo I, nel 4o^j ^ questo fine
medesimo. L'undecimo , ed il duo-
decimo sotto lo stesso Pontefice. In
questo ultimo pregavasi Onorio a
rivocare l'editto, con cui avea per-
messo ai donatisti di scegliere quel-
la religione, che meglio loro aggra-
diva. 11 decimoterzo fli celebrato nel
4 18, sotto il Sommo Pontefice Zo-
simo, contro Pelagio e Celestio suo
discepolo. Il decimoquarto si tenne
nel 4^-6, intorno alle appellazioni
alla Sede Apostolica. In questa pro-
vincia si celebrarono eziandio mol-
ti concilii nel 6^6 contro i mono-
teliti.
AFRICANO (s.), vescovo di Co-
minges in Guascogna nel VI se-
colo , è molto celebre a Cominges ,
a Castps, a Nimes, a Lione ed al-
trove. Dicono che divenisse famo-
so specialmente pel dono de' mi-
racoli, di cui abbondantemente lo
avea favorito il Signore. La festa
di lui è riportata al dì primo mag-
gio.
AFRODISIA. Città vescovile del-
la diocesi di Tracia nella provincia
dcH'Einopa, soggetta alla metio[»(>li
di Eraclea. Teofronio, che sottusciis-
AGA
so alla lettera dcWn sua provincia
spedita a Leone iniperatore intorno
alla morte di s. Brotero di Alessan-
dria, fu uno de' suoi vescovi.
AFRODiSIADE, delta altrimenti
Niiioe Megalopoli , è città metropo-
litana della diocesi di Asia nella
jjrovincia di Caria. Il nome di A-
llodi.<iade le venne dal nefando cul-
to ivi alla dea Venere tributato,
or imperatori cristiani la chiama-
rono invece Stauropoli in onore del-
la croce di G. C. Dicesi, che s. Gio-
vanni Evangelista vi spargesse il lu-
me del vangelo, come quegli chefJm-
dò le pi'ime chiese dell'Asia. Rodo-
piano, o Rodociano con altri vi
sostenne sotto Diocleziano il martirio.
AFRODlTOrOLI. Città vescovi-
le; della provincia dell'Arcadia, sotto
il patriarca di Alessandria. Tre era-
no in Egitto le città, che portava-
no ({uesto nome. In seguito fu chia-
mala Atsìa.
AFTARDOCITI. Eretici, discc-
j)oli di Giuliano di Alicarnasso, che
comparvero nel secolo VI. Soste-
nevano, che il corpo di G. C. in-
corruttibile , era anche impassibile ,
e non avea potuto soggiacere alla
morte.
AGABO (s.). I greci avvisano ,
che questi fosse profeta ed uno dei
settanta discepoh di G. C. Predis-
se, che una fame straordinaria a-
vi-ebbe molestato il mondo tutto ,
come avvenne di fatto sotto Clau-
dio imperatore. I greci dicono ch'e-
gli sia stato martirizzato in An-
tiochia e ne celebrano la festa agli
8 di marzo; i latini ai 9 di feb-
braio.
A(rAPA o Carità'. Sorella del-
le sante Fede e Speranza vergini
e martiri, figlie di s. Sofia. Queste
eiano celebri in occidente sotto i
nomi di Fides, Spes, Carità», ed in
AGA 1 1 5
greco sotto quelli di Pistis, Elpis
ed Agape. V. Sofia (s.).
AGAPE (s.), martire, vivea con
due sorelle, Chionia ed Irene, a
Tessalonicii. Trovarono moilo ondo
togliere ai persecutori della Chiesa
parecchi volumi dei sacri libri, che
queglino sotto pena di morte proi-
bivano a cliicchessia di tenere op-
presso di sé. Scoperte l'anno 3o4,
furono abbruciate vive. Ebbe Aga-
pe a martiri compagne, oltreché le
due sorelle, santo Agatone, e Ire
donne Casia, Filippa ed Eutichia,
le quali sono in unione ad essa ri-
cordate e contemporaneamente ono-
rate sotto il giorno 3 di aprile.
AGAPETE. Cos\ chiamavansi nei
primi tempi della Chiesa alcune
vergini, le quali conducevano la vi-
ta in comune, e si addicevano al
servigio di ecclesiastici per sola ca-
rità. Quindi ne venne, ch'ebbero an-
che il nome di Sorelle adottive. IVIa
siccome queste società col progresso
del tempo degenerarono, cosi furono
abolite dal concilio Latcrancse tenu-
tosi nel I 1 3c) sotto il Pontificalo tli
Innocenzo HI. Questa parola signi-
fica inoltre persone che si amano ;
e si diede in seguito ad un ramo
di gnostici, che spargeano i loro
errori sul declinare del secolo quar-
to. Secondo s. Girolamo questa spe-
cie di setta era composta princi-
palmente di donne, le quali inse-
gnavano nulla esservi d' impuro per
le coscienze pure, e s. Agostino as-
sicura, che queste avcano per co-
stume di giurare e spergiurare, piut-
tosto che manifestare il secreto del-
la loro setta.
AGAPI. Questa parola deriva-
ta dal greco significa amore e ca-
rità. Fu usata per dinotare i pasti
o banchetti fatti ne' cemeterii, nelle
catacombe, e poi nelle chiese dai
ii6 AGA
primitivi cristiani onde mantenere
la concordia, l'unione e l'amore
tra i membri del medesimo corpo,
e stabilire almeno a pie degli al-
tari quella fratellevole concordia, che
non può trovarsi nella società per
le troppo di\'erse condizioni che la
compongono. Da principio queste
Agapi o conviti si facevano senza
scandalo e senza disordine, e s. Pao-
lo ne parla nella sua prima epi-
stola ai coi'inti; ma siccome quei
banchetti per timore delle persecu-
zioni s' imbandivano di nascosto,
cos'i presero i gentili motivo di ca-
lunniare i primi credenti , asseren-
do che trucidavano un bambino
e si cibavano delle sue carni, dan-
dosi poscia ad ogni maniera di tur-
pitudini. Il popolo credulo si ren-
deva persuaso a si fatte calunnie.
Oltre s. Giustino martire nella sua
prima Apologia , Atenagora nella
Legazione in difesa de' cristiani. Teo-
filo antiocheno nel lib. II ad Auto-
lieo, Taziano i\e\[' Orazione contro i
gentili, Tertulliano nel suo Apo-
logetico _, ne mostrarono la falsi-
tà , Plinio stesso confuta queste pes-
sime prevenzioni . Questi , dopo e-
satte informazioni ne rese conto a
Traiano, ed assicuroUo essere stato
nelle Agapi tutto innocenza e fru-
galità.
L'imperatore Giustiniano, ben-
ché nemico dichiarato de' cristiani,
confessò che la carità che questi usa-
vano verso i poveri, le loro Agapi, la
cura de' loro .sacerdoti vei'so i mise-
rabili erano i veri motivi per cui mol-
li abbracciavano la religione cristiana.
Vogliono alcuni , che le Agapi
si unissero all' incruento sacrifìcio, e
che soventi fiate prima di questo si
celebrassero , come si praticò nell'
ultima cena. Dicono inolile , che
1' Apostolo rampognasse i coriiili
AGA
perchè qualora si portavano a man-
giare la cena del Signore , Do-
minicam Coenam , scambievolmen-
te non si attendevano ; ma pensan-
do a loro soli, se ricchi, disdegnavano
quasi di comunicare co' loro fratelli
poveri. I disordini avvenuti e la con-
venienza , che i cristiani non aves-
sero a cibarsi di cosa alcuna pri-
ma della santa comunione , fui-ono
i motivi per cui la Chiesa fino da'
primi secoh prescrisse , che tutti
si accostassero digiuni al sacro al-
tare.
Vi erano più sorte di Agapi : i .'
le Natalizie, nelle quali i cristiani
si univano presso i sepolci-i dei mar-
tii'i, e con dimostrazioni di osse-
quio rendevano onore a questi in-
vitti eroi della Chiesa. Col progres-
so del tempo s'introdusse il costu-
me di celebrar questi conviti con
danze; e ciò rilevasi da alcuni versi
di s. Gregorio Nazianzeno. S. Ba-
silio declamò con forza contro un
tal uso, ciòcche pur fece san Gau-
denzio; 2.'' le Connubiali, le quali si
praticavano in occasione de' matrimo-
nii ; 3.' le Funerarie fatte per la
morte dei più stretti parenti. Queste
si davano a'poveri nelle chiese o nei
luoghi ad esse vicini , colla certa
persuasione, che la pratica di cpie-
ste opere pie avrebbe recato sollie-
vo alle anime de' trapassati. P^. IMu-
ratori {Dissert. de Agapis), dov' è pa-
rola dei sepolcri degli antichi cri-
stiani e delle cene loro. Poiché pe-
rò né anche i più santi costumi
sogliono evitare l'abuso, a poco a
poco entrò il disordine anche nelle
Agapi : ond' é che la Chiesa attem-
perando le proprie discipline alle
circostanze, proibì que' conviti ne'
sacri templi, e col tempo li tolse
dal cristianesimo. Tutti i santi pa-
dii del IH e IV secolo si sono ado-
AG A
perati per togliere le ubl>riaclicz7.e
ed i bagordi compagni di (incile
cene tanto sante nella loro istitu-
zione primitiva. S. Agostino^ essen-
do ancora prete, mentre ammini-
sti'ava la divina parola invece del
vescovo Valerio nella chiesa d' Ip-
pona, con tutta la forza della sua
eloquenza e con tutto il fervore a-
postolico dimostrò l' enormità della
pessima usanza, e cercò di estirparla
dall'Africa. Egli area sempre dinan-
2Ì agli occhi lo zelo con cui s. Am-
brogio si adoperava a reprimere gli
abusi , che s' erano inti'odotti a ca-
gione delle Agapi nella cliiesa di
stilano. È probabile che appunto ad
istanza di s. Agostino si convocasse
il conci Ho di Cartagine, dove fu
prescritto a' chierici €d ai vescovi
tanto di non accostarsi ai conviti
nelle chiese ( se non qualora non
avessero modo di ristorarsi), rpianto
di dover allontanarne i popoli. Più
condiscendente parve due secoli dopo
il Pontefice s. Gregorio I Magno ver-
so gì' inglesi, i quali aveano testé ab-
bracciato il vangelo, perocché voleva,
com' egli disse a Melilo abbate colà
trasferitosi, che i gaudii esteriori servis-
sero di scala agi' interni. Quindi piut-
tostochè abolirli concedeva, che nei
giorni natalizii de martiri e nel giorno
della dedicazione delle chiese si co-
struissero delle capanne con rami di
alberi e si celebrassero de' l'eligiosi
conviti non denti'o, ma presso i templi.
Su questo argomento è a consultarsi
Genrado Enrico Airero in Disser-
tatione de Dadsissa veterum Ger-
manorum, che sta in ^ct. Soc. Lat.
Jenens. p. IV , e nel VI opuscolo
della raccolta dell' Iscrizioni Stroz-
ziane.
Nondimeno .sino al secolo XV
durava l' uso in alcun luogo di quel-
le Agapi, finché il concilio di Basi-
A G A 1 1 T
Ica determinò di abolirle interamen-
te. Però nella III parte degli atti del
primo concilio provinciale di Milano,
celebrato sotto s. Carlo Eorromco ,
vediamo che nel X\I .secolo .s'im-
bandivano le mense ne' recinti del-
le chiese si nel giorno del Corpo del
Signore, e sì in quello della Pente-
coste, non meno che in altre solen-
nità. Pertanto fu comandato ai vesco-
vi, che senza torre il pio costume
delle limosine, abolissero i banchet-
ti. Ancora però ne rimane qual-
che vestigio in molte chiese. A Roiien
p. e. nel giorno di Pasqua si distri-
buisce a' fedeli nel mezzo, o verso il
basso della navata delle chiese, l'Aga-
pa che consiste in una cialda, e del vi-
no in una tazza, costume praticato
in quelle chiese anticamente in tutte
le grandi feste, siccome si ha dalla
vita di s. Ansberto vescovo di Rouen.
»» Egli faceva, dicesi in quella vita, im
" Agapa al popolo nella .sua chiesa
» dopo la comunione de' dì solenni,
>» e serviva egli .stesso a tavola, parti-
»» colarmente i poveri " (De MoK'on :
Voyagc lih(rgi(fue pag. 4^ i)* ^^^ ^''^"
lia finalmente alcuni vescovi sogliono
dare un convito ai poveri dopo la
lavanda dei piedi e degli altari .
Si possono consultare intorno al-
le Agapi Wolf Troppaneger {Dis'
sertalio de epidis veteruvi Clirisda-
nornm. Wittembergae 17 io); Car-
meli ( Dell' uso di far convid so-
pra i sepolcri pag. 1 89. ) ; Can-
cellieri tomo III ( De secretariis) ;
Morcelli [africa Chrisdand) ; Jo. Ca-
bassutii [Dissertado de Agapis in ojus
Nodtìa Eccl. Lugduni 1680, et in
tom. I Disciplina popidi Dei. Fleury) ;
Cabr. Albaspinaci {^Dissertado de A-
gapis veterani in ejus Misf. sacr.) ;
Phil. Jo. Tilemanni, [Dissertado de
Agapis post ejus Commcnt. in Epist.
Judit;) ; Cour. Sani. Schurzileischii
ii8 AG A
(Dissertatìo de veteri Àgapamm cul-
tUj et in cjiis Dìsp. Phiiol. Pliilos. n.
87); Lodovico A. Muratori [Disqui-
sìtio de Àgapis suhlatis in cjus Aned.
Grcecis in cui tratta de' sepolcri degli
antichi cristiani e delle cene); Justi
Henningi Bolimeri ^Dissertatìo de
Coitioiiibus Christianorum adcapien-
duvi cìhum, in ejus Dlss. Juris Ec-
cles. antiq.); Jo. Goltfr. Mcjerlini {Dis-
scrtatìo de Agapìs velcrum Christia-
norum); Menocliio toni. ii.p. 275,
Da' conviti sagri die anticamente si
usavano da cristiani nelle chiese ^
detti Agape.
AGAPIO (s.), martire di Palesti-
na nell'anno 3 06. L'imperatore
Massimiano Daia, che infieriva cru-
delmente contro i seguaci di Gesù
Cristo, comandò che Agapa fosse
esposto alle fiei'e in Cesarea, ove
venne dilaniato da un orso, e get-
tato in mare. Il martirologio ro-
mano fa menzione di questo santo
nel giorno 20 novembre, e ne as-
segna la festa a' 19 agosto in uno
a quella di s. Timoteo e s. Te-
cla. Anche i greci celebrano la fe-
sta di s. Agapa in questo giorno
medesimo.
AGAPITO (s.), martire. Vuoisi
che ei sostenesse il martirio verso
il 273, sotto Aureliano. Il certo è,
che questo santo in età assai giova-
nile fu da' pagani preso ed a crudelis-
sime tortine sottoposto in Preneste,
oggidì Palestrina, ventiquattro mi-
glia da Roma. Celebre nei Sacra-
mentari di Gelasio e di s. Gregorio
IMagno, come pure nel Martirologio
di Beda e in quello che porta il no-
me di s. Girolamo, Agapito è ricor-
dato il giorno 18 agosto. Y. l'arti-
colo Palestrina.
AGAPITO (s.), martire. Era dia-
cono, e soffrì il martirio nel giorno
slesso, in cui diedero la vita per la
AGA
fede il Papa s. Sisto e s. Felicissi-
mo. Il nome di questo santo in molti
martirologi si unisce a quelli de' suoi
compagni nel martirio. Verso il 480
il Sommo Pontefice Felice III fece
fabbricare una chiesa in onore di
questo s. martire, a poca distanza
da quella di s. Lorenzo.
' AGAPITO I (s.), Papa LIX, ro-
mano era arcidiacono della Chiesa
Romana, e poscia venne creato prete
Cardinale de' ss. Giovanni e Paolo,
e non già de' santi Apostoli , come
pretendono alcuni , essendoché que-
sta chiesa venne eretta da Giovan-
ni III, che fiorì dopo Agapito. Suo
padre chiamavasi Gordiano, ed era
esso pure prete Cardinale de' santi
Giovanni e Paolo in Pammachio.
Le sue esimie virtù gli meritarono
di essere assunto al supremo Pon-
tificato dopo Giovanni li, nell'an-
no 535. Riprovò gli atti già invo-
cati del concilio, in cui Bonifacio
erasi eletto il successore nel Ponti-
ficato, e rivocò la scomunica ful-
minata dal medesimo Bonifacio con-
tro r antipapa Dioscoro. Nel 53G
portossi in Costantinopoli, onde in-
dm-re l' imperator Giustiniano a ri-
chiamare l'esercito, che avea spedito
in Sicilia sotto la condotta di Be-
lisario . Indi scomunicò e depose
Antimo, vescovo di Trebisouda, che
occultamente seguiva l'eresia di Eu-
tiche, ed avea occupata la sede
di Costantinopoli col (àvore di Teo-
ilora moglie dell' iinpcratore Giu-
stiniano. Quest' ultimo volea obbli-
gare il Sonmio Pontefice a comu-
nicar con Antimo, ma quegli con
invitta costanza rilìutossi. interrogò
nondimeno questo eretico alla pre-
senza dell' ini[)eralore, ma ricusan-
do egli di rispondere a quanto gli
chiedeva intorno alle due nature in
Cristo, l'imperatore conobbe la (io-
AG A
(!(? (li Antimo, e convenne con A-
ga}>ito nella deposizione del mede-
simo. In appresso, mentre il Pon-
tefice si apparecdiiava a fai-e ri-
torno in Italia , fu colto da grave
malattia, che lo trasse alla tomba
in Costantinopoli nell'anno 536. La
sua spoglia mortale fu trasportata
a Roma , ove venne sejiolla nella
Basilica di s. Pietro. Era cos'i peri-
to delle regole ecclesiastiche, che
s. Gregorio gli dà i titoli onorifici
di l'aso catlolìco, tromba dell' evan-
gi'lì'o e banditore della giustìzia. Il
» olcbre p. Sangallo fu di questo
l^ontefice magnifico elogio , e non
«luhita di asserire, che non vi fu
]*apa , il quale in sì breve spazio
di tempo abbia operato cose tanto
utili a vantaggio della Chiesa.
AGAPITO II, Papa CXXXIII,
romano , fu eletto Pontefice nel me-
se di giugno 94^3 di'G o tre giorni
dalla morte del suo antecessore. A-
veavi a quel tempo grande controver-
sia in Francia intorno alla prelatura
della chiesa di Reims, alla quale con-
temporaneamente pretendevano Ar-
toldo, che ne avea ricevuto il pal-
lio da Giovanni XI, ed Ugone figlio
(li Ei'iberto conte di Reims , eletto
arcivescovo della medesima chiesa
in età di cinque anni e confermato
dal Pontefice Giovanni X. Agapito
affine di condurre a termine questo
scisma, e di ristabilire il regno di
Lodovico, in pericolo per le ribal-
derie di Ugone Principe di molto
potere, mandò in Francia suo le-
gato Marino, vescovo Polimarziense,
il quale nell'anno 94^ tenne un c(jn-
cilio in Ingelheim, luogo della Ger-
mania nella diocesi di Colonia, nel
rpiale ridonato Artoldo alla sua chie-
sa, scomunicò Ugoiie di lui rivale,
ed Ugone Principe ribelle al re
Lodovico. L' amio seguente Aga-
A G A 1 1 f)
pito celebrò in Roma un altr(i
concilio, in cui fii confermata (jucsta
scomunica . Chiamò a Roma Ottone
I re di Germania, per cacciare d' I-
talia Berengario che maltrattava gli
ecclesiastici, e forzatamente deruba va-
li del denaro; e mandò a s. Bruno-
ne, arcivescovo di Colonia, il pallio,
col particolare diritto di usarne sem-
pre che a lui piacesse ( Rotgeso in
vita s. Brunon. cap. 28 ap. Suriuin
die 1 1 Oct.). Morì certo dopo i ven-
ti, e forse ai ventolto d'Agosto (ì'jiG
avendo governala la Chiesa con som-
ma innocenza, e con sommo zelo
della pace nella cristiana repubblica,
per anni dieci e tre mesi allo incir-
ca. Fu sepolto in s. Gio Laterano.
AGAPITO Rustico, Cardinale,
ovvero Rustico Agapito, arcidiacono
della S. R. C, V. Agapito I papa.
AGAPITO, Pontefice supposto.
Chi fra gli storici fa di lui menzio-
ne onorevole, chi di lui non dà nep-
pure un cenno, e chi in fine lo di-
ce sognato pontefice da Sigiberlo, il
(juale poselo nel suo Cronico all'an-
no 888. Noi abbiamo gran fonda-
mento, per attenerci alla decisio-
ne degli ultimi; tanto più che sic-
come a Marino I succedette nel pon-
tificato Adriano III, il cjualc vuoisi
che portasse il nome di Agapito, non
ò. inverisimile che l'errore derivi da
ciò, giudicandosi a ])unto Agapito
successor di Marino I. Onde si con-
verrà ad Agapito il nome di papa
supposto.
AGARENIANI. Cristiani apostafi.
Sotto questa denominazione vengono
chiamati alcuni cristiani, che. nel se-
colo settimo abbandonarono il vange-
lo per arruolarsi ai vessilli di Mao-
nìetto. Impugnavano il mistero del-
la Ss. Trinità, e sostenevano, che
Dio non avea il figlio, poiché non
avea presa moglie. Il nomo di Aga-
I20 A(tA
rciiiani fii loro imposto come segua-
ci della religione degli arabi, discen-
denti da Ismaele, figlio di Agar.
AGATA ( s. ) vergine e martire.
Le città di Palermo e Catania in
Sicilia si contendono l' onore di
aver dato i natali a questa santa,
che fiorì nell'anno 25 1. Solferse il
martirio in Catania, allorché Decio
perseguitava la Chiesa. Consecrata-
si a Dio nella età più fiorente,
trionfò valorosa di tutti gli assalti,
che fecero alla sua castità , Quin-
ziano uomo consolare e Afrodisia, don-
na al sommo dissoluta. Aspro gover-
no con inaudita crudeltà ebbe a pa-
tire la costante eroina, la ({uale vi-
sitata da s. Pietro nel carcere, a cui
la condannò Quinziano, ne fu con-
fortata e sanata. La prodigiosa gua-
rigione attizzò la rabbia del tiran-
no. Ond'ei la fece voltolare crudel-
mente su de' rottami di vasi misti ad
infocati carboni; poi rimisela in pri-
gione, dove Agata, raccomandando
a Dio lo spirito, volò in seno a Lui
beatamente. 11 suo nome, che fu in-
scritto nel canone della messa, tro-
vasi nel calendario di Cartagine del-
l'anno 53o, ed in tutti i martirolo-
gi sì de' greci che de' latini. Se ne
celebra la festa il dì quinto di feb-
braio.
AGATA (s.) DEI Goti (s. Jgathce
Gotìionim). Città vesco\ile nel regno
di Napoli nella Terra di Lavoro, che
si pretende fondata dai primi con-
quistatori settentrionali; donde pure
si crede le sia venuto il nome. 11 Som-
mo Pontefice Giovanni XI li romano,
nel concilio celebrato in Roma nel
969, dichiarò sede arcivescovile la
chiesa di Benevento, e ad essa as-
soggettò dieci vescovati, jiel primo
dei quali quello di s. Agata de' Go-
ti. Oltre la (cattedrale vi hanno in es-
sa sette chiese parrocchiali ed iin'ab-
AGA
bazia. Unitamente ad Acerra forma
im vescovato, eh' è sulfraganeo alla
metropolitana di Napoli. [F. Acer-
ra). Fra i suoi vescovi meritano
speciale menzione i due seguenti.
Fehce Peretti di Montalto, eletto da
Papa s. Pio V a' 1 7 novembre 1 566,
che a' 29 gennaro 1567 ne prese
possesso, e poi fu creato Cardinale ;
in questa dignità nel 1572 passò
alla sede di Fermo, e nel i585
fu eletto Papa col nome di Sisto
V; nome equivalente al più splen-
dido elogio [V. Sisto V). L'altro
fu Alfonso Maria Liguori napolita-
no, fondatore nel 1782 della Con-
gregazione del SS. Redentore, pro-
mosso da Clemente XIII alla ve- m
seovil dignità di s. Agata dei Goti i|
il dì 14 giugno 1762. Accettò Al-
fonso per comando espresso del Papa
il governo di questa chiesa; ma logo-
ro dalle fatiche per le applaudite
sue opere, depose ai pie' di Pio \T
nel 1775 la rinunzia, che venne
accettata. Blorì nel bacio del Si-
gnore a Nocera de' Pagani il dì
primo agosto 1787. Nel 18 16 Pio
VII lo dichiarò beato nella Basilica
Vaticana, in cui il regnante Pontefice
Gregorio XVI a' 26 maggio 1889
solennemente lo canonizzò. V. Al-
fonso (s.) DE liguori.
AGATONE (s.), monaco di fon-
tenelle. V. Vandregesilo (s).
AGATONE (s.), Papa LXXXI
figliuolo di Pannonio Amoiie. In-
torno alla patria di lui disputano
grandemente fra loro gli eruditi.
11 Ciacconio lo vuol nato nella Val-
le Sieuliana di Abruzzo. Girolamo
Marafìoti, Tommaso Aceto e il p.
Elia tli Amato lo^^ fanno di Reggio
in Calabria; ma eh' ei fosse Sici-
liano e nato in Palermo lo asseii-
seono più scrittori ; tale il dimoslia-
no in giunta ad altri , d. Girolamo
AGV
Morso, Barone di Favarella {J'i-
ta s. Às^alhonìs Papa? Panormi Ci-
vis et Patroni. Panormi 1 640) ; il
rliiarissimo Michele Scavo, canoni-
co della cattedrale di Paleiino
( Dìsierlaziouc Storico - Daa^maiica
della patria, santità e dottrina del
Pontejicc s. Jgatone.VAevmo lyor
in 4, e riprodotta nel tom. XVIII
Disserl. ccclesiasticlie , raccolte dal
Zaccaria. Dissert. IF, pag. i33,
Roma 1796 m 8), e Gianfrancesco
Scorso Gesuita , che senza nome
pulìblicò la Pita s. Agathonis. Pa-
normi ap. Mortarelli 1640. Fu mo-
naco benedettino nel monastero di
s. Ermete di Palermo, in cui vestì
1' abito nel 592, dojio esser vissuto
al secolo vent'anni ammogliato; indi
fu creato prete cardinale, e finalmente
venne innalzato al soglio Pontificio ai
ventisette di giugno 678, contando il
centesimoterzo anno di sua età. Con-
dannati nell'anno appresso i monote-
liti in un sinodo celebrato in Ro-
ma al quale intervennero 1^5 ve-
scovi, ed eletti i legati da mandarsi
in Costantinopoli al concilio generale,
del quale avea già in prima trat-
tato coli imperator Costantino Pogo-
nato, mandò il Papa con due let-
tere, una sua, l'altra del suddetto
concilio a quell' imperatore e agli
augusti fratelli, nelle quali sponevasi
la vera e sana dottrina de' cattolici
contro r eresia de' monoteliti , che
pel corso di più che quaranta an-
ni inquietava la chiesa orientale.
L' anno 680 fu celebrato il sesto con-
cilio ecumenico nel segretario della
basilica di s. Sofia, coli' intervento di
28 > padri, e in questo furono con-
dannati r Ectesi di Eraclio, il Tipo
di Costante , ed i monoteliti, contro
de' quali fu definito esservi due vo-
lontà in Gesù Cristo. Mandò poi
de' cantori in Inghilterra acciocché
VOL. I.
AGD IO, r
ammaestrassero quel clero nel cau-
to romano. Mori a' dicci gennaio
deIG82, nella età di 107 anni, aven-
do regnato tre anni, sci mesi e
(juattordici giorni . Manieroso , cor-
tese, hberale guadagnossi la stima e
l'atrezione di ognun(j, e la copia dei
suoi miracoli gli procacciarono il
titolo di Taumaturgo. Fu sepolto
in s. Pietro, e la di lui gloriosa me-
moria festeggiasi dalla Chiesa il gior-
no decimo di gennaio.
AGATOMCA (s.), sorella di san
Papilio martire. L' invitto coraggio,
onde il fratel suo sofferiva i tor-
menti, le servì di sprone a gettaivsi
in quel medesimo fuoco dov' egli
era condannato ad ardere vivo. Per
siffatto modo vm solo rogo accolse
due fratelli, e la stessa gloria con-
temporaneamente ne premiò la eroi-
ca f()rtezza.
AGATOPOLI. Città vescovile di
Tracia sotto l'arcivescovado di Adria-
nopoli , oggi chiamata Gotopoli. \i
l' unica sede suiB'aganea di (juella
dioc(!SÌ. Presentemente serve ai ve-
scovi di titolo in partibus.
AGAUNO. Monistero e borgo
sul Rodano, nel basso Vallese. M
celebre per due concilii tenutivi
nel 5^.3 e nell'888.
AGDE, città vescovile. Dessa è
una delle più antiche città fondate
dai marsigliesi nel paese dei volsci
tectosagi, che oggi chiamasi l'Alta
Linguadoca. E collocata quasi sulla
costa del mar Mediterraneo presso
allo sbocco dell' Herault. Era suCfra-
ganea alla metropoli di Tolosa e
Narbona. Una tradizione di quella
chiesa riferisce che il vangelo vi
fosse colà predicato verso la metft
del secolo quinto. I vescovi di que-
sta città aveano molti privilegi, fra
cui quello di non poter essei'e sco-
municati che dalla Santa Sede ;
iG
ìi'i A GÈ
inoltro aveano il titolo di conti.
Neil' anno 5oG in questa città si
tenne un concilio, al quale inter-
vennero ottanta vescovi e dieci de-
jMitati delle diverse provincie del-
la Gallia, ed in questo si fecero
quarantasette canoni sulla disci-
plina. Questa .sede vescovile fu sop-
pressa dal concordalo dell' anno
1801.
AGEN (Jgcnucn.), città di Fran-
cia nella Guicnna con residenza di
un vescovo, chiamata anche ^gi-
ììum, Nilriohiguin. Questa cospicua
città è notata nell'antica notizia del-
le Gallie come seconda dopo Bor-
deaux . Fu capitale dei nitiohri-
gi , che possiamo ragionevolmente
riconoscere quali suoi fondatori. E
situata in un paese gradevole e fe-
race sulla riva destra della Garon-
na a trenta leghe da Bordeaux ed
a centocinquanta da Parigi. Passò
sotto il dominio romano, e divenne
città pretoriana nel tempo degli
imperatori. Fu il teatro delle guerre
dei romani contro i goti, i visigo-
ti, e gli ostrogoti. In seguito venne
saccheggiata e quasi distrutta da-
gli unni , dai saraceni , dagli ula-
ni , e dai borgognoni , passando o-
ra sotto i re di Francia , ora sot-
to i re d' Inghilterra sotto i du-
chi di Aquitania, sotto i conti di To-
losa. Gli avanzi dei pubblici bagni
e delle vaste arene tuttavia esistenti
attestano essere stata im tempo città
considerabilissima. Una catacomba c-
siste in essa che porta il nome di Troii
des Mai-fyrs, e che ricoida le san-
guinarie persecuzioni quivi sofferte
da tanti primitivi cristiani. Ag<Mi,
capitale dell' agcnese, ebbe il titolo
di contea, la quale da Carlo V fu
riunita alla Francia; ma Je guerre
di religione del secolo XVI assai
la desolarono. Nel i588 prese par-
A G E
te alla sagra lega formata per im-
pedire ad Enrico IV di .salire ai
trono , come quegli che professava
il calvinismo; ma alùurandosi da
lui r errore nel 1^191, tornò la
quiete in questa città.
Risale al IV secolo la fondazione
della sua sede vescovile. S. Febadio
(chiamato nella Guascogna s. Fiari )
vi fu creato vescovo. Questi è famoso
per lo fervido zelo iii;l difendere la
consustanz.ialità elei A erbo , zelo il
quale fu anche effetto dell;-, stretta
amicizia che passava tra lui e .san-
t' Ilario di Poitiers. f'edi Feba-
dio (s.).
Il vescovato di Agen è suffraganeo
del la rei vescovato di Bordeaux. Mol-
to bella n'è la cattedrale intitolata a
s. Stefano, al paro che la basilica
di s. Caprais suo primo vescovo.
Il palazzo del prefetto, lo spedale,
s. Giacomo , il ponte ed i bagni
.sulla Garonna 5 sono altri oggetti
osservabili in Agen, comimque gene-
l'almente sia male edificata . Il suo
cii'condario conta nove cantoni che
in complesso contengono oltre oltan-
tamiia abitanti.
A GERICO (s.), vescovo di Ver-
dun, ragguardevole per la carità ver-
so i poveri, per la conoscenza della
Scrittura, pei- l'ammaestramento dei
popoli e pel zelo dell'onore di Dio,
nacque nella sopraindicata città ver-
so l'anno M7. Dopo di aver pas-
sati sei lustri in mezzo al mondo,
adempiendo però sempre anche al-
lora con fedeltà i precetti del van-
gelo, fu innalzato alla sede di cpiel-
la diocesi, dove fé' risplendere le
virtù proprie di un vci'O e santo
pastore. Da Fortunato di Poitiers e
da s. Gregorio di Tom-s gli si pro-
fondono cncomii larghissimi. Morì
nell'anno THH doj)o tienloll' anni di
episcopato il giorno piimo dicem-
A Gir
lire, f^ioi'ui) in cui se ne celebra la
(i'bla.
A(iEllIO Bertrando ddlit Tor-
re, Cardinale. Bertrando At^erio, o
Ani^erio della Torre, di nobile lanii-
ij;Iia, nacque in Canibolico diocesi di
Cliaoi-s ut'll' AquitauJa, dove profes-
sò la regola di s. Benedetto e fu
jìrovinciale. Chiaro per la sua facon-
dia e dottrina, fu delegat(j iiujuisi-
lore in Francia , e pcjscia nunzio
Apostolico in Italia. Il valf)re e lo
zelo onde si resse, gli meritarono la
riconoscenza del sommo Pontefice
Giovanni XXII, che gli conferì nel
i3ic) l'arcivescovato di Salerno, ed,
a' 20 dicembre i320, la sacra por-
(M)ra col titolo presbiterale di s. Mar-
tino, l'er la deposizione del ministro
generale dell' ordine serafico, fu sur-
rogato in suo luogo coiroflìcio di am-
ministratore di quella religione. La
pietà di ■ questo Cardinale non fu
minore a' suoi talenti ; egli professa-
va una singoiar devozione alla B.
V. Essendo vescovo Toscolano, mo-
ri in Avignone l'anno i33o, e fu
sepolto in fpiella città. Scrisse molte
opere, che sono ripoitate dal p.
Giovanili da Salamanca, nella Bi-
hlioteca Francescana, e così pure dal
Baluzio.
AGHADON. F. Kerry ed A-
GHAnoiv, vescovato in Irlanda.
AGHTAINIAR. Isola , posta in
mezzo di im gran lago chiamato
Varasjìuracan. L'arcivescovo di que-
sta isola già da cinque secoli è riguar-
dato come scismatico dal cattolico di
Eschmeazin e dagli armeni. Ei dicesi
patriarca contro il decreto degli ar-
meni. E certo però, che molti an-
ni prima che l' arcivescovo Zaccaria
ti'asportasse il braccio di s. Giorgio
in quest'isola, i vescovi di essa si chia-
mavano callolici. Si sa che Bene-
detto XII nel i34i, scrivendo a
AGI 123
Consolatore, cattolico di tutta 1' Ar-
menia, fra i tre cattolici armeni an-
novera quello di Aghtamar, che di-
ce essere stato creduto come tale
dagli stessi armeni fino dai tempi
dell'imperatore Eraclio, che floiiva nel
610. /' . l'articolo Armenia.
AGILBEIITO (s.), parigino, visse
verso la metà del secolo settimo.
L' Irlanda e l' Inghilterra furono il
teatro del suo zelo apostolico, pre-
dicando egli la inàa e la penitenza.
Per quattordici anni resse la chiesa
de' sassoni occidentali, e poscia fu
fatto vescovo di Parigi, ove morì
nel 68 1. L'autore del maitirologio
di Francia compose un uOizio per
la festa di Agilberto, che non ot-
tenne r approvazione, e la chiesa di
Parigi ne' suoi ufficii non ne fa
corn memorazione.
AGILO (s.), primo abbate di Re-
bais, figlio di Agnoaldo, uno dei
primi signori della corte di Chil-
deberto II re di Austrasia e di
Borgogna. Per consiglio di san Co-
lombano fu consecrato dai genitori
a Dio nel monastero di Luxen, do-
ve alla pietà e alle lettere crebbe mi-
rabilmente; indi predicò agl'infedeli
con felicisshno riuscimento. Dopo
aver adempiuto a questo carico pe-
netrando infin nella Baviera, fu e-
letto a primo abbate nel monaste-
ro di Rebais, fondatovi da sant'Au-
doeno. Agilo ne fé' osservare le re-
gole perfettamente, e vi morì ver-
so il 65o a' 3o di agosto, in età
di circa sessantasei anni. E nomi-
nato nel martirologio benedettino.
La sua festa è al giorno 3o di a-
gosto.
AGIJNIANI . Eretici chiamati
anche Àgiani. Questo nome vien
dal greco alpha privativo, e ginì ,
donna . Pretendevano essi che il
matrimonio non fosse d' istituzione
124 AGrN
divina ; quindi si astenevano dal
prender moglie. Cominciarono Tanno
694 > *"^ 110" ^ troppo certo don-
de avessero origine.
AGIOMTI. Eretici del secolo
VII, astinenti , che pretendevano di
aver toccata la perfezione piìi dap-
presso degli altri uomini. Misero
così poco profonde le radici, che
appena limane di essi la memoria
per la scarsezza de' loro seguaci,
già proscritti nel concilio di Gan-
gres nella Pailagonia , cogh altri
encratiti, manichei e inontanisti.
AGIOSIDERO. Specie di cam-
jìana. Voce greca , la quale torna
al medesimo che ferro santo o sa-
cro. Di questo strumento fanno uso
i cristiani soggetti al dominio dei
turclii in luogo delle campane. Esso
altro non è , che una lamina di
ferro larga quattro dita , lunga se-
dici, appesa con una fune. Peicossa
da mi martello pure di ferro, sparge
il suo romore lontano, V. Campane.
AGLIBERTO (s.). F. Agoar-
DO (s.).
AGNAZZO. Città vescovile nella
Puglia. Agnazzo è antica città del-
la Puglia nella provincia di Peuce-
zia j di cui fanno menzione molti
geografi. Ai tempi di Guiscardo fu
rovinata , nel 1 oSg , e la sede ve-
scovile fu trasferita a INIonopoli. Ai
nostri giorni è conosciuta sotto il
nome di Torre d' Agnazzo, ed anti-
camente chiamavasi Egnalia. V.
IMONOPOLI.
AGNELLO DI DIO, ordine eqiie-
slre. Sembra che ricevesse il titolo
da un Agnello pendente da una col-
lana, eh' era l' insegna propria dell'
Ordine. Giovanni, detto il Buono,
re di Svezia, conferì questa insegna
e collana ad alcuni della corte, on-
de premiare il loro merito. Ciò ac-
cadile nel 1 5G4 a' dieci di luglio,
AGN
giorno Solenne della coronazione di
Giovanni. INIancano relazioni piìi
estese intorno a quest' ordine. Nel-
la storia degli ordini militari puli-
blicata in Amsterdam l' anno 1 699
nulla si riferisce della sua origine ,
nulla se i caNaheri usassero im abi-
to particolare. La figura del cavaliere
però è di un soldato in armi cinto
di fascia e di picciola clamide, che
dalle spalle gli pende. La collana
porta r Agnello che sostiene pic-
ciola banderuola. Sopra l' Agnello
v' è vma medaglia con l' ellìgie del
Salvatore ed il motto : Deus trote-
CTOR N0STER,
AGNELLO PASQUALE. Vitti-
ma , che gh ebi'ei , pei" divino co-
mando doveano immolare ogni an-
no in memoria della catti\ilà di
Egitto. E ciò adempivano essi nella
seguente maniera. Il decimo giorno
del primo mese di primavera, detto
Nisan , ciascuna làmiglia sceglieva
un Agnello di un anno, senza mac-
chia, e conservavalo fino al giorno
quattordicesimo dello stesso mese.
In questo dì, verso la sera, veniva
scannato, e, dopo il tramonto del
sole, arrostito. Del sangue tingevano
la porta della casa. L' Agnello do-
veva essere mangiato tutto intero,
quindi, per legge, i commensali non
potevano essere meno di dieci , co-
me neppme più di venti . Se a-
vanzava qualche pai-te di esso, con-
veniva abbruciarla assieme con le
ossa. Non era permesso di man-
giarlo seduti, per simboleggiare la
fretta, ch'ebbero nel partir dall'Egit-
to; ma doveano slare in piedi, con i
lombi cinti ed il bastone in mano. Al-
l'Agnello Pasquale era comandato di
aggiugnere pane azimo e lattughe a-
gresti, qual segno delle aOlizioni soler-
te in Egitto. Così obliligava il precello
di mangiare l'Agnello Pasfjuali-, che
veniva dannato a morte cliiunquc non
l'avesse adempiuto (^\lln. XIX. i3.)
Questo Agnello è una delle ])iìi lu-
minose iigiue del vero Agnello
Cristo Gesìi , che fu immolato per
la nostra salute , e del cui sangue
aspersi gli uomini, restano salvi dal-
la scliiavitìi ilei peccato.
AGNENSI o AGITESI Astorgio,
Cardinale. Questo patrizio napoli-
tano nacque nel i3()i. Lomo di
prudenza, destrezza e dottrina for-
nito, veime impiegato in molte nun-
ziature e nel governo della IMarca,
del ducato di Spoleti, di Uologna
e della provincia dil Patrimonio.
Creato vescovo di IMileto, sotto Mar-
tino V, passò alla chiesa di Ravello,
indi a Melfi, e iinalmente in An-
cona. La lama del suo zelo fu ce-
lebrata specialmente nella missione,
ch'ebbe contro gli eretici delti Fra-
ticelli. Eugenio IV lo piomosse al-
l'arcivescovato di Benevento, poscia a
vicecancelliere della S. R. C. ; e iinal-
mente Nicolò V, pei rari suoi meriti,
nel i44^j lo innalzò alla porpora col
titolo di s. Eusebio. Mori in Roma,
nel i45'ij e fu sepolto nel chiosli'o
di santa Maria sopra Minerva.
AGNESE (s. ), vergine e mar-
tii'e, la quale floiù verso l'anno di
Cristo 3o5. Secondo santi Agostino
ed Ambrogio non avea che tredici
anni quando mori , poco dopo il
cominciamento della persecuzione di
Diocleziano , riportando contro a
svariati assalti luminosi trionfi. Le
ricchezze e l'avvenenza trassero molti
delle più cospicue famiglie di Ro-
ma a domandarla in isposa. Irre-
movibile nel suo proposito di sei'-
barsi all' unico sposo Gesìi Ciisto ,
Agnese videsi con imperturbata
fronte dinanzi a' giudici del tiranno,
e derise con immutabil franchezza
i minacciali supplizii . Lasciò il
AGN 125
prezioso capo sul patibolo, correuilo
incontro alla morte con la ilarità
ed allegrezza di ima sposa, che si
^ede giunta presso al suo talamo.
La festa di santa Agnese è notala
in tutti i martirologi di Oriente e
di Occidente, ma in diversi giorni.
Si celebra però il di 2 i gennaio, e
sette giorni dopo se ne fa ima se-
conda connnemorazionc.
AGNESE ( s. ) d'Assisi, vergine,
dell'ortline di s. Cliiara, nacque iu
Assisi circa r anno 1 196. Attirata
dagU esempi di questa gran santa,
sua sorella, la seguì, j)er dividere
seco lei le austerczze di una vita
penitente sotto la scorta di s. Fran-
cesco. Strappata da dodici de' suoi
parenti a ^iva forza e quasi semi-
spenta, con memorabil prodigio sal-
vata, potè ritornare alla cara soli-
tudine. S. Francesco le diede l' a-
bito della sua religione, e scelse un
nuovo asilo per le due sorelle con-
tiguo alla chiesa di s. Damiano ,
luogo che divenne culla dell'ordine
delle Clarisse. Del qual ordine, fon-
datosi a Firenze nuovo monastero,
ad Agnese ne fu affidato il gover-
no. Fu in ogni tempo commenda-
bile per le durissime sue austerità
e penitenze. Morì l'anno i253 in
Assisi, dopo che ebbe edificato con
l'opera e con le parole molte gio-
vani d' illustri famiglie raccolte nel
monastero di Firenze. I miracoli
operati alla sua tomba indussero
Papa Pio YI a permettei'e, ch'el-
la fosse con pubbhco culto ono-
rata.
AGNESE di Gesìi, venerabile re-
ligiosa domenicana, nata a Pui nel
Velai li 17 novembre del iGo3.
Fino ai vent'anni fu modello di cri-
stiana perfezione in mezzo al secolo.
Temperata a misericordia singola-
rissima verso i poveri, specialmente
126 AGN
iiit'ernii , si collcgò a qiialtro da-
migelle ili Langeac, le (jiuili dise-
gnavano di fondare iin monistcro
dell'Ordine di san Domenico nella
loro città. Dai più vili e disprege-
voli, passò a' più gravi ed impor-
tanti idlìzii dcUOrdine, e ciò nel pe-
riodo di soli undici anni , dopo i
(juali si parti dal mondo in odore
tli santità a' 19 dell'ottobre 1634.
Luigi XlV, il Cardinale di Noailles
arcivescovo di Parigi, e altii Car-
dinali francesi scrissero a Papa Cle-
mente XI per la sua canonizzazio-
ne. Papa Pio \ II in un suo decreto
19 marzo 1808 approvò l' eroismo
delle virtù di questa domenicana re-
ligiosa.
AGINESE (s.) di Montepulciano
nella Toscana , vergine e badessa .
Posta da' suoi non per anco bilustre
fra le religiose Succhine, applicò
l'animo ad emularne gli esempli, e
divenne essa medesima modello di
specchiate virtù.Di quindici anni man-
data nel convento delle domenicane
a Proccno nella contea di Orvieto,
ne fu poco stante eletta badessa da
Nicolò IV Pontefice. La fama della
santa condotta di Agnese inspirò ai
suoi compatriota desiderio di aver-
la vicina : onde edificarono un mo-
uistero a Montepulciano , in luogo
dov' era dianzi una casa di disso-
lutezza. Aggiunsero lo scopo a cui
miravano; perchè ella preso posses-
so di quel monistero, vi stanziò col-
le religiose di san Domenico , del
quale seguiva la regola. Fu deco-
rata del dono de' miracoli e della
jirofezia. Liuighe infermità soppor-
tate con perfetta rassegnazionCj fe-
cero peivenire Agnese alla cima del-
la santità. Non oltrepassava il qua-
rantesimo anno di età, quando mo-
liva in patria n' di 20 aprile iSiy.
(demente Vili approvò un officio
AGX
fatto iu onor suo per uso dell'or-
dine di s. Domenico, ed inserì il suo
nome nel Martirologio Romano. La
sua festa è ri[)ortala al vigesimo-
primo giorno di aprile.
AGNESE (di sant'), ordine mo-
nastico , cosi denominato da uiia
chiesa di s. Agnese in Dort nell O-
landa fabbincata nel i49i- ^ i<^iiio
a questa, \alburga nobile matro-
na di Norvegia, dotò un monistero
colle sue facoltà, ed in esso con alcu-
ne fanciulle d'illustre famiglia si con-
sagrò al Signore. Vivevano sotto la
regola di s. Agostino , ed alteiide-
vano agli ufiici divini. 11 loro abi-
to era una tonaca e pazienza bian-
ca di lana. Intorno al collo porta-
vano un collare di sottilissima tela
di lino con molte crespe, ed il ca-
po sempxe coperto con velo nenj.
Tra le altre regole, avevano la per-
petua clausura e gli altri voti delle
religiose. Quest'ordine per altro piìi
non esiste.
AGNOALDO (s.), vcsajvo di
Laon, discepolo di san Colomba-
no, e compagno dell'esilio di lui,
fu inviato 'a santa Fara [l ali) sua
sorella, che domandava a santo Eu-
stazio alcuni religiosi per istabilirne
una comunità a Eboriac, oggi Fa-
remoutier, dov' ella era badessa. A-
doperossi Agnoaldo con s. VVall)erto
a comporre diligentemente nel nuo-
vo monistero la l'egolare disciplina.
Altro di lui non sappiamo, se non
che fu vescovo di Laon, che assistet-
te al concilio di Reims nel &ì^), e
che sottoscrisse i titoli della fonda-
zione della badia di Solignac. Mo-
ri di apoplessia verso il G33. Gli
autori della Gallia Christiana nO'
i>a mettono la sua morte nel 640.
E onoralo ai 6 di settembre.
AGNOETI o AGNOITI. Ercli.l
seguaci di Tcinistio diacono , che
A r, ,\
visse nel secolo sesto. Costoro ne-
<'ava»o a Gesù Cristo la cosni-
/Jone (li certe verità , e spec-ial-
iiimte del quando sia l' iniivcrsa-
Je i^iiidizio. La parola Aguoili na-
sce dal greco agnon [ignorante), de-
rivato da agnoin (ignorare). Eulogio,
patriarca di Alessandria, che scrisse
contro di essi, ascrive questo errore
ad alcuni solitari, che abitavano vici-
no a Gerusalemme. A fiancheggiare
le proprie asserzioni valcvansi di mol-
ti testi del nitovo testamento, e par-
ticolarmente di s. IMai'co (XIII, 32.) :
j' Nessun uomo sulla terra sa né
» il giorno, né l'ora del giudizio ;
» non lo sanno gli angeli in ciclo,
>' non il Figlio, ma solo il Padre.
Queste parole per certo non devo-
)io essere interpretate letteralmen-
te, siccome asseriscono i santi Ba-
silio ed Agostino. Volle G. C. re-
primer con queste la indiscreta cu-
riosità dei suoi discepoli, facendo
loro intendere ad un tempo, che
non era opportuno di manifestare
un SI grande segreto. La risposta
di lui si deve interpretare come
quella di un padre, che risj)(iiide a
suo figlio, troppo curioso: io non
so nulla. Ohbicttavano ancora gli
eretici il testo di s. Luca (II, 5?.),
ove dicesi, che » G. C. cresceva in
»» età, in sapienza ed in grazia, a-
» vanti Dio ed agli uomini ; " ma
un tal ai-gomento cade sull'istante,
se riflettiamo alle parole deli' E-
vangelista s. Giovanni (T. 14.), che
Io annvmzia fin dal suo nascere
» pieno di grazia e di verità, " e
perciò di scienza e di sapienza. Quel-
le parole quindi risguardano la so-
la esteriore apparenza. Lo stesso no-
me di Agnoiti ebbero alcvmi ereti-
ci del secolo IV, discepoli di Teo-
frone di Cappadocia, che si oppo-
neva alla scienza di Dio sul passato,
AGN 127
jìresente e futuro. Discacciato que-
sti dalla comunione degli ennoniia-
iii, si fece capo di una setta, cui
chiamò Eunomisfroniani. Secondo
Socrate, Sozomcuo e Niccfcro alte-
rarono essi la formula evangelica
del battesimo, amministrandolo solo
in nome della morte di G. C.
AGNUS DEI DI CERA benedet-
ti. Varie sono le opinioni intor-
no alla origine degli agnelli fatti
di cera, benedetti con alcune cere-
monie dal Sommo Pontefice nel sa-
bato santo, e da lui nell' ottava di
Pasqua distribuiti in dono. Alcuni
la fanno rimontare al secolo IV sot-
to Costantino il grande, cioè solfo
i Pontefici s. Melchiade e s. Silve-
stro; altri, con più probabilità, al
secolo V in cui dicesi che il Som-
mo Pontefice Zosimo, Greco, di (Ce-
sarea, eletto ai 19 agosto del 4'7>
concedendo alle parrocchie la fa-
coltà di usare il Cereo Pasquale
(ciò eh' era permesso prinìa soltanto
alle maggiori basiliche), abbia pur
dato origine a quegli Agnus Dei, o
agnelli benedetti di varie forme, cioè
quadri, a stella, rotondi, ovali, ed
anche a forma d' agnelli, coli' im-
]iressio)Te dell'immagine del precur-
sore Giovanni Battista, coli' agnello
e la bandiera, in vino alle parole :
/fgnus Dei qui tollis peccata mun-
di. Ma il vero si è, dice il Pagi,
che l'uso di benedirli e distribuir-
li monta alle primizie della Chie-
sa nascente, e solca farsi nel sa-
bato santo, perocché in quel dì
spezzandosi il cei'co pasquale dell'an-
no iniìanzi, simbolo del risorto Reden-
tore, Divino agnello, se ne dispensa-
vano alcune particelle al popolo
per fame profumazioni nelle loro
case e campagne, affine di scacciar-
ne i demonii e preservarle dalle
tempeste. A Roma l'arcidiacono
128 AGN
benediceva ca'ta quantità cU cera
umettata d' olio e vi scolpiva l' im-
pronta della figiu-a di un agnello
per distribuirla al popolo. 11 Sir-
mondo (t. I, pag. io43) ed il Ba-
ronio (agli anni 58 e Bg?.) avvisano
che la bencdi'/ione degli Agnus Dei
facevasi a Roma nel sabato santo,
e poi si distribuivano alla messa
nella Domenica in Albis dopo la
comunione. Durò sino al IX secolo
tale funzione , che in progresso di
tempo variò, siccome diremo, co-
munque il Berti voglia che invece
di aver avuta la fine, abbiano gli a-
gnelli avuta r origine in quel secolo.
Veggasi il Suarez sopra cpiesto ar-
gomento, e il Bonardo : Discorso in-
torno alla origine degli Agnus Dei,
Roma 1586, iSgi, i624;Ba!dassari:
Degli Agnus Dei Pontificii, Venezia
1 7 1 4" 1 6; Paolo Fatica Reggiano :
Origine ed antichità degli Agnus
Dei, Reggio 1664.
Intorno all' uso antico degli A-
gnus Dei scrissero pel secolo IX
Amalario Fortunato (de Eccl. Offìc.
lib. T, cap. XVIII), appresso Ittoi'-
pio(Z>e Cathol. Eccl. div. qff.);Unv-
tene (De antiq. Ecclesia: ri ti bus , to-
mo III); pel secolo X il citato It-
torpio, pag. 52 ; pel secolo XII Be-
nedetto canonico di s. Pietro nel-
l'Ordine Romano XT, appresso ]Ma-
billon (lìiffsei ital. tomo II), e Pie-
tro ìMalIio pure canonico di s. Pie-
tro neir Ordine Romano XII, die-
tro il citato Mabillon pag. iGH-
289. ; pel secolo XIII, Durando [Ra-
tional. Divin. Off. lib. VI, cap. 79);
pel secolo XIV il Cardinal Gaeta-
ni , ncir Ordine Romano XIV, ap-
presso Mabillon al luogo citato, p.
375, e Amelio [De Ccerem. S. R. E.),
appresso il predetto ]Mabillon pag.
408, 5o8 ; pel secolo XV il codi-
ce \ aticano, numero .\j^'^>, apprcs-
AG\
so il P. Gattico (Ada selecla cccre-
monialia, p. i57 ); pel secolo XV I^
Paris de Grassis iiell' O/vZ/ne Ro-
mano, appresso Marlene [De antiq.
Eccles. rit. tomo TU) e Agostino Pa-
trizi nel lihro Sacrar. Ccerem. lib.
II, cap. VI.
Oltre gli accennati autori scris-
sero di questo argomento Agostino
Cardinal Valerio ( De henedictionc
Agnoruni Dei ) , opuscolo che con
note eruditissime fu da monsignor
Stefano Borgia pubblicato con que-
sto titolo : Augustìni Cardinalis
Kalerii opusculum de henedictione
Agnorum Dei illustratum Roma;
1775. Tfp. de Propaganda fide.
Onofrio Panvinio ; Giuseppe Maria
Suarez [De Baptism. Pascli, et ori-
gine ac ritti consecrandi Agnos Dei,
liher ex Onuphrii Panvinii Vero-
nensis commcntariis cuni corolla-
rio I. 31. Suaresii et Augustini
f alerii de henedictione Agnorum
Dei. Romac 16)6); Stefano Nicco-
lini [Delle virtìi degli Agnus Dei) ;
Giovanni Molano [Oratio de Agnis
Dei) ; Andrea Fusio [Poema de Agno
Dei); Bonardo [Discorso intorno
l' antichità, origine e modo di fare,
benedire, battezzare e distribuire i
sacri Agnus Dei. Roma 1 586 , e
Roma, Accolti i5oi); Teofilo Ray-
naud ( Agnus cereus Pontificis hene-
dictione consccratus) nel toni. XII
d(^]lc sue opere, e Antonio Baldas-
sari ( 1 Pontificii Agnus Dei dilu-
cidati, Roma 1701). Ne hanno trat-
tato ancora, ma di passaggio, Gio.
Battista Casali [De veteribus sacris
Chris li a no rum ritihus, Rom.T 1 64?) »
Cesare Rusponi ( De Basilica et pa-
triarchio Latcranensi, Romre 1 ()<>7) ;
JacoboGretsero [De Benedictionilms);
Francesco Pagi ( Brci'iariuni R.R.
P.P. Ioni, l in vita s. Zosinii , Lu-
ca? i7':^9); e r immorlale Pontefice
AGrxN
ì^enedetto XIV {De servoriim Dei
heatifìcadone et canon. Saiict. toni.
IV, pag-i, cap. \ . Pars li, cap. XXI).
Per riguardo all'origiue degli yJgniis
Dei , veggasi Journal des Savans
t. XXXI e Les Memoires de Tre-
voiix an. 1722. Per rispetto alle
loro virtù, V. Act. erudii. Lipsia;
Suppleni. t. IV.
La cura d'imprimere le immagi-
ni degli y4gnus Dei apparteneva un
tempo al sagrista pontificio: ma
Clemente Vili, Aldobrandini, fio-
rentino, diede questa privativa ai
monaci cistcrciensi della congrega-
zione Fiilliense in Roma, residente
nella chiesa di santa Pudeiiziana,
privativa confermata loro dalfimme-
diato successore Leone XI, Medici,
eletto nel i6o5, e poi da Paolo V,
Borghesi , romano, ai 28 marzo 1608,
colf autorità della sua costituzione
XC\1I, che si riporta nel tomo V,
parte III del Bollario Romano.
In questi Agnus Dei non si vi-
de per molto tempo impressa al-
tra immagine fuorché f agnello
colla croce; ma negli ultimi secoli
si cominciò a stampare in essi
l'effigie della Beata Vergine, de-
gli Apostoli cogli altri santi o beati
a cui ciaschedun Pontefice avea par-
ticolare divozione, come attesta Bene-
detto XIV [De seri'oruni Dei beatifi-
cat. eie, parte XI, capo XXI) il cpiale
fece imprimervi la immagine della
b. Imilda sua parente. Clemente XI,
oltre a' santi della Chiesa latina,
vi fece effigiare i santi più insigni
della greca, ciò che pur fece il Pon-
tefice Pio VI, il quale per dimo-
strare il suo amore verso gli orien-
tali, oltre lo stemma Pontificio, n
aggiunse le iscrizioni in carattere
gl'eco, colf anno del Pontificato in
cui li avea benedetti.
Quanto al mistico significato de-
AGN
129
gli Agnus Dei, f erudito nions. Ste-
fano Borgia, poi Cardinale, in un suo
commentario ce ne dà alcune spie-
gazioni, che noi riportiamo.
Questi Agnus Dei, dice il Bor-
gia , sono di cera vergine , e si
vogliono di tal materia per dino-
tare l'umana natura di Cristo, as-
sunta nel purissimo ventre di Ma-
ria Santissima senza alcuna mac-
chia di colpa. Hanno la figura im-
pressa di un agnello, come simbolo
di quell'Agnello immacolato, che per
la salute del genere vunano si sa-
grifìcò sulla croce, e s' immergono
nell' acqua benedetta, essendo que-
sto un elemento, del quale servissi
Dio nell' antica e nuova legge per
operare molti prodigi. Vi si mesco-
la il balsamo per significare il buon
odore di Cristo, di cui i redenti
debbono spargere sé stessi. Il cri-
sma, che vi s' infonde , adombra la
carità. Tutto questo è pur definito
nella formula della benedizione de-
gli Agnus Dei, impressa per ordi-
ne di Benedetto decimoquai'to nel
1752,
La benedizione degli Agnus Dei
si fa da ciascun Papa nel primo
anno del suo Pontificato, e special-
mente nel mercordl , giovedì e ve-
nerdì della settimana di Pasqua ,
ripetendone poi la ceremonia ad o-
gni settennio. La medesima ha luo-
go altresì in ogni Giubileo dell' an-
no santo. In tale occasione si di-
stribuiscono gli Agnus Dei ai pelle-
grini che concoiTono a Roma.
Asceso al soglio Pontificio nel
i83i Gregorio XVI, fece nell'anno
appresso nel monistero dei cistcr-
ciensi, come nel 1823 avea prati-
cato Leone XII, una privata bene-
dizione degli Agnus Dei, colf assi-
stenza di quei monaci, che ne sono
i fabbricatori , e della sua Camera
'7
i3o AGN
secreta. Ma passato il settennio, Gre-
gorio XVI volle celeljrarne la fun-
zione solennemente, colle solite cere-
monie e riti.
Quanto è al rito della ridetta
benedizione, siccome è cp.iel mede-
simo che usavasi anticamente, né
dopo il secolo XVI fu soggetto a
notabili variazioni ; cosi per averne
un' idea basti riferire le ceremo-
iiie praticate nella benedizione fat-
ta dal regnante Sommo Pontefice.
Nel giorno a ciò destinato la San-
tità sua si portò nella sala Clemen-
tina nella sua residenza del Vaticano,
ove si tiene il Concistoro pubblico, e
vestita con sottana, fascia, rocchetto,
stola e mozzetta, fece orazione avanti
l'altare in essa eretto; e deposta la
stola e la mozzetta, ricevette l' acqua
dalle mani del maggiordomo , e l'a-
sciugamani dal maestro di Camera.
Indi preso 1' amitto , il camice , il
cingolo , la stola bianca e la mitra,
ascese al trono , ed assistito dai Car-
dinali Diaconi Rivarola e de Simo-
ne, si levò la mitra. Detto il Dorni-
ìius vohiscuin, recitò 1' Oremus Pater
Omnipotens, benedì l' acqua , e in-
flise in forma di croce il balsamo
ed il crisma. Poscia discesa dal so-
glio, prese di quest'acqua benedet-
ta , e con cucchiaio d' argento ne
la divise in alcune conche prepara-
te per i quattro Cardinali, che do-
vevano far nel medesimo tempo
egual funzione. Risah ii Papa in
Irono, e rivolto verso gli A^nus
Dei, disse : Doniinus vobiscum, Ore-
mus Deus omnium, — Domine Je-
su Christe , — O alme spirilus, ed
incensò gli Agnus Dei, picndendo
indi la mitra. Io zinale e la Lava-
rola. I camerieri segreti portarono
nella conca, posta avanti al l^apa,
gli Agnus Dei, che coli' aiuto de'
due Curdiuali diaconi vennero in-
AGi\
fusi neir acqua benedetta , e dipoi
di mano in mano estratti con cuc-
chiai di argento , e portati dagli
stessi camerieri segreti e di onore
in tavole appositamente preparate
e coperte di candide tovaglie, affin-
chè si asciugassero. Mentre il Sommo
Pontefice coi Cardinali diaconi poneva
nella conca gli Agnus Dei; dagli
altri quattro Cardinali, cioè Pacca,
Decano del sagro Collegio , Galeffi
sotto Decano , vescovi suburbicari ,
Fesch primo prete e Fransoni del
medesimo ordine presbiterale, veniva
eseguito altrettanto in altre due
conche. Frattanto i cantori Palatini
cantarono l' inno Ad regias Agni
dapes, ed Exaudiat nos omnipotens
et niisericors Dominus al termine.
Compiuta la funzione , il Pontefice
disse il Dominus vobiscum , \' Ore-
mus e compartì 1' Apostolica bene-
dizione. Portatosi all' altare, si spo-
gliò dei paramenti ; indi dopo bre-
ve orazione si ritirò nelle sue ca-
mere. Il sagro Collegio, buon nume-
ro di prelati e distinti foi'estieri as-
sisterono alla veneranda funzione .
Alla mattina del sabbato in ai-
bis nella cappella Sistina , dopo il
canto dell' Agnus Dei, e dopo la
comunione della Messa cantata dal
Cardinal Patrizi , i Cardinali as-
sunsero i paramenti sagri di color
bianco del rispettivo ordine, il che
pure fecero gli arcivescovi, i vescovi,
gli abbati mitrati ed i penitenzieri
vaticani : indi monsignor Silvestri u-
ditore di rota, parato di tonicella, co-
me suddiacono A[)ostolico, preceduto
dalla Pontificia Croce e dai cerofera-
rii, si portò alla cappella Paolina a
prendere gli Agnus Dei benedetti, e
ritornalo alla Sistina cantò per tre
volte : Pater Sanate, isti sunt Agni
novelli, fuii animnciave rulli vobis
Alkluja : modo vencrunt ad fon-
AGN
tcsj repled sunt caricale j Àlleluja .
Dopo la suddetta formula si recò
al trono sostenendo il bacile. Il
Sommo Pontefice incominciò a di-
stribuire gli Agnus Dei beneiletti,
ed uniti in pacchetti , coperti di
bambagia bianca, e legati con fettuc-
cia paonazza. Dopo aver l'icevuto
dai (Cardinali il bacio della mano, del
ginocchio e degli stessi Agnus Dei,
ne pose loro nella mitra. I patriar-
chi, gli arcivescovi e vescovi bacia-
rono il ginocchio e gli Agnus Dei,
posti egualmente nella mitra, in cui
pure r ebbero gli abbati mitrati,
dopo il bacio di quelli e del piede :
indi i penitenzieri di s. Pietro , con
pianete bianche, facendo altrettanto,
li riceverono nelle berrette. Final-
mente tutti quelli che hanno luogo
in cappella, ed i nobili forestieri, con
quella gradazione che si pratica nel
ricevere le candele, le ceneri e le
palme , baciando il piede al Papa
e gli Agnus Dei, li i-icevettero an-
ch' essi dal Pontefice. V. Cappella
PONTIFICIA del sabato in albis.
Special cura visarono sempre i
Papi riguardo agli Agnus Dei. Ab-
biamo che Nicolò V, Pontefice nel-
l'anno I 447j con Bolla dei 7 dicembre
i4^5 impose pene gi'avissime contro
Giovanni Urioch, e Dionisio de Mo-
linis, che fingevano bolle d' indulgen-
ze, e le immagini degli Agnus Dei.
Paolo II, in virtù della Bolla: Immo-
derala, de' 21 marzo 1470, impose
gravi pene a coloro, che formasse-
ro e vendessero Agnus Dei di cera
benedetti. Gregorio XIII con sua
costituzione dei 24 maggio 1572, e
con altra de' 25 maggio, Omni, pres-
so il tom. IV del Bollano , come
riporta il Baldassari, Pontif. Agnus
Dei dilucid., proibì sotto pena di
'«comunica, che ninno ardisse di di-
pingere, miniare, coprir d'oro e di
AGxN i3t
qualsivoglia altro colore, o di ven-
dere gli Agnus Dei benedetti. Tale
péha fu confermata da Clemente
XI nel 1 7 1 6.
Gli Agnus Dei in qualche cir-
costanza vengono regalati dai Ponte-
fici ai principi stessi. Abbiamo tra
gU altri il latto di Papa Urbano
V, che inviando a Giovanni Paleo-
logo, imperatore di Oriente, amba-
sciatori onde ridurlo all'unione colla
Chiesa Cattolica, gli mandò in dono
tre Agnus Dei, unendovi i seguenti
versi, composti da Andrea Frari, e-
sprimenti le virtù degli Agnus Dei.
Balsamus et munda cera rum Chri-
sniatis unda
Conjìciunt Agnum, quod munus do
libi magnum.
Fonte velut natum per myslica san-
clificatiun,
Fulgura desursum depellit, et omne
inalignum
Peccatum frangi l, ceu Christi san-
guis, et angli.
Prccgnans servalur, simul et partus
liberatur.
Munera fert dignis, virlulem deslruit
ignis.
Portalus munde de fluclibus eripit
undce.
Le stesse ammirabili virtù furo-
no già espi'esse in cpiesti altri versi.
Pellitur hoc signo tentalio dcemonis
atri,
Et pietas animo surgit, abilffue
tepor.
Hoc aconita fugai, subilceque peri-
cula mortis.
Hoc et ab insidiis virulice, tutus
eris.
Fulmina ne feriant,ne sceva tonitrua
Iccdant,
Ne mala tempestas obruat, istmi
habe.
Undarum discrimen idem propulsai,
et ignis.
32
AGN
Ullaquc ne noceat vis inimica
valet.
Hocfacilem partimi tribuentej puer-
pera fcetiim
Incohimem, mundo proferel atque
Deo.
Unde, rogas, uni tani magna polen-
ta signo?
Ex Agni meritis, haud aliunde
Jluit.
Anche il Pontefice Sisto V, Peret-
ti, nel i586 inviò alcuni Agnus Dei
a Pasquale Cicogna doge di Vene-
zia, accompagnandoli con un Breve
dove ne fa testimonianza di tutte le
indicate loro virtù. Le prove di que-
ste si potranno raccorre dal libro in-
titolato : Miracoli operati dall'onni-
potenza divina per mezzo degli A-
gnus Dei Papali, benedetti dalla
S. 31. d' Innocenzo XI, raccolti dal
dottore Girolamo Bertondelli , Fo-
ligno 1691 ; come ancora dalla vita
di s. Pio V, scritta da Giannantonio
Gabuzi libro VI, cap. I. E qui da
notare che, sebbene nelle diverse
vite del venerando Urbano V, rac-
colte dal Muratori ( Scriptorwn re-
rum Italicarurn, tom. IIIj parte II),
non si faccia menzione del dono
degli Agnus Dei da quel Papa man-
dati all'imperator dell'Oriente, che
abiurato lo scisma l'iuni la chiesa
greca alla latina, ne fanno tuttavia
memoria il libro, Cxremoniale Ro-
mance Ecclesice, lib. I, pag. 65 ed
il Codice Vaticano N." 47^^ ^P"
presso il mentovato P. Gattico Acta
C(rrenio?iialia selecta, p. 1 58, pub-
blicato in Roma nel lySS.
AGNUS DEI. Versetto, che il
sacerdote ripete per tre volte nella
messa prima di recitare le orazioni
avanti la comunione. Il Pontefice
s. Sergio I di Antiochia, fu quegli
qhe ordinò nel 697 circa, che spez-
zata la sagra Ostia , e postane nel
AGN
calice una particella, si cantassero |l
nella messa per tre volte le parole ' ■
di s. Giovanni Battista Agnus Dei,
qui tollis peccata mundi, aggiu-
gnendo iniserere nohis. Questo si
conferma coli' autorità di s. Bona-
ventura (De exposit. Missce cap. 4)>
che dice: Sequitur Agnus Dei, quod
Sergius Papa instituit. Allorché il
sacerdote ripete quel versetto, tenen-
do la mano sinistra poggiata sul corpo-
rale, con la destra si percuote altret-
tante volte il petto, per indicare la
compunzione del suo cuore. Vegga-
si Anastasio bibliotecario (F'ito Scr-
gii I) ; Valfredo Strabone {De rebus
Eccl. caT^. XX.\l , in Biblioth. Pon-
tificuni tom. XV) e Bona citato (li-
bro II, capo XVI). Dopo il X se-
colo, attese le grandi avversità, che
soprastavano alla Chiesa, come dice
Papa Innocenzo III (De Mysterio
Missx, lib. VI, cap. VI), fu ordi-
nato, che in luogo del terzo mise-
rere nobis, si dicesse dona nobis
pacem , cioè Agnello di Dio, che
togli i peccati del mondo, dona a
noi la pace. Però la basilica pa-
triarcale Lateranense, salvo i giorni
in cui assiste il Sommo Pontefice,
restò col rito ordinato da Sergio I,
né aggiunse il dona nobis pacem,
perchè essa rappresenta la Chiesa
celeste, ove la pace è perfetta e
perpetua. Nella messa pei defunti
all' Ap,nus Dei qui tollis peccata
mundi il sacerdote non si percuo-
te il petto, né dice iniserere nobis,
ma invece aggiugnc nelle due piime
volte dona eis requiem, e nella ter-
za dona eis requiem sempiternam ,
per indicare che il sacerdote più si
ricorda dei defunti che di sé stesso.
Questa è la interpretazione di Ugone
di s. Vittore, De Missa lib. HI, e. 87.
Nel venerdì Santo nella messa dei
Presantificati non si dice 1' Agnus
AGO
Dei, perchè non si dà la pace, e
si omette pure nel sabbato santo
per alluclere al silenzio delle donne
(juando andarono cogli aromi al
fcepolcro di Gesù Cristo . Veggasi
.lo. Yeimanni Dissertatio de Agnus
Dei peccata mundi tallente . Altdorph
i66i et Jo. Philip. Heinii, Disser-
tatio de Agno Christi iinagine. Ha-
lae Magd. 1729.
AGOARDO (s.), con\ertito alla
fede in unione a s. Agliberto dalle
predicazioni dei beati Eoaldo ed
Aitino, fu con lui pure messo a
morte perchè aveva atterrato un
tempio sacro alla idolatiia. Dicono
i:he ciò avvenisse intorno 1' anno
4oo. Son nominati ambedue nei
martirulogi al d\ 24 di giugno, ma
la loro festa non si celebra che a' 25
dello stesso mese a Creteil e in
tutta la diocesi di Parigi.
AGOBARDO, arcivescovo di Lio-
nej nacque nella Gallia Belgica nel-
la diocesi di Trevers verso la fine
dell' Vili secolo. Consecrato arcive-
scovo di Lione , in appresso , per
aver preso parte nella ribellione dei
figli di Luigi il Buono , venne de-
posto nel concilio di Thionville ; ma
poscia, riaccpiistata la grazia di Luigi
pel suo pentimento, fu rimesso nella
sede e mori in Saintonge nell' 840.
A Papirio Masson siamo debitori
delle opere che ci rimangono di que-
sto prelato. Scrisse egli contro il
nestoriano Felice d' Urgel, contro gli
ebrei, che comperavano gli schiavi cri-
stiani, contro l'opinione del popolo,
che attribuiva a' fattucchieri le tem-
peste, i tuoni, le grandini ed altro.
Abbiamo ancora degli scritti contro
il duello, un trattato sulle pitture
ed immagini, un libro sulle dispen-
sazioni dei beni ecclesiastici, un di-
scorso sulla fede, il Confronto del
governo ecclesiastico e politico , un
AGO i33
trattato del sacerdozio , l' apologia
pei figli di Luigi // Buono , un li-
bro sulla Salmodia , ed un altro
contro i quattro libri di Amalario.
A Lione ed a Saintonge Agobar-
do è venerato siccome santo.
AGONIA , voce greca derivante
da agon ( combattimento ) , e signi-
fica gli ultimi istanti della vita in
cui si lotta con la morte. Per tal
nome s' intendono anche le pre-
ghiere, che la Chiesa accostuma
di fare sia pubblicamente che pri-
vatamente al letto del moribondo.
Alcuni critici della religione catto-
lica non hanno mancato di calun-
niare ancor questa piissima pratica,
nominandola crudeltà perchè fa pre-
sente all' uomo il suo vicinissimo
fine. Sarebbe cosa umiliante il con-
futare una tal riflessione, la quale
ben dimostra lo spavento, che han-
no costoro di quel terribile istante.
Il giusto che muore , confida nel
suo Dio, ed aspetta da Lui un eter-
no riposo. Le preghiere, che sente
recitarsi intorno al letto , sono per
lui di consolazione e conforto. Guar-
da la vita mortale qual triste mi-
scria, ed esulta vedendosi al termi-
ne. La virtù parla al suo cuore ,
lo accende, lo anima, lo rapisce
tutto in quel Bene che anelante
sospira per bearsi eternamente di
Lui. Si presenti il filosofo a que-
sta commovente scena , ed avrà
la risposta alle sue obbiezioni.
AGONICLITI. Eretici. Questa pa-
rola greca è formata dall' a privati-
va, da gony (ginocchio), e dal verbo
clino (piegare, incurvare). E un no-
me dato ad alcuni eretici del se-
colo Vili , che avevano per massi-
ma di non pregar mai ginocchioni,
ma sempre prostrati.
AGONISTICI. Eretici, appellati
cosi dai donatisti, che li spedivano
i34 AGO
per le città e campagne, onde ispar-
gcre la loro dottrina. Erano chiama-
ti anche Circiiitori , CirconcelUoni,
Calropid , Coropid , e con altri
nomi. Inaudite sono le barbarie di
costoro, e le violenze usate a dan-
no dei cattolici. Il braccio secolare
dovè usar la forza, onde non met-
tessero a rivolta intere popolazioni.
AGOxMZZANTI. Arciconfraterni-
ta. V^. Arcicoivfraternite.
AGOSTINI Stefano , Cardi-
nale. Stefano Agostini da Forlì
nacque nel i6i3. Studiò in Bolo-
gna, e chiamato in Roma, per ope-
ra del Card. Paolucci suo zio fu
destinato Uditore generale della le-
gazione di Bologna. Restituitosi a
Roma, da Alessandro VII fu fatto
cameriere segreto, elemosiniere e
canonico di s. Pietro. Clemente IX
lo creò vescovo di Eraclea e se-
gretario dei memoriali. Innocenzo
XI lo promosse all' onore di suo
Datario elevandolo poscia nel 1 68 r ,
il di primo settembre, al Cardinala-
to col titolo presbiterale di s. Gio-
vanni a Porla latina. Diciotto mesi
dopo l'Agostini morì, ed ebbe la
tomba in s. Maria della A alliccila ,
con una prolissa onorevole iscrizione.
AGOSTINIANE Antiche, cioè le
prime vergini raccolte nel rpiarto seco-
lo dal santo dottore Agostino. Egli
che instituiva in Tagastc ima so-
cietà di solitari ( V. Agostino ),
raccoglieva eziandio in un ospizio
d' Ippona, sotto la direzione di Per-
petua sua sorella, un certo nume-
ro di vergini, che si consecravano
a Dio, traducendo la vita nel silenzio
e nel ritiramento. Abbiamo una let-
tera del medesimo santo scritta alla
sorella nel ^i"^, dove inchiude la
regola, che doveasi da quelle mona-
che seguire. Vi è chi pretende, vo-
lendo riconoscere in esse il ceppo
AGO
delle religiose Agostiniane degli ulti-
mi secoli, essere stato nero il loro ve-
stito, con candido rocchetto, ed un
panno tutto fregiato di croci rosse,
che a guisa di manto pendeva lo-
ro dal capo. Il santo nel paragrafo
VI delle sue regole non autentica
minimamente la loro opinione. Ec-
cone le parole: «-Il vostro abito
» sia ordinario, né vi studiate di
» piacere o comparire per le vesti,
" ma per i costumi. Le coperture
» del capo non sieno si sottili, che
" possano trasparire le reticelle : non
" vogliate avere i capelli in parte
" alcuna scoperti, afline che non
" rimangano per negligenza visibili,
>' o pure composti con arte ».
AGOSTINIANE Eremitane. Ordi-
ne di religiose, che prendono il nome
dal magno dottore della Cliiesa s. A-
gostino. Le vergini unite in comunità
da quel Santo e da' suoi discepoli,
costrette a spatriare nella persecu-
zione vandalicaj è probabile si sieno
rifugiate in Europa , dove oppresse
dalle vicende dei tempi non si videro
tornate in fiore prima che Alessandro
Papa IV, nel i256, provAcdendo a
riunire in un solo corpo le disper-
se congregazioni degli Agostiniani,
non assoggettasse pure esse vergini ad
viniforme disciplina. Allora acquista-
rono queste monache il nome di A-
gosliniane eremitahe, e in Ispagna
e in Italia, in Francia e nella Ger-
mania poterono avere, ed ebbero di
molti conventi. Di qua venne che si
distinguessero in varie classi.
Molti dispareri insorsero in ri-
guardo al loro abito, ma comunque
sia, esso consta generalmente di una
veste nera con velo di color simile
sovra il capo, cui ne sottopongono
un altro bianco. In alcuni inonistcri
però usavano veste bianca e sca-
polare nero.
AGO
AGOSTINIANE Scalze . Mo-
nache stabilite nella Spagna per
cura della madre Maria di Gesù,
ovvero di Cararriibias monaca di
s. Orsola in Toledo. La piissima
i-eligiosa a promuovei'e la fonda/io-
ne delle Agostiniane Scalze, scrisse
al re Filippo II, che rimise l' af-
fare al p. Pietro de Roxas e al p.
Lodovico di Leone provinciali del-
la Castiglia. Nel capitolo di Tole-
do, essendo generale di tutto l'Or-
dine Gregorio Llporense, venne de-
terminata la istituzione del nuovo
Ordine; qtiindi l'anno i58c) fu sta-
bilito in IMadrid il primo moni-
stero delle Agostiniane Scalze^ in
cui Prudenza del Grillo nobile ma-
trona, con buon numero di altre
donne attirate dal suo esempio, fu
la prima a professare sotto la di-
rezione dei pp. Scalzi di santo A-
gostino. Quest' Ordine crebbe nel-
la Spagna e si stabili anche nel
Portogallo. Nel i663 Luisa moglie
di Giovanni IV re di Portogallo
fondò presso Lisbona un monistei'o
di Agostiniane Scalze. Queste u-
sano pei giorni feriali tonaca e
scapolare bianco grosso, e pei fe-
stivi nero . Vestono altresì lungo
mantello nero talai'e. Sopra il ca-
po tengono un panno di lino bian-
co, che pende loro sino agli occhi.
Sopra di questo un altro panno,
che si stende quasi sei palmi die-
timo le spalle. Oltre i tre voti co-
muni, emettono quello di non ve-
nire a colloquio cogli esterni, ezian-
dio se parenti.
AGOSTINIANE delle vergi-
TTi. Religiose dell' Ordine di s. Ago-
stino, e ch'ebbero monistero inVene-
«ia dove furono istituite da Alessan-
di'O III mentr'egli era quivi rifuggito,
nel 1177. ludossavano abito bianco
e sovrapponeansi al capo vm velo
AGO
i3^
nero. Giulia figlia di Fedei-ico Bar-
barossa ne fu la prima abbadcssa.
11 doge Sebastiano Ziani dotò muA
monistero, e ne fu instituito iuspa-
liono : diritto eh' ebbero anche i
suoi successori.
Quando trattavasi di eleggere la
abbadessa in questo monistero, il
doge ci entrava dopo la benedizi<jne
della medesima; egli le metteva in
dito due anelli in uno dei quali era
coniata l' immagine di s. Marco.
Un ordine si benefico attraverso
la procella dei tempi, onde venne-
ro tanti danni alle corporazioni re-
ligiose, si è conservato negli stati
uniti dell' America. Quivi esse reli-
giose instruiscono la povera gioven-
tìi, soccorrono gì' infelici, curano gli
infermi. L' aspetto di tanti vantaggi
prodotti da un motivo soprannatu-
rale pili presto che dalle vili ricom-
pense terrene, pare che animi altri
luoghi a seguire 1' esempio di così lo-
devole istituzione. Non è molto tem-
po che le Agostiniane furono rista-
bilite in varii luoghi d' Italia; ed a
Parigi nel 1817 lifioiirono sotto il
nome di Congiegalion de notre
Dame.
AGOSTINIANE Convertite o
Penitenti. Monache introdotte in
Roma da Papa Leone X, il quale
iieir anno i Sao ne istituì il moni-
stero presso s. Silvestro in Capite,
dov^ era un'antica chiesa parocchia-
le dedicata a s. Lucia dal Pontefi-
ce Onorio I (626). Furono inslitui-
te secondo la regola di s. Agostino,
poste sotto la protezione di s. Ma-
ria IMaddalena penitente, e assogget-
tate alla direzione della Confrateniita
di Carità, dando loro il medesimo
Pontefice Leone la detta chiesa, e as-
segnando tutti i beni delle meretri-
ci di Roma che morissero ah inte-
stato. Appresso venne riedificata la
i36 AGO
chiesa ed intitolata a s. Maria Mad-
dalena. Clemente Vili assegnò loro
cinquanta scudi al mese, ampliando
eziandio la concessione di Leone X.
Essendo stato nel 1617 il moniste-
ro distrutto da un incendio, a me-
rito della generosità di Paolo \ e
del Cardinale l^ietro Aldobrandini
lisorse. Rinnovatasi però tale sven-
tura nel declinare del secolo XVIII,
e giunta la invasione francese , tu
il monistero destinato ad altro uso,
ed ora non ne esiste neppm-e la
chiesa.
Anche il Pontefice Pio IV, di con-
certo col santo Cardinal Borromeo,
suo nipote, eresse nel i55c) un mo-
nistero per le donne di mal affare.
Questo fu aperto nel i563 presso
la chiesa di s. Chiara, dandogli dal
suo il nome di Casa Pia. Da que-
sto nel 1628 si trasferirono le mo-
nache a quello delle Convertite al-
la Lungara. Del quale ultimo mo-
nistero ventisette suore di s. Maria
Maddalena acquistando, con indul-
to di Ui'bano Vili, una casa della
famiglia Cesi presso la chiesa di san
Iacopo, riunendola a questa, la ri-
dussero a monistero. E quivi l'ac-
colte le altre che stavano in santa
Chiara, vennero generosamente aiu-
tate dal medesimo Urbano Vili,
e dall' avvocato concistoriale Ippo-
lito ]Merenda. Desse, oltreché alla
regola di s. Agostino della più stret-
ta osservanza , si sottopongono ad
altre particolari costituzioni. Usano
in ai'gomento di penitenza veste e
mantello di color nero, hanno pa-
zienza bianca, si coprono il capo
con velo nero, cui aggiungono un
secondo quando parlano cogli stra-
nieri; coi quali non fu sempre loro
fatto lecito di venire a colloquio.
Il p. Angelo Proust, nel 1789
instituì in Francia le /agostiniane
A Cr O
Penitenti con disciplina severissima
e con la regola del levz ordine di
6. Agostino. Si moltiplicarono queste
di assai, e fmono appellate Monache
di s. Maria Maddalena, ed anco
Sacclieltes.
AGOSTINIANI, seguaci del si-
stema di s. Agostino. Sono questi
gli scolastici cattolici, che hanno di-
sputato e difeso il sistema di s. A-
gostino sulla grazia sufficiente ed
efficace. Si dividono in rigidi, e ri-
lassati o mitigati. Un egual nome si
usm'parono i seguaci di Baio, Gian-
senio, Quesnello ed altri, pretenden-
do che le loro dottrine sieno estrat-
te da s. Agostino, mentre il santo
dottore mai le insegnò, anzi le a-
vrebbe odiate se al suo tempo si
fossero fatte sentire.
AGOSTINIANI. Eretici. Agosti-
niani pure fiu'ono detti certi ereti-
ci, poco nominati, del secolo XVI,
discepoli di un sagranientario di
nome Agostino, che insegnava, nes-
suno conseguire la gloria d«l pa-
radiso, se non dopo l' universale
giudizio. I concili! di Lione e di
Firenze condannarono questo erro-
re nei greci scismatici, i quali fir.sero
di l'inunciarvi quando sottoscrissero
la simulata unione colla Chiesa Cat-
tolica Romana.
AGOSTINIANI, o Eremiti di
s. Agostino, ordine religioso. E gran
controversia fra gli scrittori circa l'ori-
gine di quest' ordine venerabile. 11
maggior numero con\iene essere esso
stato istituito da s. Agostino nell'e-
remo vicino a Tagaste in Africa,
verso l'anno 388 di Cristo. Adu-
nava egli in una casa, presso la
chiesa, alcuni pii solitari! i quali,
condotti dal suo esempio, distribui-
vano ai poveri ogni loro sostanza ,
usavano semplice e dimesso vestito,
raccoghevano fanciulli per istruirli ,
AGO
e catecumeni per disporli al batte-
simo. Diverse chiese imitarono l' isti-
tuzione di (juella società ; ma tre
anni dopo chiamalo Agostino da
Valerio vescovo d Ippona, onde lo
aiutasse nell'esercizio del suo f^rave
ministero , abbandonò i pii solitarii
di Tagaste. Pur guari non istette a
rinnovare una simile istituzione in
Ippona medesima, riunendo in una
casa dei chierici, allineile vivessero
unicamente ali adempimento dei lo-
ro doveri, e cooperassero nel gover-
no della chiesa. Molto s' era au-
mentato il numei'o di essi , e nu-
merosi filiali conventi per tutte le
Provincie dell'Africa si andavano di-
ramando. Però, sopravvenuti i van-
dali, tutto fu distrutto. La posteriore
lacuna rimasta quindi da quel mo-
mento sino alla vera clifiusione de-
gli eremiti Agostiniani, diede luo-
go a grandi dispule nel secolo XV
fra i canonici legolari e gli eremi-
tani di s. Agostino, pretendendo i se-
condi che nei tre anni dal santo dot-
tore passati nel ritiro di Tagaste
con s. Alipio e s. Evodio ed alcuni
altri loro amici, la sua casa fosse
un vero mouistero, ed egli il supe-
riore. I canonici regolari sosteneva-
jio il contrai'io, affermando aver
Agostino dati solamente alcuni pre-
cetti perchè gli eremiti dell'Africa
vivessero in maggior perfezione. La
disputa andò sì innanzi, che il Pon-
tefice Sisto IV, della Rovere, uel
j 47 2 , impose silenzio sotto pena
di scomunica non solo alle due par-
ti, ma anche a coloro che ne aves-
.sei'o voluto scrivere in favore. In-
nocenzo Vili, Cibo , successore di
Sisto IV, nel i4^4 permise colla
viva voce prima ai romiti di s. A-
gostino, e poco tempo dopo a' ca-
nonici regolari, il difendersi se fos-
.sero assaliti. La guerra |>ertanto ri-
VOT.. 1.
AGO ,37
cominciò, pendendo la vittoria ora
dall'uno ora dall'altro lato. Comun-
que sia di tali differenze , egli è
certo che s. Agostino, divenuto ve-
scovo, visse in comunità col suo
clero. Non è certo però se quei chic-
lici facessero i voti di religione. Il
Tomniassini sostenne contro molti
altri l'affermativa, senza ammettere
che il clero regolare d' Ippona sia
il principio della congregazione dei
monaci regolari. I padri Large e
Peiinot hanno portata più alto la
loro pretensione sopra 1' antichità
della loro origine, pretendendo che
derivasse dai tempi apostolici od al-
meno dai primi tempi della Chiesa.
L'ultimo di questi autori fu confutato
dal padre Nicolò Desnos suo con-
fratello, il quale accorda bensì che
prima di s. Agostino avessero s. A-
tanasio e s. Eusebio di Vercelli
obbligato il loro clero a vivei'e in
comunità; ma che il vescovo d' Ip-
pona fu il primo ad introdurre nel
suo ospizio i tre voti di Religione.
Tuttavolta, in conseguenza di quelle
distruzioni vandaliche , niente più
innanzi al secolo X o XI puossi
assegnare la vera regola degli cre-
miti y\gostiniani. Fu circa quel tem-
po adunque che molti eremili, pren-
dendo il nome dal santo dottore,
seguhono la legola da esso proposta
nella sua lettera 109 (211 dell'edi-
zione de' Benedettini ), e che pur
serve di norma ai frati di quest'or-
dine. Intorno al 12 16 Onorio III,
coir autorità della costituzione Rcli-
giosani vitam, presso il tomo III,
parte I del BoUario, approvò l'Or-
dine de' pi'edicatoj-i , istituito da
s. Domenico, canonico regolare, nel
1207, colla regola di s. Agostino, e
con alcmie costituzioni dei premo-
stratensi; e circa la metà del secolo
XIII , dato il Cardinale Riccardo
18
i38 AGO
Annibaldesclii della INIolara da Imio-
C0117.0 IV per primo jnotettore dell
ordine dei romiti di s. Agostino, ven-
j)ero da (|uesto ]\ipa riuniti ad mi
sol corpo , e ad un sol capo lutti
quei religiosi , che senza regola né
abito vivevano nella Toscana. Tre
erano al suo tempo le diverse con-
gregazioni distinte col nome di Ago-
stiniani : la prima detta di s. Ago-
sLino, la seconda del beato Giovan-
ili Buono y e la terza di Brinino,
cioè del monistero situato a Brit-
tino, luogo deserto presso Fano.
Alessandro 1 V, eletto nel 1 2 54 ,
seguitò r orme del suo predecesso-
le Innocenzo IV in vantaggio de-
gli Agostiniani , e per mezzo del
predetto Cardinale Annibaldesclii fe-
ce tenere nel r256 un capitolo ge-
nerale in Firenze, ove si t'ormarono
varie leggi, si stabilì Y abito negro
ai religiosi, e ad una medesima re-
gola si sottoposero le imdici con-
gregazioni di eremiti , che seguiva-
no le discipline del santo dottore ;
e venne nominato per primo prio-
re generale Lanfranco Settalano Mi-
lanese. Divise egli tosto l'ordine
in quattro provincie, Italia, Ger-
mania, Francia e Spagna; e, me-
diante il contenuto della Bolla Li-
cet Ecclesia;, 9 aprile 12 56, Ales-
sandro IV confermò ogni cosa. Ecco
veramente la più certa epoca dell' o-
rigine di quest'ordine. Tuttavia la
congregazione dogli eremiti Ag(jsti-
niani, cliiamati Guglielmiti, perchè
fondati in Malavalle, nella Toscana,
territorio di Siena, dall' eremita Gu-
glielmo di Bourges, gentiluomo fran-
cese, canonizzato da Innocenzo III
nel 1202, non volle accedere all'u-
nione, e proseguì a governarsi sepa-
ratamente. Eranvi ancora fra gli
eremiti di s. Agostino alcuni col ti-
tolo di fratelli minori, i (piali >em-
AGO
pre dispTitavano cogli altri per ra-
gione dell'abito e della calzatura.
Papa Gregorio IX aveva procurato
accomodar tali vertenze, concedendo
per distinzione agli eremiti la co-
colla nera con maniche larghe, cin-
ta da una coreggia con fìbbia di
osso e cappuccio lungo tutto di
saia , ed inoltre un bastone , che
a loro richiesta fu proibito da A-
lessandro IV. IN ascendo però in
progresso di tempo forti dissensioni
in Portogallo tra gli Eremiti di s.
Agostino ed i domenicani sul loro
abito. Clemente Vili, Aldohrandini,
Fiorentino, nel i6o3 ordinò ai do-
menicani la tonaca bianca con cap-
pa nera, ed agli Agostiniani il con-
trario tutto nero, tranne in casa, do-
ve al disotto avrebbero potuto usare
tutto r abito bianco, siccome presen-
temente usano portando il solo nero
fuori di casa.
Dal pontefice Gregorio X , nel
concilio generale XIV celebrato da
questo Papa in Lione nel 1274, sos-
peso venne l'Ordine degli Eremiti
di s. Agostino colla Costituzione
XXII I appresso il Lahhe tomo XI
dei Concila, e nell' Arduino al to-
mo VII; ma dal Pontefice Onorio IV,
Savelli, nel 1285 gli venne tolta la
sospensione ; e nel capitolo generale
tenuto in Firenze nel 1287 esami- i
nate furono ed approvate solenne-
mente le costituzioni dell' Ordine,
mentre tre anni dopo in quello di
llatisbona più fermamente l'urono
ratificate.
IVell'anno iSip il Pontefice Gio-
vanni XXII residente in Avignone,
per r amore che portava a questo
Ortline, a cui era stato ascritto, asse-
gnò ad esso perpetuamente i tre uf-
llzii della corte Pontificia, cioè, sagri-
sta , bibliotecario e confessore di-1
Papa; però gli Agosliniain, favorili
A G O
pur anco tla Eugenio IV, m\ i4Ì'?m
di sonimi privilegi, non ebbero ((uei
tre uffizi che fino al Pontefice Sisto
IV, il quale, nel i^'J'2, li spo-
gliò (li tutti e tic. Riebbero non-
dimeno in seguito da Alessandro
VI, nel 14973 cf^iello di sagrisla del
palazzo apostolico, posto che porta
al presente unita la dignità di ve-
scovo titolare. Nel i585 accadde pe-
rò qualche innovazione intorno agli
Agostiniani. 11 generale loro, che u-
na volta era perpetuo, da Sisto V
Al ridotto a tempo limitato, doven-
dosi eleggere di sei in sei anni. Ciò
conformava Clemente Vili, Aldo-
hrandini, nel 1592, e Paolo V, Bor-
gliesi, nel i6o5; tuttavia nel pon-
tificato di Benedetto XIV, celebran-
dosi nel 174^ i'i Bologna un ca-
pitolo generale, in virtìi della costi-
tuzione pontificia Inter maximas ,
riportata nel tomo I del suo Bolla-
rio, fu conceduto ai romiti di s. A-
gostino la facoltà di eleggere anco-
ra il priore generale perpetuo; che
poi Pio VI, B raschi, nel 1788 la-
sciava ai frati la libertà di fare a
vita, o per determinato tempo.
Una riforma ricevettero gli Ago-
stiiìiani da s. Pio V, tutto inteso
al buon regolamento e decoro de-
gli Ordini religiosi. Primieramente
con una costituzione amplissima ,
Dani ad iiheres, data ai 29 luglio
1 566, esentò le religioni mendicanti
dalla gabella e dall' alloggio della
soldatesca , lìon meno che da qua-
lunque pubblica gravezza ; indi con
un'altra del primo ottobre 1367,
che leggesi lìel tomo IV parte II
del BoUario , mise tra gli Ordini
mendicanti, dopo i domenicani , 1
francescani ed i carmelitani, gli
eremiti di s. Agostino, benché pos-
sedessero beni considerabili : privile-
gio che estese anche sulle monache
AGO 139
Agostiniane, come si ha dalla Bolla
Etsi Mcndicantium , dei i (> agosto
1 5if I , il che fu approvato dal suo suc-
cessore, Gregorio XIII, Buoncompa-
gni, bolognese, nell'anno i58o. Pri-
n)a delle riforme introdotte da Lu-
tero, il quale apparteneva ad esso Or-
dine, contavansi duemila conventi e
trentamila frati Agostiniani. Né que-
sto ninnerò diminuì sì tosto , perchè
nel capitolo tenuto in Roma, nel
1620, davano votocin([uecento depu-
tati dai diversi conventi. PrincipaH ca-
se dell Ordine erano quella di Roma
e quella di Parigi, dove gli Agosti-
niani si erano stabiliti sin dal 1259,
dando anzi il nome ad una contra-
da. Celebre era pure il convento
di Briinu in Moravia. Sul finire del
secolo scorso contavano quarantadue
Provincie, non compresa quella delle
Indie, ed alcune congregazioni.
La rivoluzione francese fu però
fatale, come agli altri, così a quest'Or-
dine religioso. Sparvero dalla Fran-
cia , si diradarono in Germania ed
in Ispagna , e le ultime vicende gli
espulsero dal Portogallo e dalla Spa-
gna stessa. Ora nell'Italia, nellimpc-
ro Austriaco ed altrove conservano
parecchi conventi. Appartengono a-
gli Agostiniani una cattedra di sa-
gra Scrittura nell' luiiversità Roma-
na, ed un posto di consultore nella
Congregazione Cardinalizia dei Futi.
Qucst' Ordine ebbe vm numero
grandissimo di personaggi, che ne ac-
crebbero lo splendoj'e; ed oltre mol-
ti santi e vescovi, vanta Pontefici e
Cardinali.
Tra i santi debbonsi annoverare s.
Tommaso da Villanova, s. Nicola da
Tolentino, san Giovanni da san Fa-
condo, i beati Giovanni Bono man-
tovano, Agostino Termcnse, detto No-
vello, Antonio Turriani, detto dell
Aquila, Antonio della Mandola, An-
i4o AGO
drea di Moiilcrcale, Fili|)po da Pia-
cenza, Gregorio da Celli di Rimini.
Due sono i Pontefici che apparten-
nero a quest'ordine, cioè s. Gelasio I,
creato nell'anno 49^5 ^ Clemente
VII nel i523, che professò la re-
gola di s. Agostino nell' ordine di
Malta o Gerosolimitano. Undici poi
sono i Cardinali dati da quest'Ordine
alla santa Romana Chiesa, cioè nel
1 099 Gallo o sia Gualone fi'ancese.
che fu discepolo d' Ivone di Char-
tres: nel i3i2, Guglielmo di Man-
dagot ed Egidio Colonna romano;
nel 1 3o2, B. Bonaventm-a Badoario,
detto di Peraga, padovano; nel 1 460,
Alessandro Oliva di Sassoferrato; nel
1 5 1 7 , Egidio Canisio di Viterbo ;
nel i555, Girolamo Seripando na-
poletano; nel i56i, Gregorio Petroc-
chini della Maxxa; nel 1695, Enrico
Noris veronese ; nel lySy, Gaspare
Molina ed Oviedo, spaglinolo, ed il
vivente Cardinale Patrizio da Silva,
poi'toghese. Patriarca di Lisbona.
La regola degli Agostiniani romiti
fu adottata da molte congregazioni
religiose, monache, ordini militari,
ospitalieri ed equestri , come si può
vedere a' rispettivi articoli.
Sulla cintura di s. Agostino , e
sulla confraternita intitolata ad un
tal nome , parleremo nell' articolo
Cintura.
AGOSTINIANI Scalzi. Ordine
religioso. Una delle riforme a cui
andò soggetta la congregazione dei
canonici regolari di s. Agostino.
Diminuendosi lo spirito della prima
fondazione, nell'Ordine romitano di
s. Agostino, alcuni religiosi zelando
la regola e l' esatto adempimento
delle prescritte discipline, richiama-
rono i confratelli all'osservanza, ed
altre prescrizioni aggiunsero ancora
più severe, per vincere la rilassa-
tezza introdotta. Principiò (juesla ri-
AGO
forma nel i38j, mentre governava
la Chiesa Urbano VI e precisamen-
te nel convento d' Illiceto nell' I-
talia, onde i seguaci presero il no-
me d' Illiceti. Dietro a quella segui-
rono altre riforme sotto varie de-
nominazioni in Napoli, Roma, Lom-
bardia , Genova , Sicilia , Spagna e
Sassonia ecc. Tra queste v'è quella
degli Scalzi. Variano i sentimenti degli
autori sulla origine di lei. Alcuni giu-
stamente asseriscono aver il Pontefice
Sisto lY, della Rovere, nell'anno 1 474
approvato quell'Ordine instituito da
Battista Poggio, genovese, e poscia ri-
formato da Giovanni Rocco di Pavia
e da Gregorio di Ci-emona, e confer-
mato, nel 1599, da Clemente Vili,
Aldobrandini. Altri invece sosten-
gono esserne stato fondatore prima
Tommaso di Gesti, e poi il p. Lui-
gi di Leon in Castiglia, l'anno 1 5^38,
nel Pontificato di Sisto V, Peretli.
Vedremo però in seguito queste esse-
re state diramazioni, ma non origi-
ni, degli Scalzi, che riuscirono la più
benemerita delle nominate riforme
Agostiniane. Dilatatasi in Italia, in
Sicilia, in Austria , in Boemia , in
Germania ed in Francia, ebbe a
protettori Clemente VIII e Paolo
V, fra i Papi, ed Enrico IV il gran-
de e Luigi XIII suo figlio, fra i re
di Francia. Quest' ultimo, dopo la
presa della Roccella, eresse agli Scal-
zi in Parigi con regia magnificenza
un sontuoso convento intitolato No-
tre Dame des Vicloires. Anche nel-
la capitale dell'impero austriaco, gli
Agostiniani Scalzi occupano il con-
vento e la chiesa di s. Agostino,
dove si celebrano le funzioni della
corte , dove riposano i cuori degli
individui imperiali della casa d' Au-
stria, e dove si ammira il mauso-
leo eretto da Canova per accoglieic
le ceneri dell' arciduchessa Cristina.
A C, O
Il p. Filippo Bonanni della Coiii-
néjgnia (li Gesù, nel Catalogo degli
Ordini religiosi, dico che quattro so-
no le congregazioni di qnest^Ordine,
tutte soggette al generale della reli-
gione ereraitana di s. Agostino, ben-
ché ciascuna sia governata da un
proprio vicario generale. La prima
nacque in Ispagna circa l'anno i533,
nel Pontificato di Clemente VII, dopo
che otto padri Agostiniani, insigni per
virtù e dottrina, risolverono di an-
dare nel regno del Messico, per ivi
apportare la luce del vangelo, on-
de scalzati vestirono un abito di
panno grosso e se lo strinsero ai
lombi come a guisa di cilicio. Cre-
sciuta quindi nel Messico la fami-
glia degli Scalzi si trasferì in Ispa-
gna , ove coir aiuto del re Filippo
II fondò molte case, stabilendovisi
affatto nel i585. A ciò pongano
mente coloro che vorrebbono gli
Scalzi instituiti nel i588. L'anno
poi i594 venne di Spagna a Ro-
ma il p. eremitano di s. Agostino
Andrea Diaz , uomo cospicuo per
santità e zelo religioso, il cpiale per
desiderio di vita più rigorosa, con
indulto di Papa Clemente Vili,
l'anno i5iC)9, istituì lOrdine dei pp.
Agostiniani Scalzi, colla facoltà di
ammettere altri novizii. Paolo V
confermò quella congregazione (che
divenne la seconda dopo 1' altra di
Spagna) con Bolla del 1620, e le
aggiunse molti privilegi ampliali
poscia da Urbano Vili, Barberi-
ni, fiorentino, e da Clemente X.
Le altre due congi*egazioni sono,
r una in Portogallo, 1' altra in Fran-
cia. In quanto alla prima Clemente
X, altieri, romano, nell' anno santo
1675 agli 8 febbraio, mediante le
costituzioni Aliaf! ed Ex injunclo, da
lui stesso emanate, approvò la fon-
dazione di dieci conventi degli ere-
A r, O . 4 .
miti Sotdzi di s. Agostino in Por-
togallo col titolo di Congregazione
della Concezione, governata da un
vicario generale eletto di sei in sei
ainii, e la rese partecipe de' privi-
legi della congregazione degli Scal-
zi di s. Agostino in Italia. In quanto
alla seconda, uguale alle altre nel-
le generali discipline, voleva nel 1707
il re di Francia Luigi XIV che rì-
cevesse alcuni iitiovi regolamenti,
cosa che il Pontefice Clemente W, Al-
bani, dovette con apostolico breve
disapprovare come illegittima, ecci-
tando 2^hittosto quel monarca a
convenire col nunzio Pontificio in-
torno i presi regolamenti.
Tutti gli Agostiniani cremiti Scal-
zi vestono di panno nero, con cin-
ti uà di pelle parimenti nera, usan-
do neir inverno un breve mantello,
e portando i capelli in forma di
corona. La congregazione d' Italia si
distingue dalle altre per la forma
del cappuccio non tondo, ma pira-
midale, essendoché di tal forma co-
minciò ad usarlo il suo istitutore
p. Diaz, come quegli, che tale l'a-
vea veduto in un'antichissima im-
magine di s. Agostino, mostratagli
da monsignor Agostino Fivizano sa-
grista di Clemente VIII. L' ordine
Agostiniano scalzo non ebbe alcun
Cardinale ; novera sì bene arci-
vescovi , vescovi ed altri individui
che si resero chiari per santità di
vita e dottrina. Il Cardinale Serra
nel i5ii introdusse questi rehgiosi
nella sua chiesa titolare di s. Gior-
gio in Velabro : ora però non hanno
in Pvoma che la chiesa di Gesù e
Maria al Corso, sontuosamente or-
nata dalla romana famiglia Bolo-
gnetti, in cui vi sono due altari de-
dicati ai ss. Nicolò da Tolentino e
Tommaso da Villano va, Agostiniani.
La storia di cpest'Ordinc fu scritta,
142 AGO
fi"a gli altri, dal p. Andrea di san
Nicolò e dal p. Cliovanni de Gris-
salva, nella sua Cronaca. V. Ago-
STIAIAXt O EREMITI DI S. AGO-
STINO.
AGOSTINO (s.) Aurelio nac-
que in Tagaste, città della Nusiiidia
in Africa, il giorno i3 novembre
354. Sortì dalla culla un' anima
grande, viva penetrazione, porten-
tosa memoria, equità naturale e som-
mo amore alla verità, alle cpiali
doti accoppiava una soavità di ma-
niere e di portamento, che gli gua-
dagnarono appo tutti fortissimo af-
fetto. Il padre di lui, Patrizio, era
idolatra e d' indole violenta ; la ma-
dre, IVIonica, in opposto, cristiana di
nome e di fatti. Gli esempii e le
dolci e frequenti ammonizioni di
questa santa non valsero a ritrarre
Agostino dalla via dell' errore nella
quale condusse egli la gioventù, età
in cui il padre ne coltivò le ec-
cellenti disposizioni dello ingegno,
facendogli apprendere le scienze. In-
tanto la pia Monica lo istruiva nei
misteri della santissima Religione ,
e Agostino divenne catecumeno .
Mentre frequentava le scuole ili
Tagaste , colto da pericolosa ma-
lattia domandò il battesimo ; se
non che, cessato il pericolo, gliene
fu dilferita l'amministrazione. Risa-
nato e ripigliati gli studi, andò
molto iimanzi in quello ilelle due
lingue greca e latina : applicossi
quindi alla elorpienza, a tutte le fi-
losofiche discipline , nelle quali riu-
scì in breve tempo dotto a me-
raviglia. Secondochè il figlio vantag-
giava nelle scienze, la buona madre
pregava il Signore perchè altre-
sì profittasse nella pietà e nelle
virtìi del cristiano; il Signore peiò non
volle subito csaudiiia, ed inlanto
vide la madre con estremo dolore il
AGO
giovane Agostino insozzato lungamen-
te dagli eiTori de' Manichei , al cui
partito si attenne fin presso al tren-
tesimo anno della età , fino a quel
tempo cioè, nel quale occupò la cat-
tedra di umane lettere a JMilano.
Ebbe la somma ventura che san-
to Ambrogio, arcivescovo di quel-
la città , paternamente lo accolse
e sì soavemente il trattò da cat-
tivarsene il cuore. Cominciò Ago-
stino ad ascoltarne i sermoni col
solo intendimento dapprima di ve-
dere se la eloquenza del santo ve-
scovo rispondeva alla fama che di
lui si era sparsa, ond' egli pesava le
parole piìi presto che le verità e-
nunciate. Ma le persuasive parole
gì' insinuai'ono eziandio le verità
stesse : Agostino conobbe a poco a
poco la insussistenza degli errori
ne' quali era travolto. Diede le spal-
le pertanto alla setta de' Manichei ,
e risolvè di starsene fra' catecume-
ni fino a che la verità gli bale-
nasse più chiaramente. Lesse a que-
sto fine molti libri de' filosofi plato-
nici; ma la lettura che compì l'ope-
ra della sua conversione fu quella
delle epistole di s. Paolo. Ciò av-
venne contando egli trentadue anni,
dopoché l'animo suo era stato on-
deggiante in mille incertezze, da cui
fu tratto da Simpliciano , uomo il-
iuminatissimo nelle vie del Signore.
Ricevette il battesimo dalle ma-
ni dello stesso arcivescovo Ambro-
gio , nel mese di agosto o settem-
bre 386. Volle tosto ritornare in
Africa ; e mentre viaggiava per co-
là, Monica, allora consolala madre,
morì ad Ostia. Adenqìiuti verso lei
i convenevoli ulìlzii pietosi , proseguì
il suo cammino, e giunto in Africa,
si ritirò in campagna con certo nu-
mero di amici, che al par di lui
s'erano consccrati al servizio divino.
AGO
Ivi dimorò egli tre anni all' incirca,
sciolto da ogni affetto a cosa mon-
dana, vivendo solo al suo Signore colla
pratica del digiuno, della pregliiera,
e delle opere di virtii. Occupato in
diurna e notturna meditazione della
<livina legge, facevasene agli altri
maestro ed a voce e in iscritto, e
già pensava di tradurre in questo
ritiramento, ch'ai chiama moniste-
ro, tutta la vita, contenlo di tenere
r ultimo luogo nella casa del Si-
gnore. Se non che Iddio non volle
pili avanti lasciar oziosi i gran do-
ni, de' quali avea riempiuto cpiesto
vaso di elezione e di santità; dispose
adunque eh' ei fosse innalzato al
grado sacerdotale da Valerio vesco-
vo d'Ippona, quantiuique ei noi con-
sentisse sulle prime e con profuse
lagrime dalla sagra ordinazione si
rifuggisse. Fatto sacerdote, sperava
Agostino di poter almeno starsene
tuttavia nella cara solitudine dove
il suo Dio parlavagli al cuore, e lo
inebriava di supernali dolcezze ; nuo-
vo consiglio di Provvidenza però lo
fece chiamare da A'alerio perchè an-
nimciasse ai popoli la parola di vi-
ta. In questo mezzo il santo fondò
ad Ippona un monistero , o società
di persone che viveano in comu-
ne senza posseder nulla di pro-
piio ( /^. Agostiniani); fu presente
ad un concilio generale ivi tenuto
liei 393 , dove eccitato dai vescovi
raccolti a pronunciare un discorso
intorno la fede e il simbolo apo-
stolico, si fé' ammirare grandemen-
te e pel nerbo della eloquenza e
per lo valore delle dimostrazioni.
Laonde la fama di s\ svegliato in-
gegno ovunque spandendosi in bre-
ve , temette il vescovo ^alerio che
forse qualche chiesa ne lo privasse di
quel prezioso tesoro : e a prevenir
tanto danno, il domandò a suo co-
AGO 143
adiutore, e l'ottenne. Agostino vi
ripugnò molto , nò si arrendette se
non pel timore di rcsistei'c alla vo-
lontà di Dio, ]ierocchè e la gran
carità onde \ alcrio csortavalo, e le
caldissime istanze , onde il popolo
lo sipplicava di accettare il vesco-
vato , furono per Agostino altret-
tanti contrassegni della volontà di
Dio. Oltrcdichè, com'egli stesso di-
ce , il Signore lo aveva in molte
maniere stimolato ad assimierc il
carico pastorale. La ordinazione di
lui, scrive s. Paolino, fu argomento
di piena letizia per tutta la Chiesa,
e pei popoli effusione di ampie mi-
sericordie. Sentiva il grande uomo
il peso di una diocesi, e ne adem-
piva tutti i doveri ; predicava con
applicazione luaggiore, con maggior
zelo di allora quando era semplice
prete , e continuò questa funzione
fino alla morte , sempre colla me-
desima assiduità , col medesimo
fervore . Dai moltissimi sei'moni ,
che pervennero sino a noi, appa-
risce, eh' ei predicava forse ogni
giorno e due volte ancora per gior-
no. Stabili in propria casa un mo-
nistero di cherici ; si esibì vero
modello di un buon vescovo com-
battendo con petto fortissimo per
vent' anni continui non solo i pe-
lagiani; ma eziandio i semipelagia-
iii , nemici della grazia di Gesù
Cristo , opponendo gagliardia non
minore alle eresie e agli scismi
dei donatisti , sollevando i poveri
abbondantemente, facendo lìorire la
ecclesiastica disciplina in concilii pa-
recchi, mediante le azioni e gli scritti.
Ei venne riguardato sempre come
uno dei più sublimi ed illuminati
dottori che Iddio abbia donato alla
sua Cliiesa. I Sommi Pontclìci, i
concilii e tutte le persone più illu-
stri in iscicnza e santità n' ebbero
I zi4 AGO AGO
sempre ad ammirai-e e cclebi-ai'e lan- gobardi acquistò da quelli a caiis-
lo le eroiche virtù, quanto la ce- sinio prezzo il sagrosanto corpo, lo
leste dottrina. In fatti le sue opere condusse solennemente a Pavia, ca-
sone una ricchissima ed inesausta pitale del suo regno, e lo fé' col-
miniera di tLille le verità cristiane locare nella chiesa di s. Pietro in
contro le eresie, contro i coiruttori Ccelo Aureo. V. Oldrado, cpist. De
della morale e contro ogni profana transl. corp. s. Aug. Romae, i586.
novità. Iddio togliendo Agostino dal Fino all'anno iBgS ignoravasi il
lezzo della corruzione, lo riempì del sito preciso del sagro deposito. Lo si
suo spirito e lo rendette potente a trovò finalmente ; ma insorse al tem-
difendcre e spiegare i dogmi della pò stesso disparere di parecchi intor-
religioue, a penetrare ed esporre i no la realtà delle ossa, che diedero
])iìi reconditi misteri, il senso vero argomento a lunga e diiUcile con-
delle Sci'itture, ad istruire i fcdeh troversia. Benedetto XIII peiò com-
di ogni grado e condizione ne' do- mise al vescovo di Pavia rigorosa
veri del loro stato. Egli insomma disamina sul fatto; dopo la quale,
risplendè come un sole per ispan- riconosciuta la verità, con la bolla
dere luce di verità e fuoco di ca- Ad siimmì, de' 28 settembre 1728,
lità in tutta la Chiesa : in lui solo impose assoluto silenzio ai contro-
si trova per mirabile modo riunito versisti, approvando la decisione del
ciò eh' è sparso negli altri padri e vescovo che dichiarò esser quello, e
dottori : le sue opere fm-ono sempre non altro^ il corpo di santo Agosti-
la delizia di coloro che desiderano la no. Intorno al ritrovamento di es-
vera sapienza e la perfetta scienza so scrissero il Fontanini ( Disqui-
della dottrina della Chiesa Cattoli- silio de corpore sancii Auguslini ,
VA Romana, di cui egli è orga- E^omae, 1727, e Ragioni per V idea-
no e lingua. Un tanto uomo con- lità del corpo di s. Agostino, Ro-
sumalo dalle fatiche più presto che ma 1728); il Sassi [Epist. Apolog.
dalla età dopo il settantesimo se- prò s. Aug. corpore,Wc^\o\i\ni l'irta).
sto anno di vita, quarantesimo di II celebre IMuratori poi scrisse in
travagli nel ministero , spirò pia- opposilo : Motii'i per credere tullavia
cidamente ai 28 dell'agosto f^òo. ascoso e non discoperto in Pa\'ia
Kon fece testamento, perchè niente ìiel 1 6c)5 il sacro corpo di s. Ago-
avea che lasciare . Raccomandava slino , Trento 1 7 3o. Il nome del
sempre che si conservasse accm'a- gran dottore Agostino si legge nel
tamente la biblioteca da lui forma- P.Iarlirologio detto di s. Giiolamu,
ta per la propria chiesa. e in quello di Cartagine, eh' è del
Le venerande ossa di Agostino sesto secolo. La festa di lui e so-
riposarono in Ippona fino a tanto lenne a' di 28 agosto,
che la fatiile persecuzione dei van- Ora è a dire alcuna cosa bibliogra-
dali, chiamati già in Africa dal conte fìcamente intorno le celebratissime
Bonifacio, sul fmire del V secolo, opere che, siccome accennavamo di
indusse i vescovi africani a traspor- sopra, guadagnarono al santo lama si
farle all'isola di Sardegna, ov' cs- luminosa. Metodo uguale ci propo-
si ripararono. Se non ch(; invasa niamo di seguire in progresso ove
da' Saraceni (secolo \ 111) la Sardegna ci accada descrivere le gesta dei
medesima, Lnilprando re de' Lun- principali padri della Chiesa.
AGO
Elenco delle opere di s. agostino.
TOMO I.
Il primo tomo delle opere del
santo dottore, dell' edizione dei be-
nedettini (Parigi 1679- 1700, un-
dici volumi in foglio), contiene le
seguenti opere scritte nella sua gio-
vinezza.
1. 1 due libri delle Ritrattazioni.
2. I tredici libri delle sue Con-
fessioni.
3. I tre libri contio gli Accade-
mici, anno 386.
4. Il libro della vita beata , lo
stesso anno.
5. I due libri dell'ordine, lo stes-
so anno.
6. I Solilorfui, così cbiamati per-
chè s. Agostino vi ragiona con sé
stesso; furono scritti nel 387, e so-
no divisi in due libri.
Trovasi neir appendice al tomo
sesto delle opere di s. Agostino un
altro libro di Soliloqui, il quale è apo-
crifo come pure il libro delle Medi-
tazioni. Queste due opere sono mo-
derne, e tratte dai veri Soliloqui,
e dalle Confessioni del santo dotto-
re, dagli scritti di Ugo di s. Vitto-
re, ec. Il medesimo vuoisi dire del
Manuale, eh' è una i-accolta di pen-
sieri di s. Agostino, di s. Anselmo, ec.
7. Il libro dell' Immortalità del-
l'anima, pure dell'anno 387, è un
supplemento ai Solilocpii, che il no-
stro santo compose a Milano non
guari dopo il suo battesimo.
Alcuni scrittori, nel secolo nono,
hanno attribuito l' inno Te Deuni a
s. Ambrogio ed a s. Agostino, e
pretendono che sia stato composto
in occasione del battesimo del sc-
iando di cpiesti santi, ma la loro
opinione è spoglia di prove, come
Menard e Tillemont ebbei'u dimo-
voi, I.
AGO 145
strato. Non è men eerto che que-
sto inno sia antico, poiché veniva re-
citato nel sesto secolo, come si pro-
va col capitolo secondo della rego-
la di s. Benedetto, per lo che non
si può dunrpie attribuirlo, col p.
Alessandro (sec. 4? c- 6, iì. 12), a
Sisebuto monaco benedettino.
In un antico salterio, chea Carloma-
gno presentò Pajia Adriano e che
vien custodito nella biblioteca inq)c-
riale, leggesi il titolo seguente in fronte
a (jucst' inno : Hytnnus qncm .s. ylin-
bi'osius et s. Aiigustiiius ìiivicem con-
diderunt. Lo stesso titolo è dinan-
zi a questo inno nelle opere di Al-
enino. Alcuni manoscrilii lo attri-
buiscono a s. Ambrogio solo, e que-
sto parere è seguito da Smaragdo
( Coininent. in reg. s. Bened.) , e da
tighelli [Ilal. sacrae, toni. 9 col.
38.). V. Ga vanto, Comment. in Ru-
bricas Bveviar. sect. 5, n. i , e. 19;
Gaetano Maria Merati, Comment.
in Brev. Menard, Nat. in Rituvi
unctionis Regis Francor. post Sa-
cramentar, s. Gregor. Martene, Com-
ment. in Regulam s. Benedicli, e. i i ;
Mabillon, Anecdot. 1. \, et Diss. de
Azymo ; Muratori, Anecdot. tom. I,
e. 6 , et Prcef. ad Hist. Landa l-
phi senioris, etc,
8. Della quantità ossia grandez-
za dell' anima, circa il principio del-
l' anno 388.
9. Sei libri della Musica, termi-
nati nel 389.
10. Il hbro del Maestro, com-
posto circa lo stesso tempo, eh' è
un dialogo fra s. Agostino e suo
figlio Adeodato.
11. I tre libri del Libero arbi-
trio , cominciati nel 388 e termi-
nati nel 395.
12. 1 due libri della Genesi
contra i Manichei, circa il 389.
i3. I due hbri dei Costumi dcl-
19
i46 AGO
la Chiesa Catlolica e de' maniclu'i,
l'anno 388.
i4- Il libro della Vera religione,
scritlo circa l' anno Sgo.
i5. La Ptegola ai servi di Dio.
i6. Il libro della Grammatica;
i Principii della Dialettica ; le dieci
Categorie ; i Principii della rettorica ;
il Frammento della Regola data ai
chierici ; la seconda Regola ; il libro
della Vita eremitica, sono opere che
gli vennero falsamente attribuite.
TOMO II.
Esso contiene le lettere del san-
to dottore, che sono in numero di
dugensettanta, disposte dietro l'ordi-
ne cronologico. Ve ne ha un buon
numero, che sono veri trattati.
L' appendice al tomo II contie-
ne : I . sedici lettere di s. Agostino
a Bonifacio, e di Bonifacio a s.
Agostino, le quali tutte sono apo-
crife; 2. La lettera di Pelagio a
Demetriade; 3. Si debbono pari-
menti riguardax'e come supposte le
lettere di s. Cirillo di Gerusalemme
a sant' Agostino, e di questo a quel-
lo sulle lodi di s. Girolamo, come
altresì la disputa del santo vescovo
d' Ippoua con Pascenzio.
TOMO in.
E diviso in due parti, di cui la
prima contiene: i. i quattro lilni
della Dottrina cristiana, cominciali
circa l'anno Sgy, e terminati l'an-
no ^16.
2. Il libro, imperfetto, della Ge-
nesi spiegata secondo la lettera, l'an-
no 393.
3. I dodici libri sulla Genesi spie-
gata secondo la lettera, cominciati
r anno 4oij e terminati 1' anno 4i5.
4. I sette libri delle Allocuzioni
AGO
ossia modi di dire, sui sette primi
libri della Scrittura, circa l' anno 4 1 9-
5. I sette libri delle Quistioni
sul Pentateuco, anno 4i9'
6. Le Note sopra Giobbe , circa
r anno 4oo.
7. Lo Specchio, tratto dalla Scrit-
tura, circa l'anno 4'2 7-
L' appendice della prima parte
del tomo III contiene; i. tre libri
delle Maraviglie della Scrittura; 2. l'o-
puscolo delle Benedizioni del patriar-
ca Giacobbe ; 3. delle Quistioni
dell'antico, e del nuovo testamento;
4. un Commentario suU'xlpocalisse ;
le quali opere non sono del nostro
santo dottore.
Trovansi nella seconda parte dell'
appendice dello stesso tomo :
1. I quattro libi'i della Concor-
dia dei vangelisti, circa 1' anno 1^00. ai
2. I due libri del Sermone sul |||
monte (Matt. V, VI, VII), il qua-
le l'inchiude la perfezione dei pre-
cetti che formano il vero spirito
del cristianesimo. Quest' opera è
scritta circa 1' anno 3c)3. Il secondo
libro è una spiegazione dell'orazione
dominicale.
3. I due libri delle Quistioni
sugli EvangeU , circa l'anno 4^0 •
Queste sono risposte ad alcune dif-
ficoltà che gli erano state proposte
sopra s. Matteo e sopra s. Luca.
4. Il libro delle diciassette Qui-
stioni sopra s. Matteo. Parecchi ciot-
ti dubitano se quest'opera sia di
s. Agostino.
5. I cenvenliquattro Trattati so-
pra s. Giovanni. Sono omelie che
il santo predicava al popolo circa
r ainio 4'6-
6. I dieci Trattati sull'epistola
di s. Giovanni, circa lo stesso anno.
7. La spiegazione di alcuni luo-
ghi «lelf Epistola ai romani, circa
launu 3«)4-
AGO
8. Il principio della Spiegazione
dell'Epistola ai romani, circa lo stes-
so anno. La lunghezza e la «lilìlc(j!l;'i
dell'impresa impedirono s. Agostino
di terminar cpiest' opera.
9. La vSpiegazione dell' epistola
ai Galati, circa lo stesso anno.
TOMO IV.
Contiene le spiegazioni sopra i
salmi in forma di discorso, le quali
furono terminate 1' anno 4 ' ^•
TOMO V.
Racchiude i Sermoni di sant' A-
gostino , divisi in cincpie classi :
1. i Sermoni sopra diversi luoghi
dell' antico e del nuovo testamen-
to in numero di ccntottantatre; 2.
ottantotto Sermoni del tempo , che
sono sopra le grandi feste dell' an-
no; 3. sessantanove Sei'moni dei
santi , o sia sopra le feste dei san-
ti ; 4- ventitre Sermoni sopra di-
versi soggetti ; 5. trentuno Sermo-
ni, che si dubita sieno di sant' Ago-
stino.
I sermoni che si suppongono di
s. Agostino , e sono contenuti nell'
appendice , sono in numero di tre-
cendiciassette , e divisi in quattro
classi. Essi portano gli stessi titoli
dei precedenti. Si attribuiscono a
s. Cesario di Arles , a sant' Ambro-
gio , a s. Massimo , ecc. alcuni ser-
moni ch'erano stati creduti di s. Ago-
stino.
TOMO VL
Sono comprese in questo tomo
le opere dogmatiche del santo dot-
tore, sopra diversi punti di morale,
e di disciplina.
I. Le ottantatre Domande, l'an-
no 388.
AGO 147
2. I due libri di diverse Do-
mande a Simpliciano.
3. 11 libro delle otto Domande
a Dulcizio, r anno 4^2 o 4^^-
4. Il libro della Credenza delle
cose che non si veggono, l'anno 3()q.
5. Il libro della Fede, e del
Simbolo, l'anno SgS.
6. Il libro della Fede , e delle
Opere, l'anno 4 '3.
7. L' Enchiiidion a Lorenzo , o
sia il libro della Fede , della Spe-
ranza e della Carità, circa l'anno
421.
8. Il libro del Combattimento
cristiano, circa l'anno 396.
g. Il libro della Maniera d' istruire
gì' ignoranti , circa l' anno 4oo.
I o. Il libro della Continenza ,
circa r anno 395.
11. Il libro del Bene del ma-
trimonio, circa r anno 4^ ' •
12. Il libro della santa Virgi-
nità, circa lo stesso anno.
1 3. Dell' utilità della Vedovanza,
circa l'anno 4''4-
i4- Dei Matrimonii adulteri ,
circa r anno 4 ' 9-
1 5. Il libro della Menzogna ,
circa l' anno 3 9 5.
16. Il libro contro la Menzogna
a Consenzio, circa l' anno /^io.
1 7. Dell'Opera de' monaci, circa
r anno 4oo.
18. Il libro delle Predizioni dei
demoni , circa gli anni 406 , 4 ' ' •
1 9. Il libro della Cura pei morti,
circa r anno 4^ ' •
20. Il libro della Pazienza, circa
l'anno ^iS.
21. Del Simbolo ai Catecumeni.
22. Tre Sermoni sopra il Simbolo.
23. Il discorso della Disciplina
cristiana.
24. Il Sermone del nuovo can-
tico ai catecumeni che si dubita
essere di s. Agostino.
]48 AGO
2.5. I Discorsi della (juarta Feria
non si credono autentici.
26. Vuoisi dire il medesimo dei
Discorsi sul diluvio, e sulla perse-
cuzione dei Barbari.
27. Il discorso dell' Utilità del
digiuno.
28. Il discorso della Rovina di
Homa.
Trovasi nell' appendice del tomo
sesto , un gran ninnerò di opere
che si suppongono di s. Agostino.
1 . Il libro delle ventuna Senten-
ze o Quistioni.
2. Il libro delle sessantacinque
Quistioni.
3. Il libro della Fede a s. Pie-
li'o. È di s. Fvilgenz.io.
4. Il libro dello Spirito, e del-
l' Anima che si crede essere di Al-
cliero, monaco di Chiaravalle. Que-
sta è una raccolta di passi di diversi
padri della Chiesa.
5. Il libro dell'Amicizia, che è
un compendio del trattato di Ael-
redo abate di Rieval in Inghilterra,
sopra la stessa matei'ia.
6. Il libro della Sostanza dell' a-
more , che si attribuisce comune-
mente ad Ugo di s. Vittore.
7. Il libro dell'Amor di Dio,
che sembra essere parimenti del
monaco Alclicro.
8. I Soliloqui , di cui abbiamo
parlalo altrove , come altresì delle
Meditazioni, e del Manuale.
g. Il li]>ro della Contrizione del
cuore , tratto in gran parie da s.
Anselmo.
10. Lo Specchio, che sembra es-
sere di Alenino.
11. Lo Specchio del jxiccalore,
tratto da s. Odone, abate di Cluni,
e sopi'allutlo da Ugo di s. Vittore.
12. Il libro delle Ire Abitazioni;
cioè del legno di Dio, del mondo,
e dell' inlL-nio.
AGO
i3. La Scala del paradiso, che
è di Guigo il Certosino.
i4- Il libro della Conoscenza
della vera fede, che ha ^qy autore
Onorio di Autun.
i5. Il hbro della Vita cristiana,
opera di lui inglese chiamalo Fa-
stidio.
16. Il libio dell' Esortazione,
ossia degl' insegnamenti salutari , di
cui l'autore è Paolino patriarca di
Aquileia.
17. Il libro dei Dodici abusi
del secolo, citato da Giona di Or-
leans.
i8. Il Trattato dei sette doni del-
lo Spirito Santo , e dei sette vizii ,
che è di Ugo di s. Vittore. Esso
non fu inserito nella nuova edizio-
ne delle Opere di s. Agostino.
ig. Il libro del Condjattiinento
de' vizii, e delle virtù, cui i benedet-
tini attribuiscono ad Ambrogio Aut-
pert, monaco di s. Benedetto sul
Volturno presso Benevento.
20. Il libro della Sobrietà e del-
la Castità.
21. Il libro della vera, e della
falsa Penitenza.
22. Il libro dell' Anticristo, attri-
buito ad Alenino.
28. Il Salterio , cui si dice che
s. Agostino abbia composto per sua
madre.
24. La spiegazione del canto
Magnificat non è che un cattivo
estiatto di quella di Ugo di s. Vit-
tore.
25. Il libro dell'Assunzione della
Vei'gine Maria, che mostra un ()j)e-
ra del duodecimo secolo.
2G. Il libro defila Visita degli
infermi , il quale non è molto an-
tico.
27. I due discorsi della Conso-
laziojie dei morti, i (piali sono for-
se Ijatli da s. Giovaiuii Grisoslomo.
AGO
28. Il Trattato della Kettiliiilinc
(Iella condotta cattolica , tratto in
f^ran parte dai sermoni di s. Cesa-
rio di Arles.
2q. 11 Discorso sopra il simbo-
lo, che è una serie di passi di llu-
lino, di s. Gregorio, di s. Cesario, ec.
Seguono parecchi altri trattati ,
che meritano poca attenzione per-
chè nulla hanno di considerabile.
TOMO VII.
Contiene i venlidue libri della Cit-
tà di Dio, opera incominciata 1' an-
no 4i 3 e compiuta il 4^6.
Trovansi nell'appendice al setti-
mo tomo gli atti che risguardano
la scoperta delle reliquie di s. Ste-
fano.
1. La lettera di Avito , prete
spagnuolo, a Balcone , vescoAO di
Braga nel Portogallo , risguardante
le reliquie del santo martire. Avito
aggiunse a questa lettera una tra-
duzione latina della relazione che
Luciano avea scritto sulla scoperta
di questo tasoro.
2. La Relazione della scoperta
del corpo di s. Stefano fatta da
Luciano. Era questi prete di Geru-
salemme e pan'oco di un luogo
chiamato Cafargamahi, in cui i"ipo-
savano le reliquie del santo martire.
Non si può quindi rivocare in dub-
bio r autenticità di questa rela-
zione.
3. La Lettera di Anastasio il bi^
bliotecario a Landuleo, vescovo di
Capua, in cui gli fa sapere eh' egh
avea tradotto in latino l' istoria
della traslazione delle reliquie di s.
Stefano da Gerusalemme a Costanti-
nopoli. Quest' o])era è supposta.
4- Lettera di Severo , vescovo
dell'isola di Minorica, a tutta la
Chiesa, sopra i miracoli che furono
AGO 149
operati in quest' isola dalle reliquie
del protomartire. Essa fu scritta nel
418, e non si dubita che non sia au-
tentica.
5. I due libri dei miracoli di
s. vStefanOj che si attribuiscono ad
Evodio, vescovo di Uzala.
TOMO Vili.
Rinchiude gli scritti polemici del
santo dottore.
1. 11 Trattato dell'eresie, indiriz-
zato aQuodvulldeus, diacono di Car-
tagine. Il santo vi parla di ottantot-
to eresie, che erano state da Gesìi
Cristo infìno a' suoi dì. Vi sono dei
manoscritti, in cui questo catalogo
delle eresie comprende eziandio quelle
dei Timoteani, dei Nestoriani, e de-
gli Eutichiani. Ma questa aggiunta
non è di sant' Agostino, e si attri-
buisce a Gennadio.
2. Il Trattato contro i Giudei.
Quest' opera è talvolta intitolata :
Discorso sopra l' Incarnazione del
Signore. S. Agostino vi prova, con
s. Paolo, la riprovazione dei Giu-
dei, e la vocazione dei Gentili.
3. Dell' utilità della Fede , nel
391.
4. Il libro delle due Anime, lo
stesso anno.
5. Gli Atti contro Foi'tunato
Manicheo, l'anno 392.
6. Il libro contro Adimanzio,
r anno 394.
7. Il libro contro l'Epistola del
fondamento, circa l'anno 397.
8. Le Dispute contro Fausto
Manicheo, 1' anno 4o4-
9. I due libri degli Atti con
Felice Manicheo, l'anno 4'^4-
10. Il libro della natura del Be-
ne contro i Manichei.
M. Il libro contro la lettera di
Secondino Manicheo, circa lamio ^o5.
i5o AGO
12. I due libri contro l'Avver-
sario della legge e dei profeti, l'an-
no 4^0.
i3. I libri contro i Priscillia-
nisti e gli Origenisti, circa l' anno
4i5.
i4- Il libro contro il discorso
degli Ariani, circa l'anno 4i^-
i5. La Conferenza con Massi-
mino, vescovo ariano, e i tre libri
contro lo stesso eretico furono scrit-
ti l'anno 4^8.
i6. I quindici libri della Trini-
tà furono cominciati l' anno 4ot> e
terminati l'anno ^i6.
Le opere apocrife contenute nel-
r appendice sono : i. il trattato
contro le cinque eresie; 2. il li-
bro del simbolo, contro i Giu-
dei, i Pagani e gli Ariani ; 3. il
libro della disputa della Chiesa, e
della sinagoga, che è di tin giure-
consulto ; 4- '1 libro della Fede,
contro i Manichei, attribuito nei
mss. ad Evodio di Uzala ; 5. l'Av-
vertimento sulla maniera di rice-
vere i Manichei ; 6. il libro della
Trinità contro Feliciano che è di
Vigilio di Tapso; 7. Le Quistioni
della Trinità e della Genesi, tratte
da Alenino; 8, i due libri dell'In-
carnazione del Verbo a Janiiario,
tratti dalla versione latina dei Prin-
cipii di Origene da Rufino ; 9. il li-
bro della Trinità, e dell' Unità di
Dio; IO. il libro dell'Essenza della
Divinità ; 11. il dialogo dell' Unità
e della Trinità, ad Ottato ; 1 2. il
libro dei Dogmi ecclesiastici che si
sa essere di Gennadio di Marsiglia.
TOMO IX.
Vi si contengono le opere po-
lemiche contro i donatisti di cui ec-
r-o l'ordine:
I. II Salmo abbecedario coiilro
AGO f
i donatisti, circa la fine dell' anno
393.
2. I tre libri contro la lettera
di Parmeniano, circa l' anno 4oo.
3. I sette libri del Battesimo
contro i Donatisti, circa lo stesso
tempo.
4. I tre libri contro Petiliano,
circa r anno 4oo-
5. L' Epistola ai cattolici contro
i donatisti, ossia il trattato dell' Uni-
tà della chiesa, l'anno 4^2.
6. I quattro libri contro il Do-
natista Cresconio , grammatico di
professione, l'anno 4^6.
7. Il libro dell'Unità del bat-
tesimo contro Petiliano e Costanti-
no, il quale pare essere stato scritto
circa r anno ^11.
8. 11 Compendio della confe-
renza contro i donatisti, 1' anno
4i2.
9. Il libro ai Donatisti dopo la
conferenza di Cartagine , 1' anno
4i3.
10. Discorso al popolo della
chiesa di Cesarea , l'ecitato alla
jìresenza di Emerito, vescovo della
setta di Donato.
1 1. Discorso intorno a ciò che
era avvenuto con Emerito, dona-
tista, r anno 4 ' 3, o secondo altri
418.
12. I due libri contro Gauden-
zio, donatista, 1' anno ^\^7.o.
Trovasi nell' appendice di questo
tomo : I . il libro contro Fulgenzio
il donatista, che è supposto. 2. Di-
versi monumenti risgnardanti 1' i-
storia de' donatisti , e che contri-
buiscono assai alla intelligenza delle
opere che sant' Agostino ha scritto
contro (juesti eretici.
TOMO X.
Vi sono compresi :
1 . 1 tre libri dei Meriti e del-
AGO
la Reniissinne dei pecco li ossia del
Battesimo dei fanciulli, l'anno /{i-ì.
2. 11 libro dello Spirito, e della
Lettera, l'anno 4' 3.
3. Il libro della Natura, e della
Grazia, l'anno /{.ìS.
4. Il libro della Perfezione della
giustizia, circa l'anno /[i5.
5. Il libro degli Atti di Pelagio,
circa l'anno 4'7-
6. I due libri della Grazia di G.
C. e del peccato originale, scritti
r anno /^ìS.
7. I due libri del matrimonio,
e delle concupiscenze, al conte Va-
lerio, l'anno 4'9-
8. I quattro libri dell' Anima e
della sua origine, circa l'anno ^10.
q. I quattro libri a Bonifacio
contro i Pelagiani, circa 1' anno 4^0.
10. I sei libri contro Giuliano
verso il /^'ì'^.
11. Il libro della Grazia, e del
libero Arbitrio, l'anno 4^6 o 4^7*
il. Il libro della Correzione, e
della grazia, lo stesso anno.
i3. I libri della Predestinazione
de' santi , e del Dono della perse-
veranza.
i4- L'Opera imperfetta contro
Giuliano, circa il /^iS.
Le opere attribuitegli contenute
neir appendice di questo decimo to-
mo sono :
1 . r Hypomnesticon, o sia 1' Hy-
ponosticon in sei libri.
2. Della Predestinazione, e della
Grazia, libro che sembra essere piut-
tosto di qualche Scniipelagiano.
3. 11 libro della Predestinazione
di Dio, che sarebbe indegno di s. A-
gostino.
4. Risposta alle obbiezioni di Vin-
cenzio, le quali sono di s. Prospero.
Vengono poscia parecchie opere
importanti concernenti l' istoria del
pelagianismo.
A G O I j .
TOMO XI.
Viene descritta in questo tomo
la vita di s. Agostino, con una
tavola generale delle sue opere, ed
una delle materie contenute in (;ia-
.scheduna. La vita non è che una tra-
duzione latina di quella che Tille-
mont avea scritto in francese, ma
che non era ancora stata stampata.
La più esatta e perfètta edizio-
ne che abbiamo delle opere di s. A-
gostino è cerlamente quella dei bene-
dettini. Essa è, come dicemmo, in \I
volumi in foglio, di cui i due ]MÌmi
furono stampati a Parigi nel 1679,
e l'ultimo nel 1700. Fu incomin-
ciata da Delfau ; ma questo religio-
so fu esiliato poco dopo nella bas-
sa Brettagna, per aver pul)l)licalo
V Abbate Commendatario, opera nel-
la quale esprimevasi assai dui^amen-
te sopra diverse circostanze dell' in-
stituzione delle Commende. Blampi-
no gli succedette nel suo lavoro.
Devesi alla critica di Coustant la
separazione delle opere che sono
veramente di sant' Agostino da quel-
le che gli erano attribuite. La vita
del santo fu tradotta da Vaillant,
e da de Prische.
Furono ristampate le opere di
questo dottore ad Anversa, o piut-
tosto ad Amsterdam nel 1700, edi-
zione parimenti in undici volumi in
foglio. Si trova nel decimo l' analisi
del libio della Correzione, e della
Grazia, di Antonio Arnaud , cui
mons. de Harlai, arcivescovo di Pa-
rigi, a\ea fatto togliere nell'edizio-
ne di Parigi. Giovanni Le Clero vi
aggiunse, nel 1703, un duodecimo
tomo, sotto il titolo di Appendix
Aiigustiniana , in cui raccolse molte
opere straniere, e inserì le sue osser-
vazioni sopra sant' Agostino, libere-
l'i^a AGO
poni ( Jo. Clerici ) In Auffistimim
aniniadversioncs. Il santo dottoro
vi è assai maltrattato. La prefazio-
ne del Le Clcrc mostra mi orgo-
glio insopportabile, secondo Ondi-
no, \). 990, e gli autori degli Ada
Eìudìt. Lips. an. lyoS, p. 289.
Vedi Crt%'e, t. i; Ceillier. t. XI
e XII; du Pin, ecc. L' edizione
de' benedettini fu ristampata dall'Al-
brizzi a Venezia dal 1729-173 5,
In questa edizione vi hanno più
che nella parigina due lettere ine-
dite. Il p. Berti però dice, ch'ella
non è da paragonarsi alla parigina
jnalgrado le cure dell' Albrizzi. Ve-
di Berti, de Rebus gestis a s. Avig.
ac scrìptìs ejus, e. 76, p. 217. Es-
sa fu tuttavia ristampata a Venezia,
nel I 76 1 , con maggior cura ed e-
sattezza in 20 t. in 4? ^ a Bassa-
no nel i'^97 in 18 t. in 4- La
qual edizione nell' ultimo tomo va
jncca oltre le altre di 24 sermoni
tratti da Michele Denis da un codi-
ce viennese.
Nel 1819, ;I dotto p. Frangi-
|)ane, custode della biblioteca di
JVIontc Cassino, diede in luce a Ro-
ma altri dieci sermoni inediti del
santo dottore, facendone tuttavia
sperare degli altri. Ora si sta fa-
cendo un' edizione in Venezia delle
opere di s. Agostino dal valente ti-
pografo G. Antonelli.
AGOSTINO ( s. ) , romano, apo-
stolo d' Inghilterra, e primo vescovo
di Cantorbery, fu in\'iato colà da
Papa Gregorio Magno, il quale pri-
ma di essere eletto alla Sede di
Pietro disegnava di movere a quel-
le parti per seminarvi il vangelo.
Quando il Pontefice lo sceglieva
come il più acconcio a tanto scopo,
Agostino era priore del monislero
di s. Andrea di Roma. Ebbe a com-
pagni nella sua missione altri reli-
AGO
giosi , che armati della sola croce
rallegravansi nella speranza di con-
quistare nuovi popoli a Gesù Cri-
sto. Sebljcne la infernale malizia a
mezzo il viaggio contrapponesse loro
forti ostacoli, pure Gregorio inviava
ad essi lettere che infondevano più
forte coraggio. Agostino toccò l'In-
ghilterra circa r anno 59G e tosto
fece noto ad Etelberto re di Reut il
fine della sua partenza da Roma
verso colà. Provvide il principe ai
bisogni de' missionarii volendo che
si rimanessero nell' isola di Thanet
dove approdò il loro vascello ; e
poco stante , egli medesimo ven-
ne ad Agostino. I religiosi che, u-
nitamente agi' interpreti, ascendeva-
no fino a' quaranta , mossero in-
contro al re in processione prece-
duti dalla croce, e pregando. An-
nunziarono ad Etelberto la parola
di vita; egli ascoltatih attentamente,
ordinò che ninna molestia si facesse
loro , anzi fé' libero a tutti il pre-
dicare ai sudditi suoi. Al suono di
quelle zelantissime voci molti rice-
vettero il battesimo, e fra gli altri
lo stesso re: onde segui la conver-
sione di moltitudine senza numero.
Né fu questo il solo conforto di A-
gostino : Etelberto, quasi uno dei
suoi cooperatori , studiavasi di esten-
dere quanto era da se il regno cU
Gcsìi Cristo, aboliva gl'idoli, ne di-
struggeva i templi, savie leggi prov-
vedeva, e chiese e monasteri fabbri-
cava. In questo mezzo Agostino, con-
secrato vescovo, manteneva siccome
innanzi corrispondenza con Giego-
rio, del quale abbiamo non poche
lettei'e scritte quando a lodarne
10 zelo, quando a impedirne la va-
nagloria pc' miracoli ch'egli operava.
11 santo Papa mandò il [)allio ad
Agostino dandogli ficoltà di ordinare*
doilici vescovi, sui (juali avesse il
AGO
diritto di metropolitano. JMontrc ci
per (|iicsto diritto visitava le diocesi
soggette, niente al suo zelo stiif^gi-
va ; se non che, ad onta dc'prodi^ii
di cui si valse per autenlictire la
cristiana dottrina, rimasero i bretoni
specialmente ostinati nelle loro super-
stiziose costumanze. Per la quale
caparbietà ruppe Agostino ajvpo di
essi con profetica minaccia di distru-
zione e di morte, verificatasi dopo
eh' egli non era più. Se ne celebra
la festa al di 26 di maggio, giorno
di sua morte, avvenuta nel 6o4-
V. Inghilterra.
AGOSTINO DI Gazothes (s.), do-
menicano , ebbe i lìatali in Traù ,
città della Dalmazia, verso la metà
del secolo XIII. I suoi genitori di-
scendevano dall' antica casa dei Dra-
govitz, ed erano commendabili e per
la nobiltà del lignaggio, e per la loro
pietà. Quindi si diedero ogni cura
di educare il loro figliuolo, il quale
dava di sé le più belle speranze.
Questi non appena si avvide della
vanità del mondo, che risolvette di
consecrarsi interamente al servizio
di Dio. Entrò pertanto nell'Ordine
dei predicatori nel 1277, e ben pre-
sto vi fece rapidi progressi nella via
della cristiana perlèzione. Nel i2«S()
lu mandato a Parigi, affinchè jìro-
s(i;uisse il corso degli studi i , nei
(juali molto vantaggiò. Quivi non
diminuì punto il suo fervore per
r acquisto delle virtù, e soprat-
tutto della umilia, del raccoglimen-
to 5 della preghiera, del ritiro , del
disprezzo di sé stesso e delle cose
mondane. Egli si tcnca mai sempre
dinanzi agli occhi il suo Dio e ne
meditava co' più teneri affetti l'im-
menso amore. A questa scuola tut-
to sentissi avvampare della più fer-
vida carità, e del desiderio che tut-
ti gli uomini eorrisptjiulessero ai
VCL. I.
AGO i53
bencfìcii del loro Signore. Per la
qual cosa, affidatagli dai superiori
la dispensazione della divina paro-
la, ne assunse di buon grado l' in-
eaùv'o, e si diede ad esercitare con
apostolico zelo questo imporlantis-
sinio officio . Ne contento di ciò,
adoperossi alla fòiutazione di al-
cuni monisteri del suo Ordine in
parecchie città della Dalmazia. Quin-
di portossi in Italia , in appres-
so percorse la Bosnia, si oppose con
forza ai manichei, ed ebbe il con-
forto di convertire molti eretici.
Recatosi per la seconda volta in
Ungheria, umiliò la prepotenza dei
pagani, che moveano guerra alla
Cattolica Religione. Da questo regno
passò a Roma invitatovi da Bene-
detto XI , il quale lo consecrò ve-
scovo di Zagabria nella Croazia. La
tristissima situazione della sua diocesi
aperse largo campo al suo zelo. Il
santo cominciò allora dalla riforma
del clero , al qual uopo radunava
ogni anno un sinodo, e faceva a pie-
di la visita della diocesi. Cosi pure
corresse i costumi del popolo colle
sue istruzioni, co'suoi esempii, e coi
miracoli, onde Dio volle confermare
le sue parole. Ad onta di sì im-
portanti occupazioni, egli sapea tro-
vare tempo di ritirarsi di quando
in quando in un convento del proprio
Ordine, che sorgca vicino al suo
palazzo , per dedicarsi all' esercizio
dell' orazione. La fama di queste
importanti azioni pervenne alle orec-
chie del Sommo Pontefice Clemen-
te V , il quale nel 1 3oB lo inviò
nel regno di Ungheria col Cardina-
le Gentile di Montefiori, perchè vi ri-
stabilisse la pace , inducendo quei
popoli a riconoscere Carlo Roberto
per legittimo loro sovrano. Dopo
aver condotto a termine felice que-
sta legazione , assistette, nel i 3 i i ;
20
i54 AGO
al concilio generale di \icnna. In
appresso il Papa Giovanni XXll,
nel i3i7, lo trasferì alla sede vesco-
vile di Nocera nel regno di Napoli,
ove si diede a diradicale gli aviaizi
del maomettismo introdotto in quel-
la diocesi dai saraceni.
Agostino, dopo aver governato con
somma saggezza la sua chiesa, finì di
vivere nel giorno 3 agosto del iSaS,
ed ebbe la tomba nel convento di
san Domenico, da lui stesso cretto.
Dio glorificò il suo sepolcro co' più
strepitosi miracoli ; locchè indusse
il Sommo Pontefice Giovanni XXII
ad ascriverlo nel catalogo dei santi,
ed a permetterne la festa con uffi-
zio proprio ai 3 di agosto. Indi per
mi decreto della sacra Congregazio-
ne dei Riti, che ottenne l'approva-
zione di Clemente XI , il suo culto
fu esteso a tutta la provincia ec-
clesiastica di Benevento, come anche
alle diocesi di Spalatro e di Traù
nella Dalmazia, di Zagabria nella
Croazia, ed in tutti i conventi
dei domenicani. La città di Nocera
lo Acnera come imo dei principali
protettori della diocesi.
AGOSTINO, Cardinale. Agostino
Cardinale dei Santiquattro. Di lui
v' è la sola memoria in mia Bolla di
Pascolale II, eletto nel 1099, riportata
dal Mabillon negU annali benedet-
tini , nella qnale si trova con altri
Cardinali sottoscritto.
AGOSTINO Antonio, arcivesco-
vo di Tarragona, lodato a ciclo dai
grandi uomini Paolo Manuzio, Lo-
renzo Pignorio , Grutero , Panvi-
nio , Turnebo , IMenochio , Baro-
uio, Bona e molti altri di varie na-
zioni, nacque il dì 5.5 febbraio
i5i6 in Saragozza. Alcalà , Sala-
manca , Bologna , Padova , Firen-
ze furono le città dov' ei ])assò i
varii studii della gioAÌnczza coltivau-
AGO
dosi in ogni manicia di utile disci-
plina ; ond' ci , fornito coni' era di
facile ingegno , riuscì a meraviglia
valente ne' due diritti , nella eccle-
siastica storia, nelle lingue, e nella
letteratura sacra e profana. La fa-
ma, che spandcvasi chiarissima e giu-
sta de' suoi talenti, non tardò molto
a pervenire alle orecchie de' gran-
di: che Carlo V imperatore prese
tanto interesse per lui, da chiedere
a Papa Paolo III che lo facesse u-
ditore di Rota. Nel qual posto di
altissimo onoi'e guadagnando con
indubbie pruove di merito nuova
estimazione, videsi spedito mmzio
in Inghilterra da Giulio III Sommo
Pontefice, l' anno 1 554 , nominato
poscia vescovo di Alifa nella Terra
di Lavoro da Paolo IV, e dal me-
desimo deputato a Ferdinando I
imperatore nel iSSj. Qui non si
fermarono i progressi di Agostino
nella via degli onori che gli aggiu-
dicarono i potenti. Ai sopra rife-
riti si aggiunse anco Filippo II di
Spagna , che nel 1 558 nominoUo a
vescovo di Lerida. In cotal dignità
costituito egli assistette al concilio
di Trento nel 1 562 , passando gli
ultimi dodici anni dell' avanzata
sua vita nel reggimento del vesco-
vato di Tarragona a cui fu promos-
so nel 1574. In mezzo a tant'auge A-
gostino mantenne sempre la ingeni-
ta affabilità che ne distingueva 1' a-
nima dolcissima, vivendo con singoiar
temperanza e modestia, che inspi-
ravano a tutti la maggiore vene-
razione. Co' poverelli poi usò carità
sì lai-ga da mettere a pegno talvol-
ta i vasi sacri per soccorrei'li e da
vendere fin anco i propiii libri, ch'era-
no per lui il più prezioso tesoi'o. Tra
le sue opere fatte di pubblico diritto
hanno distinto luogo le seguenti :
1 . Trcs anlKfutv collcclioncs iL'cre-
AGO
Uilinnt curi notis A. Àugusl. od una
lettera dedicatoria a Gres^ovio \HI,
di cui l^ossevino raccomanda la loltii-
ra, stampata a Parigi, 1 6 1 o e 1 63 1 in
fol. ; 2. Constìtuliones provinciales et
synodales larraconensium. Uh. qnin-
qiie, Tarragona, i58o in 4- ; 3. Ca-
noncs pocnìLentiales , cani notis , ivi
i582, Venezia 1584} Parigi ifi4i
in 4-" > 4- Epitome j'iiris pontificii
i'clcris in tres partes divisa, Roma
i6i I e 1614, Parigi 1641 lom. 2
in fol. ; 5. De quihusdani vcteribus
canonum ecclesiasticoruni collecto-
ribus jiidiciiim ac censura j 6. Dia-
logi Xf^, sive libri duo de emenda-
tione Gratiaid , Tarragona i58G,
Parigi 1672 in 8.", con note di
Stetano Baluzio ; 7. Bibliotheccc
/4nt. Aug. libroruvi mss. grcvce et
latine index, Tarragona i586 in
4.° ; 8. Epistola ad Hieron. de
Ccesar-Augustance comuiunis patrice
episcopis alque conci liis j c). Notce
in can. L XXII ah Hadr. Papa I
promulgatos adversus falsos accusa-
tores et oppressores episcoponan et
Pontificumj io. De Ponti/ice ma-
xima , patriarchis et primalibus ,
Roma , 1617 in fol. ; 11. De per-
feclo jiirisconsidto et episcopo, Pa-
rigi 1607 in 4- j 12. Brei'iarium,
horce et ordinarium Ecclesice Ilerden-
sisj i3. Instittitiones jiiris canoni-
ci j 1 4- iSloria dei concilii greci e latini.
AGOSTINO d' Arcoli, agosti-
niano, fioriva verso il i385. Ebbe
la laurea in teologia , e molta glo-
ria si procacciò nel ministero della
predicazione. Di lui esistono le ope-
re seguenti : i . Commentar inni in
quatuor libros sententiarunij 2. Su-
per evangelia dominicaliaj 3. Su-
per Genesim qucedam moralia j 4-
Lectiones in universam Scripturamj
5. Super libros ethicorum Aristo-
telisj manoscritte, nelle biblioteche di
AGR i5T
Bologna , di Padova e di Firenze.
AGRIA ( Agrien. ). Città con
residenza di un arcivescovo nel-
r Ungheria ( Erlau ). Essa è po-
sta in una valle deliziosa suH' E-
gcr, che la divide in due par-
ti, ed è capoluogo del comitato di
Heves; ha un liceo, un seminario,
un osservatorio, un ginnasio ed al-
tri stabilimenti d' istruzione. Fu e-
retta e cinta di mura nel io io dal
l'c Stefiuio, il tjuale vi fondò pure-
il vescovato, che nel 180 3 fu eret-
to in arcivescovato, avente per suf-
fraganee le chiese di Szattmar, Ros-
naviem, Caschau e Zips. Quantunque
piccola, è graziosa questa città. La
cattedrale, il palazzo dell' arcivesco-
vo e soprattutto gli cdifizii dell' u-
niversità sono bellissimi. Veduti da
un'altura danno alla città stessa un
importante aspetto. Dietro alla città
scorgonsi ancora gli avanzi dell'an-
tico castello fortificato. Sulle due ri-
ve dell'Eger vi sono acque termali,
i cui bagni, chiamati Episcopali, so-
no i più rinomati.
Erlau molto sofferse nelle guerre
contro i tiu-chi. SolimanoII, nel 1 522,
vi pose l'assedio con settantamila uo-
mini ; ma la guarnigione, composta di
sole duemila e poco piti persone insie-
me alle donne, fece tali prodigi di va-
lore 5 da obbligare i turchi a ritirar-
si. Dipoi Maometto III la prese nel
iSqG, ma vi perdette sessantamila
mussulmani. Nel 1687 ^^ valoroso e-
sercito dell' imperator Leopoldo I la
riacquistò, dopo un blocco di tre an-
ni , nel quale diecimila uomini mo-
rirono di fame e di malattie. I tuichi
nuovamente la occuparono nel 1715
finché ritornò all' austriaca domi-
nazione. Nel 1800 una terza parte
dell' aljitato di essa restò consunta
dalle fiamme. L'attuale arcivescovo è
monsignor Giovanni Ladislao Pyr-
i56 AGR
ker di Fclso Eòr , già nientissimo
patriarca di Venezia, il finale con-
cepì ed eseguì il grande disegno di
edificarvi, in gran parte a proprie
spese, un tempio vastissimo e son-
tuosissimo, dove sfoggiò il suo amo-
re per le arti belle , collocandovi
statue e [)itture di mani maestre.
AGKIA. Città, di cui fa menzio-
ne Gregorio II nella sua lettera a
Pietro arcivescovo di Creta. Fu riu-
nita alia sede episcopale di Cidonia
neir isola medesima, il cui vescovo è
suffraganeo all'arcivescovo di Candia.
AGRICOLA (s.), martire. V. Vi-
tale (s.).
AGRICOLA (s.), vescovo di Chà-
lons sulla Saona^ nacque circa l'anno
4q7- Da quanto abbiamo da s. Gre-
gorio di Tours, arse di zelo per lo
addottrinamento della greggia e pel
decoro delle chiese. Mori liei 58o
in età di ottantatre anni. E nomi-
nato ai 17 di marzo nel martiro-
logio romano e la chiesa di Chà-
lons ne fa pure la festa ai 1 7 marzo.
AGRICOLTURA e suo Tribu-
nale IN Roma. Kon è a dire sul-
lo stato dell' Agiicoltura di quasi tut-
to il dominio ecclesiastico, dappoi-
ché, come ognuno sa, essa fu sem-
pre fiorentissima, specialmente nelle
campagne del Ferrarese, del Bolo-
gnese, della Romagna e delle Mar-
che, sì a cagione della natura dei
suoli, e sì pcgl'impulsi dati dai Pon-
tefici. Ciò che diede occasione a
qualche lamento, che, per quanto sa-
remo ad esporre , si deve riputare
irragionevole, egli è piuttosto la
parte di Agricoltura, che spetta al
così detto Agro romano.
È r Agro romano mi' assai va-
sta estensione di terreno che dal
lido del mare giunge ai colli ctru-
sclii, sabini, latini, e che dall' Alo-
ne , dal Tevere, dal Numicio e
AGR
dall' Astura è irrigato. Tenue essen-
do il declivio di tali fiumi, palu-
dosi, limacciosi divengono i luoghi
bagnati da essi. La posizione bassa
del suolo rende la spiaggia sog-
getta agli ammassi d' alga spintavi
dai venti occidentali ed australi ,
che accumulandosi imputridisce. Dal-
l'umido tepore dei luoghi paludosi
invitata una moltitudine d' insetti
vi accorre, e colle spoglie e coi ca-
daveri accresce la putrefazione del-
l' acqua stagnante. La prossimità
del mare cagiona incostanza nel cli-
ma , e impregnata l' aria, spirante
dall' ostro, dei gas e miasmi nocivi
sviluppantisi da queste paludose ter-
re , produce prostrazione di forze ,
torpore, ebetudine, e febbri intermit-
tenti che spesso hanno un carattere
maligno o nervoso.
È ben vero che in tale condizione
non erano alle epoche prime roma-
ne. Molte città, più antiche di Roma,
vi sorgevano e le ponevano a van-
taggiosa cultura. Lamento, Lavi-
nio, Ardea, Gabio e CoUazia nella
parte latina ; Ficulea , Fidene e
Crustamerio nella sabina ; Veio e
Cei'i sorgevano nella parte etrusca.
Ma sottomesse queste città, scema-
tane la popolazione, estesosi il po-
tei'e di Roma alla massima parte
del mondo, crebbero le dovizie ed
il lusso. Nel tempo stesso l' Agro
romano e il territorio di quelle cit-
tà furono convertiti in dehziose vil-
le poco abitate e poco assai colti-
vate ; locchè mal opponeasi all' ef-
fetto naturale del clima. Roma ,
perciò priva di territorio utilmen-
te coltivato, si vide costretta a ri-
correre pei viveri all'Egitto eil al-
l'Africa. Si stabilì r impero , ed i
grandi fissati in Roma colle loro
famiglie , accresceano la diserzione
di questi luoghi, che restarono sog-
I
G RA
getti a successivo deperimento fin-
ché orde di barbari scesei'o a de-
solare l'Italia, e Roma, capitale
dell'impero, era la meta cui ten-
deano gli avidi conquistatori. Il
saccheggio fatto dai baibaii , il mal
governo dei greci, le ostilità praticate
al governo Pontifìcio nei primi tem-
pi del suo stabilimento; le incursioni
dei saraceiìi , dei re di Napoli ; le
discoi'die cogl' imperatori d'Occiden-
te; le fazioni dei Colonnesi e degli
Orsini , dei conti di Tuscolo e di
Galera ; la residenza dei Papi in
Avignone, dal i3o5 al 1 877, e lo
scisma d'Occidente, dal 1878 al
1 4 1 7 : ecco le cause da cui si deve
ripetere l' aspetto di diserzione che
presentò l'Agro romano. ♦
Queste cause stesse riducendo
Roma ad appagarsi delle proprie
risorse, ne risvegliarono l' amore al-
l' agricoltura. Divenuti i Papi so-
vrani temporali vi misero ogni lo-
ro pensiero, convinti che il deperi-
mento dell'Agro dipendesse dalla di-
serzione. Sino dalla metà del secolo
Vili circa vedesi il Pontefice Zaccaria
eriger tre villaggi, ed altri quattro
alzarne Adriano I verso il fine del
secolo stesso. Nei secoli successivi
scorgiamo edificati altri castelli ad
accorvi i coloni e i pastori. Ma anni-
chilate tutte le previdenze dei Pon-
tefici dalla barbarie dei secoli di
mezzo, e diroccati i castelli, gli agri-
coltori costi'etti si videro a litirarsi
in Roma onde fuggire gli effetti fatali
dell'aria. Abbandonala l'Agi-icoltura,
sorse col tempo la classe dei mercan-
ti di campagna che con lavoranti e
pastori avventizi! di lontane regioni
misero e mettono a prò l'Agro ro-
mano, ma non col vantaggio che
darebbero molti e fissi abitatori.
Ed ecco i Pontefici dar tutto il
pensiero a incoraggiare l'Agricoltura.
AGR ,^7
Asceso al soglio Pontificio nel 1.471
Sisto IV, vedendo che il poco vantag-
gio dell'Agro deiivava dalla negletta
coltivazione, lasciò facoltà a chiunque
di seminare nella terza parte delle
tenute dell' Agro stesso anche con-
tro la volontà dei padroni, che do-
veano essere compensati giusta la
stima fattane dai periti. Queste dispo-
sizioni furono confermate da Giulio
li. Sorgeva intanto il bel secolo di
Leone X, il quale segna il principio
dell'ejioca dello splendore Romano,
che durò pei secoli XVI e XVII.
Le Provincie si ricuperavano e cresce-
va la popolazione di Roma; ma la re-
ligione, le lettere e le arti occupavano
r animo di quel grande Pontefice.
Prevalse l' uso di mantenere una
quantità, forse eccedente, di vacche
rosse, e diminuirono le seminagioni.
Clemente VII, immediato successore
di Leone X, tentò di rimettere in
vigore le costituzioni di Sisto IV e
di Giulio II. Stabilì la corrispon-
sione da farsi ai propiietari dei fon-
di seminati arbitrariamente , cioè,
della quinta parte del prodotto per
tenute nel raggio di otto miglia da
Roma, della settima per quelle fra otto
e sedici miglia, e della decima per
quelle in distanza maggiore. Proibì
pure che il numero delle vacche
rosse passasse le cento e venticinque
per ciaschedun proprietario nel rag-
gio di dieci miglia da Roma. Per-
mise l'esportazione del grano, quan-
do il suo prezzo non eccedesse i
dieciotto giulii al rubbio. Pure si mi-
sero ad attraversare le di lui prov-
videnze, r invasione dei napoletani
nel 1 526, il saccheggio del Borbo-
ne nel 1527, e l'inondazione del
Tevere nel i53o. L'Agricoltura lan-
guì , e r esportazione di grano dalle
terre Romane destò forti timoj-i.
Roma in seguito si vide oppressa
i58 AGR
«la carestÌL- sotto Sisto V nel i')ì^'>,
sotto Gregorio XIV nel i^^Qi, sotto
Clemente Vili nel 1092, ed in al-
tre occasioni nei secoli posteriori.
La vista dei mali che di quando
in quando minacciavano Roma non
jìotea non forzare i principi e i
dotti a cercarvi un rimedio. E quin-
di il Doni indirizzava ad Urbano
\ ni im libro sul modo di resti-
tuire la salubrità dell' Agro romano.
Proponeva egli per tal effetto di
ristabilirvi la popolazione, e forma-
va eziandio il modello dei castelli
eli e si sarebbero dovuti costruire [De
ivsdiaenda saluhritate Agri romani.
Novum thesaur. anliq. rom. T. I).
Ma il di lui progetto non ebbe esecu-
zione. Un particolare, Giambattista
Sacchetti , tentò di metter in prati-
ca una tal idea. Collocò egli pres-
so Ostia una colonia di villani
chiamati dalla Toscana, ma pochi
essendo, ed in un sito dei più in-
felici dell'Agro romano, tutti in poco
tempo morirono per 1' aria malsana.
Negli anni posteriori ad Urbano
Vili i Pontefici non cessarono di
prendere sempre nuove misure alla
insorgenza di nuovi bisogni. Innocenzo
XI, creato nel 1676, tutto adoprossi
per mantenere in Roma l' abbon-
danza. Fissò il prezzo del frumento ;
ma aggravati da tal misura i mer-
canti di campagna, perchè non po-
teano mantenere quel prezzo, stante
le spese onerose, lasciarono inculto
l'Agro, di cui si seminava appena la
decima paite. V. Zauli, Ad ìnxtit.
Faveulicv, rub. XLI, lib. IV, num.
2f) I . Constant. Ad slat. Urbis ,
Adnot. LX, num. 16. 21.
Continuando gli stessi bisogni, nel
principio del suo Pontificato Rene-
«lelto \lll dispose, oltre alcune altre
|)rovviden/.e agrarie, die ad ogni an-
no si prestassero ai coltivatori del-
AGR
r Agro romano sessantamila scudi
senza inteiesse ed a quelli del di-
stretto di Roma cinquantaciuquemila
al due per cento.
Nel 1775 ascese al soglio Pio
VI, quel Pontefice che si mise alla
magnanima injpresa d'asciugare le
paludi pontine. Ei diede particolare
attenzione alla cultura dell'Agro e
ne ordinò il catasto, e nel 1783
dispose che in ogni anno vi si se-
minassero ventitremila rubbi circa
di grano . Alla pubblicazione del
catasto il prelato Cacherano di Rri-
cherasio, piemontese, avanzò il pro-
getto di popolare la parte settentrio-
nale dell'Agro collo stabilirvi da prin-
cipio mille e novecento famiglie divise
in venti tribìi, coU'aggiungervi in se-
guito ventisei trilùi per le altre te-
luite. Ma il grande asciugamento delle
paludi, cui allora da quel Pontefice
attendeasi, e le insorgenze politiche
per cui nel 1796,6 1797 perdette le
Legazioni, distolsero la mente di Pio
VI dall' eseguire il progetto, e lo co-
stiinsero a mettere in vendita, fra le
altre, alcune tenute dell'Agro romano.
Tentò bene Pio VII, nel 1801,
di ripopolare quelle tenute ; ma
sforzi tali furono inutili. Soprag-
giunta r invasione , Roma divenne
città provinciale dell' impero france-
se. Il corpo municipale che allora
dirigeva la pubblica beneficenza, nel
i8o() inviò alcuni mendici a la-
vorar le campagne dell' Agro. Nes-
sun vantaggio sortì da tale dispo-
sizione. Ritornata Romanci 181 4 al
dominio Pontificio, nel i8i5 e 181 ti
il medesimo Sommo Pontefice Pio
VII instituì una congregazione eco-
nomica , da cui vennero proposte
alcune provvidenze tendenti ad or-
dinare la publtlica economia, e fu-
rono incominciate per ciò le lelati-
ve opciazioni.
AGR
Frattanto si present?) nel 1829,
sotto Pio VHI, una società di spe-
culatori stranieri che assunsero di
coltivare l'Agro romano collo stabi-
lirvi la {)opolazione eccedente nelle
altre proviucie Pontifìcie. Ma ol-
ti'echè l'interesse straniero non era
interesse dello stato, tanto onerose
erano le condizioni da essi apposte
al contratto, che fu perciò giusta-
mente rigettato.
Dal fin qui esposto potrà ognuno
vedere le somme cure dei Pontefici
al miglioramento dell'Agro e l'estrin-
seche circostanze che si opposero
sempre ad ottenere un tal fine.
Per pronuioverc in generale l'Agri-
coltura, un Tribunale esisteva da gran
tempo in Roma, intitolato appunto
dell' Àgricollura. Era composto di
quattro consoli, che dal Danieli {Ree.
Prax. Roin. dir., pag. 70) sono pa-
ragonati agli anticlii edili cereali. Ve-
nivano essi a due a due eletti ogni
ti'imestre , ed erano destinati alle
cause appartenenti ad animali, a
pascoli , a campagne e ad altre
di simil fatta , non che a perso-
ne impiegate in lavori campestri.
Un abile procuratore veniva creato
assessore di quel tribunale al cui
voto si confermavano i detti con-
soli, e se da lui appellar volevano
le pai-ti era deputato un altro com-
petente giudice.
Un procmatore fiscale ed im nota-
ro erano addetti eziandio allo stesso
tribunale, che avea sede in Campi-
doglio in un edifizio fatto costruire,
nel lySo, da Papa Clemente XII.
Altri giudici secolari esercitava-
no non pertanto giurisdizione agri-
cola in riguardo alle persone loro
soggette, ed erano i baroni ne' loro
feudi, i principi ne' loro principa-
li. Si servivano essi di un uditore
per ascoltare le istanze e coinpoi re
AGR
I '>9
le controversie dei sudditi loro. Lu-
nadoro, Rclaz. della Corte di Roma.
Ora quel tril)unale esiste con
altre norme. Secondo la Raccolta
delle leggi e disposizioid di puì>hlica
amminislrazione saggiamente ema-
nate dal regnante Pontefice, il giu-
dice de' mercenari, addetto al men-
zionato tribunale capitolino, tratta
le cause di Roma e dell'Agro roma-
no , non maggiori dell' importo di
duecento scudi, concernenti le mer-
cedi campestri, le caparre, le anti-
cipazioni o prestanze per causa di
lavori di campagna tanto tra gli agri-
coltori , quanto tra i loro dipendenti.
Le altre attribuzioni sono esercitate
dal Tribunale deU Annona [f^edi),
il quale tra le prese provvidenze rin-
novò nel 1 8 1 "2 gli ordini ai pro-
prietari delle tenute dell' Agro ro-
mano, di notificare cioè i cambia-
menti nelle proprietà avvenuti nel
corso dell'anno, ed ai conduttori di
dover indicare i terreni coltivati o
lasciati incolti V. la detta Raccolta.
Oltreché un tribunale di Agricol-
tura, havvi in Roma l' accademia
Tiberina , la quale si occupa con
amore degli sludii agrarii , e si fa
debito di produrre ogni anno qual-
che saggio dei suoi giudizii su tale
argomento V. Accademie.
AGRIFOGLIO Guglielmo ( se-
niore), Cardinale. Guglielmo Agrifo-
glio nato a Fonte, diocesi di Limo-
ges, professò uell'Ordine benedettino,
di cui, secondo alcuni, fu priore nel
convento di Villabate. Chiamato alla
corte dell'arcivescovo di Roano, es-
sendo questi assunto al Pontificato,
col nome di Clemente VI, venne
da lui promosso alla chiesa di Sa-
ragozza; ma allora non ne ricevi-
la conseciazione . Nel 1 35o a r 7
o 18 decembre dallo stesso Cle-
mente VI fu decorato (L'Ila sacri^
i6o AGR
poi'pora col titolo <\\ s. Maria in Tras-
tevere; quindi Urbano V, nel i3()8,
lo trasferì al vescovato di Sabina.
Oliai fosse la prudenza ed il senno
dell' Agrifo;j;lio ben lo dimostrò l'ot-
timo fine della tutela del regno di
Sicilia, a lui affidata per la morte
del re Lodovico, defunto senza fi-
gliuoli. Il .dotto Balùsio però ne-
ga la verità di tale tutela. L' A-
grifoglio ebbe l'incombenza di fis-
sare i confini del territorio di Be-
nevento , locchè , giusta le conven-
zioni stipulate col re Carlo V, do-
veva eseguirsi dalla Chiesa. Inno-
cenzo VI gli diede ancora F incarico
di formare il processo dei delitti, che
s' imputavano a Barnabò Visconti di
Milano. Da Urbano V, alla cui e-
lezione aveva molto contribuito il
Cardinale Guglielmo, venne desti-
nato giudice delle controversie, che
vi erano tra il vescovo di Urgel
e il conte di Foix in riguardo alla
valle Andorra. Il Cardinale assalito
dal contagio, nel iSGg in Viterbo
venne rapito alle comuni speranze ed
utilità. E sepolto in Limogcs nella
Basilica di s. Mai-ziale.
AGRIFOGLIO Guglielmo (ju-
niore), Cardinale. Guglielmo Agri-
foglio naccpxe a s. Supery , diocesi
di Limoges, l'anno iSSg. Le insi-
gni qualità delia sua giovcntìi de-
terminarono Urbano V, nel i 367, ai
1 ^ maggio, a crearlo Cardinale del
titolo di s. Stefano in Moutecelio, seb-
bene di soli 28 anni. JVèsi era ingan-
nato il Pontefice, che una santa ed
esemplare condotta accompagnata da
singolare destrezza nel maneggio di
importanti negozi , fecero lui mol-
to contento di quella elezione. Due
anni dopo fu fatto Camerlengo del-
la S. R. C. , e nel iSyo (riego-
rio XI gli die la cura di esaminare
le rivelazioni di s. Brigida , e lo
AGU
nominò suo esecutore testamentario.
Eletto Urbano VI, nel iSyS, com-
mise all'Agrifoglio l'estensione del-
la Bolla con cui veniva comandato
ai Cardinali di ristorare le chiese dei
loro titoli. Se non che illanguiditisi
in lui quei principii che lo faceva-
no desiderato alla utilità della Chie-
sa, e sedotto dall' ambizione, si die al
partito dell' antipapa Clemente VII di
Ginevra, quindi a quello di Benedet-
to XIII, pur antipapa; sostenendoli
ancora, sebbene inutilmente , pres-
so alcuni principi di Europa . Nel
i4oi firn miserabilmente la vita o-
stinato nello scisma. Ebbe egli se-
poltura nella chiesa del collegio di
san Marziale, dove avea fondata e
dotata la cappella di s. Stefano.
Il Martenc ci riporta alcune let-
tere scritte dall' Agrifoglio al re di
Francia nel i3q5.
AGRIPPINIÀNI , discepoli di
Agrippa vescovo di Cartagine , il
quale ribattezzava quelli eh' erano
stati battezzati dagli eretici.
AGROPOLI. Città vescovile del
regno di Napoli. Agropoli , Acropo-
lis, che dà il nome al golfo su cui
è fabbricata , sembra fondata dai
greci soltanto dopo lo stabilimento
della religione cristiana. Il Pontefice
s. Gregorio I del 590 scrisse ad uno
de'suoi vescovi, chiamato Felice , la
XLII lettera del libro secondo.
AGUCCHIO, o AGUCCI Giro-
lamo, Cardinale. Nipote questi del
Cardinale Filippo Sega, fu valen-
tissimo in destcrità e accortezza, e
parve nato per condurre in» portan-
tissimi alfari. Con vera utilità di-lla
Sede Apostolica ci si adoperò nien-
te meno di trent'anni, e fra le altre
sue dignità ebbe quella di commen-
datore di santo Spirito. Da <[uesto
onore passò ad essere insignito del-
la porpora cardinalizia col titolo di
AGU
s. Pietro in Vincoli. Se non che po-
co potè godere 1' Agucchio della
conferitagli dignità; immatura mor-
te lo rap'i alla terra 1' anno i6o5,
non contando egli ancora il cin-
quantesimo primo d'età. Intervenne
Agucchio al conclave in cui venne
esaltato al soglio Pontificio Leone
XI, Medici, fiorentino, e morì nello
stesso giorno in cui spirò niicl Pon-
tefice. Ha tomba e monumento e-
rettogli da Giambattista suo fratello,
con ritratto ed iscrizione onorevole
alla sua memoria nella chiesa del
titolo sopraindicato.
AGUILLAR Alfonso, Cardina-
le. Alfonso Aguillar de' marchesi
di Priego, nato nella Spagna l' an-
no i653, fu prima canonico di Cor-
dova. I suoi talenti gli acquistarono
la stima di tutto il clero e dello
stesso principe, che gli affidò impor-
tantissimi carichi. Ricusati umilmente
ricchi vescovati, nel 1697, ad istanza
del re cattolico fu da Innocenzo
XII a' 22 luglio creato prete Car-
dinale della S. R. C, e poscia di-
venne inquisitore supremo di tutta
la Spagna. L'anno 1699 insorta in
Madrid una lcrrii)ile sollevazione,
egli con la sua industria e vigilan-
za riuscì ad estinguerla intieramen-
te. Fu rapito da immatura morte
nel medesimo anno 1 699 , mentre
si disponeva a recarsi in Roma col
carattere di regio ambasciatore. Que-
sto Cardinale non ebbe né cappello
rosso, né titolo, per non essersi con-
dotto a Roma.
AGUIRRE SAENZ Giuseppe,
Cardinale. Giuseppe Aguiri'e Saenz
nacque 1' anno 1629 in Logrono,
città della Spagna. Fece la professio-
ne nell'Ordine benedettino, dove ra-
})idamente avanzandosi nelle scien-
ze, fu nominato prima professore di
sacra Scrittura nell'università di Sa-
voi. I.
AGU
iGi
lamanca, poscia censore e segretario
del supremo consiglio dell' incjuisi-
zione di S])agna , quindi presidente
generale della sua congregazione
nello stesso regno. Scrisse alcune
dottissime opere , tra le quali me-
ritano singolare menzione la Cola-
zione dei concila di tutta la Spa-
gna , e la Difesa della Santa Sede,
in cui giudiziosamente confuta le
censurate proposizioni del clero di
Francia. Innocenzo XI consideiando
i meriti dell'Aguirre , e la profonda
dottrina delle sue opere , ai due
settembre del 1686 lo ascrisse al
sacro Collegio col titolo di s. Maria
sopra Minerva, colmandolo di elogi
in pieno concistoro. Venne ascritto
a varie congregazioni , tra le altre
al s. Uflicio, al Concilio, e all'Indice.
Consumato dalle fatiche , incontrò
con esimia rassegnazione la morte ,
che avvenne l'anno 1699- Fu se-
polto nella chiesa di s. Giacomo
degli spagnuoli e gli fu posta so-
pra la lapide una iscrizione com-
posta da lui medesimo, in cui spira
quell'umiltà, ch'era il suo caratte-
ristico pregio.
A GUZZONI Francesco, Cardina-
le. Francesco Aguzzoni nacque in Ur-
bino circa la metà del secolo XIV.
Urbano IV nel 1 38o lo promosse alla
chiesa di Faenza e nel 1 384 a quella
di Benevento. Poco dopo fu trasfe-
rito all' arcivescovato di Bordeaux
nella Aquitania , colla dignità di
nmizio Apostolico in Ispagna ed in
Guascogna per ridurre qviella pro-
vincia all'obbedienza del legittimo
Pontefice, come pure nei dominii
di Castiglia e di Leone per assolve-
re il re Enrico e Caterina sua mo-
glie dalla censura incorsa per essersi
uniti in matrimonio senza dispensa
dal terzo grado di consanguiuità.
Fornita la nunziatura^ fece ritorno
2 1
i62 AIA
alla sua chiesa, e nel i4o.^ ai l'i
giugno venne creato da Innocenzo
y II prete Cardinale assente del titolo
dei Santiquattro. Dopo la elezione di
Gregorio XII si portt) in Savona
con riguardevole comitiva di teologi,
affm di ridurlo alla rinunzia sponta-
nea del pontificato, e spegnere così
quello scisma che lacerava la chiesa.
Tollerate indarno grandi pene e fa-
tiche, TAguzzoni fu il primo dei
Cardinali ad abbandonare Gregorio,
il quale emanò quindi un decreto
che lo spogliava della porpora e lo
privava della sua chiesa ; decreto
pei'ò che non ottenne mai effetto ve-
runo. I Cardinali congregati a Pisa
mandarono l' Aguzzoni ai re di Fran-
cia e d' Inghilterra, perchè con la lo-
ro autorità costringessero Gregorio
XII alla promessa rinunzia . Tor-
nato dalla sua legazione nel i4i2
spirò in odore di santità ; ed ebbe
sepoltura in S. M. nuova di Roma.
AIIWAZ . Città già vescovile della
provincia di Gondisapore nella dio-
cesi di Caldea. I sirii la chiamavano
Huz, ed era capitale del paese di Su-
sa o del Chuzistan. A' nostri giorni
è distrutta dalle fondamenta.
AIA o HAGA, città grande capo-
luogo dell'Olanda meridionale , una
volta residenza dei conti di Olanda,
per cui le venne il nome fiammingo di
^S Gravenliaag, che in latino equiva-
le ad Haga Coinilis. In essa risiede
la corte. Da una piccola casa di cac-
cia in un bosco vicino, ove i conti
di Olanda di sovente venivano a
riposarsi, ebbe origine questa città,
la quale non può contare per epo-
ca del suo primo splendore se non
l'anno 19.48 in cui Gugliemo lì
conte di Olanda fu eletto ed inco-
ronato imperatore. Traslèrendovisi
egli di tempo in tempo (tice. innal-
zare nel i25o un magnifico reale
AIA
palazzo. Divenne in seguito capo-
luogo di un baliatico. Nel r528
sofferse il saccheggio e fu poscia
più volte occupata dagli spagnuoli
dopo la perdita delle sette provin-
cie, avvenuta sotto il re Filippo II.
Nel 1557 acquistò il titolo di città;
indi nel 1 57 1 per la fondazione
della repubblica delle provincie-mii-
te fu la residenza ordinaria del suo
capo chiamato lo Statolder , e di-
venne il centro del governo , degli
stati generali, dei ministri e degli
esteri ambasciatori, gareggiando sem-
pre colle primarie città di Em-o-
pa. Fu conchiusa nel 1668 in Aia
la formidabile quadruplice alleanza
per porre un freno al bellicoso re
di Francia Luigi XIV, ed ivi nel
1697 si è combinata la pace di
Riswick cos\ denominata dall'ameno
castello ove si è stipulata, fia l'O-
landa , Carlo II re di Spagna, Luigi
XIV re di Francia, Guglielmo IH
re d' Inghilterra e 1' imperatore
Leopoldo I ; ad ottenere la qual
pace il zelante Pontefice Inno-
cenzo XII , Pigna tclli , pose in
opera ogni sua sollecitudine pres-
so i principali gabinetti di Eu-
ropa. Nel 1795, epoca della pri-
ma invasione francese , lo statolde-
rato si è convertito nella repub-
blica batava ; ma nel 1807 pro-
clamato il regno di Olanda, l'Aia
perdette la reale residenza , che fu
trasportata ad Amsterdam. Riunita
però nel 18 io l'Olanda all'impero
francese, divenne l'Aia il capoluogo
del dipartimento delle Bocche della
Mosa. Finalmente nel 18 14 insti-
tuito il regno de' Paesi Bassi, questa
città alternò con Brusselles la residen-
za della reale famiglia e l'annuale a-
dunanza degli stati generali. Separato-
si però il Belgio dall' Olanda , l'Aia
tornò a divenire permanente resideu-
AIA
za sovrana, e continuò ad essere la
capitale di fatto del reame Olandese.
L'Aia è patria di molti uomini gran-
di in ogni genere di scienze ed arti,
ed è residenza dell incaricato d'affari
della Santa Sede, che è pure rivestito
della qualifica di vice-supei'iore delle
missioni d'Olanda, f^. Paesi Bassi,
ed Olanda.
AÌA.CCIO (Adjacen.). Città con
residenza di un vescovo nell' isola
di Corsica. Questa città e porto di
mare è sulla costa occidentale del-
l' isola. Fu anche chiamata Aiazzo,
Aiiicio, Adiacwn. Il vescovo, suffia-
ganeo di Aix, fu istituito nel VI se-
colo, e Aiaccio è ora l'unico vesco-
vato dell'isola. Si crede che i greci la
fondassero, dandole il nome di Aiac-
cio dalla città di Aiasso nell'isola
di Lesbo. Sotto Gregorio VII fu colla
Corsica soggetta al Pontificio domi-
nio. La chiesa cattedrale è il più
magnifico edifizio che la decori.
Questa città era altre volte si-
tuata un terzo di lega più al
settentrione verso il fondo del-
la sua baia, onde ancora veggon-
si gli avanzi della vecchia città ,
con le vestigia di un castello e di
una chiesa. Ma nel secolo XV, e
verso il 1435 per le esalazioni no-
cevoli, si rifabbricò ove ora esiste.
Nel declinare dello stesso secolo la
Corsica con Aiaccio passò a' francesi,
e di poi i genovesi , scacciatili, resta-
rono padroni dell' isola. Nel se-
colo XVII venne sensibilmente ac-
cresciuta la sua popolazione da una
colonia di Mainotti, fuggita dal-
la barbarie dei turchi. Dopo la
metà del secolo scorso essa passò
e dura sotto la dominazione fran-
cese. La Diocesi ha sessantasei cure,
duecentosei sussidiarie, novantaquat-
tro vicariati, una comunità di sorelle
e diversi stabilimenti monacali , e
AIB iGS
scuole cristiane. Aiaccio non si dee
confondere con l' antica Urciiiìunij
situata nel Golfo di Sagone.
Aiaccio fu patria del Cardinale
Giuseppe Fesch, arcivescovo di Lio-
ne, nato il dì 3 gennaio 1763, fra-
tello di madama Letizia madre di
Napoleone Bonaparte, nato egli pure
in Aiaccio addi i5 agosto 1769.
AIASSO. Città vescovile che ora
è un villaggio assai infelice della Ci-
licia e del vescovato armeno sotto
il patriarca di Sis. Ne troviamo fatta
menzione in una lettera che il Som-
mo Pontefice Clemente VI, residente
in Avignone , nel 1 347 scrisse ad
Andrea Dandolo doge di Venezia,
condolendosi perchè il sultano di Ba-
bilonia avesse presa Aiasso.
AIBERTO (s. ), solitario, nacque
l'anno 1060 nel villaggio di Espain,
diocesi di Tournay. AH' udire un
cantico sopra le austerità dell' ere-
mita s. Teobaldo , deliberò di ri-
nunziare interamente al mondo. Ap-
prese da un solitario del monistero
di Crespino le vie della perfezione ,
e dopo di aver dimorato secolui
emulandone, e dirò meglio, sorpas-
sandone le virtù , vesti l' abito nel
monistero di Crespino. Corsi quivi
venticincp.ie anni fra le astinenze e
le macerazioni più rigorose, ottenne
da Lamberto suo abbate il consen-
so di riabbracciare la eremitica vi-
ta. La fama gli attirò gente da
tutte parti, le quali uè domandava-
no i consigli : di che mosso Bur-
cardo vescovo di Cambrai, a ordi-
narlo sacerdote , fattagli fabbricare
una cappella dentro la sua celletta,
gli diede alcune facoltà per l'am-
ministrazione dei sacramenti della
Penitenza e della Eucaristia, facoltà
che dai Sommi Pontefici Pasquale II,
e Innocenzo II, gli furono confer-
mate. Mori circa 1' anpo 1 1 4*> "t'I
104- AIG
dì 7 di aprile , giorno in cui e
nominato nei martirologi di Fran-
cia e così pure in quelli dei Paesi
Bassi.
AICADRO, o ALCARIO, o A-
CARDO (s.), abbate di Jumieges i
cui genitori piissimi , Anscario ed
Erniina, fondarono la badia di Quin-
cay. Poiché dispiegò chiaramente il
disegno di consecrarsi a Dio fli po-
sto dai medesimi sotto la direzione
di s. Filiberto che popolò il nuovo
monistero di fervidi religiosi tradot-
ti da Jumieges , dalla quale badia
Filiberto era fuggito per iscamparc
alla tirannia di Ebroino. Dal suo
institutore fu Aicadro elevato al
grado di abbate di Quincay, poscia
di Jumieges che racchiudeva allora
da novecento religiosi. Tra questi sep-
pe Aicadro mantenere l'amore alla
perfezione e allo studio preceden-
doli sempre con 1' esempio della più
severa castigatezza. IMorì nell' anno
687, dopo i salutevoli ammonimen-
ti che in placida soavità di para-
diso lasciava a' molti suoi fratelli.
Contava 63 anni. La sua festa si ce-
lebra a' i5 settembre.
AlCnSTADT. J^. EicnsTADT.
AIDANO (s.), vescovo di Ferns
in Irlanda, nacque nella Connacia.
Dopo aver tradotta la vita mol-
to tempo nel paese di Galles ap-
presso il santo abbate David , e
aver fondato gran numero di chie-
se e di monisteri, fu consecrato ve-
scovo di Ferns. 11 suo nome è ce-
lebre tra i santi Irlandesi. Sembra
che se ne facesse la festa nel duo-
decimo secolo nel paese di Galles.
Era anco onoralo in Isvezia. La
memoria di lui si celebra il dì 3i
gennaio.
AIGLERIO Reunardo, Cardi-
nale. Bernardo Aiglrrio, nato in
Provenza, nel secolo W\\, professò
AIG
l' ordine benedettino. Essendo uo-
mo saggio e pio fu eletto da In-
nocenzo IV suo cappellano e abba-
te di s. Onorato nelf isola di Lerino.
Carlo I d'Angiò re di Sicilia così
n' ebbe stima, che nel suo viaggio
a Napoli lo volle seco a compagno
e consigliere. Urbano IV assicura-
tosi delle riguardevoli qualità del-
l'Aiglerio, lo destinò abbate di IMon-
tecassino. La disciplina di quel
monistero da cpialche tempo dissi-
pata, per r opera di Bernardo subi-
to si regolò ; scacciò le milizie di
Federico II, di Corrado e di ]Man-
fredi, che da 36 anni occupavano l'ab-
bazia, ne richiamò i monaci esiliati,
ricuperò le terre e i castelli che le
appartenevano e rimise il cenobio in
possesso delle sue rendite. Fondò un
ampio spedale in s. Germano, e lo
provvide con ricca dote. Dopo ven-
t' anni di governo in quel moni-
stero. Clemente IV, che assunse il
Pontificato nel i265, in premio di
sì distinti meriti, lo creò prete Car-
dinale, e poi lo spedì legato a In-
tere, in Francia contro gli albigesi,
fpiindi in Coslaiìtinopoli contio gli
scismatici. Colla sua prudenza ob-
bligò il re Carlo I a ritirar le sue
truppe che avevano occupato i ca-
stelli vicini al suo monistero di
Montecassino. Scrisse alcune opere
fra le quali una Sposizione della
regola di s. Benedetto e lo Speechio
dei monaci. Fornito di esimie virtù,
santamente morì nell' anno i 282
e fu sepolto in Montecassino.
AIGULFO (s. ), arcivescovo di
Rourges. Egli a gran pena si potè
rimuovere dalla solitudine a cui
da' primi anni si consacrò, ond es-
sere elevato al posto arcivescovile
di Rourges, l'anno 811. A inferire /
che la sua vita fosse nel vero san-
tissima, bastano le lodi profuse a
AIG AIR i65
lui (la Tcodulfo vescovo di Orleans. AIMERICO, Cardinale. Aimcri-
AssistcUe al concilio di Tliiom illc, co, di nobile famiglia, nato ia Castra
dove fu condannato Ebonc di Reims, provincia di Borgogna, prima cano-
che osò degradare Lodovico // Buo- nico regolare Lateranensc, da Cali-
no suo legittimo sovrano. Morì a' sto II, che fu Pontefice nel iiig,
11 maggio 84o. Egli è onorato venne creato Cardinale diacono di
nello stesso giorno. S. M. Nuova e cancelliere della S.
AIGULFO (s.), abbate di Lérins R. C. Fu amicissimo di s. Rernar-
delto volgarmente s. Ayou, venne do, che gli dedicò il suo libro : De
alla luce nel 63o, nella città di diligendo Dc.o . Innocenzo II lo
Blois. Chiamato da Dio alla vita costituì, con altri Cardinali, esami-
monastica, si ascrisse ai monaci di natore della causa del monaco Rai-
s. Benedetto nel convento di Henry, naldo Carmelitano, che favoriva lo
Per comando del suo abbate tras- scisma di Anacleto II, antipapa. Con-
portò in Francia le reliquie di s. tro di lui Aimerico fortemente sos-
Benedetto e di s. Scolastica, dopo tenne la legittimità d' Innocenzo,
averle sottratte alle rovine di Mon- cui fu sempre devoto. Morì nel 1 1 48
te Cassino. Quindi Clotario III, am- dopo 28 anni di cardinalato,
mirando la singolare prudenza e AIMOINO , monaco benedettino
santità di lui, gli affidò l importante di Flcui'y, vivea sul finire del secolo
carico di mettere la riforma e la decimo. Compose una storia di
pace neir abbazia di Lérins. I re- Francia divisa in cinque libri , i
ligiosi a questa appartenenti tratti due ultimi de' quali furono termi-
dalie virtù di Aigulfo, lo pregaro- nati da alti'a penna dopo la sua
no di assumere il carattere di loro morte. E autore eziandio della Vita
abljate. Ma due monaci ribelli aven- di s. Ahhone, abbate di quel moni-
do suscitato contro di lui un par- stero, come pure di due libri Demi-
tito, fu rinchiuso in un' orrida pri- racoli di s. BcnedeUo , di un ser-
gione, ove gli venne recisa la lin- mone sopra questo Santo , della
gua , e gli ftu'ono cavati gli" occhi. Storia della traslazione delle reli-
Indi fu dato in mano ad alcuni pi- quie di lui in Fi-ancia, e di alcuni
rati, i quali condottolo nell'isola di poemi.
Amathis situata tra la Corsica e AIR.E (Aturen.). Città della Fran-
la Sardegna, gli mozzarono barba- eia con residenza di un vescovo,
ramente la testa. Questo martirio Aturum, Viciis JuUi, Aire nel di-
avvenne verso r anno 675, e vi col- partimento delle Lande, così è de-
serò la palma anche altri trentatre nominata dall' Adour che la bagna,
religiosi di Lérins, la cui festa si Fino dal quinto secolo dell' era cri-
assegna nel martirologio romano ai stiana fu cosfituita sede vescovile.
3 di settembre. I corpi di questi II suo vescovo è suffi'aganeo di
santi si conservano, secondo alcuni, Auch, la cui diocesi comprende il
nel monistero di Lérins, trasporta- dipartimento delle Lande situato sul
tivi per cura dell' abbate Rigomir ; pendìo di un monte. Chiamossi an-
e secondo altri, che meglio la pen- che V^icus Julii come monumento
sano, esistono appresso i benedetti- della vittoria ivi ottenuta da Giulio
ni del priorato della città di Pro- Cesare. I Goti l' abitarono in seguito
vcnza nella Brie. a cagione del suo suolo liirace ; ed
i66 AIS
Alarico loro re che fiorì intorno
l'anno di Cristo 4^4? "*'' stabilì la
sua residenza; la ornò, e vi costriu
un castello del quale si veggono
tuttora gli avanzi. Dopo la disfatta
de' Goti fu posseduta dai francesi ,
e Lodovico I conte di Fiandra la ri-
fabbricò verso il 63o; ma poi dai du-
chi d' Aquitania, e dai Normaani, fu
saccheggiata più volte ed in parte
aijbi-iiciata. In seguito molto soffer-
se nelle guerre di religione del se-
colo XVI, ond' è che per tante scia-
gure essa è molto decaduta.
La chiesa cattedrale d'Aire è de-
dicata alla santissima Vergine ma-
dre di Dio. Le prime dignità del
capitolo sono due arcidiaconi e vi
si contano dieci canonici : la diocesi
comprende 1 1 1 cure parrocchiaH :
la parrocchia della cattedrale spetta
al capitolo.
Trovasi nella diocesi di Aire il
borgo di s. Severo altre volte cele-
bre per un' abbazia di benedettini ,
che diede il nome al luogo. Chia-
masi capo di Guascogna il Mont
de IMarsan che dà il titolo ad un
arcidiacono , e la piccola antichissi-
ma città di s. Qultteria illustrata
dal martirio di questa vergine. La
sua chiesa concattedrale con quella
d'Aire, siccome arricchita di molte
leliquie, vien frequentata da gran fol-
la, che vi concorre da tutte le parti.
AIRIAC o AIRY ed anche ARIS.
Castello a tre leghe da Auxerre in Bor-
gogna. Nell'anno 1020 o nel 102 3
vi si celebrò un concilio, a cui in-
tervennero Roberto re di Francia,
Gozelino arcivescovo di Baurges, e
Le;)teric j arcivescovo di Sens.
AISCELK\ o AYSCELTN, Car-
dinal Ugo. y. BiLLOMo Ugo.
AISSELIN! E:;iDi(), Cardinale..
Aissclini l'jgidio Anschni, detto da
altri Gu..;hclnio Aisscliuo dei cju-
AIU
ti di Montaeuto neirAlvcrnia, uo-
mo fornito di singolare talento e
di molta dottrina, siccome ne fan
fede le opere da lui scritte . Men-
tre era vescovo di Tero vanne, da
Innocenzo VI, a' 17 settembre i363,
venne creato prete Cardinale as-
sente del titolo di s. Martino. Ur-
bano V dipoi ( neir anno i 368) lo
trasferì alla chiesa Toscolana, lo
inviò legato nelle provi ncie del-
l'Umbria, e del Patrimonio, e lo
nominò esaminatore nella causa di
Casimiro re di Polonia, che abban-
donata avendo la propria moglie,
si era unito ad una ebrea. La pe-
rizia dell' Aisselini, e la sua destrezza
nel maneggiare gli alFari della piti
alta importanza, ben si conobbe in
parecchie difficili controversie da lui
condotte ad un felicissimo fine. U-
niversahnente compianto, compì la
sua vita in Avignone l'anno 1378.
Alcuni confondono malamente il
Cardinale Egidio Aisselini con Egi-
dio Bellaniera vescovo di Lavaur ,
e del Puy, onde conviene correg-
gere r errore de' sammartani , che
collocai ono Egidio nella serie di
quei vescovi.
AIUTANTI DI CAMERA DEL Pa-
TA. Carica od ufficio della camera
del Sommo Pontefice. Gli Aiutanti
di camera ( Cubicularii ) del Papa,
pei servigi che prestano alla sua
augusta persona nel segreto delle
sue camere, appartengono alla fa-
miglia nobile Pontificia, ed alla ri-
guardevole classe dei cubicularii,
prefetto dequaliè il prelato maestro
di camera. Gli Aiutanti vestono co-
me gli altri cubicularii, cioè sotta-
na talare, fascia, collare e mantel-
lone paonazzi con bottoni neri , e
])ortano il cappello ecclesiastico .
Neil" estate un tal abito è di seta,
e di panno nell' inverno. In cap-
AIU
nella o nello finizioni portano sopra
la sottana paonazza, la cappa ed il
cappuccio di saia rossa, foderali di
seta del medesimo colore. Questa
cappa nell'inverno ha il cappuccio
di pelli bianche di armellino. V.
Bonanni, Gerarchia ecclesiastica ,
pag. 4?^ e fig. i3/|. dell'edizione di
Roma del 1720, nella quale ci rap-
presenta l'Aiutante di camera con le
medesime vesti, meno alcune piccole
diirerenze. In quanto poi alla veste,
colla quale assistono alle ca])pelle, essa
è affatto eguale a quella de' camerieri
segreti. Riguardo alle forme dell'abi-
to, che usano gli Aiutanti non è così
facil cosa lo stabilirne l'origine, man-
candone affatto i documenti.
Sino al termine del Pontificato
di Pio VII, che morì nel 1823,
gli Aiutanti di camera, quando era-
no fuori di servizio e per città ve-
.stivano r abito neio a guisa degli
ecclesiastici, e nel loro stemma gen-
tilizio vi era il cappello da prelato,
siccome appartenenti alla classe dei
Mantelloni {Fedi). Pio VI fino dal-
l'anno primo del suo Pontificato,
1775, avca emanato un breve: SS.
Domini Nostri Pii proi'idciitia di-
vina Papié VI concessio privilcs^io-
rum prò nonnullis suis familiaribiis,
Romae 1775 ex Typographia Re-
verenda! Camera; Apostolica;. Con
esso breve confermava tutti i pri-
vilegi! soliti concedersi dai Papi ai
loro intimi familiari , cioè ai se-
guenti , nominati espressamente :
maggiordomo, maestro di camera,
sagrista, elemosiniere, i due segre-
tarii dei brevi ai principi, e delle
lettere latine, il sotto datario, i ca-
merieri segreti partecipanti eccle-
siastici, il medico segreto, i came-
rieri segreti partecipanti di spada e
cappa, compresi il foriere maggio-
re ed il cavallerizzo, i cappellani
AIU .(ly
segreti, il padre maestro del sagro
palazzo, il maestro di casa di esso,
due chierici segreti, ed i quattro
Aiutanti di camera, numero di (juclli
di allora, concedendo ad essi di po-
ter inquartarc nello stemma 1' arma
Pontifìcia , dichiarandoli in oltre ,
come fecero i di lui predecessori,
suoi famigliari, e continui com-
mensali (cioè assistenti alla mensa),
notari della Scl\c Apostolica, conti
del sagro palazzo ed aula Latera-
nense, cavalieri dello speron d'oro,
nobili di Roma, Avignone, Bolo-
gna, Ferrara, Benevento, e di tutte
le città soggette alla Santa Sede.
f^. Famiglia Pontificia.
Anticamente l' emolumento di
cameriere segreto, che equivale al
ciambellano delle corti secolari, era
di mille scudi annui. Quello poi dogli
Aiutanti di camera era di cinque-
cento annui scudi, oltre le regalie, e
le propino, non già lemancie, le quali
non possono percepire, siccome appar-
tenenti alla famiglia nobile palatina.
Da molti ruoli del palazzo aposto-
lico si rileva altresì che gli Aiutanti
di camera avevano individualmente
quindici scudi al mese, mentre ven-
ticinque erano assegnati ad ogni ca-
meriere segi'cto, oltre le pensioni al-
lora godute, e la parte detta di pa-
lazzo consistente in pane, vino, man-
tenimento di cavalli, domestici, ce-
ra, ed altre cose, che il palazzo
forniva, tanto agli Aiutanti di ca-
mera, che a molti familiari, attesa
la tenuità degli onorari loro. In se-
guito, tolte tutte le altre cose ai ca-
merieri segreti, come ad ogni fami-
liare palatino, si accrebbe loro l'ono-
rario, stabilendosi a scudi cinquanta
mensili, quanti pur se ne assegna-
rono al primo degli Aiutanti di ca-
ntera mentre soli 4° " ebbero gli
altri. E siccome il primo Aiulan-
iGo AIU
te di camera alla morte del Pon-
tefice viene considerato secondo del
nuovo, così in sede vacante ha scu-
di 4o mensili, ed eletto il novello
Pontefice il dichiara secondo col
godimento di quell'abitazione decen-
te ne' due palazzi apostolici Vaticano
e Quirinale, che pure avea prima
e colia medesima partecipazione de-
gli onori, emolumenti e privilegi del
primo.
Nei ruoli di computisteria del sa-
cro palazzo, particolarmente nel Pon-
tificato di Sisto V 3 PereUi , del
i585, di Paolo V, Borghesi, del
i6o5, di Urbano Vili, Darbeniii,
del 1625, e di altri, trovasi che
gli Aiutanti di camera del Papa era-
no posti immediatamente dopo i ca-
merieri segreti, indi seguivano i
Cappellani segreti, i camerieri exlra-
iniiros ed i Bussolanti. Se non che
nei ruoli di Pio VI e di Pio VII,
e negli altri posteriori essendo i
cappellani segreti riportati dopo i
camerieri segreti, cos\ gli Aiutanti di
camera erano posti dopo questi, ma
tuttavia sempre prima dei cappel-
lani comuni , dei camerieri extra-
viuros e de' bussolanti. La preceden-
za degli aiutanti di camera sopra i
cappellani segreti, che riscontrasi nei
ruoli antichi citati, sarà forse pro-
dotta dall'essersi considerati gli Aiu-
tanti come addetti al servigio del
Pontefice qual monarca soltanto ,
non però siccome capo della Chie-
sa , mentre descrivendosi ne' ruoli
quelli addetti al servizio ecclesiastico
del Papa, i capjìcllani segreti n'erano
anteposti agli Aiutanti. Questi uUi-
mi sono pure sotto chierici (J celi),
rna per tal onore non godono emo-
lumenti. Bensì ricevono alcune me-
tlaglie d'argento alla ricorrenza della
festa de' ss. Pietro e Paolo, calze di sc-
la nera e propine )iclla cicazione dei
AIU
Cardinali. Non hanno responsabili là
nella cajipella segreta ma assistono
alla messa del Papa, e talvolta an^
che la servono.
Il primo Aiutante di camera è
anche custode generale delle vesti
usuali e domestiche del Papa, poi-
ché delle vesti sacre è custode il
vescovo sagrista, e come tale par-
tecipa della distribuzione della cera
nella festa della Purificazione, delle
Palme, di altre medaglie d' argento
nella ricorrenza della festività dei
ss. Apostoli Pietro e Paolo con altra
propina nella creazione dei Cardinali.
Nel Pontificato di Pio Vili, ed
in quello di Gregorio XVI glorio-
samente regnante , il primo Aiu-
tante riunì agli altri offizi quello
di spenditore segreto coll'onorario di
scudi 3o mensili, oltre ad alcuni al-
tri emolumenti.
Essendo un tempo gli Aiutanti
di camera in numero di sei od an-
che otto , la istruzione pei maestri
di camera scritta da mons. Pigna-
telli, che in tal posto servi Pio VI,
prescrive, che debbano essere di
guardia, almeno due per giorno.
Presentemente che il numero è ri-
stretto a due soli , tutti e due de-
vono esser pronti ogni di pel servizio
di Sua Santità. Il primo di questi
non deve mai partire dalla stanza
vicina a quella dove dà udienza il
Pontefice, e l'altro intanto che que-
gli è impedito, o esce di casa, de-
ve disimpegnare lo stesso servizio.
Spetta comunemente al primo Aiu-
tante il servile il Pontefice mentre
è a tavola, giacché ordinariamente i
Romani ]*onlefici non anunctlono
ad esercitare i loro ullizi il co])pieie,
e lo scalco segreto, se non in po-
che circostanze. Quando ncH' anti-
camera segreta, non cvvi il cameriere
segreto per introdurre le persone,
AIU
la iiialliiia e la sera, deve sempre
1" Aiutante di camera passare al
Papa l'ambasciata di que' personag-
gi, cioè Cardinali, prelati ed altri,
oh' egli riceve per la via segreta ,
e particolarmente. Quando poi so-
no aperte le consuete udienze di
Sua Santità , cioè circa due ore
avanti mezzodì fino ad un' ora po-
meridiana , per la via pubblica il
maestro di camera introduce chi
n' è ammesso , compresi quelli che
hanno 1' udienza regolare ; ed in
assenza di detto prelato , supplisce
uno dei quattro camerieri segreti
partecipanti, cioè quello che di set-
timana, il quale nella sera sta esclu-
sivamente neir anticamera del mae-
stro di camera affin di passare l'am-
basciata per quelli che devono avere
r udienza. In tutte le altre ore qui
non accennate, e quando il Ponte-
fice dispensa dal servigio il came-
riere segreto dall'anticamera, sup-
plisce costantemente 1' Aiutante di
camera per servire chi viene all'u-
dienza. V. Udienza.
Nelle funzioni e cappelle Ponti-
ficie gli Aiutanti di camera hanno
luogo dopo i cappellani segreti e
comuni. Nelle processioni poi van-
no dopo i bussolanti, e così anche
allor che si portano al trono Pon-
tificio per ricevere la candela , le
ceneri, la palma e gli Agnus Dei
benedetti, e nel venerdì santo al-
l'adorazione della Croce, nella quale
cerimonia fanno un' offerta.
In questa funzione, il primo Aiu-
tante è quegli che deve levare le
scarpe al Pontefice prima eh' ci si
conduca ad adorare la Croce, e rimet-
tergliele dopoché ritornossene al so-
glio. Per adempiere a tal uffizio, dopo
che il celebrante ha scoperto il legno
della Croce, un cercnioniere va a
prendere al suo posto l'Aiutante di
AIU ifif)
camera, cioè dal primo gradino del
secondo piano dell'altare Papale, cor-
rispondente al terzo del soglio Ponti-
ficio. Accompagnato l' Aiutante da
due votanti di segnatura (e un tempo
da quattro), quali accoliti apostolici,
si reca dinanzi al Papa. I votanti ac-
coliti tengono alzata la veste Pontifi-
cia, acciocché dall'Aiutante vengano
levate le scarpe, il che fatto, l'Aiu-
tante di camera si ritira da una parte
del trono, e stando in mezzo ai detti
due votanti tiene sotto la cappa le
scarpe , finché il Pontefice , senza
piviale e senza mitra , si reca ad
adorare la Croce. Come il Papa sia
tornato al soglio, l'Aiutante di ca-
mera inginocchioni gli rimette le
scarpe, e quindi torna al suo posto.
Nei Pontificali di Pasqua, di s. Pie-
tro e Natale, oltre quelli della co-
ronazione e delle canonizzazioni, pri-
ma della messa un ceremoniere va
a prendere il primo Aiutante di ca-
mera dal secondo gradino dell'altare
Papale, in abito rosso e cappuccio,
e r uditore di rota , che qual sud-
diacono apostolico è vestito con to-
nicella , e deve cantare l' epistola ;
ed accompagnati da due viazzien,
entrambi si portano al detto tro-
no , ove r Aiutante di camera leva
le scarpe al Pontefice, e assiste
a calzare i sandali , che il prelato
uditore di rota pone al Papa, e
che sono una sorta di calzette di
seta ricamate, rosse o bianche se-
condo la festa, con iscarpe più nobili
dello stesso colore, e croci ricamate
( V. Sandali ). Dopo ciò 1' Aiutan-
te di camera pone sovra un bacile
d' argento le scarpe levate , le ri-
cuopre con un velo di seta, e le
depone sulla credenza Pontifìcia per
rimetterle al Papa nel luogo ove si
spoglia ( 1^. il Ceremonialc romano
al libro I; Giorgi, De Liturgia Fw-
lyo AIU
manonim Pontifìcum , e Sarnelli,
Dei femorali dell'antico Pontefice ,
nel tom. Ili Delle lettere ecclesia-
stiche, p. 69 e Dell'uso dei femorali,
toni. VII, p. 687). Quando poi il
Sommo Pontefice in istola e moz-
zetta visita le chiese, e va a dare in
esse la benedizione col SS. Sacramen-
to, o con torcia accompagna la pro-
cessione nell'ottava del Corpus Do-
mita nelle basiliche patriarcali di s.
Giovanni e di s. Pietro, e quando in
questa ultima basilica interviene alle
processioni per l'esposizione del SS.
Sacramento, gli Aiutanti di camera
intervengono col solito abito di sot-
tana, fascia e mantellone paonazzo,
ed in mancanza de' camerieri di
onore sostengono le aste del baldac-
chino. Ugualmente vestiti assistono
anche alle consagrazioni dei vescovi
fatte dal Papa. Colle stesse vesti, al
modo dei due camerieri segreti, gli
Aiutanti di camera accompagnano
il Pontefice quando va per la città
visitando monisteri, sovrani od altro,
il che pure si pratica nelle esequie
dal sacro Collegio celebrate al Papa
defunto, nella basilica vaticana den-
tro la cappella del coro, ove pren-
dono luogo colla Camera segreta ,
di abito paonazzo, di cui fanno par-
te presso il Pontefice, cioè in banchi
a cornu Evangelii. Dopo morte poi
gli Aiutanti di camera vengono es-
posti neir esequie col loro abito.
Nei solenni Possessi ( p^edi ) che
con pomposa cavalcata prendevano
i Sommi Pontefici nella basilica la-
teranense , gli Aiutanti di camera
cavalcavano, vestili di cappa rossa,
e cappuccio adornato d' ermellini ,
se d' inverno , e di mostra di seta
cremisi , se di estate. Durò quel
costume fino al possesso da Pio
VII proso ai 9.4 novembie iSoi,
sostilucudosi poscia alle cavalcale le
AIU
carrozze e il treno chiamato semi-
pubblico, in cui il Papa conduce
seco due Cardinali.
In questo costume gli Aiutanti di
camera del Papa vanno nella car-
rozza nobile del Cardinale di mag-
giore dignità, il quale va in quella
del Pontefice, e prendono i primi
posti , che non debbono cedere ad
altri , sebbene ecclesiastici , sì per
r a])ito paonazzo , in confronto del
nero _, sì in riguardo anche della
loro qualifica , come vediamo nei
prelati maggiordomo e maestro di
camera, i quali non ostante che tal-
volta non sieno nemmeno cliierici,
tengono sempre la mano diritta , e
precedono l'elemosiniere, il sagrista
ed ogni altro costituito in dignità
episcopale. Il posto degli Aiutanti
di camera del Pontefice, era preci-
samente , nella cavalcata , dopo i
camerieri extra inuros , ed erano
seguiti dalla nobiltà romana in abito
di corte. Dopo il Pontefice, veniva
il maestro di camera , in mezzo a
due camerieri segreti, indi il medi-
co, il caudatario, e due altri Aiu-
tanti di camera colle medesime vesti
dei primi. Gli Aiutanti di camera
del Papa, anche nelle cavalcate con
cui i Pontefici si recavano solen-
nemente alle cappelle dell' Annun-
ziata , di s. Filippo Neri , della Na-
tività, e di s. Carlo, sia che prece-
dessero il Pontefice, sia che lo se-
guissero , andavano pm'e in cappa
e cappuccio rosso, con le pelli bian-
che neir inverno, Ora che in dette
cappelle si usa il trono semipub-
blico, gli Aiutanti di camera pren-
dono luogo nella carrozza del Car-
dinale di maggiore dignità dei due,
che vanno in quella del Papa.
Nei treni per le gite nei luoghi
sulnubani e nei viaggi, il posto agli
Aiutanti di camera è assegnato nella
AIX
terza carrozza , detta frullone , coi
monsignori caudatario e cruci fero.
Quando poi i! Papa si reca in
carrozza per la città , e fuori delle
porte con frullone di seguito, l'Aiu-
tante di camera con due camerieri
segreti, uno scopatore secreto ed il de-
cano, prendono luogo in detto frullo-
ne a quattro cavalli , al quale sus-
seguono otto dragoni , Finalmente
gli Aiutanti di camera, come facien-
li parte della camera segreta, e del-
la famiglia nobile Pontificia, intei*-
vengono alle comunioni , che per
varie ricorrenze festive si fanno nel-
la cappella Papale ed alle esequie
de 'palatini. V. Esequie,
Passato il Pontefice a miglior vita,
gli aiutanti di camera sono obbligati
di adempiere al tristissimo uffizio di
scuoprire il volto del definito, allor-
quando il Cardinale camerlengo si
reca nelle stanze Papali a ricono-
scere formalmente il cadavere , per
annunziarne la morie. V. Cadave-
ri de' Pai'i.
A-IX ( Aquen. ) , città di Fran-
cia con residenza di un arcivesco-
vo. Aix ( Aqiice Sexticc ) , già ca-
pitale della Provenza , è posta in
ima pianura a piedi di molte de-
liziose colline. Essa sino dal terzo
secolo dell'era cristiana divenne se-
de d' un arcivescovo, la cui dio-
cesi comprende il dipartimento delle
Bocche del Rodano, eccettuato il cir-
condario di Marsiglia. 11 prelato, che
ha il titolo di arcivescovo di Arles e
di Ambrun, o Enìbrun, ha per suf-
■fraganei i vescovi di IMarsiglia e di
Frejus, di Digne, di Gap e di Aiac-
cio in Corsica ai quali il regnan-
te Pontefice Gregorio XVI aggiun-
se quello di Algeri [l'aedi). 11 no-
me latino di Aquce Sexlia' le provie-
ne dalle acque fredde e calde che vi
si trovano in grande abbondanza,
AIX i-i
o da ciò che Cajo Sestio Calvinio
console romano, avendo fissati i
quaitieri d' inverno in questa città
dopo la battaglia guadagnata con-
tro i Salii, centoventiquattro anni a-
vanti Gesìi Cristo, fé' alzare un
muro attorno della sua piazza .
Presso questa città Mario disfece
per la prima volta i teutoni. Aix
fu successivamente rovinata dai
borgognoni, dai visigoti^ dai sara-
ceni e dai noiinanni, al pari di
tutte le altre città della Provenza.
Le antiche scritture delle provincic
di Francia, la qualificano metropoli
della seconda provincia narboncse.
Il suo capitolo componesi di
un prevosto, di un arcidiacono, di
un decano, di un sagrestano, e di
tredici canonici, che presentemente
sono ridotti a undici. Comprende
la diocesi diecinove parrocchie, cin-
que comunità religiose di femmi-
ne, ed un collegio di Milionarii.
Prima i monisteri degli uomini
ascendevano a venti, a dodici quelli
di donne, ed a cinque le cappelle di
penitenti. L'arcivescovo che avea la
presidenza degli stati del paese,
godeva la rendita di trentadue mi-
la lire, e la tassa a Roma si calcola-
va a due mila quattrocento fiorini.
Pi-etendesi che Costantino impe-
ratore abbia fatta costruire l'antica
cattedrale di Aix dedicata al Salva-
tore. Uno de' suoi più belli orna-
menti è il battisterio, che consiste
in una cupola di marmo bianco,
di forma ottangolare sostenuta da
otto colonne antiche di diaspro e di
granito di un solo pezzo. Vi erano nel
coro i sepolcri dei conti di Proven-
za, stati rovesciati nella rivoluzione
francese , ed cravi in altra chiesa
quello del marchese d'Argens, eretto
da Federico II. Celebre è il campani-
le della cattedrale, come pure l'oro-
172 AIX
logio . V. Cancellieri , Campane ,
campanili ed orologi, Roma 1806,
e P. Jos. de Haitze, Les Curiositcs le
plus remarquables de la ville d' AiXy
Aix 1769J F- C.
Aix cominciò ad acquistare qual-
che importanza, quando i possenti
conti di Provenza vi andarono ad
abitare e sopra tutto dopo Al-
fonso I re d' Aragona , particolare
protettore della poesia e poeta egli
stesso. Ei v' attirò i celebri narra-
tori e poeti, noti sotto il nome di
trovatori. Quella corte divenne il
centro della galanteria, dello spiri-
to e della civiltà. Nel 1 5o i Luigi
XII v' istituì un parlamento.
Alcuni moderni credono portata la
missione evangelica in Aix, ma sen-
za prove, avanti la fine del pi'imo
secolo, pretendendo che avvenisse
per opera dei discepoli del Salvatore.
Certo debbesi riguardare s. Massi-
mino per fondatore della chiesa dì
Aix. Fu probabilmente suo suc-
cessore s. Sidonio, o Chilidonio, quel
cieco nato che, secondo la popolare
tradizione del paese , dicesi guari-
to da Gesù Cristo.
Lazzaro per altro, che fu vescovo
al principiar del quinto secolo, e che
si fece conoscere pel suo zelo nello
scuoprire gli artifìzii di Celestino
discepolo di Pelagio, è il primo
pastore, che si sappia di certo aver
governata la chiesa d' Aix; né ciò
toglie, che non debbasi riguardare
s. Massimino per suo fondatore.
Le reliquie dei detti santi , come
pure quelle di molti altri, si mo-
strano a s. INIassimino d'Aix. Il mo-
nistero, che porta il nome del santo
seguiva da gran tempo la regola di
s. Benedetto, ed era soggetto alla giu-
risdizione di ((nello di san Vittore
di Marsiglia. Carlo li re di vSici-
lia e conte di Provenza, io dic-
ALA
de nel i agS ai padri domenicani ,
facendovi riedificare la chiesa , che
può riguardarsi come uno dei più
begli ornamenti del secolo XIII.
L'ordine di architettura è lo stesso
che quello delle chiese d' Italia di
quel tempo. 11 suo tesoro, prezioso e
degno della venerazione dei fedeli,
è una prova della liberalità di Car-
lo II e de' suoi successori. Non havvi
nella città che una sola parrocchia
e n'è curato un religioso del conven-
to sopraccitato, il quale riceve la po-
testà dall'arcivescovo d'Aix, ed eserci-
ta le sue funzioni nella chiesa del suo
Ordine. V. il p. Papon, Storia gè-
nerale di Provenza, tom. I, e la
Gallia cristiana, tom. I p. 299.
Molti importanti concilii si tenne-
ro in Aix. Il primo nel 1 1 1 2 so-
pra la disciplina , del quale tratta
il Martene nel tomo IV; il secondo
nel i374, versante egualmente so-
pra la disciplina; il terzo nel 1409,
riunito dalle tre provincie di Aix,
Arles ed Enibrun affine di eleggere
deputati pel concilio di Pisa ; il quar-
to nel 1 4 1 6 ; il quinto nel 1 585
sopra la riforma dei costumi, che
di tutti fu il più interessante, come si
rileva dal tomo XV di Labbè, e il
sesto nel 16 12 contro il libro o trat-
tato della podestà ecclesiastica di
Edmondo Richer.
ALA DI s. Michele, Ordine mi-
litare di Portogallo , istituito nel
1 1 7 1 da Alfonso-Enrico I a ren-
der perenne la memoria della vit-
toria riportata sopra il re di Sivi-
glia ed i saraceni , per intercessio-
ne dell' arcangelo s. Michele. I mem-
bri di quest' ordine furono chiamati
cavalieri dell'Ala di s. Michele, per-
chè la loro insegna era fi^egiata di
un'ala. La veste che usavano eia tes-
suta in colore purpureo con all' in-
torno alcuni raggi licaumli iu oro.
ALA
Nel loro vessillo, da una parte
era l'eflìgie di s. Michele nell'atto
di vincere il demonio, e dall'altra
la croce dell' ordine in forma di
spada colle parole: Quis ut deus?
Questi cavalieri osservavano la re-
gola di s. Benedetto, e seguivano
l' istituto dei cistcrciensi. Faccano
voto di prendere le armi in difesa
della Cattolica Religione, e dei con-
fini del regno, come pure di pro-
teggere le vedove ed i pupilli. Que-
st' ordine è stato aliolilo.
ALABARDA. Città vescovile nel-
la Caria mediterranea. Molti geo-
grafi parlano di essa. Dipende dal-
la metropoli di Afi-odisia.
ALAIS [Alcsia, Alcsium). Città ve-
scovile in Francia, nella Lingiiadoca.
Alais è molto bene edificata ai piedi
delle Ce venne e sale ad una l'imota an-
tichità. Cesare nei suoi commentarii
la denomina Alesia. Soggiacque alcun
tempo alle invasioni dei barbari, cac-
ciati i quali (anno 5o7) da Clodo-
veo re di Francia , ebbe titolo di
contea. In tale stato appartenne es-
sa dapprima alla casa Petet, de' vi-
sconti di Narbona , che poi furono
conti di Melguil. Fu indi posseduta
dai discendenti di Carlo di Yalois,
figlio naturale di Carlo IX, morto
nel 1 574 5 e da questi passò alla
casa di Loi'ena. Seguì Alais il pro-
testantismo nelle guerre civili e re-
stò per qualche tempo indipenden-
te. Sottomessa nel 1629 da Luigi
XIII, dopo la rivocazione dell' edit-
to di Nantes, il Pontefice Innocenzo
XII , Pignatellì, si adoperò con tutto
l'apostolico zelo perchè interamente
professasse il cattolicismo .Ai 16
maggio 1 694, coli' autorità della co-
stituzione Anitnarum zelus, che si
legge nel tomo IX del Bollano ,
V istituì im vescovato, che fece suf-
fiaganeo di Naiboua, dandogli per
ALA 170
dote la Badia di s. Pietro in Psal-
mode dell'Acque morte, la cui ren-
dita consisteva in diciottomila lire tor-
iiesi. Francesco di Saux. fu il primo
vescovo consecrato colfobbligo di pro-
curare la conversione degli abitanti.
Nel Pontificato di Clemente XIII,
mentre regnava sul trono di Fran-
cia Luigi XV, il parlamento, estra-
endo dalla morale dei gesuiti alcu-
ne proposizioni , che per autorità
propria sentenziò perniciose, venne
in appoggio dei furori parlamentari
monsignor Dubuisson vescovo di A-
lais, uno dei pochi superstiti oppo-
sitori della bolla Un igeili ln.s. Il Pa-
pa gli scrisse amorosamente, richia-
mandolo al sentiero della verità ,
della pace e dell' unità, ma tutto fu
inutile. Dubuisson persistette nella
sua disobbedieuza alla Chiesa, e nella
sua avversione alle deliberazioni del-
l' Assemblea del clero di Francia .
Questa avea dichiarato che la bol-
la è ima legge irrefragabile della
Chiesa in materia di dottrina, cui
tutti i fedeli dovevano sottomettersi
e pres^r obbedienza sotto pena di
peccato mortale. Morì egli appellando
alla costituzione . Il suo metropo-
litano, l'arcivescovo di Narbona, gli
negò i suffragi siccome a vescovo
morto nello scisma e nell' eresia. Il
popolo di Alais , dacché il vescovo
si era allontanato dalla cattedra di
s. Pietro , non lo riguardò più che
con ori'ore, ed il suo capitolo, dopo
la di lui morte, ne sospese a divinis
il confessore, ed alcun altro ch'era
stato la causa della sua prevaricazio-
ne. Il vescovato fu soppresso col con-
cordato dell'anno 1801.
ALALA. Città vescovile nella dioce-
si di Antiochia, nella seconda Fenicia,
suffraganea alla metropoli di Damasco-
ALANO dell'Isola. Ornamento
cospicuo della università di Parigi,
1 74 ALA
fiorilo intorno la metà del secolo
XIJ. Valente a meraviglia nella teo-
logia, come nelle filosofiche e poeti-
che discipline, si meritò a buon di-
ritto r appellazione di iinh'ersale. Al-
cuni sostengono che due fossero in
quel tempo gli Alani, e confondono
l'uno coir altro. Oudin però dimo-
stra il contrario in una dissertazio-
ne, e dice che Alano abbracciò l' i-
stituto di s. Bernardo, che dopo al-
cuni anni fu eletto primo abbate
di Rivoir, o Rivoui-, che venne sol-
levato alla dignità di vescovo di
Auxerre, cui rinunziò dopo parec-
chi anni, che ritornò a Cliiaravalle,
e che finalmente terminò la sua car-
riera mortale a Citeaux nel i2o3.
Ecco le opere di questo autore :
1. Cantici canticorum ad land. B.
V. 71/., elucidatio elegantissima ; 2.
Su/nnia de arte prccdicatoria j 3.
Serniones IX, de diversis materiis j
4. Libri sententiarum et dictorum
meinorahiliwnj 5. De sex aliis Che-
rubini j 6. PcemVe/iiitì!/e,ms., nella bi-
blioteca di s. Vittore ; 7 . Opus (jua-
dripartitum de fide catholica cantra
valdenses, albigenses et alias huj'us
temporis hcvreticos, ms. ; 8. Lib. de
planclu nalnrce j 9, AnticlaudianuSj
.sive de officio viri in omnibus vir-
tutibus per/ceti, lib. IX; io. Rhythmi
duoj 1 1 . Doctrinale minus, sive li-
her parabolarumj 12. Lib. V. De
arte seu arliculis catholicx fìdeij i3.
Vita s. Bernardi, i^. un somma-
rio detto (iHOt modis, ms. i5. devia-
ximis sive axiomatibus theologice
ms. 16. Proplietia Amb. Merlini
angli etc. ima cum septem libris
explanationum in camdcni proplie-
tiam, cxccllentissimi sui temporis
oraloris, polyhistoris et iheologi A-
lani de insulis j j8. Dieta de lapi-
de philosophico j 1 g. una operetta
sulla penitenza , ms. intitolala Cor-
ALA
rector seu medicus animarwn j 20.
Summa virtutum et vilioruni . Vi
sono alcune lettere ms. attribuite
a questo autore, ma è provato che
non lo sono ; finalmente dicesi ch'e-
gli abbia scritto anche sul Penta-
teuco, sui Profeti, sugli Evangelisti ,
sulle epistole di s. Paolo, e suU' A-
poca li s se.
ALANO Guglielmo , Cardina-
le . Guglielmo Alano nacque nei
1 53 1 a Lancastro città d' Inghil-
terra. Cresciuto nell' innocenza dei
costumi, si dedicò allo studio del-
le sacre scienze con sì felice suc-
cesso, che in breve ne fu pubblico
lettore nell' università di Douvay.
In seguito, gli fu conferito un cano-
nicato in Cambray, di poi mi altro
nella chiesa di York, del quale
restò spogliato pel suo zelo nel sos-
tenere la fede contio le pretensioni
della regina Elisabetta. Costretto a
prender la fiiga per sottrarsi alla
morte, andò a Lovanio. Quivi si
diede seriamente allo studio per im-
pedire i rapidi avanzamenti del-
la eresia ; scrisse alcuni libri contro
i protestanti inglesi e fondò in Dou-
vay im seminario a favore dei gio-
vani esiliati dall' Inghilterra per mo-
tivo di religione. Caduto in grave
malattia, si ricondusse alla patria;
ma cei'cato a morte dalla regina, che
ciò seppe, dovè nuovamente ritii'arsi
nelle Fiandre , dove produsse una
dotta apologia per animare i catto-
lici perseguitali. Eritreo nella sua
Pinacoteca ( p. i . n. 9 1 ) racconta ,
che mentre stava per essere fatto
prigione, il messo di Elisabetta restò
cieco sul fatto, sicché l'Alano potè fe-
licemente sottrarsi. Condottosi quin-
di a Tleims, dal Cardinale di Lore-
na otteniE un canonicato di quella
chiesa. Coli' aiuto di s. Pio V e di
Filippo li, nel l'Jrtj, gli riuscì in
ALA
seguito di erigere Ire seminari, uno
de' quali per duecento giovani, cui
egli stesso presiedè perquattordici an-
ni. 11 cielo benedisse visibilmente le
sue fatiche, e lo difese, non senza
prodigio, dalle insidie che i suoi
nemici del continuo gli tramavano
alla vita. Gregorio .XIII, avendo
eretto in Roma un collegio pegl' in-
glesi, volle che Alano ne fosse l' isti-
tutore, e lo avrebbe decorato della
sacra porpora, se con raro esempio
di umiltà egli non l' avesse costan-
temente ricusata. Però Sisto V, a' 7
agosto i587, lo costrinse ad accet-
tarne 1^ onore, e gli conferì il titolo
di s. Martino ai monti. Lo stesso
Pontefice lo deputò alla correzione
della Bibbia da lui poscia pubbli-
cata. Gregorio XIV lo elesse biblio-
tecario della Vaticana, e nel i^qo
gli conferì la chiesa di Malines.
Mori a Roma in odore di san-
tità l'anno i594, e fu sepolto
nella chiesa del collegio inglese. Il
Cardinal Alano fu di eccellente in-
gegno e di esimia pietà. Umile coi
grandi, affabile e liberale coi po-
veri, veniva amato da tutti i buo-
ni. Antonio Sandero nel lib. I degli
scrittori Fiamminghi, annovera le
opere dogmatiche scritte dall'Alano
contro gli eretici.
ALAiSO di Solminihac, riforma-
tore dell' abbazia di Chancellade e
vescovo di Cahors, nacque il dì 2)
novembre iSgS, di nobile famiglia
nel castello di Belet presso Peri-
gueux. Fino all' età di ventidue an-
ni, corrispondendo alla cristiaiiis-
.sima educazione licevuta fra le do-
mestiche pareti, mostrò sincero
amore alla virtìi, e gran prontezza
d'ingegno. Arnoldo, suo zio paterno,
quantunque noi vedesse molto ad-
dentro negli studii, essendo abbate
di Chancellade, disponeva di rasse-
A L A 1 7 i
gnare ad essolui la badia : e Alano
coftsiderando ciò come voluto dalla
Provvidenza, accettavala. Ne ottenne
le bolle pontificie, il regio diploma,
e fece dipoi professione della regola
di s. Agostino, a cui l'obbligava il
Sommo Pontefice. In essa professio-
ne, primo de' suoi pensieri fu ren-
dersi santo. Perlochè data mano
agli studii, e provato in essi il suo
valore in Parigi, e nella Soibona,
univa a quelli la pratica della pie-
tà, e della più aspra mortificazione.
Dopo quattr' anni che passò di que-
sta guisa nella capitale, reduce al-
l' abbazia e trovatala nel materiale
e nel formale decaduta, non è a dire
quanto indefessamente Alano si oc-
cupasse a redintegrarne gli edifizii
rovinati dalla torbida eresia, e a
ristorarne la quasi morta disciplina.
Fattosi esempio di umiltà, di po-
vertà, di obbedienza, pronunziò voto
di cercare mai sempre in ogni cosa
la maggior gloria di Dio. i\è accon-
tentavasi egli dello instituire i suoi re-
ligiosi nella pietà; insegnò loro anco
la teologia, nella quale era versatissi-
mo. Aggiunse a questo insegnamento
(che sempre era condito da parole
di santa unzione, onde menti'5 illu-
minavasi l'intelletto ai discepoli, toc-
ca vasi loro il cuore profondamente)
alcune savie costituzioni raccolte dal-
le regole di varii Ordini approvati
dalla Chiesa. Tanto se ne stimava
la virtìi, che mons. di Cospean, ve-
scovo di Nantes e superiore della
novella congregazione delle benedet-
tine del Calvario, pregollo di visitare
in Parigi e in alcune provincic del-
la Francia, i monisteri della detta
congregazione. A questa commissio-
ne datagli dal pio Cardinale di La-
rochefoucault seguitò l'altra di visi-
tare e riformare i monisteri di uo-
mini in una parte della Francia.
176 ALA
vVlano adempì ogni uflfizio con sn-
leizia dicevole ad un uomo religio-
sissimo. Nominato da Luigi XIII
alia sede vescovile di Lavaur, per co-
tale incarico ei si atterrì silTattamen-
tc da voler ad ogni modo rigettarne
la orterla. Se non che la sua ripu-
gnanza accrebbe presso il re di mol-
to il suo merito, e Luigi non solo
non ne accettò il rifiuto, ma in vece
nominollo al vescovato di Cahors,
imo de' più vasti del regno. Era
in età di quarantaquattr' anni allor-
ché abbandonò l'abbazia, lasciando
i fratelli nel massimo dolore perla
sua partenza. Quindi insignito del
carattere episcopale, propose a sé
una regola severa di vita, alla sua
casa imponendo una disciplina la
cui prima violazione bastava ad
espellerne qualunque vi appartenes-
se. La diocesi, che settecento e più
parrocchie comprendeva, fu 1' ogget-
to precipuo delle sue cure : e, tutto
inteso a ristorar queste dai danni
che i protestanti ci aveano cagionati, ri-
volse r animo a gravissima impresa,
qual si fu la fondazione di un se-
minario, che Cahors non per anco
possedeva, e di cui il bisogno cre-
sceva ad ogni giorno. A tal fine ac-
quistò un recinto nella parte più
amena della città, e vi innalzò un
edifìzio, che diede un seminario dei
più belli di Francia. Più che però
la fabbrica esterna, stettegli a cuore
sommamente la interna educazione
de' giovani. Ne fu egli stesso per
qualche tempo il superiore, il mo-
deratore ; ma le altre cure non per-
mettendogli di occuparvisi tanto e
tanto frequentemente, affidò la in-
stituzione ai preti di s. Lazzaro go-
vernati allora (i()4j) da san Vin-
C(!nzo de Paoli suo grande amico.
Riserbava a sé la disamina scrupo-
losa della vocazione de' giovani, e
ALA
{»rotestava che non avrebbe am-
messi agli ordini sacri coloro, i qua-
li non avessero promesso di fare
ad ogni giorno di loro vita un' ora
di mentale orazione. Rispetto poi al
ben comune della diocesi , poiché
la greggia richiedeva pronto soccor-
rimento a molti bisogni spiritua-
li , intraprese le sante missioni ,
alle quali talvolta si fé' capo egli
stesso, per cui fu persino abbando-
nato dalle forze e dalla salute,
mentre gli effetti ne tornavano
in tutte le parrocchie assai con-
fortanti. Per lui si distrussero ab-
boni inevoli vecchie costumanze di
duello, di usura ; per lui si visita-
vano le singole chiese assiduamente
e ad onta d' incredibili travagli,
alla età sua di troppo penosi; per
lui, ristabilita la ecclesiastica disci-
plina, si divideva il territorio della
sua diocesi in trenta distretti, posto
alla direzione di ciascuno un parroco,
appellato vicario foraneo. Introdusse
r uso delle conferenze mensili fra il
clero, mezzo efficace ad instruire i
ministri della Chiesa e santificarli.
Non la grazia, non le protezioni lo
conducevano a scegliere i beneficia-
ti, sì bene la pietà e la sana dot-
trina , amando di dare non la
parrocchia al parroco, ma il par-
roco alia parrocchia. Delle proprie
entrate egli usava più per la dio-
cesi, che per sé medesimo. Conten-
ta vasi di poco : e benché sostenesse
molte liti per conservarsi la sede e il
vescovile patrimonio, il faceva da e-
conomo fedele, che procaccia sem-
pre la utilità del padrone. II semi-
nario, del quale dicevamo, il prio-
rato di Chancellade a Cahors, lo
spedale della Madonna, la casa delle
orfane di s. Giuseppe, (jnelln degli
orfani nella slessa citlà, furono fon-
date da lui. Ventiduc anni governò
ALA
la diocesi di Cahors, quando lo sfi-
nirncnto delle fòrze prodotto da e-
loiclie austerità e indefesse fatiche
i^li faceano ben conoscere vicino il
termine di una vita tanto preziosa.
Ciò accadeva nel mese di ottobre
i()5q, e all'ultimo giorno del me-
desimo anno moriva, in età d' anni
66, il venerabile Alano di Solmi-
nihac, la cui memoria è in benedi-
zione nel paese ove egli abitò, e
il novero delle cui virtù, se non
si fossero rispettati gli ordini della
Santa Sede, avrebbegli ottenuto dai
popoli pubblici onori.
ALATRI [Alatrin.) Antichissima
città con residenza vescovile nello sta-
lo Pontificio posta nella delegazione
di Fresinone. E celebre per le mira-
bili sue mura , ma molto di più
per aver partecipato alle vicende
de' campani , ernici e romani. E
fama che un duce de' pelasgi te-
nesse m essa la sua residenza. Vin-
ti gli ernici dai romani, Alatri fu
governa'a da un prefetto, e vi si
narrano imprese valorose de' suoi
cittadini. Cangiatasi poscia in flori-
do municipio, venne desolata da
Mario e Siila , né risorse se non
quando Augusto vi spedi una del-
le ventotto colonie militari d' Italia.
La città si divise allora in nove
curie, che stabilitosi poi il cristia-
nesimo, divennero nove parrocchie.
Evvi tradizione che nei tempi apo-
stolici abbia essa ricevuto il vangelo,
ed è certo che ne' primi secoli della
Chiesa era sede di un vescovo ,
giacché ne fanno fede i concili i te-
nuti a Roma sotto i Pontefici Vigi-
lio, Agatone e Gregorio IL Sappia-
mo ancbe di certo che nell'anno di
Cristo 546 essendo Papa Vigilio chia-
mato a Costantinopoli dall' impera-
tore Giustiniano, ebbe per compa-
gno Pascasio vescovo di Alatri. Nel
VOL. I.
ALA 177
1583, il celebre matematico e geo-
grato Ignazio Dante, domenicano, il
<juale dapprima chiamossi Pcrcgrinu^
ed apparteneva alla cospicua fami-
glia de' Ilainaldi da Perugia era piu"
vescovo di Alatii.
Codesto vescovato è soggetto im-
mediatamente alla Santa Sede. La
cattedrale, di archilettma magnifi-
ca, è dedicata all'apostolo s. Paolo.
Sotto l'altare di questa chiesa fu
collocato il corpo di s. Sisto I Pon-
tefice, martirizzato nel 127, traspor-
tato colà nel ii33 dalla chiesa di
.s. Sabina. Il capitolo si compone
di dodici canonici. La bella chiesa
di santo Stefano venne eretta nel
secolo decimoterzo dal Cardinale
Gottifredo che denominossi d' Ala-
tri. Nelle vicinanze sta l'abbazia di
san Sebastiano fondala da Liberio
prefetto delle Gallie e data in cura
al diacono Servando, ma poi incor-
porata dai Papi ad altre ecclesiasti-
che dotazioni.
A latri comprende quattro mo-
nisteri, oltre il collegio dei pa-
dri delle scuole pie ed uno spedale.
I cappuccini abitano l'antico con-
vento delle benedettine dove esistet-
te un tempio sacro a Bellona , in
cui gli antichi alatrini ricevevano
le straniere ambascerie.
Questa città ebbe più volte la sorto
di accogliere fra le sue muia i Som-
mi Pontefici. Tra gli altri, nel 1088
Urbano II si ritirò in essa per la
quistione che ebbe sulle investiture
con Enrico IV re de' romani; Calisto
II, nel I i20j quando si trasferì a Be-
nevento per animare i normanni ad
intraprendere l'assedio di Sutri, do-
ve si era ritirato l' antipapa Gre-
gorio Vili; nel 1127 Onorio II;
nel II 65, Alessandro III, mentre
fijggiva di terra in terra, colpa le
persecuzioni di quei tempi, e a-
23
178 ALA
nalmente nel 1227, Gregorio IX ,
che scappava dal furore di Fede-
rico II da lui scomunicato.
Alatri fu patria ad alcuni Cardi-
nali . Merita special menzione il
Cardinale Ugo Visconti del 1099,
il quale mostrò una straordinaria
intrepidezza nelle calamità donde
era travagliata la Chiesa , e die'
saggio di gran valore nell' eroica di-
fesa di Benevento, cui presiedeva
a nome del Sommo Pontefice ( V.
Visconti Ugo, Cardinale. ). I Car-
dinali Gottifredo , di cui parlammo
superiormente , e Patrasso Leonar-
do fui'ono ancor essi alatrini.
La medesima città, anche dopo
l'undecimo secolo ebbe a sofTerire
molte disastrose vicende. Nel ^i 55 fu
occupata da Federico I Barbarossa
con numeroso esercito, perchè Adria-
no IV avea ricusato di coronarlo a
causa delle sue pretensioni sulla sovra-
nità di Sicilia. Nel i l 'ÒQt Enrico fi-
glio di Federico I , essendogli an-
dato a vuoto r assalto di Fumone
e di Ferentino, per disfogar la sua
collera si gettò sopra Alatri, deva-
standone le terre vicine. Senonchè
la vigorosa i-esistenza dei suoi abi-
tanti l'obbligò a ritirarsi, e levarne
r assedio; ma Enrico VI nel i 194
j)ortandosi alla conquista della Si-
cilia fece pagare ad Alatri il fio
di quella l'esistenza. Molto anco-
ra sofferse dalle armi di Ladislao
re di Napoli , nel tempo del gran-
de scisma di Occidente; molto an-
cora per la guerra , che Carlo V
dichiarò a Papa Clemente VII del
i523.
Nuovi guai piombarono su Ala-
tri pe' disgusti nati fra il Pontefice
Paolo IV, Caraffa, ed il re di Spa-
gna Filippo II. Questi mandò ne-
gli stati della Chiesa il duca di Al-
ba che con un possente esercito
ALB
diede il guasto ai luoghi vicini a
Roma ; ma il tutto ebbe fine colla
pace conchiusa in Cave presso Pa-
lestrina a' 1 4 settembre dell' anno
1557.
Anche per le l'ecenti vicende, A-
latri nel 1 798 vide rinnovarsi le
stragi ne' suoi cittadini, mentre va-
lorosamente si opponevano ai re-
pubblicani francesi.
ALBA ( Alben. ). Città con resi-
denza vescovile nel Piemonte. Alba
[Alba Ponipeja), è antica città del
Monferrato, posta alla destra del
Tanaro, che si attraversa sopra un
ponte di navigli. Vuoisi che sia
stata edificata da Pompeo Strabo-
ne padre di Pompeo il Grande.
Dominata dai Carolingi d'Italia,
dopo la estinzione loro si gover-
nò come comune. Soggiacque suc-
cessivamente alla dominazione dei
marchesi di Saluzzo e di Monfer-
rato, dei re di Napoli, dei duchi
del IMilanese e di quei di Manto-
va, sinché, colla pace stipulata nel
i63i a Cherasco, fu devoluta al
duca di Savoia Vittorio Amadeo I,
e d' allora in poi fece parte dei
dominii di quella real casa. Alba
è patria del Sommo Pontefice san-
to Innocenzo I, creato nel ^01, fi-
gliuolo d' Innocenzo, diacono Car-
dinale, eletto da s. Damaso I. Fu
egli il primo Papa che partisse da
Roma per viaggiare a prò della
Chiesa.
Si vuole che il vangelo vi fosse
predicato verso il 25o dai commis-
sionati dis. Dalmazio, essendo Pontefi-
ce s. Cornelio. Sotto il Papa s. Silve-
stro I si ritiene che ne fiorisse il primo
vescovo. Fatto è che s. Dionisio, nel
352, da questa chiesa fu trasferito a
quella di Milano, alla quale era sub-
ordinata la diocesi di Alba. La cat-
tedrale è dedicata a s. Lorenzo mar-
ALI]
tire aichilcvita, ed è un bello ed
antico edifìcio : il capitolo ha l'arci-
diacono, l'arciprete , il cantore, ed
il decano , con tredici canonici , ed
altri sacerdoti e chierici. L'arciprete
con due vice-parrochi ha la cura
delia parrocchia annessa alla catte-
drale, nella quale si venerano i cor-
pi de' ss. Frontiniano, e compagni
martiri, e di s. Teohaldo confesso-
re. La mensa è tassata di 877 fio-
rini; ed è il vescovato sufTraga-
neo della metropolitana di Torino.
Nella città vi sono due altre par-
rocchie, con monte di pietà, ospe-
dale, seminario, confraternite, ed il
monistero di s . Maria IMaddalena,
fondato, ed abitato dalla b. Mar-
gherita di Savoia, moglie a Teodoro
marchese di Monferrato , morto il
quale si fece monaca del terz'Ordi-
ne di san Domenico, dove cessò di
vivere nel 14^4- r*io V, e Clemente
IX permisero, ed approvarono il suo
culto.
ALBA GIULIA ( Alba Julia ) .
Città vescovile di Transilvania, capita-
le della contea di tal nome. Era
sede del vescovo latino di Transil-
vania, eretta da Papa Innocenzo XII
l'anno iGgfi. Ripete la sua denomi-
na/ione da Giulia madre del celebre
Marco Aurelio imperatore : essa fu
edificata al confluente del fiume di
Ompay colla Marosch.
ALBANENSE. Con questo nome
si conoscono tre concilii, celebrati
in s. Albano, paese d'Inghilterra. Il
primo fu adunato l'anno 1206; il
secondo nel 1 2 1 3 per la pace tra
il re Giovanni , e la Chiesa ; e il
terzo nel isSi. Di questi si fa men-
zione nel tomo I della Collez. d/?i
Conc. d' Inghilterra.
ALBANESI. Eretici , eh' ebbero
origine verso il 73') nell'Albania, ed
abbracciarono quasi tutti gli eri'ori
ALB lyr)
di Manctc. Costoro sostenevano, che
il mondo fosse eterno, ed insegna-
vano la trasmigrazione delle anime.
Negavano il peccato originale, la ef-
ficacia dei sacramenti , eccetto del
Battesimo, la verità dell'inferno, e
voleano che la Chiesa non avesse
l'autorità di scominiicare. Inoltie
insegnavano che Gesìi Cristo era di-
sceso dal cielo in terra con un cor-
po suo proprio , e che per conse-
guenza non era stato veramente uo-
mo, che non avca solltirto , e che
non era né morto , nò risuscitato.
Adottavano i due principii: l'uno
buono, padre di Gesù Cristo ed au-
tore del nuovo testamento , l' altro
cattivo, autore del testamento vec-
chio.
ALBANI. Famiglia illustre d'I-
talia stabilita un tempo nell' Alba-
nia, ma che nel secolo decimose-
sto fu costretta per le conquiste dei
turchi a ritirarsi in Italia. Ella si
divise allora in due rami, mio dei
quali si stabilì in Urbino, 1' altro a
Bergamo. In amendue queste città
gli Albani furono ascritti alla nobiltà,
e pervennero ai primi posti. Dalla
discendenza del ramo di Bergamo
uscì il celebre Cardinale Giangi-
rolamo, di cui è d'uopo dare al-
cuni cenni.
Albani Giangiroiamo , Cardi-
nale. Giangirolamo Albani, nacque
a Bergamo nel i5o4- Attese allo
studio del diritto canonico e civile,
e divenne famigerato capitano del-
la repubblica di Venezia, poi po-
destà di Bergamo . Il suo zelo
per la religione rendette molti ."ser-
vigi all'inquisitore del santo Offi-
zio Michele Ghislieri, il quale, dive-
nuto Papa col nome di Pio V, desti-
nollo al governo della Marca, e lo
creò, a' 17 maggio i57o, prete Car-
dinale di s. Giovanni a porta tali-
j8o ALB
ìia. I suoi meriti lo avrel)ljono leii-
duto degno del Pontificato; ma l'Al-
bani era vedovo ed avea figli : il
timore quindi che ad essi abban-
donasse il governo, impedì al concla-
ve di eleggerlo Papa. Mori d' anni
Hy, nel i5<^i, dopo vent' un anno
di Cardinalato. Abbiamo di lui pa-
recchie opere di giurisprudenza ca-
nonica. Le principali sono; i." De
immuni tale ecclesiavumj 2.° De po-
testà te Papce et conciliij 3." De
Cardinalibus , et de donalione Con.'
stantini.
Dalla principesca famiglia Albani,
che si fa discendere da un re di
Portogallo , stabilitasi ad Uibino
( V. Clemente XI ), molti furono i
personaggi, che riuscirono degni di
singolare menzione. Fra gli altii :
Orazio Albani, del i633, che fu
insignito della dignità senatoria per
aver impegnato Francesco Maria li,
della Rovere, ultimo duca di Urbino,
a far rientrare i suoi stati sotto l'an-
tico dominio dei Pontefici. La Chiesa
ebbe da questa famiglia un Pontefi-
ce, e fu Gianfrancesco Albani, che,
nel 1700, col nome di Clemente XI,
ne assunse il governo. Oltre a lui
ebbe a noverax-e in diversi tem-
pi anche i seguenti quattro Car-
dinali :
Albani Annibale, Cardinale. An-
nibale Albani, figlio di Orazio, na-
to ad Urbino a' i5 agosto 1682,
dopo aver occupati i primi posti
della curia romana , co' suoi aurei
costimii si acquistò la stima e l'a-
more di tutti , e resosi benemerito
nelle nunziature a Vienna , all' Aia
ed a Franeoforte, Clemente XI suo
zio, che neir età di 24 anni lo fe-
ce cameriere segreto , e poi presi-
dente di Camera, ai 23 dicembre
171 I, lo creò Cardinale diacono di
santa Maria in Cosmedin, nella qual
ALB
dignità visse ^o anni. Sostenne mol-
ti onorevoli impieghi nella Santa
Romana Chiesa, e, nel i735, fu crea-
to vescovo di Sabina , ove celebrò
un sinodo, ch'è ricordato da Bene-
detto XIV nel libro : De Synodo
Dicecesana. Ivi ampliò il semina-
rio, e alzò dai fondamenti il palaz-
zo de'sulFraganei. La sua patria ne
sperimentò la magnanimità , dac-
ché vi stabilì egli una tipografia ed
una ricca biblioteca. Trasferito al
vescovato di Porto, mori nel i75r,
in età di 69 anni.
Albani Alessandro, Cardinale.
Alessandro Albani fu secondo figlio
di Orazio, nato ai i5 ottobre 1692.
Neil' età di quindici anni fu fatto co-
lonnello di un reggimento di di'ago-
ni. Prese di poi l'abito prelatizio,e dal-
lo zio Clemente XI venne pi'omosso a
chierico di Camera, ed a nunzio stra-
ordinario a Vienna, per la restitu-
zione di Comacchio. Spiegò in fjuel-
la missione la magnificenza e la di-
gnità convenienti al nome ed ulìlzio
suo. Papa Innocenzo XIII, a' 16 lu-
glio 1721, creollo diacono Cardina-
le di s. Adriano . Come primo di
quest' Ordine coronò i Pontefici Cle-
mente XIII, Clemente XIV e Pio
VI. Egli fabbricò ed arricch"ì di
vetusti e preziosi monumenti la ce-
lebrata Villa Albani ( Vedi) fuo-
ri di porta Salara. Dotato di gu-
sto squisito, amava e coltivava le
arti e le lettere; aumentò la bi-
blioteca Albani [V. ove si parla del
palazzo). Morì cieco, nel 1779, in
età d'anni ottantasette, lasciando del-
le opere storiche riputatissime.
Albani Gianfrancesco, Cardi-
nale. Gianfrancesco Albani, nacque
in Roma, ai 2 ó febbraio 1720. Fu
ereato Cardinale da Benedetto XIV,
a' IO aprile 174?; poscia venne
promosso al vescovato suburbicario
ALT.
(li Ostia e Velletri ; venne in seguito
fatto arciprete di S. M. Maggiore, e
decano del sagro Collegio. Essendo
vissuto fino ai i5 settembre i8o3,
concorse alle elezioni di Clemente
XIII, Clemente XIV, Pio VI, e
Pio VII. Le sue geslc sono descrit-
te neir opei'a : Vita et rcs gestce
Summ. Ponlif. et S. R. E. Cardi-
nal, ad exempluni Ciaconii conti-
iiuatce y ecc. auctore Jo. Paulo Del
Cinque.
Albani Giuseppe, Cardinale. Giu-
seppe Albani, nato in Roma ai i3
settembre 17 'io, fu creato da Pio
VII, a' 23 febbraio 180 i. Cardinal
diacono di s. Eustachio, donde pas-
sò alla diaconia di s. Maria in \ia
Lata. Come primo di detto Oi'-
dine, nel 1829, coronò Pio VIII, da
cui fu nominato segretario di stato
e bibliotecario: continuando ad es-
sere visitatore apostolico di s. Mi-
chele e segretario de' Brevi Ponti-
fìcii, carica già conferitagli da Leo-
ne XII, e che esercitò pure sotto
Pio VII ed il regnante Pontefice.
Questi lo nominò legato di Urbino
e Pesaro , poi commissario delle
quattro legazioni. Chiaro per fervi-
do ingegno e per zelo attivissimo
verso la Santa Sede, mori in Pesa-
ro, a' 3 dicembre i834. Esposto in
quella cattedrale, fu poi trasportato
ad Urbino, patria de' suoi maggiori,
e seppellito nella cappella gentilizia
di s. Pietro nel chiostro dei pp. mi-
nori conventuali. V. Soriano, Prin-
cipato della famiglia Albani.
ALBANIA o EPIRO. Provincia
dell' antica Grecia. La parte supe-
riore si compone dell'antico Illirio
orientale e dell' Albania propria ,
detta anche talvolta il Nuovo Epiro.
La parte infciiore contiene l' anti-
co Epiro, e dicesi spesso la Nuova
Albania. Al presente forma parte
ALB ,,Sf
della Turchia, ed è ripartita nei
governi di Romelia e Scutari. An-
ticamente avea due città principali,
Alhanopoli, e Cahulnca.Ovt\, \\\)n-
nopoli è mezzo distrutta, e Cabulaca
più non esisto. Primeggiarono poscia
I3urazzo e Croia, ancora esistenti,
e la prima è anzi sede vescovile, co-
me lo sono Scutari, Antivari, Alessio,
Dulcigno, Pulati , Sappa e Sebeni-
co. Gli Albanesi, od Epiroti discen-
dono dagU antichi sciti , il cui lin-
guaggio tuttora conservasi tra i mon-
tanari dell'interno del paese.
Questa provincia fu conquistata
dai romani quando ebbero a guer-
reggiare con Pirro, antico re dell' E-
piro. Crollato l'impero romano, la
nazione Albanese per molto tempo
elesse i suoi principi, sino alla mor-
te del famoso Giorgio Castriota o
Scanderbeg. Gran porzione dell'Al-
bania apparteneva un tempo alia
repubblica di Venezia.
Quantunque la religione mao-
mettana sia la dominante in gran
parte della provincia di Albania ,
pure molti de' suoi abitanti sono
greci, ed hannovi non pochi cattolici.
Alcuni dicono aver s. Bartolommeo
predicata la fede in Albania, ed es-
servi anche morto, predicandovi po-
scia certo Taddeo discepolo degli
apostoli. Nondimeno, per quanto si
sa, la Cattolica Religione non vi fio-
ri, che verso l'epoca dell'imperatore
Costantino il gi'ande (secolo IV), e gli
armeni asseriscono concordemente
che Gregorio j nipote di s. Gregorio
r Illuminatore , il quale istruì i
padri loro, sia pure stato il primo
vescovo che avesse sede in Albania,
Il Sommo Pontefice Urbano V,
Grimoaldi, risiedente in Avignone,
che morì nel 1 3fìc), si applicò tanto
a confermare i greci nell' obbedien-
za alla Chiesa Cattolica Uoniana ,
i82 ALB
quanto ad indurvici gli albanesi, fa-
cendo riconoscer loro il primato del
Romano Pontefice.
Durante il Pontificato di Clemen-
te XI, Albani, il primate del re-
gno della Servia e dell' Albania ten-
ne un concilio (an. i7o3) per to-
gliere parecchi abusi introdotti in
diverse chiese poste ne' dominii do-
gi' infedeli. Benedetto XIV, L cimbe r-
tini, scrìsse un breve a' prelati, al cle-
ro ed al popolo di quelle nazioni, se-
condo il contenuto dell'apostolica co-
stituzione Inter oinm'gcnas, data ai
1 febbr. 17443 che si legge nel tom.
XVI del Bollarlo INIagno, .e questo
per dare alle chiese dell' Albania op-
portuni l'egolainenti . Oltracciò con
la costituzione Grai'issinmm, spedita
a' i<Sgennaro 1757 (tomo XIX del
citato Bollarlo ), stabifi le interroga-
zioni che dovevansi fare ai vescovi
dell" Albania, della INIacedonia, della
Servia, della Bulgaria e di altre parti ,
acciocché le risposte loro, mandate alla
congregazione di Propaganda, servis-
sero di lume alle conseguenti istru-
zioni a quei popoli. Ordinò con ai-
tila costituzione Qnod provinciale ,
data il i.° agosto i75i, che i no-
mi maomettani non s' imponessero
a' bambini cristiani, come avea proi-
bito il detto concilio provinciale del-
l'Albania, nel 1703, approvato già
da Clemente XI. Finalmente con
un breve a monsignor Lercari se-
gretario di Propaganda, Urbeni An-
tibarum, spedito a' 9 marzo 1752,
rispose ai dubbii proposti dall' ai'-
civcscovo di Antivari in Albania.
Quando Amurat II voleva ricu-
perare l'Albania, verso il i443, dal
prode Scanderbcg, Eugenio IV in-
coraggiò quel prode albanese , ncl-
l'alto che eccitava tutti i principi
cristiani a prendere le armi contio
I nemici del nome cristiano. Indi
ALB
Nicolò V , con breve de' 20 giugno
'447> che si legge presso 1' annalista
Wadingo, mandò nunzii nell'Alba-
nia e nella Schiavonia, i quali furo-
no Antonio di Oliveto minore fran-
cescano, e poco dopo Tommaso
vescovo Farense, e, nel ) 4^ i > Eu-
genio Smiima francescano. Predica-
vano questi a quei popoli, e con tutti
gli sproni della religione gli eccitava-
no a pugnare volonterosi, .sotto le in-
segne di Scanderbeg, contro gl'infedeli
che cercavano invadere l\41bania.
Irritandosi vieppiù Amm-at II, volle
egli stesso farsi duce in questa regio-
ne di copioso esercito,, e prese di mi-
ra particolarmente Croia, come reggia
di Scanderbeg, la strinse inutilmen-
te di assedio, e verso il i^^i, mo-
rì innanzi ad essa pieno di vergo-
gna. Così gli altri principi cristiani
avessero soccorso quell' eroe al pari
de' Pontefici, che forse Maometto II,
succeduto ad Amurat II suo padre,
non aviebbe, nel i453, conquistato
Costantinopoh !
Occupata da Maometto TI questa
capitale, mirò a Croia, e tentò il ri-
cupero dell' Albania. Castriota intan-
to, cedendo alle premure del Ponte-
fice Pio II, e di Ferdinando I re di
Napoli, co' suoi albanesi corse a Bari
per liberar questo principe da' turclxi,
influendo altresì, nel 1 ^\&i, a' van-
taggi, che Ferdinando I riportò su
Giovanni d" Angiò suo competitore.
Quindi Scanderbeg, nel r4t)*J5 si era
recato a Roma, dove fu ricevuto dal
Sommo Pontefice Paolo II, 5^7 rio, ve-
neziano, e fino al mese di febbraio
i4'37, alle falde del Quirinale, abitò
in una casa che sulla facciata el)be
dipinto il suo ritrailo, cliiamando.Si
anche la via dal .suo nomo Scanderbeg.
Ritornando in Albania egli trovò
licnsì Croia as.scdiala dai turchi,
ma li costrinse a fuggire col so-
ALB
Jito suo coraggio e con grave
loro detrimento. Non molto dopo
per altro, colpito da malattia, mo-
rì di 63 anni pieno di gloria (an.
1468), dopo aver per quattro interi
lustri repressi gli sforzi degli infedeli.
V. Berlezio prete dalmatino, Vita di
questo eroe cristiano, stampata in
Roma nel i5o6; il p. du Poncet
Gesuita, Vita di Giovanni Castriota
detto Scanderbeg , re di Albania,
pubblicata in Parigi nel 1 709.
Scanderbeg lasciò sotto la tutela
della repul^blica veneta un figlio
ancor bambino, il quale, ristretto al
possesso della sola città di Croia
e di pochi altri dominii, non potè
resistere agli sforzi di Maometto II,
che per tal modo nel i477 giunse
ad impadronirsi di tutta 1' Albania.
Il figlio del prode Scanderbeg rico-
verossi in Napoli con molti Alba-
nesi insieme ad Azanito suo cu-
gino il quale fu generosamente ri-
cevuto in Roma dal prefato Pao-
lo II.
Nel 1708 Clemente XI, la cui
famiglia era orionda d' Albania, me-
diante la costituzione Cuni in iis ,
spedita ai 21 giugno, e riportata
nel tomo X, parte I del Bollario,
formò un fondo di scudi quattro-
mila, e dispose che col loro frutto si
mantenesse nel collegio urbano di
Propaganda vui alunno dell' Albania
oltre gli altri due, che nel 1700
avea stabiliti, acciocché facessero gli
studi i in Roma e riuscissero poscia
d' istruzione ai loro connazionali.
ALBANO (s.), primo martire del-
la gran Brettagna nato a Verulamio
nel secolo III, ed educato a Roma.
Ristabilitosi in patria, benché non co-
noscesse ne'suoi primi anni Gesìx Cri-
sto, die' pruove di bontà e di ospi-
talità verso gì' infelici. Mentre si
eseguivano nella gran Brettagna gli
ALB i83
editti de' persecutori della Chiesa ri-
coverò appresso di sé un ecclesiasti-
co, dal cui esempio e ammaestra-
mento fu convertito. Per sottrarre
r ospite alle investigazioni degl' ido-
latri , travestillo e gli die' scampo
segreto , mutando le proprie vesti-
menta in quelle di lui. Ardentemen-
te desideroso di spargere il san-
gue per Cristo , si oifjrse con im-
pavida fronte ai soldati , dai quali
legato e condotto al giudice, ne fu
dopo forti e decisivi dilemmi fatto
battere crudelmente, quindi decapi-
tare. Incerto é 1' anno del suo mar-
tirio ; il mese, giusta Beda , è giu-
gno , il giorno ventesimosecondo.
L' InghilteiTa ha onorato per più
secoli sant' Albano come uno dei
suoi principali pati'oni , ed ottenne
dal cielo grazie segnalate per lo in-
tercedimento di lui. La festa se ne
celebra ai 22 giugno.
ALBANO [Albanen). Città con
residenza di un vescovo suburbica-
rio, nello Stato Pontificio. La fon-
dazione della città di Albano si
attribuisce ad Ascanio figlio di E-
nea, cinque secoli avanti quella di
Roma. Albano ebbe i propri! re
fino al tempo di Tulio Ostilio re di
Roma ; ma la famosa disfida dei tre
romani Orazii e di altrettanti Cu-
riazii albani, terminata colla vittoria
del supei^stite Orazio, fece che Ro-
ma distruggesse Alba-Lunga, nome
antico della città di Albano. Vuoisi
che Alba-Lunga giacesse alle falde
del monte Albano , o in riva al
lago Albano, o di Castel Gandolfo,
nel sito ove ora esiste il convento di
Palazzuolo, di cui parleremo al ter-
mine di questo articolo. Distrutta
Alba-Lunga, gli albani passarono ad
aumentare la popolazione della cre-
scente Roma, indi si sparsero nei
suoi dintorni. Pompeo costrusse co-
i84 ALB
Jà una magnifica villa, sopra la qua-
le neir impero di Nerone venne
edificata la nuova città di Albano,
per cui talvolta venne chiamata
Albanuin Ponipej . Evvi ancora un
sepolcro in poca distanza da Alba-
no che pretendesi aver raccolte le
ceneri di Pompeo, mentre prima
pare che chiudesse quelle de' Cu-
riazii. Sotto 1' ultimo dei Flavii fu
instituito in Albano un campo per
le squadre dei soldati pretoriani :
e da ciò si mantenne ad Albano lun-
gamente 1' appellazione di Pretorio
Albano. Trovando alcuni aver Co-
stantino distrutto quel campo , di-
cono, che si facesse fondatore della
odierna Albano: opinione però che
da altri viene smentita.
Bella è la posizione di Albano sulla
Aia Appia, quattordici miglia circa
lungi dalla capitale del mondo
cattolico, e sopra un ameno colle,
che invita i Romani a villeggiarvi.
Commendevole per la salubrità del-
la sua aria, e per la squisitezza dei
suoi vini, grande interesse trovano
ne' suoi dintorni gì' investigatori
delle antichità, pei ruderi dell' an-
tica città chiamata da Properzio
Suhurbance Bovillce , in poca di-
stanza esistenti . Fra quei ruderi
sorge specialmente un circo ed im
teatro.
Si congettura che o s. Pietro, o
taluno de' suoi discepoli, portasse
la luce del vangelo ad Albano, e
probabilmente san Clemente I, già
battezzato ed ordinato prete e ve-
scovo dal principe degli Apostoli che
ha propagata la fede in Velletri, e fu
coadiutore di lui ne' luoghi subur-
bani. Insorgono alcuni a combat-
tere tale asserzione ponendo che Co-
stantino Magno il primo edificasse
Albano; ma altri aggiungono (se-
condo che si legge nella vita di s.
ALB
Silvestro I ) che Costantino edifi-
casse solo una chiesa in Albano in-
titolata a san Giambattista, arric-
chendola di vasi sacri, e dotandola
eziandio colle località occupate dai
pretoriani, ed assegnandole pure va-
rie altre possessioni del lago di Tur-
no , delle Mole , l' Albanese pres-
so il lago, la massa di Mucio, quel-
la di Tiberio, gli Orti, le Marine,
la massa di Nemo, l' iVimansiana
presso Cori, e la Mediana . Tutte
queste cose in quella vita di s. Sil-
vestro I si sarebbero secondaria-
mente narrate, anziché principal-
mente, se innanzi di erigere la chie-
sa avesse Costantino costrutta la
città.
Lasciata la quistione sulla mag-
gior o minor precedenza di Albano
intorno all' acquisto della fede, an-
tichissime e distinte sono certo le
prerogative del suo vescovo. Egli
è ora uno dei sei ( un tempo set-
te ) vescovi suburbicarii , già ebdo-
madarii lateranensi, come assistenti
a vicenda al Romano Pontefice, ser-
vendolo alternativamente nella ba-
silica di s. Giovanni in Laterano o
del Salvatore. Il vescovo di Albano
gode la prerogativa di essere uno
dei tre vescovi che fanno la funzio-
ne di consecrare il Papa , quando
non è vescovo prima di essere e-
letto . Questa prerogativa , se in
quello d' Albano non è si antica
quanto in quello d' Ostia, peculiar-
mente nominato nella consecrazio-
ne di s. Dionisio Greco (an. 258)
e del Pontefice s. Marco (an. 336) ,
tuttavia troviamo memoria che la
godeva fino dall'anno 682. Eletto
allora il Pontefice Leone II, scrive A-
nastasio [Vita Zeo/i/V) che ricevette
egli r episcopale consccrazione da
Andrea vescovo di Ostia e da Gio-
vanni di Porto con Piacentino di
ALB
V^dlclri , funzionante per quello di
AlbaliOj che allora vacava.
A quel gl'ande privilegio un al-
tro ne univa il vescovo ili Alba-
no, che succedendo, cioè, le incoro-
nazioni imperiali fatte a san Pietro
in Vaticano , egli , stando dinanzi
la porta d'argento , era il primo a
l'eoi tare, nella benedizione dell' im-
peratore, la prima orazione sopra
di lui. Cos'i asserisce il celebre an-
nalista Cardinale Baronio. Tale ora-
zione era la seguente : Deus, in citjus
vianu sunt corda regimi j inclina
ad preces hnmililalis nostra; au-
rcs niisericordice tace _, et impera-
tori nostro famulo tuo N. regimen
tua^ sapienticv appone, ut, haustis
de tuo fonte consiliis , et tibi pia-
rea t , et super omnia regna prcveellat.
Egualmente, siccome riferisce 1' Or-
dine Romano, il medesimo vesco-
vo di Albano era il primo che ,
nella incoronazione del Sommo Pon-
tefice, recitava sopra di lui la prima
orazione nei seguenti termini: Deus,
ffui adesse nondedignaris idncwncpie
devota mente in\'Ocai'eris , adesto
quccsumus im'ocationibus nostris, et
huic famulo tuo N., r/uem ad cul-
ìiien apostolicum commune judiciuni
tucc plebis elegit , uìierlatein super-
mc benedictionis infinde _, ut sentiat
se tuo munere ad lume apiceni
pervenisse. Per Dominwn nostrum
ctc.
Il vescovo di Albano, come dice
Anastasio bibliotecario, avea un ])a-
lazzo in Roma poco lontano dalla
Basilica di s. Giovanni in Latera-
no , vicino forse all' arco di Basi-
lio poco lungi da s. Clemente, ov-
vero vicino all'odierno monistero del-
la Purificazione ai Ulonti, dirimpet-
to al palazzo Gaetani. A cagione di
tale palazzo, nei tempi d'Innocenzo
JII, dovea il vescovo di Albano
VOI. I.
ALB i85
imbandire una cena in S. I\f. Mag-
giore. Quest' obbligo però sembra
che sia cessato dopo la morte d'In-
nocenzo ìli, accaduta nell'anno
I •?. 1 6, poiché troviamo in seguito^
che la cena si dava a carico del
Sommo Pontefice.
ftlolte politiche vicende intervenute
alla città di Albano dopo l'era cri-
stiana, furon causa per lei di non
])oche sventure. E dapprima, ci rac-
conta Procopio nella Guerra dei
Goti, che Belisario inviato da Giu-
stiniano I imperatore, nel 535, con
un esercito in Sicilia , con ordine
di passare in Roma, e ridurre Al-
bano (anno 537) all'ubbidienza de-
gl' imperatori d' Oriente , mandò
Gotari con alcuni eruli ad occu-
parla.
Albano passò dipoi sotto il co-
mando di Virginio Savelli, nobile
romano e capitano cesareo, cui ven-
ne donata da Ottone I in una con
la Riccia e tre castelli vicini , per-
chè avea represso il tumulto dei suoi
concittadini, ed indotte alla soggezio-
ne imperiale molte di cpielle terre,
che vibbidivano al senato romano.
In seguito, per la grave vertenza
delle investiture, essendo insorto con-
tro Gregorio VII l'antipapa Guiber-
to, col nome di Clemente III, que-
sti, siccome protetto da Enrico IV,
si avviò verso Roma accampando
il suo esercito in Albano; ma rivol-
tandosi il popolo, e prendendo le
parti del legittimo Pontefice Pasquale
II, eletto nel 1099, costrinse l'anti-
papa a cambiare il suo divisamen-
te, onde Guiberto se ne parfi ven-
dicandosi sulle teri-e d'Albano e di
Marittima. In seguito Pasquale II
per evitare le armi di Enrico V, nel
I I I 7 si ritirò in Albano , ricevuto
con trasporti di gioia, distribuendo
donativi ai soldati , ed accordando
24
i86 ALE
diverse esenzioni alla città, che ri-
colmò di lodi.
Nel I I 3o venne eletto Innocenzo li,
della famiglia Papareschi, Maliei, ma
non molto dopo fu astretto dall'anti-
papa Anacleto II, figlio di Pier Leo-
ne, a fuggirsene in Francia. Tultavol-
ta, nel i i37, col favor dell'impera-
tore Lotario II, rientrò nella provin-
cia romana, in avanti occupata dal-
l'antipapa: ricuperò Albano e la cam-
])agna, ina non volle entrare nella cit-
tà di Roma per timore delle insidie
che potevano tendergli i fautoii di
Anaclelo II ; onde passò a Bene-
vento. Albano nell' anno appresso fu
di nuovo occupata dalla fazione del-
l'antipapa, mentre Innocenzo II, fa-
cendo guerra a Ruggero duca di Sici-
lia, rimase prigione.
Morto r antipapa ai 2 5 gennaio
I i38, Innocenzo si occupò a riordi-
nare le cose della Chiesa, e lìel i i ^1
promosse al Cardinalato il suo fratel-
lo Pietro Papareschi, conferendogli il
vescovato di Albano, e, secondo 1' U-
ghelli, investendolo anche del domi-
nio temporale di quella città. Mori
il Cardinale Pietro Papareschi sotto
Eugenio IJI, ed in quel tempo Al-
bano fu esposta a nuove sciagure,
tanto per le scorrerie de'saraceni, che
per le dissensioni dell'imperatore Fe-
derico I Earbarossa col Pontefice
Adriano IV, eletto nel ii54, e fi-
mo dal 1146 Cardinale vescovo di
Albano. Ciò non pertanto dopo aver
coronato l'Augusto, insieme con esso
il Papa si recò ad Albano, per
porsi in sicuro dalle insurrezioni
degli Arnaldisti.
Nel mese di aprile 1 155, il popolo
romano, col cancelliere <leir impera-
tore e col piefetto di Roma, andaro-
no contro Albano; la distrussero, e
poscia ne im|iedirono la riedificazio-
ne, per vendicarM de' danni ricevuti
ALC
dagli slessi albani , imiti a' tusco-
lani, tivolesi ed altri della campa-
gna di Roma, principalmente nella
disfatta a Monte Porzio.
R.idonata ad Albano la pace, si
riedificò sul lago Albano la città, di
cui Onorio IV, Savelli , eletto nel
1285, investi signore Luca Savelli
suo nipote. Altri però attestano che
mentre Onorio III era canonico
regolare lateranense, essendo stato
aio per quatti'o anni dell'imperatole
Federico II, quell'Augusto, per la
benevolenza e venerazione nutrita
verso di lui, nel 122 1, abbia data
a Giacomo Savelli la città di Albano.
Certo è, che a quella famiglia restò
per quattro secoli tale signoria, della
quale venne solennemente investita
da Onorio IV.
Nella celebre vertenza di Boni-
facio VIII coi colonnesi, si unirono
a questi e al francese Nogaret an-
che i Savelli signori di Albano, che
ebbero parte nell' attentato commes-
so a' 7 settembre i3o3 in Anagni.
Eugenio IV (an. i436) movendo con-
tro i colonnesi ribelli, che l'aveva*. 10
costretto a fuggire da Roma in abito
di monaco, rientrava in Albano col-
l'aiuto di Giovanni Orsini, vescovo
di Recanati : ed anche allora questa
città molti danni ebbe a sentire nei
punti dove i colonnesi ed i loro
alleati si erano fortificati. I Savel-
li pentiti, furono assolti da Nico-
lò V successore di Eugenio IV,
il quale nel 1 44? a 3 agosto avea
perdonato a Giambattista, Mariano,
e Francesco SavcUi la loro reità;
onde Albano potè risorgere dalle
passate sciagure. Ma ben presto nuo-
ve sedizioni dei Savelli la posero in
nuovi guai. Ferdinando re di Napoli,
dimentico delle obbligazioni contrat-
te colla Sede Apostolica, congiuntosi
coi colonnesi. ce> Savelli e coi lurclii,
ALB
spedì nel 14B2 contro il Pontefice
Sisto IV, della Rovere, Alfonso
duca di Calabria suo figliuolo con
quattromila uomini di cavalleria.
Prevenendo r assalto, le milizie del
Papa avevano occupato le terre dei
Savelli, cioè Albano, Castel Gandolfo,
il Castel Savello e la Riccia. Avanzan-
dosi però il duca Alfonso verso Roma,
prese la Riccia, alloggiò presso Alba-
no nel monistero de' Savelli, detto di
s. Paolo, e spinse l'esercito alle porte
di Roma. Uscirongli incontro i ro-
mani per combatterlo, e lo fugarono,
intanto che i veneziani, alleati di Sisto
IV, diedero piena rotta ai calabresi
vicino a A cUetri. Per questa vittoria
il Pontefice fabbricò in Roma la
chiesa di s. Maria della pace, e Fer-
dinando re di Napoli si pose a
sua discrezione.
Vinti i calabresi, passò Sisto IV
a punire i Savelli . Dal vice-ca-
merlengo, da Orsini e da Santacroce,
capitani Pontificii , Albano fu sac-
cheggiata e diroccata , passando in
dominio della Santa Sede. INIa dive-
nuto Pontefice Innocenzo Vili, Ci-
bo, genovese, si rinnovarono i tu-
multi ; il re di Napoli violò i di-
ritti della Apostolica Sede, il duca di
Calabria occupò la campagna roma-
na, il duca di Bracciano s' impadronì
di Perugia, ed imbaldanziti i co-
lonnesi ed i Savelli, nel 148G, di
nuovo occuparono Albano, e a poco
a poco la rifabbricarono. Alessan-
dro VI, già Cardinale vescovo d'Al-
bano, come salì al soglio Pontifìcio,
diede gravissima sentenza contro i
colonnesi e i Savelli, signori di Al-
bano , collegati a Federico re di
Napoli ; per cui i colonnesi risol-
vettero di cedere al Papa la signo-
ria delle loro terre, rimanendo i
partigiani loro oppressi dai potenti
Orsini a Viterbo e iu altri luoghi.
ALB 187
A nuove disgrazie 6oggiac<{ue que-
sta città nel i556, sotto Paolo IV,
Caraffa. Il rinomato duca di Alba, a
nome di Filippo II, re dt Spagna e
di Napolij si accostò col suo esercito
alle porte di Roma , devastandone
i dintorni e molto facendo sollrire
anche ad Albano. Fattosi mediato-
re Giovanni III, re di Portogallo,
la concordia fra Paolo IV e Filip-
po II fu stabilita ai i.\ settembre
iSSy, i cui capitoli leggonsi nel-
r annalista Rinaldi al citato anno.
Finalmente, nell' anno 1697, il
Sommo Pontefice Innocenzo XII,
Pignatelli, acquistò con denaro la
città di Albano per la Camera apo-
stolica. A ciò fu mosso dall' essere
ricorsi a lui i creditori del principe
di Albano, Giulio Savelli. Quindi
chiamato a sé quel principe, per le
arroganti sue risposte si dice averlo
Innocenzo XII di severo caistigo mi-
nacciato. Nulla giovò al principe Giu-
lio per impedire lo spoglio della si-
gnoria di Albano, minacciatogli da
quel Pontefice, essersi messo sotto la
protezione dcllimperatoie Leopoldo I,
né l'aver preso posto alla sinistra nel-
la visita fatta al suo ambasciatore in
Roma, Gioi'gio Albano de' conti di
IMartinitz; perocché, penetratosi da
Innocenzo aver lui passate all'amba-
sciatore alcune carte antiche e docu-
menti, affine di dimostrar che Albano
fosse feudo dell'imperio e quindi sog-
getta al vassallaggio dell'imperatore,
fu senza piìi quella città rilasciata al-
l'incanto per quattrocento quaranta-
mila scudi al principe d. Livio Ode-
scalchi, nipote d'Innocenzo XI. Se non
che essendo quegli pel suo principato di
Sirmio in Ungheria suddito dell' im-
peratore, temè il Papa, che di con-
ceito col ministro imperiale IMarti-
nitz non ne ricevesse di nascosto l in-
vestitura da Cesare, onde, come
i88 AL13
sovrano territoriale e per altre ragioni,
Innocenzo XII volle esserne preferito:
tanto più che non era ancora stato
preso il possesso del fondo, né crani)
stati sborsati i denari ai creditori
del Savelli. Incorporò egli Albano
alla Camera apostolica, e per istrn-
niento dei 17 giugno 1697, rogato
dai notari Peloso e Liberati, e per
ìiiotu-proprio Pontificio la sottopose
alle costituzioni apostoliche de' Ilo-
mani Pontefici, precipuamente a
quella di Pio V, Ghlsilieri, e di al-
tri Papi , che proibiscono 1' aliena-
zione dei luoghi dello stato ecclesia-
stico.
Nondimeno, mentre dai francesi
volevasi consumare nel 179^ il pia-
no dell' intera occupazione dello stato
Pontificio, trovandosi Pio VI, allora
regnante, in grandi ristrettezze, fece
porre in vendita varie possessioni
della Camera apostolica, tra le quali
la città di Albano, per cui il prin-
cipe di Piombino fece l' offerta di
trecento mila scudi . Egual somma
aveano esibita ì due banchi di san-
to Spirito, e del santo monte di
Pietà; ma cambiatosi divisamento,
ed esclusa 1' alienazione di Albano ,
si combinò un prestito in Genova.
Molta celebrità ricevè Albano dai
vescovi, che 1' hanno governata, fra
cui crediamo opportuno segnare i se-
guenti : Piomano, che sottoscrisse al
concilio celebrato in Roma da s. Ilario
Papa nel 465, nel giorno della sua
consacrazione; Atanasio, che sotto-
scrisse al concilio adunato in Ro-
ma da Papa Felice IH, nel 487,
risguardante gli apostati dell' Africa,
ricevuti a penitenza ; Giovanni, eletto
nel 594, già bibliotecario della San-
ta Sede, nel Pontificato di s. Gre-
gorio Magno : ulìlcio, che a soli dot-
tissimi si conferiva; Omobuono, elet-
to nel 595, che assistè ad un con-
ALB
cilio sotto l'anzidetto Pontefice; Epi-
fanio, che si ritrovò ad un concilio di
Laterano nel 649 ; Giovenale, crea-
to nel 680, uomo di somma scienza
fornito, da Papa Agatone mandato
alili concilio generale di Costantino-
poli, dove furono condannati i inono-
teliti; Andrea, che fu presente a lui
concilio in Roma, sotto s. Gregorio II
nell'anno 721; Leone, che intervenne
ad un altro concilio romano del 761 ;
Costantino, che, secondo il Baronio,
teneva la sede di Albano nel 772;
Giovanni bibliotecario della Santa
Sede , che fiori in quella chiesa
circa r828; Paolo, che si trovò ad
vm sinodo romano sotto Adriano II
ncir 869 ; Pietro dell' 898 ; Giovan-
ni, bibliotecario della S. R.. C. sot-
to Gregorio V nel 996. Questo
Pontefice lo elesse anche abbate di
s. Salvatore ai Monti.
Fra i Cardinali vescovi di Alba-
no, degni di special menzione, no-
teremo i seguenti : Pietro, eletto Pa-
pa nel 1009, col nome di Sergio IV :
Riccardo de Tùccardi, francese, legato
Pontificio nelle Spagne, circa il 1 1 00;
s. Pietro Igneo, cosi detto dalla pro-
va che egli fece nel iio3 di pas-
sare in mezzo alle fiamme; Matteo,
francese, che mori a Pisa nel i 189,
dopo aver dato in Parigi l'abito e la
regola ai cavalieri templari; Nico-
lò Brenkspeare, inglese, che l'anno
I 1 46 confermò nella Chiesa Catto-
lica la Svezia, la Norvegia e la Da-
nimarca, e che col nome di Adriano
IV fu eletto Papa nel i i54; ^'Uixì-
tiero, che al momento in cui il Pon-
tefice Alessandro III si era ritirato in
Francia per le turbolenze suscitate in
Roma, restò vicegeiente della Chiesa;
s. Bonaventura, annoverato Ira i
dottori della Chiesa da Sisto V,
eletto dagli albani a patrono, e che
mori dui-antc la celebrazione del
ALT.
concilio di Lione (an. 1274), deUpiale
il Pontefice Gregorio X avea a lui
commesso il regolamento; Benti ven-
ga dei Bentivenglii , uno tra' piimi
teologi del secolo XIII ; Leonardo Pa-
trasso , detto Guercino , zio di Boni-
facio Vili; Rodrigo Borgia, die nel
1492 fu eletto Pontefice col nome di
Alessandro VI ; Giovanni Balvès, fran-
cese di bassi natali, ma di sommi ta-
lenti, morto nel i4q ' 5 Giuliano della
Rovere , indi Papa Giulio II , eletto
nel i5o 3, celebre per la saggezza on-
de amministrò il sacerdozio e il prin-
cipato ; Paolo Emilio Sfondrati nipo-
te di Gregorio XIV, che pieno di me-
riti e di virtù coltivate per 1' amici-
zia strettissima coii san Filippo Ne-
ri, morì nel 16 18; Alessandro Pcrct-
tì, pronipote di Sisto V , morto nel
1 623 ; Alessandro Dledici eletto Papa
nel 1 6o5 , col nome di Leone XI ;
Flavio Chigi, nipote di Alessandro
VII, morto nel 169 8, dopo aver asse-
gnato ai due beneficiati istituiti nella
cattedrale le rendite dell'antica par-
rocchia di Castel Savello; Nicolò Maria
Lercari, che per uso del vescovo donò il
suo magnifico casino da lui fabbrica-
to in Albano, ed ove nel 1727 e nel
1729 alloggiò il Pontefice Benedetto
XIII. Nel 1747 finalmente Albano
die' i natali a Michele di Pietro,
che per la sua dottrina ed altri som-
mi meriti nel 1802 fu creato da Pio
VII Cardinale, indi nel 18 16 pre-
conizzato vescovo della propria pa-
tria, e fra varie cariche , sostenne
quella di penitenziere maggiore.
La cattedrale d'Albano è dedicata
ai ss. Pancrazio e Bonaventura. Al suo
capitolo Benedetto XIV, per istanza
del Cardinale Acquaviva, concesse il
rocchetto e la mezzetta paonazza (Ve-
di Acta Martyrii s. Pancralii , et
s. Dion. cj'iis patria, apud Su-
rinni, \ 7 niaii). Inoltre havvi in Al-
ALB ,8()
bano la chiesa di s. Paolo fabbii-
cata coir annesso monistcro ed ar-
ricchita di molte entrate dal Car-
dinale Jacopo Savelli. Questi do-
nolla nel 1282 a' frati eremitani
della congregazione di s. Gugliel-
mo, fiorenti allora jier la regolar di-
sci[)Iina, e come safi al soglio Pon-
tificio col nome di Onorio IV, la
consacrò . Mancati nondimeno gli
eremitani, la chiesa si diede in
cura ai monaci di s . Girolamo ,
restando il iuspatronato ai Savelli.
Altro celebre monistcro d' Alba-
no è quello dei cappuccini eretti)
per la generosità di d. Flaminia
Colonna Gonzaga, verso il 1700.
La chiesa di questo convento, de-
dicata a s. Bonaventura, fu innal-
zata sotto il reggimento del Cardinale
Paolo Emilio Sfondrati , del qua-
le dicemmo più sopra. Quella chie-
sa venne consecrata dal vescovo di
Zante alla presenza del Cardinale
Giulio Savelli e di Paolo suo fra-
tello principe di Albano, beneme-
rito di tal fondazione. Vi sono in Al-
bano alcune altre comunità rehgiose.
Vi esiste un convento dei minori
conventuali, colla cliiesa dedicata a
s. Maria delle Grazie, a' religiosi del
quale la donò il celebre Cardinale
Giovanni Moroni vescovo d' Albano,
insieme a varii beni per mantenervi
il culto divino. Il Cardinale Loren-
zo Brancati dell' istesso Ordine au-
mentò la fabbrica di quella chiesa e
r adornò. Ivi egli stesso consumò gli
idtimi giorni nel ritiro e nella com-
pilazione delle sue opere. Merita spe-
ciale ricordanza la chiesa di s. Maria
della Stella dei pp. carmelitani edi-
ficata, nel i565, da Fabrizio e Cri-
stoforo Savclli, e dall'ultimo principe
di Albano ristorata ed abbellita. Que-
sta dai pp. Carmelitani venne rinno-
vata per la massima parte, e dal
iqo ALE
] seiiemerito zelati ti ssimo vescovo e pro-
tettore vivente Cardinale (Viantian-
cesco Falzacappa decorata di bello
e comodo cimitero per la città. E
degno eziandio di onorevole menzio-
ne, per la religiosa osservanza che
vi fiorisce, il convento delle monache
francescane, instituito da suor Fran-
cesca Farnese, e fondato e dotato
da Bernardina e Caterina Savelli
verso il i63o.
Finalmente non vuoisi dimenticare
il seminario piantato nel 1628 da
Carlo Emanuele Piodi Savoia, vesco-
ALB
vo di Albano, presso s. Maria della
Rotonda di questa città, indi dall' al-
tro vescovo Ulderico Carpegna tras-
ferito, nel 1667, "^ luogo più ampio
e nel 1675 dilatato maggiormente
dal Card. Girolamo Grimaldi. Que-
sto seminario ebbe nuova vita nel
locale, in cui con pastorali cure l'ha
stabilito il Cardinale Falzacappa.
Fu onorato nel i83g dalla pre-
senza e dagli encomii del regnan-
te Pontefice ; per la memoria del
qual fausto avvenimento si eresse
nel medesimo la iscrizione seguente:
A\XO . MDCCCXXXIX
IH . KALENDAS . MAIAS
GP.EGOEIO . XVI . PONT . MAX
f^>VOD . TERRACIXA . VRBEM . EEPETENS
NOVVM . HOC . SEMllVARIVM
MAIESTATE . SVA . IMPLEVERIT
CLEME?fTIA . BEXIGXITATE . CVMVLAVERIT
IO. FRANCISCVS . CARDINALIS . FALZACAPPA . EPISCOPVS . ALBaNENSIS
PERENNE . TANTI . BE.VEFICII . MONVMENTVM . POSVIT
Il palazzo baroniale di Alleano,
antica residenza de' Savelli , divenu-
to proprietà della reverenda Came-
ra , fu rimodernato dal Pontefice
Clemente XI, Albani, che lo asse-
gnò per comodo di villeggiatura
a Giacomo III Stuardo re di Sco-
zia e d' Inghilterra , ed a' suoi reali
figliuoli. Indi da Benedetto XIV,
Larnherdni , fu rablìellito, affinchè
servisse di abitazione al principe
di Galles ed al Cardinale duca
di Yorck, ultimo rampollo degli
Stuardi. Ridotto venne nello stato
odierno sotto il Pontificalo di
i\e XII, (juando nel 1828 fu
jiliata la strada postale, che traver-
sa la città, già da Pio VI riaperta,
ed agiata per vantaggio dell'Italia
inferiore: celebre stiada fabjjricata
Leo-
am-
dal famoso decemviro Appio Clau-
dio , e dall' imperator Traiano ri-
storata con grande utilità di Albano.
Presso ad Albano, fra il giogo
del Monte Albano o Laziale, oggi
detto Monte Cave, o Cavi, giace Pa-
lazzuolo. Il nìonte, celebre presso
gli autori latini pei suoi decantati
prodigi , pel famoso tempio di Gio-
ve Laziale, per le ferie latine, per
la nazionale convenzione di Teren-
tina, si erge a levante di Roma.
La periferia della sua base misura
circa dodici miglia italiane, e signo-
reggia la provincia del Lazio, la
(piale si scorge per ogni dove fino
al mar Tirreno. Tutti i naturalisti
convengono nel riconoscerlo d" origine
vulcanica. Trasse questo sito il no-
me di Palazzuolo, Palazzuola o Fa-
ALB
latolium, secondo la più ricevuta o-
pinione, da quella casa o palazzot-
to ivi edificato ne' tempi antichi
per comodo dei consoli, clie vi si
trattenevano nel portarsi al monte
Albano a fini; di celebrarvi le fe-
rie latine : quel palazzotto fu per-
cosso da un fulmine alla morte di
Agrippa.
Nei secoli a noi più vicini, sia
per l'amenità sua, come per le an-
tiche scaturigini abbondanti di ac-
que freschissime, nonché termali, vi
si fecero delle piscine e de' vivai ,
e verso la metà del secolo XV si
tenne conto di Palazzuolo, siccome
di un luogo di somma delizia. Parti-
colari furono le cm'e colà adoperate
dal Cardinale Isidoio di Tessalonica
{Vedi). Dipoi nel 1629 il Cardinale
Girolamo Colonna ottenne da Ur-
bano Vili l'investitura di un trat-
to di terieno, ove edificò un casi-
no, ed una villa sulla rupe che
sovrasta al convento.
A tramontana di Palazzuolo, in
distanza di pochi passi, si osserva
la continuazione della rupe, ossia
massa di peperino tagliato a per-
pendicolo, ad oggetto forse di for-
mare una via o diverticolo : rupe
che offi'e allo sguardo il prospetto
del celebre mausoleo consolare, che
nel 1629 divenne proprietà della
casa Colonna per la iiivestitura di
cui parlammo. Rappresentati sono
in questo mausoleo i dodici fasci
consolai'i, scolpiti nel peperino. Nel
mezzo dei fasci v' ha la sedia cii-
rule, a cui è sovrapposta la civica
corona, ed attraverso lo scettro ebur-
neo lungo circa sette palmi , col-
r aquila in cima.
Questa reliquia dell'antichità non
si trova mentovata che nella rac-
colta del Piranesi e nella riprodu-
zione del cav. Riccy; eppure sareb-
ALB 191
he degnissima di essere collocata
fi'a i primi monumenti. Le dette
insegne non dinotano già il se-
]>olcro del re di Roma Tulio Osti-
lio, come giudicava il dottissimo
]i. Rircher, condottosi ad osservar-
lo circa al 1670, né quello del re
Anco Marzio successore di Tulio ,
come alcuni pretesero; ma piuttosto
quello del console e pontefice Gneo
Cornelio Ispano della celebre fa-
miglia degli Scipioui . 11 sepolcro,
quanto allo stile e alla sua forma, è
greco etrusco del secolo VI di Roma.
Sopra l'orlo del quadro, in cui so-
no rappicsentati i fasci consolari,
si ascende per sette gradini ad un
ripiano, sul quale dal peperino la-
vorato si può arguire che fòsse il
finimento del sepolcro o forse la
statua, con iscrizione del personag-
gio sepolto in una camera a parte si-
nistra, entro un'urna di marmo stria-
ta. Primo a scoprirlo, od almeno
a farne menzione, si fu il Ponte-
fice Pio II, Piccolomini , che ad ima
estesissima erudizione univa la vita
del vero Pontefice. Questi a' pri-
mi di giugno 1463, conducendosi a
visitarlo , ne notò l' esistenza nei
suoi preziosi commentarii. La cella
sepolcrale però non fu aperta che
1 13 anni dopo, cioè nel 1576.
Oltre i detti ruderi, di cui non
v' ha in oggi che alcune vestigia ,
vi esiste T orto dei frati piantato
su grandi voltoni di antico edificio,
di\àso in più camere, nelle quali si
trovarono inscrizioni col nome dei
Tarquinii, e teste, braccia, torsi, e
tua piccolo cavallo di marmo aven-
te sulla gualdrappa una memoria
in caratteri greci. Tutto ciò prova
ivi essere stato il più volte mento-
vato palazzo consolare.
In questa posizione pertanto tro-
vasi il convento di Palazzuolo, e la
192 ALB
chiesa dedicata a s. Maria, eretta fino
dal secolo XIII. Ciò rilevasi da una
Bolla d'Innocenzo IV, Fieschi, 1 4 gen-
naio 1244. Da questa Bolla appari-
sce eziandio i. questa chiesa essere
stata soggetta al monistero de' ss. An-
drea e Sabba di Roma; 2. che Gio-
vanni abbate Cluniacense de' ss. An-
drea e Sabba l'abbia per ordine d' In-
nocenzo III, verso il i2o4, conceduta
ad un tal Sisto priore, ed ai suoi
irati eremitani sotto l' annuo censo
di due libbre di cera; 3. che gli
eremitani da Onorio III fossero
posti sotto la regola di s. Agosti-
no ; 4- che essendo priore di Pa-
lazzuolo certo Romano, per opera
del Cardinale Stefano da Ceccano,
i frati eremiti si vinissero al moni-
stero dei cistcrciensi di s. Anasta-
sio alle acque Salvie, insieme con-
venendo di riconoscere per supe-
liore l'abbate di sant'Anastasio,
tinche s. Ilaria di Palazzuolo non
fosse dichiarata badia; e dall altro
canto finché l' abbate di s. Anastasio
non avesse piena e libera facoltà di
mandare a Palazzuolo nei mesi estivi
tutti o parte dei suoi monaci. Que-
sti patti ottennero I' approvazione
di Gregorio IX, i-iservato sempre il
censo di due libbre di cera al moniste-
ro di s. Sabba, cui, comesi disse, s. Ma-
ria di Palazzuolo originariamente
era soggetta. Tale unione fu pure
approvata nel capitolo generale di
Citeaux, nel 1237, e l'anno i2 44
dal detto Innocenzo IV fu data la
podestà all'abbate di s. Anastasio, se-
condo la bolla sopraindicata, che si
legge nell' Ughelli, tom. I, e. 259,
di erigere in tilulum ahhatice la
chiesa di s. Maria, perocché s' erano
accresciuti i suoi beni in modo da
poterle concedere qnell' onore.
Rimasto il monistero di Palazzuolo
senza monaci, nel secolo XIV fu dato
ALB
in commenda, e sul finire di esso se-
colo, l'abbandono dei monaci rese
quel luogo del tutto deserto. Così
trovavasi l'anno 139 1, quando n'e-
ra abbate commendatario Tomma-
so Pierleoni romano , e quando i
monaci certosini, per concessione del
Pontefice Bonifacio IX, Tommazelli,
napoletano, l'ottennero onde passar-
vi 1 estate, giacché molto sollèriva-
no per l'aria malsana nel monistero
loro di s. Croce in Gerusalemme.
^ arie contese sostenute per quel
convento da' detti monaci coi mi-
nori osservanti , furono terminate
soltanto nel 1490, come riferisce l'an-
nalista Wadingo nel tomo XII dal
padre Casimiro da Roma citato a
pag. 2 38. Nella Bolla di concessio-
ne data ai cistcrciensi pai'lasi sol-
tanto del fabbricato del monistero
col cortile e coli' orto, salvi sempre
i diritti della commenda. Quei pa-
dri certosini l'itennero il convento
fino al i449j ^" ^'^'^ '^ cedettero ai
pp. minori osservanti, come si ha
dall' islromento rogato da Giovanni
di Luca Francia.
Questo convento di Palazzuolo, nel
secolo XIII, confinava da un lato
con le possidenze di Grottaferrata,
già celel)ratissima abbazia ; dal-
l' altro con quelle della chiesa di
s. Angelo presso il lago: cliiesa de-
molita negli anni scorsi unitamente
al romitorio, che le stava annesso; col
territorio di Rocca di Papa, feudo
de'colonnesi; e col castello, ora diroc-
cato, di Malafitto.
Il convento di Palazzuolo, rifab-
bricato ne" primordii del secolo X\1I
dal padre Évora vescovo di Opor-
to, ministro di Portogallo , l'u ono-
rato da diversi Pontefici, fra" quali
Alessandro VII nel iGj(), bene-
detto XIV nel 1741 > ed il re-
gnante Ponlelitc Gregorio XVI nel
ALB
i83r, il fjiiale più volte si è re-
cato in Albano a visitarne la catte-
drale, l'episcopio, i monisteri, il ci-
mitero, e le case del collegio de' pp.
delle scuole pie. Veggasi il p. Casimi-
ro da Roma, Dleniorie delle chiese e
conventi dei frati minori della pro-
vincia Romana; Clemente Vili,
Di s. Maria di Palazzola; Gio.
Antonio Ricci, Mausoleo Consola-
re del monte Albano a Palazzuo-
lo, Roma 1828, per la società ti-
pografica ; D. Carlo Avvoc. Fea,
Varietà di notizie econoniico-Jisiche
antiquarie sopra Castel Gandolfo,
Albano, A riccia, Nemi, loro laghi
ed emissari, Roma 1820 presso
Francesco Bourlié ; Francesco Can-
cellieri, Sopra il Tarantismo, l'aria
di Roma e sua campagna ec
ALBARAZIN in Ai-agona {Alba-
racinen.). Città con residenza vescovile
nella Spagna. Albarazin [Albaricinum
Z,o/;e^«w) città antichissima dieci leghe
distante da Madrid presso le fron-
tiere della nuova Casti glia sulla ri-
va sinistra del Guadalaviar in una
valle fra due montagne. E cinta da
vecchie mura con cinque porte, ed
è luogo celebre per la vittoria che
sopra Sertorio vi riportò Pompeo
magno. Racchiude tre chiese par-
rocchiali, due conventi, uno speda-
le, e quattro ospizii. E residenza di
un vescovo, secondo alcuni stabilito
nel 1170, secondo altii nel 1171,
dal Pontefice Alessandro III : questi è
suffraganeo dell'arcivescovo di Sara-
gozza. Il capitolo della cattedrale
si compone di quattro dignitari, di
otto canonici, otto prebendati, e
molti cappellani. Albarazin venne
in alta nominanza sotto i re mo-
ri , su i quaU la conquistò Jacopo
II d' Aragona fiorito nel 1 29 1 ; ven-
ne però dal re Pietro IV riunita
nel i336 alla corona d'Aragona.
VOI-, j.
ALB 193
ALBAREALE ( Alba-Regahn. ) :
Città con residenza vescovile. Albarea-
le [Alba regalis, Stuhl- Veissemburg)^
città regia in Ungheria, capoluogo di
comitato. 11 vescovo è sulFraganeo
di Gran. Questa città cliiamasi rea-
le, perchè in essa si coronavano,
e nella cattedrale erano sepolti i re
d' Ungheria , locchè si praticò per
cinque secoli. Solimano II impera-
tore de' turchi la prese nel 1 543 ,
dopo un assedio di due mesi , e
poscia il duca di IMercour generale
dell' imperator Ridolfo lì re d'Un-
gheria neir anno 1 60 r la tolse agli
ottomani. Riuscì al pascià Hazan
neir impero di Maometto III di
riconquistarla nel 1602; ma nel
1688, scosso il giogo dei turchi,
si die' all' imperatore Leopoldo I.
Nel 1702 Mustafà II la strinse di
rigoroso assedio, e poich' ella non
si arrcndea, smantellò le sue fortifi-
cazioni. Albareale ha una cattedrale
ricchissima , parecchie altre chiese
cattoliche, una chiesa greca , due coa-
venti di frati, ed un seminario.
ALB ARI A o ALB ARA. Città
vescovile della seconda Siria, suffra-
ganea alla metropoli di Apamea.
Bernardo I patriarca di Autioclda
vi stabili la sede di un vescovo,
che le venne concesso verso l'anno
1098. Questa città fu assediata dal
conte di Tolosa , che la costrin-
se ad arrendersi con tutti gli abi-
tanti.
ALBENGx4. [Albinganen.). Città con
residenza di un vescovo nel geno-
vesato, chiamata anche Albegna ed
Albium Ingaunum . La sede ve-
scovile è suffraganea di Genova.
Questa antichissima città della Li-
guria occidentale negli stati Sardi
è situata in amena pianura sulla
Rotella , tra Savona e Vcntimiglia.
Sotto i romani assai florida nel
25
194 ALB
commercio, era Albciiga la capitale
degli Inganni , e per questo è detta
Albingaununi , ovvero Albium. In-
gaunum, siccome vicina ai monti
chiamati dagli antichi Albi Ingan-
ni, al nord-ovest del golfo di Geno-
va. Fu soggetta alla repubblica ro-
mana 5 indi sotto i Cesari , gover-
nandosi a guisa di repubblica colle
proprie leggi, ottenne il privilegio di
coniar moneta. Nel iiyS venne in-
cendiata dai pisani, che guerreggiava-
no coi genovesi. Col soccorso di questi
ultimi in breve fu però riedificata.
Credesi che il vangelo sia stato
predicato ad Albcnga dall' apostolo s.
Barnaba, nel tempo medesimo, in
cui r annunciava ai genovesi : onde
si ha quivi per tal santo un culto
speciale. Sino dal IV secolo fu Al-
benga innalzata al grado di città
vescovile soggetta all'arcivescovo di
Milano; ma Ale.<JSandro III, Bandi-
nelli, nel 1 1 Sg, ne l' ha staccata per
assoggettarla a Genova . Clemente
III e Celestino III approvarono suc-
cessivamente tale disposizione, che
però non ebbe effetto se non sotto
Innocenzo III (an. 12 1 3), epoca in
cui Ottone arcivescovo di Genova
fece valere il proprio diritto. Onorio
1 1 1 Papa, nel 1 2 1 6, conferì il ve-
scovato di Albenga a Sinibaldo Fie-
sebi, genovese, de' conti sovrani di
Lavagna , insieme colla carica di
vice-cancelliere di S. Romana Chiesa,
il quale da Gregorio IX, nel 1227,
fu creato prete Cardinale di s. Lo-
renzo in Lucina e legato della Mar-
ca, indi per morte di Celestino IV,
dopo circa diciannove mesi di sede
vacante, fu eletto Papa in Auagni-
col nome d'Innocenzo IV, il di vigesi-
moquarto di giugno 1 2 43. Sotto que-
sto Pontificato Albenga, avendo soste-
nute molte guerre, si diede sponta-
neamente alla repubblica di Genova.
ALB
Il vescovo di Albenga, ed il capi-
tolo mandano ogni anno al Papa cen>
to venti palme in due mazzi, cioè
imo il vescovo, l'altro il capitolo.
Porta quelle palme in Roma un in-
dividuo della famiglia Bresca di s.
Remo, il quale ha la privativa di
provvederne il palazzo apostolico
fino al numero di cinquecento. Que-
sta concessione ebbe origine da Si-
sto V, nel i586, nell'erezione del-
l'obelisco vaticano [Vedi). Vedendo
uno della famiglia Bresca di s. Re-
mo che gli argani delle macchine
aveano preso fuoco, rompendo il si-
lenzio rigoroso comandato agli astan-
ti da Sisto V , gridò : acqua alle
corde. Ciò impedì la rovina dell'o-
belisco, e la morte inevitabile di
gran numero di persone; .«picchè il
Pontefice volle che il Bresca sceglicsse
un premio, oltre quelli che gli diede.
Pensando Bresca che la sua patiùa
era fertile nel produrre le palme, do-
mandò ed ottenne di fìirnirne il sagro
palazzo per la benedizione e dispen-
sa, che ne fanno i Pontefici nella
Domenica delle palme : privilegio ,
che dura anche oggidì. In riguardo
alle vicende successe al vescovo di
Albenga nel Pontificato di Bene-
detto XIV, y. Genova.
La cattedrale d' Albenga è dedi-
cata a s. Michele Arcangelo, ed of-
ficiata da quindici canonici, e tre
dignitari, l'arcidiacono, l'arciprete
ed il prevosto. Vi erano cinque
conventi di uomini ni-lla città ed
uno di femmine sotto il titolo di s.
Chiara ove riposa il corpo di san
Calocero (/^(■^//),che sostenne il mar-
tirio fuori della città lungo la spiag-
gia marittima il 18 aprile dell'an-
no 122. Di contro alla città sorge
una picc(jla isola detta Isnlollo di
Albenga, da cui s. Ilario cacciò
serpenti, allorché, ritornando dal
ALB
concilio di Seleucia alla Gallia, vi
Jli gettato dalla leni pesta. In questa
isola Massenzio rilegò san INlaitino
di Tours.
Albenga può gloriarsi di aver da-
to nella sua diocesi la culla al
beato Leonardo da Porto Mau-
rizio, nato nel 1676 dalla fami-
glia Casanuova, fattosi nel iGqj re-
ligioso de' minori riformati di s.
Francesco, riuscito zelantissimo mis-
sionario , morto in Roma 1' anno
1751 nel suo convento di s. Bona-
ventura alla Polveriera. Fu beatifi-
cato da Pio VI nei i 796. V. Leo-
nardo DA Porto Maurizio.
ALBEO (s.), arcivescovo in Irlan-
da, onorato qual principale patro-
no dalla provincia di Munster, fu
dall'apostolo s. Patrizio consecrato
arcivescovo della provincia suddet-
ta. Dapprima era infedele ; ma ,
convertito dai missionarii bretoni ,
ed in SI eminente posto collocato,
evangelizzava i popoli con inaudito
fervore non senza parecchi prodigi ,
che gli fruttai'ono la conversione
d' infedeli moltissimi. Il re Engo
donò ad Albeo l' isola di Arran ; e
il pio prelato vi fondò un moniste-
ro che divenne illustre per la san-
tità de' suoi abitatori. Il re apprez-
zava questo vescovo si fattamente ,
che tentando Albeo di togliersi il
peso dalle spalle e di volare alla
sohtudine, Engo appostò guardie in
tutti i porti affine eh' egli non fug-
gisse come avea meditato. Mori il
santo uomo nel 52 5. La sua fe-
sta è riportata al di 12 di settem-
bre.
ALBERGATI Nicolò ( beato ),
Cardinale. Nicolò Albergati, nato
in Bologna nel 1875, in età di
vent' anni professò 1' Ordine dei cer-
tosini, di cui divenne priore in Fi-
lenze. Per volo del clero e del po-
ALB 195
polo, nell'anno i4*7j f^i consegra-
to vescovo della sua patria. Appe-
na egli assunse il governo, che si
diede a visitarne la diocesi, a to-
gliere gì' inveterati abusi, e rifor-
mare i corrotti cos'iumi del popolo.
Eresse una scuola pei chierici, e rac-
colse una biblioteca. Ridusse all'ob-
])edienza e riconciHò con la Santa
Sede i suoi diocesani ; del che da-
ta informazione al Pontefice Mar-
tino V, ottenne dalla sua munifi-
cenza di poter conferire a proprio be-
neplacito i benefizii vacanti in curia
ed ebbe giurisdizione sopra lutti gli
ordini regolari. Lo stesso Martino
V lo destinò, l'anno 1^11, nunzio
in Francia , per conciliare Carlo
VI con Enrico V d'Inghilterra,
tra' quali stabilì una tregua di sei
anni. Di poi gli convenne portarsi
in Lombardia e Venezia per trat-
tare egualmente la pace. Martino
V nel 1426, volendo ricompensare
i suoi meriti, nel concistoro dei
24 maggio o 2 3 giugno lo creò
prete Cardinale di s. Croce in Ge-
rusalemme e arciprete di santa Ma-
ria Maggiore. Il Pontefice nel no-
minarlo Cardinale, disse in pieno
concistoro: « Eleggiamo il Cardi-
" naie Nicolò Albergati, cittadino e
'» vescovo di Bologna, uomo di
» grande santità, di cui nella Cliie-
" sa sono in questi tempi assai ra-
»> l'i i vescovi, che lo imitino ".
Sostenne parecchie legazioni in Fran-
cia, in Germania, in Inghilterra ed
Italia. Presiedè con altri tre Cardi-
nali al concilio di Basilea ; ma av-
vedutosi come andava degeneran-
do in un conciliabolo, si ritirò da
quella città, e passò al concilio ecu-
menico di Ferrara e di Fù'enze di cui
fu dichiaralo presidente. Ritornato in
Roma, gU fu conferita la carica di
penitenziere maggiore e camerlengo
196 ALB
della S. R. C. Ornato delle pri-
marie dignità, non cangiò punto il
metodo, né l'umiltà della sua pri-
ma vita religiosa, ritenne le me-
desime vesti, osservò gli stessi digiu-
ni. Bologna sotto il reggimento di
lui per due volte assalita dalla pe-
ste, deve tutto alla sua inestingui-
bile carità. Fondò in più luoglii
della diocesi molte istituzioni per
educare i fanciulli e gì" ignoranti ;
riordinò le confraternite laicali, in-
troducendo r uso di recitare 1' ufli-
zio della Madonna; ristorò ed ab-
bellì la cattedrale, e corredò il pa-
lazzo vescovile di una biblioteca.
Coronato di meriti e di ogni eroi-
ca virtìi, spii'ò nel bacio del Si-
gnoi-e in Siena l'anno i443- Eu-
genio IV , per singolare distinzio-
ne, oltre r averlo visitato nella ma-
lattia, colla Pontificia Curia ne as-
sistette a' funerali . Le sue reli-
quie sono venerate nella chiesa di
san Lorenzo a Firenze. Nel Pon-
tificale di Bologna, pubblicato nel
secolo XVIj JVicolò Albergati è po-
sto tra' beati titolari di quella
chiesa.
ALBERGATI Nicolò, Cardina-
le. Nicolò Albergati nacque in Bo-
logna nel 1 604 , di nobilissima fa-
jniglia. Condottosi a Roma per or-
dine del Cardinale Lodovico Ludo-
visi suo cugino, nel i63i fu fatto
sotto sommista. Quattro anni dopo,
nominato arciprete della metropo-
litana di Bologna, partì da Roma;
ma ivi restituitosi, da Urbano Vili
fu ascritto tra i votanti della se-
gnatura di giustizia. Nel i645 In-
nocenzo X lo promosse prima al-
l'arcivescovato di Bologna, e poi
nell'anno slesso a' 6 marzo lo creò
Cardinale prete del titolo di s. Agosti-
no. Nel 1649 mosse verso Milano, col
carattere di legato a lalcrc, per prc-
ALB
sentare la rosa d'oro benedetta a Maria
Anna d'Austria figlia di Ferdinando,
destinata sposa di Filippo IV re di
Spagna. Offertigli da questo mo-
narca due vescovati ricchissimi.,
l'Albergati assai contento delle sue
scarse rendite, non volle mai accet-
tarne r esibizione. Levò al sacro
fonte, a nome d' Innocenzo X, il
primogenito del granduca di Tosca-
na Ferdinando II. Compiuta la sua
legazione, fu nominato nel j65i
penitenziere maggiore , per lo che
dovendo rimanersi in Roma, rinun-
ziò la sua diocesi in favore di Gi-
rolamo Buoncompagni. Entrato nel-
r ordine dei Cardinali vescovi , l' an-
no i683, passò alla chiesa di O-
stia e Velletri , i cui diritti va-
lidamente difese. Neil' assedio di
Vienna ridusse la propria argente-
ria in moneta , affin di sovvenire
quella città. Lo stesso fece , essendo
titolare di S. M. in Transtevere,
per collocare le reliquie in teche
di argento. Abbellì il portico di
s. Lorenzo in Lucina , slata anche
essa suo titolo, e lo munì di cancelli
di ferro. Fece collocare in preziosa
urna di bronzo la graticola su cui
s. Lorenzo ebbe consumato il suo
martirix). Liberale e magnifico coi
bisognosi, si meritò il titolo di padre
dei povei'i. Morì in Roma, nel 1687,
e fu sepolto in Santa Maria in
Transtevere.
ALBERGATI Gregorio, Cardi-
nale. Gregorio Albergati, romano ,
dal Pontefice Calisto li, che venne
incoronato nel 1 1 1 9, fu creato prete
Cardinale di s. Lorenzo in Lucina.
Si trovò presente alla elezione di
Onorio II, e sottoscrisse la Bolla
di Calisto li al vescovo di (renova.
ALBERICI Mario, Cardinale.
Mario Alberici napoletano , dei
principi della Veterana , nacque
ALIJ
l'anno jGìS. Ottenne da Alessan-
dro VII un canonicato nella > ati-
cana. Essendo governatore di An-
cona, sotto il medesimo Pontefice,
in tempo di carestia impegnò la
propria argenteria per sovveniic i
poveri , e vi eresse un pubblico
magazzino pel frumento. Ritorna-
to a Roma , fu eletto segretario
della congregazione di Propaganda;
quindi passò alla segreteria de' ve-
scovi e l'egolari. Nel 1674 esercitò
la nunziatura in A'ienna col titolo
di arcivescovo di Neocesarea. La
specchiata esemplarità di sua vita
gli acquistò in quella corte im cre-
dito cos\ onorevole , che l' impera-
tore Leopoldo I lo volle a suo con-
fessore. Compiuto il suo uffizio ,
Clemente X nel 167 5 ai 27 mag-
gio lo creò Caidinale prete di s. Gio-
vanni a porta latina, e poscia lo pro-
mosse alla chiesa di Tivoli. Cinque
anni dopo lasciò la vita in R.oma ,
decorato del glorioso titolo di orna-
mento del sacro Collegio.
ALBERICO, Cardinale. AUx-iico
monaco di JMontecassino, che molti
vogliono di Treveri , per l' egregie
virtù ond'cra ornato, fu assunto
alla dignità di Cardinale dei Santi
quattro , dal Pontefìct; Stefano X,
nel io58. Scrisse ini' apologia a
favore di Gregorio VII, alcune vite
di santi ed altre operette. Con-
vinse del suo eiTore l' eretico Be-
rengario, nel concilio romano te-
nutosi l'anno 1079 ; e validamente
difese , con un libro apposito , la
transustanziazione dell' Eucaristia .
Mori in Roma l'anno 1 088. Compo-
se anche un libro Della perpetua
verginità di M. V. e tie Inni sul-
la di Lei assunzione.
ALBERICO, Cardinale. Alberico
da Urbano II fu creato Cardinale
prete di s. Pietro in Vincoli. Sotto-
ALB igy
scrisse a due bolle spedite da l'a-
squalc lì, Pontelice eletto nel io()(),
a favore della chiesa di Troia.
ALBERICO, Cardinale. Alberico
monaco francese nell' abbazia di
Clugny, uomo di singolare dottrina
e pietà, nel 11 38 divcinie per vo-
lere del l'ontefice Innocenzo II
Cardinale e vescovo di Ostia. Spe-
dito legato dell'Inghilterra, vi celebrò
un concilio , dove condannò l' arci-
vescovo di Cantorbery, e vi sostituì
Teobaldo abbate del Bec. Visitati
quasi tutti i vescovati d' Inghilterra ,
passò nella Scozia onde pacificare
il le Davidde col re Stefano d' In-
ghilterra. Di poi si portò legato
nella Soria , per correggere il pa-
triarca di Antiochia che si predi-
cava eguale al Sommo Pontefice.
Passò di poi in Gerusalemme a
visitare il sepolcro di G. C. ; con-
sagrò ima chiesa in onore del SS.
Salvatore, e raccolse un sinodo per
ridurre all'unità della Chiesa Ro-
mana Massimo patriarca armeno
coi suoi suffiaganei. S. Bernardo
gli scrisse parecchie lettere, e l'eb-
be in considerazione di santità. Rese
r anima a Dio nel 1 1 4*^ ? invocato
siccome un santo.
ALBERINI Pietro, Cardinale.
Pietro Alberini, monaco cassinense,
nel io5i8, fu creato Cardinale prete
della S. R. C. dal Pontefice Stefa-
no X nel mese di marzo. Per i
suoi tempi egli era uomo di alta
dottrina. Visse cinquant' aiìni in
quella dignità, e morì sotto I*a-
squale II con isplendida riputazione.
ALBERONT Giulio, Cardinale.
Giulio Alberoni nacque di oscuri
e miserabili genitori a Firenzuola
nel Parmigiano, il 3o maggio 1664.
Coltivò la terra fino all'età di quat-
tordici anni , quando la squisitezza
straordinaria di genio, che sentiva
198 ALB
in se stesso, gli fece trovare i mezzi,
onde uscir dal suo niente. Destro,
manieroso , insinuante , si cattivò
r animo del vescovo di Piacenza ,
che r ordinò sacerdote , e dopo al-
cuni impieghi gli conferì un cano-
nicato della cattedrale. Per acciden-
te di poco rilievo, in occasione del-
la guerra per la successione di Spa-
gna, venuto in cognizione del duca
di Veudòme supremo comandante
delle truppe francesi, seppe così af-
fezionarselo, che in breve divenne il
suo confidente e consigliero. Di qua
ebbe principio la sua fortuna. 11 duca
partitosi dall' Italia, volle seco l'AU^e-
roni sino a Parigi , dove, scoprendo
vieppiù il suo talento, ebbe a giovar-
sene in importantissimi affari. Accom-
pagnò poscia Vendóme alla corte di
Spagna, e là piu" acquistato gran no-
me , dopo la morte del duca , fu
rimandato a quel re Filippo V, ni-
pote del re di Francia Luigi XIV,
col carattere di ministro del duca
di Parma. La fama delle sue doti
gli preparò una corrispondente ac-
coglienza ; Fihppo V lo ammise
alla corte e cominciò a trattarlo
famigliarmente. Di ciò l' Alberoni
con destrezza valendosi, come il re
r onorava di sua confidenza , nella
morte della regina Maria Luisa di
Savoia, potè persuaderlo alle nozze
con l'unica figlia del proprio duca,
Elisabetta Farnese. Tal evento pose
il colmo in favore di eh' egli godeva.
Filippo V nulla più faceva senza
dell' Allteroni , che presto diventò
l'arbitro della volontà di lui. Per
mezzo della regina fu dichiarato
duca , grande di Spagna e primo
ministro. A tanta elevatezza non
mancava che l'onor della porpora.
L' aversi egli adoperato a ristabilire
gli a Ilari della S. Sede col re , e a
riaprire la nunziatura; l'aver pro-
ALB
messo al Pontefice Clemente XI un
soccorso di navi contro il turco,
fecero sì che il Papa, piegato alle
suppliche della regina , lo creasse
diacono Cardinale di s. Adriano, e
vescovo di ?vlalaga. Salito alla som-
mità degli onori, si occupò dei van-
taggi del regno con sì felice succes-
so, che la Spagna sotto di lui ave-
va cangiato di aspetto. La pubblica
economia veniva stabilita sopra so-
lidi principii; le forze di terra e di mare
stavano sopra un piede rispettabile ;
una posta instituita per le Indie oc-
cidentali , teneva in una regolata
corrispondenza il mondo antico col
nuovo ; erasi instituita una scuola
di nobili, per farli istrutti nella na-
vigazione , e molti abusi , che ave-
vano snervata la forza del regno ,
in gran parte toglievansi. Tutti que-
sti benefizii erano l' opera dell' Al-
beroni. Ma cose assai più grandi
andava egli meditando. Voleva rì-
conquistare ciò che la Spagna ave-
va perduto in Italia ; voleva accre-
scere la potenza e la ricchezza del
principe ; voleva che le manifatture
del paese, invece degli sti-anieri, ar-
ricchissero i nazionali. Assalì pertan-
to la Sardegna e la Sicilia, e le
ricuperò alla corona. Dipoi seguitò
le pretensioni di Filippo V sulla
reggenza di Francia durante la mi-
norità di Luigi XV , sostenendola
devoluta a lui come il più prossi-
mo alla successione di quel regno.
Divisava quindi ristabilire sul trono
d' Inghilterra la casa Stuarda, e di
armare lo Czar di Moscovia ed il
re di Svezia contro gì' inglesi ; po-
scia concepite più vaste idee e col-
legatosi con altri principi, minac-
ciava una guerra in tutta l'Einopa.
Ma questi nuovi disegni appena for-
mati svanirono : che le occulte fila
ordite dall' Alberoni furono scoper-
ALB
te dal duca di Orleans , che volrasi
da lui spogliato dalla reggenya di
Francia. Filippo V ricevè un' am-
basciata, che non avrebbe la pace
se non licenziasse dal regno quel
suo confidente, sotto il cui ministe-
ro la Spagna dovrebbe essere im-
inersa in un mare di calamità. I
forti maneggi del settentrione a dan-
no del Cardinale, lo fecero divenir
sì odioso alla corte del monarca,
che in breve se ne decretò la espul-
sione . Fuggito sollecitamente dal
regno in mezzo a continui pericoli,
ricevè l'ordine di fermarsi in Ge-
nova, dove gli fu intimato l' arre-
sto a nome di Clemente XI, che
era per molti motivi assai sdegnato
di lui. Il Papa istituì una commis-
sione di Cardinali per esaminar la
causa dell' Alberoni ; ma intanto pre-
sa egli la fuga, si rimase nascosto
fino alla morte del Pontefice. Chia-
mato al conclave, ed eletto In-
nocenzo XIII, la causa dell'Albe-
roni fu nuovamente trattata con e-
sito per lui così felice, che ne ri-
mase in concistoro pienamente as-
soluto. Intraprese allora una vita
devota, e si ritirò per qualche tem-
po nella casa dei Gesuiti. Dimessa
la sua diaconia, ottenne il titolo di
s. Lorenzo in Lucina, e da Bene-
detto XIII ebbe la consecrazione
per la chiesa di Malaga, che poi
dimise con annua pensione. Clemen-
te XII lo spedì legato in Ravenna
dove costrinse la repubblica di s.
Marino ad assoggettarsi con solenne
giuramento al dominio della Santa
Sedcj sebbene il Pontefice non ne
desse l' approvazione. Ripreso l'antico
vigore, Albei'oni molto operò in servi-
zio della S. S., ed in bene di quella
città. Benedetto XIV gli conferì la
legazione di Bologna , ed ivi pin-e
vi .sparse benefìzii degni del suo gran-
ALB i()9
de animo. Ritiratosi poi in Piacen-
za, cpiivi terminò la vita in età di
88 anni. Lasciò erede dei suoi be-
ni il collegio di s. Lazzaro da lui
con magnificenza fondato per la edu-
cazione di settanta chierici. La sua
tomba trovasi nella chiesa del so-
praccitato collegio.
Più circostanziate notizie dell'Al-
beroni ci presenta il marchese Ot-
tievi, che ne scrisse la storia, la qua-
le fu stampata in Roma l' anno 1 7.^6.
ALBERTI (degli) Albkrto, Car-
dinale. Alberto degli Alberti ebbe
culla in Firenze da nobilissima fa-
miglia. Essendo canonico di quella
cattedrale, notaio apostolico e go-
vernatore di Perugia, nel i437 da
Eugenio IV fu eletto vescovo di
Camerino col titolo di ammini-
stratore. Le virtù, che in lui bril-
larono, ed i meriti, che lo disfin-
sero in varii impieghi, determina-
rono Eugenio IV ad ascriverlo al
Sacro Collegio col titolo di s. Eu-
stachio. Nel concilio generale di Fi-
renze elicsi tenne l'anno 14^9; mol-
to si adoperò coi greci afline di ri-
durneli all'union della Chiesa. Co-
ronato di sante azioni, spirò nel
i44^ n^^ monistero di Grottafer-
rata, e fu sepolto in Firenze.
ALBERTI Andoino, Cardinale.
Andoino Alberti creato Cardinale
prete dei ss. Giovanni e Paolo, da
Innocenzo VI nel febbraio o mar-
zo i353: tenne sin dal i 349 '' ^^"
scovato di Parigi, poscia quello di
Auxerre. Nel 1 36 1 fu trasferito alla
chiesa di Ostia e Velletri. Fondò
un collegio in Tolosa, ed uno spe-
dale in Avignone. Consegrò il Pon-
tefice Urbano V, e dopo dieci an-
ni di Cardinalato, nel 1 363 passò
a miglior vita, avendo sepoltura in
Villanuova.
ALBERTI Gregorio, Cardinale.
ano ALB
Gregorio Alberti , dei conti di
Montecarello, nacque in Toscana.
Sostenne una legazione nell' Um-
bria, afìine di l)en ordinare e reg-
gere quella provincia. L'anno i 190,
nel mese di settembre, da Cle-
mente III ; fu creato Cardinale dia-
cono di san Giorgio in Velabro.
Vissuto per vent^anni in quella di-
gnità, morì nel i-jio.
ALBERTI Stefano, Cardinale.
Stefano Alberti prete Cardinale dei
ss. Gio. e Paolo. V. Innocenzo VI
Papa.
ALBERTI Stefano, Cardinale.
Stefano Alberti di Limoges, nel
i34o fu abbate di sant' Idilio di
Clermont, e sei anni dopo, di san
Vittore in Marsiglia. Creato dallo
zio Innocenzo VI, a' 17 settembre
i363. Cardinale diacono di s. Ma-
ria in Aquiro, passò di poi al ti-
tolo presbiterale di s. Lorenzo in
Lucina . Essendo venuto con Ur-
bano V in Italia nel 1869, finì
la vita in Viterbo, dove, per una
sollevazione, aveva molto sofferto.
ALBERTI o ALBERTINI Nico-
lò, Cardinale. Nicolò Alberti, de' conti
di Prato in Toscana, nato nel i2 5o,
professò a Firenze nell'Ordine de'prc-
dicatori. Datosi con profitto agli stu-
dii, lesse le scienze teologiche nel con-
vento di s. Maria sopra ]Minerva
in R.oma. Siccome uomo di molta
prudenza e dottrina, venne incari-
cato del governo della provincia
romana del suo Ordine. Bonifacio
Vili, che ne scoprì le belle doti,
nel 1229 lo promosse alla chiesa
di Spolcti ; quindi assegnatogU la
nunziatura di Francia e d' Inghil-
terra, pacificò i due re Filipjx)
ed Odoardo tra loro nemici : im-
presa assai diiricile, che ad altri
Cardinali non era riu.scita. Il Pon-
tefice Bonifacio gratissimo ai suoi
ALB
servigi, lo fece vicario di Roma, e
Benedetto XI, nel i3o3,ai i<S dicem-
bre, lo creò Cardinale vescovo d'O-
stia e Velie tri. Un aimo dopo gli
fu destinata la legazione di Firen-
ze, dove per le fazioni dei GucKl
e dei Ghil)ellini, dei Bianchi e dei
Neri , molto sofferse . Eccitatosi
un tumulto contro di lui, nel
i3o4, si rifuggì in Perugia presso il
Pontefice, che dell' ingiuria fatta al
suo legato volle ben giusta ragione.
Defunto Benedetto XI, egli si ado-
prò molto per l' elezione di Clemen-
te V. Questo Papa, che doveva mol-
to all'Alberti, gli donò tutta la sua
confidenza, e di lui si valse e dei
suoi consigli in parecchi importan-
tissimi affari. Come legato a lalere,
assistè all' incoronazione dell' impe-
ratore Enrico VII, ed a nome di
Giovanni XXII passato in Sicilia,
impose a Roberto il Savio la coro-
na reale. Visse settantaun anno ed
ebbe nel 1821 la tomba in Avigno-
ne. Aveva egli cinta la sua patria
di nuove mura, sovvenuti molti
luoghi pii, e fondati due moni-
steri, uno in Prato, T altro in Avi-
gnone. Morendo distribuì ai pove-
ri tutte le sue facoltà.
ALBERTO antipapa. V. Anti-
papi.
ALBERTO (s.) , vescovo di Liegi,
e martire. Aveaper padre daiglielmo
III conte di Lovanio, fratello di
Enrico duca della Bassa- Lorena.
Abbracciò lo stato ecclesiastico , e
dedicossi tostamente al servigio della
Chiesa di Liegi, della quale fu fìit-
to vescovo dopo la morte di Raoul,
che avvenne nel ii9i. Ma l'Im-
peratore Enrico VI perseguitò fie-
ramente questo nuovo prelato, e co-
mandò od almeno diede occasione
a tre nobili alemanni di attentare
alla vita di lui. Allierto fuggì dalla
ALB
patria, e ricoverossi a Rcims, ove
lo inseguirono i suoi nemici avidi
del suo sangue. Costoro, niente com-
mossi dalla dolcezza del santo, che
li avea accolti cortesemente in sua
casa, lo privarono di vita. Il suo
corpo fu sepolto nella cattedrale di
Reims, e sotto Luigi XIII (li tras-
ferito a Brusselles, ove tuttora si
conserva. La festa di questo santo
è segnata nel martij'ologio romano
ai 2 I novembre.
ALBERTO (s.), di monte Trapa-
no, trasse i natali nella città di que-
sto nome, appartenente al regno di
Sicilia, nell'anno 12 12. Fino dalla
pili verde età egli abbracciò l' isti-
tuto dei religiosi cai-melitani nel
convento di monte Trapano. Quivi
ei si propose di attendere al con-
seguimento della evangelica perfe-
zione, ed a quest' uopo diedesi a
castigare il suo corpo colle più se-
vere penitenze. Ogni settimana egli
portava per tre volte il cilicio, e si
asteneva dal vino; ogni venerdì a-
mareggiava le sue vivande coli' as-
senzio ; non ometteva giammai di re-
citare ogni notte il salterio a ginoc-
chia piegate. Terminata la preghie-
ra, passava tosto alla lettura e ad
ogni maniera di opere pie. Predicò
in varii luoghi la divina parola, e
la portò a tutte le terre del-
la Sicilia, con profitto degli stessi
giudei. Finalmente, giunto all'età di
anni ottanta, compì la sua carriera
mortale in una solitudine, non mol-
to distante dalla città di Messina,
nella chiesa della qual città, apparte-
nente ai religioni del suo Ordine, ebbe
sua tomba il pio prelato , la cui
santità fu confermata da parec-
chi miracoli. Una parte però delle
sue ossa venne trasferita nel moni-
stero di monte Trapano. Verso la
metà del secolo XV fu fatta in Ro-
VOL. I.
ALB 7.01
ma la canonizzazione di questo santo,
la cui festa si celebra ai 7 agosto.
AL15ERT0 (b.), patriarca di
Gerusalemme, e legislatore dell' Or-
dine carmelitano, fu cospicuo per
natali , per pietà e per letteratu-
ra. Appena professata la regola dei
canonici di Mortara, nel milanese,
ne fu eletto priore. Dopo un trien-
nio elevato alla sede vescovile di
Bobbio, vi oppose diuturna resisten-
za, e poiché vacò il vescovato di
Vercelli innanzi la sua consacrazio-
ne, fu costietto ad accettare il reg-
gimento di questa seconda chiesa,
nella quale per ben quattro lustri
si procacciò la venerazione e 1' amo-
re di tutti. La sua prudenza, la ret-
titudine e la destrezza negli affari,
indussero Papa Clemente III, e Fe-
derico I Barbarossa imperatore ad
eleggerlo arbitro ne' loro dissidii. En-
rico VI lo creò principe dell' impe-
ro ; il Pontefice Celestino III lo ar-
ricchì di benefizii ; Innocenzo III si
giovò di lui sommamente, confermò
la scelta di lui in patriarca di
Gerusalemme, e diedegli il pallio.
JVella nuova sede, si comportò in
guisa da conciharsi il rispetto degli
stessi saraceni. Scrisse Alberto al-
cune costituzioni per l'Ordine dei
carmelitani : costituzioni a cui fare
venne sollecitato da Brocardo supe-
riore di que' religiosi. Uno scellerato,
cui egli rinfacciò con forza i delit-
ti, lo trucidò in Acri l'anno 1214,
addi i4 settembrCj durante la pro-
cessione della festa dell' Esaltamen-
to della santa croce. E onorato al
dì 8 di aprile fra i santi dell' Or-
dine de' carmelitani.
ALBERTO DI Bergamo (b.) , del
terzo ordine di s. Domenico. Ebbe
la culla in un piccolo villaggio del
territorio bergamasco da genitori di
bassa condizione , nel secolo decimo
26
20?. ALP>
loizo. Neil' età di sette anni la prO'
ghiera formava le sue piìi care dc-
Jizie, e tre volte per settimana si
privava del proprio cibo per di-
sti'ibuirlo a' poveri. Adulto, si ap-
plicò alla Cfjitura de' campi in com-
pagnia di suo padre ; mentre pe-
rò attendeva a questa, il suo spi-
lito ei'a unito al Signore. Per con-
discendere ai desiderii de' suoi ge-
nitori, prese moglie. Costei soll'ren-
do di mal animo, che il marito
distribuisse gran parte del suo a
favore de' poveri, lo prese a perse-
guitare; ma Alberto ne sopportò
con pazienza i rimproveri, e Dio
stesso volle ricompensare eoa mira-
coli la carità di lui. Dopo aver sos-
tenute molte persecuzioni da alcuni,
i quali volcano impossessarsi delle po-
che sue facoltà , ritirossi a (.remo-
na. Poco dopo entrò nel terz' Ordiue
di s. Domenico, per consecrarsi al-
l'evangelica perfezione. Fra le altre
virtìi di lui spiccava la carità ver-
so gl'infermi, gli stranieri e le per-
sone destitute di ogni soccorso. In
seguito portossi alla visita de' luoghi
santi di Gerusalemme. Nei suo ri-
torno a Cremona, essendosi il na-
vicellaio rillutato di condurlo al di
là del Po, egli invocò il nome del
Signore, e passò a piedi asciutti
quel (lume. Dopo aver menato una
vita .santa, morì nel 1279, ^ ^"
sepolto in mezzo al coro della chie-
sa, ove avea il co.stume di tenersi
in orazione. I miracoli, onde Iddio
comprovò la santità di Alberto, in-
dussero il Sommo Pontefice Bene-
detto XI Va permettere, che ne ven-
ga celebrata la festa in tutto l'Or-
dine dei domenicani, e dalle chiese
di Cremona e di Bergamo.
ALBERTO (b.), .sopraimomiiiato
// Qi-aiìdc, trasse i natali da nobili*
famiglia in Lavvengen. i\ei 1221
ALB
diede il suo nome all' Ordine dei
predicatori. I rapidi j)rogressi, che
fece in ogni scienza, gli meiitarono
di essere riputato come il piìi insi-
gne teologo, filos(jfo e matematico
della sua età. Per due anni sosten-
ne la carica di vicario generale del-
l'Ordine; in seguito venne creato
provinciale per l'Alemagna; fu pro-
fessore in molte città, ed a Colonia
ebbe a uditori s. Tommaso d' Aqui-
no, Ambrogio da Siena e Tommaso
cantipratense, che tauto si segnala-
rono per la sublimità del loro in-
gegno. Venne inandato come nun-
zio in Polonia; poscia fu chiamato
a Roma dal Papa Alessandro IV,
che lo fece maestro del sacro pa-
lazzo , e dopo qualche tempo lo
elesse vescovo di Ratisbona. Passati
tre anni, Alberto rinunziò la sede,
ed ottenne il permesso di ritirarsi
nel suo convento di Colonia, ove
morì nel 1280. Le opere di lui
sono comprese in ventuno volumi
in foglio stampati a Lione nel itHr.
Egli fu beatificato da Gregorio XV
nel 1622; ed ai i5 di novembre
si celebra la sua festa.
ALBERTO, Cardinale. Alberto,
monaco benedettino, di s. Savin(j
di Piaceuza, nacque in questa città.
Alessandro II Pontefice nel io()i
lo creò Cardinal diacono. Dipoi Ur-
bano II lo fece prete della S. R. C.
Fu chiaro per alcune legazioni sos-
tenute con somma lode. Nel i 100
ottenne la chiesa di Siponto, cui,
per la confermazione di un antico
privilegio, fece sulFraganeo il vesco-
vo di Vesti. Si trovò presente al
concilio di Tom's , dove diligente-
mente esaminò i diritti di fjuella
metropolitana. IMorì in Pavia l'an-
no I I I G.
ALBERTO, Cardinale. Il suo
nome .si trova appiedi ili una l)olla
ALB
spedita tla Papa Urinano II al mo-
iiisfero cremonese di s. Egidio nel-
l'anno ior)7.
ALIiERTO, Cardinale. All^erto,
circa l'anno iioi, da Pasquale II
fu creato Cardinal prete di s. Sa-
bina. Mancano intorno a lui più dif-
fuse memorie.
ALBERTO, Cardinale. Alberto
vescovo Cardinale di Albano, ebbe
parte nella sottoscrizione di molte
bolle del Papa Innocenzo II. Ten-
ne la sua dignità pel corso di dieci
anni. Secondo il Galletti, nella rac-
colta delle soscrizioni delle Bolle
Pontificie, morì nel 1146.
ALBERTO daMonsagrati, Car-
dinale. Alberto da Monsagrati , nato
di povera famiglia, nell'unica pro-
mozione fatta nell'anno 11 53 da
Alessandro IV, fi^i creato prete Car-
dinale dei ss. Apostoli.
ALBIGESI. Eretici, discendenti
dai valdesi. Infestarono essi la Cbie-
sa nei secoli XII , e XIII. El)bero
questo nome perchè sparsero la lo-
ro eresia non solo nella città di
Alby, ma eziandio nella bassa Lin-
guadoca, i cui abitanti chianiavansi
Albigesi. La loro setta era un am-
masso di varie altre. Bestemmiava-
no esservi due principii, vino buono
autore del nuovo testamento, e crea-
tore delle cose invisibili soltanto;
cattivo r altro, autore del testamen-
to antico, creatore delle cose visi-
bili e dell'uomo ; Inoltre insegnava-
no che Gesù Cristo non è né A'cro
Dio, né vero uomo; che la risurre-
zione della carne é una menzogna ;
che son falsi i sacramenti; condan-
navano il culto cattolico; voleano
togliere la gerarchia ; attaccavano
le prerogative del clero, negando do-
A'ersi pagare ad esso lui le decime;
si burlavano del pin-gatorio, delle
orazioni pei morti, delle immagini,
ALB ao3
«Ielle croci e di altre ceremonie del-
la Chiesa ; diceano che ])asta con-
li'ssare i peccati atl ognuno , senza
farne la penitenza. Finalmente, per
tacere di altri errori , insegnavano
che le anime nostre sono que-
gli spiriti ribelli, che furono scac-
ciati tlal cielo.
In quanto alla maniera di vivere,
si dividevano in perfetti ed in cre-
denti. I primi si vantavano di vi-
vei'e in perfetta continenza, di dete-
stare la menzogna ed il giuramen-
to. I secondi menavano una vita
licenziosa , persuasi che le opere
buone dei perfetti bastassero ezian-
dio per la loro salute. Protetti da
Raimondo conte di Tolosa e da
alcuni possenti signori, colla forza
delle armi formarono in poco tem-
po un partito assai formidabile e
commiscro di qua da Tolosa i più
detestabili eccessi. Stefano abl)ate
di s. Genoveffa di Paiigi, spedito dal
re in quella città, fa in due parole
mi orrilìil quadro di questi disordi-
ni: « Ho veduto, ei dice, su tutte
" le strade le chiese incendiate e
» distrutte fino dai fondamenti: ho
" veduto le abitazioni degli uomini
" divenute il ritiro delle bestie sel-
" vagge " {Steph. Tornar, ep. 7^8,
al 9 ). A questi eretici si opposero
molti santi e zelanti personaggi, tra i
quali s. Domenico, che li confutò col-
le più convincenti ragioni. Siccome
poi continuavano a fare rapidissimi
progressi , i Sommi Pontefici pub-
blicarono, nel 12 IO, una crociata
onde estirparli , e dopo una lunga
guerra di diciotto anni , abbando-
donati dai loro protettori, limasero
interamente distrutti. Alcuni di que-
sti, che poterono sottrarsi alla mor-
te colla fuga, si unirono ai valdesi
nelle valli di Piemonte, della Pro-
venza, del DeKinato e della Savoia.
2o4 ALB
Ecco la ragione , per cui questi
eretici da alcuni vengono confusi
coi valdesi. V. Alby ed Avignone.
ALBIMANO Guglielmo, Cardi-
nale. Guglielmo Albimano dei conti
di Sciampagna e di Blois , nacque
nel 1 1 34- Il Pontefice Alessandro
III conosciuta la destrezza di lui
nel maneggiare gli affari col re d'In-
ghilterra, al line di pacificarlo con s.
Tommaso di Cantorbery, in ricom-
pensa lo trasferì dalla chiesa di
Sens , che teneva sin dal i 1 66 ,
a quella di Reims. Colà conscgrò
re delle Gallio Filippo Augusto,
ed ottenne in privilegio perpetuo
che gli arcivescovi di quella sede ,
ad esclusione di ogni altro , doves-
sei'o incoronare i monarchi. Chia-
mato a Roma da Alessandro III,
il re pregò il Pontefice a rivocare
il decreto, asserendo che 1' Albi-
mano era l'occhio dei suoi consi-
gli, e il braccio delle sue risoluzio-
ni. Avendo poi quel principe rice-
vuta la croce per la terra santa,
nel partire dal regno ne affidò il
governo all' Albimano. Alessandro
ili in rigviardo ai suoi meriti, nel
1 179, o 1 180, lo decorò della por-
pora col titolo presbiterale di s.
Cabina, e lo creò arciprete della ba-
silica vaticana. Egli fu il primo Car-
dinale che esercitasse la carica di
ministro di stato in Francia. Inno-
cenzo III lo incaricò di una lega-
zione in Colonia, per estinguere lo
scisma , che si era acceso in Ma-
gonza dopo la morte del Cardinale
Corrado. Questa egregiamente com-
piuta, fece ritorno alla sua chiesa, che
ampliò ed arricclù di preziosi ar-
redi. Terminò i suoi giorni in Loan
nell'anno 1202, essendo legato delle
Gallie. Senza decidere sulle (juistio-
ni, che lo accusano d* debolezza in
alcuni all'ari, noi dii emo deUAlbima-
ALB
no, che fu tenuto in grande coiisidc-
razione dagli uomini piìi illustri del
suo tempo, e che la stima in cui
r ebbero essi , gli dà anche dirit-
to alla nostra.
ALBINO (s.), vescovo di Angcrs,
originario d' Inghilterra, nacque in
Brettagna nel secolo V. Fino dalla sua
gioventù riparò egli al monistero di
Cincillac, presso Angers, dove i fra-
telli compresi da alta venerazione
per le sue virtù, morto il loro ab-
bate nel 5o4, lo scelsero a gover-
nai'li, contando egli trentacinque an-
ni. Da tal' epoca fino ai sessanta
resse Alberto que'monaci : e a que-
sta età si vide innalzato per comu-
ne consentimento alla dignità epi-
scopale di Angers. Obbligato a far-
si consecrare, fece ritornare in vi-
gore la ecclesiastica disciplina al-
quanto rilassata, operò che si adunas-
se il concilio di Orleans nel 538 a
proscrizione dei maritaggi incestuo-
si frequentissimi ai suoi tempi. Quan-
tunque fregiato del dono dei mira-
coli, rispettato e onorato dai prin-
cipi, riputavasi l' infimo degli uomi-
ni. La nativa dolcezza e la schiet-
ta gravità della indole sua non ne
sturbavano la immutabile fermezza,
dove la legge di Dio e l'osservanza
della disciplina lo esigevano. Mori
qxiesto santo vescovo ottuagenario al
primo di marzo del 549- Molti mo-
nisteri , chiese e villaggi in Fran-
cia portano il suo nome. La sua
festa ricorre nel d'i primo di marzo.
ALBINO, Cardinale prete dei ss.
Pietro e Marcellino. Il Laderchi, nel-
la dissertazione intorno la detta ba-
silica, riporta questo Cardinale co-
me il primo titolare di quella chie-
sa, ed alcuni lo annoverano fra i
Cardinah viventi nel Pontificato di
s. Gregorio I, che tenne il governo
della Chiesa dairanno Syo al 6o4-
ALB
ALBINO, Cardinale. Albino di
Milano fu canonico regolare di s. A-
gostino nel secolo Xil, La saggezza,
con cui si condusse in molti alFari
di somma importanza, gli meri-
tò la dignità della porpora , che
da Lucio III ricevè in Velletri nel
mese di dicembre del i 182 col tito-
lo diaconale di s. Maria Nuova ,
dal quale passò al presbiterale di
s. Croce in Gerusalemme, Clemen-
te III nel 1 189 Io promosse al ve-
scovato di Albano. Morì nel 1 198,
lasciando di sé onorevole memoria.
Scrisse un'opera intitolata: Raccolta
dei canoni. Questa conservasi mano-
scritta nella biblioteca del Vaticano.
ALBIZI Francesco , Cardinale.
Francesco Albizi di Cesena, nacque
nel 1091. Venuto in Roma, prose-
guendo la sua professione di avvo-
cato, fu fatto uditore della nunzia-
tura di Napoli , e poi di quella di
Spagna. Urbano VIII nel iG35 lo
promosse alla carica di assessore
t^ s. Officio e fece che accompa-
gnasse il Cardinal Ginetti, che por-
tavasi legato a latere in Alema-
gna. Compito quel viaggio, venne
eletto segretario della congregazione
deputata sugh aflari dell' Ibernia, e
segretario delle congregazioni nella
caiisa di Giansenio, e da Innocenzo
.X nel 1654 ai 2 marzo , fu creato
Cardinale di s. INIaria in \ ia. Scris-
se molte opere , delle quali fa
menzione il Tiraboschi nella Storia
della letteratura italiana. Fra que-
ste si distinguono l'opera sulla giu-
risdizione de^ Cardinali nelle chiese
del loro titolo., e l'altra De incon-
stantia in fide adniitlenda, vel non.
Sotto Ui'bano Vili scrisse ancora
la bolla contro il libro di Gianse-
nio. Il Cardinal Orsini, poi Bene-
detto XIII, in una lettera a quei
di Cesena, pianse la morte dcU'iVl-
• » ALB -20 ji
bizi come una perdita amara. Que-
sta successe nel i684 contando egli
93 anni di vita.
ALBIZZI o ALBICI Bartolom-
MEo, scrittore ecclesiastico del se-
colo XIV, nacque a Pisa. Ab-
bracciò r istituto francescano , e
compose l' opera Delle conformità
di s. Francesco con G. C. : opera che
andò soggetta giustamente a censm-a,
poiché l'autore, lasciandosi traspor-
tare dal suo zelo, pretende di pro-
vare, che s. Francesco fece azioni ^
luminose al pari di quelle del Di-
vin Redentore. Gli fu attribuito un
altro trattato De vita et laudibus
B. Maric2 Firginis , in sei libri
stampati a Venezia nel 1596.
ALBO , Cardinale. Albo Cardi-
nale della S. R. C. nacque in Vi-
terbo. Dopo molti anni di vita ere-
mitica, coir aiuto ilei Cardinal Ca-
pocci, fondò un monistero di Cistcr-
ciensi. Le molte fatiche da lui so-
stenute a beneficio dell' ordine, ed
in servigio della Sede Apostolica ,
indussero il sommo Pontefice Inno-
cenzo IV a crearlo Cardinale nel
dicembre del laSa, o 12.53. Ra-
pito in breve, spirava in Viterbo
nell'anno 1254.
ALBORG {Àlhorgum). Città epi-
scopale della Danimarca, sotto la
metropoli di Londen. La sede ve-
scovile fondata nell' undecimo seco-
lo a Burglau, fu trasferita in Al-
borg nel i54o.
ALBORNOZIO Egidio, Cardi-
nale . Egidio Albornozio , di Cuen-
ca nella Spagna, di nobilissimi na-
tali, aveva prima seguito le armi
sotto Alfonso re di Castiglia : do-
natosi poi alla Chiesa, fu conse-
crato arcivescovo di Toledo. Lo ze-
lo che dimostrò nel difender la fede,
e nel sostenere i principii della mo-
rale evangelica, gli cagionò non pò-
2oG AL« ALB
che persecu7.ioni. Rifuggitosi in Avi- allo studio delle leggi, fu eletto presi-
gnonc, il Poutclìce Benedetto XII, dente di Pamplona, poi Inquisitore
a' i8 (leeemhre i35o, lo creò pre- della fede, indi Arcidiacono di Burgos.
te Cardinale di s. Clemente, e pò- Ad istanza del re cattolico , Urbano
scia lo fece vescovo di Sabina. Spe- YIII, nel 1627 ai 3o agosto, lo creò
dito da Innocenzo VI, nel i353, prete Cardinale di s. Pietro ni Mon-
legato in Italia, in cinque anni la torio, al cui convento annesso com-
ridusse a perfetta tranquillità, ri- partì molti beneficii. Nel i63o fu
cupcrando le città che alcuni pò- promosso all' arcivescovato di Ta-
lenti si erano usurpate nell' assen- ranto, ma risiedè sempre in Roma,
za de' Papi dimoranti in Avignoiìe. E singolare la pietà di questo Cai'-
Quivi tornato, Innocenzo VI gli an- dinaie verso i poverelli , a cui
dò incontro col sagro Collegio, fin pensava come a cosa propria. Mo-
due miglia fuori della città. In tale r\ nel 1649 in Roma, e fu tumu-
incontro 1' Albornozio presentò al lato nella chiesa di s. Anna al Quiri-
Pontefìce le chiavi di tutte quelle naie. Lasciò eredi le monache di s.
città e castella, che avevagli ricupe- Bernardo nella sua patria,
rato. Il Papa in pieno concistoro ALBORNOZIO Pietro, Crtr^/«rt-
ne encomiò i meriti; l'onorò del le. V. Gomez.
titolo di Padre della Chiesa, e vin- ALBRAC, o Auhrac (d"), ordi-
dice della libertà ecelesiasdca. Quin- ne di religiosi Spedalieri in Frau-
di nel 1 358 fu costretto il Porpo- eia. Il loro spedale, che dal luogo,
rato a ritornare in Italia per ri- ove si trova, dà il nome all' ordine,
cuperarvi tuttociò che avea tolto ai è situato nella diocesi di Rhodez
tiranni, e per sedare le popolazioni sopra una montagna alta e scosce-
ribelli, onde r Italia era teatro di sa, in mezzo ad orrida e vasta so-
disordini e massacri. Rimase in que- litudine. Alardo o Adalardo viscon-
sta seconda legazione per dieci anni, te di Fiandra, fondò questo spedale
Tranquillati dei nuovi tumulti nati verso l'anno iicìo, per mostrare
in Itniia, il Papa lo mandò legato la sua gratitudine al Signore, che
in Ungheria, indi nella Puglia, e in quel luogo medesimo lo avea
poi nella Francia, che dovettero ben sottratto al furore di parecchi as-
ammirare, oltre ai suoi raii talenti, sassini. L' istitutore prescriveva, che
la esimia bontà del suo animo. In si desse accoglienza ai pellegrini, che
Bologna , dov' era egualmente lega- viaggiavano per quelle incolte mon-
to, fondò un collegio per i\ giova- tagne. Le rendite lasciate a questa
ni, ed ordinò un acquedotto dal casa accrebbero di molto col pro-
fiume Reno alla città mancante di gresso del tempo , pei ricchi doni
acque. Edificò nella Spagna una fatti dai re di Aragona , dai conti
chiesa ed un monistero in ono- di Tolosa, di Rhodez, del Valenti-
re di san Biagio; in Toledo sei nese , di Cominges, di Armagnae,
cappellanie col loro assegno. Co- nonché dai signori di Canillac , di
ronato di gloria, spirò in Viterbo Castelnan, di Ro(iuelaure, di l^staing
nel 1367. e da molti altri. Cinque ordini di
ALBORNOZIO Er.mio, Cardi- persone formarono la comunità di
«r//f. Egitlio Albornoziod'illustre [)ro- questo spedale, fhio dalla sua isti-
sapia nacque in Talavera. Applicatosi tuzionc. Vi erano de sacerdoti pei"
ALU ALB 207
r amminislrazione dei sacramenti e 12 16, Onorio III, nel 1116, Inno-
pel servizio divino; dei eavalieri, ai cenzo IV, nel 1246, Clemente IV,
(|iiali incombeva I' o])])ligo di addi- nei 1267, e Nicolò IV, nel 1289.
tare la strada ai viandanti, d' inse- Nel 1 297 , i cavalieri di s. Gio-
guire gli assassini e difendere la vanni di Gerusalemme ottennero
casa ; dei frati chierici e laici ad- da Papa Bonifacio ^ III , che qiie-
detti al servizio; degli oblali, ai sto spedale fosse unito al loro Or-
cjuali era affidata la cura dello spe- dine : ma siccome aveano estorta
dale e l' amministrazione delle ren- la Bolla colla falsa dichiarazione,
dite ; finalmente delle dame, le qua- che gli spedalieri non seguivano una
li comandavano alle loro serve di regola lissa , lo slesso Bonifacio la
lavare i piedi ai poveri pellegrini, rivocò. Anche Oliviero di Penna,
di ripulire ad essi le vesti, e rifare gran maestro de'templarii, licorse
i loro letti. Alardo ne fu il primo nel i3io, al Papa Clemente V,
superiore, e propense ai suoi sudditi per incorporare al suo ordine quc-
una regola, che li obbligava ali" os- sto spedale ; ma non potè venire a
servanza dei tre voti, nonché all'as- capo de' suoi desiderii. In seguito
sistenza dimna e notturna degli uf- gli stessi cavalieri di s. Giovanni
fìzii divini ed alla cura di soccor- fecero istanze a Giovanni XXII, oit-
rere alle bisogna de' poveri. Tali de ottenere la tanto desiderata unio-
prescrizioni però non ottennero 1' ap- ne, che non ebbe mai effetto,
provazione prima del 1162, nel Nel i4i9) Raimondo Meyrosi,
qual anno Pietro vescovo di Pdio- arcidiacono di Tolosa, commissario
dez assegnò ai membri di questo apostolico di Martino V, stabili che
istituto una regola, tratta ili parte i religiosi e le religiose non oltre-
da quella di santo Agostino. In passassero il numero di settanta;
essa preseriveasi che tutti vives- che tutti portassero l' abito dell Or-
sero in comune , osservassero il dine ; che quaranta fossero sacer-
silenzio in luoghi e tempi determi- doti, onde celebrare i divini ufiìzii
nati , si adoperassero ad assistere i ad Albrac , e negli spedali ad esso
poveri e gì' infermi , conducessero soggetti ; che venti chierici o laici
vita celibe j non possedessero cosa fossero addetti al servizio ; e che
alcuna in particolare, e prestassero dieci donne si occupassero esse pure
assoluta obbedienza ai comandi del a servire agli stessi spedali,
superiore. Voleasi oltre a ciò , che Ma a poco a poco s' introdusse
alle donne fosse stabilito un appar- in questa comunità il rilassamento,
lamento separato. Neil' anno mede- Quantunque fosse prescritto dagli
Simo, il Sommo Pontefice Alessan- statuti, che i singoli individui non
dio III non solo confermò le pre- avessero a possedere cosa alcuna, e
scrizioni di questo istituto, al quale ne dovessero emettere solenne giu-
concedè molte indulgenze, ma volle lamento; tuttavolta avvenne, che i
eziandio essere annoverato fra i suoi religiosi divisero fra loro i beni di
membri. In seguito parecchi altri questo spedale, ed alcuni giunsero
Pontefici si mostrarono favorevoli a tale da non voler obbligarsi ai
a quest' ordine, di cui approvarono voti solenni , qualora vi davano il
la regola. Cosi fecero infatti Lucio proprio nome ; poiché riguardavano
HI, nel n8i, Innocenzo ìli, nel i loro posti come beueficii semplici.
2o8 ALB
Per la qual cosa Luigi XIV re di
Francia , nel 1694, deputò Paolo
Filippo (li Lezay di Lusignano, ve-
scovo di Rhodez, a prendere informa-
zione sullo stato di quella comunità.
Quindi Luigi Gastone di Noailles, che
nell'anno 1695 ottenne il governo di
Alhrac, conoscendo che i suoi sforzi
intesi a ristabilire la disciplina, era-
no vani, sostituì agli spedalieri i
Canonici regolari della Riforma di
Chancellade, i quali ne presero pos-
sesso a' 24 giugno del 1697.
Questi Cavalieri portavano sul
loro abito una croce di taffetà tur-
chino da otto punte. In casa ve-
stivano una sottana nera fi-egiata
da una croce nella parte sinistra :
ed in coro portavano una cocolla
nera con maniche lunghe e larghe,
ed una croce alla sinistra.
ALBRET (d') Amaneo, Cardi-
nale. Era fratello di Carlotta mo-
glie di Cesare Borgia figlio di Ales-
sandro VI. Nacque iu Francia di re-
gia stirpe. Fu archimandrita di san
Rufo in Valenza. Nel 1 5oo Alessan-
dro VI lo creò diacono Cardinale di
s. Nicolò in carcere ; indi dichiarol-
lo amministratore della chiesa di
Oleron. Giulio II nel i5o4 lo fe-
ce vescovo di Cominges, nel i5io
gli affidò il governo della chiesa di
Condoni, e nel 1 5 1 3 di quella di Le-
scar. Nell'anno poi i5i i venne elet-
to al vescovado di Pamplona, di
cui però non ottenne mai il posses-
so. Morì nel castello di Belgiosa,
a' 2 settembre i52 0, ove ebbe la
toml)a.
ALBRET Lodovico, Cardinale.
Lodovico Albret, o Alibret, nacque
di regia stirpe. Pari alla nobiltà del
sangue in lui brillarono le più stu-
pende virtìi: onde a buon dritto si
riputò vero ornamento della Fran-
cia. Luigi XI, grande ammiratore
ALB
delle sue doti, gì' impetrò la roma-
na porpora, che Pio II a' 18 set-
tembre 1 46 1 gli concedè, col titolo
de' ss. Pietro e Marcellino. Lo stesso
Pontefice avevalo già fatto nel \^5Z
amministratore della chiesa di Ca-
hors, le cui rendite furono copiosa-
mente versate dall' Alibret nel seno
dei poveri, e nell'adornare le chiese.
Meritò per le sue virtìi d' esser chia-
mato la delizia della Fi'ancia, e com-
pì i suoi giorni nel i465 in età
di soli 43 anni.
ALBY o ALBÌA Bernardo, Car-
dinale. Bernardo Alby, o Albia, uo-
mo dottissimo, nel i336 ebbe il
vescovato di Rhodez. I meriti, che
lo distinsero nella legazione di Spa-
gna, furono il motivo del suo in-
nalzamento. Benedetto XII nella pro-
mozione del i338 a' 18 dicembre,
lo creò Cardinale del titolo presbi-
terale di s. Ciriaco, quantunque egli
fosse assente.Presiedette ad un concilio
celebrato in Barcellona. Clemente VI
nel 1 343 lo mandò nuovamente
legato iu Ispagna presso il re di
Aragona e quel di Majorica. Fra
questi stabilì una tregua di otto mesi.
Nel 1348 fu trasferito dal suo ti-
tolo al vescovado di Porto. Trovossi
presente al giuramento fatto da Car-
lo di IMoravia eletto imperatore,
che si obbligava a difendere i di-
ritti della S. R. C. Morì nel i35o
in Avignone.
ALBY ( Alhien. ), città con resi-
denza di un arcivescovo in Fran-
cia. All)y, già capitale dell' Albige-
se nell'alta Linguadoca, ora è capo-
luogo del dipartimento del Tarn.
I diritti dell'arcivescovo si esten-
dono pel dipartimento del Tarn,
avendo per sulfraganee Rhodez, Ca-
hors, Mende, e Perpignano. La
cattedrale di Alby, inlilolata a san-
ta Cecilia, è uulicliissima ed una
ALE
delle più belle della Finncia non
tanto per la sua slniltiira quan-
to pei suoi ornamenti. 11 capitolo
è composto di dodici canonici, fra i
cjuali il tcolofji), il penitenziere, due
arcidiaconi, il gran cantore. Inoltre
ha diversi canonici onorari, un se-
minario, e due comunità di mona-
che. Conta Alby ottantasei vescovi ,
e dieci arcivescovi ; si gloria di
tre santi, e di tredici C'ardiiiali ,
liiltiino dei quali fu il celebre Car-
dinale Francesco Gioacchino de Pier-
re de Bernis, ambasciatore di Fran-
cia , successivamente a \ enezia , a
JMadrid, a Menna ed a Roma, mor-
to vescovo suburbicario di Albano,
a' n novembre i''94- ^- Bernis.
Il vescovato d'Alby, che poscia
elevossi al grado di arcivescova-
to, si vuole instituito nel secolo III.
A enne fondato nella cliiesa de' ca-
nonici regolari di s. Agostino, la
quale fu secolarizzata da Papa Bo-
nifacio Vili, Gaelani, a' 29 settem-
bre i2g3. Dipoi il Pontelice Gio-
vanni XXII residente in Avignone,
erigendo in metropoli nel 1 3 i 7 la
cattedrale di Tolosa, dismembrò dal
vescovato d' Alby quello di Castres,
e lo dichiarò sulTraganeo di Tolo-
.sa. Finalmente regnando Luigi XIV,
Innocenzo XI, Odescalclii, colla co-
stituzione XLIV, Triiimphnns, spe-
dita ai 3 ottobre 1G785 presso il
Bollarlo Romano, tomo Vili, creò
in metropoli la cattedrale di Alby,
assegnandole per suffraganei i ve-
scovati di Castres, IMende, Pi^hodez,
Cahors e Vabres smembrati dul-
1 arcivescovato di Bourges, al qua-
le, per compenso di questo smem-
bramento, egli diede quindicimila li-
re annuali dalla chiesa di All>y.
L'arcivescovato di Alby avea, fino
alle vicende passate della Francia, la
reudita annuale di novantacinque
\oi.. I.
ALB 209
mila lire, e di tassa camerale due
mila fiorini. L' arcivescovo d' Alby
dal 111 secolo in poi avea il supre-
mo dominio sulla città , e sobbor-
ghi , meno quel di Castel veccliio.
]Non si conoscono molto le parti-
colarità della vita e delle azioni
di sant'Amaranto ( fedi) marti-
re ad Alby, ma si sa ch'egli mo-
rì per la fede. Alcuni ne metto-
no la morte nella persecuzione di
Decio nel 249, altri 1' attribuiscono
■alla barbarie di Croco re dei Ger-
mani , che devastò le Gallie sotto
il regno di \ alenano, e di Gal-
lieno facendo perire moltissimi cri-
stiani. Amaranto confessò la fede
nel villaggio di Vians, presso Al-
by. Fu scoperto il suo sepolcro ,
per lunga pezza rimasto nasco-
sto, col mezzo di miracoli operati.
Don Eugenio di Cartagine ( che
pel suo attaccamento alla fede era
stato rilegato nelle Gallie ) volle
morire ai piedi della tomba di
questo santo martire, \ennero po-
scia trasportate le reliquie di s. A-
maranto e di s. Eugenio nella catte-
drale di Alby. La festa di s. Ama-
ranto è notata ai 7 novembre nei
martirologi di Adone e d" Lsuardo,
ed eziandio nel romano ( f'^. il
p. Longueval Storia della Chiesa
gallicana, t. I V p. i5i).S. Silvio fu
il settimo vescovo di Alby ( f edi).
Il Pontefice Adriano I nel 78 1
coronò ed unse primo re di Aqui-
tania Lodovico I il Pio, figlio di
Carlo Magno re di Francia, e poi
imperatore , il quale in quest' epoca
elevò la città con sue dipendenze
a contea , investendone Aimone.
Raimondo III conte di Tolosa ,
valendosi in matrimonio con Gans-
linda ereditaria dell'Albigese, aumen-
tò per tal modo i suoi stati. Alby
soggiacque alle devastazioni dei sara-
27
1 1O ALC
ceni , e fu quasi distrutta per le
guerre di religione, quando il fa-
moso conte Simone di Monfort co-
niando la crociata contro gli eretici
albigesi. Questi, scacciati da Tolosa,
si ricoverarono nel territorio di AI-
by, onde presero il nome [V. Al-
bigesi ). Per condannare l' eresia di
costoro, due concilii furono cele-
brati in Alb}'. Il primo nel i 1 76 ,
riportato nel toni. II p. I dei con-
cilii ; l'altro nel i254, siccome ab-
biamo dall Aguirre nel tomo II del-
la raccolta dei concilii . T^. Avi-
gnone.
ALCALA^ di Henarez [Couiplu-
tum). Città vescovile di Spagna nel-
la nuova Castiglia, chiamata He-
narez dal fiume di tal nome. Vi si
tennero quattro concilii : il primo
nel iSaS sui costumi degli ecclesia-
stici; il secondo nell' anno 1826
sulle immunità della Chiesa; il ter-
zo nell'anno i333 sulla disciplina;
il quarto nel iSjq sullo scisma
dell' antipapa Clemente VII. Al-
calà nel secolo XVI fioriva , ed
era vescovato sufTraganeo di Tole-
do, con una chiesa collegiata , tre
parrocchie e diversi conventi, oltre
gli ospedali e molti collegi. L' u-
niversità fondata nel 1 5 1 7 dal Car-
dinal Ximenes arcivescovo di Tole-
do, che le donò una cospicua bi-
blioteca , dopo quella di Salaman-
ca, fu la piìi rinomata nella Spa-
gna. Già decorata di numerose ti-
pografie, quivi fu stampata in di-
verse lingue la Bibbia Sacra^ cono-
sciuta col titolo Coinplutentia Bihlia.
Nel 1 890 ai 1 3 ottobre vi morì il
re Giovanni I ; l' imperatore Ferdi-
nando I vi nacque nel i5o3, enei
1G87 Carlo li la dichiarò città. Fuo-
ri delle sue mura evvi una fonte di
acqua sì pura e leggiera, che i re di
Spagna vollero conservarne a sé me-
ALC
desimi esclusivamente la proprietà.
ALCANTARA (d'). Ordine mili-
tare 5 così appellato da una città
del medesimo nome in Ispagna.
I suoi cavalieri ebbero l' istituzione
circa l'anno 1 1 70, affine d'impedire
le incursioni dei mori. L'ordine ven-
ne posto sotto la regola Cistcrcien-
se, e prima fu denominato di s.
Giuliano del Pereiro dal castello ove
ebbe origine. Papa Alessandro III
nel I 1 7 7 l' approvò, ed essendo Fer-
nando Gomez primo maestro, Lu-
cio III, nel II 83, ne die' la ponti-
fìcia conferma. La prima insegna del-
l' ordine fu un albero di j^ero in
campo d'oro, e i cavalieri si chiama-
vano del pero fino al 12 12, in cui
Alfonso Vili re di Castiglia, cacciati
i mori da Alcantara, consegnò ad
essi quella terra, pei'chè la difendes-
sero dai barbari. Colà stabilitisi, pre-
sero il nome di Alcanlara, e si uni-
rono ai cavalieri di Calatrava, che
prima possedevano quella città. In-
sorte tra i due ordini alcune diffe-
renze, si separarono, e col permesso
di Benedetto XIII antipapa , nel
i4i I5 presero ad insegna la croce
verde gigliata sopra una cappa gran-
de di lana bianca. Professavano da
principio la castità, ma poscia per
indulto di Paolo III nel i54o fu
loro conceduto di prender moglie. La
commcnderia dell' ordine fu conces-
sa da Innocenzo \ III al re Ferdi-
nando V, e col progresso venne sta-
bilita dai Pontefici alla corona di
Spagna, che ne dispone delle com-
mende, giacché il Pontefice Adriano
VI nel i523, confermando i decreti
di Alessandro VI e Leone X, ne
dichiarò perpetuo gran maestro il
re di Spagna.
ALCIATO Francesco, Cardina-
le. Francesco Alciato di I\lilano. uno
dei principali professori del diiillo
ALC
in quella città, lo inseguù a Pa-
via , ed ebbe a discepolo s. Carlo
JìoiTonieo. Per cura di tal santo,
fu chiamato a Roma, dove Pio IV,
dopo averlo spedito internunzio in
Boemia, gli conferì un vescovado
e 1' occupò nelf impiego di data-
rio, procamerlengo, ed appresso nel
i56), ai 12 marzo, lo creò Cardi-
nale diacono di s. Maria in Porti-
co, quindi prete di s. Susanna. Fu
poscia dichiarato protettore dei cer-
tosini, de' minori, dei regni di Spa-
gna ed Ibernia presso la S. Sede;
fu ascritto alle congregazioni del
s. uffizio, del concilio e de' vescovi.
Pio V gli affidò la carica di vice-
penitenziere, e di poi avendo stabi-
lito un nuovo collegio di peniten-
zieri , creò r Alciato sommo peni-
tenziere. Mureto afferma, in una
delle sue orazioni suU' eccellenza
delle scienze, clie il Cardinale Alciato
era » l'ornamento del secolo, il so-
>» stegno delle lettere , ed il vero
» modello della virtù e della eru-
M dizione ". La sua morte accadde
in Roma l'anno i58o, sessagesi-
mottavo dell' età sua . Fu sepolto
nella chiesa de' certosini, di cui era
stato protettore.
ALCMONDO (s.), vescovo cU
Hexam in Inghilterra , fu monaco
di esimia pietà, dalla solitudine
tratto ad occupai-e quella sede.
Nient' altro di lui ci racconta la
storia, tranne che aggiunse un mo-
nistero alla chiesa ivi fabbricata
dal santo suo antecessore Wilfrido.
Mori verso il 780, a quel che pare,
nel giorno 7 settembre, giorno della
sua festa.
ALCMOxNDO (s.), martire in In-
ghilterra figlio di Elredo, e fratello
di Osredo , amendue re di Nor-
tumbria , sejipe fai"si povero in
mezzo alle ricchezze, spogliando-
ALC 211
si de' suoi beni per soccorrere gì in-
digenti. Ribellatisi i nortumbii col-
legati coi danesi , fuggi Alcmondo
col padre appresso i pitti, e visse
fra loro vent' anni ; fino a tanto
che, pentitisi i ribelli de' misfatti lo-
l'o, oppressi dalla tiran^iia degli usur-
patori, prendendo le armi a riven-
dicarsi la libertà, pregarono Alcmon-
do a capitanarh. 11 santo non si
rifiutò, mosso dal sentimento della
religione, e dal desiderio di soccor-
rere gl'infelici. Se non che rimase
sul campo vittima del tradimento
de' suoi avversa rii, intorno l'anno
819. Altri dicono che fosse ucciso
da Eardolfo, il quale aveasi u.iur-
pato la sovranità. Festeggiasi la sua
preziosa memoria a' dì 19 marzo.
ALCORANO o CORANO. Li-
bro in cui si contengono le leggi
del maomettismo. Maometto mede-
simo fu l'autor di quest'opera, che
si liduce ad un complesso di en"0-
ri, di favole, di puerilità ed osce-
nità , la maggior parte cavate dal
Talmud dei giudei , dagli erro-
ri degli eretici, e dalle storie ro-
manzesche più riputate nell' Orien-
te. Si vuol confessare in esso la Li-
ni tà di Dio; ma si nega, coi sa-
bcillici , la Trinità delle persone .
G. C. è riconosciuto come un pro-
feta , ma non come figliuolo di
Dio, e Salvatore del mondo. Coi
nicolaiti si ammette la pluralità del-
le mogli , e cogli ebrei la necessità
della circoncisione ec. Questo libro
è ricevuto dai mussulmani come
divino ed infallibile , dettato da
Dio col ministero dell' angelo Ga-
briele; e ascrivono a delitto il solo
dubitar intorno qualche dogma. Se-
condo il sig. Ginguenè ( Sior. della
Lctter. hai. ), Maometto avea minac-
ciato del fuoco eterno chiunque aves-
se ardito alterr.re sillaba del suo
^t-s ALC
Alcorano. Maometto istesso ben com-
prendeva che la sola ignoranza po-
lca render accetto il suo libro : quindi
per riuscirne, proibì ai suoi seguaci
ogni studio di lettere e della filo-
sofìa. Se abbiano essi osservato il
divieto , lo comprova pur troppo
fin dai primi tempi l'incendio della
rinomata biblioteca di Alessandria :
se l'osservino presentemente, l'espe-
rienza lo dice.
ALCUINO, o ALBINO Fiacco.
Questo erudito scrittore nacque ver-
so l'anno 'jS'ì in Inghilterra nella
provincia di York, da genitori co-
spicui per nobiltà e ricchezze. Dap-
prima egli chiamavasi AlcAvin, no-
me sassone , ed in seguito anche
Albino. Ebbe la prima educazio-
ne in un monistero di York, che
sorgeva vicino alla chiesa metropo-
litana. I celebri professori Egberto
ed Elberto, che furono poscia insi-
gniti della dignità episcopale , lo
ammaestrarono nelle lingue latina e
greca_, e negli elementi eziandio del-
l' arabica. Dopoché fece la solenne
professione monastica, gli fu aflìda-
to r incarico di sopraintendere alla
scuola del suo monistero, e poscia ne
fu fatto bibliotecario. Verso l' anno
780 il vescovo Eanbal mandollo a
Roma per domandare il pallio al
Sommo Pontefice Adriano I. Ritor-
nato da questa città, pertossi a Par-
ma, ove allora trovavasi Carlo Ma-
gno. Questo principe, il quale avea
formato il progetto di adoperarsi,
perchè le belle lettere fiorissero nei
suoi stati, invitò Alenino in Fran-
cia. Questi non appena gliene fu
fatta facoltà dal suo arcivescovo e
dal re, accondiscese alle brame di
Carlo , il quale lo volle avere a
maestro. Insegnava le scienze an-
che agli alti'i individui della fami-
glia reale, ed ai gr;;ndi della corte,
ALC
ed aHìnchè tali suoi discepoli vie[)-
piìi si accendessero del desiderio di
profittare, indusse Carlomagno ad
istituire una specie di accademia.
Verso l'anno 790, fu da esso prin-
cipe spedito in Inghilterra a trat-
tar la pace col re Offa , col qua-
le avea sostenuto qualche conte-
sa. Dopo cinque anni fu presente
al concilio tenutosi in Fiancfort.
Nel 796 ricevette in dono da Carlo
l'abbazia di s. Martino di Tours,
ove stabifi una scuola, che divenne
più celebre di tutte le altre. Oltre
l'anzidetta ebbe eziandio le abbazie
di Ferrières, di s. Lupo di Troyes
e di Saint-Josse. Ma non andò gua-
ri tempo, che Alenino, conoscendo
di non poter disimpegnare a' doveri
che gì' imponeva il suo ministero, a
cagione della sua salute mal ferma,
implorò dal re di essere esonerato
dal governo de' monisteri. Ottenu-
tone r assenso, benché a stento, ei
si diede alla pratica di tutte le vir-
tù in qualità di semplice monaco,
fino al giorno della sua morte^ che
avvenne a' dì 1 9 maggio dell' an-
no 8o4- Taluni accusarono Al-
enino di aversi posseduto varie ab-
bazie simultaneamente ; ma venne
discolpato da altri i quali asserisco-
no avere egli operato così, al solo
fine di ristabilirvi la disciplina re-
golare. Le sue opere sono le seguenti :
Interroga tioiies et responsiones, seu
liber quxstionuni in Genesinj Dieta
super illud Geneseos: faciamus ho-
minem ad imaginem nostrani ; En-
chiridion seu expositio pia et hre-
vis in septem psalmos poenitentiales,
in psalnmm eentesimuni deciniuni
oetaK'um, et in psalmos gradutdes,
ad Arnoneni archicpiscopuin salis-
ìmrgensemj De psalnwnun usuj Of-
Jìcia per ferias j Epistola de ilio
Cantici Cantieoruni loco: scxaginta
ALD
siint icgin.T ; Cominrnlaria in Ecclc'
siastenj Cornmentariani in .y. loan-
nis evangeliuniy libri scptcnij Epi-
granimata de recognilione et tmen-
datione totiiis divince Scripturce j De
fide sanctce Trinilatis, libri tresj ad
Caroliim Magnimi, ciini invocalio-
ne ad Sanctani Trinitalein et syni-
bolo fidei j De Trinitatc, ad Fri-
degisum qucestiones 28, seu confessio,
sive doctrina de Deoj De differen-
tia ceterni et sempiterni, irnniorta-
lis et perpetui, cevi et temporis, epi-
stolce j De anitnee ratione, ad Ku-
lalinui virginenij Cantra Feliceni or'
gelitanum episcopuni libri septenij E-
pistola ad Elipandunij Epistola E-
lipandi ad Alcuiniinij Contra Eii-
pandi epistolani libri qualuor ; De
ratione septuagesimce , sexagesinice,
et quinquagesinice, epistola j De cort-
fessione peccatoruni ad piieros s.
Martini, epistola j Sacranienloriun
liberj De virtutibns et vitiis ad lVi~
doneni coniiteni, liberj De septeni ar-
tibus, liber imperfectusj De rlietorica
et de virtiitibus, dialogusj Dialeclì-
ca j Scriptum de vita s. Martini
turonensis j De transitu s. IMarti-
ni, senno j Vita s. Vedasti episcopi
atrebatensis j Vita beatissimi Ricbar^
di presbiteri j De vita sancti TVil-
librodi seu TVillebrordi Irajectensis
episcopi j EpistoLe i 1 5 ; Poe/na-
ta et versus de pluribus sanctisj
De processione Spiritus Sancti j
Tre lettere pubblicate da Luca
Achery, nel sesto tomo dello Spi-
cilegio j Due poemi, uno dei qua-
li contiene il catalogo , e 1' altro
un Sommario dei libri dell' antico
e nuovo Testamento, con un inno
e tre epigrammi in onore di s. Ve-
dasto; Hoinilia in die nalalis s.
Vedasti j Libri quatuor Caioliid
de imaginibus j Poema Jwroicuni de
jìonlificibus anglis ci sanctis cccle-
ALD 2,i
sice eboracensis j Commentarius bre~
vis in Cantica Canticoruni j Brc-
viariuììi fidei adversus arianos ;
De Coniite, libix) coi-retto e ridotto
a miglior ordine ; Confessio jidei ,
suir autore della quale i dotti non
si accordano. Alenino compose al-
tre opere che andarono smarrite, o
non furono consegnate alle stampe.
Vi sono inoltre altri scritti, che
falsamente si attribuiscono a questo
illustre scrittore.
ALDEGONDA (s.), vergine o
badessa nata nell'I lainaut intorn(i
il cominciamento del settimo secolo,
da Walberto del sangue reale di
Francia, consacrò a Dio inviolabil-
mente la sua virginità. Finché vis-
seix) i suoi genitori, ella dimorò nel-
la casa paterna ch'era nel castello di
Courtsore, o Coursohe ; morti però
questi, mosse ad Haumont per tro-
vare s. Amando antico vescovo di
Maslricht e s. Oberto vescovo di
Cambray, da' quali ebbe il velo
nel 66 1. Ritiratasi nella foresta di
Malbode, e fondato sulla Sambivi
il monistero detto oggidì di Mau-
beugc, ne fu la prima badessa. Spiri-
to di orazione e dono di molte livela-
zioni la dimostrarono singolarmente
])nvilegiata da Dio. Ai 3o gennaro
del 680 volò, giusta Bollando, alla
patria celeste . Nell'antico bievia-
rio di Autun, nel martirologio ro-
mano e in quelli di Puibano , di
Usuardo e di Notker si trova il
nome di santa Aldegonda nel dì
3o gennaro. E a questo giorno ap-
punto se ne riporta la festa.
ALDERICO od ODERICO (s.),
vescovo di Sens, sortì i natali nel-
l'anno 780, nel paese di Gàtinais.
I suoi genitori voleano educarlo tra
gli agi e le delizie , ma egli amò
fin d' allora la mortificazione della,
croce. Cresciuto cogli anni, abbiac-
2i4 ALD
ciò lo stato monastico nell" abbazia
di Fei-rières , ove divenne oggetto
di ammirazione anche ai più pro-
vetti nel cammino della virtù. Ge-
remia vescovo di Sens , conosciate
le virtù di Alderico, lo innalzò alla
dignità di sacerdote, e Luigi il Buo-
no chiamoUo alla sua corte, onde
affidargli l'incarico di precettore di
sua famiglia. Quindi venne creato
abbate di Ferrières, e dopo qualche
tempo fu consecrato vescovo di Sens
neir anno «S'iS. EgU disimpegno con
ammirabile saggezza a tutti i suoi
doveri, e si rese commendabile per
la sua umiltà, pel suo zelo, per lo
distacco dai beni temporali , e per
la sua mortificazione. Si adoperò
eziandio per la riforma dell' abba-
zia di s. Dionigi, e morì nel giorno
10 ottobre dell' 840 , ovvero il 6
luglio dell' anno appresso. Ebbe la
tomba nella chiesa di Ferrières. Gli
Ugonotti dispersero le reliquie di
questo santo, tranne quattro o cinque
ossa , che ora si conservano in un
reliquiario di argento. La chiesa di
Sens ne celebra la festa principale
nel giorno io ottobre.
ALDO , Cardinale. Aldo, creato
Cardinale dei ss. Sergio e Bacco da
Pasquale li, che divenne Papa nel
1 099, nacque in Ferentino, città della
Campagna. Sottoscrisse ai concili! di
Guastalla e Laterano , e confermò
con giuramento quello, che Pasquale
11 avea stabilito coli' imperatore cir-
ca le investiture e i bcnefizii. So-
scrisse, con altri ventisette Cardina-
li, ad una bolla di Calisto II in fi-
vore dei vescovi della Corsica. Mo-
rì dopo il 112 1.
ALDOBRVNDINI (Famiglia). Que-
sta nobilissima ed antica famiglia è
oi'iginaria dell' illustre Firenze. An-
ticamente chiamavasi Del Nero e
Carnea', ma sul ]irincipio del secolo
ALD
decimoquarto, essendosi stabilita in
Firenze un' altra famiglia parimente
appellata, abbandonò tale denomina-
zione. Per distinguersi poi dagli Al-
dobrandini Belliiicioiiì, del Rosso e
di Lippa , si appellò Aldobrandini
di Piazza Madonna, perchè in Fi-
renze aveva la sua dimora nella
piazza appunto di tal nome. In tal
modo la discorre Pietro Monaldi nel
suo Trattato sulle famiglie toscane.
Cosv illustre famiglia , donde la
Chiesa ricevette un Pontefice e chia-
rissimi Cardinali , se vogliamo cre-
dere a qualche autore, discende dal
primo romano che abbia ricevuto il
battesimo: però mancano i fonda-
menti per sostenere sì fatta opinione.
Il Ciferri, Synthema vetastatis, ed il
Gamurriui, Delle famiglie toscane,
T. V, la vogliono proveniente da
Ildebrando re XX de' Longobardi,
che circa il 'j^o successe nel trono
longobardico a Luitprando suo zio
paterno.
Il primo della famiglia Aldobran-
dini di Piazza Madonna, di cui si ab-
bia memoria, secondo il citato Ga-
murrini, è Palmieri, che si stabilì in
Firenze circa 1' anno 960. La fami-
glia di lui si mantenne in un solo
ramo fino al 1080, in cui Fioren-
zo, pronipote di Palmieri , ebbe due
figli, Rolandino e Martino ; ma la
discendenza di Rolandino fu assai
breve , estinguendosi nella persona
di Ncruccio suo nipote , che morì
circa Tanno i23o; quindi la fa-
miglia rimase vui solo i-amo nella di-
scendenza di Martino, e tale conti-
nuò sino a Rainerio detto Brunetto,
dal quale, dopo il 1290, nacquero
tre ilgli, cioè, Caruccio, Neri e Gio-
vanni. Giovanni morì senza prole ;
perciò la famiglia si divise in due
soli rami, da cui no sorsero poi de-
di altri.
ALD
D;illa discendenza di Caniccio li-
so, nell'anno i55o circa, Giovan
Francesco, uomo celebre per le sue
imprese militari e pel suo eroico va-
lore. Giovan Francesco, impalmata
Olimpia Aldobrandini della prosa-
pia di Neri, eblje, tra gli altri fi-
gli, i Cardinali Silvestro ed Ippo-
lito , nonché Pietro, da cui, come
diremo , nacque Olimpia sposatasi
poi a Eorghcsi, quindi a Pamfìli.
Dalla fìgliuolanza di Aldobrandini
Neri uscì, sulla fine del dccimoquar-
to secolo, Giorgio Aldobrandini, che
generò Brunetto ed Aldobrandino
li, nato nel 1420. Questi ebbe tre
figli per nome Brunetto, Giorgio e
Giovan Silvestro. Giorgio morì sen-
za prole. Giovan Silvestro ebbe per
figlio Pietro, che generò Silvestro,
da cui sorsero sette figli. Tra questi
si novera il Pontefice Clemente Vili,
il Cardinale Giovanni e Pietro pa-
dre del Cardinale di egual nome.
Dalla discendenza di Brunetto, po-
co prima o dopo del 1600, pro-
venne un altro Silvestro , dal cui
matrimonio nacquero il Cardinal
Baccio e Giovanni Francesco padre
del Cardinale Alessandro.
Non trattenendoci gran fatto sul-
le distinte geste che fecero chia-
ri tutti quo' principali personaggi di
così cospicua famiglia, locchè devie-
rebbe dal nostro scopo, ci occupe-
remo soltanto di quelli che adorna-
rono pel loro grado la Chiesa, de'
quali, per far conoscere la origine,
abbiam premessa la xifcrita genea-
logia.
Aldobeandini Giovanni , Cardi-
nale. Nacque in Firenze da Silve-
stro Aldobrandini, del ramo Neri,
siccome di sopra dicemmo, e da
Lisa Deti, dama fiorenlina. Ban-
dito da Firenze il padre di lui
dal duca Alessandro de Medici, nel
ALD 2,5
1527, allorché eseicitava il cospi-
cuo impiego di segretario di stato,
Giovanni, dopo esser stato ammesso
da Giulio III, nel i554, tra gli av-
vocati concistoriali , e nell' anno
medesimo fatto governatore d' Imo-
la, essendo Pontefice Paolo IV, passò
nel i556, tra gli uditori di Rota.
Da queir uffizio s. Pio V lo promosse
al vescovato d' Imola, nel 1 5C)C). Di-
cesi, che governò con tanto zelo e dol-
cezza, che gì' Imolcsi riputavano a-
ver il Papa mandalo loro un angelo
per vescovo. Il perchè s. Pio V, ai 17
maggio 1570, lo creò Cardinale
prete di s. Susanna , assegnandogli
mille duecento scudi annui, olire il
donativo di cinquecento scudi d' o-
ro, ed altri presenti. Sostenne va-
rie cariche appo la romana corte,
e fu deputato a stabilire a nome
Pontificio col re di Spagna e col
senato veneto la lega contro i tur-
chi. Morì in Roma nel iSyS, e fu
sepolto nella chiesa di s. Maria so-
pra Minerva, ove, al lato sinistro
della sontuosa cappella Aldobran-
dini , si vede il suo ritratto scolpito
in marmo.
Aldoerandiivi Ippolito, Cardina-
le. Era figlio del menzionato Sil-
vestro e di Lisa Deti. Fu creato Papa
nel 1592. V. Clemente Vili.
Aldobrandini Pietro , Cardina-
le. Nobile romano, ed oriondo fio-
rentino, fu figlio di Pietro Aldobran-
dini, ch'era pur figlio di Silvestro
del lignaggio Neri, di cui sopra par-
lammo, e di Lisa Deti. Suo zio Cle-
mente Vili lo fece avvocato concisto-
riale, e prefetto del Castel s. Angelo;
quindi il dì 17 settembre iSgB, nel-
r età di anni 22, diacono Cardinale
di s. Nicolò in carcei'c. Di là passò
al titolo di s. Maria in Transtcvere,
e a vescovo di Sabina, nel 1G20.
Sostenne onorevoli legazioni, ricu-
2iG ALI)
però Ferrara alla S. Sede, fu pre-
Irtto della segnatura de' Brevi, e
liei i599 camerlengo di S. Chiesa
coir universale animi nistrazione del
governo Pontificio. Nel i6o3 fab-
J)ricò iu Frascati la sontuosa villa
Aldobrandini, che per la sua in-
cantevole situazione si chiama pu-
le Belvedere, e della quale si par-
la allarticolo Ville. INIorì nel 162 i
iieir ultima notte del conclave in
cui era chiuso, contando letà di an-
ni 5o e 28 di Cardinalato. Lasciò
innumerabili monumenti di sua mu-
nificenza, avendo tra le altre opei-e
pietose istituite a proprie spese le
.'jpezierie ed i medici per tutti i
«{uattordici rioni di Pvoma in be-
nefizio dei poveri.
Aldobrandini Silvestro , Cnrdi-
uale. Nobile fiorentino, figlio di Gio-
vali Francesco Aldobrandini, fi^i del-
ia prosapia di Caraccio, e di Olimpia
sorella del Cardinal Pietro Aldobran-
dini, del ramo Neri. Fra quindi
Silvestro pronipote di Clemente
A'in. Egli ai 17 settembre i6o3
in età di sedici anni fu da quel
Pontefice creato diacono Cardina-
Je di san Cesareo. Senonchè mori
in Roma nel 1612 d'anni venficin-
que, da tutti encomiato per la sua
conoscenza delle lingue. Passò la
maggior parte del Cardinalato ac-
compagnando il detto Cardinal Pie-
tro nel suo arcivescovato di Ra-
venna, nel tempo della contraria
fortuna da quell' arcivescovo speri-
mentata mentre Paolo V governa-
va la Chiesa.
Aldobrandini Ippolito, figlio di
(rian Francesco e fratello del loda-
to Cardinal Silvestro, in riguardo
del prozio Clemente Vili e del de-
funto Cardinal Pietro, da Greg-aio
XV ebbe l' esaltazione a diacono
Cardinal di s. Maria, e nel iG38
ALD
la carica di camerlengo di S. R. C.
Morì in Roma nel i638 d'anni
quarantasette. Ebbe la fama di uo-
mo dotto, prudente, illibato, hbe-
rale, destro nei grandi affari e di
somma autorità sul sacro Collegio.
Con lui si estinse la discendenza
maschile Aldobrandini del ramo di
Caniccio.
Olimpia figlia di Pietro fratello
degli indicati Cardinali fu eziandio
r ultimo rampollo della discendenza
femminile di quel casato. Dessa fu
Sjiosata in primo luogo a Paolo Bor-
ghesi principe di Sulmona, e poi a
Camillo Pamflli nipote d'Innocenzo X,
che rinunziò alla porpora per dar .suc-
cessori air illustre sua prosapia. Col-
la morte di lei, accaduta nel 1681,
furono trasferite parte delle amplis-
sime ricchezze degli Aldobrandini,
cioè la primogenitura di Rossano,
alla casa Borghesi, e parte, cioè la
secondogenitura, alla casa Pamfili.
Estinta ancor questa ultima nel
1760, entrarono le facoltà ed il ti-
tolo di Pamfili nella primogenitura
della famigha Doria di Genova, alla
quale spettava il celeberrimo am-
miraglio Andrea Doria, la cui fa-
miglia venuta a Roma aggiunse al
proprio il cognome dei Pamfili. Al-
la secondogenitura della casa Aldo-
brandini , già unita alla Pamfili ,
passò nel 1769 il secondogenito di
casa Borghesi Paolo Maria Pio, il
quale, lasciato il proprio cognome,
cominciò a prender lo stemma e
ad intitolarsi principe Aldobrandi-
ni, divenendo il principato secondo-
genitura della famiglia Borghesi .
Di fatti Francesco nato a' 9 giugno
1776 dal principe Marc' Antonio
Borghesi, e dalla duchessa vSal via-
li, come secondogenito, divenne prin-
cipe Aldobrandnii , e dipoi a' 9
maggio i83>, per morte deHunico
ALD
fratello, principe don Camillo Bor-
ghesi, riunì questo cognome ed i
feudi annessi in uno a quello di
Salviati. Ma passando egli, nell'anno
1839, da questa vita, degno di ogni
encomio per magnanime doti, som-
mamente benefico e compianto gene-
ralmente, stallili con testamentaria
disposizione, che il suo secondoge-
nito don Camillo , nato a' sedici
novembre 1 8 1 6, colonnello onora-
rio del corpo de' Vigili, e dal re-
gnante Pontefice Gregorio XVI de-
corato della croce di commendatore
dell'Ordine di s. Gregorio Magno da
lui istituito, col cognome Aldobran-
dini, ne godesse egli ed i suoi di-
scendenti il principato, in una a tut-
te le annesse preminenze ed ono-
rificenze. Pel Palazzo e Villa Aldo-
brandini, f^. Ville.
Aldobr ANDINI Baccio, Cardinale,
figlio di Silvestro proveniente da Bru-
netto del ramo di iVe/7,di cui si fece
menzione poc'anzi, venne arricchito
dal Cardinal Ippolito Aldobrandini
suo zio di ecclesiastiche pensioni, e di
pingue annuo legato. Da Innocenzo X
fu egli fatto cameriere segreto , e
poi foriere maggiore con un cano-
nicato in s. Pietro. In grazia del ma-
trimonio del già Cardinale Camillo
Pamfili nipote del Pontefice, con
d. Olimpia Aldobrandini, ai 19 feb-
braio i652, Innocenzo X lo creò Car-
dinale prete del titolo di s. Agnese in
piazra Navona, donde passò a quello
dei ss. Nereo ed Achilleo. Finì la
vita in Roma nel i665, d'anni 52,
in grande stima per la soavità delle
maniere, per la ingenuità de' costu-
mi, e per 1' applicazione agli studii.
Aldobrandini Alessandro, Car-
dinale, figlio di Giovan Francesco,
nipote del lodato Cardinale Baccio,
nacque il primo maggio 1667. Ve-
stì l'abito di prelato nel 1699;
VOL. I.
ALD 217
fu allora spedito vice-legato a Ferra-
ra, e nel 1702 divenne commissario
delle truppe Pontifìcie in tempo che
il ducato di Parma e Piacenza era
occupato dalle armi francesi ed au-
striache. Fu eletto poscia chierico di
Camera, successivamente nunzio di
Napoli, di Venezia, di Spagna. Con-
tinuando nelle legazioni per tutto
il Pontificato d' Innocenzo XIII e
di Benedetto XIII, per ultimo Cle-
mente XII, ai 2 ottobre 1730,
creollo prete Cardinale dei ss. Quat-
tro Coronati e legato di Ferrara,
dove morì, in età d'anni 67, ai i4
agosto 1734. Ebbe fama di molta
dottrina, probità di costumi e be-
neficenza verso i letterati.
ALDOBRANDINI Passeri Cinzio.
V. Passeri Aldobrandini Cinzio,
Cardinale.
ALDOVRANDI Pompeo, Cardi-
nale. Pompeo Aldovrandi, bologne-
se, nacque nel 1668. Assunse, nel
1 696, le insegne prelatizie, poscia fu
fatto uditore della segnatura di gin-
stizia, quindi luogotenente civile del-
l'uditore della Camera, e, nel 1706,
uditore di Rota. Nel 17 12 fu dele-
gato nunzio presso Filippo V re di
Spagna. Quattro anni dopo venne
spedito segretamente al Sommo Pon-
tefice per sollecitare la promozione
dell' Alberoni al Cardinalato. Insorte
alcune differenze tra il Papa ed il
re, fu proibito a qualunque della
corte di trattare col nunzio, che si
era ristabilito in Madrid. Per tal
motivo r Aldovrandi si partì dalla
Spagna, e per ordine del Pontefice
si fermò in Bologna, dove rimase
fino alla morte di Clemente XI.
Eletto Innocenzo XIII j ricuperò l'an-
tico suo posto di uditore di Rota, col-
la reggenza della penitenzieria. Bene-
detto XIII lo nominò consultore
del s. Uffizio e Patriarca di Geru-
7.8
2i8 ALD
salemme. Clemente XII lo fece go-
vernatore di Iloma e poi, neli' anno
1 734, a'24 marzo, Cardinale prete di
s. Eusebio, e lo ascrisse alle princi-
pali congregazioni. Nel 1784 venne
destinato vescovo di INIontefiascone e
Corneto. Neil' elezione di Benedetto
XIV, Lamberlini, poco mancò che fos-
se sublimato al triregno, giacché per
quaranta giorni consecutivi, trentu-
no sacri elettori costantemente gli
diedero il loro voto ; onde il Lam-
bertini nel d'i della sua esaltazione,
die' a lui il suo suffi-agio , lo no-
minò subito Pro -Datario, poi gli
affidò alcuni altri onorevoli impie-
ghi, e lo mandò legato a Raven-
na. Mori nella sua diocesi di Mon-
tefiascone l'anno 1752, e fu sepolto
nella chiesa di s. Petronio di Bo-
logna.
ALDRICO (s.), vescovo di Mans,
nato da padre e madre per casato
egualmente chiarissimi, 1' anno di
Cristo 800, non ancora trilustre mes-
so dal padre alla corte di Lodovico il
Bonario, ademjiieva bensì ogni offi-
zio diligentemente, ma poneva insie-
me le sue pili care delizie nel vi-
vere lontano dal mondo. E da que-
sto in ciFetto ei risolvette di separar-
.si, trascegliendo a suo ritiramento
la casa del vescovo di Metz, che
unito al suo clero, menava esem-
plarissima vita. Quindi fatto degno
dei sacri ordini, divenne in breve
sacerdote : e tanto chiara fama gli
procacciarono le sue virtù, che Lo-
dovico ricliiamollo a sé, eleggendo-
lo a suo primo cappellano e con-
fessore. Restituillo però l'impera-
tore dopo qualche tempo alla chie-
sa di Mans, della quale fu crea-
to vescovo, e conseciato il 22 di-
cembre dell'anno 832. Ad onta
che facesse A Idrico nel nuovo po-
ilo risjilcndcre ogni njanicra di c-
ALE
piscopale virtù, non andò scevero
da censure e dalle più ati'oci ca-
lunnie. Per queste fu messo in
bando ; ma non guari dopo, cono-
sciuta la falsità delle accuse, venne
richiamato. Si sa di lui che assi-
stette a due concilii : a quel di Pa-
rigi nell' 846, e all' altro di Tours
neir 849. Quasi ventiquattr anni di
vescovato contava santo Aidrico ,
allorché morì paralitico, ai 7 gen-
naio dell' 856. La diocesi di Mans
da imniemorabil tempo ne celebra
la festa, che riportasi a' 7 di gen-
naio.
ALEANDRO Girolamo, Cardi-
nale.. Girolamo Aleandro, nato nel
1480 alla IMotta, piccolo borgo sui
confini della inarca trivigiana, in-
segnava le lettere sin dalla sua pu-
bertà. I monarchi ne conobbero i
talenti, e li ricompensarono. Lui-
gi XII lo chiamò in Francia , e
lo stabilì direttore dell università di
Parigi. Leone X lo fece prefetto
della Vaticana, indi lo mandò in
qualità di nunzio in Germania, do-
ve si segnalò colla sua eloquenza
contro Lutero, nella dieta di Worms.
Clemente VII lo promosse al ve-
scovato di Oria, poi lo trasferì a
Brindisi, ed inviollo nunzio in Fran-
cia. In occasione della battaglia di
Pavia, fuggendo in un castello vici-
no, fu fatto prigione, ma poi venne
liberato col mezzo del viceré di
Napoli. Reduce alla sua chiesa?; la
governò per alcuni anni. Sostenne,
con pari onor della prima, due al-
tre nunziature in Ungheria e Boe-
mia ; finalmente, qiial corona dei
suoi meriti, nel i536, a'22 dicem-
bre, ricevè la sacra porpora da l*ao-
lo HI. INIorì nell'età di 62 anni,
e fu sepolto nella chiesa di s. Ni-
colò della Molta. Abbiamo di hit
1." Lexicon greeo - lalinuni j Pari-
ALE
sii s, 02 1 ; 2." Grammatica gnvca)
Ai'gentorati, iSiy.
ALENCASTRO Verissimo, Car-
dinale. Verissimo Alencastro, fioii-
to nel secolo XVII, arcivescovo di
Braga, nel 168G a' 2 di settembre ,
fu eletto Cardinale prete della S.
R. C. da Innocenzo XI. La som-
ma vigilanza nel custodire il suo
gregge, e lo zelo per riformarne
i costumi fecero sì che la sua morte
fosse intesa con universale ramma-
rico. Nel 1692 ebbe il sepolcro in
Lisbona. L' Alencastro , non essen-
dosi mai recato a Roma, non ebbe
né le insegne, né il titolo di Cardi-
nale.
ALEXgOX (d') Filippo, Car-
dinale. Filippo d' Alencon , della
reale stirpe di Valesia di Francia ,
spiegò fin da giovanetto indole vir-
tuosa. Nel i356 fu creato vescovo
di Beauvais : da questa chiesa passò
a quella di Auch , e nel iSSg al-
l' arcivescovado di Rouen. Insorte
alcune dilFerenze in materia di giu-
risdizione ecclesiastica col governa-
tore di Rouen, fu ritirato da quella
sede. Gregorio XI gli conferì il
patriarcato di Gerusalemme, e lo
nominò commendatario perpetuo
della chiesa di Auch. Urbano VI,
ai 18 settembre del 1378, lo creò
Cardinale, col titolo presbiterale di
s. ^I. in Transtevere, arciprete della
basilica vaticana, e lo mandò legato
nelle Fiandre. Fu dichiarato inoltre
Vicario del Patrimonio e di altre Pro-
vincie circonvicine. Avuto in com-
menda il patriarcato di Aquileia,
incontrò gravissime opposizioni per
parte della nobiltà di Udine. Pun-
to non giovando né le censure ,
né gì' interdetti, colle armi del
re di Francia , suo parente , e di
Francesco Carrara signor di Pado-
va, mosse a quei del Friuli una
ALE 219
guerra, che durò per sei anni, co-
me può leggersi nel .Muratori, An-
nali d'Italia (tom. Vili, p. 2). Per-
ciò incontrata la disapprovazione del
Pontefice Urbano, fu privato delle
sue dignità . Allora seguì Alencon
il partilo dell' antipapa Clemente
VII; ma, riconosciuto il suo fallo,
ritornò subito all' unità della Chie-
sa , e Bonifacio IX, secondo la opi-
nione dei più, lo ristabilì nei pri-
mi onori , e lo promosse al vesco-
vado di Ostia. Alcuni riferiscqno
esser falso quanto gli autori raccon-
tano sopra tale argomento . Ter-
minò i suoi giorni nel 1 897 in
odore di santità.
ALERIA. Antica città vescovile
della Corsica , e colonia dei Ro-
mani, di cui al presente non esi-
stono che le rovine. Era collocata
sopra un'alta montagna. Fino dai
tempi di s. Pasquale I vi fu prc«
dicalo il vangelo, e vi si crearo-
no vescovi dipendenti dagli arci»
vescovi di Pisa, e di Genova : Gre-
gorio VII, ed Urljano II li sotto-
misero ai primi. Ci mancano no-
tizie sidlo stato di questa chiesa , e
pochissimo si conosce l'ordine dei
suoi vescovi; la cattedrale è inte-
ramente distrutta.
ALES ( Uxellen.). Piccola città
nella vSardegna con residenza ve-
scovile. Questa antica città, fino dal
secolo V sotto la metropoli d'Ar-
bora, ora è sufTraganea della me-
tropoli di Oristano, divisione del
capo Cagliari, situata alla sorgen-
te dell' Ums. Al nord di Ales
trovansi dei bagni caldi ed alcune
vestigie di terme romane, dalle
quali puossi argomentare che quivi
appunto fossero le antiche Aquae
Lusitanae. Poco distante evvi un
luogo chiamato Fordauginnos, che
si vuole essere l'antico Forum o(J
3 20 ALE
Ora Trojanì, le cai mm'a, a del-
la di Procopio, furono innalzate
«lalKimperatorc Giustiniano. Il vesco-
vato di Ales è quello di Usel, da cui fu
trasferito. Ales presentemente è qua-
si deserta. Più non esiste che la cat-
tedrale colle case de' canonici e dei
loro domestici. L'aria vi è talmen-
te malsana, che il vescovo è ob-
bligato a passare una gran parte
dell'anno a Cagliari, capitale di
Sardegna. La cattedrale di Ales era
anticamente dedicata ai ss. Giusto,
Giustino ed Enedina; ma essendo
stata ristaurata sul declinar del se-
colo XVII, venne consacrata a san
Pietro : il capitolo è composto di
un decano , con venti canonici , e
diciotto beneficiati.
ALESIO o ALISE {Alexicn.).
Città dell'Albania, con residenza ve-
scovile, che una volta fece parte
«Iella Macedonia, e dell' Illirio. La
sede vescovile è suffraganea del-
l' arcivescovato di Durazzo. Contie-
ne la tomba del prode Giorgio
Castriota, conosciuto sotto il nome
di Scandcrbeg, principe di Albania
od Epiro, che terminò la sua glo-
riosa cannerà nell'anno 14675 «^i
17 gennaio {V. Alba^via), che fu il
terrore dei turchi, e che meritossi
i gloriosi titoli di nuovo Alessan-
dro e Gedeone cristiano.
ALESSANDRIA di Egitto {A-
lexnndrin.). Città patriarcale antica
e famosa del basso Egitto, chiamala
anche Alexandria j^gyptia. Volgar-
mente si stima edificata da Alessan-
dro il grande, 33 i anni avanti la na-
scita di Gesù Cristo, per formar ivi
il centro del commercio del mondo.
Il dotto Langlés per altro dimostrò
aver esistito sotto il nome di Racoudah
molto prima dell' arrivo dei Greci,
i quali non più fi!(cro che mutar-
ne il nome in Racotis. Diversi mo-
ALE
uumenti di antichità, .sopraUutto le
molte catacombe, sembrano deporre
in vantaggio di tale opinione. Do-
po la morte di Alessandro, Tolomeo
Solerò, uno de' suoi generali, tras-
portò il corpo di quel conquistato-
re in Alessandria, e vi fissò la sua
residenza. Da quel momento Ales-
sandria divenne la capitale dell' E-
gitto, e si rese famosa nelle scienze
e nelle lettere. Cesare s'impadro-
nì di essa 4^ ^caxn avanti G. C. ;
ma gli Alessandrini, conosciuti pel
loro carattere inquieto, si rivoltaro-
no molte volte contro i romani, che
quindi più cercarono di opprimerli.
L'intero Egitto allora divenne pro-
vincia romana, ed il prefetto, che la
governava a nome degl'imperatori, fu
chiamato Augustale. Sceglie vasi esso
in sulle prime dall' ordine dei cava-
lieri, se crediamo a Dione ( lib. LI),
il quale aggiugne, che i senatori non
potevano fermarsi in Alessandria sen-
za special permissione dell' impe-
ratore.
Intanto la religione cristiana ?in
dal suo nascere metteva sede in
Alessandria ed in tutto 1' Egitto.
Ci porgono argomento a crederlo
la prossimità della Giudea coli' E-
gitto, dove si erano stabiliti molti
giudei, e tutte quelle conversio-
ni d' individui egiziani al primo
bandirsi del vangelo in Gerusalem-
me, che sono registrate negli atti
apostolici. Però, se anche non vo-
gliasi rimontare a quell'aurora do!
vangelo, la tradizione antica riferi-
sce che l'apostolo Simeone predicò
la fede nell'Egitto prima che agli al-
tri popoli. Vedevasi anzi fuori di
Alessandria, dalla parte occidentale
del Nilo, il monte Nitria, in cui vi-
vevano i terapeuti, dei quali pai-la
Filone nel suo libro Della vita
coiUeniplaliva, e che da Eusebio «•
ALE
da s. Girolamo sono dimostrati per
cristiani ivi ritiratisi ad osservare
iJ vangelo ne' pi'ccetti e ne' consigli.
Quindi benché s. Marco siasi recato
un po' più tardi ad Alessandria^
convien dire che vi erano cristiani
prima di lui, a quella guisa che ve
n' erano a Roma prima della pre-
dicazione di s. Pietro.
S. Marco fu piuttosto il primo
non a bandii'C il vangelo, ma a
pascere il gregge di Alessandria, or-
dinato con tal titolo da s. Pietro e
da lui speditovi nell'anno quaran-
tesimo di G. C, o, come altri dico-
no, nell'anno cinquantesimosecondo.
Pare, che s. Marco abbia dopo pe-
i-egrinato dall' Egitto a Roma e
ad altri luoghi , indi siasi restituito
in Alessandria, dove fu martirizzato
per opera dei sacerdoti di Serapide,
nell'anno 62. Quivi pure seppellito,
ci restò fino all'anno 828, in cui i
veneziani, recatisi in Alessandria, tol-
sero furtivamente il corpo , e lo
portarono alla loro capitale , dove
presentemente esiste sotto la mensa
dell' aitar maggiore nella sontuosa
basilica a Lui dedicata (/^, la CrO'
naca di Aleramo Echellense). Suc-
cessore a s. Marco nella sede di
Alessandria fu Anniano o Anania ,
da cui deriva una serie di vescovi,
dei quali poco più ci rimane che
il nome. Da c[uei primi momenti
la sede patriarcale di Alessandria
fu riguardata come la seconda del
mondo cristiano, perocché sin dal
secondo secolo cominciò ad esten-
dere una certa tal quale gim'is-
dizione sulle tre provincie romane
in cui dividevasi l' Egitto , cioè 1'
Egitto proprio, la Libia e la Te-
baide: giurisdizione che videsi allar-
gata col progresso de' tempi più no-
tabilmente , e dallo spirituale si
volse ancora al governo temporale.
ALE 22 r
Il concilio ecumenico di Niccn, del
325, confermò i diritti del patriarca-
to di Alessandria sulle provincie egi-
ziane, come diremo appresso; ma
quello di Costantinopoli, del 38 1,
secondo generale, portò il primo
colpo alla preeminenza del patriarca
alessandrino, ciò che non approvò
il J^'ipa s. Damaso I, il quale avealo
fatto celebrare, né i successori di lui
fnio ad Innocenzo ITI nel I2i5.
E quel di Efeso nel 43 1 , terzo
generale, gliela tolse del tutto, trasfe-
rendola al patriarca di Costantino-
poli, che in tal guisa divenne capo
della Chiesa Orientale. I Papi si
sono opposti a siffatte innovazioni,
e Leone I colle sue lettere all' im-
peratore IMarciano, a Pulcherio Au-
gusto ed Anatolio di Costantinopo-
li , ottenne anche la sospensione di
queste e la conservazione degli antichi
privilegi della chiesa d' Alessandria.
Accadde però in appresso che i
patriai-chi di Alessandria, e quegli-
no stessi che erano ortodossi, non si
curarono dei loro diritti in mo-
do da permettere le ordinazioni ai
vescovi di Costantinopoli. Accadde
eziandio che i cofti e giacobiti {Vedi)
vivendo Jiell' eresia e nello scisma,
non ebbero più interesse a zelare i
proprii diritti. Laonde Innocenzo III,
nel suo concilio di Laterano, ed Eu-
genio IV, in quello di Firenze, accon-
sentirono che il patriarca di Co-
stantinopoli tenesse nella gerarchia
il primo posto dopo il romano Pon-
tefice, e che quello di Alessandria
non occupasse che il secondo. Né so-
lo tali motivi attenuarono l'esterno
splendore di Alessandria, che inoltre
si aggiunsero a diminuirglielo i par-
titi, onde fu sempre straziata a ca-
gione delle controversie religiose.
Tuttavolta il valore, con che i dot-
tori ortodossi di Alessandria sosten-
2 22 ALE
nero la purità del dogma * della
disciplina, diede un gran lume al
cristianesimo. Ninna chiesa fu agi-
tata, è vero, a! paro d' Alessandria;
ma ninna chiesa ebbe martiri si
intrepidi, dottori si segnalati da op-
porre alle vessazioni degl' impera-
tori ed alle astuzie degli eretici.
Non riuscì facil cosa la ditìlisione
della religione cattolica in Alessan-
dria. La nazione egizia era piìi che
ogni altra prevenuta contro il giu-
daismo da cui la dottrina cristiana
sorgeva : i dotti del museo Alessan-
drino con quella potenza, che in-
fonde la pubblica opinione da essi
goduta, e con tutti i rafllnamenti
della dialettica, combattevano e scre-
ditavano le nuove massime cri-
stiane. Perciò i cristiani dovettero
in una città di tanti filosofi e di
tanti critici, dare all'insegnamento
delle sante lettere tutta la profon-
dità possibile. Ecco nascere la fa-
mosa scuola cristiana di Alessan-
dria , ed ecco un antico stoico s.
Panteno nel secolo II prenderne la
direzione e far divenire quella scuo-
la una rivale continua del Museo
per ciò che spetta agli studi i mo-
rali e religiosi. Quando s. Panteno
lasciò la città d' Alessandria per
andare nelle Indie e nell' Arabia ,
un altro filosofo, che avca abbrac-
ciata la nuova religione, Atenagora
d'Atene , assunse lo stesso incarico,
passato ben presto in uomini an-
cor più distinti . Sotto Clemente
Alessandrino ed Origene, (piell' insti-
tuto giunse al piìi alto grado di
gloria , ccclissò persino la scuola
d'Antiochia, che contava i Teofili
ed i Luciani. Venne (Jlcmento, na-
to nel paganesimo, verso la fine del
JI secolo, e vissuto nei primi an-
ni del III. Esercitato negli studi i
in Alene, in Italia, nell'Asia, le-
ALE
cossi egli a compirli nella capitale del-
l'Egitto. Le lezioni di s. Panteno, i/'-
resistihili, come le chiama egli stesso,
pel convincimento, avevano termi-
nato di disingannarlo sulla stravagan-
za del culto de'suoi maggiori. Fattosi
perciò battezzare, surrogò poco dopo
la sua somma scienza a quella di
s. Panteno e di Atenagora nella scuola
di Alessandria, mentre Origene, di-
scepolo di Clemente, gli successe
nella qualità di catechista. V. Oki-
GENE.
Frattanto sempre nuovi eretici sor-
gevano sulle rovine degli altri. Due
successivi conci li i di Alessandria nel
258, e nel 263, li condannarono, e
la scuola di Alessandria guidata da
Eracle , Dionisio Pierio, Teognasto
e Serapione [Vedi) succeduti a Cle-
mente e ad Origene , proteggeva L
fedeli dagl' insulti delle dottrine ete-
rodosse. Sabellio di Tolemaide, disce-
polo di Noeto, sosteneva non essere
in Dio che una sola persona. Pao-
lo vescovo di Samosate, capo dei
Paulianisti, negava la divinità di
Gesù Cristo, ed Ario finalmente con
mille artifizii i piìi subdoli e coi
versi stessi diffondeva le colpevoli
dottrine. Ma s, Pietro patriarca, A-
lessandro suo successore, e sant'Ata-
nasio sovra tutti, si opponevano a
tali errori cogli scritti, che vergarono
colla più invincibile fermezza.
S. Atanasio, eccitando lo sdegno
degli ariani per essere stato eleH(ì
patriarca d' Alessandria, quali per-
secuzioni non soffri mai da essi con-
giunti co' meleziani appunto per
meglio opprimerlo? Relegato a Tre-
viri (an. 335) per decreto dell ingan-
nato Costantino, ritornò alla sua
sede sotto Costanzo ( anno 338 ).
Nondimeno gli ariani, già formida-
bili, lo deposero e scelsero certo Pisto,
Costretto quindi ancora a partire^
ALE
fugge Atanasio a Roma , trova nel
l'oiitefice (ìiulio I un amico, ed
assolto (lu lui col favore eli un
concilio a Sardica capitale della
Bulgaria, che confermò la sentenza
del Pontelìce, ritorna ad Alessan-
dria con nn trionfo piìi splendido
del primo. Non per questo cessa-
no le persecuzioni. Gli ariani, gua-
dagnato lo stesso Costanzo , il fan-
no proscrivere per la terza volta
da Alessandria , e gli sostituiscono
Gregorio ( ann. 349), clic sei anni
dopo viene da essi ucciso {V. P.
Pudcntio Mairan benedettino, libcr
IV Dh'init. D. N. J. C. manifist.
in scripliir. et tra di Lione j disser-
iazione sojira i semi-ariani stam-
pata in Parigi nel 1722). L'impe-
ratore Costanzo ristabilisce allora
Atanasio ; ma i nemici gii oppon-
gono prima Giorgio e poscia Lucio.
La discordia ferveva allorquando safi
il trono d'Oriente Giuliano, nemico ai
cristiani, e molto più agli ortodos-
si. Atanasio andava errando, scampa-
to quasi per miracolo dai pericoli che
Io attorniavano, finché Gioviano lo
ridonò alla sua sede fra l' esultan-
za del popolo . L' illustre pastore
chiuse nel SyS la mortale carriera
senza essersi mai macchiato di vil-
tà in mezzo a tante traversie ; per-
donò a tutti, e non senti che il
desiderio della pace {V. s. Atatva-
sio ). In tale stato era la chiesa di
Alessandria intanto che in mezzo ai
conflitti vedeva sorger sempre nuovi
campioni a difender la vigna del
Signore. Dioscoro, patriarca di A-
lessandria succeduto a s. Cirillo, si
era fatto seguace dell' eresia di Eu-
liche [Fedi) , pretendendo che non
vi fosse se non una natura in Ge-
sù Cristo, un intendimento, una vo-
lontà , un' operazione. Tali enori ,
che facevano conoscere col nome di
ALE 223
Monofisiti coloro che li seguivano,
furono da Dioscoro sostenuti con
vm conciliabolo chiamato Ladro-
neccio /'efesino. Dioscoro però lù de-
posto nel concilio di Caltedonia, fat-
to celebrare da Papa san Leone 1 nel
45 1, indi venne relegato aGangri in
l'aflagonia, dove mori nel 4^4- Poco
dopo la morte di Dioscoro il po-
polo d'Alessandria volle nominar-
gli un successore , quantinique Po-
terio fosse già legittimamente stabi-
lito. Domandò per vescovo ad al-
ta voce Timoteo Eluro , e due
vescovi di un' altra diocesi l' ordi-
narono e fecero su di lui l'impo-
sizione delle mani. Come fu intru-
so nella sede patriarcale , Timoteo
sollevò il popolo contro il legitti-
mo Poterio , e trovatolo al batti-
sterio della chiesa cesariana nel
giovedì della settimana santa , lo
trucidò. Da quel momento due fu-
rono i vescovi della chiesa d' Ales-
sandria ; e l'unità, che dai tempi
di s. Marco si era sino allora con-
servata, si ruppe : né i cristiani ri-
pigliarono le loro chiese che sotto
r imperio del vecchio Giustino con-
servandole fino al regno d' Eraclio
(5 18-6 io). Se non che sempre fu-
rono in numero troppo ristretto in
confronto degli scismatici.
Intorno a questo tempo nacque
fra i cristiani orientali grave con-
troversia che vige ancora, e mantie-
ne una fatai divisione nella chiesa
di Alessandria. Verso l'anno 5i^,
sotto il patriarca Timoteo III , re-
catosi in Alessandria Severo patriar-
ca antiocheno insegnò , che il cor-
po di Gesù Cristo era corruttibi-
le , e Giuliano vescovo d' Alicar-
nasso , fuggito insieme con Severo
in Egitto, invece si pose a sostene-
re che era incorruttibile e fantastico.
Da ciò si formarono due nuove
224 ALE
selle, precedute da due patriarchi
diKèrciiti in Alessandria medesima,
l'uno del partito di Severo, l'altro
di Giuliano , che si scomunicarono
a vicenda. Questo duplice patriar-
cato si mantenne per lungo tempo.
La chiesa d' Alessandria ha tuttora
un capo Già cobi ta, ed uno 3Iel-
chila. Tal divisione nacque per l'o-
rigine degli ariani : i cattolici che
si assoggettarono all' imperiai edit-
to dell' augusto Marciano , ed al
concilio generale di Calcedonia, fu-
rono dagli avversari! appellati Mei-
chi ti ( J (di) cioè imperiali , e gli
eutichiani si chiamarono Giacohiti
{^T celi) da Giacomo Baradeo, detto
da' greci Zanzalo.
Degno di onorevole ricordanza ,
fra i patriarchi melchiti , fu Gio-
vanni li, che per le sue preclare vir-
fìi meritossi il titolo di Elemosi-
nano.
Intanto sedendo Eraclio sul tro-
no di Costantinopoli, nel 635, i sa-
raceni maomettani penetrarono nel-
r Egitto, i cui ahitanti obbligarono
Ciro patriarca d' Alessandria a trat-
tare col fanatico re dei saraceni O-
mar, il quale, mediante la consi-
derabile somma di duecento mila
scudi da pagarsi ogni anno, fu
indotto a ritirarsi. Neil' anno ap-
presso i saraceni domandarono le
contribuzioni stabilite dal patriar-
ca Ciro ; ciò tuttavia, ricusando E-
manuello governatore dell' Egitto ,
i saraceni condotti da Amron ge-
nerale di Omar circa il 643, dopo
r assedio di quattordici mesi, s'impa-
dronirono disgraziatamente di Ales-
sandria, e la famosa biblioteca^ for-
mata da Tolomeo , contenente piìi
di quattrocento mila rari e preziosi
mss., fu barbaramente incendiata. La
patria di Euclide e Didimo, la sede
di s. Atanasio , la chiesa di Clc-
ALE
mente ed Origene, la capitale del-
l'Egitto, formata da Alessandro il
Grande per centro del suo inqx-ro, fu
ridotta da quei barbari in umile ser-
vaggio, e dovette cambiar la croce
colla mezza luna , il vangelo e le
lettere coli' alcorano di Maometto.
Però neir 84^ Moawal^el , califfo
dei saraceni , ristabilì in Alessan-
dria una scuola mussulmana ed una
biblioteca. E tale fu subito la pro-
sperità di siffatta istituzione, che
quantunque non eguagliasse quelle
che r aveano preceduta, pure, mal-
grado la presa d' Alessandria, fatta
nell' 868 dai turchi , essa si man-
tenne sino al XII secolo.
Alessandria sotto il dominio ot-
tomano andò sempre piìi sceman-
do in celebrità. Tuttavolta il suo
posto non fu abbandonato dai com-
mercianti e dai navigatori. La chie-
sa, che fu superstite agli errori nella
dottrina ed a tante politiche vicen-
de, si mantenne divisa ne' proprii
scismi. Casina, patriarca giacobita
di Alessandria, non potendo soffrire
le persecuzioni dei maomettani , si
ricovrò a Demmira (anno 85 1), ove
fissò la sede del patriarcato , rice-
vendo de' successori , dei quali nul-
la più notar si potrebbe che il
nome. Il patriarca melchita (greco-
scismatico ) risiede al Cairo , reg-
gendo le chiese di Africa e d'A-
rabia, mentre il giacobita cofto
dimora nel monistero di s. Maca-
rio nella Tebaide: ond' è che i cat-
tolici scomparvero quasi dall' Egit-
to. Alessandria non fu piìi la se-
de metropolitana , che stendeva un
tempo il suo dominio su tutte le
Provincie dell'Egitto, della Tebai-
de, della Libia, della Penlapoli.
Ora è ordinata al modo delle al-
tre diocesi governanti una provincia
speciale , né altro ha ihe una sola
ALE
( liirsa cattolica fuori della città,
iilliciata dai fiati dell Ordine di s.
l"'rancesco.
I Pontefici, massime dopo l' in-
^titiizione della sagra coDgregazione
di Propaganda in Roma, grandemen-
te si adoperarono per la perfetta riu-
nione di quei popoli alla Chiesa ;
ma finora i tentativi , le spese ed
il sangue sparso dai zelanti niissio-
narii non diedero cpiel frutto, che
se ne poteva presagire. Ai nostri
giorni pare riserbato un miglior
avvenire sul conto di quelle con-
trade, imperocché i risultamenti so-
no superiori alle umane aspetta-
zioni. V ha in Roma un patriarca
Alessandrino latino , in partihus ,
che occupa il primo luogo dopo
il patriarca di Costantinopoli , ma
non gode veruna giurisdizione sopra
Alessandiia. Questo patriarca in
partihus di Alessandria, per lo dis-
posto della costituzione Ronianus
Pontifex di Benedetto XIII, che si
legge nel toni. XI, par t. II del Bol-
lano emanata ai 3o settembre 1724,
del pari che gli altri tre patriai'chi
di Costantinopoli, Antiochia e Ge-
rusalemme, porta la mozzetta sulla
mantelletta paonazza: onde avviene
che neir avvento e nella quaresima
non ha nell' abito diirerenza alcuna
dai Cardinali.
Concila (V Alessandria.
II i." fu tenuto l'anno 23 I. Ori-
gene ci venne degradato dal suo
vescovo Demetrio per essersi muti-
lato (Hieron. Episl. XX ad Paul.j
Baluzio in Nova Collect. j manca
nelle altre). Il 2.° l'anno 235 con-
tro Ammonio che avea apostatato.
Jerocle d'Alessandria potè conver-
tirlo, mentre si teneano le sessioni
di questo concilio, che il p. Labbé
VOL. I.
ALE 225
chiama incerti loci, perchè non si
sa definitivamente in quale città
siasi tenuto. Il 3." 1' anno 258 con-
tro Novato. Il 4-" l' anno 2G3 con-
tro Nepoziano e Cerinto, millenarii,
che favorivano l' idolatria ( Ex ve-
lcri synodico apud Fahriciuni ^
toni. \\, pag. 292.). Il 5.° l'anno
3o6 o 3o8 contro lo scismati-
co Melezio vescovo di Licopoli in
Egitto ( Baluzio, in Collect. ). Il
6.' l'anno 3i5 contro Ario. Questo
eresiarca vi fu condannato ed espul-
so dalla Chiesa , col suffragio di
cento vescovi. Alcuni riferiscono tal
concilio all'anno 3ig o 320. Vi
presiedette sant' Alessandro. Il 7.°
l'anno 3 19 o 32o contro i mele-
ziani , coUutesi e sabelliani . Vi
convennero tutt' i vescovi del pa-
triarcato d'Alessandria : per lo che
s. Atanasio nella seconda apologia
lo chiama generale. Osio di Cordo-
va vi presiedette in qualità di le-
gato pontificio. Altri sostengono che
n' ebbe la presidenza s. Alessandro,
e che fu tenuto specialmente contro
Ario. Gli atti di questo concilio
sono perduti (Labbé, tom. I.). L' 8."
l'anno 32 1 contro Ario. Vi ebbe
pure in quell' anno ini sinodo di
preti d' Alessandria e della Mareo-
tide . Alcuni riportano esso con-
cilio al 324, e un altro all' an-
no 326 , dove s. Atanasio fu eletto
vescovo di Alessandria in luogo di s.
Alessandro (Hardouin, tom. I.). Il 9."
Tanno 34o in favore di s. Atanasio.
Vi si trovarono presso che cento
vescovi dell' Egitto , della Tebaide ,
della Libia e della Pentapoli , che
vivamente ribatterono le calunnie in-
ventate contro sant' Atanasio (Har-
douin, tom. I.). 11 IO." l'anno 362. Vi
convennero alcuni vescovi dell' Ita-
lia , dell'Arabia, dell'Egitto, della
Libia, che trattarono della divinità
^9
126 ALE
dello Spirito santo, dell'Incarnazio-
ne, e del vocajjolo Hypostasis, del
simbolo di Nicea , come quel solo
che devesi seguire, e dei meleziani
d'Antiochia (Ivi). L' ii." l'an. 363,
in cui s. Atanasio fc'stendere, in nome
dei vescovi dell' Egitto, della Tebai-
de e della Libia, una confessione di
fede che fu presentata all' imperato-
re (Ivi). 11 12." i'an. 399. Ci fu-
l'ono condannati gli origenisti. Vi
ha chi dice essersi tenuto vai altro
concilio nel 3 70, od in quel torno
(Labbé, toni. 2.). 11 i 3.° l'anno 43o,
dove Nestorio fu condannato da s.
Cirillo (Labbé, t. II.). 11 14." l'an.
45 1 contro gli eutichiani (Labbé, t.
IV). 11 i5." l'an. 578 fu tenuto da
Damiano , patriarca eutichiano di
Alessandria. Vi si trattò di Pietro
patriarca d'Antiochia (Mansi, t. I.).
Il 16." l'an. 633. Ciro monotelita,
vescovo d'Alessandria, assembrò que-
sto concilio, sotto 1 imperatore Ono-
rio , e formò un decreto sinodale
composto di nove articoli, che assai
destramente favorivano il monoteli-
smo (Labbé, tom. V.).
ALESSANDRIA della Paglia
[Àlexandrin.). Città del Piemonte
con residenza vescovile. Alessandria,
Alexandria Statielloruvi, è bella e
forte, situata in una contrada palu-
dosa al confluente della Bormida
e del Tanaro. Essa è una delle
pi il moderne città d' Italia. Deve
la sua origine alle dissensioni, colle
quali Federico I Barbarossa avea
posta a soqquadro l'Italia, perchè
dal Pontefice Adriano IV era stato
dato il titolo di re delle due Sici-
lie al normanno Guglielmo.
Successo nel Ponlifìcato Alessan-
dro III, non si spensero le guerre,
che anzi i popoli si diviselo in due
partiti, da cui non furono sbandile
le stragi ed il sangue. Porzione di
ALE
milanesi sfuggiti dalla distruzione
della patria loro, fatta lega coi tor-
tonesi ed altri guelfi, che l' impera-
tore avea scacciati di Parma, Pia-
cenza, Cremona ed altre città, si ri-
dussero nella villa di Roveretta, ove
pensarono costruirsi un asilo con-
tro a Federico. Circondato perciò
quel luogo di mura celeramenle
costrutte di loto e di paglia, intito-
lato venne Alessandria, dal Ponte-
fice di cui seguiva le pai'ti, e della
paglia, dalla condizione delle mura,
con cui i suoi abitanti l' avevano
difeso. In onta però alla debolezza
delle sue mura fu tale da resistere con-
tro ai replicati a.ssalti dei ghibelli-
ni, e da far prigione uno dei princi-
pi che attentar voleva alla sua in-
dipendenza, Guglielmo, cioè, di Lun-
gaspada marchese di Monferrato.
Alessandria , nell' anno appresso
della sua edificazione ( 1 169), fu rice-
vuta in feudo della Chiesa Romana
dal Pontefice Alessandro III, che nel
I 175 la eresse in vescovato, miendo
ad esso quello di Acqui nel i i 80. Ta-
le unione, confermata anche da In-
nocenzo III, fu divisa nel i4o5 da
Innocenzo VII, che diede a ciascuna
delle due chiese un vescovo parti-
colare.
Nel 1657 Alessandria, siccome
munita di fortezza, resistette alle ar-
mate francesi di Luigi XIV ; fece
indi parte del ducato milanese, nel-
la dominazione spagnuola ; e dispu-
tata da' francesi e dagli austriaci,
nella pace di Torino del ivoS, la
città fu ceduta a Vittorio Amadeo
II, duca di Savoia, poi re di Sar-
degna. Ma presa nel 1706 dopo
tre giorni di assedio, dal principe
Eugenio per l'Imperatore Giuseppe,
nella pace generale d' Utrecht ilei
1713, fu restituita alla sovranità
di ^ ittoiio Amadeo 11. Poscia nel
ALE ALE 227
17'1'V fu invasa dagli eserciti fran- che i sacerdoti non celebrassero pifi
cesi di Luigi XY, e iicii[)erata nel- di una messa al giorno: il che lii
l' anno seguente dal re ili Sardegna osservato fino a s. Adeodato, settan-
Carlo Eminanuele III, dovè arren- tesimo l'apa. Vogliono alcuni eh' e-
dersi nel 1796 alle armate della re- gli, pet dichiarare contro gli eretici
pubblica francese. Nel 1799 passò l'istituzione apostolica, abbia coman-
agli Austro-Russi; indi nel lì^oo, in dato che si continuasse ad usare il
forza della memnianda battaglia di pane azimo nella messa, ed il vino
Marengo, fu restituita alla Francia, e cui si aggiugnesse dell'acqua ( ^.
ritoiuò nel i8i4 sotto il re di Sar- Ciampini , De perpetuo azynio-
degna. funi usa in ecclesia latina , vel
La cattedrale era già dedicata a s. saltem romana, Roma 168B in 4-°,
Marco evangelista; ma essendo slata ove si trovano due opuscoli: Prisci
riedificata, è sotto l'invocazione di s. fermenti nova cxposilio, e De fer-
Pietro apostolo. 11 vescovato è suf- mento quod datar sabbato ante
fraganco della metropoli di Ver- Palmas in Concistorio lateranen-
celli. Il capitolo si compone di si : opuscoli ristampati nel tomo
quatti'o dignità, di cui la maggiore è VII delle opere del veu. Cardinal
l'aicidiacono, ha dieci canonici, di- Giuseppe Maria Tornasi, pubblicate
versi mansionari, sacerdoti e chic- in Roma nel 1754 dal p. Antonio
rici. L'arciprete, aitila dignità, ha Francesco Bezzosi, ambedue dottis-
la cura delle anime, della parroc- simi teatini). Suppositizio è a cre-
cliia annessa alla cattedrale, in cui dersi però un tal decreto , se vo-
si venerano i corpi de' ss. Bando- gliasi considerare, che dopo il si-
lino vescovo e patrono della città, lenzio di dieci e più secoli , Mar-
e di s. Valerio martire. Inoltre ha tino Polono fu il primo a farne
due collegiate, tre conventi di reli- menzione ( V. Onorato di s. Ma-
giosi, i\i\e conservatorii, confraterni- ria , Critices tomo I, pag. 358 , e
te, ospedale, monte di pietà, e se- Le Quien, Dissert. VI ex Dama-
minario. La tassa è 344 fiorini. scenicis §. 36 ). Determinò che nelle
ALESSANDRO I. (s.). Papa VII, chiese e case si conservasse l'acqua
romano, della contrada Capotoro , benedetta; vuoisi aver egli decre-
o del Campidoglio , era figlio di tato che si leggessero nella messa
un altro Alessandro e di Vittoria, l'epistola ed il vangelo, e si recitas-
Fu ammesso da' canonici regolari se nella settimana santa la passione
nel numero de' loro religiosi; stu- secondo tutti quattro gli evangelisti,
dio sotto la direzione di Plinio il osservando l'ordine, con cui scrissero
giovane, e di Plutarco; fu elet- il vangelo. Comandò ancora che si
to Pontefice il di tredici novem- aggiungessero al canone della messa
bre dell' anno 121 in età d' anni le parole : Qui pridie quani pate-
venti, secondo alcuni, o piuttosto retar, ecc., e dopo la consecrazione :
di trenta, secondo altri. Sebbene ei Unde et memores, ecc. fino al Me-
fosse giovane della età, era maturo mento pe' Defonti, A ciò tuttavia si
del senno, e rendevasi chiaro pei suoi oppongono i più accurati moderni
costumi , per le sue virtìi e pel suo { V. Bona , Rer. Liturg. lib. 2 e. i 3.
sapore ( Sangallo, Ceste de' Pont. Pagi, Dreviar. RR. PP. nella vita di
tom. III, pag. 180, n. (»). Ortlinò questo santo, e Sandini, Disp. io).
228 ALE
Sant' Alessandro ebbe il inerito fli
convertire alla fede Ermete prefetto
di Roma colla moglie di lui e col-
r intera femiglia, insieme a molti
altri distinti cittadini. Per ciò fu
posto in carcere; ma la prigionia
gli riuscì di spirituale conforto, a-
vendo in quella occasione convertito
il tribuno Quirino, e renduta a
Balbina sua figlia la sanità cor-
porale , nonché quella dell' ani-
ma amministrandole il battesimo.
Questo santo Pontefice coronò la
gloriosa sua vita col martirio soste-
nuto sotto Traiano il di 3 maggio
del i32 nella via Nomentana, sette
miglia da Roma, ed ivi fu sepolto.
Governò la Chiesa anni dieci, mesi
cinque e giorni venti.
Molti secoli appresso il corpo di
lui fu trasferito in s. Sabina , nell' ai-
tar maggiore ei'ettovi da Sisto V.
La città di Parma va gloriosa di
averne un braccio, dato da Grego-
rio lY a Cunegonda moglie di Ber-
nardo re d' Italia , la quale gli eres-
se un tempio. La città di Capo d' I-
stria lo venera qual protettore .
Quella di Lucca, ottenutene le reli-
quie da Alessandro II , dedicò
un tempio alla memoria di lui
( F. il pad. Giacobbe nella sua Bi-
hlioth. Pontìf. pag. 6 , ore liporta
l'iscrizione, che in Lucca fu posta
a questo santo, quando nel i533
il suo corpo, dal sotterraneo dell'al-
tare fu trasportato alla cappella
di s. Alessio per opera del nol)ile
uomo Arnolfìni ). La chiesa di Sul-
mona conserva una iscrizione in
cui leggesi esservi il corpo di que-
sto santo: ma il Lucente nelle note
all' Ughelli lo contraddice , e fran-
camente sostiene, le reliquie del
santo conservarsi nella cattedrale di
Valva. I francesi dicono, che Leone
IH lo diede a Carlo INIaguo, miita-
ALE
mente ai corpi de' santi martiri Ippo-
lito e CucLifate, e che l'imperatore lo
fece riporre nel monistero di Val di
Lepri , donde fu trasferito a quello
di s. Dionisio. La città di Tivoli
ancora si crede di averlo, come pure
la chiesa di s. Lorenzo in Lucina
di Roma. In tanta varietà di pre-
tese è forza conchiudere , queste
chiese o non possedere che vuia re-
liquia insigne del medesimo santo,
o avere in quella vece ottenuto il
corpo di qualche altro santo dello
stesso nome. La festa di s. Alessan-
dro si celebra il giorno tre maggio.
ALESSANDRO (s.), martire. F.
s. Epimaco.
ALESSANDRO (s.), martire. F.
s. Epipodio.
ALESSANDRO (s.), martire. F.
s. Caio.
ALESSANDRO (s.), martire. F.
s. Prisco.
ALESSiiNDRO (s.), martire. F.
S. SlSINNIO.
ALESSANDRO (s.), patriarca di
Alessandria, uomo d'irreprensibile
vita , di veramente apostolica dot-
trina, pieno di zelo, di fervore , di
affabilità e di carità verso i pove-
l'i, succedette a santo Achillas. Com-
battitore potente di Ario e degli
ariani , niente lasciò intentato per
diradicarne dal mondo la eresia e
ristorare la Chiesa delle sue per-
dite amare . Associatosi ad Osio
vescovo di Cordova, dimostrò a Co-
stantino imperatore la necessità di
lagunare un concilio , die il 1 9
giugno 325 si tenne a Nicea nel pa-
lazzo imperiale, dove convennero
da trecentodiciotto vescovi. Chiuso
il concilio a' 2 5 di agosto, il pa-
triarca restituissi ad Alessandria con
sommo gaudio de' cattolici. Non so-
pravvisse però lungo temilo alla vit-
toria ottenuta sopra 1 ariauismo :
ALE
che nioij acidi 26 di febluaio SiG;
nel qual gioi'no se ne ia luoinoria
dal martirologio romano.
ALESSANDRO (s.), vescovo di Ge-
rusalemme, generoso confessore della
fede di Cristo nel 204, fu incatenato
e messo in prigione, donde non uscì
prima del 212. Allora egli era vesco-
vo di una città della Cappadocia, di
cui non ci è noto il nome. Condottosi
poscia per celeste inspirazione a visi-
tare i luoghi santi di Gerusalemme,
fu ivi incontrato ed accolto con indici-
bile allegrezza da s. Narcisso e da mol-
ti fedeli, che intorno a lui aveano rice-
vuto da Dio una visione la notte pre-
cedente. JVarcisso non permise ad Ales-
sandro di abbandonarlo ; ve^^chio di
età, il volle a coadiutore, quindi a suc-
cessore. Tostochè il santo fu vescovo
colà, raccolse opere e lettere de' più
grandi uomini del suo tempo, e ne
formò una biblioteca. Confessò una
seconda volta Gesìi Cristo nella per-
secuzione, e ne rimase vittima, mo-
rendo imprigionato a Cesarea nel
25 1. Egli è onorato a' 18 di mar-
zo secondo il martirologio romano;
i greci però ne celebrano la festa
a' 16 di maggio, e a' 22 di dicembre.
ALESSANDRO (s.), detto // Car-
bonaio, vescovo e martire di Coma-
na nel Ponto, venne alla luce sul
declinare del secolo secondo, o sul
principio del terzo, da genitori ric-
chi e ragguardevoli. Amando me-
glio di condurre una vita ritirata e
povera, rinunziò agh agi della fa-
miglia ed agli onori, e scelse la pro-
fessione abbietta di carbonaio. Vis-
se in questo stato fino all' anno 248
circa 5 in cui essendo rimasta pri-
va di vescovo la chiesa di Comana,
quei fedeli ricorsero a s. Gregorio
il Taumaturgo^ che occupava la se-
de di Neocesarea, aflinchè assegnas-
se loro un pastore . Gregorio por-
ALE
i2r)
tossi allora in Ccjuiana, ove essen-
dogli stato proposto per ischerzo A-
lessandro, desiderò di vederlo. Soi-
j)reso però ed edificato dalla lunil-
tà di lui, lo presentò all' assem-
blea, che ad una voce lo acclanìò
vescovo. Il novello Prelato resse la
sua chiesa con singolare prudenza
e santità, fino all' anno del suo mar-
tirio, che, secondo alcuni, avvenne
sotto r imperatore Decio. La fèsta
di s. Alessaiìdio, nel martirologio ro-
mano moderno, è segnata al gior-
no undici agosto.
ALESSANDRO Sauli (b.), supc-
riore generale de' barnabiti, poscia
vescovo di Aleria e di Pavia, origi-
nario di famiglia donde vescovi e
cardinali preclarissimi, nonché altri
grandi uomini derivaronOj nacque
in IMilano allorché si fondava la
congregazione de'barnabiti, alla qua-
le, fatto adulto, ei di proposito si
consacrò. Singolarmente idoneo a
muovere e convertire i peccatori ,
ne impiegò l' attitudine meraviglio-
sa ne' tiibunali di penitenza e nei
pergami. S. Carlo Borromeo versa-
va lagrime di gioia alla veduta del
felice riiiscimento dell' apostolato del
Sauli. Fu professore di filosofia e
di teologia nella pavese imivcrsità;
indi superior generale dell'ordine suo;
poi dal santo Pontefice Pio V elet-
to vescovo d' Aleria nella Corsica,
chiesa a cui non restava altro che
il nome: a sì deplorabile stato, e a
tanto estremo di pietà e disciplina
era ridotta ! Perciò Alessandro, rac-
colto ad imitazione di s. Carlo un
sinodo a Talona, si die' tutto a ri-
formare gli abusi, ad abolire prave
costumanze, a ristorar templi rovi-
nati, a edificarne di nuovi, a fon-
dar seminari e collegii per la gio-
ventìi. Indirizzò al clero saggi av-
vertiinenli; compose detratleniinenti,
7 3o ALE
che s. Francesco di Salt*s apprezza-
va moltissimo. Recavasi tiallo trat-
to a Romaj ed i suoi viaggi furono
altrettante missioni efficacissime. Dal-
le sue prctliche un Gregorio XI 11 fu
sopratlalto; dalla sua santità Filip-
po Neri fu mosso a venerarlo ; dalla
foi'za e soavità de' suoi discorsi gli
stessi nemici della religione erano ra-
piti. Persola obbedienza a Papa Gre-
gorio XIV, accettò nel i^gi il ve-
scovado di Pavia, dopo aver l'icu-
sato quello a cui le città di Torto-
na e di Genova voleano innalzarlo.
Visitando la nuova diocesi, cadde
malato a Calozzo nella contea di
Asti, e mori li 23 aprile i5gi. La
cerimonia della sua beatificazione
si fece a Roma l'anno 1742. H
giorno 2 3 aprile fu stabilito a com-
memorarne le glorie.
ALESSANDRO II, Papa CLXIII,
cliiamavasi prima Anselmo di I3a-
dagio, famiglia illustre di Milano.
Fu canonico regolale laterancnse,
della congregazione di s. Frediano
di Lucca, poi vescovo di questa cit-
tà, indi Pontefice per unanime con-
senso de* saci'i Elettori, creato il dì
primo ottobre 1 06 1 . Come fu nota
una tale elezione all'imperatrice A-
gnese e ad Enrico IV suo figlio, non
seppero contener dentro da sé l' in-
dignazione, perchè consumata senza
il loro consenso ed autorità. Quindi
accesi d' ira pel preteso disprez-
zo, elegger fecero, in opposizione ad
Alessandro II, Cadaloo vescovo di
Parma, consecrato con scismatica
unzione in Basilea il giorno 28 otto-
bre 1061 (/^. ANTiFAri) . Alessandro
ordinò e celebrò in Roma un concilio,
cui intervennero piìi di cento vescovi,
nel quale confermò che celebrassero
i sacerdoti ima sola volta il giorno
(A-^. Messa); confermò eziandio i de-
creti di Leone IX e Nicnlò li contro
ALE
i cherici incontinenti e contro i si-
moniaci, vizio frequentissimo di quei
giorni, del quale egli stesso fu ac-
cagionato da Cadaloo suo avversa-
rio fierissimo, dalla cui accusa pur-
gossi, nel concilio celebrato in Man-
tova l'anno 1064, col giuramento,
secondo eh' era usanza di quella sta-
gione. L' anno i o63 avendo avuti
in dono dal conte Roggerio, gover-
natore della Sicilia, quattro cam-
melli in segno della ottenuta vitto-
ria sopra i saraceni, non solamente
mandò in retribuzione a lui uno sten-
dardo da sé benedetto, allinchè potes-
se per lo avvenire colla protezion di
s. Pietro più sicuramente assalire
l'infedele nemico, ma concesse inol-
tre a lui ed a quei tutti che aves-
sero in cura di togliere dalle mani
degl' infedeli porzione della Sicilia,
indulgenza plenaria, ed assoluzione
dalle colpe, delle quali fossero verace-
mente pentiti. Condannò in due con-
cilii tenuti a Roma, l'anno io65, l'e-
resia degl' incestuosi, i quali coll'auto-
rità dell'impera tor Giustiniano conta-
vano i gradi di consanguineità se-
condo il diritto civile, alla maniera
istessa, cioè, che nelle successioni.
Questa costituzione fu altamente im-
pugnata non pure dagli eterodossi
Francesco Ottomanno , Boemero ,
Treutlero, Wiserbach ed altri ; ma
da alcimi cattolici ancora , come
Cujacio e Van-Fspen. Ma gli ar-
gomenti degli avversarii furono e-
gregiament(i confutati dal padre
Melchior Friderich, De conxangui-
nilat. et afjinit. quccst. 1. , e da
Gioacchino Sandolini , De Ilfatri-
nionii iinpcdìnieiito, quod a nalii-
rali cognatioiw. procedit , eie. Fio-
rentine 17 Ti, in 4-
Ben comprendendo Alessandro,
che per dare la jiace alla Chiesa, li
(juale da Imigo teu)[»o eia tribolata
ALE
dalla inquietezza e pcrtiniice ma-
lizia dei simoniaci e dei eheiiiù iiicon-
tinenli, era bisogno di celcl)rare un
concilio, lo convocò in Mantova
l'anno 1 064, a. cui volle esser pre-
sente anch' egli. In questo ei fu da
tutti riconosciuto ed onorato per
vero Pontefice, e fu deposto e con-
dannato l'antipapa Cadaloo, il quale
poco appresso mori riconciliatosi
prima con Alessandro, che rico-
nobbe per legittimo universale pa-
store della Chiesa di Dio. 11 medesimo
J^ontefice concesse l' uso della mitra
ad Uratislao duca di Boemia, grazia
che non solevasi accordare a per-
sona secolare (f. Mitra): accordò
pure un tal diritto agli abbati di
s. Agostino di Cantorbery in In-
ghilterra, e di Cava in Napoli, ciò
che concesse dipoi Urbano II agli
abbati di monte Cassino, e di Chi-
gny, ed altri Pontefici a molli ab-
l)ati, per cui tanto alto gridarono
san Bernardo e Pietro di Blois, i
quali perciò notarono gli ab])ati col
titolo di ambiziosi (F. Abbati). So-
stituì al canto Allehija, che fino
da s. Gregorio I tralasciavasi in
settuagesima, nel principio di cia-
scuna ora canonica, il Lnus libi, Do-
Vìiiw, rex ceternce gloriiv j mandò
nella Spagna il Cardinal Ugone
Candido col titolo di legato apo-
stolico per introdurre in quel re-
gno il rito de' divini offizii secondo
l'uso e la formola della S. R. Chie-
sa. Riformò il primo in Italia i
canonici regolari di s. Agostino,
che tanto crebbero in Europa da
avervi in questa ^55o monisteii ,
de' quali 700 nella sola Italia. Do-
po aver governata la Chiesa per
anni undici, sei mesi e ventun gior-
no, Alessandro morì a' dì 1 1 apri-
le 1073 e fu sepolto a s. Gio. in
Laterano. Divenne chiaro per forbita
ALE i?.r
elo(juen/a, vasta erudizione ed insi-
gne saiilitìi dimostrata, lui vivente,
da alcuni miracoli, siccojne narraci
il Pagi, che fa le maraviglie non ve-
dendo ascritto Alessandro nel marti-
rologio romano.
ALESSANDRO IH Papa CLXXVII
chiamato prima Rolando Bandincl-
li\ della famiglia Paperoni di Siena,
fi» canonico regolare della chiesa
pisana, poi della lateranense, e sud-
diacono apostolico, non mai mona-
co cistcrciense, come senza ragione
alcuna asserisce Grisostomo Henri-
quez scrittore di qucll' ordine. Sa-
lì a somma rinomanza e venera-
zione per dottrina ed eloquenza» ,
non meno che per intemerato co-
stume. Mentre occupava la catte-
dra di sacre lettere in Bologna, fu
creato diacono Cardinale dei santi
('osinio e Damiano, poi prete del
titolo di s. Marco, e cancelliere del-
la S. R. C. Ebbe molte lettere da s.
Bernardo, il quale caldamente vcni-
vagli raccomandando di assistere Pa-
pa Eugenio nella discussione delle
cause, e predicevagli il Sommo Pon-
tificato. Fu incaricato da Adriano
IV d' una legazione a Guglielmo
re di Sicilia e all'imperator Fe-
derico, da' quali non altro ottenne
che mali trattamenti. Le sue vir-
tù da ognuno ammirate gli meri-
tarono il Papato , a cui fu innalza-
to, suo malgrado, il dì 4 settembie
1 1 59 , adempiendosi perfettamente
la profezia di s. Bernardo. Non ap-
])ena aveva assunto il governo del-
la Chiesa, che vedendo nascere sot-
to a' suoi occhi lo scisma fatale che
tutta quanta ne la sconvolse, scrisse
una lettera enciclica a' vescovi delle
chiese principali , loro partecipando
la sua elezione, e poco appresso vi
aggiunse la relazione del modo, on-
de il Cardinale Ottaviano crasi ar-
23cì ALE
ditamentc intruso nella cattedra di
s. Pietro. 11 Pontificato di lui fu
veramente una continua scuola di
travagli ed afflizioni, cagionate pre-
cipuamente da Arrigo li re d' In-
ghilterra, e Federico I imperatore,
in giunta a quattro antipapi, che
parevano dal cielo preparati per
mettere alla piìi diflicile prova l'eroi-
ca sofferenza di quest'ottimo Pon-
tefice; ma egli o costretto a fuggi-
re, o mandato in esilio, o scomu-
nicato da antipapi, non fu mai che
venisse meno in coraggio , o dal
suo proposito si rimovesse. Federi-
co Barbarossa adunò 1' anno i 1 60
un conciliabolo a Pavia, che giudi-
cò a vantaggio dell' antipapa ^ it-
tore, ed Alessandro fuggiasco in A-
nagni fulminò di scomunic.i 1 im-
peratore.
L'anno 1161 dalla terra di Nin-
fa , ove erasi ritirato pochi giorni
dopo la sua elezione a causa dei
partigiani dell'antipapa Ottaviano,
tornò a Roma; ma conoscendo che
ì\ì duravano le sedizioni degli sci-
smatici, lasciatovi per suo vicario
Giulio vescovo di Palestrina, o, se-
condo altri, Gualtero vescovo d' Al-
bano, passò co'Cardinali a Terracina,
ed imbarcatosi alla volta di Francia
nelle galere di Guglielmo re di Sici-
lia, queste naufragarono, non appena
s^ era imbarcato il Papa, ma senza
notabile danno di lui e dei suoi : sicché
poco tempo dopo entrovvi di nuo-
vo correndo l'ottava del Natale. In
.sul cominciare dell'anno i i63 giun-
ge a Parigi; incontrato, due leghe
fuori della città, dal re Lodovico,
ebbe a ricevere da lui riverente il
bacio de' sacri piedi, ed egli lo do-
nò della rosa d'oro, che portò in
mano nella domenica Lcetarc. Al di
diecinove di maggio celebrò Ales-
sandro in Tours un concilio , nel
ALE
quale accolse con ogni dimostrazio-
ne d' onoi'e s. Tomiiìaso vescovo di
Cantorbery , e condannò 1' eresia
degli albigesi. Finito il concilio, A-
lessandro avviossi alla volta di Sens,
ove giunse a' trenta settembre del-
l'anno medesimo ii63, e vi si
fermò fino al suo ritorno in Roma.
In quest' anno canonizzò s. Elena
svezzese vedova e martii-e. Fu egli
il primo Papa che abbia sapien-
temente a sé riservata la canoniz-
zazione dei santi : regolamento ne-
cessario non solo a rendere rispetta-
bile una così reverenda solennità, e
farla ricevere generalmente, ma so-
prattutto per apportar rimedio agli
abusi ed alla leggerezza, onde per la
maggior parte i metropolitani proce-
devano in un giudizio di si allo rilie-
vo. L' anno seguente 1 1 64 approvò
l'ordine militare di Calatrava [Fedi)
istituito nel 1 158 da diversi spagnuo-
li. ]Morto il Cardinal Giulio, vicario
d' Alessandro in Roma, e sostituito-
vi Gioviinni , Cardinale de' ss. Gio.
e Paolo, questi persuase al clero e
popolo romano acciocché mandas-
sero ambasciatori in Francia e sup-
plicassero il Sommo Pontefice a ri-
tornare alla sua sede e conforta-
le di sua presenza quel popolo al-
le sue cure commesso. Alessandro
non valse a resistere ad una per
lui s'i confortante domanda, e ce-
lebrata la Pasqua , parfi di Sens e
trattenutosi a Montpellier fino all'ot-
tava dell'Assunzione nel i 1 65, si mise
in mare per Roma. A' 2 3 novembre
dell'anno stesso con gran festa e pom-
posi omaggi non mai per lo innanzi
prestati ad alcuno de'suoi predecesso-
ri, fu ricevuto nel palazzo laterancnse
dopo che avea fuggite le insidie che
per ogni dove avea gli tese lo sci-
smatico Imperator Federico, il f(ua-
Ic come seppe 1' ingresso di lui in
I
ALE
R»)nia, vi si i-ecò con un eserrifo
l'anno ii 66, e strinse quell'augusta
città di rigorosissimo assedio. Ales-
saiidio dopo che lo ebbe uovellamen-
^e scomunicato , in un concilio ce-
lebrato in Laterano nel i 167, l'ago-
slo di questo istesso anno partì da
Roma , e sotto le mentite spoglie
di pellegrino, giunse sino a Gaeta
donde, ripresi gli abiti pontificali, si
trasfeiì a Benevento. Quivi ricevet-
te nel I 1 68 gli ambasciatori di
^Mannello imperator greco, il qnale
a lui prometteva , purché gli pia-
cesse di dargli l' Impero occiden-
tale , la riunione della chiesa gre-
i-,a colla latina, e la liberazione dal-
le molestie dell' imperator Federi-
co. Fu sommamente grato Alessan-
dro alla benevolenza, che per lui
quell'imperator dimostrava ; ma lo
ammoniva in pari tempo , averlo
Iddio a tale dignità innalzato, per-
chè si facesse autor della pace e
non della discordia : con la quale
risposta rimandò i legati, commet-
tendo in appresso a due Cardinali
di recarsi per tale oggetto allo stes-
so imperatore. Restituitosi Alessan-
dro in Roma nel 1171 fra le ac-
clamazioni di que' cittadini, confer-
mò al re Enrico 11 d' Inghilterra
il regno d' Irlanda poco prima sog-
giogata ; canonizzò in Segni s. Tom-
maso arcivescovo di Cantorbery, l'an-
no 1173 a' 2 febbraio, ed a' dì 18
gennaio del seguente anno, in Ana-
gni, il santo abbate Bernardo, mor-
to a' 20 di agosto 11 53. L'anno
II 75 approvò in Ferentino l'ordi-
ne militare della Spada di s. Gia-
como, fondato nell'anno 827 da don
Ramiro re di Lione ( Vedi ). A' dì
due settembre del seguente anno
approvò piu-e l' ordine dei Certo-
sini ( Vedi ) . JMentre Alessandro
era ancora in Anagni, Barbarossa
ALE ?.33
abbattuto per le recenti sconfitte
ed oppresso da una lunga serie
di calamità, mandò ambasciatori
al Sommo Pontefice per conchiu-
dere un trattato. Benché il Papa non
avesse motivo di fidarsi dell' im-
peratole, che sino allora lo avea
perseguitato, pure, siccome Padre
comune de' fedeli, aderì alla so-
spirata pace, ed a tal fine imbar-
catosi a Monte sant' Angelo presso
Manfredonia, accompagnato da tredi-
ci galere a tal uojio mandategli da
Guglielmo re di Sicilia, dopo no-
ve giorni di viaggio giunse in Ve-
nezia, ove fu ricevuto con solenne
magnificenza a' 2 3 marzo 1177. Qui-
vi la disfatta delle armi imperiali
per opera del doge Ziani, e la prigio-
nia di Ottone figlio di Federico ,
costrinsero quest' ultimo a cedere.
Si recò a Venezia, e chiesta l'asso-
luzione, se la ebbe a' 24 luglio da-
vanti la porta maggiore della basi-
lica di san Marco, ove si prostrò ai
piedi del Pontefice, che piagnendo di
tenerezza lo rialzò, lo baciò, lo bene-
disse e nel giorno appresso gli porse
il Pane Eucaristico solennemente,
usandogli ogni finezza in pruova di
sincera concordia. L'imperatore dap-
poi tenne più volte la staffa ad Ales-
sandro , addestrò il cavallo di lui
e niostrogli ossequio singolare . E
una pretta calunnia quella di alcuni,
i quali dissero che il Papa calcasse
co' piedi il capo del Barbarossa di-
cendo : super aspidcm et basiliscuni
amlndahis, et conculcahis leonein et
draconeni ; che l' imperatore gli ri-
spondesse : non libi, sed Petra ; e
che allora il Papa abbia soggiunto
con disprezzo : et mihi et Petra. Ciò
è confutato dalle lettere di Alessan-
dro scritte in Venezia, che si trovano
presso il Baronio all'anno 1177,
num. -2^-15 -7.6 , presso Labbé
3o
234 ALE
Conci!, tom. X, col. i486 e se-
guenti ; Martene Tlies. Anecd. tom.
I, pag. 1 843 ; Gietsero e Murato-
ri, per tacere di taiìti altri. Senza-
chè il carattei'e di Alessandro, la
mansuetudine , la piacevolezza e
la virtuosa condotta di lui smenti-
scono questa favola, molto più che
non faccia qualunque apologia sul
proposito. Alessandro III concesse
al doge Ziani di portare ne' gior-
ni solenni la spada nuda a sé
davanti , lo regalò della rosa d' o-
ro, che tenne in mano nella quar-
ta domenica di quai'esima, e gli
diede un anello col quale egli ed
i suoi successori nella festa del-
l' Ascensione sposassero l' Adriatico,
siccome segno di dominio sopra quel
mare. Ritornato in Roma Alessan-
dro, cominciò, a' 4 marzo 11 79,
il concilio latei'anense III , gene-
rale XI, composto di oltre a 3oo
vescovi, i quali determinarono, non
doversi riconoscere per legittimo Pon-
tefice quello, nella cui elezione con-
corsi non fossero i voti di due terze
parti de' Cardinali elettori ; non po-
tersi ordinare per l'avvenire alcun
diacono o prete senza un certo titolo,
onde ricavare il necessario per vi-
vere onestamente; non doversi eleg-
gere quindi innanzi alcun vescovo
prima che fosse giunto al trigesimo
anno di età ; non poter ecclesiasti-
co alcuno possedere due beneflzii ;
essere strettamente vietato ai pre-
lati r assistere ai banchetti , 1' usar
vesti preziose , e lo andare alla
caccia. Nel medesimo concilio fu-
rono condannati gli eretici Albi-
gesi. Mori quest' ottimo Pontefi-
ce in Civita Castellana a' d'i tren-
ta agosto 1 1 8 I , avendo sapiente-
mente governata la Chiesa per anni
ventuno, mesi undici e giorni ventitre.
Fu sepolto a s. Giovanni in Lalcra-
ALE
no, dove Alessandro VII gli eresse
un deposito con lunga iscrizione.
ALESSANDRO IV, Papa XI ICC.
Chiamavasi prima Rainaldo, ossia
Orlando dei conti di Segni. Tras-
se i natali in Jenne nella diocesi
di Anagni , castello appartenente
alla badia di Subiaco . Era pa-
rente del Sommo Pontefice Inno-
cenzo III, e nipote di Gregorio IX.
Ebbe un canonicato nella chiesa di
Segni, e poscia venne insignito del-
la dignità di diacono Cardinale di
s. Eustachio, e fu dichiarato protet-
tore dell' Ordine dei minori. Dap-
poi fu consecrato vescovo di Ostia e
Velletri, e tanto si adoperò pel be-
ne del suo gregge, che divenne
ammirabile a tutti . In appresso
gli fu affidata la legazione di Vi-
terbo, nella quale si acquistò gran
fama , coli' indurre quegli abitanti
a stringere amicizia coi romani ,
verso i quali nutrivano un odio im-
placabile. Indi pertossi in Lombar-
dia per riconciliare quelle provin-
cie coir imperator Federico, e dis-
torlo dal suo disegno di muover
guerra ai milanesi. Finalmente dopo
aver disimpegnato con molto zelo
così importanti uffizii, contro sua
voglia venne eletto Sommo Ponte-
fice in Napoli nell' anno 1 254, "ì
cui Manfredi avea riportato vit-
toria sopra le truppe Pontificie .
L' anno seguente alla sua elezione,
Alessandro canonizzò in Anagni s.
Chiara, dell'Ordine dei minori; e
con diploma confermò il fatto d«'l-
le stimmate ricevute da s. France-
sco nel monte di Alvernia, e con-
cesse di celebrarne la festa. Prese
la protezione degli ordini mendi-
canti, esclusi dal corpo dell univer-
sità di Parigi principalmente per
opera di Guglielmo di santo Amo-
re, perchè questi religiosi non avea-
ALE
no voluto abbracciare la decisione
fatta dalla detta università, che non
era lecito confessarsi a chicchessia
senza il permesso del proprio cura-
to. Neil' anno stesso questo Ponte-
lìce confermò e decorò di molti pri-
vilegi la università di Salamanca,
che Alfonso X re di Castiglia avea
tòndata od ampliata. ìNel i-2,56 ap-
provò l'Ordine de' servi di Maria,
istituito addi i5 agosto del i233,
nel monte Senario da sette beati no-
bili fiorentini. Nel medesimo anno
stabili che le congregazioni degli
eremiti di s. Agostino assumessero
r abito nero e si uniformassero nella
legola; e nominò primo priore ge-
nerale Lanfranco Settalano, il qua-
le divise r Ordine nelle quattro [)ro-
vincie d' Italia, Germania, Francia,
e Spagna. Dopo la morte di Gu-
glielmo conte di Olanda, eletto re
dei romani , Alessandro minacciò
la scomimica agli Elettori dell' im-
pero, qualora innalzassero a quella
dignità Corradino, figlio di Corrado
e nipote dcllimperatore Federico IT.
Fulminò la scomunica contro l'em-
pio Ezzelino, e ne fiaccò 1' orgoglio
colle armi dei Crociati. Nel iiS'j
trasferì ad Aquila nell' Abruzzo
Ulteriore la sede vescovile Forco-
niense. Ordinò, che i vescovi fosse-
ro conseerati entro sei mesi dalla
loro elezione. Permise ai greci di
omettere nel simbolo la parola Fi-
lìoque, purché uniformassero in ciò
la loro fede a quella dei latini.
Affine di procurare la riunione di
queste due chiese, spedì il vescovo
di Orvieto a Teodoro Lascaris ; ma
tale suo ardente desiderio non eb-
be effetto . Bramava eziandio di
portare le armi contro gì' infedeli ;
ma non ebbe il conforto di venire
a capo di questo disegno. A ({uei
tempi in.sorse in Roma im tu-
ALE 9,35
multo per opera principalmente dei
fautori di Manfredi. Costoro cor-
sero in gran numero alle carceri,
e ne liberarono un certo Branca-
leone di Bologna , che i romani,
sotto il Pontificato d' Innocenzo IV,
chiamarono a Roma e crearono
senatore, ma poscia in pena della
sua crudeltà imprigionarono . Co-
stui come si vide di nuovo decora-
to della dignità di senatore, sfogò
la sua vendetta contio quelli che
si erano adoperati per catturar-
lo. 11 Sommo Pontefice scomunicò
questo scellerato co' suoi compagni ;
ina siccome costoro disprezzavano
le censure, Alessandro si vide co-
stretto a fuggire co' suoi Cardi-
nali in Viterbo, da dove si tras-
ferì in Anagni. Il senatore avendo
radunato un esercito formidabile,
marciò contro questa città, col dise-
gno di ridurla ad un mucchio di
.sassi ; ma il Papa mosso alle lagri-
me dei romani, domandò e con-
chiuse la pace con questo terribile
nemico.
Alessandro sottopose la città di
Bologna all' interdetto , e concesse
a Tibaldo II re di Navarra ed ai
suoi successori che, posti sopra uno
scudo, fossero chiamati re, e rice-
vessero l'unzione e la corona dal
vescovo di Pamplona o da qualun-
que altro eletto da loro. Ordinò
gli anniversari i da celebrarsi nei
primi giorni di novembre pei Som-
mi Pontefici e pei Cardinali, come
pure le esequie per la morte di
questi, e l'elemosina da farsi in
que' giorni ai poveri. Alla fine por-
tatosi in Viterbo per tenervi un
concilio generale, e pacificare i ve-
neziani coi genovesi, terminò qui-
vi i suoi giorni nel 1261, eia
sepolto nella cattedrale di s. Lo-
renzo. Questo Pontefice si rese com-
236 ALE
mendabile per la sua umiltà, man-
suetudine e santità di vita.
ALESSANDRO V, Papa CCXIV,
nacque in Candia , e chianiavasi
dapprima Pietro Fi largo. Secondo
Teodorico Niemo, questi non avea
conosciuto i suoi genitori , ed avea
abbandonato la patria per impulso
di un francescano, il quale gì' in-
segnò i principii della lingua latina
e greca, e gli fece dare 1' abito
religioso. Cominciò il corso de' suoi
studii in Oxford, e lo prosegui in
Parigi, ove ottenne la laurea. Con-
dottosi poscia in Lombardia, ottenne
la grazia di Giovanni Galeazzo Vi-
sconti signore di Milano, il quale
gli affidò la carica di professore di
teologia e lingua greca nella uni-
versità di Pavia , e lo fece suo in-
timo consigliere. In appresso fu
rietto vescovo di Piacenza nel i 386,
di Vicenza e poi di Novara nel i388,
e dopo quattro anni ottenne 1' arci-
vescovato di Milano. Lo stesso Vi-
sconti invioUo poscia all' imperatore
Veuceslao in qualità di ambascia-
tore , per ottenere da questo il
titolo e le insegne di duca di Mi-
lano. Fu quindi creato da Inno-
cenzo VII Cardinale prete del titolo
de' santi Apostoli, e da questo Pon-
tefice gli fu conferito il carattere di
legato a Intere nel patriarcato di
Aquileia e di Grado , come pure
nelle provincie del Piemonte, della
Liguria, e della Lombardia, e poscia
ebbe la legazione di Viterbo. Fi-
nalmente nel 14^9 fu eletto Papa
nella sessione decimanona del con-
cilio di Pisa, ed a' 7 di luglio fu so-
lennemente coronato in quella catte-
drale. Nel medesimo concilio il no-
vello Pontefice ammise al sacro
Collegio alcuni Cardinali, che avea-
no seguito il partito (Irgli antipapi
Clemente VII e Benedetto XIH.
ALE
Non appena Alessandro si vide d&*
corato della suprema autorità , in-
volse tutti i suoi pensieri a ricupe-
rare lo stato della Chiesa, dai <jua^
le scacciò Ladislao re di Napoli.
In Pisa fece onorevole accoglienza
a Lodovico duca d'Angiò, lo rico-
nobbe re di Sicilia contro Ladislao,
e gli diede la carica di gonfaloniere
della Chiesa. Inoltre lestitui alla
soggezione della Santa Sede il pa-
trimonio di s. Pietro nella Toscana,
con molte altre città. Appena ebbe
ricuperato la signoria ^.. Roma , i
romani gli mandarono a Bologna
le chiavi della città, i sigilli e lo
stendardo del popolo lomano. Quin-
di Alessandro affidò il governo di
quella città a Pietro Cardinale di
s. Prassede, concedendogli la facol-
tà di assolvere tutti dal giuramento
prestato a Gregorio XII ed al re
Ladislao. Mentre trovavasi in Pi-
stoia , pubblicò una bolla coiìlro
gli errori di Wicleffo sparsi da
Giovanni Hus. Portossi quindi a
Bologna , ove terminò di vivere
nel i^io, dopo dieci mesi ed otto
giorni di Pontificato. Ebbe onorifica
sepoltura nella chiesa dei france-
scani di quella città. Da questo
Pontefice ebbero principio le ozzioni
dei Cardinah, o passaggio da un
vescovato o titolo cardinalizio ad
un altro. V. Ozzioni.
ALESSANDRO VI,Papa CCXXI V,
nacque nel i43i in Valenza di
Spagna, ed ebbe il nome di Rotle-
rico. Suo padre chiamavasi Goifredo,
ossia Jofrè Lenzuoli, e sua madre Isa-
bella Borgia, sorella di Calisto 111.
Cangiò il cognome e gli stemmi del
padre per assumere quelli della ma-
dre. Quindi Calisto lo elesse vesco-
vo di Valenza, e [joscia lo fece Car-
dinale diacono di s. Nicolò in car-
cere, alla qual dignità aggiunse quel-
ALE
la di vice-cancelliere della Chiesa
Romana, di geneiale dell'esercito ec-
rlesiastico, commendatore delle chie-
se di Cartagena e di Maiorca, ar-
ciprete della basilica liberiana, le-
gato della Mai'ca, e nei regni di
Castiglia e di Portogallo, poi a Fer-
dinando re di Sicilia , e abbate
commendatario di Subiaco. In se-
guito Sisto IV lo creò vescovo pri-
ma di Albano nel ì^'JI, poscia di
Porto , e gli diede facoltà di ri-
tenere a titolo di commenda la
diaconia di s. IVIaria in Via-Lata,
a cui era passato nel 1476- Avve-
nuta nel 1492 1^ morte d'Inno-
cenzo Vili , questo Porporato fu
eletto a succedergli. Assunse il no-
me di Alessandro VI , e nel gior-
no 26 agosto, in cui venne corona^
to, portossi a prendere solenne pos-
sesso nella basilica lateranense. Po-
chi giorni dopo nominò quattro
commissarii , i quali dovessero esa-
minare le accuse portate contro co-
loro, che si credevano autori delle
uccisioni fatte in diversi luoghi del-
lo stato Pontificio prima della sua
incoronazione. Egli stesso avea scel-
to il martedì di ogni settimana per
udire le querele, e fare giusti-
zia ; locchè gli cattivò gli animi
di tutto il popolo. Quindi rivolse
le sue cure per colmare di benefi-
zii la propria nazione. Eresse in me-
tropoli la sede vescovile di Valen-
za sua patria, e ne nominò arcive-
scovo Cesare Borgia, suo figliuolo,
eh' era vescovo di Pamplona. Poscia
promosse al Cardinalato Giovanni
Borgia suo nipote per parte mater-
na. Indi nel i/l()3 fece arcivesco-
vato la cattedrale di Granata , in
occasione che Ferdinando V re di
Castiglia e di Aragona aveva estinto
l'antico dominio dei saraceni nella
Spagna , colla conquista del regno
ALE 287
di Granata, dopo aver .sostenuto ima
guerra sanguinosa di dieci anni. Al-
cuni pretendono , che questo Pon-
tefice abbia instituito nel i49'^ il
tribunale della Inquisizione in Ispa-
gna , per punire coloro, i quali
abbracciavano la religione cristiana
per mera politica, e la profanavano
facendone una mescolanza col giu-
daismo e maomettismo. Vi sono
però altri scrittori, che ne ripor-
tano l'istituzione al 147^3 P^i' op<^
ra del re Ferdinando. In seguito es-
sendo insorta una contesa tra que-
sto re, e Giovanni lì di Portogallo
per le pretensioni che aveano sulle ter-
re scoperte nel 149^3 Alessandro le
divise in due parti ; assegnò a Gio-
vanni quelle che guardano il le-
vante , ed a Ferdinando quelle
che sono poste a ponente. A que-
st' ultimo, nel 1 494? concesse il di-
ritto di aggiungere agli altri suoi
titoli quello di africano, qualora
avesse soggiogato l'Africa: e due anni
dopo gli confermò eziandio il ti-
tolo di re cattolico, di cui Inno-
cenzo Vili lo avea insignito in
premio della concp.ùsta di Granata.
Egli è da notare a questo luogo
che titolo cosiffatto si era concedu-
to altre volte ai re di Spagna, ma
soltanto ad personam, laddove in
questa circostanza divenne ereditario.
Nel 1493 fece lega coi veneziani
e col duca di Milano, per procac-
ciare la difesa dei loro principati.
Questi erano sbigottiti perchè Carlo
re di Francia voleva impadronirsi
del regno di Napoli ad istigazione
de' principali abitanti , che soffriva-
no fiera persecuzione dal proprio
re Ferdinando, perchè si erano uni-
ti in lega col Sommo Pontefice In-
nocenzo Vili, per difendere la Chie-
sa Romana. Essendo però morto
neir anno seguente il detto re di
7.38
ALE
Napoli , Cai'lo le di Francia piegò
il Papa Alessandro affinchè gli volesse
concedere l' investitura del regno di
Sicilia , alla quale aspirava come
<[uegli che si ciedeva erede di Re-
nato d' Angiò già re di Napoli. Ma
Alfonso, iiglio di Ferdinando, per
ottenere il favore di Alessandro ,
gli promise di dare in isposa a suo
iìglio Jofrè la propria figliuola
Sancia, essa pure naturale , ed ag-
giunse che avrebbe creato principe
di Tricarico e conte di Chiai'amonte
e d' Oria lo stesso Jofrè. Il Som-
mo Pontefice allora spedi a Napoli
il Cardinale Giovanni Borgia col
carattere di suo legato, per cui fu
fatta la solenne incoronazione di
Alfonso nel giorno 7 maggio del 1 494-
Intanto Alessandro mandò in Fran-
cia come suo legato il Cardinale
Piccolomini, perchè dissuadesse il ve
Carlo dal portarsi in Italia con un
esercito. Ma siccome a questo mol-
to interessava di conseguire la in-
vestitura del regno di Napoli , ne
rinnovò l' inchiesta ad Alessandro ,
il quale non volle annuirvi. Allora
Carlo si appellò al futuro concilio,
ed il Papa minaccioUo colla pena
delle ecclesiastiche censure. Ma Car-
lo, radunato un esercito di venticin-
que o trenta mila uomini , marciò
verso r Italia nel settembre del 1494?
e neir ultimo giorno dell' anno era
già al palazzo di s. Marco in Ro'
ma. Come il Papa ebbe contezza
di ciò, fu colto da forti timori, ed
in compagnia dei Cardinali Orsini
e Caraffa ritirossi nel Castel s. An-
gelo. In questa circostanza alcuni
Cardinali avcano divisato di depor-
lo giudizialmente, poiché correa
voce che avesse occupato la sede di
fi. i'ietro per simonia, 0 perchè condu-
ceva una vita non ecclesiastica. 11 re
Callo, che dagli stessi romani avea
ALE
ricevute le chiavi di Roma, non volle
imbrattarsi le mani nel sangue del
Capo della Chiesa , e conchiuse la
pace con Alessandro , il quale do-
vette accettare alcune condizioni ,
che erano umilianti perla dignità Pon-
ficia. Ritornato al vaticano, vi cele-
brò solennemente la messa , a cui
assistette lo stesso Carlo , che pre-
sentò l' acqua benedetta al Pon-
tefice dopo avergli baciato con
riverenza il piede. Quindi lo stesso
Carlo partì alla Aolta di Napoli ,
che in quindici giorni rese soggetta
al suo dominio. Il Papa avendo
ciò inteso, strinse alleanza con Mas-
similiano re dei romani , col re di
Spagna , coi veneziani e col duca
di Milano, e fulminò la scomunica
contro que' napolitani che avessero
seguito il partito di Carlo. Questi,
dopo due mesi dacché si era im-
padronito di Napoli , intraprese un
viaggio alla volta di Roma. Ales-
sandro temendo di dover sotto-
mettersi a nuove condizioni umi-
lianti, pertossi ad Orvieto, da dove
passò a Perugia col disegno di re-
carsi a Venezia. Il re Carlo non si
trattenne che due giorni nella cit-
tà di Roma, dopo i quali incam-
miiiossi a Viterbo . Quivi ei vo-
lea abboccarsi col Papa ; ma non
gli venne fatto di conseguire quan-
to bramava : tuttavolta restituì al
Papa quelle terre della Chiesa, che
gli erano state concedute secondo i
patti anteriori.
Alessandro concesse a Ferdinan-
do II, re di Napoli , di unirsi in
matrimonio colla sorella di suo pa-
dre. Nell'anno appresso eccitò En-
rico d' Inghilterra ad entrare nel-
la lega, di cui testé si fece men-
zione, lega che solennemente pub-
blicò nella chiesa di s. !\laria del
Popolo. Quindi diede il carattere di
ALE
suo legato al Cardinale Bernardino
CaivajaI, cui inandò a fregiare Mas-
similiano qual re dei romani colla co-
rona di ferro. Dopo di ciò specri un
esercito, per togliere agli Orsini il
principato; ma essendo questi ri-
masti superiori, concesse loro la
pace, per timore che i francesi fa-
cessero ritorno in Italia. Nell'anno
stesso 1496 Nilo, monaco di s. Ba-
silio, portossi a Roma speditovi in
qualità di ambasciatore da Costanti-
no re de' Giorgiani, allìnchè prestas-
se obbedienza al Capo della Ciiic-
sa, e lo pregasse di eccitare i re
dell' Occidente a muover guerra ai
saraceni , come pure di mandargli
il decreto del concilio di Firenze,
volendo anch' egli riunirsi alla Chie-
.sa. Poscia Alessandro supplicato da
Carlo Vili re di Fiancia, confer-
mò l'Ordine dei cavalieri di s. Mi-
chele , di cui Luigi XI era stato
istitutore; e sospese dalla predica-
zione Girolamo Savonarola, dome-
nicano ferrarese, il quale, secondo
1' opinione del Bercastel, non fu né
eretico, né martire , ma piuttosto
in certe circostanze mostrossi di
mente riscaldata e portata al fana-
tismo. Nell'anno seguente, iz'|.C)", sta-
bili ducato il principato di Bene-
vento, e lo regalò colla città di
Terracina a suo figlio Giovanni
Borgia duca di Gandia, il quale
non ne godette lungamente il pos-
sesso, venendo poco dopo da alcu-
ni malevoli sorpreso di notte men-
tre girava a cavallo per la città, e
con nove ferite oppresso, poi gettato
per una chiavica nel Tevere. Dicesi
che lo stesso suo fratello Cesare ne
abbia fatto si aspro governo. Il Pa-
pa, avutane contezza, fatto ripescare
Giovanni da trecento pescatori, e tro-
vatolo tutto lacero, ne fu punto ìutì
vivo; ed agitato dui rimorsi della pro-
ALE 289
pria coscienza, ravvolgeva noll'aninio
il disegno di rinunziare alla sua di-
gnità. Ma Ferdinando re di Spa-
gna, al quale lo stesso Pontelice
avea tal' intenzione comunicata, lo
consigliò a riflettere meglio sopra
un alfare di tanta importanza .
Considerando nello stesso tempo
il Sommo Pontefice , che la di-
sciplina ecclesiastica era decaduta
in molti, rivolse tutti i suoi pen-
sieri a farla rifiorire, e ne aiìidò
l'incarico a sei Cardinali. Ma sce-
mato in Alessandro il dolore, da
cui era stato compreso per la per-
dita del figlioj le sante leggi sta-
bilite da questi illusili Cardinali,
non ebbero il loro effetto . Non
guari dopo spedi in Napoli il Car-
dinale Cesare Borgia col carattere
di legato , per incoronarvi il nuo-
vo re Federico. Ad istanza di Lo-
dovico XII, re di Francia, an-
nullò, nel 149^? il matrimonio con-
tratto con timore, e, com'egli stes-
so giurava, non consumato, con
Giovanna di Valois, duchessa di
Berry figliuola di Lodovico XI e
sorella di Carlo Vili. Questo per-
messo fu accordato, afllnchè la pro-
vincia di Brettagna non fosse sepa-
rata dal regno di Francia. Laon-
de Alessandro concedè allo stes-
so Lodovico di prendere a moglie
Anna duchessa di Brettagna, vedo-
va di Carlo Vili. In questo frat-
tempo Lodovico Moro duca di Rli-
lano, affine di ritenere il suo ducato,
del quale voleano spogliarlo i vene-
ziani alleati col re di Francia, spe-
dai ambasciatori a Baiazette, per
dirgli che il re francese col soccor-
so de' veneziani si proponea di to-
gliergli il regno, e distruggere il
culto della sua nazione.
Alessandro, per ottenere la con-
corilia tra questi principi ed ecci-
a/j-o ALE
tarli a collegai-si soltanto contro i
nemici della Chiesa, mandò a Ve-
nezia Giovanni Borgia, in qualità
di legato. Ma non molto dopo
il Papa si dichiarò contrario al
partito del duca di Milano , per
la speranza di arricchire i suoi fi-
gli . Sul declinare del secolo de-
ci inoquinto questo Pontefice in-
timò con lettere apostoliche l' an-
no del Giubileo, cui egli celebrò
nel i5oo. In tale circostanza pre-
scrisse, che tutti i Cardinali aves-
sero la loro dimora in Roma
durante l'anno santo, e fece co-
struire una via piìi comoda _, la
quale da Castel s. Angelo con-
ducesse a s. Pietro. Questa via, alla
cjuale fu dato il nome di Alessan-
drina, e che nel i5o5 fu lastricata
da Giulio II, a' nostri giorni chia-
masi Borgomiovo.
Nell'anno medesimo i5oo Ales-
sandro corse rischio di perire sot-
to le rovine del tetto defila sua
stanza, il quale cadde sfracellato
da un cammino del Vaticano ,
scosso da un fìerissimo temporale.
E fu parimenti in quest' anno che
egli rinnovò e confermò l'uso, intro-
dotto da Calisto III, di suonare le
campane al mezzodì, affinchè i fedeli
colle tre salutazioni angeliche implo-
rassero da Dio con l' intercessione
della Vergine il soccorso contro i
turchi. Intanto Baiazette avea inti-
mato la guerra ai veneziani. Ales-
sandro si dichiarò loro protettore
e minacciò il turco , che qual-
ora non avesse desistito dal suo
progetto, avrebbe collegati tutti i
principi cristiani contro di lui. Ma
siccome il re dei romani e quello
de' francesi non si mostrarono fa-
vorevoli a questa lega , i turchi
privarono i veneziani della ricchis-
sima città di INIudone nella Morea.
ALE
Allora il Pontefice divisò di ecci-
tare i cristiani ad intraprendere la
guerra sacra, e propose indulgenze a
tutti quelli che avessero pi'esa la croce.
Esortò inoltre i re di Polonia e di
Ungheria a respingere dalla parte
loro le forze degl'infedeli; e qual-
ora il re di Francia, o quello di
Spagna si fossero messi alla testa
de' crocesignati , prometteva eh' e-
gli stesso si sarebbe portato contro
i nemici della fede. Poscia spedì le-
gati a Cesare, ai re di Polonia, ed
Ungheria per eccitarli a prendere
le armi, e fece promulgare in-
dulgenze per raccogliere il dena-
ro occorrente. Ma non andò mol-
to, che il fervore di Alessandro si
rallentò, bramando egli d' innalza-
re a maggior dignità il suo figlio
Cesai'e. Lo fece quindi vessillifero
di s. Chiesa nel 1 5oo, e nell'anno
appresso duca di Romagna. Poscia
col soccorso delle armi francesi,
diede principio ad una guerra con-
tro quelli di Pesaro, ma essendo
in quel tempo entrato in Lombar-
dia Lodovico Moro, Cesare fu co-
stretto a deporre le armi. Quindi
nel 1 5o I fra il Papa ed i princi-
pi cristiani si trattò di rintuzzare
1' orgoglio e la tirannia dei turchi.
Si pubblicò pertanto nella domenica
di Pentecoste, che il re d'Unghe-
ria a questo uopo avea stretta al-
leanza col Pontefice e co' venezia-
ni. Dall' altra parte Alessandio ,
i re di Francia e di Spagna, i ca-
valieri di Rodi ed i veneziani si adopra-
vano a raccogliere truppe, ed il Cardi-
nale Pietro d'Aubusson, gran mae-
stro di questi cavalieri, veniva c-
letto legato dal Sommo Pontefice, che
gli alliilava il comando deHoserciùo
cristiano. 11 re dei romani per altro
ricusò d' impegnarsi in questa im-
presa , e perciò Alessandro favorì
ALE
la guerra d'Italia, ove Cesare suo
lìglio menava stragi gravissime.
Dappoi condannò come reo di sper-
giuro , di sacrilegio, di ribellione e
di lesa maestà , Giulio Cesare Va-
rano signore di Camerino , e vas-
sallo della Chiesa Romana. Costui
non avendo voluto sottoporsi al pa-
gamento del censo, era stato priva-
to della sua signoria ; ma ricupera-
tala , avea preso a patrocinare al-
cuni pubblici assassini , e tolse la
vita ad un suo fratello per am-
bizione e desiderio d' impadronirsi
del governo di lui. In tal torno pro-
nunziò rigorosa sentenza contro i
Colonnesi ed i Savelli, i quali avea-
no stretto alleanza con Federico re
di Napoli, che invitava i turchi a
mettere l' Italia a ferro ed a fuoco.
I Colonnesi fecero al Papa una
cessione delle loro terre ; ma, come
avevano dei partigiani , furono de-
bellati in Viterbo ed in altri luoghi
dagli Orsini, capitanati dallo stesso
Alessandro. Questi prima di allon-
tanarsi da Roma, affidò a Lucrezia
Borgia sua figlia il proprio palazzo,
e le diede facoltà di aprire le sue
lettere e di prendere consiglio dal
Cardinale di Lisbona o da altri ,
qualora ci avesse (fualche affare
difficile. Partito adunque, il dì 17
luglio, ridusse sotto il suo potere
Sermoneta ed altri luoghi , che
appartenevano ai Colonnesi , stabili
di spianare Marino, terra dei me-
desimi , soggiogò Piombino eh' era
usurpata dagli Appiani , ed accom-
pagnato da Cesare Borgia e da
altri signori, nel giorno 5 marzo
del i5oi, entrò in Massa, ove fer-
mossi alcuni giorni. In quest'anno
medesimo Alessandro fece pubbli-
care r alleanza , che avea stretto
coi re di Francia e di Spagna con-
tro Federico re di Napoli. A questo
ALE 241
ultimo dal Pontefice venne tolto il
regno, diviso poscia tra que' sovra-
ni in modo che Ferdinando ebbe
la Puglia e la Calabria , e Lodovico
il rimanente coi titoli reali di Na-
]ioli e di Gerusalemme. Inoltre Fe-
derico fu condannato come reo di
lesa maestà, perchè si era collegato
con Baiazette a danno de' cristiani.
Poscia mitigò la sentenza di morte
che era stata pronunziata contro
Bartolommeo Florido, arcivescovo di
Cosenza , il quale venne convinto
di aver falsificato dei brevi , e Io
fece rinchiudere nel Castel s. Angelo.
Ma cjviesto Pontefice, anziché met-
tere un freno all' ambizione di suo
figlio Cesare Borgia , 1' alimentava
colla protezione che gli accordava.
Questi avea ottenuto dal re di
Francia il ducato di Valentinois, e
ridotto sotto il suo dominio colle
armi della Chiesa le città d' Imola ,
Forlì, Faenza, Pùmiui e Pesaro,
alle quali si devono aggiungere
quelle di Cesena, Fano, e Bertinoro,
ottenute dallo stesso Pontefice. Inol-
tre avea privato i Colonnesi di
molti luoghi, e dopo essersi renda-
lo padrone di Piombino, occupava
con guarnigione parecchie altre cit-
tà della Chiesa. Intanto la città di
Sinigaglia era stata presa , e nel
primo gennaro del i5o3 ne fli fatto
consapevole il Papa. Gli fu riferito
eziandio, che Cesare suo figlio aveva
ucciso a tradimento Liverotto si-
gnore di Fermo , e Vitellozzo si-
gnore di Città di Castello, e sotto
vista di amicizia avea rinchiusi in
una carcere il cavaliere Orsini e
Paolo duca di Gravina. Nel giorno
appresso il Cardinale Orsini essen-
dosi portato a congratularsi con
Alessandro per la conquista di Si-
nigaglia , venne tradotto al Castel
sant' Angelo, ove fu fatto morire
3i
H^. ALE
col veleno. Una morte crudele in-
contrarono eziandio il cavalieie Or-
sini ed il duca Paolo, die furono
strangolati per ordine di Cesare
Borgia. Ma questi poco godette del-
la sua fortuna; imperocché Alessan-
dro fu colto da una febbre maligna ,
che in sette giorni lo tradusse alla
tomba j dopo essere stato munito
de' santi Saci-amenti. Ciò avvenne
nel giorno i8 agosto del i5o3, con-
tando egli settantadue anni di età,
ed undici di Pontificato. La sua
spoglia mortale ebbe tomba in \a-
ticano nella cappella di Calisto
III , da dove fu trasportata nel
1610 alla chiesa di s. JMaria in
Monserrato. Alcuni vogliono attri-
buire la morte di questo Pontefice
ad un altro avvenimento , che ci
facciamo a descrivere . Essi dico-
no , che avendo Alessandro VI
creato un nuovo Collegio di ottan-
ta uflìziali, scrittori dei brevi , cia-
.scuno de' quali comperava il posto
con settecentocinquanta scudi d'oro,
i figliuoli di lui non si accontenta-
rono al danaro che ne risultò. Il
perchè, fatta imbandire da Cesare
ima cena, a cui invitò i più ric-
chi CardinaH, in alcune bottiglie di
\-ino prelibatissimo infuse apposta-
tamente del veleno, e consegnolle
al coppiere perchè ne gustassero i
commensali, ri serbando per sé e
pel Pontefice del puro e sceltissimo
h(jUOre. Ma il coppiere inavveduta-
mente fece il contrario: onde il
Papa e Cesare rimasero avvelenati.
La freschezza della età e la vigo-
ria del temperamento salvarono,
così affermano dessi, il figlio, ma
il Pontefice intanto soccombette.
Quantunque Alessandro abbia dis-
onorato la sua dignità con mol-
li vizii, tuttavoUa mantenne mai
sempre nelle sue bolle la purità
ALE
della dottrina , e le massime del-
la morale vangelica. Egli infatti
proibì sotto pena di scomunica a-
gli stampatori , di produrre alla
luce alcun libro, primachè i vesco-
vi rispettivi non avessero dichiarato,
non contenersi in esso cosa veruna
contraria alla Fede Cattolica, né em-
pia, o scandalosa. Volle, che fosse-
ro severamente puniti coloro, i quali
abusavano del tesoro delle Indul-
genze. Stabih , che non si doves-
se accordare il privilegio della im-
munità ecclesiastica a chiunque si
macchiava di delitti . Decretò che
fosse rimessa la ecclesiastica e reli-
giosa disciplina nelle Fiandre. Di-
fese la castità del chiericato , e la
raccomandò caldamente. Confermò
la regola di s. Fi-ancesco di Paola,
che già avea ottenuto V approvazio-
ne di Sisto IV ed Innocenzo Vili,
ed approvò quella dei Terziarii del-
1 ordine medesimo. Sanzionò la legge
del non doversi ribattezzare coloro,
ai quali era stato conferito questo sa-
cramento dai ruteni scismatici se-
condo il rito greco. Rispose al
clero di Vilna, che sì il vescovo co-
me gli altri sacerdoti poteano pren-
dere le armi, a rintuzzare l'or-
goglio dei tartari, dai quali erano
molestati , e che così operando non
sarebbero incorsi in veruna irrego-
larità, poiché si trattava di ima cau-
sa sostenuta a vantaggio della fede
e dell'ecclesiastica libertà. Si oppose
con forza alla magia, in quel se-
colo propagatasi principalmente nel-
la Germania e nella Boemia. Que-
sti ed altri decreti eh' egli emanò,
potrebbero esser parto di quaUivo-
glia di quei più gloriosi Pontefici^
che colla santità della loro vita han-
no decorata la cattedra di s. Pietro.
ALESSANDRO VII, Papa
CCXLVII Prima della sua assini-
ALE
zione al Pontificato chiamavasi Fa-
bio Chigi, e traeva origine da una
delle piìx distinte famiglie di Siena.
Venne alla luce nel 1 599 , e fu
tenuto al sacro fonte dal cavaliere
Francesco Vanni , insigne pittore
di quella età. Fu ammaestrato nei
primi elementi della grammatica
da sua madre Laura riarsigli , e
progredì nello studio delle scienze
sotto la direzione de' più celebri
profossori di Siena. Nella filosofia
e nelle leggi ebbe a precettori An-
gelo Cardi e Giambattista Borghesi;
nelle altre scienze gli fu maestro
Celso Cittadini , che a que' tempi
avea fama di uomo dottissimo. Tan-
to profitto trasse da questi studii
il giovanetto Fabio, che di undici
anni compose un lungo poema ,
e contava appena il duodecimo
quando sostenne privatamente le
conclusioni di filosofia. Ma la sua
salute era sempre mal ferma , e
perciò dovette abbandonare l'appli-
cazione pel corso di un biennio. Quin-
di nell'età di sedici anni intraprese
il viaggio di Loreto, al quale si era
obbligato con voto. Avendo final-
mente ricuperato la sanità, conti-
nuò a dedicarsi agli studii suoi pre-
diletti, e difese varie tesi di filoso-
fia , di diritto civile , di teologia ,
delle quali scienze ricevette la lau-
rea. Nel 1626 poi'tossi a Roma,
ove il Sommo Pontefice Urbano
Vili lo fece referendario dell' una
e dell' altra segnatura. Dopo sette
mesi gli fu commesso l' onorevole
incarico di vicelegato in Ferrara ,
d' onde venne spedito a Malta nel
1634 col carattere d' inquisitore.
In quest' isola erano insorte discor^
die tra qviei cavaheri per la ele-
zione del gran maestro; ma furono
composte da lui , ottenendo che si
accettasse il nuovo scrutinio pre-
ALE :,43
scritto da Urbano Vili. Dopo aver
disimpegnato questo uiìicio, nel i635
fu eletto vescovo di Nardo nel re-
gno di Napoli, e nel i63f) venne
s[)edito nunzio pontificio a (Polonia.
Quindi nel i644 ft^ inviato a Mun-
ster come nunzio straordinario, e
colla sua prudenza cooperò al trat-
tato di Westfalia. Tante gloriose
azioni gli meritarono la stima del-
l' imperatore, il quale gli offrì un
j)resente del valore di dieci mila
scudi, che Fabio non volle accettare.
Anche il Papa Innocenzo X, volen-
do dargli un contrassegno della sua
soddisfazione per tanti servigi pre-
stati alla Chiesa , chiamollo a Ro-
ma , lo fece dapprima suo secreta-
no di stato, e poscia nel iGSi lo
creò Cardinale del titolo di s. Ma-
ria del Popolo , aggiungendovi il
vescovato d' Imola. Dopo tre anni
essendo venuto a morte il Sommo
Pontefice Innocenzo X, egli per voto
unanime de' sacri Elettori gli fu sta-
bilito a successore nel i655. Dopo
aver passato alquanto tempo in o-
razione, il Chigi sottopose le spalle
a peso COSI formidabile, tutte po-
nendo le sue speranze nel soccorso
della grazia divina. Quindi correndo
la seconda domenica dopo la sua
creazione , venne incoronato ; as-
simse il nome di Alessandro VII,
e, passate tre settimane, portossi a
prendere solenne possesso della ba-
silica lateranense. Non appena co-
minciò Alessandro a reggere la
Chiesa , rivolse i suoi pensieri a
scegliere buoni ed abili ministri, e
per corrispondei'e mai sempre con
fedeltà a' suoi importanti ufficii ,
stabilì di trattenersi ogni mattina
col suo confessore , e di consecrare
qualche spazio di tempo all'orazio-
ne mentale , non omettendo di ce-
lebrare, ed udire la s. messa ogni
a44 ALE
giorno. Assegnava sei o sette ore del
dì per dare udienza a chiunque la
richiedesse, e nella mattina della
domenica stava pronto ad ascoltare
principalmente i poveri , che negli
altri giorni non aveano agio di
presentarsi a lui. Tanta era la sua
carità verso i bisognosi , che ven-
dette le suppellettili cui possedeva
come Cardinale , onde ad essi ne
fosse distribuito il valsente. Seguen-
do r esempio d' Innocenzo X e di
altri suoi antecessori , poco dopo la
sua esaltazione al triregno , pubblicò
un giubileo universale , e nel 1 656
un altro ne intimò , ad impetrare
dal Signore l' aiuto necessario alle
necessità di que' tempi. A questo fi-
ne medesimo nel i663 ne pubblicò
un terzo, e due pure ne concesse,
per ottenere il favore celeste con-
tro i turchi. Essendo la città di
Roma oppressa da fiera carestia,
egli provvide con molta sollecitudi-
ne a' bisogni de' poveri , che in lui
riconoscevano un padre amoroso.
Quindi stabilì con una bolla, la
prima del suo Pontificato , che i
legati pii, appartenenti alla fabbri-
ca di san Pietro, fossero distribui-
ti dai vescovi ai più bisognosi di
Roma . Rimise poscia la congre-
gazione degli sgravii , la quale era
stata abolita , e comandò che i
rispettivi governatori assumessero
l'incarico di quei commissarii, che
doveano portarsi a riscuotere i di-
ritti della Camera, qualora alcune
comunità mancassero a questo do-
vere. Abolì eziandio i commissarii
degli spogli, i quali nella morte
de' vescovi aggiungevano alla Came-
ra i beni da loro lasciati. Rinnovò
la congregazione della visita, usata
in tempo di Clemente YIII e di
Urbano Vili , e corresse i costumi
di alcuni prelati. Nel i655 Ales-
ALE
Sandro ebbe il conforto di vedere
ossequiosa a' suoi piedi Cristina
figlia ed erede di Gustavo re
di Svezia , il quale avea macchi-
nalo molte stragi alla Chiesa .
Questa principessa dappoiché conob-
be la falsità della setta luterana ,
bramava di trattenersi con uomini
dotti, per venire illuminata intorno
i dogmi della vera religione. Riso-
luta .pertanto di entrare nel grem-
bo della Chiesa, rinunziò alla coro-
na in favore di Carlo Gustavo suo
cugino, recossi a Brusselles ed ivi
abiurò l'eresia. Indi intraprese il
viaggio per la volta di Roma, ove
entrò con pompa solenne, accom-
pagnata da molti insigni personag-
gi, che si erano condotti ad incon-
trarla. Un altro avvenimento all' op~
posto afflisse 1' animo di Alessandro.
Innocenzo X avea promosso alla di-
gnità di Cardinale l' arcivescovo di
Parigi, Giovanni Francesco Paolo
Gondi de Retz; ma il Cardinale
Mazzarini, primo ministro della cor-
te di Francia, lo fece rinchiudere in
una prigione credendolo contrario
allasuapotenza.il Retz si vide allora
costretto a rinunziare all'arcivesco-
vato ; ma avendo potuto liberarsi
scalando la torre della prigione ,
colla rottura di una spalla, rivocò
la rinunzia come violenta , ed av-
viossi a Roma, ove Innocenzo gli
diede il cappello cardinalizio. Dopo
la elezione di Alessandro, furono
mandate a questo Pontefice mol-
te accuse contro il Retz ; ma
disvelatane la impostura, il Papa
non diede ascolto ai nemici di quel
Cardinale , e ne addusse le ra-
gioni con tanta giustizia , che i
francesi ne restarono contenti, e \<)
riconobbero per loro arcivescovo.
Un altro fatto scabroso tutta ri-
chiese la sollecitudine di Alessan-
ALE
tiro. Francesco Gaetani, cugino del
Cardinale Astalli, era stato da lu-
uocenzo spedito in Ispagna col ca-
rattere di nunzio ; ma poscia dallo
stesso Pontefice per giusti motivi
era stato affidato quell' incarico a
monsignor Massimi. Alessandro con-
fermò a quest' ultimo la dignità di
nunzio , e mandogli i brevi a ciò
necessarii. Siccome per altro il re
tardava a riconoscere il Massimi, il
Papa ne fece molte querele ; ed
allora il Gaetani mosse a Roma ,
ove per alti'o non venne accolto
da Alessandro, che gli comandò
di partirsene, finche credesse di
richiamarlo. Quindi il Sommo Pon-
tefice mandò soccorsi in denaro
a Casimiro re di Polonia , il qua-
le era stato privato del regno
nel i655 da molti nobili polacchi,
che posero svi quel trono il re di
Svezia. Inoltre spedì brevi a tutti
i prelati, ed a' signori cattolici del-
la Polonia, avvisandoli del pericolo
che correva la loro patria e la cat-
tolica religione , qualora permettes-
sero che il loro scettro fosse in ma-
no di un re infetto d'eresia. Pei"-
mise eziandio a Casimiro, che in
quella guerra potesse servirsi degli
ornamenti preziosi delle chiese, per-
chè trattava si di pi'Oteggere la re-
ligione, e nello stesso tempo gì' im-
pose r obbligo di farne la restitu-
zione tostochè gli fosse propizia la
fortuna. Ma questa guerra ebbe un
esito infelice, ed Alessandro, ad as-
sicurare il popolo che questo im-
portantissimo affare gli stava a cuo-
re, radunò vma congregazione di
Cardinali , per valersi del loro
consiglio. Inoltre inviò due corrieri
a' nunzi i di Francia e di Spagna,
i quaU eccitassero que' sovrani a fa-
re una trattazione di pace per prov-
vedere alla tranquillità de' loro sta-
ALE 245
ti ed al bene della cattolica fede.
In quel tempo medesimo i cantoni
cattolici degli svizzeri dovevano sof-
frire gravi insulti dagli eretici fo-
mentati da Cromvvello. Il Papa fe-
ce loro coraggio, ed inviò ad essi
la somma di trenta mila scudi. I
cattolici pertanto ingaggiarono bat-
taglia cogli eretici , e quantun-
que questi fossero superiori di forze,
ricevettero piena sconfitta ; ed in pro-
cesso si strinse alleanza tra i due
partiti. Poscia Alessandro rivolse le
sue cure, affinchè le funzioni della
Cappella Pontificia fossero esegui-
te col dovuto decoro, e ne affi-
dò la custodia a Carlo Conti du-
ca di Guadagnolo , perchè impe-
disse che il popolo alfollato tur-
basse la maestà delle sacre ceremo-
nie. Quindi istituì la congregazio-
ne della visita, e scelse alcuni
Cardinali e prelati forniti d'insi-
gne pietà e dottrina, coi quali re-»
cossi alla visita delle prime quat-
tro basiliche. Ed alflnchè quest'uso
salutare si propagasse, scrisse vm
breve comune ai vescovi della Fran-
cia e della Spagna, ed un altro ai
vescovi della Germania , eccitan-
doli a visitare personalmente le
loro diocesi. Diminuì le gabelle ,
eh' erano state imposte ai romani
dai Papi antecessori , o per soc-
correre ai principi cristiani con-
tro gli eretici ed infedeli, o pel
ricuperamento di Ferrara, o per co-
stituire un erario col quale si po-
tesse far fronte a tutti i bisogni, o
per altre occorrenze: gabelle che Ur-
bano Vili aveva accresciute nella
stagione infelice, in cui l' Italia era
infestata da armi straniere, e che
Innocenzo X non avea potuto sce-
mare, perchè dovette spendere sei-
cento mila scudi nell'ultima guer-
ra con Parma. Nel giorno ultimo
■ii\6
ALE
di maggio tleir anno i655 confer-
mò il decreto della congregazione
de' riti , che approvava il culto
immemoraljile del b. Ferdinando
III re di C^stiglia e di Leone, det-
to volgarmente il santo, il quale avea
sortilo i natali nel i i8g, edera mor-
to nel giorno 29 maggio del ii5i.
Era già scorso un anno del
Pontificato di Alessandro , senza-
chè questi chiamasse a Roma i
suoi parenti. Ma per condiscendere
alle istanze che gli faceano conti-
nuamente molti ragguardevoli per-
sonaggi, ne prese consiglio dai Car-
dinali radunati in concistoro. Sicco-
me questi concordemente afferma-
vano potersi ciò fare, il Papa in-
vitò a Pvoma suo fratello e due
nipoti, i quali furono accolti da lui
con molto ritegno e gravità a Ca-
stel Gandolfo, senza permettere ad es-
si di alzarsi. Volle inoltre, che i suoi
nipoti Agostino e Flavio si portas-
sero nel noviziato dei gesuiti a far-
vi gli esercizii di s. Ignazio. Sicco-
me avea proibito ad essi ed a suo
fratello di ricevere alcun regalo,
così affine di provvedere a' loro bi-
sogni , affidò a suo fratello Mario
la carica di generale di s. Chiesa ,
ìionchè di castellano; fece generale
delle guardie suo nipote Agostino;
ed a Flavio, il quale avea abbrac-
ciato lo stato ecclesiastico, non per-
mise di occupare le stanze destinate
pei Cardinali nipoti, ad impedire che
ei non si riputasse tale, quando non
si rendesse degno di ascendere a
tanta dignità. In quest' anno mede-
simo i65G era scoppiata in Napoli
la peste , e no menava orribile stra-
ge. Alessandro (juando ebbe contezza
di ciò si trovava a Castel Gan-
dolfo, da cui incontanente partì alla
volta di Roma. Quivi deputò suo
fratello IMario, ad adopeiarsi per
ALE
tener lontano dalla città quel fla-
gello , da cui altre volte avea sal-
vato Siena. Inoltre scelse quattro
celebri prelati affinchè troncassero il
commercio coi luoghi infetti o so-
spetti, ed istituì mia congregazione
de' pili esperti Cardinali, di prelati
ed altri personaggi ragguardevoli ,
per cui opera e consiglio fosse prov-
veduto alla salvezza vmiversale. Le
cure indefesse di questo Pontefice
e de' suoi cooperatori non potero-
no impedire i progressi del conta-
gio ; ma ben presto cominciò a ces-
sare a poco a poco, e nel sabbato
in Albis furono rese all' Altissimo
azioni di grazie per tm tanto bene-
ficio. Alessandro sovvenne con de-
naro la regina Cristina , e le con-
cedette alcune galere perchè potesse
condursi in Marsiglia, da dove volea
passare nel settentrione affine di ricu-
perare le proprie entrate confiscatele
dagli svezzesi. Con alcuni brevi pro-
curò di por fine alla guerra, che i fran-
cesi ed il duca di Modena faceano con-
tro gli spagnuoli nel milanese. Intan-
to i veneziani nel giorno 25 giugno
del i656, sbaragliarono compiuta-
mente l'armata ottomana nei Dar-
danelli , ed occuparono Tenedo e
Stilimene isola dell' Arcipelago . I
turchi ne giurarono fiera vendetta,
e la repubblica trovandosi esausta
di forze e di denaro, ricorse al Pon-
tefice. Questi accordò ai veneziani
la sua protezione , ed inviò brevi ai
re di Francia, di Spagna, all'impera-
tore , alla regina di Francia , non-
ché ai favoriti di queste corti, e tut-
tociò fece con l' intendimento di ot-
tenere quanto più poteva di soccorso
contro il comune nemico . Quindi
mandò un breve a Giulio degli Otldi,
suo inquisitore in Malta , con cui
lo autorizzava di escludere dalla
dignità di gran maestro chiuiniue
ALE
nvps.se trattato di ottener questo
titolo mentre viveva chi n' era ri-
vestito, od anche qviand' era vacan-
te. A questa decisione diede moti-
vo un cavahere, il quale avea pat-
teggiato per comperare i voti nel
tempo, in cui il gran maestro Gio-
vanni Paolo Lascaris era afflitto da
grave malattia. Siccome i gianseni-
sti resistevano pertinacemente alla
bolla d' hmocenzo X, deputò a que-
sta causa un' apposita congregazio-
ne, e con bolla dogmatica pubbli-
cata a' i6 ottobre del i656, e ri-
cevuta da tutta la Chiesa, dichimò
che » le cinqxie proposizioni, condan-
nate da Innocenzo X , erano vera-
mente del libro di Giansenio , e
eh' egli di nuovo le condannava nel
medesimo senso dello stesso Gianse-
nio ". Alessandro essendo pregato
da parecchi vescovi della Francia e
dal medesimo Lodovico il Grande,
con una nuova bolla pubblicata ai
16 febbraio i665 , prescrisse un
■formolario , nel quale si condanna-
vano le cinque proposizioni estratte
dal libro di Giansenio e nel senso
dello stesso autore, come erano sta-
te proscritte dalla Santa Sede. Que-
sto formolario anche a' nostri giorni
si giura da tutti quelli, i quali aspi-
rano ai gradi delle accademie ed
alle dignità. Il re comandò che tut-
ti i prelati del suo regno vi appo-
nessero la loro sottoscrizione, minac-
ciando di usare il rigore pi'escritto
da' sacri canoni contro chiunque vi
si fosse rifiutato. A questa condan-
na il Sommo Pontefice aggiunse
quella di altre quarantacinque pro-
posizioni scandalose, tratte da alcu-
ni scrittori di teologia morale. Cosif-
fatto apostolico zelo fu da Dio com-
pensato , col dare ad Alessandro il
conforto di vedere a' suoi piedi Isac-
co la Peirère, francese, il quale, abiu-
ALE 2^7
rata l'eresia di Calvino, r condan-
nato il suo libro Pnvadamìtcc, avea
fatto ritorno alla Chiesa. Avendo
in grande estimazione l'istituto dei
gesuiti, si adoperò affinchè fossero ri-
messi in Venezia, donde erano stati
espulsi fino dal 1606, per aver os-
servato r interdetto fulminato da
Paolo V contro quella repubblica.
A questo fine inviò a quel senato
un breve in data 2 3 dicembre i656,
che ottenne l'effetto desiderato. In
ricompensa di ciò Alessandro por-
se soccorso ai veneziani contro i
turchi , dando loro alcune galere
capitanate dal priore Giovanni Eichi
suo nipote, come pure soldati e da-
naro, dopo aver prima conceduto al
medesimo fine, che la repubblica
stessa ricevesse in sussidio le facol-
tà dei religiosi crociferi e dei cano-
nici di s. Spirito di Venezia, che
da lui erano stati aboliti. Inoltre
scrisse a varii principi, per pregar-
li a soccorrere i veneziani in quel
frangente; ma non avendo conse-
guito quanto bramava, si rivolse nd
alcuni de' suoi baroni, ed al sacro
Collegio, da cui ritrasse molte sov-
venzioni. Con questi aiuti Alessan-
dro soccorse non solamente i vene-
ziani, ma eziandio l'imperatore Leo-
poldo, il quale nella Transilvania
e neir Ungheria a stento potea al-
lontanare l'impeto de' turchi, come
pui'e favorì il duca di Savoia Carlo Em-
manuele, il quale combatteva cogli
eretici stanziati nelle valli delle Al-
pi, e da ultimo i polacchi, contro
i quali la Svezia avea mosso le
armi.
Nel giorno 28 luglio i656, que-
sto Pontefice rilasciò un breve, con
cui annuì alle inchieste del re cat-
tolico, il quale bramava che in una
domenica di novembre si celebrasse
l'uffizio e la messa del Patrocinio
o48 ALE
di Maria. A questa concessione iim
quella della plenaria indulgenza per
cpiei fedeli che confessati e comu-
nicati assistessero alla messa solen-
ne in detta festività. Quindi Inno-
cenzo XI n' estese il privilegio a
tutti i dominii del re cattolico, e
Benedetto XIII a tutto lo stato ec-
clesiastico, prescrivendo che questa
fèsta venisse celebrata nella terza
domenica di novembre. Neil' anno
seguente Alessandro promosse alla
dignità Cardinalizia suo nipote Fla-
vio, volendo ricompensarne i me-
riti , e con lui creò altri Cardina-
li . Indi l'ivolse le cure a disco-
prire chi avesse introdotto in Ro-
ma un certo veleno, che mieteva
molte vite, senza che si potesse ac-
corgersene al sapore ed al coloi'e. Es-
sendosi conosciuto, che alcune fem-
mine malvagie lo aveano portato
dalla Sicilia^ costoro furono con-
dannate all' estremo supplizio , e si
presero le più rigorose precau-
zioni ad impedirne il progresso.
Intanto il trono imperiale era ri-
masto vacante per la morte di Fer-
dinando III avvenuta ai 2 aprile
del 1657. Alessandro si adoperò
con tutto l'impegno, col mezzo di
monsignor s. Felice arcivescovo di
Cosenza suo nunzio nel Reno, per-
chè quel regno fosse concesso a Leo-
poldo re d'Ungheria e Boemia, fi-
gliuolo primogenito del detto impe-
ratore. JXel primo novembre i658
questo Pontefice canonizzò solenne-
mente s. Tommaso di Villanova
(Fedi) e con una bolla, emanata ai
22 febbraio del i65g, confermò il
collegio dei penitenzieri della basi-
lica vaticana, già istituito da s. Pio
V, che ne avea fidato la direzio-
ne ai Gesuiti. A questi nel 1G60
assegnò un altro domicilio poco lun-
gi dalla chiesa di s. Giacomo det-
ALE
to Scossa Cavalli, imperocché l^an-
tico collegio era stato spianato.
Inoltre assegnò loro annualmente
mille scudi dai proventi delle di-
spense matrimoniali, nonché mezzo
paolo per ciascuna bolla sulle det-
te dispense in terzo e quarto grado,
tre luoghi e mezzo di monte Fede,
altri nove del monte Sale, ed una
vigna con altre regalie. In questo
anno medesimo la Francia e la
Spagna conchiusero fra loro la pa-
ce col trattato dei Pirenei, in cui
si decisero alcune controversie ri-
guardanti la corte di Roma. Ales-
sandro ne mosse le più forti que-
rele, e non volle aderire ai capi-
toli di quel trattato, nel quale, sen-
za saputa di lui e de' suoi ministri,
erano decise a danno della Santa
Sede le pretensioni della casa di
Este e del duca di Parma pel du-
cato di Castro. Egli pertanto rifiu-
tò con fermezza di secondare le
pretensioni del duca di Modena, e
negò di restituire a quello di Par-
ma il ducato di Castro, cui dichia-
rò con una bolla incorporato ai be-
ni della Chiesa Romana. Tanto egU
decise in base della promessa fatta
ad Innocenzo X da Odoardo Far-
nese duca di Parma e Piacenza, il
quale si obbligava di cedere quel
ducato, qualora entro otto mesi non
avesse soddisfatto il debito che avea
coi Mentisti. Nello stesso tempo la
tranquillità di Roma era stata al-
quanto turbata. Alcuni ministi'i vo-
leano catturare, pel debito di dicci
mila scudi, un certo Velajo, il c[ua-
le abitava nel palazzo del Cardi-
nale d'Este. I famigliari del Por-
porato vi si opposero con forza ,
e sarebbero forse venuti alle ma-
ni coi soldati, se Alessandro non
avesse dato l'incarico di sedare quel
tumulto al Cardinale Francesco Bar-
ALE
berilli ed agli ambasciatori. Questo
Pontefice nutriva la più tenera divo-
zione alla Santissima Vergine, e nel
giorno li dicemlMC del i6()i scrisse
di suo pugno una bolla, con cui rin-
novò i decreti di altri ]*ontclici, spe-
cialmente di Sisto IV, di Paolo V. di
Gregorio XV e di Pio V, in favore
della sentenza, che l' anima di Ma-
ria alla sua creazione ed infusione
nel corpo fu piena di Spirito santo
ed immune dal j)eccato originale.
Poscia con altra bolla in data i8
dicembre dell' anno stesso , rinno-
vò i medesimi decreti, onde Filippo
IV gli fece i più vivi ringraziamen-
ti per aver egli principalmente pre-
scritto il titolo dell'Immacolata Con-
cezione. Con altro breve del i4 di-
cembre confermò il decreto della
sacra congregazione dei riti, in cui
si accordava, che nel regno di Si-
cilia si celebrasse con rito doppio
l'ufficio di sant'Agata, che rimase
semidoppio nella Chiesa universale
fino al I 7 1 3 sotto Clemente XI .
JVeir anno seguente questo Pon-
tefice, il quale si studiava di con-
servare la pacCj ebbe il rammarico
di vederla turbata. Il duca di Cre-
qui, ambasciatore di Lodovico XIV
re di Francia, ebbe a soffrire un
insulto per parte dei romani , ed i
.suoi famigliari non tardarono a far-
ne vendetta. Vennero essi alle ma-
ni coi soldati corsi , addetti al ser-
vigio del Papa , ed in questo in-
contro alcuni francesi furono pri-
vati della vita , e gli altri inseguiti
fino al palazzo Farnese, ove abita-
va r ambasciatore. Né contenti di
ciò i corsi tirarono molti colpi con-
tro le finestre del duca, e lo stesso
fecero contro la carrozza di sua
moglie, di cui uccisero un paggio.
L' ambasciatore partì da Roma , e
portossi in Francia. Il re adirato di
VOL. I,
ALE 249
ciò, ne chiese ad Alessandro conde-
gna soddisfazione ; perlochè, raccolto
un esercito, ridusse sotto al suo do-
minio Avignone, e fece marciare al-
cune truppe verso l'Italia. Studios-
.si il Papa d'indurre alla pace quel
re, ma indarno. A tal uopo con-
vocò i Cardinali, affinchè gli sugge-
rissero come dovesse contenersi in
questo affare difficile. Scrisse inoltre
al re di Spagna , al gran duca di
Toscana, alla repubblica veneta e ad
altri principi d' Italia, e pregolli ad
interpolasi, per indurre il re Cristia-
nissimo a concedergli la pace. Inoltre
spedi in Francia Cesare Pva.sponi, che
non ci fu ricevuto, venendogli fatto
soltanto di abboccarsi coll'ambascia-
tore Crequì a Pont-de-Beauvoisin
nella Savoia, senza conseguire quanto
bramava. Solo nell'anno seguente si
pose fine a questa discordia. Giusta
l'accordo fatto in Pisa nel 16G4 ,
in cui si tennero alcune conferenze
fra monsignor Rasponi plenipoten-
ziario del Papa e monsignor Bour-
lemont uditore di Rota, plenipoten-
ziario di Lodovico XIV, Alessandro
mandò in Francia suo nipote Car-
dinale col carattere di legato a la-
lere , ad assicurare quel re , che
ne egli, ne alcuno di sua (amiglia
avea preso parte in quell' affare.
Il Papa eseguì inoltre alcune altre
condizioni, ed ebbe il conforto di
vedere ritornata la pace, e di riac-
quistare il dominio di Avignone e del
^^enosino. Comandò quindi con un
breve de' 28 gingno 1664 , che
l'uffizio di s. Domenico, come uno
dei protettori della città e regno
di Napoli , vi fosse celebrato con
ottava e colla festa di precetto ,
quantunque non fosse il protetto-
re principale. Fece anche la cano-
nizzazione di san Pietro Nolasco
per equipollenza : il che avvenne ad
25o ALE
istanza del re di Spagna; e coman-
dò eziandio che in tutta la Chiesa
cattolica se ne facesse 1' uHizio e la
messa con rito semidop{iio, che po-
scia da Clemente X, nel 1672, fu
cangiato in doppio. Nello stesso an-
no questo Pontefice celebrò la se-
conda beatificazione solenne del b.
Pietro di Ai'bues aragonese, detto
il maestro d Epila, ed assegnò il
giorno I 7 settembre perchè nella cat-
tedrale di Saragozza se ne celebrasse
la festa con ufìizio e messa propria.
Ai 19 aprile i665 canonizzò so-
lennemente s. Francesco di Sales.
Inoltre con un breve de' 20 mar-
zo confermò il decreto della con-
gregazione dei riti, col quale si de-
cideva che s. Gennaro era il prin-
cipale protettore di Napoli, e non
san Domenico, come pretendevano i
domenicani. Poscia con un decreto
de' 2 r novembre, anno stesso , che
venne ampliato da Clemente IX
nel 1 668 , Alessandro accordò alle
diocesi di Firenze e di Parma l'ufii-
zio e la messa di s. Bernardo degli
liberti. Cardinale fiorentino dell'or-
dine Vallombrosano. Emanò dappoi
un breve, con cui approvò la con-
gregazione e l'istituto delle mona-
che ospitaliere del monislero della
casa di Dio, nelle terre de la He-
che , diocesi di Francia. Con al-
tro breve de' 17 luglio 1666 an-
nui a due decreti della s. con-
gregazione de' riti, e prescrisse che
la festa di s. Giorgio fosse considera-
ta di precetto nel principato di Ca-
talogna.
A tutte queste sollecitudini pel
bene della Chiesa, accoppiava Ales-
sandro un grande amore allo stu-
dio delle belle lettere e delle
arti, cui promosse con zelo vera-
mente ammirabile. Egli rimodernò
l'università di Roma , detta d^lla
ALE
Sapienza, la cui fabbrica era stata
intrapresa da Eugenio IV, istau-
rata da Leone X; e vi compì la
cappella di s. Ivo, che Innocenzo X
avea cominciato a fabbricare. Fece
dono a questa università di venti
mila volumi. Avendo poi ottenuto
dalla comunità di Urbino gran
copia di manoscritti, li collocò se-
paratamente nella libreria vatica-
na, con una iscrizione ; ed in pre-
mio di questo dono regalò alla
detta comunità diecimila scudi. Nel-
la stessa università Alessandro isti-
tuì sei nuove cattedre, cioè delle con-
troversie, del decreto, delle pandetle,
dell'istituto, del criminale e della sto-
ria ecclesiastica ; e le concesse nel
monte Gianicolo un orto di Sem-
plici per uso di quelli, che si ap-
plicavano allo studio della botani-
ca. A queste utili istituzioni egli
ne avrebbe aggiunto molte altre,
ma ne fu impedito dalle circostan-
ze di que' tempi veramente torbi-
di. Anche la riforma di alcuni a-
busi, introdotti nella sua corte, tut-
ta richiesei'o la sua vigilanza. Proibì
pertanto che i Cardinali facessero u-
so del coruccio per la morte de' loro
parenti. Abolì il collegio ed ulìlzio
dei suddiaconi ed accoliti apostoli-
ci, i quali prestavano assistenza al
Pontefice nelle messe solenni; agli
accoliti sostituì i dodici votanti di
segnatura di giustizia, ed ai sud-
diaconi gli uditori di Rota, che vol-
le fossero iniziati negli ordini sa-
cri. A questi concesse di portare
il color paonazzo non solo nella
veste, ma anche nel cordone dei
cappello ; inoltre li preferì ai chie-
rici di Camera. Decretò che nelle
cavalcate avessero luogo vicino alla
cioce, ed alla parte del pane ag-
giunse quella del vino, locchè au-
mentava di cinquanta scudi il loro
ALE
stipendio. Per compensare poi i
chita'ici di Camera, concesse loro
il privilegio della cappella <lomesti-
ca , e del rocchetto negli atti pub-
blici. Abolì i tre privati ministri ,
dei quali uno assisteva alle messe
solenni cantate dai Cardinali e dai
vescovi nelle cappelle Pontificie, e
gli altri due cantavano il vangelo
e r epistola ; sostituì loro im ca-
nonico di san Giovanni Latcrano
per assistente, vmo di s. Pietro pel
vangelo, ed uno di s. Maria Mag-
giore per r epistola , ed assegnò a
questi il titolo di prelati domestici
del Papa coli' abito paonazzo , e
con una parte onoraria come i vo-
tanti di segnatura di giustizia. Vie-
tò sotto gi'avissime pene , che i
principi e baroni feudatari! della
Santa Sede assumessero il titolo di
Altezza , che accordò al solo duca
di Parma. Fabbricò nel Vaticano
un archivio, in cui si conservassero
le lettere de' Sommi Pontefici ai
nunzii ed agli altri ministri aposto-
lici , nonché le relative lisposte ; ed
altri ne istituì per conservare gli
alti delle singole congregazioni. In-
oltre spiegò il suo genio per le
arti belle con varie opere , che
meritano di essere annoverate. Fra
queste tiene primo luogo il gran-
dioso portico sulla piazza del Vati-
cano, cominciato nel 16G0 e com-
piuto sotto Clemente IX. Questo
è ornato di cento trentasei belle
statue di varii santi e fondatori
delle religioni, e sostenuto da tre-
cento ventiquattro colonne di stra-
ordinaria grandezza. Rabbellì con
magnificenza le scale, che dal por-
tico di s. Pietro menano alla regia
sala del palazzo vaticano. In questa
basilica fece collocare siiU'altar mag-
giore la sacra Cattedra del principe
degli apostoli , incassala dentro ad
ALE 2^1
una di bronzo, sostenuta dalle sta-
tue de' santi dottori Atanasio, Gio-
vanni Grisostomo, Ambrogio ed A-
goslino. Quindi nel i665 fondò la
zecca presso al giardino del Vali-
cano, e prima nel i65f) avea eret-
to, per comodo della famiglia Pon-
tifìcia, un lungo edifizio continuato
dal palazzo quirinale verso la porta
Pia. Fece dipingere la lunga galle-
ria del detto quirinale, e ne com-
mise r incarico al pittore Pietro da
Cortona. Raddrizzò la strada del
corso; in memoria del qual fat-
to fu posto lo stemma di Alessan-
dro VII colla Quercia, nel can-
tone della strada, che dalla j)iaz-
za di Venezia conduce a s. Romual-
do. Fece collocare nella maggiore
delle cinque porte della basilica
lateranense le imposte di bronzo,
che prima erano nella chiesa di
s. Adriano. Siccome il vano di que-
sta porta superava la grandezza del-
le imposte , vi fu riportala intorno
una fascia di bronzo, ornata di stelle
e di quercie, formanti l'arma di
Alessandro. In questa basilica fu
ristaurata eziandio la sua magnifica
tribuna per opera del medesimo
Pontefice. Anche il palazzo di Castel
Gandolfo venne ingi-andito, ed all'A-
riccia, terra poco discosta da R^oma,
fu fabbricata una chiesa che costò
la somma di quarantacinque mila
scudi. Dappoi in Civitavecchia A-
lessandro fondò un arsenale, e con
doppio molo e catene ristabilì il por-
to di quella città. Fece spianare il
terreno davanti la chiesa della Ro-
tonda, formò una bella piazza, e sco-
perse quel portico magnifico, le cui
famose colonne erano mezzo sepolte.
Nel 1667 nella piazza della Miner-
va collocò sopra un elefante un
antico obelisco avente l' altezza di
ventiquattro palmi. Ornò parecchie
a ^2 ALE
chiese di Roma, e fra le altre
quella tli santa Maria del Topolo,
del cui titolo era stato fregiato men-
tre era Cardinale. Anche la metro-
politana di Siena, sua patria, ehbe
a sperimentare la munificenza di
Alessandro. Egli vi fece costruire
in onore di Maria Vergine una son-
tuosa cappella di figura rotonda, or-
nata di otto colonne di verde an-
tico, alte sei braccia , tutte di un
pezzo, e le arriccili di preziose sup-
pellettili. Inoltre favori la sua pa-
tria col fabbricare una magnifica
facciata alla chiesa delle monache
del Refugio. Fece dono al capitolo
dei canonici senesi, nel i658, del-
la rosa d'oro, e dopo due anni
concesse al medesimo il priorato di
s. Maria del Murello, che prima
apparteneva ai frati crociferi, i qua-
li da lui erano stati soppressi. Ed
ecco come ne divise le prebende.
Oltre ai venticinque canonicati di
quella metropolitana n' eresse un
altro, il cui membro dovesse eleg-
gersi dalla sua famiglia Chigi , eil
avesse la custodia della predetta
cappella. Sul medesimo priorato
stabilì ancora due cappellanie quo-
tidiane, per due sacerdoti amovi-
bili , ai quali assegnò sessantasei
scudi annui , ed altri venti per un
chierico. Anche di questi tre in-
dividui concesse la elezione alla
sua famiglia per iuspatronato , e
nel loro ufficio li dichiarò esenti
dalla giurisdizione dell' ordinario.
Dalle rendite dello stesso priorato
assegnò centocinquanta scudi pel
nuovo canonico custode, ed aggiun-
se ottantotto scudi alle rendile del
decano , e centocinquanta a quelle
dell'arciprete. La facoltà di scegliere
r(uest' ultimo passò ad essere diritto
dei principi Chigi per cessione fattane
dalle monache di s. Maria di Siena.
ALE
le quali per altro si liserbarono
quindici scudi per un cappellano.
Del rimanente poi delle rendite
del suddetto priorato , Alessandro
dispose che ogni anno si dessero
quattordici scudi a ciascun canoni-
co di libera collazione oltre le quo-
tidiane distribuzioni , ed il restante
volle fosse distribuito alle sei ch-
gnitìi ed ai venti canonici di antica
erezione del capitolo per accresce-
re le loro quotidiane distribuzioni,
e per eguagliarne le porzioni. A
perpetuare la memoria di cotali
benefizii, quei canonici fecero com-
porre una elegante iscrizione, e
la collocarono all'ingresso della ca-
mera capitolare. Questo Pontefi-
ce fu il primo che introdusse il
costume di portar genuflesso il
Santissimo Sacramento nella pro-
cessione del Corpus Domini, sen-
za abolire per altro l'uso di por-
tarlo sedendo nella macchina pog-
giata sulle spalle dei palafrenieri ,
ovvero a piedi. Tante e così stre-
pitose ed utili disposizioni, che ri-
guardavano la ecclesiastica discipli-
na, le lettere e le arti belle, mos-
sero il senato romano ad erigere
nel Campidoglio in onore di es-
so Pontefice una statua di bron-
zo, quantuncpie ci vi si opponesse
gagliardamente. Ma già si avvici-
nava il fine di questo glorioso Ponti-
ficato. Alessandro venne colto da fie-
ri dolori prodotti dai calcoli, per cui,
ricevuto il santissimo Viatico, dopo
essersi fatta leggere la professione
di fede ed avere impartita la be-
nedizione ai Cardinali, morì ai 9.3
maggio 1667 contando anni dodici
di governo. Ebbe la tomba nel Va-
ticano in un deposito disegnato e
scolpito dal cavalicr Giovanni Lo-
renzo Ijcrnini.
ALESSANDRO Vili, Papa CCLF,
ALE
chiamavasi antecedentemente Pietro
Ottoboni, e sortì i natali in Venezia
a' 22 aprile iGio, da JMarco Otto-
Jjoni gran cancelliere della repu]>
blica veneta, e da \ ittoria Torniel-
li di distinta e nobile famiglia vene-
ziana. Fece il corso de' suoi studii
in Padova, ed in età di anni dicias-
sette ottenne la laurea in ambedue
i diritti. Nel i63o intraprese il viag-
gio di Roma : ed il Sommo Pon-
tefice Urbano Vili ammii-andone
la dottrina , gli affidò la carica di
referendario dell' una e dell' altra
segnatura, lo fece successivamente
governatore di Terni, Rieti e Spole-
to. L'Ottoboni adempì con tanto ze-
lo e con tanta prudenza questi uffi-
cii importantissimi, che il detto Pon-
telìce lo elesse vescovo di Torcello
nel veneziano, ed appresso uditore
di rota. Esercitò quest'ultimo impie-
go con somma lode pel corso di quat-
tordici anni , e si rese celebre per
le decisioni cui consegnò alle stam-
pe. Finalmente Innocenzo X , vo-
lendolo rimimerare pei servigi pre-
stati alla Chiesa ed allo stato, lo
decorò colla sacra porpora a' 19
febbraro i6'j2, e, trascorsi due anni,
lo fece vescovo di Brescia. Senon-
chè a tal dignità ei linunziò dopo
due lustri avendo conseguito da Ales-
sandro VII la badia Vangadiccnse.
Poscia, lasciato il suo titolo di s. Sal-
vatore , otto quello di s. IVIarco , e
si ebbe prima il vescovato di Sa-
bina, indi di Frascati e da ultimo
di Porto. Intervenne ai comizii di
Alessandro VII, dei Clementi IX,
e X , e d' Innocenzo XI , i cpiali
Pontefici lo ebbero mai sempre in
grande estimazione. Intanto essendo
morto il Sommo Gerarca Innocenzo
XI, egli fu eletto a succedergli a' 6
ottobre del i68f) per voto unanime
del sacro Collegio di cui era sotto-
ALE 253
decano. Assunse il nome di Alessan-
dro Vili, per dare un contrassegno
di gratitudine al Cardinal Chigi nipo-
te di Alessandro VII, il quale avea
promossa la sua elezione, nonché
per rinovellare la memoria di Ales-
sandro III, gratissima ai veneziani.
Kel giorno iG otlobi-c fu coronato
solennemente nel Valicano, ed a' 28
recossi in lettiga aperta a prendere
possesso della basilica lateranonse.
Quindi per ottenere da Dio l'aiuto
necessario a reggere santamente la
Chiesa, pubblicò uji giubileo stra-
ordinario agli I I dicembre, seguen-
do così l'esempio praticato da Sisto
V, e seguito da molti successoli del
medesimo.
Questo Pontefice, ad onta della
sua età avanzata, avea mente ferma
e perspicace; era fornito di tanta
prudenza e cognizione tiegli adàri
del mondo, che nella Storia della
Accademia reale delle scienze ap-
pellasi uno de migliori spirili dei
suo secolo. Ma la premura di av-
vantaggiare i parenti olìuscò al-
cpianto la gloria di questo Ponte-
fice. Egli creò generale di s. Chie-
sa suo nipote Antonio, e duca di
Fiano il pronipote Marco; diede per
moglie ad Urbano Barberini, ]irin-
cipe di Palestrina, la sua pronipote
Cornelia Zeno, e decorò della porpo-
ra gli altri pronipoti suoi Pietro Ot-
toboni e Giambattista R.ubini. Quin-
di rivolse l'animo a beneficare la
patria. Avendo questa impugnato le
armi contro i turchi, Alessandro le
inviò sette galere e due mila fonti,
dal quale soccorso rinfoi-zati i ve-
neziani, a' IO agosto del 1690, si
impadronirono della città di Napoli,
di Malvasia e di Vallona, conside-
revole fortezza dell' Albania. Inol-
tre spedì a quella città il suo chie-
rico di Camera Michelangiolo Con-
134 ALE
ti (che poscia fu Papa col nome di
Innocenzo XIU) afllnchù presentasse
al doge Francesco Morosini lo stoc-
co ed il berrettone da lui benedetti :
donativo che suol farsi dal Sommo
Pontefice a qvie' generah, che sono
benemeriti della cattolica religione.
Confermò alla stessa repubblica l'an-
tico diritto di esigere dagli eccle-
siastici la decima, e le concesse il
privilegio di nominare gli arcive-
scovi e vescovi di quelle città, che
avea preso ai turchi ; lasciò al pri-
miceiio della chiesa di san Marco
que'privilcgii, di cui godeva fino dal-
1829, e che si riducevano a questi : di
usare le insegne vescovili, d' impar-
tire la benedizione nelle sue chiese,
di approvare i confessori , di con-
ferire la piima tonsura a' suoi sud-
diti e di concedere ad essi le lette-
re dimissorie per gli altri ordini ;
ai quali favori aggiunse quello di
conferire gli ordini minori a quelli
che stavano sotto la sua giurisdizione.
Quantunque per altro Alessan-
dro si mostrasse inchinevole a col-
mare di beneficenze i suoi paren-
ti e la patria, non lasciava di
applicarsi a tutt'uomo all'accresci-
iiienlo della cattolica religione. Con
breve i i giugno 1690 egli con-
fermò il decreto della sacra con-
gregazione de' riti, in cui si appro-
va il culto prestato alla b. Cune-
gonda da epoca immemorabile .
Quindi ai 16 ottobre dell'anno
medesimo canonizzò i santi Loren-
zo Giustiniani, primo patriarca di
Venezia, Giovanni da s. Facondo,
Pasquale Baylon, Giovanni cTi Dio,
Giovanni da Capistrano [Vedi). In
quell'anno medesimo, ai io aprile,
eresse il vescovado di \ankin, ([uindi
«piello di Pekino, capitale dellimpo-
rochincse, i ([uali vescovadi dichiarò
sulfraganei all'arcivescovo di Goa. Ai
ALE
I 3 settembre conlèrmò la congregazio-
ne de'chierici secolari dcU'Assimta in
Portogallo, ed a'i5 ottobre, le co-
stituzioni de'monaci silvestrini. Sotto
il suo predecessore Innocenzo XI
erano insorte delle differenze tra
la corte di Roma e quella di Fran-
cia per le franchigie e per le rega-
lie. JMirando Alessandi'o a togliere
questi dissidii , concesse al re cri-
stianissimo la nomina dei vescovi di
Metz, Toul, Verdun, Arras e Per-
pignano. Il re l'inunziò allora alle
franchigie, e nel 1690 restituì al
Pontefice lo stato di Avignone. Se
non che, non avendo Alessandro po-
tuto ottenere quanto bramava in-
torno alle quattro proposizioni del cle-
ro gallicano, non volle concedere ciò
che avea promesso, e condannò quel-
le proposizioni come ingiuriose alla
Santa Sede , erronee e scandalose ,
e nel giorno precedente alla sua
morte scrisse a quel re vm breve
amorevole su questo affare. Condan-
nò eziandio il peccato filosofico e
trcntuna proposizioni, che si credo-
no dei giansenisti Sinnichio , Ar-
naldo ed altri ; e si adoperò ad e-
stirpare ogni reliquia del molini-
smo. A queste cure tendenti al be-
ne della religione Alessandro sape-
va accoppiare il più ardente zelo
per la prosperità temporale de'suoi
sudditi. Liberò la città di Roma
dalla peste ; sovvenne ai poveri, ai
pellegrini, alle vedove, ai pupilli in
tempo di carestia; diminuì di un
paolo la macinatura di ciascuiì nib-
bio di grano ; permise la tratta dei
grani agli agricoltori , e tanto van-
taggio ne sentirono i suoi sudditi,
che fecero coniare due monete col
motto: RE FRUMENTARIV IlESTITUTA;
e diminuì di un quattrino ])or lib-
bra la gabella «Iella carne. IS'on per-
donò a spese alUne di rinnovare la
ALE
fontana e gli accjucdotti di s. Pie-
tro Montorio fabbricati da Paolo V,
ma poscia rovinati : e coopei'ò al
decoro della città col promuovere
le scienze ed ingrandire diverse li-
brerie. Tolse molti abusi e vizii
che infestavano la città e corte di
Roma ; e dopo sentenza emessa dal
santo Uffizio, condannò a perpetua
carcere nella fortezza di Perugia
monsignor Gabi'ielli, chierico di Ca-
mera, ed i suoi seguaci, che aveano
abbracciato gli errori di Molinos.
Ma si avvicinava il tempo della
morte di questo Pontefice difendi-
tore impavido della fede, sostenitore
della ecclesiastica disciplina e bene-
merito promotore delle scienze. Sul
principio di gemiaio del 1691 es-
sendo stato assalito da grave ma-
lattia, chiamò a se i Cardinali e
li esortò ad aderire alla bolla, con
cui condannava le quattro propo-
sizioni del clero gallicano, ed a so-
stenere il diritto, l'autorità ed i pri-
vilegi della Chiesa Romana. 11 ma-
le intanto diveniva più grave, e
perciò gli furono amministrati i
santi sacramenti. Finalmente nel
giorno primo febbraio del 1 69 1
compì la sua carriera mortale, do-
po un anno, tre mesi e ventisei
giorni di Pontificato, ed ebbe la
tomba nel Valicano.
ALESSANDRO, Cardinale. A-
lessandro, prete Cardinale di s. Sil-
vestro e Martino , venne decora-
to della poi-pora da Clemente III
r anno 1 1 90, nel mese di settembre.
ALESSANDRO (Natale). A que-
sto scrittore, la cui pietà e dottri-
na sono celebratissime , fu patria
Rouen nel 1G39. Ascrittosi quivi al-
l'Ordine dei domenicani, nel i665,
vi cominciò gli studii, che proseguì
a Parigi , dove insegnò filosofia e
teologia per dodici anni, e ne ottcn-
ALE a55
ne la laurea. Il ministro di stato Col-
bcrt lo invitò ad essere del nove-
ro di quegli uomini illustri, i qua-
li tenevano conferenze ecclesiastiche
a suo figlio, che divenne arcivesco-
vo di Rouen. Nel 1706 fu eletto
provinciale, e nel 1724 tenninò i
suoi giorni a Parigi dopo aver per-
duto la vista dieci anni prima. Le
sue opere sono: Summa s. Tliornce
viìidicata; Selecta historice ecclesia-
sticce capita, et in loca ejusdem in-
signia dissertationes historicxv, criti-
ca;, dogmaticce ; Jlveologia dogmati-
ca et moralis j Exposilio litteralis
et moralis s. Evangelii J. C. sc-
cundurn quatuor evangelistas j Com-
mentar ius litteralis et moralis in
omncs epistolas s. Pauli apostoli^
et in septcm epistolas calholicas j
Institutio concio nato rwn. Fra gli al-
tri suoi scritti, che fecero gran re-
more in quella stagione, si possono ri-
cordare la Denunzia del peccato fi-
losofico, alcune Lettere sopra il to-
mismo, X apologia dei domenicani
missionarii della China , la con-
formità delle cerimonie chinesi col-
r idolatria dei greci e dei romani.
Avea cominciato eziandio una rac-
colta di scritti di erudizione e di
eloquenza cui avea intitolato Viri-
darium, ma che non pubblici» per
essere diventato cieco.
ALESSANO. Piccola città vesco-
vile {Alexanum), contea e ducato
nel regno delle due Sicilie, nel ter-
ritorio di Otranto, quasi distratta
da' barbari nell' XI secolo. Ignorasi
la origine di questo vescovato, tras-
ferito da s. Maria di Lcuca. Da ciò
i vescovi d' Alessano prendevano
anche il titolo di Leuca. La chie-
sa cattedrale dedicata al santissi-
mo Salvatore è di stile gotico. Di
presente è soggetta all'arcivescovo
di Otranto. Poco si estendeva la
2j6 ale
diocesi, e comprendeva soltanto do-
dici piccoli borghi, due moaistcri e
un ospedale.
ALESSIANI o CELLITL Ordine
religioso. Gli appartenenti a quest'or-
dine hanno a protettore s. Alessio, il
quale servì molto tempo in uno speda-
le di Edessa nella Siria. In una imagi-
nc impressa dal Galle si riferisce che
l'istitutore di quest'Ordine avesse no-
me Tibia. Fiorirono gli Alessiani o
Cdliti al fine del secolo XIV senza
alcuna regola o professione religio-
sa , ma il loro officio fu sempre
servire i pazzi, gli appestati, e sep-
pellire i morti. Pio II neli' anno
primo del suo Pontificato li chiamò
ad un miglior ordine, e con bolla
dei 3 gennaro 14^9? ordinò che
facessero i voti religiosi, cui si ob-
bligarono nel 1461 dinanzi al prio-
re del convento di Malines. Sisto
IV con altra bolla del 1472 loro
prescrisse la regola di s. Agostino,
e concesse molti privilegi , che fu-
rono confermati da Giulio II e da
Urbano Vili. Il vestito degli Ales-
siani consiste in una veste nera,
un mantello sino a mezza gamba,
ed un cappuccio tondo. Questi re-
ligiosi fiorirono particolarmente in
molte città della Fiandra e della
Germania. Vengono chiamati anche
Celliti, forse dalle celle dove abi-
tano. Auberto Mirco, Della Orig.
Monastica, 1. XII, e. 28, fece men-
zione degli Alessiani.
ALESSIO (s.), nato nel IV secolo
da un senatore di Roma, informato
a tenerezza e a generosità fin dai
prim' anni , fu largo dispensatore
dei propri! beni ai poverelli di Cri-
sto, siccome aveva appreso in se-
no alla famiglia, e parve che ris-
guardasse in (pielli altrettanti benc-
lìittori. Secondochè veniva crescendo
cogli anni, più .sempre iiinamoia-
ALE
vasi del sommo e sovrano bene
eh' è Dio : più quindi allontanavasi
da ciò che non tornasse a vera e solida
felicità. Costretto da'genitori, altron-
de pii e timorati del Signoie, a pren-
der moglie, si arrese al loro benepla-
cito. Prima pei'ò della consumazione
del matrimonio , lo stesso di nuziale
fuggi di nascosto, e travestito riti-
rossi in paese lontano dalla pa-
tria , fermando suo soggiorno in
una capannuccia presso a certa chie-
sa dedicata a Maria. Perchè le sue
virtù gli attiravano le ammirazioni
della gente in mezzo alla quale vi-
vea, tornò Alessio alla patria, e
sotto divise di povero pellegrino
presentossi a' suoi, che gli accorda-
lono picciola stanza, dove, non pri-
ma di essere per esalare l'ultimo spi-
rito manifestò chi egli si fosse. Ciò
avvenne, secondo la opinion più co-
mune, verso l'anno 4-^ 7- La sua
festa è riportata aldi 17 di luglio.
ALETH (Jleth). Piccola città ve-
scovile di Francia nella bassa Lin-
guadoca , rinomata pe' suoi bagni
e per le sue pagliuole d'oro e d'ar-
gento che trovansi ne' ruscelli, i quali
scorrono dai Pirenei, alle cui radici
è situata. Nella sua origine non era
che un monistero di benedettini, in-
torno al quale si alzarono delle a-
bitazioni insensibilmente aumentate
al segno che il Sommo Pontefice
Giovanni XXII , Jacopo d' Euse ,
residente in Avignone^ nel 1 3 1 7
erigendo in metropoli Tolosa, fra i
vescovati , che le stabilì per sulfra-
ganei, vi assegnò pur quello di
Aleth che in quel medesimo an-
no avea instituito, e che ebbe in se-
guito diciotto mila lire di rendita.
11 capitolo di Aleth componeasi di
monaci benedettini ; ma il moni-
stero loro fu secolarizzato nel i53i
da Papa Clemeiilc VII. L'autore
ALF
delle vite dei Papi d' Avignone di-
ce invece, che Giovanni XXII, nel
1 3 1 9, trasferì il vescovato di Li-
moux ad Aletli. Questo si vuol che
poi passasse sotto la giurisdizione
metropolitica di Narbona.
ALFEO (s.), martire, di una del-
le migliori famiglie di Eleuteropoli,
lettore ed esorcista nella chiesa di
Cesarea, fu tra i moltissimi cristiani
trucidali durante la persecuzione
di Diocleziano. Con lui si ricordano
tre altri santi, Zacheo, Romano e
Barula, tutti decapitati, tranne Ro-
mano, che fu strozzato in prigione.
La gloriosa memoria di quest' ulti-
mo e de' suoi compagni riportasi
al d'i 18 novembre.
ALFERIO (s.), sorti la culla
dopo la metà del secolo X da una
delle più cospicue famiglie di Sa-
lerno. Cresciuto negU anni, dedi-
cossi con fervore allo studio ed al-
l' acquisto delle virtù, nelle quali
vantaggiò pi'estamente. La sua pru-
denza e perizia negli affari più
scabrosi indussero i principi di
quella città a servii-si deli' opera di
lui in varie negoziazioni, cui disim-
pegno con somma lode. Ma es-
sendo stato colto da mortale ma-
lattia, si avvide delia vanità delle
cose mondane, e stabifi di rinun-
ziarvi. Abbracciò pertanto lo stato
ecclesiastico, ed in seguito, verso l'an-
no 991, si arruolò tra i monaci
benedettini nel celebre monistcro
di Clugny. Non andò guari per al-
tro, che dovette abbandonare que-
sto ritiro, chiamato in patria dal
principe Gai maro III, il quale gli
commise il governo di tutti i moni-
steri di quella città. Ma desideran-
do Alferio di condurre una vita
più ritirata, mosse di proposito ad
una montagna detta di s. Elia, da
dove andò a nascondersi entro
ALF 207
orrido burrone. Quivi ei fu seguito
da molti, i quali bramavano di
condurre i loio giorni sotto la sua
direzione, e dei quali ne trascelse
dodici. Questo luogo ebbe il nome
di Caverna, e col procedere degli
anni divenne centro di molto illu-
stre congregazione. Quivi santo Al-
ièno passò il rimanente della sua
mortale carriera, la quale finì l' an^
no io')o.
ALFONSO Maria Liguoei(s.)j
dichiarato venerabile dal Papa Pio
VI il dì 4 maggio 1796, beatifi-
cato da Pio VII il dì 6 settembre
18 16, e canonizzato dal regnante
Gregorio XVI il dì 26 maggio
1839, fé' conoscei'e quanto lume
riceva la gentilezza del sangue dallo
splendore delle vangeliche virtù.
Nacque a Marianella, sobborgo di
Napoli, il dì 27 settembre 1G96,
di antica e nobile famiglia. A non
dire della puerile età di lui, foriera
indubbia di ottimi avanzamenti, la
purezza de' suoi costumi, la sveglia-
tezza dello ingegno, la moltiplicità
delle cognizioni Alfonso accoppiar
seppe in ogni tempo ai doveri del-
la soda pietà. Datosi all' avvocatura
neir aprile degli anni, Giuseppe suo
padre e Anna Catterina Cavalieri,
sua madre, nutrivano intorno la
esaltazione di lui in quella carriera
le più vantaggiose speranze. Non co-
sì era scritto però ne' disegni della
Provvidenza : che, venuta ad Alfonso
in fastidio la sua condizione, deliberò
consecrarsi nello stato ecclesiastico
al servigio di Dio totalmente. Vinti
gli ostacoli frapposti dalle ragioni
di nobiltà e di famiglia, occupossi
da chierico precipuamente nelle mis-
sioni, dove riusciva con istiaordina-
ria felicità e con molto vantaggio
de' popoli. Sacerdote, arse di zelo
più fervido, divenne vero aj)oslolo
i58 ALF
di Cristo, e meritò che Iddio ne
coronasse le fatiche col dono dei
miracoli. Tanto egli si sentiva por-
tato a cotal ministero, che divisò di
perpetuarlo erigendo nel distretto
di Benevento la Congregazione del
santissimo Redentore, approvata da
Benedetto XIV con rescritto del
25 febbraio 1749- Le specchiatis-
sime virtìi, che il distinguevano,
lo fecero desiderare a pastore in
parecchi episcopati, eh' ei tutti ri-
cusò; ma non potè rimanersi infles-
sibile piìi avanti quando Papa Cle-
mente XIII lo nominò a vescovo
di sant'Agata de' Goti. Se non che,
retta quella diocesi con singolare
prudenza parecchi anni^ fattosi mo-
dello a tutti di sobrietà, di morti-
ficazione, di povertà e di accesis-
sima carità verso il prossimo, gli
riuscì di sgravarsi, cosi ebbe a dire,
da quel monte che gli premeva le
spalle, consentendolo Pio VI Pon-
tefice, mentre Clemente XIV non
avea voluto accettarne la rinunzia.
Divotissimo di Gesù nel Sagramen-
to, di Maria, nella quale dopo Cristo
poneva ogni speranza, e del patriar-
ca s. Giuseppe, impiegò il suo tem-
po nel comporre molte opere, le
quali mostrano quanto ei fosse bene
addentro nelle teologiche discipline
e nella consumata pietà. Morì già
nonagenario, nel i.° di agosto 1787,
lagrimato dai membri della sua
congregazione qual padre, e da tutti
salutato qual santo.
Elenco delle principali opere di
5. Alfonso Maria Liguori.
1. Dissertazione sull'uso modera-
to della opinione probabile, in ita-
liano.
2. Teologia morale compilata
per appendice a quella di Buscm-
ALF
baum, in latino, 3 voi. in 4" Essa
è dedicata a Benedetto XIV, il qua-
le rispose all'autore con lettera di
gran soddisfozione. Quest'opera ven-
ne ristampata piti volte; e io spaccio
veramente raro di ben dodici edi-
zioni poco l'vma dall'altra distanti,
la fece anco ai nostri giorni ripro-
durre : allora poi quando avvenne
la santificazione del Liguori, s'accreb-
bero di questa e delle altre opere
sue le ricerche.
3. La Guida degli ordinandi, in
latino.
4. Istruzione al popolo, in forma
di catechismo, sopra i precetti del de-
calogo, in latino.
5. Opere dogmatiche contro i
pretesi riformati, in italiano.
6. Storia di tutte le eresie colla
loro confutazione, 3 voi. in 8."
7. Vittoria de' martiri, ossia Vi-
te di parecchi santi martiri, 2 voi.
a
in 12.
8. E.accolta di predicazioni e di
istruzioni, 2 voi. in 8."
9. Istruzione e pratica pei con-
fessori, in italiano, 3 voi. in 12."
I o. La vera sposa di Gesù Cri-
sto, ossia la santa religiosa, 2 voi.
in 12.°
I I. Discorsi sacri e morali per
tutte le domeniche dell' anno, in 4-°
12. Verità della fede, ossia con-
futazione de' materiahsti, dei deisti
e dei settarii, 2 voi. in 8.°
i3. L'uomo apostolico diretto
per ascoltare le confessioni, in la-
tino, 3 voi. in 4'°
14. Le Glorie di Maria, 2 voi.
in 8."
1.5. Opere spirituali, ossia l'amo-
re dell' anima, e le Visite a! santis-
simo Sacramento, 2 voi. in 12.", tra-
dotte anche in francese. Le visite al
Ss. Sacramento ebbero per tradut-
tore in francese il p. Dorè, gesui-
ALF
ta lorenese. Noi abbiamo registrate
in ispezieltà nel precedente elenco
quelle edizioni, che uscirono in Ve-
nezia per cura e con le stampe del
Remondini, il quale ebbe la gran-
de ventura di mantenere coli' auto-
re una letteraria corrispondenza.
Le opere di questo santo videro
anche la luce dapprima a Na-
poli , o in quel regno , a Roma ,
da poco in Monza pel Corbetta ,
ed in Venezia per V Antonelli .
Haunovi ancora di lui molte al-
tre opere di pietà assai pregiate ,
tra le quali delle Preparazioni al-
la messa e de' RendiinenLi di gra-
zie per ciascun giorno della setti-
mana.
ALFONSO RoDRiGUEz (b.), coa-
diutore temporale formato della
Couqjagnia di Gesù , che il Som-
mo Pontefice Leone XII dichiarò
beato con breve del dodici giu-
gno 1825. Nacque in Segovia nel-
la Spagna, ai 25 luglio dell'anno
i53r. Devoto a Maria Santissima
fin da' primi anni, perdute a ca-
gione di sinistre vicende famigliari
le sue sostanze, orbato della moglie
e di due figliuoli che s' ebbe da
santo connubio , divcltosi da ogni
affetto a cosa del mondo, nella ve-
nerabile compagnia di Gesù a Dio
si consacrò, e divenne di quella raro
ornamento . Primo de' suoi pensieri
faceva egli l' amore a Dio , alla
umanità santissima di Cristo , alla
santa Vergine e al prossimo suo.
Umiltà, obbedienza, carità, come
tre gemme legate in uno anello ei
rispettava, e quant' altri mai pre-
diligeva. Entrato era nella Compa-
gnia per farsi santo: non attendeva
dunque a cosa, che l' acquisto di
tutte le possibili virtìi gli conten-
desse. Per osservare piìi fedelmen-
te la castità, udendo la santa mes-
ALG 2^9
sa, ne rinnovava il voto ogni giorno.
Ebbe il dono di altissima contem-
plazione , ed era della gloria di Dio
zelantissimo. Perchè il suo grado
non consentivagli di predicare ai
popoli solennemente, suppliva con
fervide orazioni al Signore a conver-
sione de'peccatori, pronto a sofferire
i tormenti eterni per altrui, purché
tutti andassero salvi, e Dio ne fosse
glorificato. Menò la vita in mezzo
alle austerezze più crude; al che
se aggiungansi i diuturni morbi, che
ne dilaniarono il corpo, pare quasi
incredibile eh' ei toccasse la età di
ottantasei anni. Quantunque il ma-
lore, che lo affliggeva, fosse cosi gi-a-
ve, che se a brano a brano gli si
recidevano le membra, diceva , non
avrebbe patito tanto; infievolito nel
corpo , mostrò l' animo ravvalorato
da invitta pazienza ; e se un quarto
d'ora soltanto gli avveniva di tregua
allo spasimo , doleasi di non aver
patito, e, non patendo, dicea di non
meritare : tanto avea 1' occhio e il
pensiero nel conformar sé medesi-
mo alla imagine del Crocifisso, mi-
rando il quale appunto spirò la
vigilia degli Ognissanti l'anno 16 17.
ALFREDA (s.) F. s. Eteldrita.
ALGARVE od ALGA REE. Pro-
vincia del Portogallo. F . Silves.
ALGERI, ossia Giulia Cesarea.
{^Algerian.,sive Julia Ccesarea). Gran-
de, bella, forte e ricchissima città
dell' Africa , con residenza di un ve-
scovo , diocesi nuovamente eretta
dal Sommo Pontefice ora regnau-
te. Era già capitale della reggenza
di Algeri dominala dal Dey, co-
me viceré dell' impero ottomano.
Il regno di Algeri , il più grande
della Barbarla , comprendeva tut-
ta la porzione settentrionale del-
l' Africa , chiusa fra il grande A-
tlante ed il mare : estensione di
afìo ALG
paese di duecento leghe di lun-
ghezza sopra settanta a ottanta di
larghezza , eh' era occupata anti-
camente dalla Numidia e dalla Mau-
ritania . Dopo Algeri, le più ce-
lehri città sono Costantina, I' antica
Cirta, e Bona presso Ippona, già
sede vescovile del dottor della chie-
sa sant'Agostino. I primi abitatori
d'Algeri furono i getuli ed i libii.
I medi, i persiani e gli armeni, che
avevano seguito Ercole in Ispagna,
passarono sulle coste d' Algeri, e,
mescolati con i primi abitatori, for-
marono i numidii ( così chiamati
perchè non avevano stabili abita-
zioni ) ed i mori. Quei popoli fu-
rono successivamente conquistati dai
romani, dai vandali, dai greci di
Costantinopoli, e finalmente dagli
arabi, che, invasa l'Africa settentrio-
nale al principio dell'ottavo seco-
lo, foi'zarono i cristiani a riceve-
re r islamismo . Gli arabi , pas-
sati anche in Europa, ne furono
scacciati dagli eserciti di Ferdinando
V d'Aragona e da Isabella di Casti-
glia nell'anno i493, venendo inse-
guiti fin sulle coste dell' Africa. Nel
j5o4 venne preso ad essi il forte
presso Orano, e quattro anni ap-
presso lo stesso Ferdinando V in-
viò contro di essi un' armata
comandata dal celebre Cardinale
Francesco Ximenes di Cisneros ,
arcivescovo di Toledo, primo mi-
nistro ed inquisitore della Spa-
gna, che s'impadronì di Orano,
e lasciò a Pietro di Navarra la cu-
ra di estendere le conquiste. E già
nel i5o8 era egli al possesso di
tutti i luoghi forti nei contorni
d' Orano, e, nell' anno seguente, di
Bugia e di tutte le città della co-
.sta. Algeri, non sì forte allora co-
me lo è di presente, fu tra le pri-
me ad esser sottomessa. Por difcn-
ALG
derla dalla parte del mare, gli spa-
gnuoli fabbricarono una fortezza
sopra un ammasso di scogli dirim-
petto alla città. Questi riuniti di-
poi con un argine alla città stessa,
costituirono piìi tardi il baluardo
di un nido di corsari, da cui furono
poste non rade volte in angustia le
maggiori potenze, ed obbligate ad
annuo tributo. Il rigore, onde gli spa-
gnuoli trattarono i vinti, li fece esa-
cerbare siffattamente, che alla mor-
te di Ferdinando ( anno 1 5 1 6 ) si
rivoltarono, e chiamarono in aiuto
il famoso corsaro turco Ories, so-
prannominato Barharossa, il quale
toglieva agli spagnuoli porzione del-
le conquiste nel i5i6, s'impadro-
niva del governo di Algeri, e mo-
riva combattendo nel i^iQ. Gli
successe il fratello Cair-Eddin, pur
soprannominato Barharossa, che per
mettersi al sicuro dalla formida-
bile potenza spagnuola, si pose sot-
to la dipendenza del Gran Signore
dei turchi Selim I, il quale lo no-
minò pascià e reggente di Algeri,
e gli spedì un corpo di giannizzeri.
Dopo che Cair-Eddin si pose
sotto la direzione della Porta ot-
tomana, prese agli spagnuoli l'iso-
la situata dinanzi ad Algeri, e nel
I 53o la congiunse colla terra ferma
mercè quell' argine di cui facemmo
menzione. Formato di esso un uti-
le porto, sparse colla sua flotta il
terrore nelle potenze cristiane. Però
nel mentre che Cair-Eddin andava a
Costantinopoli per informare il di-
vano sulla necessità di ridurre Al-
geri ad ima fortezza vieppiù for-
midabile, lasciava in sua voce certo
Assan sardo di nascita , che prose-
guiva nelle piraterie. Fu allora che
Carlo V divisò di vendicare le scon-
fitte degli spagnuoli. d' impadro-
nirsi di Algeri, e liberare il ma-
ALG
re da quelle molestie. Invitò il
Pontefice Paolo HI, Farnese, a col-
legarsi a lui . Paolo, quantunque
mal fermo di salute, andò a Luc-
ca (anno i54i), afllne di dissuade-
re l'imperatore da quella spedizione;
ma Carlo V, con due armate, com-
poste del più forte che avessero
la Spagna e 1' Italia , si affacciò
ad Algeri e vi pose 1' assedio. Se
non che una tremenda huriasca
disfece quasi tutta la flotta , e le
onde del mare inghiottirono cir-
ca centocinquanta navi ed otto mila
uomini. Quindi, imbarcatosi il resto
dell'esercito imperialo colla maggior
confusione, Assan potè uscire da Al-
geri, e distruggere quasi tutti i ca-
valieri gerosolimitani. Dopo tale av-
venimento gli Algerini si riputaro-
no invincibili, estesero le barbare
loro piraterie ne' mari Mediterraneo,
ed Atlantico, ed imposero tributi
alle nazioni. Nel i635 sotto la prò»
lezione di Cromwell, e nel 1670
sotto il regno di Carlo II, gì' ingle^
si fecero lispettare dagli Algerini la
bandiera d'Inghilterra, bruciando
loro alcuni vascelli. Duquesne, ce-
lebre ammiraglio francese, per or-
dine di Luigi XIV il Grande, nel
1682 e nel i683, fece bombardare
Algeri, la quale spediva ambasciato-
ri al re di Francia ad implorare
la clemenza di Luigi XIV . Non
perciò desisteva dalle sue incursio-
ni; e sebbene nel i']']^ il re di Spa-
gna Carlo III spedisse l'ammiraglio
Pieilly con un esercito di trenta mila
uomini ad attaccarla per mare e
per terra, pm-e giunse a vigorosa-
mente respingerli, ed a sollevarsi
qu" (li a maggiori pretese. Nondi-
meno, sotto il regno dello stesso Car-
lo III, tornarono gli spagnuoli, nel
1783 e 1784, ad assalire Algeri
senza riportarne vantaggio veruno.
A L G 9.(1 1
Mentre l' Italia si vedeva oppressa
dai corsari algerini, e l'Olanda, la
Danimarca, la Svezia ed altre na-
zioni erano tenute a pagare uà
annuale tributo, per evitare le
loro depiedazioni ; mentre i cri-
stiani indotti venivano spesso a rin-
negar la fede ed abbracciare 1' Alco-
rano, nel 18 IO la potenza di Alge-
ri fu alquanto umiliata dalle na-
vi degli Stati Uniti, e dall' am-
miraglio inglese Lord Exmouth ,
nel 18 16, bombardata in maniera
da por fine alla schiaviti! dei cri-
stiani. Un insulto fatto da Ussein
pascià, l'ultimo Dey, nel mese di
aprile 1827, al console francese, in-
dusse il re Carlo X a spedire con-
tro Algeri una formi<labile flotta, la
quale comandata dal valoroso ma-
resciallo Bourmont, nel giugno i83o,
rese la Francia signora di quel ni-
do di pirati, che per tanti secoli
danneggiarono l'Europa. Da Algeri
passarono i francesi ad occupare
Barcas, Orano e Costantina.
Sollecito il re dei francesi Luigi-
Filippo pel mantenimento della cat-
tolica religione ne' suoi sudditi di-
moranti in Algeri, e per la propa-
gazione della fede in quei dominii,
correndo l'anno i838, supplicò il
regnante Pontefice Gregorio XVI,
perchè erigesse Algeri in vescovato,
presentandogli per primo vescovo
d. Antonio Adolfo Dupuch, sacer-
dote dell' arcidiocesi di Bordeaux,
vicario generale di cpiell' arcivesco-
vo, e canonico in quella metropo-
litana. Quindi il Pontefice colla co-
stituzione Sìngulari, emanata ai die-
ci agosto i838, eresse in vescova-
to Giulia Cesarea , ovvero Algeri ,
ed al grado di cattedrale la chie-
sa in detta città dedicata a san
Filippo apostolo, il quale predi-
cò r Evangelo in Etiopia. Queste»
?.6-2 ALG
nuova sede vescovile fu resa suP-
fraganea dell' arcivescovato di Aix
nella Provenza , ed in virtù della
antidetta bolla, le fu conceduto
di estendere la sua giurisdizio-
ne per tutto r antico regno al-
gerino, e sulle chiese in esso esisten-
ti. I frutti della mensa vescovile
furono tassati a 3 70 fiorini di ca-
mera , e fu stabilito che la chiesa
cattedrale, il seminario, l'episcopio
e la mensa vescovile fossero dota-
te e mantenute dal re dei france-
si. Al momento della consecrazione
monsignor Dupuch, vescovo d' Alge-
ri, nel vigesimottavo giorno di otto-
bre i838, da Bordeaux diresse alla
sua diocesi una lettera pastorale.
Prima che Algeri fosse eretta in
vescovato, la missione ei'a affidata
ai Lazzaristi di Francia, il supe-
riore de' quali avea il titolo di vica-
rio apostolico. In Algeri vi aveva
uno spedale regio de' padri tri-
nitari! di Spagna , amministrato
dal cappellano del console spa-
gnuolo ; una piccola cappella vica-
riale pei cattolici franchi , e due
cappellani pei così detti bagni, do-
ve si rinchiudevano gli schiavi. Oc-
cupata poi la città dai francesi, ven-
ne abbattuta una moschea, per fab-
bricarvi una chiesa pei cattolici.
Spettava al vicario d'Algeri veglia-
re sulle missioni di Tunisi e Tri-
poli, deputandovi provicarii e pre-
fetti.
Algeri era già stata sede vescovile
della Mauritania Cesariana, e me-
tropoli. En)erito, suo vescovo do-
natista , fu uno dei sette attori nel-
la conferenza di Cartagine, pel par-
tito di Donato. Deutero, cattolico,
era uno dei custodi delle tavole pei
cattolici.
ALGEZIRA. Città vescovile nella
Spagna. Questa piccola, ma folte
ALG
città dell' Andalusia , chiamata an-
che vecchia Gibilterra, non è che
due leghe distante da Gibilterra
medesima. Ha porto e fortezza, una
volta di qualche importanza. Ma
dopo la distruzione sofferta allor-
quando i mori invasero la Spagna,
a' tempi del re Pietro , essa piìi
non risorse. Gli arabi se ne impa-
dronirono nel 712,6 la possedette-
ro per oltre sei secoli. Finalmente,
dopo lunghissimo assedio, riuscì ad
Alfonso XI, re di Lione e di Ca-
stiglia, di conquistarla a' a6 marzo
i344' I"di il Sommo Pontefice Cle-
mente VI, Roger, residente in Avi-
gnone, nel concistoro celebrato nel
134^1, annuendo alle preghiere del
detto re Alfonso XI, la eresse in ve-
scovato , che più non esiste. Nel
porto di Algesira, i francesi coman-
dati da Linois, sebbene con forze
inferiori, nel 1801, riportarono sugli
inglesi un navale vantaggio.
ALGHERO o ALGHER (Alga-
rea.). Città con residenza vescovile,
nella Sardegna. E situata sulla co-
stiera ad egual distanza da Rosa
e da Sassari- in un luogo dove sor-
geva allre volte il porto di Cora-
codes, di cui appresso Tolomeo vieti
fatta menzione . Essa è piccola ,
ma bella , forte e ben popolata .
Credesi che fosse fondata da una
colonia di barcellonesi , forse per
motivo che il popolo parla la
lingua catalana. Era divenuta de-
serta per le gueri-e de' re d' Ara-
gona, stati sovrani dell' isola di Sar-
degna . Alghero nelle sue coste è
ferace di coralli, de' quali si fa ab-
bondante pesca. Fu innalzata a ve-
scovato sul principio del X\T se-
colo, e le fu unito, quasi allo stes-
so tempo, quello di Oristano. E
sulfraganea dell' arcivescovato di
Sassari. La sua cattedrale è dcili-
ALI
Celta alla Immacolata Concezione di
Maria Vergine : il capitolo ha tre di-
gnità, di cui la prima è 1' arciprete,
e conta quattordici canonici. La tassa
consiste in 278 fiorini. JVella città
trovansi sette conventi di religiosi ,
un monistero di monache, delle con-
fraternite, uno spedale e seminario.
ALIA [Halien.). Città vescovile in
parlibus nell'Armenia minore, suf-
iiaganea di JNeocesarea.
AlACkm^kS>SO{Halicamassen.).
Città vescovile in partibus della
provincia di Caria, diocesi di Asia,
sufFraganea di Stauropoli. E cele-
bre siccome patria di Erodoto e di
Dionigi detto d' Alicarnasso. Un tem-
po era la capitale dei re di Caria,
e altre volte chiamavasi Zephyra.
A' nostri giorni porta il nome di
Castel di s. Pietro, o Riessi. I tur-
chi la chiamano Boutran.
ALIDOSI Francesco, Cardinale.
Francesco Alidosi, nato di nobile
stirpe , ottenne il vescovato di Mi-
leto, e neir anno 1 5o5 quel di Pa-
via. Giulio II, neir anno medesimo,
Io decorò del Cardinalato col titolo
de' ss. Nereo ed Achilleo, quantun-
que il sacro Collegio non ne fosse
contento. Inviatolo presso la cor-
te di Luigi XII, re di Francia,
col carattere di legato a latere, gli
conferì poscia il governo della pro-
vincia del Patrimonio, e nel i5io
gli assegnò, a titolo di perpetua am-
ministrazione, il vescovato di Bolo-
gna. Invaghitosi Francesco di ot-
tenere il porsesso della città d' Imo-
la , che alla sua famiglia antica-
mente apparteneva , non potendo-
lo conseguir dal Pontefice, si rivol-
se al partito del re di Francia, che
allora faceva la guerra con P^oma,
e, introdotti per tradimento i fi-an-
cesi in Bologna , consegnò la città
nelle loro mani. Eccitatasi quindi
ALI 263
gran sedizione, il popolo che odia-
va il legato pel suo mal vivere, for-
temente irritato, lo cercava a mor-
te. Ei si fuggì travestito ; ma lico-
nosciuto dal duca di Urbino , del-
la Roi'cre, nipote di Giulio li, ge-
nerale dell' esercito Pontificio , ne
riportò una ferita di lancia, che Io
stese morto sid fatto. Ciò accadde
l'anno i5ii. P^. Murnlorì , Annali
d' Italia j t. X, parte I.
ALIFE e TELESE. Diocesi u-
nite nel regno delle due Sicilie {A-
liplian. et Thelesin.). Alife è cit-
tà antichissima, situata sul Voltur-
no , in una pianura ai piedi del
monte Apennino nella Terra di La-
voro. Ebbe ad abitanti gli osci ed
i sanniti , e venne dipoi signoreg-
giata dai romani. Nella guerra so-
ciale, il valoroso romano Fabio Mas-
simo rese in Alife la pariglia ai
sanniti, poiché, dopo avergli compiu-
tamente disfatti, li ol)bligò a passa-
re sotto il giogo. Fabio ristaurò la
città di Alife, che divenne prima pre-
fettura, e poi colonia romana. Al-
la caduta dell'impero, Alife fu ab-
bruciata dal conte Celano, capitano
dell' imperatore Federico II. Quan-
tunque in rovina, essa è ancora cin-
ta con mura di straordinaria so-
lidità ; vi si osservano gli avanzi
di un anfiteatro, e, ad una lega in
circa di distanza , vcggonsi tuttavia
le antiche sue terme. Si congettura
che il vangelo vi sia stato annun-
ciato non più tardi che nel San-
nio ed a Benevento. Alcuni vorreb-
bono avervi s. Silvestro Papa , nel
3i45 instituito un vescovato; ma
ciò è incerto. Bensì nel secolo V si
fondò in essa la sede vescovile, che
sotto Giovanni XIII, divenne, l'anno
969, suffraganea di Benevento, quan-
do quest' ultima fu elevata al gra-
do arcivescovile. Il vescovato di
264 ALI
Alife fu unito all'altro di Telese
nella stessa provincia. Rovinata la
città pel disastro recatole dal capi-
tano imperiale , e fatta l' aria mal-
sana, ne scemai'ono gli abitanti, ed
il vescovo stabiPi sua dimora nel-
la città di Pedemonte , diocesi di
Alife , ed a Cerretto nella diocesi
unita di Telese.
La cattedrale di Alife, dedicata
a s. Sisto Papa martire , è bella
chiesa di antica architettura, offi-
ciata da dodici canonici , tra i
quali si contano due dignità , di
cui la prima è l' arcidiacono. Pe-
demonte ha due collegiate , confra-
ternite , ospedale e seminario. La
tassa è di 240 fiorini. V. Telese.
ALIL. Città vescovile della dio-
cesi d' Asia nella Frigia Pacaziana,
sulFraganea alla metiopoli di Lao-
dicea.
ALINDA. Città vescovile della
diocesi d' Asia , provincia di Caria
sotto la metropoli di Afrodisiade.
Era un tempo assai fortificata.
ALIPIO (s.), nato in Tagaste nel
secolo IV da riguardevole e ricca fa-
miglia, fu allievo di s. Agostino, che
amavalo al sommo e n' era conve-
nevolmente l'iamato. A cagione di
alcune amarezze tra il precettore e
suo padre, Alipio interruppe gli stu-
dii. In questo mezzo i giuochi cir-
censi, frequentissimi in quella città,
lo allettarono fatalmente ; e, se non
fosse stato che Agostino, senza sapu-
ta del padre , accettasse in iscuola
il discepolo, e gli desse lezioni, non
sarebbe uscito del pericolo dove
avea posto il piede. Ottenuta dal
genitore licenza di ritornare alla
scuola di Agostino, seguitò col mae-
stro le superstizioni de' manichei.
Condottosi a Roma per addottrinarsi
nelle leggi , divenne un' altra volta
amatore degli spettacoli circensi ,
ALL
benché li aliborrisse dapprima; non-
dimeno continuava gli studii. Rego-
lato ne' costumi , amante della giu-
stizia ed oltre modo disinteressato ,
essendo assessore appresso l' offizio
del tesoriere d' Italia, fu inaccessi-
bile alla corruzione. Quando san-
to Agostino mosse alla volta di
Roma, Alipio si congiunse a lui
nella piìi stretta amicizia, e lo se-
gui a ^Milano, dove si convertirono
ambidue, e furono battezzati da san-
to Ambrogio. Formarono a Taga-
ste una comunità di persone pie ,
le quali, allorché Agostino fu fat-
to vescovo d' Ippona , lo segui-
rono tutte ed entrarono nel mo-
nistero , che egli fecevi edificare .
Potè Alipio stringere amicizia con
san Girolamo quando visitò per
divozione la Palestina , donde ri-
tornato , fu eletto vescovo di Ta-
gaste circa r anno 3o3. Aiutò l' Ip-
ponense in tutto ciò che sci'isse o
fece contro i donatisti ed i pela-
giani. Assistette a diversi concilii,
imprese parecchi viaggi, e zelò in-
defessamente, fino a tarda vecchiez-
za, la gloria di Dio e della Chiesa.
Lo si crede morto nel 4^9? o in
quel torno. E nominato nel mar-
tirologio romano al di i5 agosto.
ALLACCI Leo:ve , custode della
biblioteca vaticana, nacque nel i586,
da genitori greci scismatici, nell' iso-
la di Scio. Fece i suoi primi studii
in Calabria presso la famiglia Spi-
nelli, e dipoi si applicò in Roma alla
umanità, alla filosofìa e alla teologia
nel collegio dei greci. Fu eletto vi-
cario generale da Bernardo Giusti-
niani vescovo di Anglona . Dopo
due anni si recò di nuovo a Scio,
chiamatovi dal vescovo di quel!' iso-
la Marco Giustiniani. Passati alcuni
anni, ritornò a Roma, ove ottenne
la laurea in medicina ; e poco dopo
ALL
fu nominato professore del collegio
(lei greci. Nel 167. x, Gregorio W
lo inviò in Germania per iar tras-
ferire a Roma la biblioteca pala-
tina di Heidelberg, regalala al Som-
mo Pontefice. In seguito prestò il
suo servigio ai Cardinali Incili e
Barberini, e dedicossi a compone
varie opere, nonché a trarre dalle
biblioteche alcuni scritti, che senza
di lui sarebbero stati sepolti nel-
l'obblio. Alessandro VII gli affidò
la custodia della biblioteca vaticana.
L'Allacci mostrò molto impegno
per unire i greci ai latini, e sostenne
con infocato zelo i diritti della
Chiesa Romana e l'autorità del suo
Capo. Dopo ima vita tutta dedita
allo studio, ed aliena dalle dignità,
morì in Roma nel i66g. Le ope-
re , cui diede alla luce , altre sono
di esso lui composte, altre di an-
tichi autori sui quali fece dei com-
menti. Tra le prime si annovera
mi trattato Sul perpetuo consenso
(Iella Chiesa orientale ed occiden-
tale, con due dissertazioni , l' una
Sulle domeniche e le settimane dei
greci, Y altra Sulla messa dei Pre-
santijicati. Compose un trattato Snl-
V accordo perpetuo della Chiesa gre-
ca e latina sì riguardo alla fede ,
che ai costumi, un altro Sull'ottavo
sinodo di Fozio, ed uno Sulla dis-
sertazione di un giovane scolare ,
intorno all' attuale chiesa greca, li
autore di una Difesa del concilio
d' Efeso e di s. Cirillo sulla proces-
sione dello Spirito santo, e di lui
compendio sopra questo soggetto ,
ove espone il vero stato della que-
stione. Scrisse alcune esercitazioni
Sulprefazio, un trattato Sulla con-
cordia delle nazioni cristiane del-
l' /l sia, Àfrica ed Europa nella fede
cattolica , la versione della storia
del concilio di Firenze, sui riti dei
VOL. I.
ALL 26?
greci, sull'età e gì' infersdziì che si
richiedono nella collazione degli or-
dini, sui templi, sul vestibolo, sulle
liturgie, sul libro dei vangeli e
delle epistole, su cjuello dell'ufficio
ecclesiastico, sul salterio , chiamato
oetono, sul libro intitolato paracleti-
co, sul triodon, sul menologio, sìil-
V orologio , sulV antologia, sul dia-
conico e sul panegirico. Altre opere
egli compose, in cui die' a dive-
dere quanto vasta fosse la sua eru-
dizione.
Fra gli scritti, che videro la luce
mercè le cure di lui, si possono an-
noverare i seguenti di antichi au-
tori : una Collana dei padri greci
sul profeta Geremia; un trattato
d' Eustachio , arcivescovo d' An-
tiochia , suW Esamerone , ed una
Dissertazione dello stesso autore del-
l'Engastriniita o della Pitonessa,
con un Commentario di Origene
sullo stesso soggetto. Inoltre rese di
pubblico diritto un' Aggiunta alle
opere di s. Anselmo, e le lettere di
s. Nilo, nonché la Grecia ortodos-
sa, in due tomi contenenti moltis-
simi greci scrittori non prima co-
nosciuti, e da lui con note illustrali.
ALLELUIA, Alleluia o Hai-
lelu-jàli. Voce ebraica non mai vol-
tata in veruna lingua, e che significa
Lodate il Signore. S. Giovanni, il
quale dalle rupi di Patnios vide gli
angeli adorare la divina Maestà ,
e prostrati al ti-ono divino cantare
Allelui a, Alleluj'a, insegnò ai cri-
stiani la parola più acconcia ad e-
sprimere il maggior gaudio di un'a-
nima. Non tardarono i primi cre-
denti a servirsi di ima espressione,
che dava loro il modo d' innalzar
lode a Dio dal quale ogni prosperità
ripeteano. Credesi che s. Girolamo
fosse il primo ad introdurne 1' uso
nel!" ufficio divino. Allelufa, dice
34
266 ALL
egli, sin dai primi tempi della
Chiesa pronunciava il contadino cur-
vo sulla zappa, il lavoratore solle-
vante i massi per erte ripide; ed
Alleliija era un invito al coro pei
monaci. Ben presto s'introdusse an-
che nella liturgia, e s. Agostino {Ep.
^6, 1 19 e Ser. 5, de divers.), fa fede
che in tutte le chiese dell' Oriente
lo si cantava da Pasqua a Pente-
coste. San Girolamo rimprovera Yi-
gilanzio di essersi adoperato, perchè
nella chiesa di Gerusalemme non
si cantasse, che ima sol volta alfan-
no. Alcuni attrijjuiscono a s. Da-
maso r introduzione dell' AUeluja
nella liturgia; ma dal fin qui det-
to si conosce, che tutto al più a lui
può attribuirsi il costume di reci-
tarlo anche fuori del tempo pasquale.
Sulla origine AeW AUeluja pubblicò
mons. Leonardo Cecconi da Montalto
una erudita Dissertazione, stampata
in Velletri nel i 769, la quale fu ri-
prodotta dal Zaccaria nella sua rac-
colta di dissertazioni di storia ec-
clesiastica, tomo IX, Dissertazione I,
Roma 1794; un'altra ne pubblicò
ancora l'abbate Bellet, francese dot-
tissimo, canonico di Condillac, nel
1745.
11 Sommo Pontefice s. Gregorio
Magno prescrisse che tutto l' anno
si cantasse ^AUeluja nella Chiesa
latina : comando per cui taluni
lo accusarono come troppo ade-
rente ai greci riti. 11 santo fé'
conoscere a' suoi censori che l uso
di cantar VAlleliij'a era stato intro-
dotto ancora a Roma da s. Damaso
Papa neir anno 384- Contutlociò i
cavilli degli avversarli non valsero
ad impedire che le clùese d' Occiden-
te ricevessero di buona voglia il de-
creto di Gregoiio : che anzi quivi
si giunse a cantare V Alleliija fin
ftuco neir qf/ìcio pei defunti, come
ALL
osserva Baronio dov' è descritto il
seppellimento di s. Radegonda.
In processo di tempo, dalla Set^
tuagesima fino al sabato santo, ven-
ne prescritto di tacere 1' AUeluja sì
nelle messe, che nell' officio di qualun-
que santo, e fu anche soppresso si nel-
r officio che nelle messe pe' defunti.
Alessandro 11, Badagio, di Mila-
no, Papa, del 1061 ordinò, che nei
tempi nei qviali era omesso il can-
to dell' AUeluja , venisse suirogato
il Laus tihi, Domine, Rex ccternce
glori ce j cioè Lode a te, o Signore^
re della eterna gloria. Nella mes-
sa del rito mozzarabico , che si
usava altre volte plesso le chiese di
Spagna, adoperavasi 1' AUeluja nel-
r introito dei morti , e nella messa
dei vivi cantavasi dopo il vangelo.
f^. Francesco Antonio Mondclii, Dis-
sertazione sulla Liturgia mozza-
rahicd nella Spagna , eh' è la nona
delle sue dissertazioni nella parte il
della seconda decade, Roma 1792;
Bernardino Ferrali , De vet. ac-
clamai. AUeluja a cJiristianis prce-
lium inituris acclamatum, pag. 384-
Presso i greci , secondo il pa
dre Goar , è recitato 1' AUeluja
nella quaresima, e nelle cercmo-
nie funerarie. Nella litui-gia am-
brosiana, eccettuato il tempo qua-
l'esimale , i giorni delle litanie e
delle rogazioni, le vigilie e le fe-
rie de exceptato , nelle messe
dopo r epistola si dice sempre
r AUeluja , ed anche frctjucn te-
mente nelle ore canoniche: il che
mostra, oltre multe altre circostan-
ze, che a proprio luogo vcilicnio,
quanta conformità abbia la liturgia
ambrosiana col rito greco.
Sitlonio Apollinare ci ammonisce,
che la voce AUeluja eia anche in
bocca dei condannali alle galere, i
quali la usavano siccome un mot-
ALL
lo che alleviava loro la fatica e li
rendeva più atti a sostenerla eoa
rassegnazione. Quando non si usa
VAUeluja nella liturgia, suolsi dire
che r Alleili]' a è chiuso. Cotale e-
spressione innoceiitissinia diede luo-
go a materiali forme inlese a chiu-
dere \' Alh'liija , forme figlie della
rozzezza di qualche luogo e di qual-
che tempo, non mai approvate dal-
la Ciiiesa , la quale non rese uni-
versali che ceremonie grandi , su-
blimi e deene di sé. Ouindi vo-
kasi nella chiesa di Tul che i
fanciulli addetti al coro, nel sab-
bato prima della Settuagesinia , con
grande apparato di vestiario e tor-
ce accese, acqua benedetta , in-
censo e certe ceremonie, seppellis-
sero V Alleliija. Altra ridicola for-
ma ei'a quella adoperata in vma
chiesa cattedrale non discosta da
Parigi. Ivi , fatto un cartoccio ed
iscrittovi Y Alleili j a con aurei carattc-
rì , a furia di percosse cacciavasi
dal coro. Strane fogge si praticava-
no, quantunque non s\ indecenti,
nella chiesa Antissidoriense, e le re-
gistra Ducange. Per dar bando al-
YAllelitja, nella domenica di Settua-
gesima, se ne recitava l'uffizio, del
quale riportiamo soltanto un pic-
colo tratto. Antifona al Magnificat:
Mane apnd nos ìioclie alleluja , al-
lelitja: et crastìna die proficisceris,
alleluja, alleluja, alleluja. Et dum
orliis ftierit dics, andndabis \'ias tuas,
alleluja, alleluja, alleluja. Oremus.
Deus, ani nos concedis allelujalici
cantici deducendo soleninia celebra-
re j da nohis in (eterna beatitudine
Clini sanclis tuis alleluja cantanti-
bus perpetuimi feliciter alleluja pos-
se cantare. Per Doniinuni, etc.
Sì strane fogge sono fortunata-
mente abrogate dappertutto : che
la Chiesa cattolica vive ancora, co-
ALL 267
me visse sempre, nello spìrito del-
la sua semplicità piiiniliva , e ren-
de agli uomini sempre venerabile
il proprio culto.
La mattina del sabato santo, nella
messa, che si canta da un Cardinale
nella cappella Papale con l'assistenza
del Sommo Pontefice, finito il Gloria,
il celebrante dice l'orazione, dopo di
che il suddiacono canta l'epistola:
poscia viene un altro suddiacono
uditore di rota, parato con toni-
cella bianca; ed accompagnato da
un ceremonierc dice ad alta voce
dopo la genuflessione appiè del so-
glio Pontificio; Pater sancte , an-
nuntio vobis gaudiuni magnuni, aiiod
est Alleluja- e poi baciato il piede
al Papa, torna in sagrestia.
Dopo che è stato annunziato al
Papa tale cantico di allegrezza, che
si tralascia s' egli non assiste, il
celebrante lo canta tre volte, al-
zando ad ognuna un tuono di vo-
ce, e sempre gli risponde il coro
in contrappunto, facendo la caden-
za finale 1' ultima volta . Quindi
due soprani anziani intuonano il
versetto: Confiteniini Domino, quo-
niani bonus: quoniani in scecidum
misericordia ejus, e due altre cop-
pie di soprani cantano in appresso
il tratto: Laudate Dominum, onines
gentes: ctcollaudateeum, omnes popii-
li. Quoniam confirmata est super nos
misericordia ejus, et veritas Domi-
ni manet in ccternum.
ALLEMAGxNA (Chiesa di) F.
Germania.
ALLIRIO o ALIRIO (s.), venne
alla luce nel cominciare del secolo
IV sotto il regno di Costantino il
Grande. Desiderando egli di giugne-
re all'acquisto della santità, diodc-
si a tutt'uomo alla pratica d'ogni
virtù, e tanto profitto ne trasse,
che venne innalzato alla dignità
afiS ALL
di vescovo di Clermont . Questa
chiesa ebbe la ventura di essere
governata da pastore sì santo pel
eorso di dieci lustri. La lama del-
le doti egregie di lui pervenne fino
alia reggia del tiranno Massimo, il
quale lo pregò di recarsi alla sua
corte, per ottenergli la guarigione
di una figlia ossessa da spiriti
maligni. AUirio condiscese alle istan-
ze di Massimo , e la giovanetta re-
stò liberata. Dopo aver rifiutati ric-
chissimi donativi, partì alla volta di
Clei-mont; ma durante il viaggio
fu colto dalla morte. Nel 916 fu
edificato un monistei'O ad onore di
lui, nel luogo stesso ove ebbe la
tomba. Qui si conservano anche ai
nostri giorni le reliquie di santo Al-
lirio, del quale si celebra la festa
nel dì 5 giugno.
ALLUCIJVGOLI Gherardo, Car-
dinale. Gherardo Allucingoli, di
nobil famiglia lucchese, fiorì nel
secolo XII, e, nel 1182, fu creato
da Lucio III, suo consanguineo,
Cardinal diacono di s. Adriano .
Celestino HI lo mandò a Bene-
vento perchè vegliasse alla quie-
te di quella città, e mantenesse i
popoli circonvicini nell'obbedienza
al re Tancredi. Innocenzo III, nel
1 198, lo inviò collo stesso carattere
presso il duca di Spoleti , e poi
nella Terra di Lavoro, affine di arre-
stare gli arditi passi di Marcualdo,
che dissimulando avevaindolto il Pa-
pa a spedirgli alcuni Cardinali per
assolverlo dalle censure, in cui era
incorso. Lo stesso Pontefice volle
che se ne andasse in Sicilia come le-
gato, acciocché i ribelli , sommossi
per la morte della regina Costanza,
ultima del saligne normanno, si
riducessero all' obb-edienza di Fede-
rico II suo figlio. Prima che gli
fossero aflidate (jucsle incombcuze,
ALM
r Allucingoli era stato eletto vesco-
vo dal clero della sua patria; ma
il Sonano Pontefice Lucio III cre-
ilette di non dover condiscendere
alle brame de' suoi concittadini, scn-
dochè r opera di lui era necessaria
alla Santa Sede. Questo Porporato
dopo aver sostenute con somma
gloria molte fatiche, nel 1201, chiu-
se gii occhi in tranquillissima pace.
ALLUCINGOLI Ubaldo, Cardi-
nale. V. Lucio IH, Papa.
ALLUCINGOLI Uberto, Cardi-
nale. Uberto Allucingoli, nobile di
Lucca, fiorì nel secolo XII. Nel
dicembre dell'anno i 182 fu crea-
to A\ Lucio IH, suo parente. Car-
dinale prete del titolo di s. Loren-
zo in Damaso. Quattro anni circa,
dopoché fu assunto a quella dignità,
verso l' anno i i 86, finì di vivere.
ALMACCHIO (s.), martire det-
to altrimenti Telemaco, solitario di
Oliente, fiorì nel fine del secolo IV.
Non ignorando le barbare pugne
degli accoltellatori, che per intere
città e Provincie erano cagion di
peccato, a grande numei'o di ani-
me detrimento, lasciò la solitudine,
e mosse a Roma con animo di ar-
restare, se gli potea venir fatto, dis-
ordine sì lagrimevole. Se non che
lo zelo di lui per disgiungere i gla-
diatori che l'un l'altro sgozzavansi,
costogli la vita il dì primo del 4o4'
Però, se Almacchio non potè per
sé, potè, con l'abolizione che Ono-
rio imperatore pubblicò dopo lo
spargimento del sangue di lui , im-
pedire cosiifatte battaglie. Il nome
di Almacchio si trova nel martiro-
logio di Beda e nel romano, al dì
primo gennaio.
ALIMEIDA Tommaso , Cardina-
le. Tommaso Almeida, dei conti di
Avinfe nel Portngnilo, fiorì nel se-
colo X\ Ili. Disimpegno da principio
ALM
le più onoi'CToli cariche eli quella cor-
te. Promosso dappoi al vescovato di
Lamego, fu trasferito poco stante alla
chiesa di Porto. Venne eletto, nel
1 7 1 6, patriarca di Lisbona, e da Cle-
mente XII, nel 1737 a' 20 dicembre,
fu creato Cardinal prete della S. R. C.
Governò la sua diocesi circa trentotto
anni, ed ivi, coronato di meriti, nel
1753, con)piva i suoi giorni.
ALMERIA(yi//72crzV«.). Città con
residenza vescovile nella Spagna. E
posta air imboccatura d' un piccolo
fiume, che mette foce al mediterra-
neo, nel regno di Granata. Fu invasa
dai mori nell'ottavo secolo, e veniva
da essi liguardata come la città più
interessante del loro regno tanto per
la fertihtà del suolo , quanto pel
commercio marittimo. Alfonso VI II,
re di Leone e di Castiglia, soccorso
dall'armata navale della repubbli-
ca di Genova, nell'anno 11 47? i"'"
cuperò questa città dai mori ; ma
pochi anni dopo, difendendola con-
tro i mori stessi che nuovamente
l'assediarono in una battaglia, vi
perdette la vita, onde gli successe
al trono, nel 1 157, il reSancioIII.
Nel frattempo che Almeria venne
da Alfonso tolta ai mori, vi fu tras-
ferito il vescovato anticamente sta-
bilito ad Abdera ; ma , ripresa dai
mori la città , il vescovato cessò.
Come Ferdinando V, re di Spagna ,
nel 1492, ebbe estinto l'antico do-
minio dei saraceni nella Spagna,
e conquistato il regno di Granata,
dopo dieci anni di guerra oltremodo
aspra ed accanita, il Sommo Pontefi-
ce Alessandro VI, Borgia, con bolla
emanata nel mese di aprile dell'an-
no 1493, che riportasi a pag. 2 3o
del tomo IV del BoUario Romano,
ristabilì in Almeria il vescovato, di-
chiarandolo suffraganeo dell' arcive-
scovato di Granata. Il capitolo del-
A L INI a^
la cattedrale si componeva di sei
dignità, otto canonici, sei benefi-
ciati, ed altri ecclesiastici. Aveanci
pure nella diocesi quattro moniste-
ri e settanta parrocchie.
ALMIRA {yllniìren.). Città ve-
scovile in pardbus nella Fenicia
presso il Libano, sulhaganea del
Patriarcato di Antiochia.
ALMUZIA o ARMLZIA. Anti.
chissimo abito canonicale, volgar-
mente detto Gufo, ylbnutium, ovve-
ro AlniiUia, è stato da principio lui
abito per lo più foderato di pelli
con cappuccio , per coprire princi-
palmente la testa e le spalle. la
Itaha però è anche usata in solo
panno di seta, così volendo la mag-
gior temperatura del clima.
Il Molano, De canonicis, cap. 5,
è di parere che il nome Alniuzia
derivi dalle due voci teutoniche Ai-
de MiUse: il Macri però dice che
questo vocabolo dev' essere corrot-
to, e procedente da Armus, che si-
gnifica la spalla degli animali , e
che sia in tal modo appellata quella
veste dal portarsi sulle spalle, co-
me si pratica da molti canonici.
Anticamente tanto i laici che le
donne usavano le Alniuzie. Quan-
do ne incominciò l' uso , i cano-
nici sì secolari che regolari le por-
tavano dalla testa sino alle ginoc-
chia, ma poi l'ebbero più lunghe.
In quei tempi le Almuzie aveva-
no la testa rotonda, non quadra
nella maniera che i canonici di
Rovxen , di Laon ed altri le usa-
vano neir inverno sopra le cappe.
Questa veste, nei paesi settentriona-
li principalmente, era comune ai ca-
nonici, che assistevano alle funzioni
ecclesiastiche , portandola essi ora
sul capo, ed ora ripiegata sulle
spalle. Allorché i canonici comin-
ciarono a lasciar la cappa nell'està-
270 ALM
te, portarono T Almuzia in testa
discendente sopra la cotta; ma poi,
recando loro troppo calore, se la
posero sopra ambedue le spalle, co-
me quei di san Vittore. Molti og-
gidì la portano sopra una spalla
sola, e parecchi eziandio la tengo-
no sul braccio sinistro, per portarla
più comodamente, e come un distin-
tivo. P^. il p. Molinot, che spie-
ga tutte le diverse maniere di por-
tare r Almuzia.
In alcuni luoghi i sacerdoti re-
candosi all' altare portano 1' Almu-
zia in testa sui paramenti sacri, ed
anco sul braccio sinistro; altrove i
novelli sacerdoti la usarono nel pri-
mo loro sacrifizio. Il Gavanto pe-
rò disapprova tal costume: Alniutix
Clini pianeta, vel pluviali non de-
bent deferri y ncque poni super al-
tare. Ora però il ceremoniale dei
vescovi prescrive, che qui solent gesta-
re Alniutiuni, cwii assurgimi, a sca-
pulis ad brachia diniittant.
Nella incoronazione degl' impe-
ratori in Roma, i canonici del Va-
ticano sovrapponeano loro altresì
una Almuzia, a significare che li ri-
cevevano nel numero dei canonici
della loro basilica.
I monaci fino dal decimo quar-
to secolo usavano le Almuzie assi-
stendo ai divini ulSzii. Tal privile-
gio fu loro accordato dal Pontefice
Clemente V nel concilio di Vienna,
anno i3i i, in cui le permise ad essi
di pelle o di drappo nero in luogo
delle cocolle. Le canonichesse re-
golari di santa GenovelFa di Ga-
lioth avevano anch'esse quest'abito
e lo portavano sulle braccia. I ca-
nonici d'altronde adottarono le Almu-
zie nere coi fiocchi bianchi, portando-
le sul braccio ; e ricuoprivano il ca-
po di velo, secondo che le monache
avcano costume di fare.
ALP
Delle Almuzie canonicali , oltre-
ché nel suddetto concilio di Vienna ,
si fa menzione nel terzo di Raven-
na del i3i4, e nel quarto di es-
sa del 1 3 1 7 ; ne' tre di Sens del
14615 i47^> i^aS, ed in molti al-
tri celebrati anche dopo quello di
Trento, come in quel di Milano del
1579, '^ quale chiama le Almuzie
di pelle , abiti proprii de^ cano-
nici.
Delle Almuzie e loro diverse for-
me parla anche il Bonanni nella sua
Gerarchia capo CX, dove si ripor-
tano alcune analoghe figure.
ALNA, ovvero Alnevik , o Anu-
viK. Città situata sul fiume Alne
nella Nortumberlandia poco lungi
dalla Scozia. Si tenne in essa un
concilio nell'anno 709. In questo
si confermarono le donazioni fatte
a parecchi monisteri.
ALODIA (s.), martire. F. s. Nu-
NILONA. ,
ALOGIANI, detti anche Alogi o
Teodoziani. Eretici, i quali nega-
vano che G. C. fosse il Verbo e-
terno. Perciò i-igettavano il vangelo,
e l'apocalisse di s. Giovanni. Dice-
si che Teodoto di Bizanzio ne sia
stato l'autore nel secolo secondo.
ALPI COZIE, nell'Italia. Le
Alpi Cozie, così dette dal principe
Cozio, che per molto tempo le posse-
de'/.e sotto l' imperatore romano Ot-
taviano Augusto, formavano la quin-
ta provincia d' Italia. Sono situate
nella Liguria, e giungono ai confini
della Gallia. Contengono Tortona ,
Bobbio, Aqui, Genova e Savona.
Dalle epistole del Pontefice s. Gre-
gorio I Magno, elevato alla cattedra
apostolica nel 590, si ha, che la Santa
Sede al tempo di lui possedev;i venti-
tre pingui patrimonii, dal diligentis-
simo Cenni enumerati nella sua ap-
pendice alla dissertazione del p. Oi*-
ALP
si, Del dominio tcwporale cli-lla San-
ta Sede, rislantpato colle sue note
jiel 1754, e poi con nuove noie dal
p. Soldani. A ciascuno di questi pa-
tiimonii si dava un distinto ammi-
nistratore, col nome di difensore o
rettore, il quale soleva essere uno
dei primari! chierici della Chiesa llo-
mana. rsell'aiino di Cristo 707, sot-
to il pontificato di Papa Giovanni
\ II, Ariberlo li, re de' Longobar-
di restituì alla Chiesa le Alpi Cozie,
che molto prima erano slate tol-
te dai medesimi re Longobardi, co-
me riporta Paolo Diacono, de Gest.
Longohardorum, appiesso il ]Mu-
r a lori in Script, rerum Ital. tomo
I, p. 499- Quella restituzione ven-
ne av^alorata con reale diploma
scrino a lettere d' oro, spedilo al
Pontefice Giovanni VII: e ciò fu
confermato dal re Liiitpraiido a Pa-
pa Giegorio li, sotto il (juale ebbe
origine il dominio temporale de Pon-
tefici. Alcuni hanno voluto inda-
gare dove fosse situato il patri-
monio sulle Alpi Cozie. Stando al-
le parole di Paolo Diacono, sembra
che consistesse nelle Alpi medesime,
od almeno in un assai vasto terre-
no di esse. Il Platina, nella vita di
Giovanni VII, che loda per santità
di vita, dice che Arlberto II, mos-
so da religione, donas>e alla Chiesa
Romana le Alpi Cozie, con quanto
di paese v' ha da Torino fino a Ge-
nova: altri dicono che questa dona-
zione fosse solo da Ariberto II con-
fermala.
ALPIjNO (s.), vescovo di Chalons
sulla Marna, nacque a Baye da nobi-
li e cristiani genitori, nel territorio
di Chalons, verso la fine del seco-
lo IV. Ebbe la gran ventura di
sortire a suo educatore s. Lupo di Tro-
yes, il cui nome basta ad un elogio.
Pervenne ad alto concetto di sanlità.
ALR 271
come doveva attendersi ditlla scuola
di tanto maestro. Da ciò fu mosso il
clero di Chalons ad eleggerlo in
vescovo, benché assente. Egli si sa-
rebbe dato alla fuga, anziché accet-
tare carico sì formidabile; ma l'au-
torità di s. Lupo ve lo li tenne. Laon-
de, consecrato vescovo di Chalons,
ne adempì con singolare accuratezza
gli ufljzii, in tempi .sommamente ca-
lamitosi. La preghiera di lui fu po-
tente a liberare il suo gi'figge dal-
le incursioni de' barbari comandati
da Attila. INIorì dopo la metà del
quinto secolo, ai 7 di settembre
(giorno della sua festa) e là ebbe
tomba dov' ebbe la culla.
ALREDO (b.), abbate di Riedval,
fioriva nel secolo duodecimo. jNclla
prima sua età venne educato alla
corte del re di Scozia in comjKignia
del principe Enrico; ma cresciuto
negli anni, rinunziò alle grandezze
del mondo, per abbracciare lo sta-
to monastico. Si chiuse quindi nella
abbazia eh Pueclval, dell' Ordine «i-
sterciense, nella diocesi di \orck.
Avanzando di giorno in giorno nelle
virtù, ^n liputato degno di essere
eletto maestro dei novizii, e poscia
abbate di c|uel moni stero : dignità
che fu da lui ritenuta fino al 1 1 G6,
nel qual anno venne chiamalo dal Si-
gnore a cogliere il premio di sue
virtù. L' Agiologie di Bollando fa
menzione della vita e dei mira-
coli di questo santo abbate nel gior-
no 12 gennaro. Alredo compose le
opere seguenti: la Storia della guer-
ra di Stendardi nel 11 38; la Ge-
nealogia dei re d' Inghilterra j la
Vita ed i miracoli di s. Eduardo re.
e eonfessorej \aVita di una religiosa
di TVathun , e di s. Margherita regi-
na di Scoziaj un frammento del-
l'opera De relus Anglix. I biblio-
locarii inglesi annovciano alcuni
272 ALR
scrini di questo santo, i quali non
videro la luce, e sono : un libro dei
miracoli della chiesa di Haguslalde j
la Pila di s. Niniano vescovo, di s.
Eduardo, in versi e!ei;;iaci, di Davi-
de re. di Scozia: un Epitome della
vita dei re d'Inghilterra da Edelwid-
fo padre del grande Alfredo, fino
ad Enrico II j una cronaca da A-
damo fino ad Enrico I. 11 padre
Gibbon gesuita raccolse dei sermoni
ed altre opere spirituali di questo
santo, cui fece pubblicare colle stam-
pe nel i63i. I sermoni sono tren-
tuno, e versano sulle calamità, che af-
flissero gì' israeliti per parte dei ba-
bilonesi, filistei e moabiti. In questa
edizione medesima sono riportati
altri venticinque sermoni sul vange-
lo e sulle principali feste dell' anno.
Nella biblioteca di Lione poi tro-
vasi un'altra opera di Alredo, in-
titolata Specidiwi charitatis, divisa
in tre libri, che trattano ex profes-
so della carità e delle altre virtii cri-
stiane. Anche il Trattalo dell' ami-
cizia è diviso in tre libri, ed è stam-
pato nella stessa biblioteca. Compose
il santo un Discorso sul capo secon-
do di s. Luca, ove si narra che G. C.
in età di dodici anni fu trovato nel
tempio. A lui è attribuita la regola del-
le religiose claustrali, di cui alcuni
fanno autore s. Agostino. Vi hanno
altre opere, che si credono compo-
ste da Alredo, le quali non furono
stampate. Queste sono : la freccia
di Gionata; dei tre uomini j delle
diverse virtìij una spiegazione del
cantico dei cantici j del vincolo del-
la perfezione j un dialogo della na-
tura e finalità dell' anima j dei do-
dici abusi dei chiostri j della lettu-
ra evangelica, adlvone; un dialo-
go contro l'uomo e la ragione j
trecento lettere j ima raccolta di
.srrlte sentenze j dei costumi dei prr-
ALT
latij degli uffìcii dei ministri j cen-
to sermoni sinodali ; un trattato del-
la milizia cristiana^ uno della ver-
ginità di Maria j la storia della
fon/lazione de' monisteri di s. Ma-
ria di Yorck e di Fontaines.
ALTARE. Mensa, che ha l'ap-
pellazione dalla sua forma di alla
ara, sopra cui si fa e si offerisce
1' eucaristico Sacramento e Sacri-
fìcio.
§. L Forma dell' Altare.
L' altare fu eretto in forma di
mensa per la ricordanza della san-
tissima Eucai'istia da G. C. isti-
tuita sopra una mensa. Nei primi
tempi della Chiesa questa gene-
ralmente veniva sostenuta da quat-
tro colonnette, in maniera che tra
essa e il pavimento restasse uno
spazio. Di ciò fanno testimonio que-
gli iVltari, che tuttavia si veggono
nelle catacombe di Roma. Ed in-
fatti abbiamo la tradizione che Vi-
gilio Papa perseguitato da' nemici si
rifuggì sotto l'Altare nella chiesa di
s. Eufemia , dove scoperto, mentre
il si volea trar fuori con violenza,
sì strettamente si tenne alle colon-
nette, che ne le smosse per modo
da rovesciarne la mensa, se i chie-
rici di lui non fossero accorsi a so-
stenerla (Benedici. XIV, De sa-
crif missce, 1. I, cap. 2, n. 11 ).
Col progresso del tempo ricevet-
tero però gli Altari la forma di
un' arca . Tal' era la foggia di
quello che s. Silvestro Papa avea
consecrato nella b:isilica lateranense.
Si facevano vuoti nell' interno, po-
nendovisi reliquie e talvolta corj»
interi di santi , i quali jiolcvano
esser veduti per ei-rlc aperture pra-
ticate al davanti od ai fianchi degli
Altari medesimi.
ALT
i). H. Materia ed uso deli Altare.
Tra i cristiani T uso degli Alta-
ri risale fino ai tempi apostolici (Le-
Brun, De missa, tomo IH); però in
tjuel tempo erano di legno e por-
tatili, poiché le persecuzioni obbliga-
vano i fedeli a trasferiisi fl-ecjuen-
temente da un luogo all'altro. Gli
Altari fissi non si ebbero nella Chie-
sa se non dopo la pace a lei do-
nata da Costantino. Allora si fab-
bricarono di pietra, di aigento ed
anche di oro , intarsiati con pietre
preziose. E veramente sappiamo aver
nel secolo quarto s. Gregorio Nis-
scno consecrato un Altare nella sua
chiesa; che, parlando egli su tal
argomento ( Oraz. sul battesimo di
Cristo ) j diceva : Altare hoc san-
ctutìiy cui adsislimusj lapis est na-
tura communis . . , sed quoniani
Dei cultui consecratum, mensa sazi-
età. Altare immaculatum est ....
<juod a solis sacerdotibus, iìscjue
venerantibus contrectatur. Prima di
s. Gregorio, leggiamo nel libro Pon-
tificale, aver Costantino eretti nella
basilica costantiniana sette Altari di
argento purissimo, ciascheduno dei
quali pesava libbre dugento sessanta.
Leggiamo ancora che il Pontefice
Sisto III aveva offerto anch' egli un
Altare di argento alla basilica di
S. M. Maggiore per la vittoria ri-
portata contro la eresia di Nestorio.
Un altare di oro con pietre prezio-
se avea donato Pulcheria impera-
trice, che nel 4^' intervenne con
suo consorte al concilio di Calce-
donia. Non è certo però in qual
tempo siensi aboliti gli Altari di le-
gno, essendo mal fondata la opinio-
ne di coloro , che ne ascrivono
il decreto a san Silvestro I nel
principio del secolo quarto (Juen.j
ALT 273
Dissert. 5 De Eucharisl. tj. 8 ,
e. 3 ), e trovandosene molti in di-
versi luoghi per qualche secolo po-
steriore al citato. Infatti dalla sto-
ria sappiamo che gli Altari dagli
ariani bruciati erano di legno, e
ne fa fede sant'Atanasio {in epist.
ad Solitarios, tomo I) ; egualmente
di legno erano quelli che i dona-
tisti incendiarono, rimproverati da
sant'Agostino (l. 3. cantra Cresc).
Oltre a ciò, nei tempi di Carlo Ma-
gno, ci riporta Anonimo (1. i. mi-
raculor. s. Dionysii), che i monaci
dell' insigne chiesa di san Dionigio
fanno menzione dell'Altare di legno.
f^. IMartene, De antiquis Eccles. ri-
tib. lib. I, e. 3, art. 6.
C>. IH. Numero e collocazione desìi
Altari nelle chiese.
Nei primi secoli in ogni chiesa
non v'ebbe che un solo Altare;
ben piesto però in Occidente se ne
accrebbe il numero. Fra gli altri
esempli, valga f[uello di s. Gregorio
Magno, che vivea nel VI secolo,
il quale, scrivendo a Palladio ve-
scovo di Saintes, noverò fin tredici
Altari fatti erigere nella propria
chiesa . I greci tuttavia conservano
l'antico costume, né hanno più di
un solo Altare in ciascheduna delle
loro chiese.
L' Altare ne' tempi antichi non
era , come oggi comunemente si
vede , affisso , alle pareti , ma bensì
posto nel mezzo della chiesa perchè
il sacerdote che facea il sagrifìzio
potesse essere facilmente da tutti
veduto. Eusebio ( Storia ecclesia-
stica, 1. X, cap. 4)5 desci'ivendo il
celebre tempio di Tiro fabbricato
da Paolino, ci narra che avea eretto
l'Altare nel mezzo, e lo aveva cir-
condato di cttncelli. Bernardo mo-
3?
274 ALT
naco ( Ilìnerario, e. 1 4 ) ce ne ri-
ferisce altro esempio nella cliiesa
del monte Olivelo, eretta là dove
appunto ascese Gesù Cristo al cielo.
IXelle catacombe di Pioma \ ha pur
r Altare , dove per qualche tempo
stettero i corpi dess. Pietro e Paolo,
situato nel mezzo. Tuttavolta an-
che ne' più moderni tempi venne
l'Altare collocato nel mezzo della
chiesa . Di ciò abbiamo l' esem-
pio in parecchie città d' Italia. Sic-
come poi ne' primi tempi aveano
r uso i cristiani di pregare rivolti
all' oriente, così allora si erigevano
anche gli Altari colla feccia ver-
so colà. Questa però non era leg-
ge in ogni luogo adottata, perchè
fino dall' epoca antica ne troviamo
molti che all' oriente con erano
punto i-ivolti. Tra gli altri ne con-
fermi l'esemp'o deg!i Altari eretti
nel Pantheon di Roma fino dal tem-
po di Bonifacio Papa, che lo cou-
secrò a Dio.
§. IV. Pietra sacra neW Altare.
Ogni Altare, qualora non abbia
tutta la mensa consecrata, aver de-
ve nel mezzo una pieira, pure con-
secrata , ed in essa il sepolcri/io .
La pietra deve avere tanta di-
mensione quanta basti a congene-
re r Ostia ed il piede del calice.
11 sepolcrino ha tal nome perchè
in esso vengono collocate alcune re-
liquie di quei santi in onore dei
<|uali è dedicato 1' Aliare. Ciò si
pratica in memoria dell' antico co-
stume dellaChiesa, di celebrare, cioè,
i sacri misteri sopra i sepolcri dei
martiri. Senza di tal pietra non è
lecito in alcun luogo di ofièrire il
divin sacrifizio. Nella Chiesa oiien-
tale non vi è 1' uso della pietra
sacra; dovendosi nondimeno ccle-
ALT
brare la messa, e mancando 1' Alta-
re consecrato, i sacerdoti si servo-
no di certi panni consecrati col
rito medesimo dell' Altare, i cpiali si
chiamano Ànliinensia. V. il Card.
Bona, Rcr. Liliirgìc. 1. I, e. 20; ed
il Bipgamo, tomo IH.
§. V. Orna/nenli dell' Altare.
L'Altare in primo U1030 dev'es-
sere coperto da tovaglie. La ru-
brica del messale prescrive che esse
sieno tre, non compresovi l'ince-
rato, che deve copiire tutta la men-
sa. Le prime due debbono essere
della grandezza della mensa; la ter-
za deve pendere da ambi i lati fino
c[v.a ì a terra, e sulla estremità deve
essere ornata di un merletto. Negli
Alti della chiesa dì 31 il/ino le due
prime tovaglie sono chiamate siri'
doni, e substratoriiim la terza.
Antichissimo è il costume delle
tovcglie sopra gli Altari. Le trovia-
mo prcscriile anche in un concilio
di Reims allegato da Ivonc nella II
part. del decìcto cap. iSa: Mensa
Chiisii, idcst Altare cian omni
K'cneral'one honorctur, et mundi ssimii
linteis dil'gcìitissiine cooperiatiir. E
Vittore llticense (Della persecuzione
africana, lib. I) riferisce che un cer-
to Procolo mandalo da Genserico
contro i cattolici, con. mano armata
devastò ogni cosa nei tenibili, e del-
le tovaglie si fece de' vestiti ; loc-
chè prova che anche in que' remoti
tempi esse si usavano.
Sopra la mensa, in mezzo all'Al-
tare dev' essere collocata la croce
con l' immagine di G. C. crocifis-
so. Secondo argomenta il Card. Bo-
na {Renivi littirgicar. 1. 1, e. 1^, n.
8), è verissima trailizione apostolica
che non possa celeljiar.si la messa
senza la croce, e ciò perchè la vista
ALT
di quella ridesti nella memoria
del sacerdote la passione di Cristo.
Il Jiienin { Z>e Sacramcnds, diss.
V , de Elicila list. q. 8, cap. 4>
art. 3), si accorda pienamente col
Bona, e stabilisce aneli egli che da-
gli apostoli sia derivato mi tale edifi-
cantissimo uso. Abbiamo inoltre che
s. !Melchiade Papa del 3 i i ne fe-
ce un particolare decreto ; e il con-
cilio Turonese, tenuto l'anno 567,
nel canone terzo ordinò ut Corpus
Domini in j^ltari sub crucis ti-
tulo componaiiir. 11 Gavanto argo-
mentò che si debba poire la croce
siiir Altare, quantunque sopra di
esso esista un' immagine o statua
del Crocifisso; ma ciò è contrario
alle risoluzioni della sacra Congre-
gazione de' riti [Dee. 4 Augusti
i663). Ebbervi taluni, che, male
interpretando il ceremoniale de' ve-
scovi al lib. I, e. 12, asserirono non
doversi collocare la croce su quel-
l'Altare dove si conserva il santis-
simo Sagramento , sebbene vengavi
celebrata la messa , perchè non si
addimauda la figura quando il fi'^
gurato è presente. Tale opinione
però Aien confutata da Benedetto
XIV, De sacrif. inissa', lib. ì, e. 3,
n. 3, e dal p, Merali, Sopra il
Gavanto, tom. I, p. 2, n. 6.
Sulla mensa, olire la croce deb-
bono essere almeno due candel-
lieri con candele accese , sei per le
messe solenni, quattro per le meno
solenni . Tra le opere su que-
sto proposito , abbiamo il Micro-
logo, che si esprime in questi ter-
mini : » Giusta quello che dice
1 Ordine R^omano , mai si cele"
bra la messa senza lumi, non per
cacciare le tenebre, ma piuttosto
siccome tipo di quel Lume di cui
nell'Altare si fanno i sagramenti, e
senza il quale brancoliamo nelle te-
ALT 275
nebrc tanto nel dì come nella not-
te ". Sopra di ciò sono da legger-
si il Bellarmino [De niissa, lib. Il,
cap. i4); il Card. Bona [Pier, li-
turgicar. lib. I , cap. 15 , n. 7) ;
Natale Alessandro (De sacrani. Eu-
cliarisl. lib. Il, cap. 7, art. 2);
INfarselio (in Siinwia Christiana p.
Ili, qu. 41)5 Le Brun (tom. I);
Pouget (Insti tilt. Calholicar. t. II);
Boucat [Theologia patruni tom. V,
part. 4; diss. 2, §. 4).
A' piedi della croce ed al lato
dell' epistola e del vangelo si d(!g-
giono mettere ancora tre tabelle
contenenti alcune parti segrete della
messa, il principio del vangelo di
san Giovanni, ed il salmo Lavabo.
Tutti gli accennati addobbi, pri-
ma di essere usati sull' Altare de-
vono essere benedetti dal vescovo,
o da un sacerdote che ne abbia la
facoltà.
Non è interdetto di adornar gli
Altari con fiori sì veri che fìn-
ti. Vi si possono collocare ezian-
dio tra' candellieri i reliquiarii ;
e, se l'Altare non consta di mar-
mi preziosi, occorre usare il co-
sì detto paliotto o parapetto di
stoffe del colore conveniente all' uf-
fizio . Nella basilica vaticana non
meno di trenta Altari hanno pa-
liotti di mosaico con croci in mez-
zo e rai)esclii di belli e svariati co-
lori, che in tutto l' anno corrispon-
dono a quelli voluti dalle ruljriche.
§. VI. Consecrazione dell' Aliare.
Per consecrazione dell Altare si
intende quel rito con cui questo vien
dedicato a Dio in onore di Ma-
ria Vergine o de' suoi santi , aflln-
ehè sopra vi si possa celebrare il divin
sagrifizio. Nella consecrazione del-
l'Altare è di essenza la unzione
276 ALT
crismatica. nonché la sacei-dotale
Ijenedizione. Così in fatti venne sta-
bilito anche dal concilio agatonse, ce-
lebrato nell'anno 906, ove detto: Al-
tana placidi non solimi unclione
chrismalis, sed etiam sacerdotali he-
ncdictione sacrari j e poi somma-
riamente : Chrisìnalis unctione et
sacerdotali benediclione sacranliir
Aitarla. Da ciò sembra che le re-
liquie, le quali vengono riposte den-
tro l'Altare, non sieno stimate es-
senziali alla consecrazione. Ed in
effetto le reliquie per sé non hanno
forza di santificazione, né sono co-
sa istituita dalla Chiesa per santifi-
care, siccome lo è il crisma, 1' acqua
benedetta ec. Anzi dagli antichi
messali si conosce che fu un tempo in
cui la riposizione delle reliquie me-
fksime non era pure di precetto.
Eccone la rubrica : Si relicjidcs non
f aerini in Altari, omiltatur illa par-
ticida orationis , qnce jìijpip post
confessionem , scilicet, Oranms te.
Domine, per merita sanctorwn tiio-
rum, quorum reliquie^ liic sitnl, ecc. :
rubrica che sarebbe inutile se senza
reli(juie non si avessero potuto con-
secrare gli Altari. In pratica però
non è da abbandonarsi l' uso co-
mune della Chiesa né l'opinione dei
canonisti, per cui si deggiono ripor
le reliquie nell' Altare quando se
ne fa la consecrazione. Vcggasi s.
Tom. (p. 3, q. 83, e. 3), il quale
apertamente dichiara : consecratur
Allare ciini reliquiis sanclorum.
La consecrazione dell' Altare, seb-
bene , giusta il Pontificale Roma-
no, far si possa in ogni giorno, pu-
re è più conveniente farla nelle do-
meniche ovvero nelle feste de' santi.
Il rito che in essa si pratica è
del seguente tenore. Venuta che sia
la vigilia del giorno stabilito, il vesco-
vo apparecchia le reliquie che ripor
ALT
si deggiono ne! sepolciino, e le mette
in un decente vasetto con tre grani
d'incenso insieme ad una piccola per-
gamena, dove sono scritti i nomi
dei santi e principalmente di quello
inonordel quale si dedica 1' Altare,
nonché la data della consecrazione,
ed il nome del vescovo consecrante.
La notte, precedente al giorno di
questa consecrazione, si deve passa-
re nella preghiera, e la sera innan-
zi, nel luogo ove son collocate le
reliquie, si devono cantare solenne-
mente il mattutino e le laudi del-
l'officio de' martiri.
Fattosi giorno, converrà appa-
recchiar nella chiesa il crisma, l' olio
santo de' catecumeni,^ una libbra d'in-
censo, metà in grani e metà in pol-
vere, un vaso pieno di acqua, un va-
so colla cenere ed un altro col vino,
che poi viene all' acqua mescolato ed
alla cenere per formarne la così detta
acqua episcopale (/^. Acqua Sakta
5. 3.), un aspersorio d'issopo, un pan-
nolino per tergere 1' Altare, una tela
cerata , cinque piccole croci di ce-
ra, alquante spatolette di legno per
togliere dall'Altare le combustioni
delle candele, un vaso da riporre
quelle l'aditiire, calce, arena, ovve-
ro tegola infranta così, da compor-
re un cemento che leghi il sepol-
criuo delle reliquie, e congiunga la
mensa collo stipite dell'Altare. Per
quest' ultimo uffizio dovrà esservi
un muratore . Devono ancora es-
ser apparecchiate due torce acce-
se, aillnché precedano il vescovo
ovunque si rechi, un vaso colT ac-
qua per labluzione delle mani, \\n
po' di mollica di pane con asciu-
gatoio per le mani, della bombagia,
tovaglie nuove e monde, vasi infine,
ornamenti e tutto ciò che spetta
air addobbo dell' Altare, dopo che
sarà consccrato.
ALT
11 Acscovo giunto alla cliiesa, e
sicdiifo nella sua sedia alla chistra,
incomincia con sommessa voce, insie-
me co' sacerdoti, i selle salmi di pe-
nitenza coir antifona Ne retnini-
scaris, senza litanie. A eslito poscia
di amitto, cingolo, stola e piviale
bianco, si appressa all' Altare da
consecrarsi, e, deposto il pastorale
e la mitra, incomincia 1 antifona
^des(o,c\\e dai cantori è compiuta;
va quindi a consecrar l' Altare, se-
condo il rito che veder si può nel
Pontificale Romano , e. De conse-
cralione Allaris.
Rito così solenne però non si
accostunia nella consecrazione de-
gli Altari portatili , ne per que-
sta si prescrive la vigilia. Veggasi
egualmente il lodato Ponlificale Ro-
mano, ove anche si permctlc al ve-
scovo di consecrarne più d'uno nel
giorno medesimo.
La consecrazione dell'Altare non
può essere fatta per diritto, che dal
solo vescovo ; tuttavia, per un pri-
vilegio particolare della Santa Sede,
può eseguirla anche il semplice sa-
cerdote. Infatti Leone X lo permise
all'Ordine de' frati minori che van-
no alle missioni delle Indie orien-
tali, e Paolo III a' gesuiti concesse
che nei luoghi degl' infedeli lonta-
nissimi, dove non si può avere il ve-
scovo, possano consecrare l'Altare.
(Rodriq. tom. I, q. 28, a. ?.). Gli
abbati poi che ottennero simile pri-
vilegio, non possono usarlo che per
le chiese e gli Altari de' loro moni-
steri. Così definì la sacra Congregazio-
ne dei riti, in data 16 agosto i664-
ALT
2:-7
secrazione, i. quando la mensa
superiore o la pietra consecrala fos-
sero di molto infrante, ed a tal
guisa da non contenere il piede del
calice e l'Ostia colla patena. Che
se la mensa o la pietra sono rotto
così da poterne contener tuttavia il
calice, l'Ostia e la patena, allo-
ra non perde la consecrazione , né
abbisogna di ìuia nuova. Il diritto
lo dice : Cum tabula Altaris enor-i
viiler Icvsa non faerit, nec Altare
dehet denuo consccrari (cap. Ligneis
6. hoc tit. ). Se poi v'ha dubbio
suir avvenuta frattura , allora il
vescovo ne sarà il giudice. 2." si
sconsacra 1' Altare quando la pietra
o la mensa vengano smosse dalla ba-
se cui erano afìQsse : Si altare mO'
tiim fiierìl, dehet deano consecrari
(cap. Ad li(cc). Che se l' Altare si
possa trasferire intero dallo slabile
suo luogo in un altro, allora non
perde la consecrazione; 3." si scon-
sacra r Altare quando il scpolcrino
fosse rotto, quantunque, come abbia-
mo detto, il sepolcrino colle reli-
quie non sia di essenza nella con-
sacrazione degli altari.
Sconsecrato l'Altare, non lo è
la chiesa ; ma bensì, polluta la chie-
sa, lo è di necessità anche l'Altare.
L'Altare portatile, o mobile, si
sconsacra solamente quando venga
rotta la sua pietra, né atta sia più
a contenere il calice e la patena
coir Ostia, di più ancora quando i
suoi angolij che ricevettero il crisma,
sieno in gran parte rotti. Per qua-
lunque altra piccola frattura, esso
non resta sconsacrato.
^.\ìl. Seonsecrazìone dell' Altare. §. VIII. Lavanda dell'Altare.
L'Altare stabile di una chiesa si Nel giovedì santo, terminate che
sconsacra in modo ila non potervi sieno le funzioni della mattina, so-
usare se non dopo una nuova con- levano alcune chiese far la cere-
278 ALT
molila della lavanda dell' Altare.
Questa, secondo la varietà delle
chiese, variava anche nel rito. Tal
costumanza, del pari che dalla chiesa
latina, venne approvata ed introdot-
ta anche dalla greca. 11 Menardo, nella
nota 297 ad Sacranieiitarìum, ci por-
ta le testimonianze di questo rito usa-
to dalla chiesa gallicana e spagnuo'
la, e ne descrive le ceremojie. Nel-
l'Antifonario della chiesa bituntina,
scritto ai tempi dell' arcivescovo ti-
gone, eletto nel io3i, antifo.iario
che si conserva nella cattedrale di
Velleti'i, si fa menzione della la-
vanda dell'Altare, e si descrive in
qual modo si praticasse. Nella chiesa
di Benevento fu ripristinato quest'uso
dal Cardinal Orsini, che poi diven-
ne Pontedce col nome di Benedet-
to XIII. Il Marlene [De antifiids
EcclcsiiV nìibiis, lib. IV, cap. 22),
fa parola della lavanda degli Al-
tari, che si accostumava in alcu-
ne chiese, e ne descrive parimenti
le ccremonie.
Neil' augusta basilica vaticana
fii eseguisce tuttora questo rito,
eoa solenne magnificenza e mae-
stà. Mentre in coro si cantano il
mattutino e le laudi, il sotto- Al-
tarista prepara sopi'a una creden-
za ignuda , collocata dal lato del-
l'epistola, sette vasi d'argento con
vino, altrettante spugne ed asciuga-
mani, nonché un bacile pur d'ar-
gento . Al canto del Beiicdictus
vengono distribuiti degli aspergilli
di rami di tasso, o di bosso, o di
altra pianta , prima al Cardinal
arciprete, poi ai canonici , indi ai
beneficiati. Terminata lullìciatura,
il cinonico ebdomadario ed i sei
canonici anziani, parali di piviale
nero si recano all' Altaie con quc-
st' ordine. Precede [)rima la croce
in mezzo a due accoliti eoa candele
ALT
gialle ammorzate, dipoi il seminàrio,
quindi vengono i chierici beneficiati,
i beneficiati, i canonici, il Cardinal
arciprete in cappa, i sei canonici
suddetti , e finalmente il canonico
ebdomadario in piviale in mezzo ai
maesai di ceremonie. Giunti all' Al-
tare, l'accolito che porta la croce
e gli alai accoliti si meltono vici-
no alla mensa dalla parie orienta-
le colla faccia rivolta al clero. I
cappellani, i musici, gli alunni del
seminario Aaticano pongon.si a' lati
dell'Altare. Tutto il capitolo forma
un arco all'intorno e genudette
sul primo gradino cogli altri sei
canonici e l'ebdomadario. Questi
intuona l'antifona Divìserunt sibi, che
vien proseguita senza canto. Dopo
si recita al ternati vameate il salmo
Deus, Deus ììieiis, ecc. Principiata
l'antifona, si alza l'ebdomadario e, le-
vatosi il pi\iale, ascende cogli altri sei
canonici alla mensa, sopra la quale
si erano posti i vasi ripieni di vi-
no. Allora l'Ai [arista [Vedi) con-
segna questi vasi all'ebdomadario
ed ai canonici, i quali versano tutto
il vino sulla mensa , e poi cogli
aspergilli la lavano. Ciò fatto, scen-
dono dall'Altare, e i sei canonici
assistenti si fermano tre per parte
della porta de' balaustri. Ad essi
succedono gli altj'i canonici che la-
vano la mensa nello stesso modo,
poscia il Cardinal arciprete della
basilica, indi tutto il clero per or-
dine. Finita che sia la ceremonia,
il sotto-Altarista porta il bacile col-
le sette spugne e gli asciugamani,
che presi vengono dai funzionanti
per asciugar 1' Altare. Finalmente
l'ebdomadario, ripresoli piviale, si
inginocchia di bel nuovo cogli as-
sistenti e si ripete l'antifona Divi-
srrunt sihi col versetto Clirislus fa->
cLus est, ecc. ; poi dice a bassa vo-
ALT
ce il Pater noster coli' orazione Rc-
spice, qucEsumus Domine , ecc., e
con ciò fìrisce il rito. Prima però
di recarsi alla sagrestia , dn tutto
il clero si venerano le tre principali
reliquie della Croce , del Volto San-
to e della Lar.cia , che mostrano
i canonici dalla loggia , sopra lu
statua della Veronica. 11 Cardinal
Borgia, nel suo commentano De
Crine valicana, è stalo il primo
a rilevare, che le descritte ccremo-
nie erano in uso nella l)asilica di
s. Pielro anche nel venerdì santo.
Oltre la testimonianza di un codi-
ce del principio del secolo XVI nel-
r archivio vaticano, tomo I del Bol-
lano vaticano, pag. 177, si leg-
ge una costituzione di Nicolò III,
Orsini, eletto nel 1277, spettante
al capitolo di s. Pietro, in cui si
prescrive: Feria PI majoris hehdo'
viadce , quando spolialur Altare,
episcopus portuensis comnevit sol-
vere vimini grcccum de quo lavatur
Altare. Lo stesso dottissimo Cardi-
nale ha poi indagato quando co-
minciò a trasferirsi dalla feria V
alla feria VI il rito della lavanda,
rito che in altre chiese dividevasi
in due funzioni diverse, la prima
delle quali era praticata il giovedì,
l'altra il venerdì santo ( \ eggasi
Ruperto Abbate, De Divino officio
lib. V cap. 3i). L'Ordine Romano
pubblicato da Ittorpio dimostra che
l' indicato rito usavasi nella feria
V. Dopo di esseie stato trasferito
alla feria VI, a poco a poco an-
dò in disuso; ma nel i63/), sot-
to il Pontificato di Urbano VIII ,
col decreto del Cardinal Barberini
Francesco arciprete, fu ripristina-
to nella feria V, come si era prin-
cipiato in origine . Sulla mistica
interpretazione della ceremonia de-
scritta pai'lano il Durando {Ra-
ALT 279
lion. divin. qffic. lib. VI ) ; Ruper-
to abbate {De divin. qfftc. 1. V);
e Giovanni Beleto ( Ration. divin.
qffic.) Come corona di tutti gli al-
tri, che trattarono questo argomento,
abbiasi l' inclito s. Isidoro ispalense,
il c[uale vuole che la ceremonia
siasi introdotta in memoria della
lavanda dei p cdi fitta da G. C. ai
suoi discepoli. Con lui ])ar si accor-
da s. Eligio, clic sciivcndo in una
Iloìti. in caena Doni, dice: Propter hu'
niilitatis formani eo die conimendan-
dam , pedes eoruni Christns lavit,
et hinc est qiiod eodeni die Alta-
na ... puriflcanlar.
§. IX. Regole generali risguardanli
gli Altari.
In una chiesa consccrata, nessu-
no può erigere Altari senza il con-
sentimento del vescovo ; e questo
sotto gravissime pene. Così pure
qualunque Altare, eretto in una
chiesa consecrata , non si potrà
togliere senza l' assenso del ve-
scovo medesimo.
Un Altare sconsecrato non si
considera ricoi-secrato mercè la ce-
lebrazione del santo sacrifizio, co-
me riconsecrato sarebbe un calice
col quale si celebrasse. Ciò accnde
perché la pietra non viene ad im-
mediato contatto del corpo di G. C,
come lo è il calice. P^. Genett Tlwo'
log. mor. Ioni. Ili, Confcr. deLucon
toni. 5 conf. I.
L'Altare rotto e sconsecrato può
essere venduto, né alcuno deve ce-
lebrarvi, sotto pena di peccato moi--
tale, anche nel caso che i fedeli
dovessero rimaner privi della mes-
sa, perchè questo sarebl>e un tras-
gredire la legge e la consuetudi-
ne ecclesiastica , da cui ne anche
il vescovo può dispensare.
28o ALT
Sull'Altare, in cui abbia il ve-
scovo cantata la messa, nel medesi-
mo giorno, non può celebrare ve-
run altro sacerdote, ove però non vi
fosse o necessità di farlo, o intel-
ligenza col vescovo stesso.
Un Altare eretto sopra una sepol-
tura, non può essere consecrato se
non sieno estratti i cadaveri e riem-
piuto di terra il sepolcro. Per questo
gli Altari deggiono essere tre cubiti
distanti dalla sepoltura, acciocché il
celebrante non calchi sul terreno, che
sta sopra i cadaveri de' defunti.
Intorno al prefato ai'gomento si oc-
cuparono Giovanni Battista Thiers
nelle Dissertations ecclesia stiqiies sur
Ics principaux Aiitels des Eglises j
Grainolas xieli' ydncien Sacramentai-
re de tEglisej Martene nel toni. Ili
De antiquis Ecclesix rilihiis j Zech
nel suo tom. I De Jurihus rerum
ecclesiasticarum sect. I, tit. 4> ^
molti altri.
Per l'Altare della Basilica Late-
ranense, V. Chiesa di s. Giovanni
JN L\TERANO.
Per quello della Basilica Vatica-
na, T^. LlMINA AVOSTOLORUM,
Per l'Ara Maxima, V. Chiesa di
s. Maria d'Aracoeli.
Altare privilegiato, ara pre-
rogativa, è quello cui vanno annes-
se molte indulgenze particolari. L'o-
ligiiie degli Altari privilegiati, come
vogliono alcuni autori, non risale
pili oltre del Pontificato di (ircgo-
rio XIII, eletto nel iSya e morto
nel i58); ma la congregazione
delle indulgenze ha provato per via
di monumento autentico, che Giu-
lio III aveva conceduto un privile-
gio nel primo marzo i55i ; e Biclli
dimostra averne un altro accorda-
to Pasquale I dell' 8 17, alla chiesa
di santa Prassede.
L' Altare privilegiato si suol con-
ALT
cedere dal Pontefice per \m deter-
minato tempo, ovvero in perpetuo,
per uno, o più, ed anche per tutti
i giorni della settimana.
Per costituzione d' Innocenzo XI,
data il dì 24 maggio 1688, tutte le
messe celebrate negli Altari privilegia-
ti in quei giorni in cui non è lecito
il dire quelle di Requiem, hanno
egualmente l'applicazione delle me-
desime indulgenze^ e quei sacerdo-
ti che le celebrano, soddisfanno al-
l' olibligo, come se avessero detta la
messa dei defonti.
L'Altare privilegiato, con legittima
autorità trasferito da un luogo al-
l' altro, conserva ancora le indul-
genze, se esse sieno concesse all'Alta-
re in rispetto di qualche santo o
mistero al cui onore è dedicato;
un 1 istauro fatto all' immagine del
santo che sta sovra l'Altare, nulla
toglie delle accordate indulgenze.
Nella generale sospensione delle in-
dulgenze, che accade negli anni san-
ti, non sono comprese quelle dell' Al-
tare privilegiato, né le altre con-
cesse pei soli defonti. L'Altare privi-
legiato quotidiano e perpetuo, colla
bolla Omnium saluti, viene concesso
da Benedetto XIII a tutte le chiese
patriarcali, metropolitane e cattedrali.
Dopo di lui, nel 1758, Clemente XIII
lo accordò pure a tutte le chiese
parrocchiali, colla condizione però
che se ne rinnovi il privilegio ogni
sette anni. Egualmente stabili che
nel giorno della commemorazione
di tutti i defonti ogni Altare di qua-
lunque chiesa godesse le indulgen-
ze del privilegiato.
Altare pontificio, è quello che
viene consecrato dai Pontefici in
alcune circostanze . A questo Al-
tare sono annessi molti privilegi ,
«ioè che nessuno può reificar-
vi sopra senza un particolare ìih
ALT
diilto del Papa, come apparisce
dajjfli Altari di simil fatta esistenti
nelle basiliche laterancnse , vati-
cana, ed altre patriarcali della cit-
tà. Sisto V , avendo mandato a
Filippo re di Spagna quell' Altare
su cui avea celebrato nella canoniz-
zazione di s. Diego, Altare che avea
dichiarato Papale, permise ai Cardi-
nali, a'vescovi, agli abbati mitrati, alle
prime dignità delle metropolitane e
cattedrali , al generale dell' Ordine
francescano ed al priore del moniste-
ro di san Lorenzo, di celebrarvi nelle
feste del Signore, di Maria Vergine,
nella feria V in ccena Domini, nella
festa di tutti i santi e di s. Diego.
Ciò apparisce dal diploma sub die
20 augusti i588.
Benedetto XIV nell'Altare, che so-
lennemente consecrò a Roma nella
chiesa di s. Antonio de' portoghesi, e
in cui celebrò. Altare che poscia spedi
in dono a Giovanni re di Portogallo,
permise senza resti'izione di giorni o
di sacerdoti che lo stesso re e gli al-
tri prò tempore potessero dare a suo
nome la facoltà di celebrare; però
colla condizione che senza tale fa-
coltà nessuno potesse offerire il divin
sagriflzio. Di più col jjreve Dilectus,
de i5 gennaio 1743, accordò l'in-
dulgenza plenaria, da essere lucrata
soltanto dalla reale famiglia e dai
suoi parenti fino al terzo grado, tut-
te le volte che avanti quell' Al-
tare, confessati e comunicati, pre-
gassero secondo la sua intenzione.
Altare portatile. L' Altare, ol-
treché esser fisso nelle chiese e ne-
gli oratorii, può esser anche mo-
bile, ed allora si chiama portatile,
Altare viaticwn. Questo si può tras-
ferire da un luogo all' altro dove
piìi aggrada, pei'chè ne venga cele-
brato il divin sagrifizio. La sua gran-
dezza deve essere tale da potervisi
VOL. I.
ALT 281
comodamente celebrare la messa.
Esso è costruito di legno, e deve
avere nel mezzo la pietra sacra del-
l' indicata dimensione.
Si è disputato dagli eruditi se
gli Altari portatili sieno stati in
uso ai primi tempi della Chiesa.
Van-Espen ( Jus Eccles. univers.
p. II, tit. 5, n. io), ed il Tomma-
sini [De vet. et novce Ecclesia di-
sciplina, p. I, lib. 2, cap. 20) sti-
mano che si fossero introdotti nel
secolo Vili soltanto. Però il p. Got-
tico [De usu Allaris portatilis, cap. I,
n. 2), li crede insti tui ti fino dai tem-
pi degli apostoli , in cui sì per le
persecuzioni, come anche per la ne-
cessità di trasferirli da un luogo
all' altro sollecitamente , si rendeva
necessario un facile trasporto degli
Altari. Durò l' uso comune di essi
fino al conciUo di Trento, il quale,
\'isti gli abusi che se ne faceano, nel-
la sess. XXII, De ohservandis, proi-
bì ai vescovi di dare facoltà di ce-
lebrare la messa fuori delle chiese,
oratorii e cappelle domestiche; onde
è che da quel tempo in poi il solo
Ron)auo Pontefice può dare il pri-
vilegio dell' Altare portatile. Da ciò
apparisce, che tutti i privilegi che
godevano i regolari sli tal argomento,
vennero assolutamente aboliti. Però
il sacro concilio non tolse il privi-
legio agli emiuentissimi Cardinali
ed ai vescovi : che anzi abbiamo
un decreto di Urbano VIII, in cui
ponendosi niente non essere conve-
nevol cosa che i vescovi trovandosi
fuori della loro residenza si astenes-
sero dal celebrar ogni giorno, fu
decretato che, in qualunque luogo
essi sieno, usar possano dell' Altare
portatile : Prcesenti constilulione in-
dulgcnius episcopis ut Altare pos-
sint habere vialicum, et in eo celebra-
re ...ubicwnque. Di piìila sacra Cou-
3G
282 ALT
giegazione, presso il Barbosa {De e-
■pisc. ali. XXIII, n. i), definì su questo
argomento la medesima cosa, rispon-
dendo : Sacra Congregatio censuit
Cardinales non secus ac episcopos,
sine lilla episcopi dicecesani licen-
tia, liti posse privilegio Altaris por-
tadlis ad prxscriptuni constitutionis
Bonifacii Vili ^ quce incipit Quo-
iiiam episcopi, nec hiij'usmodi privi-
ìegiuni suhlalurn fuisse concilii Tri-
dentini dee. sess. XXII. Ma coU'andare
del tempo nacquero degli abusi di
simile privilegio. Si seppe che qual-
che vescovo mentre era in diocesi,
o fuori di essa partiva dalla pro-
pria abitazione per andar a cele-
brare nella casa di qualche perso-
naggio laico che non aveva l'ora-
toi'io privato; oppme, anche se lo
aveva, per farvi celebrare più mes-
se nel giorno medesimo. Perciò
Clemente XI, col decreto i5 di-
cembre 1703, stampato nel suo
Bollai'io e nell'appendice del con-
cilio romano, tenuto sotto Benedet-
to XIII, stabili che i vescovi non
si potessero servire dell'Altare por-
tatile fuori della casa della propria
abitazione tanto dentro la loro dio-
cesi come fuori. Non sia discaro di
leggerne le precise parole : Ad ahii-
sus hujusmodi eliminandos
Sanclissimus Doniinus noster ex
unanimi voto S. R. E. Cardina-
liuni concilii Tridentini interpre-
ium , inhcerendo declarationibus ,
alias hac de re editis , expresse
declarat , episcopis et his majo-
ribiis prxlatis, etiani Cardinalatiis
dignitale fulgentibus j neque sub
prcetextu privilegii clausi in corpo-
re juris , ncque alio quoque titillo ^
nullo modo licere extra domimi
proprice habilationis ^ in domibus
laicis , etiam in propria dioecesi...
erigere Altare, ibique sacrosancluni
ALT
missae sacrìficium celebrare, sive
celebrari facere. Nondimeno sotto
il Pontificato d' Innocenzo III si
credè ben fatto dichiarare il de-
creto di Clemente; per lo che nella
bolla Apostolici ministerii, eh' egli
fece per regolare la disciplina delle
Spagne , e che fu confeimata in
forma specifica da Benedetto XIII,
si stabili che la bolla clementi-
na non avea luogo nel caso in cui
il vescovo si ritrovasse nella casa
di qualche laico in qualità di ospi-
te, o facendo la visita diocesana,
o viaggiando, o dimorando in casa
altrui fuori della propria diocesi
con licenza apostolica.
Oltreché i vescovi , godono il
privilegio dell Altare portatile anche
i Cardinali che non sono insigniti
del carattere episcopale. Per atto
di grazia viene poi concesso dal
Sommo Pontefice anche a distin-
ti prelati ed a persone ragguar-
devoli.
Ai cavalieri dell' Ordine gero-
soHmitanoPioIV, Medici, nel i55c^,
e Sisto V, Peretti, nel i585, con-
cessero la facoltà di usar l'Altare
portatile quando nelle annue loro
navigazioni contro gì' infedeli ap-
prodavano in qualche luogo. Cle-
mente XI poi con breve de' 22
marzo 1706, Exponi nobis , che si
legge nel Bollano, accordò ai me-
desimi di poter far celebrare la
messa sulle loro galere o fregate,
privilegio che dice essere stato pri-
ma pur accordato da Innocenzo Vili
a' 28 aprile i485.
ALTARISTA della basilica va-
ticana. Ulllzio con dignità spettan-
te ad uno dei canonici della basi-
lica di san Pietro. L' Altarista va-
ticano fu chiamato anche Altarius,
Altarariiis,Altcrerius,o Cnstos alta-
ris,come si dimostra nel tomo 111 del
ALT
Boti. vat. app. pag. 70. L' Altavista
fu istituito per la bolla Ani. ex
debito, emanata da Sisto IV, che,
abolendo la dignità di priore fra
ijue' canonici , institui la già detta
con quella del decano e dell' arci-
diacono.
Spetta all'Altarista la cura del-
l'aitar Papale, detto Ara Maxima,
sotto cui liposano le ossa de' santi
apostoli Pietro e Paolo, la custodia
delle chiavi del chiusino, che rac-
chiude i corpi santi, vegliare per-
chè dinanzi a quelli ardano lumi ,
e custodire l'argentea cassetta con-
tenente i pallii, che i Pontefici dan-
no ai patiùarchi ed agli arcivescovi.
Ciò è chiaro massimamente per la
bolla di Benedetto XIV Rerum Ec-
clesiasticarum origines , che trovasi
nel tomo II, pag. 494 del suo Bol-
lario . Questa bolla fu dipoi con-
fermata coir altra Ad ìionorandam,
dalla quale risulta un altro speciale
privilegio pel canonico Altarista ,
cioè che , qualora fosse polluta o
violata la basilica , appartiene a
lui la facoltà di riconciliarla. In
sua vece potrà supplii-e il canonico
antiquiore dell' ordine sacerdotale.
Spetta di più all' Altarista il vigi-
lare sopra tutti gli altari della ba-
silica, e su queUi delle sacre grot-
te o sotterranei, affinchè nulla man-
chi alla pulitezza ed all'ornamento
loro , pel qual uopo è suo dove-
re visitarneU tre volte alla setti-
mana.
L' Altarista può anche farsi rap-
presentare da un ecclesiastico qua-
lunque, il quale perciò avrà la
qualifica di sotto- Altarista , cui deb-
bonsi propine e congrua provvi-
sione.
Egli assiste alla benedizione dei
pallii , che il Pontefice fa al tiono
nella vigilia della festa di s. Pie-
ALT 283
tro, dopo che ha terminato il ve-
spero .solenne. Così pure, vestito di
cotta sopra il rocchetto, ma senza
stola, assiste alla lavanda dell'alta-
re Papale , che si fa nel giovedì
santo dopo il mattutino ( V. Al-
tare, §. Vili). In tal ceremonia
presenta il vaso del vino all' ebdo-
madario ed agli altri sei canonici
funzionanti , perchè tutto lo versino
sopra la mensa. Deve anche assiste-
re all' incensazione degli altari nelle
solennità principali.
Chi ne' tempi andati era in que-
sta dignità , dopoché aveva portato
al Papa il Pontificale , offerivagli
il presbiterio prò missa bene can-
tala .,- e fjuando egli solo , o col
sacro Collegio, si reca a venerare
i corpi santi , 1' Altarista fa dal
sotto- Altarista distribuire l'orazione :
Ante oculos,
L'Altarista con cotta e rocchetto
ha il suo posto nelle cappelle, che
il Papa celebra nella basilica , e
prende luogo al primo gradino del-
l'altare, prima dei camerieri se-
greti.
Quando i vescovi e gli abbati
con ciu'a di anime, in obbedienza
alla bolla di Sisto V, Romanus ,
dei ?,o dicembre i585, si recano a
Roma per render conto delle loro
diocesi al Sommo Pontefice, e per
visitare i sacri Limini, ossia il se-
polcro degli apostoh, il canonico
Altarista, affinchè consti dell'ese-
guita visita, ha la facoltà di rila-
sciar loro una fede in istampa collo
stemma del rev. capitolo, la qual
fede si presenta dipoi alla sacra
Congregazione del concilio. La obla-
zione sohta a farsi in tal ci)co-
stanza è pei vescovi ed abbati uno
scudo, e pei vescovi Cardinali due.
Questa viene ceduta al sotto-Altari-
sta. V. LiMiNA Apostolorum.
384 ALT
L'Altavista è di nomina Pontifi-
cia; quindi viene considerato come
palatino, ed è perciò che godeva
la parte così delta di Palazzo ^ con-
sistente in pane , vino ed altro ,
oltre l'abitazione e l'onorario, che
ascendeva circa ad annui scudi 33o,
senza gì' incerti , e senza compren-
dervi quello che gli veniva dalla sa-
grestia della basilica . Però , fino da
Clemente XI , non percepisce che
soli sei scudi mensili, oltre gì' in-
certi. Il penultimo Altarista fu il
Cardinal Castracane , e l' attuale è
monsignor Alberto Barbolani dei
conti di Montauto, aretino, primo
camei-iere segreto e coppiere del
Papa regnante.
I Pontefici sogliono talvolta no-
minare anche il coadiutore all' Al-
tarista: onde avvenne che lo stesso
Clemente XI avea nominato come
tale monsignor Canale e poi lo fu
monsignor Bottini.
L' Altarista della patriarcale basi-
lica vaticana prende possesso della
sua carica con questa cei'emonia.
Prima egli consegna nella cappella
canonicale della sagrestia al cano-
nico digniore il breve della sua ele-
zione, che vien letto dal notaro.
Ciò fatto , egli stesso preceduto da
un custode della chiesa, ed accom-
pagnato da due maestri di ceremo-
nie , va all' aitar Papale , ove fatta
breve orazione, ascende sul ripiano
dell'altare stesso e, baciatolo, tocca
ie tovaglie, ed un candelliere. Quin-
di discende alla confessione , o se-
polcro de' beati apostoli ; ivi pure ,
fatta breve orazione, apre e serra
il cancellelto de' ss. corpi , e finisce
con una genuflessione. Welle note
al citato Boll. toni. II e 111, molto
parlasi degli Altaristi.
ALTAVILLA Guglielmo, Car-
flitiale. Guglielmo Altavilla, de'conli
ALT
di Capua, nacque nel secolo XIV.
Da Urbano VI, a' i8, ovvero a' ^8
settembre iSyS, fu creato Cardinale
diacono di s. M. in Cosmedin, poi
arcidiacono della S. R. C. , indi
ebbe il titolo di s. Stefano, a Mou-
tecelio. Venne egli dichiarato am-
ministratore della chiesa di Salerno,
per lo che fu chiamato il Cardinal
di Salerno. Molto si avanzò nella
grazia del Pontefice Urbano VI ,
onde crebbe assai di potere. Disim-
pegnò una legazione a Perugia, do-
ve accolse il Papa che tornava da
Lucca. Unitosi a lui fino a Roma,
finì di vivei'e l'anno i38g.
ALTEMPS Marco SiTico, Car-
dinale. Marco Sitico Altemps, dei
conti di Hokenembs, nacque l'anno
i533 nel suo feudo di Emps. Mi-
litò alcun tempo nelle guerre di
Toscana ; poscia datosi al servigio
della Chiesa, nel i56i,fu dallo zio
Pio IV promosso al vescovato di
Cassano, e destinato nunzio presso
Ferdinando Cesare per la convoca-
zione del concilio generale. Pio IV
neir anno medesimo, a' 26 febbraio,
lo creò Cardinale di s. Angelo, ar-
ciprete di s. Giovanni in Laterano,
penitenziere maggioi'e e governatore
di Capranica. Nel i562 venne tras-
ferito alla diocesi di Costanza, colla
perpetua legazione della Marca , la
quale sollecitamente spurgò dai ban-
diti, che la infestavano. Assistè co-
me legato al concilio di Trento,
ed alla dieta di Ausburgo. Inclina-
tissimo al bene specialmente dei
giovani , si privò dell' abbazia di
Mirasole , e la diede in provvedi-
mento al collegio elvetico. Arriccia
la sua cattedrale, e ristaurò l'epi-
scopio. Dimessa la diaconia di s. An-
gelo, assunse il titolo di s. Maria in
Transtevere; e questa chiesa eziandio
forni di sontuosissimi addolJji. Nel
ALT
I '7()5 terminò in Roma In sua mor-
tale carriera.
ALTERNATIVA. V. Beneficio
ECCLESIASTICO.
ALTEZZA. Antico titolo usato da-
gli imperatori, poi dai re, e dal
Gran Signore. Filippo II d'Austria
lo estese alla sua famiglia reale, ed
a quella imperiale. Quando s . Pio
V dichiarò Cosimo gran duca di
Toscana, fu dato anche ai duchi di
Ferrara, Mantova, Urbino, Modena
ce. Indi venne assunto dalle fami-
glie Sovrane, coli' aggiunta d' im-
periale, reale, o serenissima. I ve-
•scovi francesi sotto la prima, e se-
conda dinastia erano chiamati Altez-
ze. Innocenzo X, nel 1645, lo vietò ai
Cardinali; per cui il Cardinal de Me-
dici lo lasciò subito. Alessandro VII,
proibendolo a' feudatarii della Santa
Sede, lo lasciò al duca di Parma .
Fu poi in seguito permesso a' Car-
dinali, ed ecclesiastici di famiglie
sovrane coli' aggiunta relativa, ed
anche di Reverendissima.
ALTHAIM o ALTHEIM. Antica
città della Rezia , ove furono cele-
brati due concilii, il primo nell'an-
no 916, ed il secondo nel gSi.
ALTHANN(d') Michele Federico,
Cardinale. Michele Federico d'AI-
thann, nobile boemo, dei conti di
questo nome , uno dei fondatori
dell'Ordine della Milizia di Cristo,
nacque nell'anno 1682. Da mlitore
di rota , e vescovo di Vaccia , per
le istanze di Carlo VI, a' 19 no-
vembre 1 7 1 9 , da Clemente XI fu
decorato della sacra porpora col
titolo tli s. Sabina. Sostenne l'inca-
rico di ministro dell' iinperatore
presso la Santa Sede, e nel 1722
fu destinato viceré di Napoli. In
tale ofllcio spogliatosi di ogni umano
rispetto, validamente difese gl'invio-
Jabili diritti della Chiesa. Ritornato
ALT 9.85
di poi alla sua diocesi , la governò
con pari vigilanza ed amore. Mori
nel 1734 compianto da tutti i buoni.
ALTIERI. Famiglia romana, no-
bile ed antica , che , secondo il Gio-
vio, sino dall' undecimo secolo ga-
reggiava coi Colonnesi nello splen-
dore.
Da questa famiglia uscirono in
ogni tempo personaggi cospicui, d'on-
de venne ad essa maggior lustro ,
e la Chiesa e le armi ebbero lumi-
nosi ornamenti : Marco Altieri, che
nel 943 occupava il posto di mag-
giordomo dell' imjieratore Ottone I 11 ;
Corraduccio Altieri, che nel i255 si
sposò ad Elena d' Orsini ; Lorenzo
Altieri, del secolo decimoquinto, con-
servatore del popolo romano; Mario
Altieri, che nel i45i3 fu vescovo di
Sutri e Nepi; Girolamo Altieri, go-
vernatore di Tivoli nel i556, e pa-
recchie volte conservatore del popolo
romano; Mario Altieri, canonico di
s. Pietro ed autore di due volumi
Sulle Censure j Giambatista Altieri,
Cardinale creato nel i643; ma so-
vra ogni altro Emilio Altieri, che
nel 1670 fu eletto Pontefice col
nome di Clemente X.
Altieri Giambatista (seniore),
Cardinale j patrizio romano, nacque
nell'anno i583. Era egli uomo,
come scriveva nelle sue lettere il
Cardinal Panciroli al prelato Boc-
capaduli , slirnalo per coniiui giu-
dizio degno di regnare. Già lau-
reato in ambe le leggi , in età di
24 anni da Paolo V, Borghesi, nel
161 3, era stato eletto canonico teo-
logo della basilica vaticana. Infor-
mato Urbano Vili, Barberini, dello
zelo di lui nel predicare la divina
parola, lo promosse, nell'anno 1625,
al vescovato di Camerino, e ad istan-
za del Cardinal Scipione Borghesi ,
lo fece custode del sigillo della pe-
286 ALT
nitenzieria; destinoUo visitatore apo-
stolico dei sei vescovati suburbicarii ,
e poi vicegerente di Roma. Indi,
qual ricompensa di tanti meriti da
lui acquistati, nel concistoro de' i3
luglio 16.43, Urbano Vili lo creò
prete Cardinale di s. Maria sopra
Minerva, indi vescovo di Todi. Ciò
addivenne dopo la rinunzia della
chiesa di Camerino da lui fatta pri-
ma di essei'e Cardinale. Giambatista
Altieri fondò in Todi uno spedale
pei mendici, e nel castello della
Fratta una chiesa parrocchiale ed
im palazzo ad uso e comodo dei ve-
scovi. Nell'atto di rendersi a Roma
alla visita dei sacri Limi ni, mentre
trovavasi in Narni , vai colpo di apo-
plessia lo ridusse a morte nel i654,
contando egli anni 7 i di età, e 1 1
di Cardinalato. Trasferito a Roma ,
fu sepolto nella chiesa del suo titolo
nella cappella della casa Altieri, do-
ve si vede un nobile avello eretto
alla memoria di lui da Clemente X
suo fratello, col busto in mai^mo del
Cardinale espresso al vivo. Fu l'Al-
tieri di sorprendente memoria e di
slngolar perizia nei sacri canoni, del
che diede chiara pruova nella visita
apostolica suaccennata delle sei dio-
cesi Cardinalizie suburbane.
Altieri Emilio. V. ClemEx\te X,
Papa.
Emilio diveniva l'ultimo rampol-
lo maschile degli Altieri; ed il no-
me illustre ne sarebbe estinto, se
egli non ci avesse provveduto col-
l' adottare a nipote il marchese Ga-
spare Paluzzi marito di Laura Ca-
terina Altieri sua nipote, estendendo
l'adozione anche al padre del Paluzzi
ed allo zio di lui, il Cardinale Paluz-
zo Paluzzi. Con X adozione Clemente
X trasfuse nei Paluzzi le ricchezze,
lo stemma ed il nome stesso degli
Allicii principi di Ori(tlt) e duchi di
ALT
Monterrano, nome eh' essi da quel
tempo mantennero sempre inviola-
bilmente.
La famiglia Paluzzi deriva dagli
antichi Albertoni. Ciò si rileva da
una lapide posta al sepolcro di Ga-
spare Paluzzi vescovo di s. Angelo
e Bisaccia, esistente in Roma nella
chiesa à^\ Arac celi. Ereditato da
questa famiglia il nome e il prin-
cipato Altieri, nel 1670, venne a-
scritta alla veneta nobiltà.
Anche dagli Altieri Paluzzi ab-
biamo degU uomini chiari sì nel
sapere come nel militar valore. Noi
però inerenti al nostro scopo , non
ci tratterremo che su quelli^ i quali
hanno principalmente mei'itato della
Chiesa.
Da Gaspai'e Paluzzi Altieri ro-
mano, e da Laura sua moglie nac-
quero quattro figli , cioè Lorenzo ,
e Giambatista Altieri, che divennero
Cardinali , e Girolamo ed Emilio
Altieri.
Altieri Lorenzo , Cardinale.
Lorenzo Altieri nacque nel 1 67 1 .
Era nipote del Cardinal Paluzzo
Paluzzi Altieri , pronipote di Cle-
mente X , ed afline di Alessandro
Vili, Ouohoni. Venne fregiato della
porpora nel diciamiovesimo anno
dell' età sua , nel concistoro de' 1 3
novembre 1 690 , colla diaconia di
s. Maria in Aquin , donde passò a
quella di s. Maria in Via Lata. La
sua incorrotta giustizia gli meritò
che Innocenzo XI l lo incaricasse
della legazione di Urbino. Rinun-
ziata questa , fé' ritorno a Roma .
dove mori nel i74i,dopo5i anno
di Cardinalato. Venne sepolto nella
chiesa di s. Maria in Portico nella
cappella Altieri con breve iscrizione.
Egli era intervenuto ai conclavi di
cinque Pontefici.
Altieri Gi\mratist\ (juniore),
ALT
Ciiiclinale. Giambatista Altieri fia-
Icllo tlel Cardinale Lori;uzo , nac-
(jLie a' 26 agosto iGG3. Da Cle-
mente XI, Albani, fu promosso al-
la prelatura nel lyoS, e nell'anno
seguente venne spedito vice-legato in
Urbino. Quindi rieliiamato in Roma,
fu nominato chierico di Camera, di-
venendone decano dopo vcnt' anni.
IS'eiresaltazione al Papato di Benedet-
to XIII, Orsini, venne consacrato ar-
civescovo di Tiro, e agli 1 1 settem-
bre 1724, fii creato Cardinale prete
di 5. Matteo in Merulana , donde
passò, nel 1739, per volere di Cle-
mente XII , al vescovato Prenesti-
no. Contribuì col suo voto alle ele-
zioni di Clemente XII e di Benedet-
to XIV; ma prima, che quest'ulti-
mo divenisse Papa, fu colpito in con-
clave di apoplessia. Morì ai in mar-
zo 1740 d'anni 77 compiti, dopo
aver lasciata la sua eredità alla
chiesa e conservatorio di s, Cate-
rina de Funari, di cui era stato
protettore. Fu sepolto nella chiesa
di s. Maria sopra Minerva , nella
cappella Altieri senza alcuna me-
moria.
Emilio Altieri, sposato a Costanza
Chigi della famiglia del Papa Alessan-
dro VII, lasciò una sola figliuola, Ma-
ria Virginia, maritata a Filippo Lau-
te della cospicua famiglia della Rove-
re; famiglia che diede Sisto IV e
Giulio II. Il fratello di Emilio ,
Girolamo Altieri, presa per moglie,
nel 1721J Maria Maddalena Borro-
mei della famiglia del Cardinal san
Carlo, lasciò fra gli altri Vincenzo
Maria, dipoi Cardinale, ed il prin-
cipe Emilio Carlo Altieri.
Altieri Vincenzo Maria, Car-
dinale. Vincenzo IMaria Altieri nac-
que ai 27 novembre 1724- Da
Pio VI fu nominato, nel 177^, suo
■maestro di Camera, indi ci'eato iu
ALT 287
petto Cardinale ai 23 giugno 1777,
e poi pubbHcalo agli i i dicembre
1780, colla diaconia di s. Giorgio
in Velabro, donde passò all'altra
di 8. Angelo in Pescheria. Nelle
fataU vicende dell' efllmera repub-
blica romana, mentre Pio VI, nel
1798, era trasportato in Francia
prigioniere, l'Allieii che slava a
letto quasi moribondo, venne minac-
ciato dell esilio da un ufficiai fran-
cese, solamente perchè era Cardinale.
Abbattuto dal male e sfinito, paven-
tando di essere cogli altri Cardi-
nali l'inchiuso nell'antico monislero
delle Convertite, rinunziò alia por-
pora, e poco dopo morì, cioè nel feb-
braio 1800, contando 76 anni di vita.
Untai passo, come protestò pubbhca-
mente, fu da lui fatto più per de-
bolezza di forze, ciie per deliberata
volontà d'animo.
Il principe Emilio Carlo Altieri,
fratello del suddetto Porporato, nac-
que ai 25 aprile 1723. Egli si spo-
sò a Livia Maria Borghesi , e n'eb-
be numerosa figliuolanza, emula del-
le sue belle (jualità. Tra' figli suoi, ol-
tre l'abbate benedettino cassinese, ed
il Balio Altieri del sagro militare
Ordine gerosolimitano , merita spe-
cial menzione il principe don Pa-
luzzo Altieri, che, impalmatosi al-
l'egregia e virtuosa principessa don-
na Marianna della real casa di Sas-
sonia, n'ebbe quattro figliuoli. Fu
comandante delle guardie nobili nel
Pontificato di Pio VII, ed in pre-
mio della sua fedeltà, fu da lui esal-
tato alla dignità di senatore di Ro-
ma, e fatto poscia generale coman-
dante la guardia civica. Succes.siva-
mente da Ferdinando VII, re di
Spagna, venne insignito dell' Or-
dine di Carlo III; dall'imperatore
Francesco I d'Avistria, di quello di
s. Stefano d' Ungheria ; e dal re-
288 ALT
giiante Gregorio XVI, con quello di
Gran Croce dell' Ordine di s. Gre-
gorio IMagno , ordine dal Pontefice
istituito nel i83i. Indi dopo quin-
dici anni di esercizio della sublime
dignità senatoria, in cui costante-
mente assistette al trono Pontificio
dividendone 1' onore coi principi
0)sini e Colonna, a' quali si ap-
partiene per Pontificia concessione
e gentilizio diritto, mori il principe
don Paluzzo Altieri a' 9 gennaio
1834. Ai 12 dello stesso mese, nella
sera fii trasportato il suo cadavere
alla chiesa di s. Maria sopra Mi-
nerva, ove fu tumulato nel se-
polcro de' suoi maggiori. Egli la-
sciò tre figli: il principe don Cle-
mente Altieri, capitano e tenente ge-
nerale delle guardie nobili, Gran Cro-
ce dell'Ordine di s. Gregorio IMagno,
ammogliato, ai ic) gennaio 1817.
colla principessa donna Vittoria figlia
del principe di Piombino, da cui
nacque numerosa prole. Gli al-
tri due figli sono il p. Augusto
Altieri della compagnia di Gesù,
che ne vestì l'abito appena ripri-
stinata , e monsig. Lodovico Altie-
rij primo cameriere segreto, e cop-
piere del regnante Pontefice, se-
gretario della congregazione Cardi-
nalizia degli studii, attuale nunzio
Apostolico presso l' imperiale e rea-
le corte di Vienna, arcivescovo di
Efeso, dignità alla quale venne con-
sagrato neir altare Papale della ba-
silica liberiana ai 17 lugho i836.
dallo stesso Sommo Pontefice Gre-
gorio XVI, che provvidamente go-
verna la Chiesa universale.
Testimonio della grandezza di
questa famiglia è la piazza Altieri,
che per due secoli ha portato non in-
terrottamente un tal nome. In quella
piazza, ora chiamata del Gesìi, si
cigo maguificauientc il sontuoso pa-
ALT
lazzo della famiglia, che può a buon
dritto considerarsi come uno dei
più vasti e begli edifizii di Roma.
Esso fu cominciato dal Cardinal
Giambatista Altieri ( seniore ) morto
nel 1654, e compiuto sotto il Pon-
tificato di Clemente X, dal Cardina-
le Paluzzo Altieri.
Non sia discaro aver qui alcun
cenno di questo palazzo, perocché
primeggiando tra i più cospicui mo-
stra insieme a qual punto giugnes-
se la potenza e la gloria degU Altieri.
Giovanni Antonio de Rossi ne fu
r architetto, che nobilmente lo de-
corò nell' esterno, e divise l' interno
per modo da fornirne la comodità
a parecchie abitazioni principesche.
L'edificio è isolato, con doppia cor-
te e quattro principali ingressi. La
corte nobile è circondata da un bel
portico. Negli appartamenti, che so-
no ornati di stucchi, dorature e
marmi, veggonsi molte pitture di
buoni autori e Jiou poche antiche
sculture. Nel numero di queste di-
sti nguesi una superba statua di ver-
de antico che rappresenta Roma
trionfante. Evvi pme una bibliote-
ca molto stimata per numero e ra-
rità di antiche edizioni.
ALTINO. Città vescovile della Ve-
nezia antica, un tempo nobile, ricca e
deliziosissima, situata nelle lagune del
mar Adriatico , alle foci del Sii e.
Aitino , secondo la descrizione di
Strabone e di Vitruvio, era cinta
da molti paludosi terreni al lato
di settentrione , e d' occidente ; ba-
gnata dalle acque del mare ai lati
di mezzo giorno e di ponente , e
nell' interno divisa da canali . Di
questa città tanno menzione Me-
la, Plinio, Tolomeo. Velleio Pater-
colo, nel suo libro II, parla di Aiti-
no, e dice che Asinio Pollif)ne belle
cose vi fece. Tacito, ucl III libro
ALT
della sua storia racconta che, l'an-
no 69 di Gesù Cristo , Antonio I
vi mise un presidio per difenderla
dalla flotta di .Ravenna, della (juale
Sesto Lucilio Basso, del partito di
Vitellio, era generale.
Trovansi nel codice Teodosiano
alcune leggi di Valentiniano I, da-
tate da Aitino nel 364, e altre
del medesimo imperatore del 3 7 3;
alcune finalmente promulgate da
Onorio nel 399, nel 4^0 e nel
4oi. Aitino fu in gran parte distrut-
ta da Attila nel 4^2 ; però cin-
quant'anni dopo aveva ancora i
palazzi pretorii così belli che, secon-
do Cassiodoro, sembravano disposti
a guisa d' una collana di perle. Mar-
ziale paragona questa città alle vil-
le Bajane (lib. IV, epigr. 25)
da una selva che 1' attorniava dal
settenti'ione :
umilia Bajanis Altini litora
villis.
Et Phcelontcvi conscìa sih'a rogi.
Alboino, re dei longobardi, nel 568
finì di rovinare Aitino ; e forse el-
la sarebbe stata rifabbricata, se le
acque marine col loro innalzamento,
piuttostochè le guerre, non avessero
contribuito alla sua quasi peifet-
ta distruzione.
Fino dai primi secoli della Chie-
sa fu introdotta la fede in Aitino,
che divenne ben presto città vescovile.
Al momento della invasione di
Attila , coloro che non erano stati
tradotti nella schiavitù, ricovcraron-
si in seno delle isolette e dei lidi
di Venezia . Morto Attila , molti
proflighi tornarono alle terre nati-
ve. Il perchè Niceta, patriarca di
Aquileia, come metropolitano della
Venezia, fece chiedere alla Santa
Sede, mediante il suddiacono Adeo-
VOL. I.
ALT 289
dato, in qual modo doAcsse dirigersi
sì riguardo alle femmine che nella
schiavitù degli sposi loro si fosse-
ro rimaritate , e sì per conto di
coloro che nelle prigioni fossero sta-
ti costretti a mangiare le carni im-
molate agi' idoli, o fossero stati ri-
battezzati dagli ariani. A tali ri-
cerche di INiceta, s. Leone, Papa di
quel tempo, rispose nella sua lette-
ra CXXIX, dell' anno 4^^-
Cassiodoro nella XXII lettera del
libro XII descrive la fertilità del
territorio Altinate e delle isole
che lo cingevano al mezzodì, tra le
quali fu in seguito fabbricata Tor-
cello, ovvero la nuova Aitino, per
essersi in essa ricoverati que' di Aiti-
no, insieme colla sede loro episcopale,
nella segnalata distruzione de' longo-
bardi. Gli scrittori non sono d'ac-
cordo circa il preciso tempo in
cui fu trasportata a Torcello la se-
de episcopale di Aitino. Tuttavolta
leggesi in una cronaca mss., che
Sergio I ne permise il traslocamenlo,
e che il palazzo del vescovo era in
queir isola già compiuto nel 7 1 6.
Nondimeno per questo Aitino non
ei'a allora perita affatto, come lo è di
presente ; e già dalla storia apparisce
che neir 802 fu radunato in Aiti-
no un concilio, chiamato Altinate. Il
motivo di questo fu che Giovanni,
doge di Venezia, già eletto durante
la vita di Maurizio suo padi'e, volle
nominare vescovo certo sacerdote
greco, per nome Cristoforo, racco-
mandatogli dall'imperatore Nicefo-
ro. Giovanni patriarca di Grado
disapprovò tale elezione, non tro-
vando in Cristoforo le doti richie-
ste per sì alto ministero: anzi do-
po averlo ripetutamente ammonito
de' suoi poco lodevoli costumi, lo
scomunicò. Irritato di questo il do-
ge Giovanni, ordinò che si precipi-
37
ago ALT
tasse il Patriarca dalla torre: il che
fu eseguito. Paolino, patriarca di
Aquilcia mal comportando questo
gravissimo eccesso^ adunò nell'Sca, il
detto concilio di Aitino, e scrisse in
pari tempo a Carlo Magno contro il
doge di Venezia (Earonio, A. C. 802;
Contarini Sìor. T en. tom. VII).
S. Eliodoro, vissuto ai tempi di
s. Ambi'Ogio e di s. Girolamo, fu ve-
scovo di Aitino. Pare che fiorisse
alla fine del IV secolo, e forse anche
dopo, perocché fu superstite al pro-
prio nipote Nepoziano, prete della
sua chiesa, il quale morì nel 896 ,
e trovossi anche al concilio di Aqui-
leia nel 38 1. Il suo corpo è ve-
nerato a Torcello , in una a quel-
lo di san Liberale , che si dice
discepolo di s. Eliodoro medesimo.
Ad Eliodoro tennero dietro: Ambro-
gio nel 4073 Ilai'io nel ^11 , Set-
timio , non si sa precisamente in
qual anno. A questo san Leone il
Grande scriveva circa il 447? allor-
ché alcuni pela giani ricevuti nel seno
della chiesa di Aitino, per aver pro-
testato contro i loro errori, procu-
ravano di spargere segretamente la
falsa loro dottrina. Del che avve-
dutosi Settimio, e datane contezza al
santo Pontefice, n' ebbe a l'isposta,
non dover essere ammessi i pelagiani
nel numero de' cattolici sine profes-
sione legitiina saiisfaclionis. Leone
fa nella sua lettera ampli encomii
alla forza della fede di Settimio ;
gli spedisce il compendio di quanto
avea scritto al metropolitano di lui,
eh' era Gennaro vescovo d' Aquilcia,
al cui zelo pregavalo di unirsi, aflin-
chè fossero prontamente e fedelmen-
te eseguite le sue intenzioni. Il p.
Quesnel crede suppositizia quella let-
tera, che altri sostengono come vera.
Pietro d'Aitino, di cui la menzione
Paolo Diacono, si rese celebre perchè
ALT
essendo stato eletto dal re Teodo-
sio a visitatore della Sede Apostolica
nel 5oo, a cagione dei torbidi su-
scitati in Roma dallo scisma di Lo-
renzo, contro il Papa Simmaco, procu-
rò d'introdursi nella cattedrale di san
Pietro. Altro Pietro d' Aitino se-
gnò un sinodo di vescovi scismatici
radunato in Grado da Elia vescovo
di Aquileia il 3 novembre del Syc) ,
nonché il conciliabolo di IMurano,
nel 588, e l'approvazione inviata al-
l' imperatore Maurizio in difesa dei
tre capitoli. Un vescovo d'Aitino, no-
minato Paolo, trovasi segnato nella
lettera del Papa s. Agatone a Costanti-
no Pogonato nel 679, ovvero del si-
nodo occidentale riportato nel conci-
lio costantinopolitano del 680. Da
questo momento i vescovi di Aitino
si confondono con que'di Torcello.
J^. Torcello.
ALTONE (s.), abbate in Lama-
gna, monaco scozzese, di esimia vir-
tù, nacque nel secolo Vili. Fu pei
miracoli celebre in Lamagna, e in
Baviera. Mercè le liberalità di Pi-
pino re, fondò la badia di Alt-
munster. La pietà e la umiltà di lui
guadagnarono a Cristo parecchi bar-
bari e superstiziosi di quelle con-
trade. Pare che ei morisse sul fi-
nire del secolo ottavo. La festa
n'è ricordata al d\ quinto di set-
tembie.
ALTO PASSO. Ordine caval-
leresco. I sacerdoti di quest'Ordine
da alciuii sono creduti canonici re-
golari o spedalieri, e vengono chiama-
ti di s. Giacomo deW'Jllo Passo. Per
tal motivo alcuni altri li confon-
dono con quelli di san Giaco-
mo della Spada. Questi cavalieri,
oltre il gran maestro dell' Ordine,
che risiedeva in Italia, aveano un
commiMulatore geneiale pel regno
di Francia. lu origine erano essi
ALU
fiati laici costruttori di barche per
uso de' pellegrini al passaggio dei
lìumi : onde nei loro mantelli por-
tavano diverse figure di martel-
li col manico puntato per fora-
re. In appresso ve ne furono al-
cuni insigniti del carattere sacer-
dotale. Secondo il padre Atanasio,
nel suo Candelliere d'oro, l'abito di
quest'Ordine consisteva in un man-
tello nero col cappuccio rosso. Ab-
biamo però maggiori documenti
per asserire, che invece il colore ne
fosse bigio. L' Ordine fu nel nu-
mero de' soppressi da Pio II , che
nel i4^9 "<^ appUcò le entrate a
quello di Betlemme da lui istitui-
to: tuttavia rimase lo spedale di s.
Giacomo presso Lucca, che fu di-
poi unito a quello di santo Stefano.
In s. Maglorio di Parigi sussistet-
te l'Ordine sino al i5'ji, e nei
1672 Luigi XIV fece menzione dei
cavalieri superstiti.
ALTUVmO, Cardinale, di ori-
gine tedesco, nato nel secolo XI,
fu vescovo di Erixen e poi Cardi-
nale, creato da Damaso II. Viveva
ancor nel i oqo, in cui consagrò solen-
nemente una chiesa della Carintia.
AL UN PiODERTOj Cardinale. Ro-
berto Alun nacque nel secolo XIV
ili Inghilterra. Celebre per la sua
pietà ed erudizione, fu prima arcidia-
cono di Cantorbery e cancelliere del-
l' università di Oxford, e poscia fu
consegrato vescovo di Salisbury. As-
sistette al concilio di Pisa, dove,
acremente ripresi gli scismatici, con
animato discorso conciliò i padri al-
l'unione. Giovanni XXIII, a' 6 di giu-
gno 1 4 1 1 5 lo creò Cardinale della S.
R. C, ma egli poco dopo finì di vive-
re in Costanza, dove ebbe il sepolcro.
ALURZ Ordeone, Cardinale.
Ordeone o Ordeano, ovvero Or-
donio Alurz , portoghese , nato nel-
ALV 291
l'anno i 198, ottenne da principio
l'abbazia Fonsellense, e poscia l'ar-
civescovato di Braga, da Gregorio X
nel 1275, con ripugnanza di quel
capitolo, che avea già desiderato al-
trimenti. Indi intervenne come as-
sessore al concilio generale di Lio-
ne celebrato da Gregorio X. Nico-
lò III, mosso dalla fama di .sue
virtù, a' 12 marzo 1278, lo creò
Cardinale vescovo ; ma dopo sette
anni di cardinalato, cessò di vivere
nel 1285.
ALVAREZ Giovanni , Cardi-
nale. Giovanni Alvarez, di Tole-
do, dei duchi di Alva, nacque nel-
l'anno 1488. Professò neir Ordine
dei predicatori , indi lesse filoso-
fia e teologia nell' università di
Salamanca. La fama, che si acqui-
stò, di uomo dottissimo , indusse
Carlo V a nominarlo vescovo. Per
umiltà rinunziato 1' onore , fu poi
obbligato da Adriano VI a rice-
vere la consecrazione per la chiesa
di Cordova. Nel iS'ò'j venne tras-
ferito all'arcivescovato di Burgos,
e da Paolo III, a' 20 dicembre
i538, fu creato prete Cardinale di s.
IMaria in Portico. La somma vigilan-
za, con la quale difese il suo gregge
dall'eresie di qviei tempi, gli meritò
un posto fra i sei Cardinali, che pri-
ma del concilio Tridentino, furono
destinati a vegliare per la conser-
vazione della fede in tutto il mondo
cattolico. L'Alvarez disimpegnò que-
sto uffizio validamente, in ispeziel-
tà per r Italia, che a lui deve in
gran parte la sua salvezza dagli
errori del settentrione. Paolo IV lo
elesse generale dell' Ordine dei pre-
dicatori, e lo promosse al vescova-
to di Toscolano. Roma stessa prò-,
vò gli effetti del suo valore, essendo
liberata per sua opera dal minac-
ciato saccheggio delle armi spagnuo-
292 ALV
le, nella guerra contro Paolo III. In
etìi di sessantanove anni, nel i55'j,
terminò la sua carriera mortale ed
ebbe sepolcro in Ispagna. Le virtù,
che univa al talento, resero a tut-
ti amara la sua perdita , e spe-
cialmente ai poverelli, di cui si era
meritato il glorioso titolo di Padre.
ALVAREZ Diego o Didaco, uno
fia i luminari dell'ordine di san
Domenico, nacque dopo la metà del
secolo XVI a Medina di Rio-Sec-
co, piccola città della Spagna. Con-
secratosi di proposito allo studio
della teologia, in diverse città della
Spagna, e poscia in Roma, riscosse
per trenta anni molti applausi. JVel
1606 ebbe il vescovato di Trani, do-
ve non mancò di farsi conoscere pa-
store saggio ed amoroso. Diede o-
pera diligentissima per allontanare
dalla Chiesa di Dio ogni sorta di
errore. Sostenne la causa de' dome-
nicani contro i gesuiti nelle congre-
gazioni de Auxiliis. L'amio'i639
è r epoca della sua morte. Le ope-
re, onde illustrò la repubblica let-
teraria , sono : Un Commento sopra
Isaia j ottanta questioni sulV In-
carnazione j alcune dispute sulla
prima parte della seconda di san
Tommaso j un trattato degli ajuti
della grazia y e della forza del
libero arbitrio j una risposta alle
obbiezioni sull'accordo della libertà
colla predestinazione j finalmente
una storia della origine, de' pro-
gressi e della condanna dell'eresia
di Pelagio.
ALVAR.O Pei AGIO, religioso del-
l' Ordine dei frati minori, presso cui
professò nel i3o4, sortì i natali in
Galizia di Spagna. Pisa e Parigi so-
no le città, ov' egli percorse la
carriera degli studii. Giovanni XII
lo creò penitenziere apostolico, in-
di gli conlcrì il vescovato di Coio-
AMA
na in Acaja, e poscia quello di Sil-
va in Portogallo. Di lui esistono
due libri sui Gemiti della Chiesa.
ed una Somma teologica, opere
già pubblicate colle stampe. Inol-
tre trovasi nella biblioteca vaticana
un manoscritto di questo autore
contro l'Eresie, ed in quella dei
conventuali di Toledo esiste un ser-
mone sulla visione delle anime.
ALZAZIA Filippo, Cardinale.
Filippo d'Alzazia, de' conti di Chi-
may, nacque dopo la metà del se-
colo XVII, e nel 17 i3 venne desti-
nato a reggere la chiesa d'Ipri; ma
r imperatore Carlo VI, presso cui go-
deva il piìi alto concetto, lo nominò
arcivescovo di Malines. Ricevuta, nel
I 7 1 6, la consecrazione. Clemente XI
lo decorò della sacra poi'pora col
titolo di s. Cesario, ai 19 novem-
bre del 1 7 1 9, poi di s. Lorenzo in
Lucina. Il Pontefice nell'atto di
crearlo Cardinale si protestò innan-
zi il Collegio apostolico di rendere
all' Alzazia un giusto premio pel
reale suo merito. Terminò la vita
nel 17^9, ed ebbe la tomba in
Malines.
AMABILE (s.), patrono di Riom,
villaggio dove nacque nel secolo V,
e che divenne poscia una delle più
cospicue città dell' Alvergna , meritò
di essere innalzato al sacerdozio per
le doti dello spirito, ch'ei manifestò
fino dai primi anni. Apparisce che gli
fosse affidata la chiesa di Riom, e
che in appresso san Sidonio Apollina-
re, vescovo di Alvergna, il chiamas-
se a sé; ma non ci è dato di co-
noscere ciò sicuramente. Mori in
sul finire del secolo quinto. Il sepol-
cro di lui divenne glorioso per molti
miracoli. Quantunque la morte ne
fosse avvenuta al primo di novem-
bre, non se ne fece mai la festa
in questo giorno, a ciigionc della
AMA
solennità degli Ognissanti. Ella si ce-
lebra di presente al dì i i giugno.
AMADASSA. Città vescovile nella
provincia della Frigia Salutare ,
sufTraganea alla metropoli di Si-
nade.
AMADEISTI. Congregazione di
religiosi dell' Oi'dine di s. France-
sco. Ebbe principio e nome da Ama-
deo, religioso francescano, che visse
nel XIV secolo , ed era chiamato
al secolo Giovanni Menez de' Sylva,
di una famiglia distinta portoghese.
Divenuto egli superiore del convento
del suo Ordine, ne fondò varii altri,
prescrivendo alcune regole particolari,
e formandone una novella congre-
gazione. E pi'obabile che gli Ama-
deisti venissero in seguito uniti coi
Chiarenini ; e poscia sieno stati
soppressi da Pio V ed uniti agli
Osservanti. V. Chiarenini.
AMADEO Giovanni, Cardinale.
Giovanni Amadeo, veneziano, arci-
vescovo di Corfìi , insigne oratore
e teologo eccellente, nacque dopo la
metà del secolo XIV, e fu decorato
da Urbano VI, a' 1 8 settembre 1378,
della sacra porpora col titolo pre-
sbiterale di s. Sabina. A lui venne
affidato r incarico di procedere con-
tro Giovanni I, re di Castiglia e di
Leone , privato del regno da Ur-
bano VI , come seguace dell' anti-
papa . Caduto poscia per altri mo-
tivi in disgrazia del Pontefice, parti-
colarmente per la congiura ordita
dal Cardinal Mezzavacca , carcerato
nella città di Nocera, fu fatto mo-
rire in Genova l'anno i385.
AMALARIO Fortunato, Car-
dinale. Fortunato Amalario, di Tre-
veri, benedettino dell'abbazia di Ma-
deloc della stessa diocesi di Treveri,
nacque nel secolo VIII. Fu fatto arci-
vescovo di quella città. Carlo Magno
lo mandò ambasciatore presso Curo-
AMA 293
polala imperatore di Oriente, e si val-
se di lui in parecchie rilevanti occasio-
ni. Sergio li, dell' 844, a parere del
Ciacconio, lo creò Cardinale prete
della S. R. C. Questo illustre Por-
porato seppe unire all'assiduità delio
studio la perfezione delle cristiane
virtù. Abbiamo di lui la relazione
della sua ambasciata, e quattro li-
bri sopra i divini ufjflziie sopra i
sagramend. 11 medesimo autore
raccolse e ordinò l'ufficio de' morti.
Lo si crede morto neir846.
AIMALBERGA (s.), vergine, sortì
la culla nel paese delle Ardenne,
verso l'anno 741. Benché mentre
visse alcun tempo di mezzo al mon-
do, la sua vita fosse tutta nascosta in
G. C, pure volle unirsi a Lui più
strettamente, rinunziando a quanlo
il mondo stesso le promettea, ed ab-
bracciando la professione religiosa
a Mnnster-Bilsen, capitolo di ca-
nonichesse poco lungi da Liegi. In
questo ritiro ella studiossi soltanto
di piacere più che mai al suo sposo
celeste, le cui virtù si proponeva a
modello. Rapidi ne furono i pro-
gressi ; segnalossi soprattutto nel-
l'amore alle umiliazioni, alla jiovertà
ed alla macerazion più severa. Es-
sendo ancor nella fresca età d' anni
trentuno, nel 177 1, fu chiamata
da Dio a cogliere il premio delle sue
gloriose azioni. La fèsta di santa A-
malberga si celebra nel giorno de-
cimo di luglio.
AMALBERGA (s.), vedova, nacque
sul principio del secolo settimo. Suo
padre era decorato di una delle
più cospicue dignità nella corte di
Francia in Austrasia, e sua madre
era sorella del b. Pepino di Lan-
den. Per condiscendere al volere di
suo zio Pepino, vmissi in matrimo-
nio con un ricco signore chiamato
Thierry, e n' ebbe una figlia santa.
29-t A MA
per iiome Farailla. Essendo rima-
sta vedova, non sarebbe passata a
seconde nozze, se lo stesso Pepino
non l'avesse obbligata a sposarsi col
conte Wifgero, nobile del Brabante.
Da questo secondo connubio ebbe
tre figli, cioè, s. Gudula o Gula, s. Rei-
nelda o Ernella, e s. Emeberto o Able-
berto. Questi coniugi, dopo aver prov-
veduto alla educazione dei loro figli,
risolvettero di consecrare al Signore
il resto de' loro giorni. Quindi Amal-
berga entrò nel monastero di IMau-
Jjeuge, ove prese il velo. Essa volò a
Dio verso l'anno 670 , nel giorno
IO giugno, eh' è nei Paesi Bassi
consecrato a celebrarne la me-
moria.
AMALFI ( Amalphìtan. ). Città
con residenza arcivescovile, nel re-
gno delle due Sicilie. Amalfi è nel
principato citeriore in una deliziosa
riviera sulla costa occidentale del
golfo di Salerno, verso l' isola di Ca-
pri. La sua origine si fa rimontare
al VI secolo dell' era cristiana. Si
dice, che alcune famiglie roma-
ne, essendosi messe in mare per an-
dare a Costantinopoli e quivi offe-
rii'e i loro omaggi all' imperatore
Costantino , da una tempesta ven-
nero gettate sulla costa di Ragusa,
e fondarono questa città presso il ca-
po Paliniu'O dove costituirono una
repubblica. Amalfi col processo del
tempo fu sottoposta al dominio dei
duchi di Napoli, divenne poi città
libera, ma non taidò a far parte
del ducato Beneventano, quando que-
sto si suddivise ne' principati di Be-
nevento, Salerno, e nella signoria
di Capua.
Gli amalfitani si emanciparono,
e, disgustati de' prefetti imperiali,
si elessero de' duchi particolari. 11
primo, nel 771, fu jMarino I cliiar
niato il vecchio. Abbiamo inoltre che
AMA
il duca Sergio III regnò alquanta
col vescovo Pietro.
Nell'anno io5g. Papa Nicolò li
onorava di sua presenza la città di
Amalfi, ove convocò un concilio per
provvedere non solamente agli alìà-
ri della provincia della Puglia e
della Sicilia, ma alla riforma an-
cora dei chierici ed all'osservanza
dell'ecclesiastica disciplina. In que-
sto concilio , secondo il Lenglet, fij
deposto il vescovo di Tra ni , e il
Sommo Pontefice sciolse i norman-
ni dalla scomunica contro di essi già
fulminata, concedendo a Riccardo, uno
de' loro capi, il piincipato di Capua,
ed a Roberto Cruiscardo, altro loro
capo, la Calabria , la Puglia e la
Sicilia. Ricevette da entrambi il giu-
ramento di fedeltà , come vassalli
e feudatari della Chiesa Romana, in-
sieme all' annuo censo di dodici de-
nari di Pavia, per ogni paio di buoi,
da pagarsi ai Pontefici nel gior-
no di Pasqua. Neil' anno 1089
si celebrò in Amalfi un altro con-
cilio sopra la disciplina ecclesia-
stica, riportato dal Labbé nel tomo
X dei concili!. Amalfi poco a poco
fu tra le prime città che facessero
rifiorire in Italia il commercio ,
prima che Venezia, Genova e Pisa
salissero a quel grado che le re-
se dappoi sì potenti e famose. Gli
amalfitani edificarono in Gerusa-
lemme una cappella a s. Giovan-
ni Elemosinarlo, con un ospizio che
fu poi culla dell'Ordine gerosoli-
mitano, instituito nel 11 19 i" Ge-
rusalemme, ed approvato nel i i4j
dal Pontefice Eugenio HI colla re-
gola di s. Agostino.
Nello scisma insorto per opera
dell' antipapa Anacleto IT, figlio di
Pietro Leone e favorito da Rugge-
ro normanno, che dopo la morte
di Rainollò, duca di Puglia, s'era
AMA
impadronito di quella provincia, ed
era stato dichiarato re dall' antipa-
pa, i pisani, come alleati dall'im-
perator Lotario II, il quale sosteneva
le parti del vero Pontefice Innocen-
zo II, s'impadronirono di Amalfi, nel
II 33, o, secondo altri, nel ii35.
baccheggiarono la città, e nel bot-
tino fu trovata l'unica copia delle
Pandette di Giustiniano, che pro-
gressivamente contiibuirono aul in-
trodurre la giurisprudenza romana
in tutta Europa. Per questo quel-
le Pandette, vennero chiamate Pisa-
ne, e poscia anche i^/ore/z^me. Amal-
fi nel decimo secondo secolo fu pa-
tria al Cardinal Amalfi celebre per
le distinte legazioni che sostenne. F^.
Capua (di) Pietro.
Sul principio del secolo XIV, nel
castello di Pasilano presso Amalfi,
nacque il famoso Flavio Gioja, il
quale perfezionò la Bussola, che di-
cesi già inventata nella Cina. E
siccome allora occupavano il trono
di Napoli gli Angioni, ramo della
regia famiglia di Francia avente per
istemma i gigli, fu posto al nord del-
la bussola un giglio secondo la dire-
zione dell' ago calamitato. Lo stem-
ma di Amalfi fu mandato dall'An-
dres al Cancellieri con le seguenti
parole : « Eccole il sigillo amalfita-
'•' no, nel quale sotto la croce di
" Gerusalemme vedesi rozzamente
" formata la bussola eolle ali, al-
•' ludendosi ai rapidi voli della na-
" vigazione ". V. Brenemau [Dis-
sertatio de Rep. amalphitana ad
calceni histor. pandectarum) ; Fran-
cesco Lanza {Storia amalfitana). Nel
secolo di Gioja fiorì eziandio Mari-
no del Giudice, o di Vulcano, na-
to in Amalfi, indi fatto da Inno-
cenzo VI, nel i362, canonico della
metropolitana , poscia arcivescovo
della stessa sua patria, elevato in
AMA 295
fine al Cardinalato nel i38r, ed
incaricato di molte dilìlcili legazio-
ni, ì^. Marino, Cardinale.
Amalfi, insieme a diverse altre con-
tee e poderi, venne data nel 1 38 1 a
Francesco Prignani da Carlo III Du-
razzo, investito del regno di Napoli da
Urbano VI, che ne avea deposta la
regina Giovanna I sostenitrice del-
l'antipapa Clemente VII. Però, do-
po che Carlo III s'impossessò del
reame stesso, non volle eseguire
quanto con giuramento avea pro-
messo, per non dismcm])rar in fa-
vor del Prignani i suoi dominii : se
non che dopo varie vicende, si pa-
cificò il Pontefice col re, prometten-
do questi, nel i383, di consegnar
i principati di Capua e d' Amalfi
al nipote, e di dare allo slesso Pa-
pa cinquemila scudi d'oro, ciò che
non impedì le altre gravi dissensio-
ni, che non terminarono se non alla
morte di Urbano VI e di Carlo
III. Caduto Francesco Prignani^
duca di Amalfi, in generale disprez-
zo, si ritirò nella l'uglia, e verso il
iSq'), mentre si recava a Venezia,
perì miseramente in una burrasca
coll'intera famiglia; per cui Amalfi
e gli altri dominii da lui tornarono
alla monarchia napolitana.
Il ducato amalfitano fu dato po-
scia in feudo ai Sansevcrino, nobile
famiglia di Napoli, che die' sei perso-
naggi al sagro Collegio cardinalizio. [|
Pontefice Pio II, Piccolomini, sanese,
eletto nel i^^S, siccome ultimo su-
perstite dell'antica sua stirpe, prese
in adozione Antonio figlio di Lau-
damia sua sorella. Questi continuò
a mantenere il cognome di Picco-
lomini, e quindi divenne duca di
Amalfi, per aver condotta in mo-
glie Maria d' Aragona nipote di
Ferdinando re di Na|)oli, famiglia
che fiorisce in Napoli tuttora nei conti
296 AMA
tli Celano principi di Valle. Fu il Car-
dinal Foitiguerri, parente del Papa,
elle conchiuse un tal matrimonio, ed
ottenne dal re Fei'dinando, oltre la
restituzione di Terracina e Bene-
vento, la dote di Amalfi , e Cicona.
Non si sa precisamente quando
Amalfi cominciasse ad aver vesco-
vi : il primo, di cui si ha me-
moria, governava al tempo del Pon-
tefice s. Gregorio I, eletto nel Sgo :
Giovanni XV la eresse in metro-
politana nel 987, e le die' per suf-
fraganei i vescovi di Scala, di Ca-
pri, di Linterno e di Reggio in Ca-
labria. La cattedrale è dedicata a
.sant'Andrea apostolo; il capitolo ha
cinque dignità, di cui la prima è
l'arcidiacono, dodici canonici com-
preso il teologo, quindici ebdoma-
darii, ed altri preti e chierici. Vi
hanno due conventi di religiosi, ed
altrettanti monisteri di monache ,
come pure delle confraternite, ed un
seminario. La tassa è di i5o fiorini.
Amalfi è patria anche del famoso
Aniello, detto volgarmente Massaniel-
lo, autoie della rivoluzione nel regno
di Napoli dell'anno 1647 ^ 7 l"glio-
AMANDO (s.), vescovo di Bor-
deaux, nacque nel secolo IV. Ordi-
nato prete da san Delfino suo an-
tecessore nella sede , fu maestro
di san Paolino per apparecchiarlo
al battesimo, e n'ebbe in cambio
.strettissima amicizia, la quale si può
di leggieri inferire da non poche let-
lere di quest'ultimo a lui. Eletto
vescovo nel 4o4, eccone l'encomio
lasciatoci dal suo discepolo : » si con-
dusse da fedele guardiano della re-
ligione e della fede di Gesù Cristo. "
Ignorasi quando morisse. La festa
se ne ricorda al dì 18 di giugno.
AMANDO (s.), vescovo piissimo di
Mastiicht, nato ne'dintorni di Nan-
tes l'anno 585, cousccrato nel 628,
AMA
ma che non occupò tosto verun seg-
gio particolare, fu apostolo della Fian-
dra, degli Slavi nella Carinlia, non che
nelle provincie presso il Danubio.
Dagoberto re, fatto da Amando ac-
corto de' propri vizii, lo esiliò; ma
egli adoperossi tuttavolta ammae-
strando nella fede i Guasconi e i
Navarresi. Ravveduto Dagoberto, ri-
chiamoUo; e il santo vescovo stabili
di predicare nel territorio di Gand
conti-o a barbari di tal sorte, che
ninno avrebbe osato avvicinai-e. Un
solo miracolo operato da Dio per
mezzo dell'apostolo, convei-fi quei
cuori induriti e tanto invischiati nel-
la superstizione. Laonde il santo fab-
biùcò più chiese e monisteri nella
stessa Gand e altrove. Poiché, co-
me dicevamo, essendo vescovo, non
occupava seggio episcopale, lo si
esaltò alla sede di Mastricht, l'an-
no 649; ma dopo un ti-iennio di
governamento, Amando non potè a
meno di non ripighai" le apostoliche
fatiche, a cui era per singoiar modo
chiamato, e in mezzo alle quali compi-
va i suoi giorni nel 675, in età di
anni novanta. Egli è nominato ild\ 6
febbraio nel martirologio romano.
AMANTE A. Città vescovile po-
sta sulla riva del mare, nel regno
di Napoli nella Calabria citeriore.
Nel secolo decimo venne agguagliata
al suolo dai saraceni, ed il suo vesco-
vato fu trasferito a Tropeia.
AMANZIA. Città vescovile del-
riUirio orientale, nella provincia del
nuovo Epiro, soggetta alla metropoli
di Durazzo. Procopio asserisce, che
fu rifabbricata da Giustiniano; To-
lomeo la chiama Orestide.
AMANZIO (s.), primo vescovo di
Rodez, ov' ebbe culla nel secolo V.
Nato alle austerità ed al travaglio del-
le apostoliche funzioni, adoperossi a
tutt' uomo nel convertire gì' idolatri,
AMA
parte de* qimli infesfava la ■'^na diò-
cesi, e col nerlx) (lolla eloquenza, col
potere degli esempli, cf)lla sorpresa
de' miracoli, molti ne gtiadai^iin alla
religione di Cristo. INlori sul (iiiire
del secolo V. 1'^ registrato nel mar-
tirologio romano addi 4 novcmbie.
AMARANTO (s.), martire ad Al-
by, del quale alcuni mettono la morte
nella jìcrsi^cuzione di Decio, verso la
metà del secolo 111, altri la ascrivono
alla barbarie di Croco re de' germani,
coiìfessò la fede nel villaggio di Vians
o di Vicux presso Alby e perdette per
essa la vita. Santo Eugenio di Cai'tagi-
ne volle morire a' pie della tomba di
Amaranto, che era stata molto innanzi
nascosta, e poi, dalla pietà de' fedeli
scoperta, fu per molti miracoli f imosa.
La festa di s. Amaranto nei martirolo-
gi di Adone e di Usuardo, ed anco nel
romano, è notata ai 7 di novemI)re.
AMARANTO (dell'). Ordine, ca-
valle re. <: co. Fu istituito in Stokolm
da Cristina regina di Svezia, nel! an-
no i653. Quest'Ordine deve il suo
nome ad un costume introdotto
nella Svezia di consegrare un gior-
no dell'anno ai divertimenti, al-
le danze etl ai banchetti, che du-
ravano fino alla mattina vegnente.
Tal giorno chiamavasi TVirtschaft,
ossia Festa clelV osteria. Cristina ne
cangiò il nome in Festa desili dei,
perchè le dame e i cortigiani trac-
vano a sorte il nome delle divini-
tà che dovevano rappresentar nel-
la festa. In una di tali fèste la
regina prese il titolo di Amaran-
to, cioè immortale, e, presentatasi
con magnifico abito sparso di bril-
lanti, sul finire se ne spogliò do-
nando i gioielli a' suoi commensali
che ascrisse all' Ordine cavallere-
sco dell'Amaranto. I cavalieri, al-
lorché vi erano ammessi , giura-
vano fedeltà alla regina, e da essa
voL. r.
À^fA 9.^7
ricevevano un manto di color cre-
misino coll'insegna dell' Ordine or-
nala da ricami. Era questa una me-
daglia d'oro smaltata di rosso nel
mezzo, con le due lettere A e. V
intrecciate, ed ima corona di lau-
ro all'intorno, il lutto in brillanti.
Nella circonferenza leggevasi questo
motto: DOLCE nella memoria. 1 ca-
valieri dell'Amaranto portavano inol-
tre una collana d'oi'o, da cui pen-
deva il medesimo emblema. Que-
st' Ordine cessò colla morte della
regina Cristina, che spirò a Roma
nel 1689, in età di 63 anni.
AMASIA. Città che i turchi chia-
mano Amasieh , nell' Asia. Plinio
la pone nell'antica Cappadocia, To-
lomeo sul mediterraneo del Ponto
di Galazia. Ai tempi di Marco Au-
relio, Severo, Antonino, Caracalla
ed Alessandro era metropoli del
Ponto, né v'ha dubbio che Ncocc-
sarca e le altre città del Ponto non
le fossero soggette. I [)rincipii della
religione cristiana furono insegnati
in quei paesi fino dai tempi degli a-
postoli. Dagli atti greci di s. An-
drea sembra che s. Pietro abbia
predicato il vangelo in questa cit-
tà, e ne' dintorni del Ponto Eussi no.
AMASIA. Città vescovile della
diocesi della grande Armenia, alla
quale si aggregò la Chiesa di Do-
cheum. Benedetto XIV, l'anno 1 743,
dichiarò i vescovi di Pavia anche
perpetui arcivescovi d' Amasia : on-
d'essi prendono il titolo di arcive-
scovo d'Amasia, e vescovo di Pavia.
AMATA (s.), martire. V. s. Fio-
renzo.
AMATHA. Città vescovile nel-
la Palestina, sotto il patriarca di
Gerusalemme. Leone XII, a' i5 di-
cembre 1828, elesse vescovo m par-
tihus, successore di Gaetano Galba-
lo, Fra Giovanni Antonio de Ldlo
:',8
29^ AMA
de' francescani scalzi, già missiona-
rio nelle isole Filippine.
AMATO (s. ), vescovo di Sion
nel Vallese, e patrono della città di
Donai in Fiandra, nacque nel seco-
lo VII da una famiglia, nella quale
le ricchezze e la pietà si col legavano
a un tempo. Crebbe alla scienza dei
santi, ed alla perfezione cristiana, e
scioltosi da ogni cura terrena , en-
trò nel clero, facendo precedere pru-
dentissimo consiglio alla elezione di
sì alto stato. Acceso però dal desi-
derio di perfezione piìi sublime, riti-
lossi nel celebre monistero di Agamie ;
ma verso l'anno 669 gli venne affi-
dato il governo della diocesi di Sion
nel Vallese. Egli, sottomesso alle dis-
posizioni del cielo , adempiva esat-
tissimamente tuttociò che da ottimo
pastore si addomanda. Ebbe anche
santo Amato i suoi nemici, che lo ac-
cusarono falsamente di varii delitti
appresso Ebroino, prefetto de! palaz-
zo di Teodorico III, ministro che fu
l'omicida di s. Leodegario. Teodorico
esiliò Amato nel monistero di s. Fur-
seolo, di cui s. Ultano era abbate. Il
santo vescovo sopportò pazientemen-
te questa sciagura, e, morto Ultano,
passò sotto la vigilanza di s. Mauro-
nio, che si reputava a gran ventura
avere un sì pi'ezioso discepolo : anzi
cedette a lui la propria badia. Ed
egli governò i suoi monaci con lu-
cidissimi esempli, e con discorsi soa-
vissimi che ne ristabilirono la disci-
plina. Poi, ridottosi in una celletta
vicina alla chiesa, spirò in quella
verso l'anno 690. La festa di que-
sto santo è portata al dì i3 set-
tembre, giorno in cui dal martiro-
logio romano ricordasi altro santo
del medesimo nome, nato in Gre-
noble da riguardevole famiglia, riti-
ratosi in fresca età nel monistero
di Agamie , quindi monaco a Lu-
AMA
xeni, donde passò alla dignità di
abbate ili llemiremont nella diocesi di
Toul , dove riposano le sue spoglie.
AMATO, Cardinale. Amato, ve-
scovo Cardinal di Vcllelri, visse nel
Pontificato di UenedcLto IX, che,
eletto nel io33, governò la Chiesa
lino al io44' Il Ciacconio, ed il
Borgia nella sua Storia di Vellelri,
r aveano omesso.
AMATO, monaco cassinese, è
noto per aver nel secolo undecimo
scritto ([uattro libri intitolati De ge-
stis apostolorum Petri et Paulij ed
otto libri della Storia dei normanni.
AMATORE (s.) , vescovo di Au-
xerre, nato ivi nel secolo IV, unico
rampollo di dovizioso casato, fu dal
suo vescovo ^ alenano instituito nel-
le buone discipline. Quantunque con-
trario ad abbracciare il matrimonio,
credette di dover acconsentire alle
disposizioni de' genitori, che in Marta
di Langi'cs gli procurarono sposa
degna di lui. Se non che, nel gior-
no stesso delle nozze, chiamata in
disparte la sposa e parlatole a
lungo vivamente intorno le lodi
della virginità, convennero di osser-
vare la continenza , anzi ne fecero
voto per tutta la vita. Poco stante
Marta prese il velo in un monistero.
Amatore ricevè la clericale tonsura,
e finalmente venne consecrato vesco-
vo di Auxerre. Morì qual visse, cioè
da vero santo, dopo di aver applica-
to ogni studio alla santificazione del
suo gregge dall'anno 388 fino al pri-
mo maggio del 4 "8; ed è onorato in
Auxerre ai 2 dello stesso mese.
AMATUNTA. Città vescovile del-
la diocesi di Gerusalemme della se-
conda Palestina, soggetta alla me-
tropolitana di Scitopoli, al di là del
Giordano. Fu in essa che Teoiloro,
figlio di Zenone, tiranno di Fila-
delfia , nascose i suoi tesori.
AMB
AiMATUNTA. Cdih vescovile del-
la diocesi di Anliocliia nell' isola di
Cipro, soggetta alla meliopoli di Sa-
lamiua. lliccaitlo, re d' Inghilterra,
la rovinò dalle fondamenta nel
1190, dopo averla tolta ad Isacco
Comneno, che n' era il despota. Per
la intervenuta sovversione, la sede
del vescovo venne unita a Napoli.
Ebbe a vescovi Mnemone, Ticone ,
Eliodoro , Alessandi'o , Giovanni ,
Germano, e Gerasimo.
AMBASCIATORI i-fesso la San-
ta Sede. Pubblici ministri spedi-
ti dai sovrani alla corte Pontifìcia
allliichè li ra|>presentino , e trat-
tino i loro alia ri.
§. I. lule.n'cnlo degli Ambasciatori
alla corte Pontifìcia.
Non è certo quando i principi
cominciassero a spedire i loro Am-
basciatori alla corte Pontificia. Non
v'ha dubbio però che nel 4i8 essen-
do insorto l'antipapa Eulalio contro
san Bonifacio I, rpiesti, per evilare
nell'avvenire gli scismi nella elezio-
ne dei Pontefici , invocò 1' aiuto
dell' imperatore Onorio, il quale ne
proteggesse la canonica elezione. Da
questo punto i re d' Italia comin-
ciarono a spedire Ambasciatori a
Roma quando si eleggevano i Pa-
pi . Se non che gli abusi , che
faceano questi Ambasciatori della
loro autorità, indussero Papa Sim-
maco a proibire assolutamente, che
i laici ed anche i re stessi avessero
ingerenza nella elezion dei Ponte-
fici. Tuttavia Teodorico, re d' Ita-
lia, ne usurpò il diritto nel 526.
Terminato il regno de' goti, e de-
gli eruli , ad onta della opposizio-
ne de' Papi, continuarono gli abusi
per parte degl' impelatoli d'Orien-
te ne' loro esarchi di Ravenna,
cui avevano data facoltà di ratifi-
AMB 299
car l'elezione. Però le ribellioni co-
strinsero talvolta gli stevsi Pontcfi<:i
a ricorrere alla potenza imperiale ,
anzi trovasi un «decreto in Gra-
ziano, che dice doversi il nuovo
Pontefice consecrarc alla presenza
de' legati, o Ambasciatori imperiali.
Infatti neir 827 fu prorogata la
consecrazione di Gregorio IV pel
ritardo degli Ambasciatori imperia-
li , che esaminarono se l' elezione
era proceduta canonicamente. Leo-
ne IV nell'8/J7 non li attese; ma
Giovanni IX considerò necessaria
la loro assistenza , e cosi decre-
tò nel concilio dell' 898 , annul-
lando quello, che sul proposito
erasi stabilito da Adriano III. Il
Tommassini fa le quattro seguenti
riflessioni sul decreto di Giovanni
IX: i." che non alla elezione, ma
solo all'ordinazione furono ammessi
gli Ambasciatori imperiali ; 2." che
non furono ammessi, se non per
reprimere le dissensioni, che vi na-
scevano ; 3/ che il chiamare questi
Ambasciatori all' ordinazione del
nuovo Pontefice era in que' tempi
divenuto costume e quasi rito ca-
noiìico ; 4-^ che la consuetudine,
la quale i Papi con tanta diligen-
za avevano procurato d' impedire,
col lungo corso degli anni , e col-
le vicende mirabili delle cose, par-
ve divenuta si utile e necessaria
alla Chiesa , che fu d' uopo pren-
derla per legge canonica.
In progresso, passato l'impero nei
tedeschi, parecchi non si acquietaro-
no per la sola assistenza degli Am-
basciatori ai sacri comizii, ed alla
consecrazione de' Papi ^ ma gli Ot-
toni, e poi gli Enriehi obbligarono i
romani ad attendere 1' imperiale
assenso prima di consecrare l'elet-
to. Alessandro II però, non ostante
il risentimento di Enrico IV, tolse
3oo A MB
per sempre tal diflerenza, nd 1061.
Ciò produsse uno scisma, poiché l'im-
peratore gli oppose r antipapa O-
iiorio II. Nondimeno il successore
Gregorio VII fu l'ultimo ad esser
consecrato ai 29 giugno 107 3 col-
r assistenza degli Ambasciatori ce-
sarei, avendovi Enrico IV spedito
con tal rappresentanza il vescovo
di \ ercelli, cancelliere del regno di
Italia. Da ciò ebbero origine le E-
sclush'e. V. Esclusive, Elezioni e
CoNSECR AZIONE de' Papi.
Nei conviti solenni che soleva-
no fare i Ponteilci nel giorno del
loro possesso, e di cui abbiamo
in diversi tempi moltissimi esem-
pi, intervennero anche gli Amba-
sciatori dei principi. Si sa anco-
ra che nel convito fatto pel pos-
sesso di Giulio II, nel i5o3, gli
Ambasciatori per gradazione dava-
no l'acqua alle mani del Papa, e
presentavano a lui il primo e se-
condo piatto.
Per ciò che spetta agli Ambascia-
lori di ubbidienza, V. Ubbidienza
degli Ambasciatori.
§. II. Posto degli Ambasciatori in
alcuni possessi Pontificii.
Nei j5ossessl de' Pontefici aveva-
no gli Ambasciatori un posto distin-
to. Nel possesso d' Innocenzo Vili,
del i484> venivano essi dopo i cu-
bicularii, camerieri Extra, indi se-
guiva la croce Papale. In quello di
Giulio II cavalcarono coi conserva-
tori di Roma. In quello che Leone
X prese nel 1 5 1 3 , cui interven-
nero anche quei delle città suddite
e feudatarie della Chiesa, dopo il
commissario della Camera, proce-
devano gli oratori dulia Marca di
Ancona, del Patrimonio, del duca-
to di Spoleto; della Ilomagna, e di
AMB
Bologna; indi que'di Firenze, del-
la signoria veneta, del re di S[)a-
gna, del re di Francia, e di Mas-
similiano 1 re de' romani , seguiti
dal senator di Roma, dal duca di
Urbino, e dalla croce Papale. Giun-
to a Roma Adriano VI, gli ora-
tori de' principi gli resero ubbidien-
za, e nella cavalcata con cui si re-
cò al Vaticano, dopo i Cardinali,
presero luogo i detti Ambasciatori,
in compagnia de' magnati romani.
Nel possesso di Gregorio XIII, del
1572, l'oratore di Urbino andò fra
il baronaggio romano ; Sisto V, che
gli successe, nel i585, fece tale fun-
zione con molti Ambasciatori, di-
stinguendo quelli del Giappone che
gli sostennero le aste del baldac-
chino. Neil' ascendere il cavallo, ten-
ne la staffa uno de' giapponesi ;
quello di Francia sostenne l' estie-
mità del manto, ed il Papa ricevet-
te con particolare affabilità que' del-
la repubblica di Venezia. Paolo V
prese possesso nel i6o5. In ipiesto
il governatore di Roma cavalcò in
mezzo agli Ambasciatori di Francia
e di Venezia. Prendendo possesso
nel i655 Alessandro VII, fra la
nobiltà romana cavalcavano alcu-
ni Ambasciatori de' principi esteri :
di poi seguivano gli scudieri, la cro-
ce Papale, ed il governatore di Ro-
ma in compagnia dell' Ambasciatore
di Venezia ; gli Ambasciatori di Bo-
logna e di Ferrara negl' indicati
possessi cavalcavano vestiti dell'abi-
to senatorio, cioè di damasco nero,
dopo i conservatori del popolo ro-
mano, e prima del governatore di
Roma. E quando i Papi, dopo la
funzione, tornavano a casa in car-
l'ozza, quegli Ambasciatori coi con-
servatori, governatore, e principe
assistente al soglio, precedevano la
carrozza medesima.
AMB
li Sestini, parlando dell'interven-
to degli Ambasciatoli nei possessi
dei Papi 5 dice : •' Doi)o i capi della
casa Colonna, Orsini ed il nipote
del Papa, seguivano gli Ambascia-
tori delle repubbliche , poi quelli
de' duchi serenissimi , indi gli A m-
basciatori regii, tra' quali quello di
Venezia, benché repubbUca, appresso
il governatore di Roma, ed il pre-
lètto di questa città che teneva la
stalla al Papa nel montare a ca-
vallo, e glielo addestrava per alcu-
ni passi ". Biagio INIartinelii, descri-
vendoci, nel suo Diario, il possesso
di Paolo III, del i535, ci narra
che gli Ambasciatori ebbero contesa
sulla precedenza ai conservatori di
Roma ; ed anche in quello del ;iuc-
cessore Giulio III, preso nel i55o,
vi fu questione fra i detti conser-
vatori e gli Ambasciatori.
Nel possesso di s. Pio V insorse
grave controversia fra gli Amba-
sciatori, il senatore ed il governa-
tore di Roma, cosicché il senatore,
e conservatore si ritirai'ono. Su (jue-
sto argomento veggasi Gaburio, Fi-
la di s. Pio V, e Cornelio Firmano
presso il Gottico.
Quando prese possesso Clemente
X, del 1670, non intervenne l'Am-
basciatore di Bologna per non cedere
il posto ai due cancellieri del po-
polo romano , che facendo parte
del magistrato de' conservatori, an-
davano con questi ; e 1' Ambascia-
tore di Francia non volle andar
in mezzo all' Ambasciatore di Ve-
nezia , e al contestabile Colonna,
principe assistente al sogHo, né ave-
re in mezzo il governatore di Ro-
ma, ma si pose alla destra dell'Am-
basciatore di Venezia: onde il Co-
lonnese procedette ahpianto innan-
zi, a sinistra, e al detto prelato con-
venne di prender posto dieti'o a loro.
AMB 3or
Nel possesso d'Innocenzo XII,
ch'ebbe luogo ai i3 aprile 169-2,
il conte IMartinitz , Andiasciatore
imperiale, pretese di non andare, co-
me era l' uso , col governatore di
Roma in mezzo, e il contestabile
alle spalle; cede bensì il luogo al
prelato, ma volle che il secondo
si avanzasse . Dopo un lungo trat-
tenimento della cavalcata, il Papa
ordinò al Colonna, che, senza pre-
giudizio delle sue ragioni, jnecedes-
se immediatamente l'Ambasciatore,
dopo il quale venisse monsignor go-
vernatore di Roma. Finalmente Cle-
mente XI , successore d' Innocenzo
XII, recandosi ai io aprile 1701,
a prendere possesso in Laterano,
non v' intervennero gli Ambascia-
tori regii, perchè era incognito quel-
lo dell' imperatore Leopoldo I , e
l'altro del nuovo re di Spagna Filip-
po V, stante la guerra di Successio-
ne della monarchia spagnuola. Quello
di Venezia avea pur avuta l'istruzione
di astenersi dall' intervenire. Allora il
contestabile die' al Papa le redini ,
e tenne la staffa il piti antico dei
conservatori : fino alla metà della
piazza, il primo addestrò il cavallo,
e pel rimanente della strada conti-
nuarono a vicenda i conservatori, e
r Ambasciatore di Bologna. Dopo
questo possesso, non si parlò più
d' intervento degli Ambasciatori, per-
chè non aveano più luogo nemme-
no nelle cappelle Pontificie, come
diremo.
§. III. Posto degli Ambasciatori
nelle cappelle Papali e nelle pro-
cessioni.
Tutti gli Ambasciatori de' principi
assistevano alle cappelle Pontificie,
processioni, pontificali, e ad ogni al-
tra funzione, che celebrasse il Posi-
3o2 A MB
tefìce, avendone l' invito dal censo-
re Pontificio. 11 posto degli Amba-
sciatoi-i de' principi nelle cappelle
Papali era in sul ripiano del tro-
no Papale, stando in piedi accanto
al Cardinale primo diacono e sopra
i duchi. Cos'i riporta il Bonanni [Ge-
rarchia ecdes., pag. ^^^.). Gli Am-
basciatori di Ferrara e di Bologna
sedevano presso gli ultimi Cardinali
diaconi.
Nelle processioni dei Pontificali
gli Ambasciatori andavano dopo il
sacro Collegio, prima della sedia ge-
statoria. Ma ciò avveniva con poca
soddisfazione de' Pontefici, i quali
bramavano che piuttosto precedesse-
ro la croce. Quelli poi di Bologna
e di Ferrara si univano a' conserva-
lori di P\.oma, e toccava ad uno di
essi dare 1' acqua alle mani del
Papa, nelle rispettive funzioni, e ri-
cevere nelle messe la pace dopo i
conservatori. Egual posto avevano
nella comunione al soglio Papale, in
cui baciavano 1' anello del Pontefi-
ce prima di ricevere 1' Eucaristia ,
sostenendogli talvolta lo strascico
del manto. Nelle cappelle Papah
e Pontificali, dopo il governatoi-e
di Roma, gli Ambasciatori riceveva-
no r incensazione e la pace, e do-
po i Cardinali diaconi, la comunio-
ne dal Pontefice.
Dal Cancellieri, nella sua Setliina-
na santa, rileviamo che anticamen-
te nella festa della Pm'ificazione, ed
in quella della Domenica delle pal-
me, un Ambasciatore stava a de-
stra 5 ed un principe romano assi-
stente ul soglio alla sinistra, per som-
ministrar le candele e le palme.
Nel i444 insorse lite fra l' Am-
basciatore del re Giovavìni li di Ca-
stiglia e di Leone, e 1' ambasciatore
del re Alfonso V d' Aragona, sopra
la [)reminenza del luogo nelle eap-
A M B
pelle Papali, pietendendo l' arago-
nese una preminenza per cagione
di più regni acquistati dal suo Si-
gnore, cioè, SiciUa, Sardegna, Cor-
sica ed altri. Tale quistione, porta-
ta al trono di Eugenio IV, decise
egli in favore dell' Ambasciator ca-
stigliano.
Anche nel concilio di Trento Clau-
dio Vigil di Quignones conte di Luna,
Ambasciatore di Filippo II re di Spa-
gna, voleva contro l'uso la preceden-
za sopra gli Ambasciatori del mo-
narca francese ( Bulteau , Trattalo
circa la precedenza dei re di Fran-
cia sopra i re di Spagna) . Dall' al-
tra parte Arnoldo di Ferrier, pre-
sidente del parlamento di Parigi, e
Guido de Faut de Pibrach, giudica
maggiore di Tolosa, Ambasciatori
francesi, sostennero con gagliardìa la
preminenza della corte loro. In fa-
vore di questa decise il Pontefice
Pio IV, Medici, milanese, come ri-
porta il Burio ( Notilia ronianoruni
Ponti flciun, p. 272). A tale sentenza
di Pio IV parfi 1' Ambasciatore de
Quignones da Trento, ed andò a
Roma, come afferma 1' Aldoino (nel
tomo III di Ciacconio) affine di ri-
muovere il Pontefice e rappresentar-
gli che Svintilla, re di Spagna, fu
da Onorio I chiamato Cattolico nel-
r anno 637, pria che Carlo Martel-
lo di Francia avesse da Gi'egorio 1 II,
nel 74oj il titolo di Cristianissimo.
Fu di nuovo dunque agitata in Ro-
ma la controversia , e ne tratta
lungamente lo Spondano , nei suoi
Annali all'anno 1 564; ma anche in
quest'ultima vertenza il Pontefice de-
cise contro la Spagna. Tultavolla per
essa non si stimò offeso punto Fi-
lippo 11, come ci assicura il Murfi-
tori, Annali et Italia, tomo X, al-
l'a mio I 56 |.
Nel Pontificato di Clemente X,
AMB
y4llierì, romano, l'Arnhasciatore del
duca (li Savoia, Carlo KinaiiiK-llo li,
e quello del gran duca di Toscana,
Cosimo HI, prelesero la piecedenza
dell'imo sull'altro, al segno di ar-
mar genie per aggiugiiere al pro-
prio scopo. La prudenza del Pon-
tefice, clic avea già composti nel-
le loro controversie gli Aml^asciato-
ri di Venezia, di Francia e Spa-
gna, nel 1673, li lasciò |jienamen-
te soddisfatti, e gli acquetò nei lo-
ro dissidii. y. Muratori , Annali
d'Italia, tomo IX, anno 1671,
1674, 1675.
Nel marzo dell'anno 1696 con
titolo di Ambasciatore cesareo del-
l' imperatore Leopoldo I era a Ro-
ma Giorgio Adamo conte di Mar-
linitz; quegli stesso che sotto il Pon-
tificato d' Innocenzo XII, Pignalelli,
avevano dato motivo, come vedem-
mo, a questioni sulla precedenza
del posto. Ad onta dell' antico uso,
pretendeva di non cedere la mano
al governatore di Roma nella so-
lenne processione del Corpus Do-
mini. 11 Papa, per ischi vare ogni
disordine, comandò al governato-
re di non intervenii-e alla proces-
sione. Ma non appena era questa
incominciata, che l'Ambasciatore im-
provvisamente si mise fra i Cardi-
nali diaconi, pretendendo di andar
del pari con essi. Naccjue perciò
gran tumulto, e la processione con
grande scandalo si sospese per quat-
tro ore, nò potè progredire se non
dopo le proteste dell'una e dell' al-
tra parte.
Innocenzo XII con severo editto
rimediò alle pretensioni dell' Amba-
sciatore : onde non più seguirono
sconcerti nelle sacre funzioni. Con-
vinto Leopoldo per lo precipitoso
procedere dell' Ambasciatore, non
solo in quella, ma anche in oltre
AMB 3o3
occasioni, chiamò a Vienna il Mar-
linitz, ed invece inviò a Roma lAin-
bascialore INIansfeld. Per maggiori
notizie sul jiroposito, ne tratta a
lungo il marchese Ottieri, nella sua
Istoria delle f^ncrre avvenute in Eu-
ropa ed in Italia per la successio
ne della monarchia di Spagna, Ro-
ma, 1728, nel tom. I, pag. 127 e
349; Prati Storia dei Pontefici y
tom. XII, pag. 262.
Insorta ima disputa di prece-
denza tra i ricordati due Amba-
sciatori di Bologna e di Ferra-
ra , sotto il Pontificalo di Clemen-
te Vili, questi ordinò che alterna-
tivamente intervenissero alle cap-
pelle Papali, affinchè uno non si
incontrasse coll'altro, e conservasse-
ro cos\ tulli due il diritto di prece-
denza. Durò tale sistema fino a tan-
to che quelle due legazioni passa-
rono sotto il dominio francese; pe-
rocché, sebbene restituite al gover-
no Pontificio , non hanno piìi a-
vuto la rappresentanza del proprio
Ambasciatore. P^. Bologna e Fer-
rara.
Nella cappella Pontificia, quando
veniva celebrata la messa , il pre-
lato prete assistente alla cappella,
ricevuta la pace dal Cardinal jiri-
mo prete assistente, la passava di poi
al primo de' vescovi assistenti al
soglio, poscia al governatore di Ro-
ma, che sta alla testa dei prelati
di fiocchetti, e quindi al primo dei
principi secolari assistenti al soglio
Pontificio, tra' quali precedevano
gli Ambasciatori regii, avendo tra
essi la preminenza quelli dello
imperatoi-e. Mentre il Marti nitz
era Ambasciatore di Leopoldo I
ad Innocenzo XII, egli fu il primo
a pretender di non passar la pace
al contestabile Filippo Colonna ,
principe assistente al .soglio, col pre-
3o4 A MB
testo , die questi , non ostante le
sue prerogative 5 di esser la pia
antica e potente famiglia di Roma,
fosse tuttavia suddito del re di Spa-
gna , come gran contestabile del
regno di Napoli allora occupato da
un principe della casa d'Austria ,
e perciò discendente da questa ,
che n' era sovrana ; onde non volle
andare del pari, per non essere il
colonnese tra gli Ambasciatori delle
teste coronate.
In tempo di Clcraenie XI, Albani,
da Urbino, per la festività dell'As-
sunta, fu nel 1707 invitato dal cur-
sore alla cappella, Giambatista Nani
Ambasciatore di Venezia, l'unico
die fosse con pubblico carattere di
Ambasciatore ; ma il Nani , avuto
r ordine dalla sua repubblica di
non alterare punto lo stato, in cui
il Martinitz avea lasciato il ceremo-
niale nella cappella Pontificia , ri-
cevè la pace dal prete assistente ,
ma non volle passarla al contesta-
bile Colonna, e solo di là a poco
facendogli un complimento di corte-
sia gli disse, che ricorresse a Vien-
na , il cui Ambasciatore non a-
vea voluto passar la pace : poiché
essendo egli certo , che gli altri
Ambasciatori, i quali lo precedevano
nel rango , non avrebbero seguito
il suo esempio, non poteva pregiu-
dicare alla sua repubblica, né agli
ordini dati dalla medesima, di cui
esso contestabile godeva la nobiltà,
ed era in certo modo dipendente ,
e non del suo rango.
Disgustato vivamente il Pontefi-
ce per tali dilforenze, come quegli,
che fino dal 1 70 1 avea tolte le
franchigie, ed insieme avvisati gli
Ambasciatori residenti in Roma a
non opporsi, appena si spogliò
degli abiti sacri , chiamò il Cardi-
nale Nicolò Acciaioli fiorentino, ed
AMR
il Cardinale Faljrizio Spada per
far loro sapere , che non avrebbe
piìi fatto invitare nella cappella
r Ambasciator di Venezia , se non
nel caso che questi promettesse di
praticare l'antico sistema. Comuni-
cata perciò la risoluzione all'Amba-
sciatore Nani , questi di tutto av-
visò la sua repubblica , e n' ebbe
in risposta di partire subito da
Roma senza pi-ender congedo dal
Pontefice. Da ciò seguì che gli
Ambasciatori regii, fuorché il mar-
chese de Prie , Ambasciatore cesa-
reo di Giuseppe I, il quale nella
cappella Papale nel 1709 die' la
pace al contestabile assistente al
soglio, tutti si astennero volonta-
riamente dallassistere alle cappelle.
Cos'i ebbe fine quell' antico costume,
sott'ogni aspetto dignitoso e magni-
fico. V. Ottieri, Storia di Europa,
t. IV,pag. 4 1^5 e tomo V, pag. 5-2 5.
Quindi nell'anno 1 7 1 8, desideran-
do l'Ambasciatore di Portogallo di
vedere le funzioni della settimana
santa, Clemente XI gli permise che
le vedesse dalla cantoria della cap-
pella Sistina.
§. IV. Ccremonie dell' Ambascia-
tore di Francia nel giorno 2 5
agosto e 1 3 dicembre.
Ai 9.5 agosto si fa nella chiesa di
s. Luigi de" francesi in P.oma lacappella
cardinalizia per la festa di s. Luigi,
re di Francia. Per essa un tempo
faceva l'invito il Cardinal protet-
tore della corona di Francia; ma
ora che quegli più non esiste, si
fi dal Cardinal decano. I Cardi-
nali vi sono ricevuti , e poi lingra-
ziati dall'Ambasciatore, il «piale fa
altrettanto nello slesso giorno ndle
ore pomeridiane, se il Pontefice si
recasse a visitare la chiesa. Questa
AMB
cappella cominciò a tenersi dopo
l'anno iGxS. Ai i3 di dccombrc, fi-
no dal 1 6o5, si celebra nella basilica
lateranense la solenne messa Pontifi-
cale in onore di s. Lucia, pel felice
stato del re , e dell' intero regno
di Francia , per l' abbazia di Clai-
rac da Enrico IV donata al capi-
tolo, e come giorno della nascita di
tal re, L' Ambasciatore francese vi
si adduce con tutta la legazione :
riceve i Cardinali invitati, in coro
ha gli onori di canonico , ed in fine
ringrazia i Cardinali intervenuti.
§. V. Ricevimento degli Amba-
sciatori in Roma.
Se gli Ambasciatori giungevano
a Roma per la via di mare, il
Pontefice soleva farli accogliere a
Civitavecchia. Anticamente gli Am-
basciatori dei principi e delle re-
pubbliche, che non conoscevano su-
periore, erano ricevuti in pubblico
concistoro. Nulla ostante venivano in
esso accolti anche gli ambasciatori
di Ferrara, di Mantova, e del mar-
chese di IMonferrato, quantunque il
primo, qual feudatario della Chie-
sa, riconoscesse il Papa per signore,
ed i secondi, come imperiali, ricono-
scessero r imperatore. Tutti questi
Ambasciatori aveano l'onore di es-
sere ricevuti in un pubblico concisto-
ro, ed inoltre v'era la solenne ca-
valcata. Nondimeno impartissi que-
st ultimo onore eziandio agli Aml)a-
sciatori di Bologna, quando vennero
a rallegrarsi per la creazione del loro
concittadino Gregorio XIII, Biinii-
compagni, nel i^ya, e per qu(;IIa
di Gregorio XIV, Sfondrati, di I\li-
lano, nel i5go.
Gli Ambasciatori di Malta per
molti anni fecero la cavalcata nel-
l'entrare in Roma, sebbene non fos-
sero ricevuti in concistoro pubblico,
VOI. 1.
AMB 3o5
A queir entrata solenne degli Amba-
sciatori in Roma, i Cardinali man-
davano a far loro corteggio i
proprii gentiluomini , e le mule
coi loro fornimenti in gala, le quali
solcano essere cavalcate da pala-
frenieri aventi dietro le spalle il
cappello rosso del loro padrone.
Una sol volta vi andarono gli stessi
Cardinali, allora quando Alfonso XI
re di Leone e di Castiglia con tren-
tacinquemila fanti, e cpiattordicimila
cavalli, battuto nel campo di Tariffa
un esercito di mori composto di ot-
tantamila cavalli, e di seicentomiìa
fanti, mandò al Pontefice in Avi-
gnone i suoi Ambasciatori per ren-
der conto di SI segnalata vittoria col
dono di cento schiavi nobili, cento
bellissimi cavalli ben guerniti, molti
vasi d'oro e d'argento ed una gran
quantità di bandiere nemiche. Il
Papa volendo onorare questi Am-
basciatori, ordinò, che tutti i Cardi-
nali andassero loro incontro colle-
gialmente.
Il Sommo Pontefice soleva onorare
ancora gli Ambasciatori con la guar-
dia de'cavalleggieri fin dal luogo ove
principiava la cavalcata, dalla villa
fabbricata da Papa Giulio III, poco
lungi dalla porta Flaminia^ villa
che fu ristaurata da Pio IV , col-
r ordine che da essa dovessero muo-
vere i Cardinali , gli Ambasciatori
ed i principi per entrare solenne-
mente in Pioma. Precedeano i ca-
valleggieri, e monsignor maggiordo-
mo vi mandava inoltre la famiglia
palatina, e molti prelati, che attor-
niavano il nuovo Ambasciatore ;
se il numero n'era maggiore, mag-
giore era quello dei prelati che
circondavano e accompagnavano
gli Ambasciatori alla loro abita-
zione. Nella sala regia si riceve-
vano gli Ambasciatori dell'impera-
39
3o6 A MB
torc, e de' re, e poscia da Pio
IV quelli pure della repubblica di
Venezia . Ivi si ricevcano ezian-
dio gli Ambasciatori di que' du-
chi e repubbliche, che sogliono a-
vere l'udienza del Papa in conci-
storo pubblico. Il Cardinale deca-
no, come il primo del sacro Col-
legio, riceve le prime visite di
formalità de' nuovi Ambasciatoli ,
<juando giungono in Roma , e resti-
tuisce ai medesimi la visita dopo a-
ver ricevuto 1' avviso, che tutto il
sacro Collegio sia stato visitato.
§. VI . Alcuni tìLoli e privilegi accordati
agli Ambasciatori in Roma.
In un concilio latcranense gli
Ambasciatori furono contraddistinti
col titolo di Magnijìco, quello del-
l' imperatore col titolo d'Illustre, ed
il IVlarchese di Mantova e i due capi
delle case Colonna ed Orsini con
quello d'Illustrissimo: titolo con che
vennero trattati anche quelli del re
di Portogallo e di Polonia. Gli
Ambasciatori, come i principi e le
principesse, andavano coi fiocchi di
oro nella loro prima carrozza, men-
tre nella seconda e nella terza ave-
vano i fiocchi neri. Così pure i Car-
dinali Ambasciatori usavano i fioc-
chi d'oro, benché non possano usarli
che i Cardinali di famiglia principe-
sca ed il decano.
GU Ambasciatoli dell'impero e
di Venezia andavano alle udienze
ordinarie del Papa in fiocchetti, e
con accompagnamento di prelatura
e di cavalieri. Le udienze ordina-
rie e straordinarie degli Ambascia-
tori si pubblicavano dal Diario di
Roma (A^. Udienze). Gli Ambascia-
tori nel loro partire, cinti di spada
e coi speroni, recavansi dapprima
al palazzo Pontifìcio con nove car-
rozze, la prima coi fiocchi d' oro, la
A MB
seconda coi fiocchi di seta color d'o-
ro, la terza di seta ed oro, la quarta
e quinta di seta nera, le altre quat-
tro senza fiocchi ; poi ricevevano i
soliti doni. Gli Ambasciatori di Ve-
nezia, quando partivano da Roma,
solevano essere decorati delle con-
suete insegne di cavalieri aurati. 1^.
Cavalieri.
La lepubblica di Venezia aven-
do prontamente accettato il concilio
di Trento, nel iSGa, Pio IV, per
dimostrare la sua compiacenza , e
quanto avrebbe stimata utile la con-
tinua assistenza di un Ambascia-
tore in Roma, donò per l' abita-
zione di esso alla repubblica il
magnifico e vastissimo palazzo det-
to di s. Marco {V. Palazzo di s.
Marco). In contraccambio, la repub-
blica assegnò e donò per residenza
del nunzio apostolico in Venezia il
palazzo Gl'itti a s. Francesco della
Vigna.
Gli Ambasciatori dei sovrani di
Austria, di Francia, di Spagna, di
Portogallo, di Venezia, il Cardinal
protettore di Polonia, il Cardinal
segretario di stato, il Cai'dinal ca-
merlengo , monsignor maggiordo-
mo, il capitano degh svizzeri, il
rettore del collegio di Propaganda,
il segretario della congregazione,
il Cardinal protettore degli arme-
ni, erano quelli, a cui spettava la
nomina dei tredici pellegrini sui
quali il Sommo Pontefice opera
la lavanda de' piedi nel giovedì
santo. Di presente non essendovi
quel di Venezia, né il protettor
di Polonia, supplisce in loro vece
monsignor maggiordomo, cui tocca
ancora nominare nelle vacanze di
quelli , che sono in possesso della
concessione. Non essendovi protetto-
re degli armeni, ne fa la nomina
il vescovo ordinante, che risiede in
AMC
Roma, al Cardinal prefetto di Pro-
paganda, che la partecipa a mon-
signor maggiordomo. Che se la San-
ta Sede non avesse riconosciuto
uno de' sovrani, i cui ministri godo-
no il summentovato privilegio, la
nomina tocca pure a monsignor
maggiordomo per quel tempo.
§. VII. Ceremonìe praticate in Roma
dagli Ambasciatori prima del
conclave j e nel conclave. .
Dopo la morte del Sommo Pon-
tefice, mentre i Cardinali nella ce-
lebrazione delle esequie novendiali
si radunano nella camera capitolare
della sagrestia di s. Pietro, gli Am-
basciatori co' ministri de' principi,
per paite dei medesimi si recano
a fare le condoglianze al sacro Col-
legio. Leggono, o recitano a memo-
ria il complimento nell' idioma fran-
cese, od italiano; indi pregano i
Cardinali ad eleggere imo dei più
abili e pili degni del loro sublime
consesso: complimento al quale ri-
sponde sempre il Cardinal decano.
In ogni mattina dopo l'esequie i
pre<letti Ambasciatori alternativa-
mente, e ad udienza stabilita, van-
no a coniplimentare i sacri Eletto-
ri, facendo tre genuflessioni alla Io-
io presenza , come suol farsi da-
vanti al Papa , ed offiendo loro col
maggior rispetto gli ossequi e l'as-
sistenza dei rispettivi sovrani.
Oggidì però gli Ambasciatori, i
ministri, il governatore di Roma
ed i conservatori del popolo ro-
mano, vanno in conclave all'udien-
za nello stesso modo che si condu-
cevano dal Papa. Giunti allo spor-
tello, fanno una genuflessione al
Cardinal camerlengo , e a' tre capi
degli ordini de"" vescovi , de'preli , e
de' diaconi, i quali alla comparsa lo-
ro si levano la berretta rossa, indi
AMB 3o7
si ricoprono, come pure gli Amba-
sciatori. Questi producono gli allàri,
e quelli rispondono a nome del sa-
cro Collegio. I ministri non catto-
lici presentandosi al sacro Collegio,
in luogo delle genuflessioni prati-
cano riverenze. Chiuso il conclave,
se taluno degli Ambasciatori o mi-
nistri de' principi stranieri fosse in-
caricato dalla sua corte di qualche
affare, o dovesse conumicare qual-
che lettera al sacro Collegio, ne fa
consapevoli i Cardinali, per mezzo
del primo maestro di ceremonie; edj
avuta da esso la notizia del gioino
ed ora in cui sarebbe ammesso al-
l'udienza, dopo aver visitata la ba-
sihca vaticana, si avvia al conclave
per la scala di Costantino, se si fi
al Vaticano, e per quella grande, se
celebrasi al Quirinale. Viene ricevuto
dal maresciallo del conclave, che lo
conduce nel suo appartamento, ove
servito di rinfreschi, aspetta la fine
dello scrutinio. Terminato il (juale,
il sacro Collegio vestito tli al)it(j
cardinalizio e croccia in quadratu-
ra si schiera avanti la porta del
conclave. Allora il maresciallo ac-
compagna l' Ambasciatore al concla-
ve medesimo. Come si giunge alla
porta, sene apre lo sportello, e l'Ani-,
basciatore , fatta una genuflessio-
ne, ed un profondo inchino, con-
segna le sue lettere credenziali, e-
sponendo con una allocuzione il mo-
tivo della sua venuta. Questa allo-
cuzione deve averla esibita prima
in iscritto al segretario del sacro
Collegio. Frattanto in piedi e co-
perti stanno i tre Cardinali capi di
ordine insieme al camerlengo, dal
quale principalmente l' ambasciator
èi'icevuto. Percorse dal prelato segre-
tario del sacro Collegio le lettere ad
alta voce , 1' Ambasciatore espone
parimenti a voce l' affare pel quale
3o8 A MB
ha richiesta formale udienza, e ne ri-
ceve dal Cardinale vescovo subur-
hicario, che sia allora capo d' or-
dine, la conveniente risposta, con
apposita allocuzione, nella quale si
])arla sempre a nome del sacro Col-
legio, non dandogli mai il titolo di Ec-
cellenza. Ciò anticamente veniva fat-
to sempre al Cardinal decano. Dopo
l'allocuzione l' A mbasciatore trattenu-
to in breve colloquio dai mentovati
Cardinali capi d' ordine e dal ca-
merlengo, in uno a qualche altro
aderente al sovrano di lui, e fatta
nuovamente la genuflessione e l' in-
chino, parte accompagnato come pri-
ma dal maresciallo del conclave, e
si restituisce collo stesso treno al
suo palazzo.
§. Vili. Ambasciatori in Roma ele-
vati alla dignità Cardinalizia.
V'ebbero Ambasciatori presso i
Romani Pontefici, che furono esal-
tati alla dignità Cardinalizia.
Simone de Arcliiac, arcivescovo di
Vienna nel delfinato, fu Ambascia-
toi'e del re di Francia Filippo V
il Lungo presso il Pontefice Gio-
vanni XXII, residente in Avignone,
ed ai 20 decembre 1820 venne crea-
to Cardinal [)i'ete di s. Prisca.
Demetrio Ungaro, vescovo di Stri-
gonia, Ambasciatore del re Lodo-
vico I d' Ungheria, fu inviato al Pa-
pa Urbano VI, che nel 1879 ^^
creò Cardinal prete de' ss. quattro
Coi'onati.
Valentino, nobile ungherese, in-
signe per sapere ed elocjuenza, fu
Ambasciatore eziandio del suddet-
to re Lodovico I, presso il medesi-
mo Pontefice, che nella slessa pro-
mozione lo dichiarò Cardinal prete
di s. Sabina.
l incenzo Valentino Rivo, spa-
gnuolo, abbate di s. Maria di Mou-
AMB
serrato, ai 1 9 dicembre 1 4<j8 , fu
fatto da Gregorio XII Cardinale
di s. Anastasia nel tempo, che si
trovava Ambasciatore per Martino
re di Aragona alla Santa Sede.
Carlo Hemard, francese, vescovo
di Mascon venuto Ambasciatore del
re di Francia Francesco I , presso il
Pontefice Paolo III, fu, ad istanza
dello stesso re, ai 2 2 dicembre i536,
creato Cardinal pinete di s. Matteo
di Merulana.
Giorgio df Armagnac, del regio
sangue di Francia, lodato per pru-
denza ed integrità, vescovo di Ro-
dez. Ambasciatore a Venezia, e poi
alla Santa Sede apostolica, in gra-
zia del suo sovrano Francesco I ,
da Paolo III, ai 19 dicembre del
1 544> fii fatto Cardinal prete de' ss.
Giovanni e Paolo.
Filiberto Naldi Baboii, francese,
di straordinario talento ed erudi-
zione, vescovo di Auxerre, e mae-
sti'o delle suppfiche presso Enrico II
re di Francia^ indi Ambasciatore in
Roma, dove continuò sotto il re Fran-
cesco II e Carlo IX, finalmente ot-
tenne la porpora col titolo di san
Sisto da Papa Pio IV, ai 26 feb-
braio i56i.
Marc^ Antonio Amulio, veneziano,
Ambasciatore della repubblica ve-
neta all' imperatore Carlo V, indi
a suo figlio Filippo II re di Spa-
gna, poi alla corte di Roma, fu al-
lora creato da Pio IV, ai 26 feb-
braio i56i. Cardinal prete di san
Marcello.
Carlo de Angennes, francese, do-
po luminose ambascerie fatto vesco-
vo di Mans, nel i55g, e quindi Am-
basciatore del re Carlo IX a s. l'io V,
ai 1 7 maggio 1 570, da quel Pontefice
fu creato Cardinal prete di s. Gi-
rolamo degli Schiavoni.
Andrea Battorio, ti'aiisilvano ,. ni-
AMD
|ìotc del re di Polonia Stcl'ano I5at-
loiio, inandato Ambasciatole a l*apa
Grc'goiio XIII, III da lui fatto pro-
lonolario apostolico, ed ai 4 &^'
giio i584, Cardinal diacono di santo
Adriano.
Filippo di Leoncourt, francese,
vescovo di Auxerrc , Ambasciatore
del re di Francia Enrico III al re di
Navarra Enrico IV, poi Ambasciatore
a Roma, ai xy dicembre i58G, da
Sisto V, venne creato Cardinal prete
di s. Onofrio.
Pietro Basadonna, veneziano, che
serv\ alla repubblica in molti splen-
didi impieghi , fra' (piali di Amba-
sciatore al re di Spagna Filippo
IV nel 1648 e nel 16G0 alla cor-
te di Roma , tornato in patria fu
procuratore di s. ftlarco. Clemente X,
ai i3 giugno 1673, creoUo Cardinal
diacono di s. ]Maria in Domnica.
Giancasimiro Dcnojf, polacco ,
canonico di Gnesna , mandato dal
re Giovanni III Ambasciatore a
Roma per ottenere la lega contro i
tm'chi, da Innocenzo XI, che lo vesti
di abito prelatizio e Io nominò nel
1680 commendatore di s. Spirito-
ai 1 settembre 168G, fu creato Car-
dinal prete di san Giovanni a
porla Ialina, e vescovo di Cesarea,
senza l'approvazione del re di Po-
lonia, che allora domandava il cap-
pello cardinalizio per monsignor di
Fourbin.
Fortunato Caraffa, napoletano,
vicario generale dell' arcivescovo di
Messina , suo zio, ai 2 settembre
1 686 , da Innocenzo XI fu creato
Caixlinale prete de' ss. Giovanni e
Paolo (piando trovavasi Ambascia-
tore straordinario del re di INapoli
a presentare il tributo della Chinea.
Federico Girolamo della Roche-
foucauld, francese , arcivescovo di
IJourges, Ambasciatore del re Luigi
AMR 309
XV di Francia presso la Santa Se-
de, per le istanze del re stesso, da
Eenedetto XIV fu crealo Cardinal
prete di santa Agnese l'uori delle
mura, ai io aprile i747-
Tommaso Antici, di Recanati, mi-
nistro plenipotenziario del re di
Polonia Stanislao PoniatOAVski pres-
so la Santa Sede , per nomina di
quella repubblica, fu da Pio VI, nel
1789, creato Cardinal prete di san-
ta Maria in Trastevere.
Casimiro Ilaefjelia , di Minfeld
nel ducato dei due ponti, inviato
straordinario e ministro plenipoten-
ziario del re di Baviera presso la
Santa Sede, fu nell'anno 1818 erea-
to da Pio VII, di sempre gloriosa
memoria, Cardinal prete del titolo
di santa Anastasia.
AMRLADA. Città vescovile del-
l'Asia nella provincia di Licaonia,
sulfraganea alla metropoli d' Iconio.
Strabone la colloca nella Pisidia.
AMBOISE Giorgio ( seniore ),
Cardinale. Giorgio d' Amboise nac-
que da principesca famiglia di
Francia, nel 1460. Promosso alla
chiesa di Narbona, due anni dopo
venne trasferito a Roucn. Lodovi-
co XII , di cui erasi guadagnato
r amore fin da cp.iando (|uegli era
duca d' Orleans, lo fece suo pri-
mo ministro , e inviollo qual suo
viceré nel ducato di Milano , che
Giorgio conquistò alla corona, senza
permetterne però il saccheggiainento.
Legato apostolico in Francia, ne
fli accolto con molto onore. Attese
diu'ante la sua legazione alla rifor-
ma di parecchi Ordini religiosi, dei
domenicani massimamente e dei
francescani : ministero che ebbe a
fungere col massimo disinteresse, e
con zelo assai commendevole. Men-
tre poteva aspirare a parecchi be-
neficii , contento del solo arcivesco-
3io AMC
vato di Rouen, ne dispensò le ren-
dite ai poveri ed alle chiese, colmn
di doni la cattedrale, e riempì la
propria diocesi di monumenti, che
hanno l' impronta della ingenita sua
magnanimità e squisitezza d' inge-
gno. Le virtìi dello spirito e la
fama , che si era acquistata per
tutta Europa , gli meritarono da
Papa Alessandro VI, a' 12 settena-
bre 14985 ^^ sacra porpora col ti-
tolo di s. Sisto. Dopo la morte di
Pio III sarebbe stato innalzato alla
cattedra di s. Pietro, se il Cardinal
della Rovere, che vi fu invece elet-
to col nome di Giulio II, ed i Ve-
neziani non vi si fossero opposti.
Non è altrimenti vero ch'egli, acco-
rato per ciò, movesse torbidi in
Italia. La Francia nel i5io dovè
piangere la morte del Cardinale di
Amboise avvenuta nel convento dei
celestini.
AMBOISE Giorgio ( j uni ore ),
Cardinale. Giorgio d' Amboise , ni-
pote del celebre Cardinal Giorgio
il seniore, nacque nel secolo XV.
JVeU'etìi di anni 2 5 fu consecrato ar-
civescovo di Rouen, e, ad istanza
del re cristianissimo, venne da Paolo
III, il dì r(3 deccnìbre i5^5, crea-
to Cardinal prete dei santi Pie-
tro e Marcellino. Celebrò in Rouen
un concilio provinciale, diede all' an-
tico campanile una forma miglio-
re, e rendette più magnifica la cat-
tedrale. Adempiuto egregiamente al-
le incombenze tutte del pastorale
ministero, lasciò questo con la vita nel
i55o dopo cinque anni di Cardi-
nalato, e fu sepolto nella sua chie-
sa presso l'aitar maggiore dove pure
avea tomba il sopra lodato suo zio.
AMBOISE Lodovico, Cardinale.
Lodovico d'Amboise, della stessa fa-
miglia degli antecedenti, nacque in
Francia nel secolo XV. Essendo
AMB
arcidiacono di Narbona, in età di
diciott'anni ottenne da Alessan-
dro VI r arcivescovato di Alby, e
dopo nove anni, nel i5o6, da Giu-
lio II la dignità di Cardinal pre-
te dei ss. Pietro e Marcellino. Egli
però non fu pubblicato come tale
prima del i5io, dappoiché, reca-
tosi a Viterbo dov'era il Pontefice,
per ivi riceverne le insegne , non
potè averle se non quando il re di
Francia Lodovico XII rivocò l'e-
ditto che ninno assente dovesse frui-
re delle rendite ecclesiastiche del
suo regno . Il Cardinale Amboise
cessò di vivere in sul fiore degli
anni, nel i5ij, e fu sepolto in An-
cona; poscia dal Cardinale d' Ar-
raagnac, suo congiunto , fatto tras-
ferire il corpo a Loreto, venne qui-
vi deposto in magnifico avello.
AMBONE. Voce la cui etimologia
si deduce dal greco, e corrisponde
al nostro ascendere. Con essa voUcsi
indicare la tribuna collocata un tempo
nelle chiese, dalla quale si leggeva-
no o cantavano alcune parti del-
l'uffizio divino, od anche faceansi
dei ragionamenti. Il graduale, che
tien dietro alla epistola nella mes-
sa, prese il nome dui gradini che
menavano ad essa tribuna , sulla
quale appunto montato un ministro
cantava i versetti che lo compon-
gono. I latini distinguevano la tri-
buna col nome di analogium, sic-
come luogo dove l'accasi la lettura:
i greci usano qucst' ultima parola a
significare il cuscino a cui si appog-
gia il libro.
AMBROGIO (s.), arcivescovo di
Milano, dottore massimo della Ro-
mana Chiesa, nacque verso 1' an-
no 340 di Cristo, non è chiaro se
ad Arles, a Lione o a Tre veri. Fu
educato dalla propria madre a Ro-
ma, dove fece grandi avaiìzamenti
AMB
nella virtù . Qua medesimo , ap-
presa da ottimi institutori la greca
lingua, riuscì molto felicemente nel-
la poesia e nella elofpaenza ; poi
passò da Roma a Milano, dove il
talento e le virtìi sue spccchiatissi-
me gli procacciarono fama non co-
mune e, quel che più gli valse, l'a-
micizia dei grandi. Anicio Probo, e
Simmaco erano tra questi ultimi
riguardevoli sopra modo: Probo, go-
vernatoi'e d' Italia, zelantissimo os-
servatore della cristiana religione,
mentre Simmaco era pagano, lo ascris-
se al nun)ero de'suoi consiglieri. Di-
venne poscia Ambrogio governatore
della Liguria e della Emilia, di tut-
to il paese, cioè, clie abbiaccia di
presente gli arcivescovati di Milano,
Torino, Genova, Ravenna e Bolo-
gna. Quando il santo uomo entra-
va in tale dignità, la sede di Mila-
no era da ben quattro lustri occu-
pata per Aussenzio eretico ariano,
che da tutto il tempo anzidetto per-
seguitava i cattolici violentemente
insieme e maliziosamente. Morto co-
stui, si divisero gli animi intorno al-
l' elezione del successore : elezione
difficile per ciò che altri il voleva-
no eretico, altri cattolico; ma Am-
brogio non a pena odorò le diver-
se opinioni, fattosi usbergo d' in-
vincibile coraggio, volò alla chiesa
dove agitavasi la quistione, e in pie-
na adunanza recitò sapiente e mo-
derato discorso per indurre i con-
venuti a fare senza strepito la ele-
zione. Mentre egli ancora perora-
va, un fanciullo gridò; Ambrogio
vescovo. 11 quale attonito, non che
rammaricato dell'avvenimento, mon-
tò dapprima in collera e quasi
quasi se ne avria vendicato, per
dimostrarsi con quest' atto crude-
le indegno del formidabile mini-
stero; ma di qua anzi venne riu-
AMB 3ii
francata vie meglio la volontà del
clero e del popolo nello sceglierlo
a proprio pastore. Né gli riuscì buo-
no il fuggire: che Valentiniano stes-
so imperatore mandò per lui da
ogni canto, e ordinò che chiunque
il trovasse, lo rendesse manifesto.
Preso adunque, e tradotto a Mila-
no, vi ricevette il battesimo, ed ot-
to giorni dopo fu ordinato vescovo
suo malgrado, il dì 7 dicembre 374,
in età di presso a trcntaqualtr' anni.
Montata la cattedra episcopale, Am-
brogio si riputò siccome uomo mor-
to a ciò tutto che sa di mondo :
laonde, quanto avea di oro e d' ar-
gento alla chiesa e ai poveri di-
spensando, cedette alla chiesa mede-
sima anche tutti i suoi fondi, tranne
una rendita a vita che liserbò al
sostenimento di vuia sua sorella. Dis-
viluppato dagli affari terreni, vol-
se r animo ad ogni maniera di uti-
li studiose applicazioni, specialmen-
te sulla sacra Scrittura, sulle opere
di Oi'igene e di s. Basilio. A direttore
de'suoi studii trascelse il dotto e pio
Simpliciano, prete, e poi successore
di lui neir episcopato. Nel porgere
la divina parola assiduissimo , potè
convertire alla vera fede gran parie
d'Italia e diradicare l'arianismo,
autenticando con raro esempio di
santità la giavità degli ammaestra-
menti : che la pratica dell' asti-
nenza e del suo digiuno , quasi
continuo, inducevalo ad imbandire
la mensa con molta frugalità, tol-
tone la domenica e i dì consecrati
alla memoria di certi martiri più
famosi ; oltre di ciò ad esimersi
dal cortese invito a casa di altrui.
Spendeva buona parte del giorno
e della notte in orazione; tutto a
tutti faccvasi , non perinelteudo a
sé veruno sollazzo, da quello in fuori
che dal variare occupazione deriva.
òr?. AMB
Animn scnsiliilo agli altrui afflin-
ni , piangeva nel pianto, come an-
co godeva nel gaiulio del prossimo ;
né si accontentando a confortanti pa-
role pegli afflitti poverelli di Cristo,
deponeva nelle mani di questi, chia-
mati da lui suoi intendenti e tesorie-
ri, le entrate dell'episcopio. Allor-
ché per la morte di Valentiniano I,
successero nelF impero i figliuoli
Graziano e Valentiniano II, Ambro-
gio non solo veniva onorato da Gra-
ziano, ch'era il primogenito, ma ezian-
dio tenuto dal medesimo in istret-
to vincolo di amicizia, e rispettato
qual padre. La sua riputazione c-
fitendovasi fino in Mauritania , e
invogliava parecchie vergini che di
colà partivano a ricevere il velo
dalle mani del santo. Alla cari-
tà di Ambrogio, che dicevamo at-
temperata al bisogno, diedero no-
vello incitamento i guasti de' goti
nella Francia, nell' lUiria e fin pres-
so le Alpi: dacché sborsò egli in-
genti somme pel riscatto dei prigio-
ni, impiegando a tal uopo eziandio
gli aurei vasi della chiesa rotti e
liquefatti. Di che mossogli rimpro-
vero dagli ariani, » é meglio, rispo-
•' se loro, salvare delle anime, che
•' custodire dell'oro ". E al pro-
posito degli ariani, non é da omet-
tere quanto pesassero al cuore di Am-
brogio, allora massimamente quando
patrocinati dalla imperatrice Giusti-
na, che governava sotto il nome del
giovanissimo figlio Valentiniano II,
domandavano da parte di lei la ba-
silica Porzia per ivi celebrare gli uffi-
zii divini. Niente si lasciò intentato
afTm di rimuovere l' arcivescovo dal
saldo proponimento di non cederla.
La bontà, la dolcezza e la carità re-
cheranno mai sempre un santo ve-
scovo a compiacere il suo prossimo
ove fi'attisi di cose indifTiMenti : ove
AMB
però sia mestieri di opporsi al male,
egli non ascolterà altra voce che quel-
la del dovere. Or a questa sola vo-
ce porse Ambrogio l' orecchio : il
perché vane le promesse , vane le
m inaccie, vani tornarono i maltrat-
tamenti che tendevano a smuo-
verne la invincibile fermezza : che
anzi a lui tutto il popolo fedele si
aggiunse, negando quel che si dor
mandava : sì bene e con tanto
profitto il grande arcivescovo sapu-
to avea cattivarsi l'afTetto di ognuno!
Il quale attaccamento avutosi in
conto di sedizione , si condannarono
tutti gli abitanti ad una grossa am-
menda. L'amore del popolo a san-
to Ambrogio accrebbe l'odio di Giu-
stina contro di lui : ella indusse
suo figlio a fare un decreto che
autorizzasse le religiose adunanze de-
gli ariani : editto che fu segnato e pub-
blicato, ma a cui si oppose il santo
da forte. Pronto a subire l'esilio e
quahmquc tormento, ricusò sempre
intrepido di assentire a ingiuste
pretese.
Un certo Eutimio presso la chie-
sa, dove Ambrogio ricoverato erasi
col popolo, e dove eziandio seco lui
trattcnevasi in soavi discorsi, avea
fatto porre un carro per trasportar-
ne il santo vescovo e condurlo più
facilmente in esilio; ma l'anno ai>-
presso Eutimio fu preso e condot-
to in esilio egli stesso nel carro me-
desimo. Vari stratagemmi si adope-
rarono per togliere la vita ad Am-
brogio, che ne venne liberato pro-
digiosamente. Sempre eguale nella
intrepidezza, che pareva nata ad
un parto con lui , non dubi-
tò di usarne ripetutamente, aven-
do a che fare con Teodosio, il qua-
le, associato all' impero da Graziano,
venne in Occidente a soccorrere Va-
lentiniano contro Massimo, assalito-
AMlì
re dell' Italia, e ne disfece le trup-
j)e. Poiché Teodosio in un giorno
di festa ebbe presentato la sua of-
ferta air altare, si rimaneva nel re-
cinto del santuario; ma avvertito
dall' arcidiacono a nome di Ambro-
gio quello essere luogo dei sacri mi-
nistri, e che la porpora fa i prin-
cipi, non i sacerdoti, uscì dal can-
cello e prese posto fra i laici. Re-
duce a Costantinopoli, dove il si sof-
feriva nel sagro recinto a dilFerenza
di Milano, più non comparve nel
suo luogo ordinario, asserendo a
Nettario vescovo, il quale piu' ce
lo invitava; » ho veduto qual dif-
•' ferenza abbiavi tra il sacerdozio
•' e r impero ; conosco un solo ve-
•» scovo, Ambrogio, che meriti di''-
'» rittamente tal nome e tal posto;
" niuno ho trovato che al par di
» lui mi dicesse schiettamente la
" verità ". E che il nostro santo
poi'tasse a giusto diritto il nome di
vescovo, ben sei vide per pruova che
ne fece Teodosio stesso dopo la san-
guinosa vendetta presa sopra quei
di Tessalonica rivoltatisi al proprio
governatore. Imperocché qualche tem-
po appresso intendendo Ambrogio
che quegli si conduceva alla chiesa,
fattoglisi davanti, gliene divietò la
entrata rimproverandogli solenne-
mente il suo delitto. Teodosio sen-
z' altro si ritirò nel proprio palagio
cogli occhi lagrimosi, e ci rimase
otto mesi in penitenza, lontano
dalla partecipazione de' divini miste-
ri. Poi, presentatosi una seconda vol-
ta alla chiesa, ne fu ricevuto da Am-
brogio amorevolmente, sottoposto pe-
rò a pubblica penitenza. Tutta la na-
tura, non che altro, obbediva al gran-
de arcivescovo di Milano; dapper-
tutto seguivalo il dono dei prodigi,
e la fama di lui s' era inoltrata nelle
più inospite contrade. vSe non che,
VOL. I.
AMB 3i3
da diuturno malore consunto, il gior-
no terzo dell' aprile 897, dopo oltre
venlidue anni di vescovato e 5j di
età, rese lo spirito a Dio. La sua
festa si commemora nel di 7 de-
cembre, giorno in cui ricevette la
episcopale ordinazione. L' antichità
gli assegnò il pi-iino posto fra i quat-
tro grandi dottori della Chiesa lati-
na. Basta a giustificarne la senten-
za il solo enumerarne le opere ce-
lebrati ssi me.
Notizie degli seritli di santo
Ambrogio.
1. \J Hexaemeron, ossia trattalo
sopra i sei giorni della creazione. Esso
è distribuito in nove discorsi, ora for-
manti sei libri, che corrispondono
a ciascuno dei gionii della crea-
zione. Sant' Ambrogio seguì in par-
te s. Basilio, il quale smsse sulla
stessa materia.
2. Il libro del Paradiso ha per
oggetto di preservare i semplici da-
gli artifizii degli eretici, i quali abu-
savano della Scrittura.
3. I due libri sopra Caino e A-
bele furono composti subito dopo
quello del Paradiso, e ne sono co-
me conseguenza. "Vi si tratta della
nascita, della vita, dei costumi e
dei sacrifizii di Caino e di Abele.
4. Il libro sopra Noè e sopra
l'Arca, comprende l'istoria del di-
luvio, e dell'arca di Noè.
5. I due libri sopra Abramo
sembrano essere composti dai di-
scorsi, che sant' Ambrogio avea fatto
ai catecumeni durante la quaresima.
6. Il libro sopra Isacco, e sopra
l'anima.
7. 11 libro del Bene della morte.
«S. Il libro della Fuga del secolo.
9. I due libri di Giacobbe, e
della Vita beata.
10. Il libro del patriarca Giuseppe.
40
3i4 AMB
ir. Il libro delle Benedizioni dei
patriarchi.
12. 11 libro di Elia, e del Digiuno.
Sant'Ambrogio vi tratta del digiu-
no, della sua -virtù, e de'suoi effetti,
i3. Il libro di Nabot, contro l'a-
varizia, la crudeltà de' ricchi, e 1' a~
buso delle ricchezze.
i4. Il libro di Tobia.
1 5. I quattro libri dell' Inter-
pellazione, ossia del Lamento di
Giobbe, e Davidde, sono pure cer-
tamente di sant' Ambrogio.
i6. L'Apologia di Davidde. Vi ha
un'altra apologia di Davidde, la quale
porta parimente il nome di sant'Am-
brogio ; ma non pare certo che sia
scritta da lui .
17. I Commentai'ii sopra i Sal-
mi. Tutta questa opera si riduce a
dodici omelie, o discorsi , che si
credono raccolti da alcuno dei di-
scepoli del santo. Non vi ha che
un piccolo numei'O di salmi spiegati.
18. Il Commentario sopra san
Luca, è una serie di discorsi sopra
questo evangelista.
19. Il trattalo degli Officii dei
ministri.
20. I tre libri delle Vergini, ossia
della Virginità, a Marcellina.
21. Il libro delle Vedove.
23. Il libro della Virginità.
2 3. 11 libro della Istituzione di
una vergine.
24. L'Esortazione alla virginità,
cioè istruzioni, indirizzate alle figlie
di Giuliana vedova di Firenze.
2 5. L' Invettiva contro ima ver-
gine che si era lasciata corrompere.
Il santo la esorta a piangere il suo
fallo, e ad espiarlo colla penitenza.
26. Il libro dei Misteri, ossia
degl' Iniziati.
27. I libri dei Sacramenti. An-
tica opera di cui non si potè cono-
scere i' autore. La troviamo attri-
AMB
buita a sant' Ambrogio, quantunque
ci siano ragioni da non crederla
uscita della sua penna.
28. I due hbri della Penitenza.
29. I cinque libri della Fede.
30. I ti'c libri dello Spirito san-
to, scritti ad istanza di Graziano.
3i. Il libro dell' Incarnazione.
32. Le Lettere, in numero di no-
vantuna. Nell'ultima edizione sono
divise in due classi. La prima con-
tiene quelle, di cui si è potuto fis-
sare il tempo, e la seconda quelle
di cui non vi ha l'epoca certa.
33. I libri sulla morte di Satiro.
34- I discorsi sulla morte di
Valentiniano e di Teodosio.
35. Parecchi Inni.
Sant' Ambrogio avea composto
ancora alcune opere, che non sono
giunte sino a noi. Gliene venneio at-
tribuite delle altre, ch'egli non iscrisse,
e delle quali nulla diremo. L' edi-
zione delle opere di santo Ambrogio
fatta eseguire dal Cardinal Peretti di
Montalto, poscia Papa sotto il nome
di Sisto V, è la più stimata di tutte
le antiche, e venne riprodotta più
volte. De Frische e le Nourri, re-
ligiosi della congregazione di san
Mauro , ne diedero una nuova,
che superò tutte le altre, a Parigi,
l'anno 1686- 1690, 2. voi. in fol.
Riccardo Simon però ebbe a rim-
proverar loro di aver lasciato nel
testo pai'ecchi eri'ori, che Leme-
rault , bibliotecario di s. Germa-
no dei Prati, avea tolto a correg-
gere. V. le Lettere critiche di Ric-
cardo Simon, pag. 74? e Ceil-
lier, t. VII. L'edizione delle ojhmc
di santo Ambrogio fatta dai bene-
dettini fii ristampata a Venezia l'an-
no 1752, 4 "^f^l- •" foglio.
AMBROGIO (s.) , vescovo di Ca-
hors, nacque nel secolo Vili, ed
occupava quella sede verso l' an-
AMB
no 752. Trovò egli la diocesi in
deplorabilissimo stato, e conobbe
inutili a riformarla si gli esempii, che
le parole. Perciò si rifuggì accorato
in una grotta alquanto lungi dalla
città, per impetrare da Dio con
orazioni e penitenze, la conversio-
ne di un popolo indurato nella ini-
quità. Scoperto, ninno potè indur-
lo a ritornare alla sua sede : che
anzi, a sottrarscne più securamente,
pellegrinò a Roma, donde tornato
e fattosi un romitorio nel borgo di
Seris , sul fiume di Arnon,' a circa
quattro leghe dalla città di Bour-
ges, quivi morì l'anno 770. Egli
è ne' martirologi ricordato sotto il
giorno 16 ottobre.
AMBROGIO (s. ), domenicano,
sortì la culla in Siena ai 16 aprile
del I220. Quando entrò nell'ordi-
ne contava soli diciassett'anni. Ban-
ditore felicissimo del vangelo, due
volte paciere tra gli scomunicati
suoi concittadini e la Santa Sede,
condusse a buon termine affari dif-
ficilissimi. Dicono che fosse profeta
e taumatiugo. INIorì a Siena il dì
20 marzo 1286, al qual giorno
è posto nel martirologio romano,
benché non sia mai stato canoniz-
zato con le forme ordinarie. La
città di Siena lo aggiunse al nu-
mero de' suoi patroni.
AMBROGIO (s.), diacono d' Ales-
sandria, sortì ricchi ed illustri na-
tali nel secolo III, vivente ancora il
famoso Origene. Circa l'anno 280,
Ambrogio condusse per moglie cer-
ta Marcella. Da prima aderiva agli
errori fantastici de' valentiniani, e
de'marcioniti ; ma li abiurò come
fu illuminato da Origene intorno
le cattoliche verità. Cominciò allora
a suonare con onore il suo no-
me. Ordinato allora diacono , si
avvinse con intima amicizia ad O-
AMB 3i5
rigene. Viveano insieme, e si con-
fortavano reciprocamente nello stu-
dio delle cose sante. E poiché Am-
!)rogio desiderava massimamente di
ben penetrare il senso della Scrit-
tura, potente, secondo s. Paolo, a
rendere l'uomo perfetto, ne pregò
di aiuto il suo primo maestro ed
amico, il quale vi si persuase colla
condizione che Origene impiegasse
tutto il tempo sopravvanzato a'proprii
allàri, intorno alle sacre carte, ed
Ambrogio somministrasse 1' occor-
rente all'opera. L'accordo si man-
tenne, e quanto ne abbia per ciò
guadagnato la Chiesa, è a tutti ma-
nifestissimo. A richiesta di s. Am-
brogio fu prodotto in luce il meglio
delle laboriose opere di Origene, tra
le quali la confutazione di Celso,
ed altri libri. Il santo diacono, sot-
to limperator Massenzio, diede la
più luminosa pruova d' invitta co-
stanza, allorché, posto in ferri per
comando del tiranno, confiscato nei
beni, orbato della moglie, dei figli,
e dei più stretti parenti, fu condot-
to per ischerno in trionfo, e presen-
tato a' principi ed a' grandi dell'im-
pero. Finalmente strascinato in Ger-
mania, ove pare che Massenzio di-
morasse, colà ricevette lettera dal-
l' amico suo Origene, che veniva in
essa esortandolo a soffrire il martirio
pel divin Redentore. Non è noto il
come Ambrogio scappasse dalla per-
secuzione del tiranno. Visse lungo
tempo ancora, e sempre con sin-
golare pietà. Per alcune lettere di lui
i .1 Origene viene da s. Girolamo
nominato fra gli ecclesiastici scrit-
tori. Verso il 2 5o volò a Dio, e la
sua festa in molti antichi martiro-
logi è ricordata addì 17 marzo.
AMBROGIO (Oblati di s.). V.
Obl AT( di s. Ambrogio.
AMBROGIO (s.), ad Ncnius, o in
3i6 AMC
Bosco . Ordine religioso . Sebbene
incerta ne sia la origine, pure dal-
la bolla di Gregorio XI, Cupimti-
Imsj emanata in Avignone nel i3j5,
rilevasi che venne istituito fuori del-
le mura di Milano, sotto la prote-
zione di s. Ambrogio arcivescovo,
cui era dedicata la chiesa. Dalla
stessa bolla si conosce, che in quel-
la chiesa eranvi de' monaci dipen-
denti da un priore, ma senza ap-
posita regola, e che 1' arcivescovo
d' allora per richiamarli al dovere ,
pregò il Pontefice a provvedervi con
autorità apostolica . E perciò che
Gregorio XI die' ad essi la regola di
s. Agostino, col nome di Ordine di
s. Ambrogio ad Ntmus, e permise
loro la recita dell'uffizio ambrosiano,
come anche di scegliersi un priore,
colla conferma dell' ordinario. L' Or-
dine fiori in modo, che si sparse per
r Italia in diversi monisteri ognuno
indipendente. Ma nel i^Zi, tre no-
bili milanesi , Alessandro Crivelli ,
Alberto Besozzi , e Antonio Pietra-
santa, li ridussero a più esatta os-
j-ervanza ; e Papa Eugenio IV, nel-
r anno 1 44 ' j ^i ""' "^ congrega-
zione, nominandola Frad di s. Ani'
brogio in Selva di Milano. Li esen-
tò dalla giurisdizione de' vescovi, però
conservando il rito ambrosiano. Co-
mandò inoltre, che il monistero di
Milano dovesse riconoscersi dai mona-
ci per capo dell'Ordine, e che ad ogni
tre anni si eleggesse il generale. Die-
de loro opportune regole, e vietò il
passaggio in altre l'eligioni , benché
più austere. Tutto ciò venne appro-
vato da s. Pio V. Essendosi dipoi
rilassata la osservanza delle costitu-
zioni, supplicarono il santo Cardinal
Borromeo di presiedere , nel 1 5f)C),
al loro capitolo, e per suo avviso
stabihronsi opportuni provvedimen-
ti. JNell'anuo i58f), Papa Sisto V
AMC
unì «juest'Ordine alla congregazione
di s. Barnaba, per cui chiamossi dei
ss. Ambrogio e Barnaba, ad Ne-
mus. Da ciò apparisce quanto sia
insussistente che l' istituto in origi-
ne fosse barnabita, o fondato da
s. Barnaba. In seguito, raffi-eddatosi
il fervore dell' istituto , venne sop-
presso coll'autorità della bolla XXVI,
Qiioniani, emanata il primo aprile
1645, e riportata nel tomo VI del
Bollarlo, part. III, pag. 28. I reli-
giosi appartenenti a quest' Ordine
avevano in Roma la chiesa di san
Clemente, titolo Cardinalizio, coli' an-
nesso monistero.
AMBROGIO (di sant'). Ordine
religioso di monache. Vuoisi farne
rimontare la origine ai tempi di
santa Marcellina, sorella del ma-
gno dottore Ambrogio, la quale, nel
giorno 25 dicembre 352, ricevette
nella vaticana basilica il sacro ve-
lo dal Pontefice s. Liberio. Reduce
in Milano, dispensate ai poveri le
proprie facoltà, ella vi diffuse il
buon odore delle sue rare virtìi
per modo, che alcune giovanette,
desiderose di ricopiarne più fedel-
mente gli esempli chiarissimi , si
diedero a vivere sotto la immedia-
ta direzione di lei. Nel suo libro
De Virginilate ci fa sapere santo
Ambrogio che parecchie donzelle
accorrevano da estranei paesi, e fi-
no dalla Mauritania per abbrac-
ciare quella regola di vita. Nulla di
certo si riferisce dell' abito di que-
ste monache. Quelle che diconsi og-
gidì di sant' Ambrogio vestono di
bianco, e con un velo nero si copro-
no il volto. La disciplina loro, se-
condo il Bonanni, avvicinasi molto
alla cistcrciense.
AMHPiOGIO, camaldolese, nativo
di l'orlico nel secolo XIV. Eletto ge-
nerale del proprio ordine laiiuo 1 43 i ,
AMB
fu inviato al concilio di Basilea, e in
pi'ogiesso a Ferrara e a Firenze ,
ove si procacciò fama non (ordina-
ria di valentissimo uomo. Molto si
alFaticò per togliere le differenze
tra la Chiesa greca e la latina, ed
ebbe il conforto di stendeine l' atto
di unione. Terminò di vivere nel
i43g. Le sue opere sono : Vllodae-
poricon, ossia descrizione delle vi-
site fatte ai monistcri ; la Formula
dì unione fra la chiesa greca e
romana, la vita di s. Gio. Griso-
stomo, tradotta dal greco, di Palla-
dio, in latino; il Prato spirituale.
di Giovanni Mosco, e la Scala di
s. Giovanni Climaco. Tradusse in
latino l'opera di s. Dionigi Areopa-
gita sulla gerarchia celeste j il libro
di s. Basilio sulla virginità j il libro
di s. Atanasio contro i gentili j i
tre libri di s. Gio. Grisostomo a
Stagirio ; alcune omelie dello stesso
santo sopra s. Matteo , e molte di
altri padri che in differenti epoche
videro la luce. Hannovi parecchie
opere di Ambiogio manoscritte nella
biblioteca di s. Marco di Firenze
e sono : una cronaca di Monte
Cassino ; due libri sulla condotta
da lui tenuta quando era generale
dell' Ordine de' camaldolesi ; alcune
vite di santi j un trattato sulla Eu-
caristia ^ un altro contro i greci
sulla processione dello Spirito San-
to j molti discorsi tenuti ne'concilii
di Ferrara e di Firenze; finalmente
mi trattato contro i nemici della
vita monastica.
AMBROSIANI o PNEUMATICI.
Setta di eretici Anabattisti, seguaci
di certo Ambrogio, il quale presu-
mendosi divinamente ispirato, inse-
gnava i proprii delirii, disprezzando
a tutto potere i libri della santa
Scrittura. V. Anabattisti.
AMBROSIANO Rito. Ha vigore
AMB 3 1 7
particolarmente nella diocesi di Mi-
lano, ed appellasi così dal santo
arcivescovo Ambrogio, che l'ornò ed
abbcHì collo introdurvi molle au-
guste ceremonie in aggiunta a quel-
le che prima ci aveano. Questo ri-
to vedesi di leggeri non poco somi-
gliante a quello de' greci , poiché
molti vesco\ i di Milano , furono
greci cattolici , e quindi adottaro-
no nella chiesa loro parecchie cere-
monie usate propriamente dai gre-
ci e non dai latini . Il Visconti
{De Misscc rilibus, lib. II, cap. 12 e
i3) dimostra che il prelato rito
era in viso anche nella chiesa di
Bologna, allorché trovavasi sottopo-
sta al jus metropolitico di quella
di Milano. Benedetto XIV (Z)e Sa-
crificio Missce, lib. II, cap. 4 et seq.)
riferisce, che nel messale ambrosiano
chiamasi ingressa quella parte che
nella messa i latini dicono introito j di
più, fra le altre ceremonie, nota che
il Kyrie eleison nella liturgia vien
ripetuto per tre volte, dopo il Glo-
ria in excelsis j terminato il van-
gelo, e sul finire della messa: che
hanno luogo due lezioni prima del
vangelo : una tratta dall' antico te-
stamento , r altra dal nuovo ; che
il sacerdote quando infónde l'ac-
qua nel vino prima di offerirlo,
invece dell' orazione : Deus , qui
ìiumance substantice etc. , dice : De
latere Christi exivit sanguis et a-
qua. In nomine Patris ^ et Filli j et
Spiritus sancti. Amen j che nel
messale molti sono i prefazii, ed
appropriati a tutte le solennità, ai
tempi, e ai santi principali. Furono
questi fatti rivedere da s. Carlo
Cardinal arcivescovo di Milano col-
r aiuto del Galesinio e di altri uo-
mini eruditi , e poi anche emendati
e corretti dal Cardinal Federico
Borromeo, arcivescovo di quella città.
3i8 AIMli
• V. Sellala vescovo di Torlona, De
missa, pag. 169.
Del rito Ambrosiano fra gli al-
ti'i traltano il p. le Ermi nel suo
tomo secondo ; Visconti, nell' opera
citata, ed il Marlene, De anliquis
Eccksice ritibus, tomo I , lib. I ,
cap. I et seq.
AMBROSIANO Canto. Santo A-
gostino è d'avviso, che l'arcivescovo
di Milano Ambrogio, siasi adope-
rato per introdurre in Occidente il
canto ecclesiastico, che già da qual-
che tempo fioriva nella chiesa o-
rientale. 11 perchè sembra non ap-
porsi male chi attribuisce al detto
santo la invenzione, o almeno alme-
no la riforma delle regole di can-
tare nella propria chiesa. Questo can-
to è più vibrato e piti alto di quello
della Chiesa Romana, che si distin-
gue piuttosto in dolcezza ed armonia.
AMI3R0SIM0 (s.), martire. F.
MlLLES.
AMCRUN, o ENBRUN [Ebro-
dnnun). Città ai'civescoviie di Francia
nel Delfinato ai confini della Pro-
venza e nella contea di Nizza , già
capitale delle Alpi marittime e di
un piccolo luogo dello V Aìiibrune-
se. E posta sopra una roccia diru-
])ata la quale , a guisa di anfitea-
tro, si distende in una valle bagna-
ta dalla Durcnza. I suoi abitanti
furono alleati de' romani, e Nerone
fece dono adessi di ciò che appella vasi
il diritto di latinità, al quale Galba
ai;giunse nuovi privilegi. La giuris-
dizione di Ambrim veniva divisa
fra due magistrali ; uno la eser-
citava pel re, 1' altro per l' arcive-
scovo, eh' era consignore al re me-
<lesimo. Risale fino ai tempi di
Costantino la erezione dell'arcive-
scovato di Ambrun, sebbene si cre-
da, che san Nazaro vi predicasse
il vangelo. Kislabililosi poscia il cul-
AMB
to dei falsi numi, s. Marcellino afri-
cano al principio del IV secolo par-
fi dalle contrade sue native, e passò
nelle Gallie con Vincenzo, e Donnino.
Predicò il vangelo con esito felicis-
simo nei paesi vicini alle Alpi, indi
stabili la sua dimora ad Ambrun,
presso un oratorio , affine di recar-
visi la notte a far orazione. I suoi
esempi ed i suoi discorsi menaro-
no a Dio gran numero d' idolatri.
Come tutta la città fu ridotta alla
religione cristiana, pregò s. Eusebio
da Vercelli j a voler consacrare
il suo oratorio ; indi egli stesso
venne consacrato vescovo di Am-
brun circa r anno 363 . Inviò ai-
Ioni Vincenzo, e Donnino, suoi com-
pagni, ad annunziar la fede a Di-
gne, ed in altri luoghi, ove noa
polca recarsi in persona : missioni
che riuscirono molto fruttuose. Morto
s. Marcellino ad Ambrunn nel 374,
fu quivi sepolto. Il suo nome trovasi
a' 20 aprile negli antichi martiro-
logi , e nel romano moderno. San
Gregorio di Tours gli fece amplissimi
elogi, e riferisce molli miracoli ope-
rati alla cua tomba, nonché al suo
battisterio. 11 culto di s. Marcellino
divenne in fatti assai celebre soprat-
tutto nel Delfinato, nella Savoia e
nella Provenza. In processo di tempo,
trasportato il suo capo a Digne, ove
li posano i corpi de' ss. Vincenzo e
Donnino, dal celebre Gassendi, pre-
vosto della chiesa di Digne, furono
composte le lezioni per 1' ufficio di
quel santo. V. s. Marcellino.
Ottantatre vescovi governarono la
chiesa di Ambrun, alcuni dei quali
sono riconosciuti per santi. Tra essi
noteremo san Jacopo I, che fu il tei-zo
vescovo; s. Alfonso, duodecimo ve-
scovo; sant'Albino dccimolerzo; Enri-
co di Susa uomo dottissimo, auto-
re di varie opere, Ira le quali la
AMB
Stimma ostiensis ed una Esposi-
zione , o Commentario sulle let-
tere dei Pontefici, e che dopo es-
sere stato eletto vescovo di Ostia
e Cardinale, nel 1263, mori a Lio-
ne, nel 127 1; Giulio de Medici
fiorentino , priore di Capua , fatto
arcivescovo d' Ambrim dal Pon-
tefice Giulio II, nel I jio, indi, nel
i5i3, dal suo cugino Papa Leone
X eletto arcivescovo di Firenze e
poscia Cardinale diacono di santa
Maria in Domnica , vicecancelliere
di santa Chiesa , legato di diverse
Provincie, e finalmente Papa nel
iSsS, prendendo il nome di Cle-
mente VII; Nicola Fieschi, dell'illu-
stre ed antica casa de' conti di La-
vagna nella Liguria, divenuto Car-
dinale sotto Alessandro VI; final-
mente Pietro Luigi di Leyssin di
Aosta , ultimo arcivescovo, creato
nel 1767 e morto a Norimberga
nel 1801, epoca in cui l'ai'civesco-
vato d' Ambrun fii unito ad Aix.
Otto fijrono i concilii tenuti ad
Ambrun. Del primo celebrato nel
688, sotto il vescovo Emerito,
si fa menzione nella Gallia Chri-
stiana, tom. III, pag. roG3. Gli
altri concilii sono i seguenti : 2."
nell'anno ii5g, che vien riportato
al tom. Ili, pag. 1073 dell' opera
stessa; 3." quello del 1248, nel
tom. Ili, pag. 1079; 4-° quello del
1289, ^'^ '^el ^290 sopra la di-
sciplina, come abbiamo dal Mar-
tene, Thesaur., t. IV pag. 210;
6." nel i583; 7.° nel 1610, 8."
convocato da monsignor de Tcncin
arcivescovo di Ambrun, e poi Car-
dinale, in occasione di una istru-
zione pastorale di monsignor di
Soannen, vescovo di Senez, pub-
blicata il 28 agosto 1726. Questo
concilio, dove con\cnnero diciotto
vescovi, quattro della provincia di
AMB 3i9
Ambrun, e gli altri delle Provin-
cie vicine , condannò 1' istruzione
pastorale come temeraria , scanda-
losa, sediziosa, ingiuriosa alla Chie-
sa, ai vescovi, all'autorità reale,
scismatica , piena di errori , e fo-
mento di eresie. In quanto alla
persona di monsignor de Soannen ,
il concilio ordinò che fosse sospeso
da ogni potei'e e da ogni giurisdi-
zione tanto episcopale , che sacer-
dotale [Condì. Ebrodun. in 4-" E-
broduui et Parisiis 1728.).
Ambrun fu nel secolo XVI pre-
da dei soldati durante le gucrie ci-
vili. Lesdiguicrs la prese nel i583,
in cui la maggior parte de' capi e
de' soldati ugonotti , gettatisi nella
cattedrale, la derubarono di molti pre-
ziosi ornamenti di cui era ricca, tra
i quali di due grandi statue d'argento
rappresentanti la B. Vergine e s.
Marcellino. La cittadella in quel-
r occasione fu interamente demoli-
ta. Aggravò i mali d' Ambrun Vit-
torio Amadeo II duca di Savoia,
che sostenendo la guerra contro
Luigi XIV re di Francia, la prese nel-
r anno 1 692 ; benché tre settima-
ne dopo sia stato costretto ad ab-
bandonarla.
L'arcivescovato di Ambrun avea
per suffraganei i vescovati di A ntibo,
Vence, Glandeve, Digne, Senez, e
Nizza. Egli era principe e conte della
città e metropolitano delle Alpi ma-
rittime, col diritto di battere mo-
neta. La chiesa cattedrale, monu-
mento riguardevole, è dedicata alla
B. V. Il suo capitolo componevasi
di un prevosto , un sagrestano ,
vui arcidiacono , e dodici canonici ,
tra' quali, incominciando da France-
sco I, fu ascritto anche il re. Eran-
vi inoltre alcuni canonici senza ' j
benda, chiamati onorarii, il mi nu-
mero veniva determinato dal capito-
^òòUlb
^<B
^1
320 A MB
lo. Contavansi pure trenta cappella-
ni, i quali erano distinti dai benenda-
ti , e si dicevano ministri ed officiali
del capitolo.
AMBURGO [Hamhurgnm, Ham-
monia). Città arcivescovile , bella ,
grande e la piìl commerciante del-
la Germania nella bassa Sassonia. Fu
eretta ai tempi di Carlo Magno, e sin
d' allora costituita in arcivescova-
to; ma neir85o la sede venne trasfe-
rita a Brema dal vescovo s. Anscario.
Gli arcivescovi di Brema furono pa-
droni di Amburgo ; pure altri signo-
ri particolari la dominarono in se-
guito finche restò libera affatto.
Nel 1241 concluse Amburgo con
Lubecca un trattalo, che servì di lìa-
se alla famosa lega Anseatica. Nel
i535 adottò il luteranismo, e fu
dichiarata impellale nel 1618, ri-
manendo sempre soggetta alla Da-
nimarca sino al 1768. Da quell'e-
poca ebbe sede e voce attiva nella
dieta di Ratisbona. Il suo governo
amministravasi dal senato compo-
sto di quattro borgomastri , venti
consiglieri , due sindaci e un se-
gretario. Nel 180 3 fu dichiarata neu-
trale e libera dalle contribuzioni
di guerra verso le potenze bellige-
ranti; ma nel 1806 ne fu colpita da
una gravissima, per aver consegna-
to agl'inglesi i patrioti irlandesi,
nell'anno 18 io fu riunita Ambur-
go all' impero francese , e diven-
ne il capoluogo delle Bocche del-
l'Elba, fino al 1814, in cui alla
pace generale divenne nuovamente
città libera, ottenendo una voce nel-
la dieta germanica.
In questa città trassero i natali
molti uomini valenti, e fra gli altri
Luca Holstein, dottissimo nelle anti-
chità profane ed ecclesiastiche; Pie-
AME
tro Zambellio erudito istoriografo,
ed i letterati Gio. Federico Grono-
vio e Giovanni Nowcr.
Amburgo è divisa in nuova, e vec-
chia. Le case della prima sono piut-
tosto rozze; quelle della seconda so-
no di ottimo gusto. Nella cattedrale fu
sepolto Benedetto V, Papa, creato nel
964, che Ottone I il Grande avea man-
dato colà perchè era stato eletto sen-
za il suo consentimento. Però quel
cadavere, nel ggg, venne trasporta-
to a Roma ( T^. Be:vedetto Y, Pa-
pa). Le principali chiese della vecchia
città degne di osservazione sono :
s. Pietro, s. Nicola, s. Catterina e
s. Jacopo. Oltre a queste ve ne so-
no altre molto più piccole, ed alcuni
spedali con una casa di orfanelli.
In varie epoche soffì'i Amburgo asse-
di!, discordie civili, inondazioni, incen-
di, pesti e terremoti.
AxMEDA ovvero AMED. Metro-
poli della Siria Eufratiana , stata
anche un tempo semplice vescova-
to della diocesi di Caldea, del qua-
le s'ignora oggi la provincia. La
sede di JVIarda, e quella di Maia-
Pherokin vi erano unite; ma dopo
che gli ortodossi se ne impossessarono,
la fecero metropoli. I suoi vescovi
alternativamente furono giacobiti or-
todossi, e nestoriani. Il primo ve-
scovo, di cui si abbia notizia, è Euno-
mio giacobita, che viveva nel 546..
ed il primo dei nestoriani ?^iCiiele
dell'anno 1180. Nei manoscritti arabi
del Papa Innocenzo XIII si trovò una
professione di fede nestoriana di que-
sto vescovo. Si conoscono eziandio
Timoteo cattolico degli ortodossi nel
1 554, Giuseppe, che fu fatto patriar-
ca dal Papa Innocenzo XI circa il
1678, e Timoteo pure giacobita,
che fu l'ultimo nel i694-
FIN7. DEL VOLUME PRIMO.
»
*l
DA 041 .n67 1840
sncR
fioroni. Gaetano,
1802-1883.
Dizionario di erudizione
storico-ecclesiastica
AFK-9455 (awsk)